lunedì 31 marzo 2014

SICILIA : NOMINATI I MANAGER DELLA SANITA' .

 Ecco i nuovi direttori generali di Asp e ospedali, 




Lunedì 31 Marzo 2014 - 20:14


Qualchnome nuovo come quello di Aricò all'Asp di Ragusa o Venuti a Villa Sofia. Ma anche alcuni manager che hanno ricoperto il ruolo di commissari con Lombardo (Sirna, Zappia, Pellicanò). Fuori Pecoraro. "Abbiamo fatto la rivoluzione", il commento del governatore. Ma le sue scelte adesso potrebbero avere conseguenze all'interno della  maggioranza. Tesissimi i rapporti con l'Udc. Il Pd considera le nomine una "forzatura".


asp, borsellino, crocetta, direttori generali, manager, sanità
PALERMO - Qualche nome nuovo e qualche manager con esperienze nell'era Lombardo. Ecco la nuova Sanità siciliana. Quella di Rosario Crocetta e Lucia Borsellino. La Sanità "della rivoluzione", come l'ha definita a caldo lo stesso governatore. Che però potrebbe avere immediate ripercussioni sulla maggioranza che sostiene il governo. L'Udc è ormai ai ferri corti col presidente. Mentre il segretario del Pd Raciti ha cercato fino all'ultimo di convincere Crocetta a non "forzare". Appello respinto al mittente.

La rivoluzione della Sanità siciliana, quindi, parte dall'annunciatissima nomina di Antonio Candela all'Asp di Palermo, e con quelle di Maurizio Aricò all'Asp di Ragusa, Ida Grossi a quella di Caltanissetta o di Gervasio Venuti a Villa Sofia. Ma ecco, tra i 14 nominati, anche qualche manager che ha ricoperto il ruolo di commissario con Raffaele Lombardo: Mario Zappia, Angelo Pellicanò e Gaetano Sirna. Fuori a sorpresa Pecoraro.

La notizia delle nomine è affidata a una nota di Palazzo d'Orleans: "La giunta di governo  stasera dopo avere ampiamente discusso, ha approvato il nuovo piano dei manager della sanità siciliana. Presenti il presidente Crocetta e gli assessori Vancheri, Cartabellotta, Scilabra, Bartolotta, Lo Bello, Stancheris, Borsellino, Bonafede, Marino, Sgarlata. L'assessorato alla salute ha tenuto conto dei seguenti criteri di scelta: la presenza di tutti i designati all'interno della lista dei selezionati; dall'apposita commissione di valutazione; che tutti i manager provenissero dalla sanità pubblica. Hanno tutti esperienza ospedaliera".

Poi, ecco il passaggio "spinoso" sulle esperienze passate dei direttori generali: "I nomi nella quasi totalità - fa sapere Crocetta - non hanno ricoperto incarichi precedenti di manager, eccetto tre. La scelta del governo si è basata sulla necessitá di rinnovare profondamente e confermare tra i manager precedentemente in carica solo coloro che si fossero distinti, oltre che per i criteri prescelti dalla commissione, per le performance di gestione e in particolare la riqualificazione dei servizi e per l'ottimizzazione della spesa. Spending review e rinnovazione sono infatti obiettivi prioritari dei manager. Nei nuovi contratti il governo inserisce anche la valutazione basata sul controllo degli obiettivi di spesa e del miglioramento dei servizi, che fanno parte integrante della valutazione annuale dei medesimi". Il presidente Crocetta, si legge sempre nella nota "ha voluto prima effettuare una scelta prima della ricomposizione degli assetti di giunta, per rimarcare il fatto che la decisione degli incarichi non possono essere assolutamente oggetto di mediazione politica, ma vanno effettuati sulla base delle professionalità e della trasparenza".

In realtà la scelta del governatore di procedere comunque con le nomine rischia di segnare un solco netto rispetto agli alleati di governo. A qualcuno, in particolare. Tesissimi i rapporti con l'Udc. Il partito ha anche chiesto agli assessori "d'area" di non partecipare a questa giunta. Ma l'unico assessore centrista a non presentarsi è stata Patrizia Valenti. Regolarmente in giunta, invece, Dario Cartabellotta ed Ester Bonafede.

Fino a pochi minuti prima della giunta, era stato il segretario del Pd Fausto Raciti, invece, ad incontrare il governatore. Il leader del Pd siciliano, stando a quanto trapela dall'incontro, avrebbe chiesto al governatore di attendere ancora un po', per evitare di giungere a una probabile rottura proprio con l'Udc. Un appello non raccolto dal governatore, che ha deciso di andare avanti lo stesso. I democratici si rivedranno invece nei locali del gruppo parlamentare mercoledì prossimo per fare il punto sullo stato di salute del governo dopo quella che qualche big del Pd considera una "forzatura" del presidente Crocetta.

Il governatore, dal canto suo, al termine della giunta ha dichiarato: "Questa è una vera rivoluzione, si rompe con il vecchio sistema e si lancia un nuovo metodo che è quello che chiedono i cittadini. Ringrazio con particolare riconoscenza l'assessore Borsellino e il suo staff per avere instancabilmente lavorato per una selezione che è oggettiva e finalizzata solo alla tutela degli interessi degli utenti, ringrazio particolarmente gli assessori presenti, in un momento in cui persino vengono messi in discussione, per la lealtà istituzionale e per l'amore che hanno dimostrato verso la Sicilia. Abbiamo fatto la rivoluzione della sanità". Domani alle 12:30 è prevista una conferenza stampa presso la Sala Alessi di Palazzo d'Orleans su questo tema.

Ecco i manager designati:

Asp Agrigento - Salvatore Lucio Ficarra

Caltanissetta - Ida Grossi

Catania - Mario Zappia

Enna - Calogero Muscarnera

Messina- Gaetano Sirna

Palermo - Antonio Candela

Ragusa - Maurizio Aricò

Siracusa - Salvatore Brugaletta

Trapani - Fabrizio De Nicola.

A.O. Cannizzaro di Catania - Angelo Pellicanò;

Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione Garibaldi di Catania - Francesco Basile;

Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti "Papardo Piemonte" di Messina - Michele Vullo;

Azienda ospedaliera di rilievo nazionale e di alta specializzazione "Civico Di Cristina - Benfratelli" di Palermo - Giovanni Migliore;

Azienda ospedaliera Ospedali Riuniti "Villa Sofia Cervello" di Palermo - Gervasio Venuti.



Aggiornamento 21.15 È appena inizia la giunta di governo con all'ordine del giorno le nomine dei direttori generali delle aziende sanitarie e ospedaliere siciliane. Gli assessori hanno garantito il numero legale, nonostante la decisione dell'Udc di chiedere ai "propri" componenti della giunta di non prendervi parte. Non è servito nemmeno un fitto incontro tra il governatore e il segretario regionale del Pd Fausto Raciti. I democratici avrebbero chiesto a Crocetta di evitare lo "strappo": di rimandare per il momento queste nomine. Ma il presidente della Regione avrebbe deciso di andare avanti. La giunta è iniziata. Resta solo da capire se stasera verranno formalizzate le nomine.

Il dubbio verrà sciolto solo stasera. La sera di manager. Forse. Già, perché la repentina convocazione della giunta di governo sta sollevando più di un sospetto. Una decisione “di pancia”, di un presidente scontento e amareggiato – nonostante le smentite di rito – dalle recenti scelte (anche) del suo partito? Uno schiaffo in pieno volto ai partiti che spingono per il rimpasto? O, molto più semplicemente, un bluff? Uno scherzo? Un “pesce d'aprile” anticipato di qualche ora?

La giunta di governo stasera, e dopo mesi di discussi commissariamenti, dovrebbe scegliere i manager delle aziende sanitarie e ospedaliere siciliane. Il condizionale è d'obbligo. Sia perché la notizia è il frutto di una indiscrezione giornalistica – sebbene corroborata dalle conferme che giungono dai partiti – sia perché il governatore non ha mai esplicitamente annunciato l'imminente decisione del governo sui nuovi vertici della Sanità. Sebbene non abbia smentito una notizia avvalorata anche dalla repentina richiesta giunta all'assessore Borsellino di tornare in Sicilia dall'Emila Romagna, dove si era recata per un convegno. Pare che gli uffici dell'assessorato alla Salute siano stati allertati. Dovranno portare i nomi – formalmente proposti dall'assessore Borsellino – a Palazzo d'Orleans. Un mistero.

