sabato 31 gennaio 2015

La prima dichiarazione di 

Mattarella dopo l’elezione 

a Capo dello Stato.

La breve frase pronunciata dal neo-presidente della Repubblica dopo la comunicazione dell’esito del voto che lo ha mandato al Colle: “Un pensiero alle difficoltà e alle speranze degli Italiani”.

di Redazione

Pubblicato da www.loraquotidiano.it

31 gennaio 2015

“Il pensiero va soprattutto e anzitutto alle difficoltà e alle speranze dei nostri concittadini. È sufficiente così”. 

Queste le prime parole pronunciate da Sergio Mattarella dopo la sua elezione a Capo dello Stato.

Il presidente le ha formulate davanti alla presidente della Camera Laura Boldrini che, insieme alla presidente vicaria del Senato, Valeria Fedeli,  si è recata oggi da lui per comunicargli i risultati della elezione, svolta dal parlamento in seduta comune. 

Nell’ultima parte della breve dichiarazione, “È sufficiente così”, c’è il “Mattarella pensiero” e tutta la storia del nuovo presidente: 

poche, misurate, parole e dichiarazioni stampa ridotte all’osso.  -

Mattarella, quegli otto colpi 

che cambiarono la vita 

tranquilla del professore.


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di Attilio Bolzoni - 31 gennaio 2015

È il 6 gennaio 1980. La mafia uccide Piersanti, allievo di Aldo Moro e protagonista del rinnovamento in Sicilia. Tocca al fratello scendere in politica. In una foto di Letizia Battaglia, il destino di un uomo. Un racconto in prima persona
In questa foto c’è il destino di un uomo. C’è la storia di una famiglia che è l’attraversamento della Sicilia, c’è il confine fra la vita e la morte. Era ancora vivo, respirava ancora il Presidente della Regione Piersanti Mattarella quando suo fratello Sergio lo stava tirando fuori dalla berlina scura dove era rimasto schiacciato qualche istante prima da otto pallottole. Era ancora vivo quando lui cercava di prenderlo per le spalle e gli sorreggeva il capo mentre la moglie Irma gli spingeva le gambe, spingeva e spingeva senza sentire più il dolore per quelle dita spezzate da uno dei proiettili.
Questa è una foto che racconta molto dei Mattarella, padri, figli, fratelli, c’è dentro la Palermo degli Anni Ottanta, c’è dentro la paura, il prima e il dopo, c’è soprattutto l’attimo in cui cambia per sempre l’esistenza di un tranquillo professore universitario che ha fra le braccia il fratello morente e raccoglie l’eredità di una stirpe politica che con orme assai diverse ha profondamente segnato la vicenda siciliana fin dal dopoguerra. Proprio in qualche secondo è cambiato tutto per il professore Sergio Mattarella, fra le 12,30 e le 13 del giorno dell’Epifania del 1980. Strade quasi deserte dalla Statua fino al teatro Politeama, sole, chiese, campane e spari. Spari nella città dove si faceva politica con la pistola.
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Ero lì, quella mattina del 6 gennaio. C’era qualcosa di informe fra quell’auto e l’asfalto, sembrava un manichino ma io – per non volere vedere un altro corpo massacrato di Palermo (capita ai giovani cronisti di «nera») - non distoglievo lo sguardo dalle dita di quella donna, la moglie Irma Chiazzese, l’indice e il pollice della mano sinistra frantumati, i tendini lacerati. Il fratello Sergio aveva la faccia più bianca dei suoi capelli, la figlia Maria si disperava sul sedile posteriore della Fiat 132 coprendosi il volto, il figlio Bernardo era immobile vicino al cancello.
Ero arrivato in via Libertà – la strada delle splendide ville liberty di Palermo che non c’erano più, fatte saltare in aria di notte con la dinamite per costruire palazzi di mafia - qualche minuto dopo Letizia Battaglia, la fotografa di questo scatto. «Chi è, Letizia? Dimmi chi è? Sai il nome?», le ho chiesto sicuro di una risposta. «Non lo so ancora, sono passata di qui e pensavo a un incidente stradale, poi ho visto qualcuno dentro la macchina e mi sono messa a correre e a tremare ». Letizia puntava l’obiettivo della sua camera dentro l’auto, Franco Zecchin – il suo compagno e fotografo anche lui – riprendeva gli uomini e le donne che si stavano radunando in silenzio davanti al marciapiedi di via Libertà numero 147, la casa dove abitava Piersanti Mattarella, allievo di Aldo Moro che stava portando la sua «rivoluzione» in un’isola che non voleva cambiare.
Stavano andando tutti a messa, come in ogni giorno di festa. Tutta la famiglia Mattarella. Soli, la scorta l’avevano lasciata libera. Poi quel «giovane in jeans e giubbotto che saltellava» e che era appena sceso da un’utilitaria bianca, aveva sparato quattro colpi, se n’era andato, era tornato indietro per spararne altri quattro. E poi quella scena, il fratello Sergio che provava a sollevarlo e tratteneva il suo corpo come per trattenere – in quel momento senza saperlo, senza neanche immaginare cosa sarebbe stata la sua vita dal giorno dopo e negli anni a venire – il suo lascito e il suo pensiero. L’eredità. Quella di Piersanti, gravosa e pericolosa. Quella del padre Bernardo ingombrante, molto scomoda. Avveniva tutto inspiegabilmente in mezzo al sangue e in mezzo al terrore, la cognata ferita, i nipoti sconvolti, tutto fra le 12,30 e le 13 di un giorno di Epifania in via Libertà a Palermo. Piersanti il fratello Presidente che voleva nuove regole e pulizia e il padre Bernardo con quelle ombre che scaraventavano in un passato cupo. Il fratello che sognava una Sicilia più libera e le voci sul padre che portavano indietro, a Castellammare del Golfo, patria dei «castellammaresi » che dal 1925 erano diventati re anche a New York, una moglie che si chiamava Maria Buccellato (famiglia di aristocrazia mafiosa), i sospetti sui suoi legami con i potentissimi Rimi di Alcamo, le accuse (mai provate) di Gaspare Pisciotta al processo di Viterbo negli Anni Cinquanta, i dossier del sociologo triestino Danilo Dolci (condannato per diffamazione e amnistiato) sulle sue complicità nel Trapanese, le molte pagine dedicate dalla prima commissione parlamentare antimafia fino alle confessioni più recenti dell’ultimo pentito di Cosa Nostra Francesco Di Carlo.
Ma quel 6 gennaio del 1980 – in verità almeno da un paio di anni prima, quando Piersanti era stato eletto Presidente e subito aveva cominciato a manifestare il suo desiderio di ribaltare una Regione impastata di mafia - e quell’immagine del fratello in fin di vita sono diventate lo spartiacque fra Castellammare del Golfo e Palermo, il passaggio da una generazione all’altra, il cambio di passo. Non era forse proprio quella la ragione - il cambio di passo, la svolta – che aveva fatto ritrovare quella mattina il professore universitario piegato a sostenere il corpo martoriato del fratello? Non era stata forse la decisione e la forza di Piersanti a mettere paura a gente come Vito Ciancimino e a tutti quegli assassini che circolavano per la Sicilia e chissà dove altro ancora? Non lo sapeva ancora il tranquillo professore universitario che quelle otto pallottole rappresentavano non solo, come si diceva allora in Sicilia, un omicidio di tipo «preventivo», quelli che vengono ordinati per eliminare un pericolo imminente. Era anche «dimostrativo », di quegli altri omicidi che servono come monito, che portano sempre una minaccia che raggiunge tutti, omicidi che producono paura. La paura che c’è in questa foto. Prima di andarmene da via Libertà, quel giorno mi sono guardato intorno. A duecento metri avevano ucciso qualche mese prima il capo della squadra mobile Boris Giuliano, a trecento metri il consigliere istruttore Cesare Terranova, a cinquecento metri il segretario provinciale della Democrazia Cristiana Michele Reina. E, a meno di un chilometro, il nostro bravissimo collega Mario Francese.  -

