Confindustria verso il sì
al referendum sulla
Costituzione
Il neo presidente Boccia: "Le riforme strada obbligata per liberare il Paese dai veti delle minoranze e per uscire dall'immobilismo. La risalita è modesta, deludente. Non è ancora ripresa ". Il discorso davanti al presidente Mattarella, numerosi ministri, i segretari di Cgil, Cisl e Uil
di VALENTINA CONTE
Basta temporeggiare. Immobilismo e veti contro decisioni e risultati: un paradigma caro al renzismo. Fatto proprio da Boccia e inquadrato nella "stagione della responsabilità". "Confindustria si batte fin dal 2010 per superare il bicameralismo perfetto e riformare il titolo V della Costituzione", spiega ancora il presidente. "Con soddisfazione, oggi, vediamo che questo traguardo è a portata di mano". Se dunque una posizione ufficiale di Confindustria verrà ratificata tra un mese ("la nostra posizione e le conseguenti azioni sul referendum verranno decise nel Consiglio generale convocato per il 23 giugno"), sin da ora sembra però chiaro l'orientamento degli industriali italiani. "Per noi le riforme non hanno un nome, ma un oggetto. Non conta chi le fa, ma come sono fatte. E se noi le condividiamo, le sosteniamo. Le riforme non sono patrimonio dei partiti, ma di tutti i cittadini. E quindi anche nostro. Appartengono alla storia di Confindustria fin dagli anni Novanta". D'altro canto, prosegue Boccia, "una democrazia moderna prevede che chi si oppone a una riforma, a un governo o a una misura avanzi proposte alternative subito praticabili e non usi l'opposizione solo per temporeggiare". Basta cincischiare, dunque. È arrivato il momento delle riforme.
Piccolo non è bello. Il panorama economico non è dei più confortanti. E Boccia non lo nasconde. "La nostra economia è senza dubbio ripartita. Ma non è "in ripresa". È una risalita modesta, deludente, che non ci riporterà in tempi brevi ai livelli pre-recessione. Le conseguenze della doppia caduta della domanda e delle attività produttive sono ancora molto profonde". Come dimostrano i dati Istat di ieri sul crollo di fatturato e ordinativi nell'industria (il peggior calo dal 2013). O quelli di oggi sulle vendite al dettaglio nel commercio. "Per risalire la china dobbiamo attrezzarci al nuovo paradigma economico". E dunque "costruire un capitalismo moderno fatto di mercato, di apertura ai capitali e di investimenti nell'industria del futuro". Un'industria che "richiede dimensioni adeguate". Piccolo dunque non è più bello. Significativo, proprio perché detto da un industriale simbolo della piccola e media industria italiana, come Boccia. Chi ha superato la crisi, insiste il presidente, l'ha fatto solo perché ha "innovato, esportato, modernizzato la governance". E perché ha provato a crescere. "Piccolo non è bello in sé, ma è solo una fase della vita dell'impresa, si nasce piccoli e poi di diventa grandi. Crescere, crescere deve diventare la nostra ossessione".
Spostare le tasse dal lavoro alle cose. Al governo la nuova Confindustria di Boccia chiede uno scambio significativo: alleggerire la tassazione su lavoro e imprese e aumentare l'Iva. "Chiediamo di spostare il carico fiscale, alleggerendo quello sul lavoro e sulle imprese e aumentando quello sulle cose". Una richiesta che il governo sin qui ha sempre respinto al mittente, promettendo di scongiurare il salasso dell'Iva
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