Un fatto, però, è certo: Rosario Crocetta sta lanciando un messaggio chiaro agli alleati di governo. Un avvertimento evidente: se andiamo avanti così, faccio tutto da solo. Un segnale accolto certamente con imbarazzo e in qualche caso con nervosismo dai partiti stessi. L'Udc, in particolare, che sembra voglia chiedere ai “propri” assessori (Cartabellotta, Valenti e Bonafede) di non prendere parte a una giunta nella quale dovranno essere scelti manager che non sono il frutto del dialogo. In quel quadro ampio entro il quale trovano spazio le storie del rimpasto e quelle delle imminenti elezioni europee.

Insomma, la tensione sale. E la scelta di convocare questa giunta improvvisata non potrà che far surriscaldare ulteriormente gli animi. Nel periodo peggiore: “Ma il presidente ha compreso – lamenta un big di uno dei partiti alleati – che da domani dovremo sederci per esaminare una Finanziaria delicatissima, con la quale bisognerà assicurare lo stipendio a migliaia di persone? Vuole arrivare in Aula in una condizione simile?”.

La scelta di nominare oggi, quindi, i direttori generali della Sanità, rischia di creare uno strappo “doppio”. Quello cioè di rendere Sala d'Ercole un vero e proprio Vietnam.Dove le imboscate si moltiplicherebbero rispetto al già difficoltoso cammino degli ultimi disegni di legge. E ovviamente, le ripercussioni ricadrebbero su un governo composto ormai, per almeno metà dei componenti, da assessori già virtualmente accompagnati alla porta dal governatore.

Tutti ragionamenti che Rosario Crocetta avrà certamente compiuto. E l'accelerazione potrebbe finire solo per accentuare le divisioni (rendendo ancora più instabile un governo che già lo è di suo) e anche di togliere dalle mani del presidente uno srumento utilissimo per “calmierare” le richieste dei partiti in vista della nuova giunta. Insomma, i ruoli-chiave della Sanità possono rendere meno indigesta la perdita di un assessorato, o il “veto” rispetto a questo o a quel nome.

Per questo, tra gli addetti ai lavori si fa strada un dubbio. Che verrà sciolto soltanto stasera. Magari in tarda serata. Che la “storia” della nomina dei manager fosse solo un bluff. Un avviso ai naviganti: il presidente della Regione sono sempre io. E se voglio, vado avanti da solo. Lo farà davvero? -
ADVERTISEMENT
Ultima modifica: 31 Marzo ore 23:14

BROLO 'PAESE MACCHIETTA', DI LACCOTO, DI GERMANA’ O DI COLLODI? 

Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.



 

 

 

 

 

 

 

“Brolo paese macchietta”? Il ‘Grillo dei Nebrodi’, Basilio Scaffidi ha aperto la campagna elettorale a Brolo arrivando a descriverlo come ‘paese macchietta’ per i ‘mutui fantasma’ ma non solo. Brolo potrebbe assumere pienamente i connotati della ‘macchietta’, se si dovesse replicare quanto accaduto già al Pinocchio di Collodi qualche tempo addietro. Pinocchio derubato delle sue monete d'oro...


Brolo (Me), 30/03/2014 – “Brolo paese macchietta”? E’ già un destino o è ancora solo un rischio?  Il ‘Grillo dei Nebrodi’, Basilio Scaffidi, ha
tenuto il suo incontro (ex comizio) in piazza con i suoi concittadini aprendo così la campagna elettorale a Brolo, arrivando a descrivere come ‘paese macchietta’ una cittadina postasi all’attenzione della cronaca (giudiziaria) per quei ‘mutui fantasma’ che, come tali, non si sa bene se esistono o se sono solo incubi, costruzioni della fantasia e della mente.

Basilio Scaffidi è il rappresentante del movimento (o gruppo) ‘A passo di corsa’, costruito attorno all'esperienza del Movimento 5 Stelle, oggi uno dei ‘soggetti’ politici interessati al cambiamento amministrativo e culturale in una città dove, forse, il rischio maggiore non sono nemmeno i ‘mutui fantasma’ ma gli esiti giudiziari che potrebbero venirne fuori ‘a fatta di causa’.


Basilio Scaffidi non si è certo frenato nell’affrontare la ‘discussione’ su quella che è oggi la situazione in una città messa a dura prova da vicissitudini amministrative e giudiziarie tutt’ora in ebollizione, con interventi istituzionali significativi, come gli avvisi di garanzia agli amministratori e le sortite della Guardia di Finanza: l’ultima delle quali nella notte tra il 27 e il 28 marzo scorsi, quando gli uomini delle Fiamme Gialle hanno posto i sigilli ad alcune ‘segrete’ stanze del Municipio, sequestrando varie documentazioni.

L’avv. Scaffidi, dicevamo, non ha risparmiato critiche e non si è certo trincerato dietro ipocrisie e metafore: ha fatto nomi e cognomi, indicando negli onorevoli locali, Giuseppe Laccoto (Pd) e Nino Germanà (Ncd) coloro che detengono il potere consolidato, in maniera a dir poco ‘discutibile’, descrivendo magagne e consorterie che rendono lo scenario politico locale indigesto e deplorevole.
L’avv. Scaffidi ha descritto ‘frange’ di maggioranza e minoranza ‘colluse’ da progetti imprenditoriali comuni (vere e proprie società d’affari), come la costruenda discarica sul torrente Inganno, tra Torrenova e S. Agata di Militello, la cui ragione sociale puzzerebbe più dei rifiuti in decomposizione che ivi dovrebbero presto o tardi smaltirsi.















Ma la faccenda qua a Brolo potrebbe assumere pienamente i connotati della ‘macchietta’, se non qualcosa di molto peggio, qualora la giustizia, in materia di sparizione delle somme (che giustificano l’appellativo di ‘mutui fantasma’), incluse tra i 4 e i 15 milioni di euro e di cui non si conosce il destino, dovesse replicare quanto accaduto già al Pinocchio di Collodi qualche tempo addietro.

Pinocchio infatti, derubato delle sue monete d'oro dalla Volpe e dal Gatto, preso dalla disperazione tornò di corsa in città e andò difilato in tribunale per denunziare al giudice i due malandrini che lo avevano derubato. Pinocchio raccontò al giudice-scimmione l'iniqua frode di cui era stato vittima; dette il nome, il cognome e i connotati dei malandrini, e chiese giustizia.

Allora il giudice, accennando Pinocchio ai ‘giandarmi’, disse loro: "Quel povero diavolo è stato derubato di quattro monete d'oro: pigliatelo dunque e mettetelo subito in prigione." Il burattino, sentendosi dare questa sentenza fra capo e collo, rimase di princisbecco e voleva protestare: ma i giandarmi, a scanso di perditempi inutili, gli tapparono la bocca e lo condussero in gattabuia.

E lì v'ebbe a rimanere quattro mesi: quattro lunghissimi mesi: e vi sarebbe rimasto anche di più, se non si fosse dato un caso fortunatissimo.

Perché bisogna sapere che il giovane Imperatore che regnava nella città di Acchiappa-citrulli, avendo riportato una gran vittoria contro i suoi nemici, ordinò grandi feste pubbliche, luminarie, fuochi artificiali, corse di barberi e velocipedi, e in segno di maggiore esultanza, volle che fossero aperte le carceri e mandati fuori tutti i malandrini.

- "Se escono di prigione gli altri, voglio uscire anch'io", disse Pinocchio al carceriere.
- "Voi no, rispose il carceriere, perché voi non siete del bel numero..."
- "Domando scusa, replicò Pinocchio, sono un malandrino anch'io."

"In questo caso avete mille ragioni", disse il carceriere; e levandosi il berretto rispettosamente e salutandolo, gli aprì le porte della prigione e lo lasciò scappare.  -

d.m.c.

BROLO: UN NUOVO ‘SCANDALO’ FINISCE IN PROCURA AD OPERA DELL’ASSOCIAZIONE P. IMPASTATO.

Pubblicato  da  NEBRODI  E  DINTORNI.
 

 

 

Pubblicata sulla GURS la data ufficiale delle elezioni amministrative a Brolo che si terranno il 25 maggio 2014 dalle ore 7 alle 23: 5826 gli elettori, 15 i consiglieri comunali da eleggere, oltre al sindaco.