Tratto da: repubblica.it

Foto © Letizia Battaglia

I nuovi rapporti tra Palermo 

ed il Colle ci diranno se 

davvero qualcosa è cambiato.


Pubblicato da www.antimafiaduemila.com


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di Francesco Bertelli - 31 gennaio 2015

Ok. Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica.
Andiamo però subito al sodo e capire se davvero qualcosa potrà cambiare da domani in poi.
Per vedere se le cose possono cambiare in breve tempo basta poco. Adesso il senso comune dei meno esperti su certe tematiche (purtroppo la gran parte della popolazione), suggerisce un pensiero che fino a qualche giorno fa pareva impensabile: Renzi ha fatto lo scherzetto a Berlusconi.
Non illudiamoci. Siamo seri.
Il problema non risiede nella personalità di Mattarella. Tutti sanno e riconoscono che sia una persona per bene. Anche il passato lo dimostra: in primis le dimissioni dopo la vergognosa legge Mammì, vergognoso regalo di Craxi al giovane allievo Berlusconi; la vecchia legge elettorale (il Mattarellum) che oggi sarebbe una benedizione dal cielo rispetto al Porcellum o al futuro Italicum.
Ma a parte questo, il problema è diverso. Un problema da ricondurre ai due mandati di Giorgio Napolitano: un ruolo istituzionale i cui poteri sono stati forse irrimediabilmente allargati e modellati secondo le esigenze del momento, senza tener conto dei dettami costituzionali. Un presidente che troppo spesso ha messo al centro dei suoi moniti il continuo “luogo comune” (anche un po’ banale e privo di significato) del conflitto fra politica e giustizia, senza spiegare bene chi e perché ha cominciato questo conflitto.
Aggiungiamoci anche i moniti (più di uno all’anno) ad invitare i magistrati ad evitare di lasciare troppo spesso dichiarazioni in luoghi non consoni al loro ruolo (ogni riferimento al pool di Palermo è puramente intenzionato).
Quasi degli attacchi mirati in coincidenza con i fatti di Palermo.
A tal proposito un Falcone ed un Borsellino avrebbero qualcosa da aggiungere sul fatto di “evitare di lasciare certe dichiarazioni”, ma andiamo avanti.
Lasciare allo sbando la Procura più bollente d’Italia, senza un capo per tre mesi. Non prendere alcuna posizione nei confronti di alcuni magistrati di Palermo sotto attacco da parte della mafia: Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Francesco del Bene. Non si tratta di semplici minacce: ordini di morte.
Su Di Matteo è stato svelato in tempo il progetto dell’attentato organizzato contro di lui, però il tritolo è sparso e nascosto per Palermo e le autorità non riescono ancora a trovarlo. E chi sa tace.
Dal mondo istituzionale non si è alzata alcuna voce di conforto e vicinanza. Neanche dall’ex Presidente della Repubblica.
Coinvolgere direttamente la politica nella nomina al Csm del Capo della Procura di Palermo. Questo è accaduto: la politica su indicazione del Quirinale prende iniziativa e mette il cappello sull’elezione del Csm, eleggendo Lo Voi a capo della procura palermitana. Siamo in attesa degli sviluppi in merito ai due ricorsi presentati dagli altri due candidati Lo Forte e Lari.
Anche questo è un fatto e il coinvolgimento è partito dal Colle più alto: il Quirinale.
Sono tutte tappe bene organizzate e avvenute in sequenza a discapito della sicurezza, della vicinanza, di un rapporto di fiducia reciproca tra una parte della magistratura e lo Stato.
Rapporti che durante i due mandati di Napolitano si sono deteriorati.
Ecco è da qui che bisogna ripartire. Da Palermo.
C’è la notizia molto recente che gli avvocati di Nicola Mancino hanno chiesto a Mattarella di testimoniare al processo sulla trattativa Stato-mafia, e la Corte ha accolto la richiesta. Perché? Nel capitolato ammesso dalla Corte d’assise di Palermo, i difensori di Mancino annunciano che a Mattarella intendono chiedere lumi sulla “linea adottata dalla Dc nella lotta alla mafia” e sulla “deliberazione del partito per rendere incompatibile la carica di ministro con quella di parlamentare dopo le elezioni del 92”.
Quindi inevitabilmente tutto si rimanda a Palermo e a questo processo scomodo che potrebbe vedere come testimone anche il nuovo Presidente della Repubblica.
Qui si scioglieranno i nodi.
Su questi problemi sopra elencati si potrà valutare se effettivamente qualcosa è cambiato.
Riallacciare un dialogo a livello istituzionale con la Procura di Palermo basato non sul fastidio o sulla supponenza ma bensì sul reciproco rispetto, sarebbe una novità importante.
Dimostrare di esserci come Presidente della Repubblica. Dimostrare di tener conto della vita dei magistrati in pericolo di vita (smettiamola di considerarle semplici “minacce” solo perché il morto non ci è ancora scappato).
Questo aprirebbe davvero un nuovo percorso e un nuovo dialogo su un tema fondamentale per questo Paese, troppo spesso volutamente ignorato dai vertici dello Stato (Quirinale compreso).
Allora se vogliamo essere ottimisti il primo gesto che ci si aspetta dal nuovo Presidente della Repubblica è uno solo (anche alla luce del passato personale del nuovo inquilino al Colle): alzi la cornetta del suo ufficio al Quirinale e faccia una telefonata a Nino Di Matteo, Roberto Scarpinato, Del Bene, Tartaglia, Vittorio Teresi per far sapere loro che il Presidente della Repubblica è vicino a loro e, soprattutto, è con loro.