 

Brolo, 31 marzo 2014 – Si direbbe fatta di improbabili candidati la lista di ‘sindaci’ riportata in un sondaggio in atto sul blog Atestaalta-Vox nel quale figurano Ettore Salpietro, Irene Ricciardello, Carmelo Occhiuto, Basilio Scaffidi, Carmelo Ioppolo, Enzo Di Luca, Tina Fioravanti, Sonny Foschino, Carmelo Gentile, alcuni dei quali non sono mai stati menzionati tra i possibili candidati. Ma non è detto...
Tra questi Sonny Foschino, giovane musicista e presidente dell’Associaiobne Peppino Impastato, artefiche di lotte studentesche a vasto raggio, autore di pubblicazioni e iniziative sociali varie. Foschino, stando al sondaggio del blog suddetto, sarebbe tra i più quotati dopo Irene Ricciardello. Ma si tratta di dati non molto attendibili, stante il campione decisasmente basso (circa 235 votanti fino ad ora) e la metodologia non proprio scientifica.

Quella di un ulteriore (nuovo?) finanziamento sparito - invece - viene resa dallo stesso blog come “notizia ufficiale”. Sarebbe da stamattina “pronta una richiesta indirizzata alla Procura di Patti, guidata dalla dottoressa Rosa Raffa”, una segnalazione relativa ad “alcune discrasie diventate, nell’era dell’amministrazione di Salvo Messina, normalità e routine quotidiana”, si legge nella nota pubblicata.

Il direttivo al completo dell’Associazione Peppino Impastato, “ha voluto fortemente, a poco meno di due mesi dalla elezioni amministrative, ammesso e concesso che si vada a votare il 24 maggio 2014 (ma la data corretta è il 25 maggio, ndr), l’incontro in Procura”. “Le motivazioni, - si legge testualmente nella nota della Peppino Impastato - sicuramente, sono molteplici e piene di sfaccettature. Brolo ha avuto, sicuramente, un duro periodo in cui le forze dell’ordine hanno letteralmente familiarizzato con parecchie stanze del Comune."

"Ma non è tutto - prosegue la nota della Impastato -. I cittadini hanno segnalato, discusso, parlato. Tante testimonianze. E' adesso il momento di denunciare. Spesso c’è paura, indignazione ma contenimento. E allora l’Associazione Peppino Impastato, preso atto di ciò, ha richiesto un incontro per segnalare alcune prassi tipiche del Comune di Brolo e di alcuni uffici che gestivano liquidi e monopoli vari. In questo contesto l’associazione Peppino Impastato si prende tutte le riserve necessarie e rilascia una dichiarazione lampo: “Mentre a Brolo si parla di coalizioni, poltrone e posti, noi continuiamo a lavorare da liberi cittadini quali siamo per il bene della collettività. Questa è la differenza tra noi e gli altri: in questo momento la politica è un servizio… si, al servizio della verità”.

"Al centro della segnalazione un ennesimo finanziamento, fino ad ora rimasto nell’ombra, che il Comune di Brolo non avrebbe destinato alla finalità per la quale era stato elargito", conclude la nota.

Intanto è stata pubblicata sulla GURS della Regione Siciliana la data ufficiale delle elezioni amministrative a Brolo che si terranno il 25 maggio 2014 in unica giornata con sistema maggioritario, dalle ore 7 alle ore 23: 5826 gli elettori, 15 i consiglieri comunali da leggere, oltre al sindaco.  -
Pubblicato: 31/03/2014  -  lasiciliaweb›› Politica.

"Mutuo miliardario? No 

grazie. Lo Stato ci deve 

2 miliardi di euro".

Ars, mozione del M5s per impegnare il governo regionale: "Chieda al Cdm la restituzione di quanto stabilito nella Finanziaria nazionale del 2007".

 

“Mutuo da un miliardo, no grazie”. I deputati del Movimento Cinquestelle all’Ars ribadiscono la loro contrarietà al megaprestito a nove zeri, che rischia di zavorrare il futuro delle prossime generazioni siciliane con il blocco al rialzo delle aliquote Irpef ed Irap. Per questo suggeriscono strade alternative che potrebbero portare nelle casse della Regione quasi due miliardi di euro. Per farlo il governo dovrebbe battere i pugni sui tavoli romani e farsi dare quanto gli spetta. E cioè le somme derivanti dalle accise sui prodotti petroliferi messi in commercio in Sicilia, come stabilito nella conferenza Stato-Regione del 2007 e dalla successiva Finanziaria nazionale. In quell’occasione fu stabilito che la Regione siciliana, per compensare i maggiori esborsi dovuti all’aumento della quota di compartecipazione per la spesa sanitaria, avrebbe dovuto incassare una quota delle accise sui consumi di idrocarburi nell’isola.

“Il mancato rispetto di questo accordo – afferma il deputato Cinquestelle Sergio Tancredi – ha causato un buco nei bilanci regionali di almeno 1750 milioni di euro dal 2007 al 2013. E questo attendendosi alla soglia minima dei rimborsi. E’ ora di muoversi per cercare di tappare questo buco, con la collaborazione di tutto il parlamento siciliano. Il presidente Crocetta deve farsi ascoltare e chiedere una riunione straordinaria del consiglio dei ministri. In forza del nostro statuto può farlo”.

Per spingere Crocetta a darsi da fare i deputati 5 Stelle hanno presentato una mozione all'Ars, primo firmatario Tancredi, che mira ad impegnare il governo ad intervenire presso le autorità del governo nazionale, sollecitando, se sarà necessario, una apposita riunione del Consiglio dei Ministri, al fine di “chiedere il rispetto degli accordi raggiunti e disciplinati dalla legge 27 dicembre 2006, n. 296 (legge finanziaria per l’anno 2007), considerato il momento di difficoltà economica della Regione, venuto meno il gettito delle accise di cui al comma 832” e di “verificare l’effettivo rispetto dell’art 1, comma 830 della legge 296/2006, richiedendo ciò che ci spetta quantomeno nella percentuale minima prevista dagli accordi trasfusi nella legge Finanziaria del 2007, cosa che permetterà di recepire buona parte delle risorse necessarie al ripianamento dei debiti…”.

“Il governo nazionale – dice Tancredi - avrebbe dovuto retrocedere alla Sicilia una quota annuale tra il 20 ed il 50 per cento delle accise. Anche la restituzione della soglia minima consentirebbe alla Regione di respirare e di pagare i debiti alle imprese, cosa che, lo ripetiamo fino alla nausea, è giusta e doverosa, ma che non deve avvenire a discapito di tutti i cittadini.  -

Discarica abusiva scoperta 

ad Anacapri.

In località Faro 1000 metri cubi, anche speciali e pericolosi.

(ANSA) - CAPRI, 31 MAR - I militari del nucleo mobile della tenenza della Guardia di Finanza di Capri hanno scoperto in località Faro ad Anacapri un terreno di 500 metri quadrati adibito a discarica abusiva. Rinvenuti una serie di materiali pericolosi e rifiuti speciali, Eternit, materiale plastico, bitumi, e materiali ferrosi per un volume complessivo di 1000 metri cubi. Proseguono le indagini per individuare i responsabili dello smaltimento.  (ANSA)

Riforme: Ok Governo a 

Ddl sul Senato.

Ok a riduzione parlamentari, modifica Titolo V e addio al Cnel.

(ANSA) - ROMA, 31 MAR - Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al ddl costituzionale che riforma il Senato e il titolo V, riduce il numero dei parlamentari, sopprime il Cnel e le Province. (ANSA)

Nel Napoletano 90 clan e 

4mila affiliati.

Alfano, in un anno 33 latitanti arrestati e sequestri per 4 mld.

(ANSA) - NAPOLI, 31 MAR - Novanta clan attivi in provincia di Napoli, 4000 affiliati: è questa la fotografia che il prefetto Francesco Musolino, ha offerto al ministro Alfano, nel corso della seduta del Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.
    Negli ultimi dodici mesi, ha ricordato Alfano, sono stati arrestati 33 latitanti e ''numerosi esponenti di spicco della camorra sono al 41 bis''. Sequestrati, negli ultimi 14/15 mesi, beni per quasi 4 miliardi di euro.(ANSA)

Mosca ritira truppe da 

confine Ucraina.

Annuncio del ministero della Difesa.

(ANSA) - MOSCA, 31 MAR - Il ministero della Difesa russa ha annunciato che un battaglione della 15/ma Brigata di artiglieria motorizzata del distretto militare centrale ha terminato la sua esercitazione nella regione meridionale di Rostov sul Don - al confine con l'Ucraina orientale - e sta rientrando alla base di Samara, sul Volga.  (ANSA)
   

ELEZIONI EUROPEE : IL CASO NEL PD SICILIANO .


Cracolici e l'esclusione di 

Lumia :   "Ora il circo 

Barnum antimafia".

Lunedì 31 Marzo 2014 - 13:26
Pubblicato da www.livesicilia.it


Tweet al vetriolo del deputato regionale in corsa per un seggio a Bruxelles.