Post Scriptum: il 20 febbraio si ridiscuterà in Parlamento sulla delega fiscale detta “Salva-Silvio” con le sue assurde soglie di impunibilità sotto il 3% dell’imponibile. Il nuovo Presidente della Repubblica come si comporterà di fronte a tale assurdità? Saremo nuovamente davanti ad un Presidente firma-tutto oppure qualcosa cambierà? Staremo a vedere.-

EFFETTO QUIRINALE.

Per un Mattarella che sale 

al Colle un Alfano che

sprofonda nell'irrilevanza.

Sabato 31 Gennaio 2015 - 18:43

Renzi lo ha avvisato: "O voti con noi o ti licenzio". E il leader Ncd ha detto "sì". Un autogol pagato a caro prezzo: adesso i moderati contano ancora di meno e sono "esplosi" al primo, vero appuntamento politico.


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PALERMO - Un siciliano sale al Colle. Un altro scivola nell'ombra della irrilevanza politica.
Angelino Alfano ha detto “signorsì”, rintanandosi nell'angolo di chi punta solo a sopravvivere. Il titolare del Viminale ha chinato il capo di fronte al diktat di Renzi: “O voti Matterella o ti licenzio”. Col risultato di una brusca retromarcia e della drammatica implosione del suo partito.

Eppure, doveva essere scheda bianca. Un atto di forza nei confronti del premier e del suo “metodo”: “I voti io li ho. Ma ricordatevi - avrebbe ammonito Renzi - che siete al governo con me”. Una frase che, secondo alcuni osservatori, sarebbe stata persino più incisiva, più diretta nei confronti di Alfano: “Come fai, da ministro degli Interni a non votare il nostro candidato?”. O voti con noi, o sei fuori dal governo. Una minaccia, secondo molti. Smentita dallo stesso Alfano. Ma non certamente dai suoi atti politici. Visto che, se minaccia non fu, l'effetto ottenuto è esattamente quello: Alfano è tornato sui suoi passi. Ha detto “sì” al suo presidente del consiglio. Dimostrando ancora una volta l'insussistenza di una linea politica. Di un'anima.

E l'errore in questo caso pare doppio. Alfano, da ministro degli Interni che ha rivestito anche il ruolo di vicepremier, non avrebbe avuto alcuna scelta: votare Sergio Mattarella. E magari buttare giù il boccone amaro, fingere di essere stato decisivo e stamparsi un sorriso convincente per dire: “Quel candidato è anche nostro. Abbiamo vinto noi”. Ancor di più per lui, che è anche l'unico siciliano al governo. E che, come Mattarella, riconosce nel proprio dna l'origine democristiana. E invece, le titubanze. L'annuncio iniziale di seguire la linea del resto dell'opposizione. Poi il ripensamento, la convocazione dei grandi elettori di Alleanza popolare. E infine, la decisione: “Votiamo Mattarella”.

Un'oscillazione, un'assenza di linea chiara, pagata a caro prezzo. Un prezzo prevedibile e sotto certi aspetti ormai inevitabile. Il partito centrista è imploso di fronte alle scelte “tergicristalli” del titolare del Viminale. “Non il nome, ma il metodo”, “Non convinti, ma al governo”, “Col Pd, ma anche col centrodestra”. La partita del Quirinale ha finito per lasciare Angelino Alfano, un po' più solo, in quella terra di mezzo dell'irrilevanza.

Sono salvi, però, quantomeno, poltroncine e seggiolini. Uno dei pochi effetti concreti, quello appunto di mantenere qualche strapuntino di potere, derivanti dalla scelta di Alfano. Oltre, come detto, all'implosione del suo partito. Il capogruppo al Senato Maurizio Sacconi ha annunciato le sue dimissioni “irrevocabili e immediate”. La portavoce Babara Saltamartini parla del “suo” leader come “una delusione”, preannunciando anche lei la fuoriuscita dal partito. Ed ecco gli scontenti: in aula Nunzia De Girolamo, Gaetano Quagliariello e Fabrizio Cicchitto non applaudono il nuovo presidente. L'orgoglio ferito dei parlamentari. Che di fronte al diktat del premier si sarebbero aspettati, forse, una reazione più decisa. Se non quella di far cadere il governo, il tentativo di far la voce grossa. Di far capire a Renzi, che in questi giorni ha sostanzialmente ignorato i moderati, forte dei consensi che gli venivano già assicurati a sinistra, che “ci siamo anche noi”. Che anche Ncd ha una linea, un'anima.

E invece, ecco il voto a Mattarella che è, in fondo, la risultante di una politica incerta, confusa. Al governo ma solo per il bene del Paese. Con la sinistra, ma pensando al centrodestra. Non per il nome, ma per il metodo. Una posizione, quest'ultima, che avrebbe avuto senso solo se Ncd avesse reagito con uno “schiaffone” a quel metodo. E invece, ha detto signorsì. Che è come dire: da adesso in poi Renzi potrà usare quel “metodo” tutte le volta che vorrà. A meno che Alfano non voglia sentirsi dire: “Sei licenziato”.   -

TEMPO DI CHIACCHIERE.

Al sindaco la delega "Pr". Intanto Marchionne assume gli assessori alla Fiat.

Il presidente dell'Ordine degli avvocati sbaglia la data dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario. Il vicepresidente del Consiglio comunale invece si dà alle battute umoristiche. Intanto Accorinti si spoglia di tutte le deleghe e resta con quella alle pubblic relation e Marchionne assume alla Fiat gli assessori della giunta. E li spedisce in catena di montaggio così non si offendono.

















Sabato, 31. Gennaio 2015 - 8:17


IL CELONA SBADATO

Il presidente uscente dell’ordine degli avvocati, Franco Celona, il  22 gennaio sollecita i colleghi con missiva: “Ti ricordo la partecipazione all’inaugurazione dell’Anno giudiziario, domani sabato 26 gennaio”. Peccato che la solenne cerimonia si è svolta non l’indomani ma il 26 e che non era un sabato ma un lunedì…
Speriamo che non faccia confusione anche con le date dei processi… O che non abbia sbagliato i giorni delle votazioni per il rinnovo del Consiglio dell’Ordine.

UN ASSESSORE IN QUOTA WWF

Alla domanda di un cronista sul perché non ha nominato una donna assessore,  così come richiesto da Patrizia Panarello per rispettare le quote rosa, il sindaco Accorinti risponde accorato: “ma come potete dire una cosa del genere? In 40 anni io mi sono sempre battuto io mi sono sempre battuto per i diritti dei rom e volete che non lo faccio per le donne?’”. Tra i giornalisti presenti arriva un suggerimento: “Subito un assessore in quota…WWF…”

PILLOLE D’INTERDONATITE

Il vicepresidente del Consiglio comunale Nino Interdonato ha il dono dell’ironia. In attesa dell’arrivo delle risposte della giunta al Ministero in merito alle 23 osservazioni al Piano di riequilibrio l’esponente dei Dr cerca di sorridere: “Secondo le previsioni dell’amministrazione l’Atm porterà nei prossimi 10 anni un utile annuo di 4 milioni di euro. Questo sì che è ottimismo. Penso che sia più probabile che il Comune vinca il SuperEnalotto piuttosto che l’Atm chiuda l’anno con un utile da 4 milioni. Sto preparando un maxiemendamento, per stabilire quante volte giocare la schedina ogni settimana….e iniziare a dare i numeri alla giunta”.
Nel fare gli auguri al nuovo assessore alle risorse del mare, il comandante Sebastiano Pino, il “cucciolo” del Consiglio commenta: “Dopo una lunga carriera in mare, l’assessore quando sarà in Aula per il Piano di riequilibrio scoprirà per la prima volta cosa significa essere in una barca che fa acqua da tutte le parti…”.
A passeggio con l’assessore regionale Maurizio Croce che commentava positivamente la presenza delle piste ciclabili e suggeriva l’idea di fare una sorta di “rete ciclabile siciliana”, Nino Interdonato si fa scappare la battuta: “Attualmente le piste ciclabili di Messina possono essere messe in rete solo dall’assessore Lucia Borsellino, la nuova rete ospedaliera…”

IL SINDACO PR

Accorinti si spoglia di tutte le deleghe e resta solo con quella alla Pace “Voglio stare in mezzo alla gente e parlare ai messinesi”. Insomma il primo cittadino ha deciso di dedicarsi “all’immagine”, è “l’uomo-copertina” della giunta, una sorta di “Pr” (pubblic relation) integrato dello Stretto.. E’ come se al comandante di una nave da crociera gli ufficiali dicessero: “Allora capo, da oggi la nave la guidiamo noi, lei si occupi delle feste per i passeggeri, gli faccia godere il paesaggio e ci raccomandiamo, stia attento che non scoppino risse. E se scoppiano, visto che è anche ambasciatore del perdono, li faccia abbracciare all’albero maestro per farli riappacificare.”

MARCHIONNE CHIAMA LA GIUNTA ACCORINTI

Gli assessori della giunta si sono profondamente offesi per essere stati definiti “radical chic” nonostante questa amministrazione in 18 mesi abbia applicato notoriamente un programma di ultrasinistra. Mai era stata detta una frase così oltraggiosa ed offensiva ad un gruppo di professori universitari. Ce ne scusiamo e d’ora in poi li definiremo “operai-proletari” o in alternativa “lavoratori del terziario”. Sembra che Marchionne li abbia già contattati per assumerli alla Fiat ma per nn offenderli invece che negli uffici li spedirà alla catena di montaggio.
Per tentate querele, segnalazioni, rettifiche, lamentele, suppliche, suggerimenti, pacchi bomba, biscotti al cianuro e quant’altro: la redazione di Tempostretto.  -   

OPERAZIONE BUCO NERO.

Crack Demoter, scarcerato il commercialista Benedetto Panarello.

Dopo 4 mesi ai domiciliari torna libero il professionista coinvolto nell'indagine sul fallimento pilotato dell'impresa di Carlo Borella, ex presidente dell'Ance. Aperto l'incidente probatorio.


Sabato, 31. Gennaio 2015 - 0:45
Scritto da: Alessandra Serio

Il Giudice per le indagini preliminari Maria Luisa Materia ha concesso la libertà al commercialista Benedetto Panarello, coinvolto nell'inchiesta Buco Nero sul fallimento dell'impresa Demoter. Il Giudice ha revocato i domiciliari disposti per il professionista alla fine del settembre scorso, quando andó in carcere il patron della società, il costruttore Carlo Borella.
Panarello è accusato in particolare della redazione di una perizia giurata sulla base della quale è avvenuto uno dei passaggi chiave, dalla Demoter alla Brik prima e la Cubo poi. Passaggi che secondo la Procura di Messina hanno soltanto fittiziamente spostato i beni della Demoter, rimasti in capo alla famiglia Borella, con l'unico obiettivo di far fallire la società madre vuota, e continuare a lavorare con le altre, alle quali venivano ceduti rami d'azienda attivi. Passaggi, peró, e questa è la contestazione al commercialista Panarello, realizzati sulla base di stime gonfiate rispetto al reale valore delle quote.
Una tesi che il legale del professionista, l'avvocato Nino Favazzo, ha sempre respinto.
Adesso il Gip Materia ha revocato la misura cautelare disposta 4 mesi fa. In questi giorni si è aperto infatti l'incidente probatorio che servirà a "cristalizzare" le prove, in particolare proprio le stime delle operazioni finanziarie incriminate. E a tal fine tra un mese circa il giudice sentirà il perito incaricato di dire la sua. Intanto, sulla base del primo deposito degli atti, Panarello è tornato libero.
In precedenza erano state revocate tutte le misure disposte anche per un altro indagato, Benito Borella, difeso da Isabella Barone, fondatore del gruppo e padre dell'ex presidente dell'Ance Messina, la sigla dei costruttori.  -

COLLETTI BIANCHI.


Gotha 1, l'accusa: "condannate Scirocco ed Aquilia".

Il pm Fabio D'Anna ha chiesto la condanna a 13 anni per i due costruttori arrestati nel 2011 insieme ai boss di Barcellona.


Sabato, 31. Gennaio 2015 - 0:01
Scritto da: Al. Ser.

Tredici anni. E' pesante la richiesta dell'accusa per Mario Aquilia e Francesco Scirocco, i due imprenditori arrestati il 24 giugno del 2011 nel primo blitz Gotha ai danni del clan di Barcellona.
Il processo di primo grado è agli sgoccioli e ieri pomeriggio l'accusa ha chiesto al Tribunale di Barcellona di condannarli entrambi. Al banco dei pm, il magistrato Fabio D'Anna, ex sostituto alla Dda di Messina e oggi procuratore generale di Caltanissetta.
D'Anna ha ripercorso la genesi dell'inchiesta sui due imprenditori, partita nel 2009 e sfociata nel 2011 nel maxi sequestro dei beni di Scirocco, nel gennaio, poi l'arresto di entrambi, la notte di San Giovanni.
L'accusa ruota intorno ai lavori appaltati in Sicilia al colosso Bonatti, e ai relativi subappalti. Contro il gioiosano e il barcellonese ci sono poi le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, da Santo Lenzo a Melo Bisognano, passando per Alfio Giuseppe Castro. La parola passa adesso alle difese, a partire dal prossimo 9 febbraio. -

AMBIENTE E SALUTE.