PALERMO - "Dopo che il Pd siciliano ha deciso la lista per l'Europa adesso entrerà in scena il circo barnum dell'antimafia". Così in un tweet il deputato regionale del Pd, Antonello Cracolici, che risponde alle critiche piovute sul partito dopo l'esclusione di Beppe Lumia dalla lista dei democratici per le elezioni al parlamento di Bruxelles. Lista di cui, invece, lo stesso Cracolici fa parte.  -

CROCETTA : "NIENTE DIKTAT" .

Salta il vertice di maggioranza.

Lunedì 31 Marzo 2014 - 12:07
Pubblicato da www.livesicilia.it

"Non si può fare la rivoluzione riproponendo i nomi dei governi di Cuffaro e Lombardo", dice il governatore. "I partiti? Sono impegnati nella ricomposizione del potere".

 
 
PALERMO - "I dikat basati 'o fai così o non ti diamo la fiducia' con me non funzionano, io ho solo un obiettivo: salvare la Sicilia. Sono disposto a perdere tutto ma non la dignità: se vogliono chiudere, l'accordo lo facciamo in tre ore avendo una cornice chiara sotto un cielo limpido e senza nubi del passato, altrimenti si dia via libera al presidente per fare il suo governo". E' l'avvertimento del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, ai partiti della sua coalizione a proposito del rimpasto in giunta. "Sono pronto a formare un governo di alto profilo - dice il presidente all'ANSA - e presentarmi direttamente davanti all'Assemblea siciliana". L'accordo sul Crocetta-bis sembra ancora in alto mare ed è molto probabile che senza un'accelerazione salti il vertice di maggioranza, previsto alle 16.

"NUOVO GOVERNO NON CON UOMINI DEL PASSATO"
"Il governo nuovo non può avere uomini che ritornano dal passato", dice all'ANSA il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, che, in attesa delle indicazioni da parte dei partiti della sua maggioranza dei nomi per il rimpasto, chiude la porta all'ingresso in giunta di politici che hanno avuto ruoli nei governi precedenti. Un messaggio diretto agli alleati, in particolare all'Udc che potrebbe proporre il nome di Giovanni Pistorio, segretario siciliano dell'Unione di centro. "Discuto da mesi con le forze politiche, chiedono 'un governo nuovo' e mi aspetto dunque uomini e donne che non rappresentino alcuna continuità con le esperienze di governo precedenti - afferma Crocetta - La palude sta proprio nel tentativo continuo di fare riaffiorare il passato che ha vissuto la Sicilia, un passato di due legislature che hanno determinato la crisi finanziaria, economica e sociale della Regione". Il governatore chiede agli alleati "netta discontinuità" e bolla come "paradossale" la richiesta di "cambiare la giunta Crocetta proponendo uomini che hanno contribuito al disastro della Sicilia". "Non posso accettare - avverte - e non ci si inventi veti del presidente su questioni contabili che non esistono. Con i partiti e i cittadini ho fatto un patto in campagna elettorale, la rivoluzione del cambiamento. E questa rivoluzione non si può fare riproponendo uomini dei governi Cuffaro e Lombardo che hanno avuto una fine dolorosa e frustrante per il popolo siciliano. Erano responsabili? Lo diranno la magistratura e la storia, non sono un giudice, non l'ho mai fatto. Ma il cambiamento e il rinnovamento passano dal concetto di discontinuità".

"I PARTITI SONO IMPEGNATI NELLA RICOMPOSIZIONE DEL POTERE"
"Autoreferenziali" e impegnati nella "ricomposizione del proprio potere". E' ancora l'affondo del governatore della Sicilia, nei confronti dei partiti della sua maggioranza, mentre il confronto sul rimpasto di governo non è ancora sfociato in un accordo che sembra lontano, soprattutto alla luce dell'esito di ieri della direzione regionale del Pd e del comitato siciliano dell'Udc. "Prima e dopo la campagna elettorale mi sono confrontato con partiti che avevano avuto anche responsabilità precedenti di governo e il patto era chiaro - dice Crocetta -. Oggi quel passato non può ritornare attraverso criteri esclusivamente autoreferenziali da partiti che sembrano guardare solo ai loro interessi elettorali e alla ricomposizione interna del proprio potere".

"INDIETRO NON SI TORNA"
"In questo ultimo anno ho registrato una Sicilia che soffre per i danni causati dal passato, ma ho anche visto la speranza di tanti cittadini convinti che ce la possiamo fare e quella speranza non può essere delusa. Non si può tornare indietro e indietro non si torna. Io vado avanti a denti stretti, con lo sguardo alto, un paio di scarpe da tennis e lo zaino sulle spalle, sapendo che la lotta sarà dura e la meta comincia ad avvicinarsi". Così Crocetta risponde alle pressioni che arrivano dalla sua maggioranza impegnata nella delicata e difficile partita del rimpasto di governo.  -

Il siciliano della settimana.

Vince suor Cristina Scuccia.

Lunedì 31 Marzo 2014 - 09:38
Pubblicato da www.livesicilia.it


La religiosa che incanta il pubbliuco di The Voice con la sua voce fa il pieno di voti. Bocciata la politica.


PALERMO - Un vero e proprio trionfo per Suor Cristina, la religiosa che incanta il pubblico di The Voice con la la sua voce, una sonora bocciatura per la politica. Si chiude così il sondaggio di Livesicilia sul siciliano della settimana. Suor Cristina Scuccia, 25enne di Comiso, in provincia di Ragusa, ha fatto il pieno di consensi: c'è uno scarto di oltre trenta voti tra lei e tutti gli altri nomi proposti per il sondaggio di quest'anno. La seconda piazza tocca a un altro nome fuori dalla politica: il pugile palermitano Benny Cannata.  -

C'ERA UNA VOLTA LA RIVOLUZIONE .


Dall'utopia al Cencelli così si archivia la rivoluzione

Dall'utopia al Cencelli così 

si archivia la rivoluzione.

Lunedì 31 Marzo 2014 - 06:00


I giorni di Battiato e Zichichi sembrano lontanissimi. Il Crocetta bis vede la luce secondo i logori riti della vecchia politica, manuale Cencelli alla mano. Ma alla Sicilia serve che il balletto del rimpasto non duri troppo.


ADVERTISEMENT
PALERMO - Cominciammo con le meccaniche celesti del Maestro Battiato. È bastato un anno per finire a “che fa, Bartolotta ve lo prendete voi?”. Per raccontare la parabola della rivoluzione crocettiana bastano forse queste due fotografie. Sbiadito il ricordo del battesimo di quella giunta superstar, con tanto di fisico di vaglia e raffinato cantautore, archiviati i propositi ambiziosi di spazzare via vecchi schemi aprendo le stanze del potere a ingovernabili vip della scienza e dell'arte, la fase due del governo Crocetta si apre nel rispetto di riti e schemi vecchi se non obsoleti. Una sorta di grande seminario sul manuale Cencelli, tanto a te tanto a me, con perle degne di una commedia all'italiana come quelle lette sui retroscena di qualche quotidiano.

Come quello, ad esempio, che ha raccontato di un Crocetta indaffarato a piazzare “in adozione” ai partiti della maggioranza i suoi "vecchi" assessori. Con la Stancheris, già promossa da assistente ad assessore, il governatore c'è riuscito senza troppi problemi, appioppandola al “suo” Megafono. Più simpatici i retroscena narrati a proposito di Mariella Lo Bello, la sindacalista Cgil proposta all'epoca da Crisafulli e Capodicasa che oggi pare non ci tengano più ad averla in giunta, e Nino Bartolotta, che in squadra entrò in quota a una corrente ormai estinta, quella “Innovazioni” di Francantonio Genovese e Nino Papania sommersa dalle burrascose onde delle inchieste giudiziarie. Tra i tanti retroscena apparsi sui giornali s'è persino letto della proposta avanzata da Crocetta alla corrente Pd Areadem (quella di Giuseppe Lupo) di prendere in carico Bartolotta, roba da farti immaginare l'assessore messinese come un personaggio di Dickens o di Hector Malot in cerca di famiglia, un Dolce Remi con tanto di arpa, cani e scimmia al seguito. E proposta analoga sarebbe arrivata, sempre secondo certe ricostruzioni apparse sui giornali, ai partner della coalizione perché prendessero in carico la Lo Bello.

C'è anche questo nella trattativa che porterà alla nascita del secondo governo Crocetta e che oggi vivrà uno snodo cruciale. Insieme ai consueti (e consunti) calcoli e rituali della politica di sempre. I partiti sono infine riusciti a imporre a un governatore in difficoltà le forche caudine del rimpasto con tutte le sue paludate dinamiche. Crocetta, da combattente, ha tenuto il punto per come ha potuto, sforzandosi di limitare il numero degli sfratti (tanto maggiore il numero degli assessori da cambiare, tanto più implicita sarà la bocciatura della prima compagine di governo).

Ma il quadro politico, rispetto all'inizio della legislatura, è molto cambiato. La maggioranza di Crocetta si è trasformata in una sorta di corriera che a ogni fermata raccatta in giro per la Sicilia transfughi e convertiti, con un trasformismo che all'Ars ha assunto dimensioni francamente imbarazzanti. Si è perso ormai il conto deI numero di deputati che hanno saltato il fosso, tradendo il mandato dei propri elettori, per confluire in questa sorta di gigantesco refugium peccatorum in cui si è trasformata la maggioranza di governo (in cui sono fioriti addirittura partiti che sembrano avere come mission quella collezionare i cambiacasacca). È questo il contesto politico in cui matura questo rimpasto, e qualsiasi eufemismo non può cancellare la brutalità di questa desolante verità.

Della rivoluzione resta forse un'eco lontana. Lontana come appaiono gli immaginifici e indimenticabili monologhi di Zichichi su Archimede e le nuvole o i visionari propositi del Maestro de La Cura. Oggi, accanto a una preoccupante voragine nei conti che potrebbe far calare il sipario da qui a breve sulla legislatura, restano il Cencelli e l'agenzia di smistamento assessori da adottare. E tanta voglia - nell'interesse di una Sicilia sempre più traballante - che il balletto del rimpasto non duri troppo a lungo (così come ha promesso il governatore) e che, battezzato al più presto il nuovo governo reclamato dai partiti, ci si rimetta da subito a parlare di cose concrete. -

PUBBLICATO DAL SETTIMANALE CENTONOVE.

Centonove 11-2014

TAGLIO DEGLI STIPENDI COL TRUCCO.


prima

Landini: “La gente mi ferma 

per strada e mi chiede di 

dare una mano a Renzi”.

Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
 
Il segretario della Fiom-Cgil Maurizio Landini partecipa all’assemblea popolare della Rete Via Maestra a Marzabotto, nel Bolognese, la stessa che lo scorso 12 ottobre 2013 organizzò una grande manifestazione in difesa della Costituzione. Assieme a lui anche la costituzionalista Lorenza Carlassare, una delle promotrici dell’appello contro la “svolta autoritaria” contenuta nel pacchetto di riforme del primo ministro. ”Condivido le critiche a Matteo Renzi sulla legge elettorale e sulle altre cose. Ma se non lo sfidiamo sui contenuti rischiamo di non essere capiti dalla gente, che chiede un cambiamento“, dice il capo dei metalmeccanici. “Un altro esempio? Gli 80 euro promessi in busta paga dal governo. Ecco, io ci ho messo tre anni ad avere un aumento di 80 euro lordi. Allora dobbiamo chiederci cosa abbiamo fatto noi in questi anni, doveva arrivare Renzi per intervenire su queste cose?”. Infine il segretario Fiom lancia una stoccata alla classe politica, ma anche e soprattutto a Cgil, Cisl, Uil e Confindustria: “Se Renzi dice che lui parla direttamente con la gente, saltando la classe politica e i sindacati, non è che ti difendi chiedendo solo un tavolo per farti riconoscere”, spiega il leader sindacale riferendosi implicitamente alle recenti polemiche tra Giorgio Squinzi e Susanna Camusso da una parte e Renzi dall’altra. “Perché se non sei rappresentativo, allora ti rullano”.   
di David Marceddu

Europee, dal Pd no a Lumia.

Ma lui: "Non finisce qui".

Domenica 30 Marzo 2014 - 13:26
Pubblicato da www.livesicilia.it


Il "no" all'ex presidente della commissione Antimafia è stato confermato con l'ok alla relazione del segretario Raciti. In lista anche Zambuto, da decidere solo la candidatura di una donna: alcuni fanno il nome di Nelli Scilabra.

ADVERTISEME
VOTA
3.5/5
10 voti
cracolici, crocetta, direzione pd, ferrandelli, lumia, pd, raciti
 
 
PALERMO - C'è la lista per le europee. E non c'è Giuseppe Lumia. Alla fine la direzione regionale del Partito democratico ha approvato la relazione del segretario Fausto Raciti: una lista fatta da otto nomi, cinque siciliani e tre sardi. C'è quello del deputato regionale Antonello Cracolici - di area Cuperlo - e l'europarlamentare uscente Giovanni Barbagallo, di areaDem. Per l'area Renzi, invece, correrà il sindaco di Agrigento Marco Zambuto. Un nome che era stato proposto accanto a quello di Mila Spicola, che però ha rifiutato: "La proposta deve arrivare da Roma, le europee sono una partita di responsabilità nazionale". Insomma, decide Renzi. E anche Zambuto, infatti, dichiara di aver accettato "nel rispetto, comunque, delle decisioni nazionali". Due posti, poi, saranno riservati a nomi femminili, ma soltanto uno è certo: è Tiziana Arena, segretario cittadino del Pd ennese, in quota Crisafulli. L'ultimo nome verrà deciso dalla segreteria regionale. E dovrà essere obbligatoriamente quello di una donna.

Non si sa ancora chi sarà (potrebbe essere un'esponente dell'area Drs-Megafono), ma da giorni ormai si fanno sempre più insistenti rumors che danno l'assessore alla Formazione Nelli Scilabra l'asso nella manica del governatore Rosario Crocetta in caso di semaforo rosso a Lumia. Che, però, non si dà per vinto. Per l'ex presidente dell'Antimafia, la partita è ancora aperta: "Ho apprezzato molto gli attestati di stima che mi sono arrivati anche dall'area Renzi - ha commentato subito dopo il voto della direzione - , e non ho ancora scelto se candidarmi oppure no: per me la questione non è chiusa. Ma sono nettamente contrario a riproporre uno sviluppo che sia separato dalla legalità e dalla lotta alla mafia, così come sono contro chi critica questa Confindustria: la preferisco a quella che ha lasciato solo Libero Grassi. Sono vecchi concetti che ritornano, tragici errori che in passato ci hanno fatto sbattere contro la questione morale. È in questo che Crocetta sta facendo una vera rivoluzione".

E, in effetti, per il senatore del Megafono non è ancora detta l'ultima parola. Alla fine, sarà la direzione nazionale del partito che dovrà approvare le liste. E allora Lumia potrebbe tornare in gioco. Nel frattempo, però, Raciti resta fermo nelle sue posizioni: "Oggi il Pd ha dato una direzione di marcia. Ed è quella in cui usciamo una volta e per tutte dalla dicotomia tra chi ha creduto che la spesa pubblica fosse uno strumento attraverso cui costruire consenso personale e chi ha creduto che la politica fosse l'ancella del lavoro delle procure. Finalmente stiamo abbandonando questo schema, e ci riusciremo". In questo, però, assicura il segretario regionale "nessun tentativo di esclusione. La lista, però, rappresenta il partito che vuole guardare in avanti, e non quello che torna nel dibattito al quale abbiamo assistito per quindici anni. Quella pagina si è chiusa".

Ma su Lumia in realtà il Partito è diviso. C'è chi l'avrebbe voluto in lista, e alcuni l'hanno anche manifestato apertamente: i componenti trapanesi della direzione, ad esempio, con in testa la deputata regionale Antonella Milazzo, e il capogruppo del Pd all'Ars Baldo Gucciardi. "Senza Lumia la lista non è abbastanza forte". In silenzio il presidente della Regione Rosario Crocetta. Almeno sulla questione europee il governatore non vuole entrare, perché il problema principale, per lui, resta lo scoglio del governo. Un tema per il quale Crocetta continua a dirsi "aperto al dialogo con i partiti. Basta che non duri all'infinito".

E così il presidente della Regione oggi si è limitato ad ascoltare. Almeno fino a quando il senatore Corradino Mineo non l'ha attaccato sui risultati dell'esecutivo regionale. "Crocetta è un personaggio sulfureo, siamo alla fine della sua esperienza di governo" ha detto l'esponente civatiano. E il governatore, a quel punto, non si è trattenuto. "Sembra il discorso di un killer venuto dall'Est. La mia esperienza è alla fine? Io almeno non ho il problema di essere eletto senatore con il listino bloccato", ha risposto. Chi era dentro (la direzione era a porte chiuse) racconta di un duro scontro tra i due. Prima del voto, così, Crocetta è andato via. Uscendo dall'hotel delle Palme si è concesso soltanto un commento: "Le liste? Va bene così". -
Ultima modifica: 30 Marzo ore 21:12

IL RIMPASTO NELLA GIUNTA REGIONALE SICILIANA.