Edipower, cresce la paura nella Valle del Mela per il CSS.

La popolazione teme sempre di più la riconversione della centrale e l’utilizzo del CSS, il combustibile che deriva dai rifiuti. Interviene ora Angela Bianchetti, che ha inviato una nota al Sindaco di San Filippo del Mela.


Sabato, 31. Gennaio 2015 - 15:04
Scritto da: Serena Sframeli

Aumenta la preoccupazione per gli abitanti della Valle del Mela che cercano di capire se il futuro dell’azienda Edipower di San Filippo del Mela è effettivamente legato alla riconversione e all’utilizzo del CSS, il combustibile solido secondario che deriva dai rifiuti.
Le associazioni ambientaliste da tempo cercano di avere risposte concrete; qualche settimana fa Padre Trifirò, il sacerdote impegnato nella lotta per la salvaguardia della salute, aveva scritto a Crocetta chiedendo un’incontro e si era detto pronto ad andare a Palermo, insieme agi abitanti della Valle del Mela, per far capire le preoccupazioni della popolazione.
Anche il gruppo NORamNO CSS era intervenuto per esprimere la propria contrarietà all’inceneritore di rifiuti, così come avevano fatto dieci consigli comunali della zona deliberando la propria contrarietà al progetto.
Interviene ora anche Angela Musumeci Bianchetti, consigliere del comune di Pace del Mela e componente dell'associazione TU.DUR.DA.I e del COMITATO CITTADINI PACESI PER LA VITA. La Bianchetti ha inviato una nota al primo cittadino di San Filippo del Mela per chiedere un incontro urgente, alla presenza di una delegazione di Associazioni e Comitati, per discutere della vertenza Edipower e della problematica ambientale. “Dopo gli ultimi avvenimenti- afferma la Bianchetti- é fondamentale conoscere la posizione del Comune di San Filippo del Mela”.
Le Associazioni e i Comitati, con la collaborazione di diverse amministrazioni locali, sono già in mobilitazione per bloccare il progetto che la societá A2A/Edipower vuole realizzare presso la centrale di Archi.
“La regione e alcune istituzioni- termina la Bianchetti- non possono ignorare le dieci delibere di Consiglio comunale che esprimono la netta contrarietà all'utilizzo del CSS o di qualsiasi combustibile prodotto dai rifiuti, e la volontà della popolazione che chiede risanamento e bonifiche e no altri carichi ambientali ed ulteriori potenziali pericoli per la salute dei cittadini”.  -

Sergio Mattarella, 

un palermitano al Quirinale.


Per il nuovo presidente della Repubblica 665 voti, ben più dei 505 necessari per superare il quorum. Figlio di Bernardo, politico democristiano tra luci e ombre, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana. La saga della famiglia originaria di Castellammare del Golfo che è stata paragonata a quella dei Kennedy.