Anche il Codacons con 

Marino:  "Sostituirlo 

sarebbe un errore".

Domenica 30 Marzo 2014 - 17:18
Pubblicato da www.livesicilia.it

L'associazione dei consumatori: "Cosa c'è dietro l'annuncio del presidente Crocetta di sostituire l'assessore all'energia? Il governatore deve rispondere ai siciliani e non ai partiti e non può quindi sostituire un uomo con una storia che dà solo garanzie".


PALERMO - "Cosa c'è dietro l'annuncio del presidente Crocetta di sostituire Nicolò Marino all'assessorato Regionale all'energia?". E' quanto si chiede il Codacons che, in una nota, sostiene l'operato di Marino e invita il presidente Crocetta a tornare sui suoi passi. "Dove è finita la tanto annunciata rivoluzione - prosegue - quando invece si pensa a mandare via un uomo delle istituzioni, uno che realmente ha lottato la mafia solo e si ha la necessità di rispondere a logiche di partito e di coalizioni miranti a una nuova spartizione di poltrone?" "Il presidente Crocetta - conclude - deve rispondere ai siciliani e non ai partiti e non può quindi sostituire un uomo dalle comprovate capacità professionali e con una storia che dà solo garanzie".-

C'E' DEL MARCIO IN TUTTI GLI ENTI ?.... POTREMO SAPERLO ACQUISTANDO IL NUOVO "S" ?...


OLIVERI : UNA PROBABILE CANDIDATA IN POSA "ELETTORALE".

PROPOSTO Odg DAI MESSINESI .

I renziani contro Genovese:

"Fuori dal Partito democratico".

Domenica 30 Marzo 2014 - 19:34


L'ordine del giorno è stato assunto come impegno dal segretario regionale Fausto Raciti: "Decida la commissione nazionale di garanzia - chiedono gli esponenti democratici di Messina - , altrimenti ci va di mezzo il partito intero".


ADVERTISEMENT
PALERMO - "Fuori Genovese dal Partito democratico". Partito su iniziativa dei renziani di Messina Filippo Cangemi, Alessandro Russo, Francesco Palano Quero e Giacomo D'Arrigo, l'ordine del giorno che è stato assunto come atto di indirizzo dal segretario regionale, Fausto Raciti, è chiaro: il parlamentare del Pd Francantonio Genovese (recentemente sospeso, dopo gli ultimi sviluppi del "caso Formazione" a Messina), non può restare nel partito.

"In riferimento alle ultime, gravissime, vicende giudiziarie che coinvolgono iscritti e parlamentari del Pd di Messina - si legge nel testo - , si impegna il segretario regionale a deferire gli iscritti coinvolti, anche se sospesi, nella vicenda messinese alla commissione nazionale di Garanzia, che dovrà prendere i provvedimenti previsti espressamente dallo statuto e dal codice etico".

'Cacciare' Genovese, però, non è sufficiente. "Bisogna far ripartire il Partito democratico della provincia di Messina - scrivono i renziani - garantendo la trasparenza del tesseramento, azzerando il passato. Serve chiarezza sulla gestione dei bilanci, in particolar modo sulle spese effettuate a valere sui fondi del finanziamento pubblico ai partiti", e ancora: "Vanno ridotti ancora i circoli territoriali, in osservanza delle regole statutarie".

Il documento presentato oggi in direzione regionale continua: "Considerate le ripercussioni politiche che hanno investito, delegittimandolo, il Partito
Democratico messinese e chi lo rappresenta, e tenuto conto del grave scenario di pratiche gestionali e di raccolta del consenso fondate su un sistema contrario ai principi e ai valori propri del Pd, con logiche clientelari, attraverso il ricorso a risorse pubbliche e con lo sfruttamento dei lavoratori della formazione professionale, è necessario anche convocare una seduta dell'assemblea regionale del Partito a Messina: la 'questione messinese' deve essere al centro".  -
Ultima modifica: 30 Marzo ore 21:16

domenica 30 marzo 2014

L'INTERVISTA A PIETRANGELO BUTTAFUOCO .

"Sia Crocetta stesso a 

chiedere il 

commissariamento. 

Altrimenti la Sicilia andrà 

a rotoli".

Domenica 30 Marzo 2014 - 21:09


La provocazione di Pietrangelo Buttafuoco: "Se il governatore crede veramente in quello che dice, chiami Renzi e gli proponga di sciogliere la giunta. Per il premier sarebbe un'occasione d'oro per sbarazzarsi del vero spreco, le Regioni".


PALERMO - “L'unica fatica che Crocetta conosce è prendere le carte, non capirle e mandarle in Procura. Nel frattempo la Sicilia va a rotoli. Se fosse responsabile dovrebbe chiedere il commissariamento lui stesso”. Pietrangelo Buttafuoco si dice un autonomista convinto, ma è pronto ad ammettere una sconfitta: “Ho davanti agli occhi il fallimento – spiega – Una cosa sono gli U2 e Bobby Sands, una cosa le pagliacciate della Sicilia”. La proposta, quindi, è chiara: commissariamento, qualche mese per rimettere in sesto i conti e poi, fra un po', fra un bel po', le elezioni. “Matteo Renzi ha un'occasione d'oro”, assicura.
Sarà un'occasione d'oro, ma non è un rischio? Commissariamento significherebbe default.
“È una chiamata di responsabilità per l'opinione pubblica siciliana e per la politica. Il caso Sicilia è dieci volte più problematico del caso Roma. Ignazio Marino, che è molto peggio di Crocetta, non ha davanti agli occhi un disastro di proporzioni simili a quello in cui versa la Sicilia. E questo disastro è stato creato dallo Statuto”.
Un caposaldo, dicono tutti.
“L'autonomia ha creato sacche di competenze fuori dal controllo dell'autorità dello Stato. Pensi a quello che succede ogni giorno nella sanità siciliana. Siamo quello che si definisce uno stato di eccezione, e quindi l'unico rimedio è quello drastico. Andare a una crisi di governo per ripetere le elezioni determinerebbe un danno peggiore”.
E rinunciare allo Statuto risolverebbe il problema?
“Lo Statuto è stato determinato dalle condizioni della stagione separatista, in cui si intrecciavano interessi stranieri, mafia e altro. Da lì incomincia tutto il resto”.
Ma secondo lei perché Renzi dovrebbe accettare di commissariare la Sicilia? A Palazzo d'Orléans c'è un esponente del suo partito.
“Dal punto di vista politico Renzi farebbe un figurone. Andrebbe alla radice del problema: l'autonomia è l'uovo che fa nascere la gallina mafia. E poi, soprattutto, le apparenti riforme sono acqua fresca rispetto al disastro delle Regioni. Le Regioni sono un pozzo senza fondo di corruzioni e privilegi. Renzi ha la possibilità di ottenere un risparmio e generare una svolta politico-istituzionale definitiva. Le cancelli tutte, le Regioni”.
Le Regioni? Lo spreco, l'ultima volta che ho controllato la vulgata politica, si annidava nelle Province.
“L'ente inutile per eccellenza è la Regione, molto più delle Province. È una furbata da quattro soldi eliminare le Province. La vera sostanza è altrove”.
Ah, quindi non ce l'ha con il presidente attuale.
“Ma no, la polemica non riguarda 'sto poveretto, come si chiama?”.
Crocetta.
“Non riguarda lui”.
L'avevo fraintesa.
“Lui è il peggiore, e se vuole le spiego il perché, ma la storia è antica”.
Mi spieghi il perché.
“Lui è il peggiore perché essendo di sinistra sa perfettamente di potere usufruire della complicità affettuosa dei mezzi di comunicazione e dell'opinione pubblica. Fa cose che non avrebbe fatto nessuno”.
Ad esempio?
ADVERTISEMENT
“Ad esempio sacrificare il cognome Borsellino per coprire lo sfacelo che si sta compiendo nella sanità. Oppure mettere la propria segretaria al posto di Franco Battiato. O fare annunci che nessuno verifica. Se l'avessero fatto i suoi predecessori Obama avrebbe fatto sbarcare i marines in Sicilia”.
A proposito di Obama: a questo punto, se cessione di sovranità ci dev'essere, non sarebbe stato meglio se giovedì Renzi avesse offerto agli Usa la cinquantunesima stella, tanto per fare le cose in grande?
“Se vogliamo essere crudeli con noi stessi l'Italia non ha una vera sovranità. Siamo costretti da un'emergenza. Una comunità come quella siciliana ha una società unica, importantissima nell'area del Mediterraneo, e non possiamo rassegnarci al fallimento. Le giovani generazioni crescono con la prospettiva di andare via. Lo possiamo riconoscere anche noi. E mi creda: io stesso per la mia formazione personale ho sempre accarezzato l'idea dell'autonomismo. Sono cresciuto a pane e Bobby Sands”.
Quindi è una sconfitta.
“Una sconfitta che ci trasciniamo da sempre. Io ho scritto articoli di fuoco, ferocissimi, contro Totò Cuffaro, ma col senno di poi mi fermo e pretendo di riflettere e capire cosa è successo nel frattempo”.
Lo faccia capire anche a me.
“Nel frattempo c'è stata un'impostura. Ci sono stati i proclami di un narciso irresponsabile. Mi rendo conto che perdiamo tempo. Se veramente, nell'intimo della sua coscienza, crede a ciò che dice, dovrebbe avere l'onestà intellettuale di dire basta e di chiedere lui stesso di chiudere la Sicilia. Le ripeto: anche in funzione antimafia”.
Proprio sull'antimafia vuole dare bacchettate a Crocetta?
“In termini di antimafia mi fido più di Leoluca Orlando”.
Crocetta vive sotto scorta.
“Io appartengo alla schiatta degli ápoti (“coloro che non se la bevono”, ndr). Se devo capire di mafia e antimafia mi fido più di Orlando che di lui”.
Sì, ma almeno mi spieghi perché.
“Non analizzo il mondo attraverso la cronaca, ma attraverso la storia. E la storia dice che la stagione di Leoluca Orlando a Palermo fu una vera e propria èra di rinascita”.
Non starà facendo un endorsement a Orlando per il dopo-Crocetta?
“Io sto parlando del passato, di quando abitavo in Sicilia. Di quando ho conosciuto la Palermo di Leoluca Orlando e la Catania di Enzo Bianco”.
Che poi sono i sindaci che ci sono oggi.
“Oggi non è la stagione di ieri”.
Non è un problema anche questo? Non abbiamo un difetto di ricambio in politica?
“È fondamentale, questo. Bisogna svelare l'impostura. Nel governo di oggi non c'è altro che la prosecuzione del governo di ieri. Gli stessi registi, gli stessi uomini, gli stessi protagonisti”.
Chi sarebbero?
“Sbaglio o è sempre Lumia colui che accompagnò al trionfo e alla caduta il predecessore di Crocetta? Non è lui che regge gli attuali equilibri della Regione? Se non ci fosse stata LiveSicilia non avremmo scoperto ad esempio quello che stava succedendo sull'Humanitas. Non è piaggeria”.
Tanto non riporterò i suoi elogi alla mia testata. Preferiamo che parlino male di noi.
“E invece li scriva”.
Mi convinca.
“Abbiamo la necessità di smontare la sudditanza psicologica nei confronti di questo fenomeno mediatico. Lui si fa forte dell'essere famoso. Di essere più personaggio che personalità. A poco a poco ha costruito attraverso meccanismi televisivi una potenza di fuoco, un immaginario che non ha permesso un'analisi serena del suo operato. Questa strategia è servita per superare l'handicap della sua stagione, quello di non aver avuto un bagaglio elettorale robusto. A quelli del Continente bisogna far sapere che Crocetta è stato eletto grazie a un giochetto fatto da Micciché col placet di Berlusconi. Ma Crocetta non accetta critiche”.
Beh, a nessuno piacciono le critiche. A lei sì?
“Crocetta scatena immediatamente la criminalizzazione della critica. Chiunque osi criticarlo è omofobo o mafioso. Non sapendo risolvere i problemi li criminalizza. L'unica fatica che conosce è prendere le carte, non capirle e mandarle in Procura. Nel frattempo la Sicilia va a rotoli. Ogni volta che torno trovo case con le luci spente, saracinesche abbassate, abbandono. La gente se ne va. Serve una svolta. Anche dolorosa”.  -

COLLETTA PER MANAGER .

Caro Moretti, siamo con te, dedicati alle tue olive. Se lasci le Fs ce ne faremo una ragione.

L''ad delle Ferrovie Mauro Moretti ha protestato per i tagli annunciati da Renzi agli stipendi dei super manager. "Se mi tagliano lo stipendio da 850 mila euro l'anno me ne vado". Travolto dalle polemiche ha spiegato "Mi alzo alle sei ogni mattina, e il mio omologo tedesco prende tre volte e mezzo". Il problema non è soltanto la cifra enorme, che neanche Obama prende, quanto i risultati raggiunti. Noi passeggeri siciliani delle Fs ne sappiamo qualcosa....

 

Domenica, 30 marzo, 2014 - 08:08
Rosaria Brancato
Pubblicato da www.tempostretto.it
 