Pubblicato da www.loraquotidiano.it

31 gennaio 2015

















Sergio Mattarella è il dodicesimo presidente della Repubblica. Figlio di Bernardo, politico democristiano tra luci e ombre, più volte ministro tra gli anni ’50 e ’60, e fratello minore di Piersanti, che nel 1980 fu assassinato da Cosa Nostra mentre era presidente della Regione Siciliana, è il primo palermitano a salire al Colle ed è l’ultimo rampollo di una famiglia che per le molteplici vocazioni alla politica e per il tributo di sangue che ha pagato con l’uccisione del primogenito, eliminato dalla mafia, spesso è stata paragonata a quella dei Kennedy. Mattarella è stato eletto al quarto scrutinio con un ampia maggioranza: 665 voti, ben più dei 505 voti, necessari a raggiungere il quorum. Hanno votato per lui il Partito Democratico, Sinistra ecologia e Libertà, i fuoriusciti del Movimento Cinque Stelle, Scelta Civica e alcuni parlamentari del Nuovo Centro Destra. Forza Italia ha votato scheda bianca. “Grazie, ma il pensiero va soprattutto alle speranze e alle difficoltà dei nostri cittadini”è stata la prima dichiarazione del nuovo capo dello Stato. Che subito dopo è “comparso” su twitter. “Grazie, onorerò la Repubblica Italiana” è il primo tweet del profilo del capo dello Stato.
Il rito dell’insediamento
Tra pochi minuti comincia il rito laico che lo insedierà formalmente al Quirinale. Come da cerimoniale, infatti, dopo la proclamazione nell’Aula di Montecitorio, la presidente della Camera, Laura Boldrini, insieme alla vicepresidente vicaria del Senato, Valeria Fedeli, si recherà da Mattarella per annunciargli l’avvenuta elezione. Quindi nei prossimi giorni, probabilmente martedì, il nuovo Presidente della Repubblica dovrà recarsi alla Camera per il giuramento e il discorso di insediamento. Lo farà dinanzi al Parlamento riunito in seduta comune seguendo una prassi rimasta di fatto immutata dal 1948. L’emiciclo di Montecitorio sarà addobbato con 21 grandi bandiere e drappi rossi ornati d’oro. Una scenografia unica, riservata solo al giuramento e al discorso dinanzi alle Camere riunite. Il nuovo Presidente, secondo una prassi consolidata, giunge a Montecitorio accompagnato dal segretario generale della Camera; passa oltre il picchetto d’onore delle Forze Armate.
Personalità ritrosa e schiva, ribattezzato in Transatlantico ”Martirello’‘ per l’aria sofferta, il nuovo capo dello Stato non aveva in programma la carriera politica. Il suo impegno nella Dc, infatti, è successivo all’uccisione di Piersanti, quando Sergio Mattarella fu convinto a partecipare attivamente alla vita politica nell’isola.
L’uccisione di Piersanti
I biografi che negli ultimi giorni hanno ricostruito l’esordio del giudice costituzionale nella Dc raccontano che non fu facile per lui raccogliere l’eredita del fratello assassinato da Cosa nostra il 6 gennaio del 1980, due anni dopo essere stato eletto presidente della regione siciliana con una giunta che godeva del sostegno esterno del Pci. Piersanti Mattarella, infatti, fu un presidente di rottura in Sicilia, aprendo per la prima volta ai comunisti e realizzando di fatto nell’isola quel ‘‘compromesso storico” che Aldo Moro aveva concepito, evidenziando l’esigenza di dar vita a governi di ”solidarietà nazionale” con una base parlamentare più ampia comprendente anche il Pci. Un progetto che rese Moro bersaglio di aspre contestazioni, poco prima che le Br lo rapissero nel marzo del ’78 e poi lo uccidessero dopo 55 giorni di prigionia. Mattarella è l’uomo che proprio in quei mesi concretizzò l’accordo con la sinistra, guadagnandosi la fama di amico dei comunisti. Indimenticabile il suo atteggiamento alla Conferenza regionale dell’agricoltura, tenuta a Villa Igea, a Palermo, la prima settimana di febbraio del 1979. Il futuro segretario regionale del Pci Pio La Torre, all’epoca responsabile nazionale dell’ufficio agrario del suo partito attaccò con furore l’Assessorato dell’agricoltura, denunciandolo come il centro della corruzione regionale. Mattarella, invece di difendere il suo assessore, Giuseppe Aleppo, riconobbe pienamente la necessità di correttezza e legalità nella gestione dei contributi agricoli regionali. Nella storia della politica siciliana, quel giorno segnò una svolta indelebile: il senatore comunista e il presidente democristiano poco dopo sarebbero stati entrambi assassinati da Cosa nostra.
Secondo la ricostruzione della sentenza d’appello Andreotti, (poi confermata nel 2004 dalla Cassazione) che si basa tra l’altro sulle dichiarazioni del pentito Francesco Marino Mannoia, il divo Giulio era consapevole dell’insofferenza della mafia per la condotta di Mattarella, ma non avvertì né l’interessato né la magistratura, pur avendo partecipato a Palermo ad almeno due incontri con capi mafiosi che avevano per oggetto proprio la politica di Piersanti e, poi, la sua eliminazione. L’impegno di Sergio Mattarella comincia da lì, e fin da subito abbraccia il progetto di rinnovamento di una Dc che per ampi pezzi era all’epoca profondamente collusa con Cosa nostra.
La ”primavera” di Palermo
Tre anni dopo l’uccisione di Piersanti, nel 1983 Sergio viene eletto alla Camera e l’anno dopo viene incaricato dal segretario politico Ciriaco De Mita di bonificare la Dc siciliana nella quale avevano allora un ruolo di primo piano Vito Ciancimino e Salvo Lima. Nella veste di commissario politico, nel 1985 Mattarella promuove la formazione a Palermo di una giunta comunale di rinnovamento (con l’appoggio esterno della sinistra indipendente) guidata da Leoluca Orlando, che era stato tra i collaboratori di suo fratello Piersanti alla Regione Siciliana. E’ la prosecuzione del disegno di apertura a sinistra del fratello, riportato su scala amministrativa. Quella stagione, ricordata come la ”primavera” di Palermo, per l’attività di recupero dell’immagine di una Palermo squassata da una lunga sequela di omicidi, culmina nel varo della cosiddetta ‘‘giunta anomala”: un esacolore che vedeva insieme Dc, Sinistra indipendente, i Verdi, il Psdi, la lista civica cattolica ‘‘Città per l’Uomo’‘. Orlando lasciò all’opposizione il Psi, il pri e il Pli, nonché le parti più conservatrici legate alla Dc di Lima e di Vito Ciancimino. Nel 1989 la giunta fu allargata anche al Pci che per la prima volta entrò nel governo della città. Quel laboratorio palermitano oggi appare come la preistoria della vicenda politica che ha portato molti anni dopo alla fusione dei Ds con la Margherita, coagulando la tradizione comunista con il cattolicesimo di sinistra, e dando vita al Pd che oggi ha incoronato Sergio Mattarella capo dello Stato.
Un notabile grigio
Nel 1987 il neo-presidente della Repubblica si mantiene vicino alle correnti di sinistra del partito ed in particolare al segretario De Mita. Ed è lo stesso Ciriaco a prenderlo in giro, sostenendo che ”al suo confronto Forlani è un movimentista”: l’accusa più frequente nei confronti di Mattarella è, infatti, quella di essere ”un notabile grigiastro e immobilista”, un ”uomo grigio” per i modi felpati e il suo stile cardinalizio. Ma dietro il riserbo e il gelo del suo sguardo, il rampollo dei Kennedy di Sicilia nasconderebbe, a detta di chi lo conosce bene, una personalità di straordinaria tenacia: e la sua lunga permanenza all’interno di ruoli istituzionali di alto profilo né è la conferma più evidente. Mattarella è uomo d’apparato, è un vecchio notabile della Dc e anche un burosauro della Prima Repubblica che ha governato con Goria, con De Mita e con Andreotti, insomma con tutta la vecchia guardia di quella Balena Bianca che sembrava svanita nel nulla e che da oggi invece appare resuscitata. Il suo gesto più rivoluzionario è quello dell’89, quando sotto il governo di Andreotti VI, ministro della Pubblica Istruzione, si dimette dall’incarico il 27 luglio 1990, insieme ad altri ministri della corrente di sinistra della Dc, per protestare contro la fiducia posta dal governo sul disegno di legge Mammì di riassetto del sistema radiotelevisivo. E’ la sua rivolta a quella che venne soprannominata ”legge Polaroid’‘ perchè si limitava a fotografare la condizione esistente, legittimando la posizione dominante del gruppo televisivo di Silvio Berlusconi. E’ l’episodio dal quale oggi si fa derivare l’avversione del Cavaliere nei confronti di Mattarella, sempre che si voglia credere all’elezione del palermitano al Quirinale come ad un segnale di rottura del patto del Nazareno. Negli anni successivi, Mattarella è relatore delle leggi di riforma del sistema elettorale della Camera e del Senato che, recependo l’esito del referendum del 1993, introducevano una preponderante componente maggioritaria: la legge Mattarella, alla quale il politologo Giovanni Sartori diede l’appellativo di Mattarellum, fu impiegata per le elezioni politiche del 1994, del 1996 e del 2001.
Tangentopoli siciliana
Coinvolto, alla vigilia delle elezioni del ’92, nell’inchiesta sulla Tangentopoli siciliana, con l’accusa di aver incassato sotto forma di buoni-benzina un contributo elettorale dall’imprenditore Filippo Salamone, e infine assolto ”per non aver commesso il fatto”, Mattarella è uno dei protagonisti dell’evoluzione della Dc che avrebbe condotto nel gennaio 1994 alla fondazione del Ppi, nelle cui liste il più giovane dei Kennedy di Sicilia sarebbe stato eletto alla Camera nel 1994 e nel 1996. Al congresso di luglio 1994, insieme alla componente più di sinistra dei popolari, si oppose alla candidatura di Rocco Buttiglione alla segreteria del partito, in sostituzione del segretario dimissionario Mino Martinazzoli. Nel 1995, al culmine dello scontro interno al Ppi apostrofò il segretario, che cercava l’alleanza con la destra, ”el general golpista Roquito Butillone…” e definì ”un incubo irrazionale” l’ipotesi che Forza Italia potesse essere accolta nel Partito Popolare Europeo. Da ministro della Difesa, nel marzo del 2000, Mattarella passa in rassegna il picchetto d’onore al Pentagono con il segretario della difesa degli Stati Uniti d’America William Cohen, nel marzo 2000. Sostenitore, sin dal 1995, della candidatura di Romano Prodi alla guida di una coalizione di centrosinistra (L’Ulivo), comprendente tra gli altri il Ppi e il Pds, fu confermato alla Camera alle elezioni del 1996 e eletto capogruppo dei deputati popolari. Caduto il primo governo Prodi, assume la carica di vicepresidente del Consiglio durante il governo D’Alema.
Lo scandalo delle false tessere
Nel 2001 Mattarella viene rieletto alla Camera dei deputati nelle liste de La Margherita, che comprende l’intera componente dei Popolari e nella quale pochi mesi dopo il Ppi si sarebbe fuso. A differenza delle elezioni precedenti, non viene candidato in Sicilia ma in Trentino-Alto Adige, dove esplode le indagine sulle false firme raccolte per presentare la lista: il gip altoatesino rinvia a giudizio 17 esponenti locali della Margherita con l’accusa di aver falsificato alcune firme necessarie per la presentazione della candidatura di Mattarella (che non è stato indagato). Il processo dura più di un anno, ma nel frattempo ci pensa la maggioranza di Berlusconi: nel 2004 entra in vigore una legge che depenalizza il reato trasformandolo da delitto punibile con pene che vanno da uno a sei anni a una contravvenzione per cui è previsto il pagamento di una semplice ammenda.
Nel 2007 il palermitano al Quirinale è tra gli estensori del manifesto fondativo dei valori del Pd ma con lo scioglimento anticipato della XV legislatura il 28 aprile 2008, non si ricandida. Il 5 ottobre 2011 il Parlamento in seduta comune lo elegge giudice della Corte costituzionale alla quarta votazione con 572 voti, uno più del quorum richiesto. Oggi ”l’uomo grigio”, il burosauro della Prima Repubblica è il nuovo capo dello Stato. Con lui al Quirinale e Renzi a Palazzo Chigi, il Paese si riscopre più democristiano che mai.  -

Mattarella, casa e famiglia.



Pubblicato da www.livesicilia.it
Venerdì 30 Gennaio 2015 - 10:05


Chi è il Presidente della Repubblica, 

visto nella sia vita familiare. 

(nella foto Sergio Mattarella).


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ROMA-
Sergio Mattarella è vedovo dal 2012: era sposato con Marisa Chiazzese, sorella di Irma consorte di Piersanti, l'ex presidente della Regione Siciliana assassinato a Palermo il 6 gennaio 1980. Ha tre figli: Bernardo, Laura e Francesco. La sua casa a Palermo è in via Libertà nello stabile dove abitano anche i figli del fratello, proprio nello stesso viale elegante dove avvenne l'omicidio. Uno dei nipoti è Bernardo che è stato deputato regionale. Il primogenito di Sergio, Bernardo anche lui, è docente di diritto amministrativo. E' capo dell'ufficio legislativo del ministero della Funzione Pubblica. Il candidato al Quirinale e la sua famiglia trascorrevano di solito le vacanze nelle isole Eolie. 

RITRATTO DI SERGIO MATTARELLA.


Quei fiori di Sergio per 

Marisa.


Sabato 31 Gennaio 2015 - 13:11
     
 

Poco sappiamo della vita privata del nuovo Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ma ci sono quei fiori, da portare ogni quindici giorni, con qualunque tempo. I fiori per Marisa che un po' ci aiutano a capire meglio il profilo di un uomo schivo.


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Sergio Mattarella


PALERMO- L'unico colore nitido che emerge dalla tavolozza familiare è quello dei fiori appoggiati sulla tomba delle moglie, venuta a mancare nel 2012. Ogni due settimane – qualunque sia il tempo, ovunque si trovi – Sergio Mattarella  lascia tutto per deporre il suo omaggio sulla lapide di Marisa Chiazzese che sposò, mentre suo fratello Piersanti impalmava la sorella Irma. Continuerà a farlo - con la cadenza e i doveri imposti dal ruolo - anche da Presidente.















Non conosciamo il nome di quei fiori. E niente altro della vita privata di un personaggio, talmente ristretto nel suo lato pubblico da non annotarsi differenze tra i due emisferi. Gli amici più cari confessano un solo hobby: “la lettura” e aggiungono: “E' molto spiritoso, a dispetto delle apparenze”. Lo ammettono con riluttanza, come se violassero un misterioso monastero circondato di brume. Sicché assume il peso di uno scoop l'intervista rilasciata a 'Un giorno da pecora', alla vigilia dello scrutinio decisivo, da Franco Alfonso, il barbiere-confidente di Palermo: “Ogni quanto viene? Ogni tre settimane. Gli faccio solo i capelli non la barba, lui preferisce un taglio classico, gli ho suggerito di cambiare... Una persona colta e seria, ma che ride alle mie barzellette. Gliene ho raccontate anche su Berlusconi, e lui si è fatto una risata, ma non ha dato giudizi sul Cavaliere. E' tifoso del Palermo”.

Fiori, libri, il barbiere, un cauto umorismo. E, appunto, poco altro. Gli accenti con cui il nuovo Capo dello Stato è stato sezionato, prima della sua elezione, hanno raccontato il grigio, l'indefinito, la medietà. Un grigiore declinato secondo empatia o antipatia. Il tono della virtù, da sinistra, il riflesso del tradimento, da destra per le note vicende del Nazareno. Sergio, cioè la moderazione, la capacità di ascolto, il profilo istituzionale. Mattarella, cioè una figura di secondo piano, l'invisibile, il prescelto per tattica, non certo per merito.

“L’eventuale ascesa di Sergio Mattarella al Quirinale ci ridarà un quaresimalista dello stampo di Oscar Luigi Scalfaro. Mattarella è pio, schivo, incapace di sorriso. Sul Colle lo vogliono i democristiani del Pd. In prima linea, Rosy Bindi che con lui, negli anni di Tangentopoli, liquidò in un amen la Dc, forzando la mano al mogio segretario, Mino Martinazzoli. Ne derivò il Ppi, che nacque esangue, morì in fasce e fu sepolto senza lasciare traccia”. Così scriveva Giancarlo Perna su 'Libero'.