La verità è che siamo un popolo di ingrati: uno si ammazza di lavoro dalla mattina alla sera per far spostare treni e passeggeri alla velocità del suono e col teletrasporto e noi stiamo qui a fare pulci a quei centesimi che non lo fanno arrivare neanche al martedì della seconda settimana. Da passeggera delle Ferrovie del Sud sono pronta a fare una colletta per aiutare l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti a pagare le bollette. E’ giusto che uno che è riuscito a trasformare i vagoni del Palermo- Roma in suite extralusso si goda una serena vecchiaia acquistando a scelta, tra pensione e risparmi messi sotto il materasso, l’Irlanda o la Sardegna. Quando Moretti alla notizia che Renzi taglierà gli stipendi dei super manager ha dichiarato “Se mi tagliano i miei 850 mila euro l’anno me ne vado”, ho pensato che il tizio in questione fosse il Moretti della birra e che gli avessero fatto assaggiare le ultime due casse per testare la qualità del prodotto. Poi no, ho capito che era proprio lui, il Moretti che a noi dello Stretto, ha reso il semplice gesto di salire in un treno in un’operazione a nostro rischio e pericolo. Non si è limitato a criticare Renzi, ha quasi fondato il sindacato dei super manager, pronti a sit in e scioperi della fame pur di fare valere i loro diritti calpestati da un governo irriconoscente.
Moretti ha poi spiegato  che il suo omologo tedesco guadagna il triplo e mezzo e che in un’impresa privata che fattura quanto le Fs gli stipendi sono 4 volte il suo. “E’ la logica che è sbagliata, la logica secondo cui uno che gestisce un’impresa che fattura così deve stare al di sotto del Presidente della Repubblica”.
Napolitano infatti prende tre volte e mezzo di meno di Moretti, per non parlare di Obama.  Il buon Moretti peraltro, pur spaccandosi la schiena per le Ferrovie ha altri incarichi e trova persino il tempo di fare il sindaco di un paesino vicino a Rieti. Travolto dalle polemiche ha detto: “Io mi alzo alle 6 ogni mattina”. Pure noi, ma non per questo pretendiamo uno stipendio da 40 mila euro al mese.  Il vero problema è quello dei risultati. Se vuoi uno stipendio commisurato all’obiettivo raggiunto, dimmi cosa hai fatto. Lo dico da utente siciliana.
Nel 2014 la linea ferroviaria siciliana è costituita da circa 1500 km di binario, dei quali più di 500 km non elettrificati e circa l’80% a binario unico. Nel 2014 in Sicilia siamo al paleolitico delle Ferrovie. Viaggiando su un binario unico non elettrificato a un certo punto, sbirciando dal finestrino, hai la sensazione che prima o poi arriveranno i cow boy sui loro cavalli a dirti “stai sereno vigiliamo noi,gli indiani non vi attaccheranno, arriverete a Modica sani e salvi”. Più che un treno è una specie di mini-autobus di venti metri su rotaia. Per arrivare a Marsala da Messina lungo quei 500 km non elettrificati paghi 21 euro e 40 centesimi, ti becchi 5 cambi, alternando tre automotrici e due bus in appena 14 ore. Quasi quasi è meglio a piedi e smaltisci pure i chili di troppo. L’idea delle Fs in Sicilia è quella del turismo cinematografico, ormai di moda in tutto il mondo. Paghi per andare a visitare i luoghi dei set dei film famosi,da Harry  Potter ad Highlander. Nel nostro caso torni nell’era dei pionieri.  Durante le 14 ore a un certo punto dimentichi pure il motivo che ti ha spinto ad andare a Marsala e finisce pure con il detestare i marsalesi e diventare leghista.
Voi direte “ma chi me lo fa fare di andare a Marsala?”. Allora cambia meta e vai a Palermo. La simpatica e agevole linea Messina-Palermo è quella ad alto traffico pendolare e registra la maggiore affluenza in Sicilia. Sono poco più di 220 chilometri  dei quali oltre la metà di semplice binario.  Nel Paradiso delle Ferrovie ci sono treni che  in alcune tratte viaggiano alla velocità media di  90 km/h. In alcuni casi possono impiegare più di 4 ore per arrivare dalla città dell’arancino a quella del cannolo. Se proprio sei un impaziente  c’è il mitico Minuetto che la Messina-Palermo la fa in tre ore, lo stesso tempo che un treno ad alta velocità impiega per collegare Milano a Roma percorrendo il doppio della distanza. Ovviamente non parliamo neanche poi delle piccole stazioni deserte come Taormina, Capo d’Orlando, Milazzo, Cefalù dove trovare un essere umano che ti possa dare informazioni, far pagare il biglietto o che ti dia anche solo un abbraccio in segno di solidarietà per il gesto eroico d’aver scelto le ferrovie, è un lontano ricordo. Noi messinesi poi dobbiamo essere grati a Trenitalia che ci ha reso più facile raggiungere il resto del mondo. Dopo aver cancellato numerosi treni notte e treni a lunga percorrenza e qualsiasi traccia di lavoratore che potesse in qualche modo renderci migliore la sopravvivenza in un vagone e incrementare la qualità del servizio, ci ha lasciato in balia del destino per raggiungere Villa San Giovanni. Non appena si sono resi conto che  Metromare stava funzionando  hanno trovato il modo di affondarla. Se sei ostinato, se nel tuo Dna hai lo sfrenato e insano desiderio di prendere il treno hai poche scelte: prendi la Caronte, a piedi, bagaglio a mano, respiri gas di scarico a pieni polmoni, poi scendi a Villa e cammini a piedi fino alla stazione. Oppure prendi il traghetto delle Ferrovie a tuo rischio e pericolo, perché le corse sono rare come il Tpl a Messina e ti può persino capitare di non trovare la nave perché parte prima. C’è un cartello in biglietteria: non ci assumiamo responsabilità per ritardi o anticipi nelle partenze delle navi”. Ai ritardi cronici siamo abituati e si può far riparo ma la partenza in anticipo è un paradosso, perché non hai più punti di riferimento. La tabella degli orari non è più una certezza. A che ora vai alla marittima? Sei ore prima? Tre e mezzo? Travolto dalle polemiche, Moretti dopo aver detto che lui, poveretto, si alza alle sei e che il lavoro del manager è tra i più duri, ha deciso di non rispondere più alle domande dei cronisti spiegando “Rispondo solo ai pendolari”. Ma sono i pendolari  che non vogliono proprio parlare con lui. Rosario Trafiletti, presidente di Federconsumatori gli chiarisce le idee: “Un pendolare di Trenitalia deve lavorare 46 anni per avere lo stesso stipendio che Moretti prende in un anno”.
 Se il suo omologo tedesco prende tre volte più di lui, le ferrovie in Germania sono migliori ed anche gli stipendi dei ferrovieri e dei pendolari.  Dio ha creato il mondo in 7 giorni gratis, Moretti, che in fondo non ha creato il Freccia Rossa nel suo garage con le sue mani da artigiano, non può pretendere più di Obama. Moltiplichiamo 850 mila euro per 2, 5, 10 anni e vediamo se con questi soldi, non potremmo sul serio cambiare il volto delle ferrovie in Sicilia.
A un certo punto Moretti ha detto: “Il mio futuro? Farò il contadino, mi dedicherò alle mie olive”. Ecco, bravo, questa sì che è una bella idea. Fallo.
Non sappiamo Renzi, ma gli utenti siciliani delle Fs se ne faranno una ragione. -
Rosaria Brancato
__________________________

LA  VERA  "VERITà"  E'  CHE  I  VARI  MORETTI  RESTERANNO  IN  CARICA  CON  I  LORO  "SUPER"  STIPENDI,  MENTRE  LA  "CASTA  POLITICA  ITALIANA"  CONTINUA  INDISTURBATA  A  SERVIRSI  ALL'INFINITO  DELLE  NOSTRE  TASCHE,  DELLA  NOSTRA  IGNAVIA  E  DEL  NOSTRO...... "TERETANO"......

Antonio Amodeo

MESSINA : PROTESTA ANTI-TIR . FOTOGALLERY DI GAETANO SACCA' .


MESSINA - PROTESTA ANTI-TIR .

In corteo contro il gommato pesante 

e non solo: “Riprendiamoci tutto!”. 

Manifestazione del comitato “Stop Tir- contro monopoli e speculazioni” per far sentire la voce di chi è stanco di subire passivamente l’assedio dei mezzi pesanti. 

Foto di Gaetano Saccà
 
Domenica, 30 marzo, 2014 - 00:15
Gabriele Quattrocchi
Pubblicato da www.tempostretto.it
 
“Riprendiamoci tutto”, sono queste le parole che sintetizzano lo spirito che ha animato la manifestazione organizzata dal comitato “Stop Tir - contro monopoli e speculazioni”. Una mobilitazione contro il passaggio dei Tir in città e non solo. Le parole degli attivisti alla testa del corteo sono chiare: “oggi si manifesta contro il saccheggio della città, contro le logge, contro la logica del profitto a discapito delle persone”.
Il problema del passaggio dei Tir, a sentire i militanti, sarebbe soltanto la punta di un iceberg. Un iceberg che congela la crescita della città. Il comitato contesta  la concessione della Rada San Francesco al gruppo Franza per la gestione del servizio di traghettamento e denuncia la conseguente posizione dominante nel settore del trasporto marittimo che consente a Caronte&Tourist un’ampia autonomia di comportamento nei confronti di cittadini e consumatori. Sulla base della quasi totale assenza di concorrenza nella tratta Villa San Giovanni - Messina, l’operatore pratica prezzi elevati su una parte considerevole del mercato. Peraltro, più di 700 mila Tir attraversano ogni anno Messina, dichiara il Comitato , garantendo al gruppo di traghettatori incassi enormi di cui alla città non resta nulla, se non l’aria irrespirabile e le strade congestionate e distrutte.
Oggi manifestiamo perché il problema dell’attraversamento dei Tir in città è tutt’altro che risolto”, dice Francesco Mucciardi, un portavoce del comitato Stop Tir, “ma concentrarsi soltanto sul problema Tir è sbagliato. I veri nodi sono il dominio del gruppo Franza, la sostanziale assenza di concorrenza, il caro biglietti. Dinanzi ad un Gruppo che nega di dover garantire la continuità territoriale, riteniamo che l’amministrazione abbia bisogno di un movimento dal basso che la sostenga.”
Secondo Gianmarco Sposito dell’Unione Inquilini, che ha aderito al corteo, “ per creare una città a misura d’uomo dobbiamo combattere i monopoli.  Il passaggio dei Tir è solo un effetto, noi dobbiamo attaccare la causa.”
Presente alla manifestazione anche una delegazione del Movimento 5 stelle che ribadisce come il problema dei trasporti sullo Stretto e la piaga dei Tir nel centro cittadino siano soltanto alcuni sintomi di un male molto più grave che affligge la nostra città ovvero la presenza di sacche di potere il cui obiettivo è quello di mantenere in vita monopoli, rendite e speculazioni a vantaggio di pochi.
Partito da piazza Cairoli, il corteo ha proseguito sulla via Tommaso Cannizzaro, poi  sulla via La Farina, e così via del Vespro, via Garibaldi, viale Giostra, viale della Libertà, con arrivo nella piazzetta Belfiore al Ringo.
Hanno inoltre preso parte al corteo, il Collettivo Teatro Pinelli Occupato, la Casa dello studente occupata - Collettivo Unime, la Federazione Provinciale di Sel Messina, la Federazione Provinciale di Rifondazione Comunista Messina, il Circolo Peppino Impastato di Rifondazione Comunista Messina, il Movimento Cambiamo Messina dal Basso, il Circolo PD - "Libertà" Messina, la Casa Rossa - Rap Messina, il Comitato Messina con Tsipras, il Partito dei Comunisti Italiani Messina,
il Circolo Arci Thomas Sankara, la CUB Messina, la "Rete Difesa del Territorio - Franco Nisticò" di Reggio Calabria.  -
Gabriele Qauttrocchi
_____________________________

MESSINA  MANIFESTA  I  PRIMI  TIMIDI  SEGNALI  DI  RISVEGLIO.  -
Antonio Amodeo