Giuliano (Amato, ndr) è dappertutto, mentre Sergio non sta da nessuna parte, il primo è il ragno che tesse la tela delle solidarietà, il secondo è il signore del riserbo. Una volta, tanti anni fa, Sergio Mattarella mi disse di ammirare molto il poeta Camillo Sbarbaro 'che voleva scendere dal marciapiede per evitare che il rumore dei passi richiamasse l’attenzione'”. Così Francesco Merlo su 'Repubblica', nello stesso periodo. Quando due penne nobili tratteggiano gli opposti di un rompicapo.

Che sorte avrà la tinta tenue di SergiuzzoIl presidente Mattarella si conformerà alla sua misura abituale: una figura pubblica senza trasalimenti, uno dai passi decisi, ma attutiti. "Uno che non ama toccare e farsi toccare", felicemente l'ha descritto Leoluca Orlando, antico compagno di viaggio. I fiori per Marisa resteranno custoditi da un affettuoso silenzio, come l'omaggio di un uomo a una donna che – per crudeltà del destino - non sarà mai first lady.  -

MATTARELLA PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA.


mattarella

Pubblicato: 31/01/2015  -  lasiciliaweb›› Politica››.

Un siciliano conquista il Colle.

Il giudice palermitano è il nuovo capo dello Stato. Alla quarta votazione supera abbondantemente il quorum: 665 le preferenze. Quattro minuti di standing ovation in aula: tutti in piedi tranne Lega e M5s. Renzi twitta: "Buon lavoro e viva l'Italia". Napolitano: "Un saldo riferimento per le riforme".




ROMA - Il giudice palermitano Sergio Mattarella è il nuovo presidente della Repubblica. Alla quarta votazione ha superato ampiamente il quorum di 505: 665 le preferenze per lui; 127 quelle per Ferdinando Imposimato, 46 per Vittorio Feltri; 105 le schede bianche.

Tutta l'aula della Camera era in piedi ad applaudire, tranne M5s e Lega. Quasi quattro minuti di standing ovation, un vero e proprio boato che è andato avanti per un po'. Finito il battimani, la presidente Laura Boldrini ha ripreso lo spoglio delle schede.

RENZI: "VIVA L'ITALIA". L'elezione di Sergio Mattarella alla presidenza della Repubblica rappresenta "sicuramente un punto saldo di riferimento molto alto per le riforme anche della Costituzione, in coerenza con la Carta", ha commentato l'ex presidente Giorgio Napolitano all'uscita dell'aula della Camera. "Buon lavoro, presidente Mattarella. Viva l'Italia", ha invece twittato il premier Matteo Renzi.  -

Al “Barone Romeo” una 

foresteria per le mamme 

delle Eolie a rischio parto.


Pubblicato da www.amnotizie.it



31 gennaio 2015 10:07

Proteggere le gravidanze a rischio delle donne che vivono sulle isole Eolie. L’Asp di Messina ha realizzato presso l’ospedale di Patti  una foresteria dedicata  alle mamme in dolce attesa che presentano una minaccia di parto pretermine. L’obiettivo è quello di far sì che i giorni pre-parto possano essere vissuti con più serenità, senza la preoccupazione di dover affrontare  un viaggio in elicottero in emergenza. È un percorso che inizia dopo una attenta analisi da parte dei ginecologi di riferimento presenti sull’isola. Sono infatti i professionisti  a valutare la situazione e ad avviare tutte le procedure che consentono di poter usufruire di questo spazio, in cui vitto e alloggio sono gratuiti. In questo modo il monitoraggio da parte dei medici sarà costante; in più i piccoli nati potranno contare sulla presenza – qualora vi fosse la necessità -  della terapia intensiva neonatale, struttura che ha i mezzi e il personale specializzato per trattare bambini così piccoli. Presto un’altra residenza verrà realizzata  presso l’ospedale di Milazzo e sarà di supporto per le gestanti che nel corso dei nove mesi non hanno avuto problemi particolari.  -

Metadone nascosto nel 

giubbotto, un arresto.


Pubblicato da www.amnotizie.it



31 gennaio 2015 13:04

Antonino Costantino, 39enne di Villafranca, è stato arrestato dai Carabinieri della Stazione di Messina Camaro, a conclusione di un’ attività di osservazione, pedinamento e controllo. I militari dell’arma, a seguito di una perquisizione personale, hanno rinvenuto nascoste nel giubbotto, 4 confezioni di metadone sulle quali era stata rimossa l’etichetta che avrebbe dovuto indicare il possessore così come previsto per legge. In pratica nel caso in cui l’acquirente fosse stato fermato dai Carabinieri, non sarebbe stato possibile risalire allo spacciatore. Dalla successiva attività investigativa è emerso che Costantino aveva ritirato il giorno prima la dose settimanale prevista al Sert ma il giorno successivo ne aveva ‘bruciata’ più della metà. La perquisizione effettuata presso l’abitazione ha consentito inoltre di recuperare del materiale quale dei ‘macina erba’, un bilancino di precisione e tre pasticche di anfetamina. Nell’udienza di ieri con rito direttissimo il Giudice  ha convalidato l’arresto.  -

Nuova truffa online

interessa la rete, la 

segnalazione della Polizia.

Autore: redazione.  
Pubblicato il 30 gennaio 2015 da www.24live.it

Nuova truffa online interessa la rete, la segnalazione della Polizia

Al fine di prevenire e contrastare i reati commessi a mezzo internet, la Polizia di Stato ritiene opportuno far sapere agli utenti del web, di una truffa che sta interessando la rete.

La Polizia Postale e delle Comunicazioni ha registrato negli ultimi giorni un significativo aumento dei casi di attacchi del tipo ransomware con cryptolocker o simili, ovvero malware con cui i criminali infettano il computer, criptano i dati della vittima e richiedono un pagamento per la decrittazione con gravi danni ai computer e ai server di privati, aziende e professionisti.

Nei casi più frequenti i malintenzionati inviano delle e-mail, anche ad indirizzi istituzionali, in cui si avvisano gli ignari malcapitati che devono essere rimborsati per alcuni acquisti da loro fatti e poi resi al venditore o si invia documentazione contabile, per cui si chiede di scaricare il modulo allegato. Quando l’utente scarica il modulo, un virus si installa nel computer criptando tutti i file in esso contenuti.

Viene, poi, chiesto di effettuare un pagamento in bitcoin, la moneta virtuale non tracciabile, per sbloccare il computer, ma – è bene evidenziare – che il pagamento non dà la certezza che i dati siano resi fruibili ed il consiglio è di non cedere al ricatto. La Polizia Postale, pertanto, invita gli utenti a non aprire assolutamente gli allegati delle email sospette e a cestinare immediatamente il loro contenuto prima che possa essere infettato l’intero sistema.  -

REGIONE SICILIANA :


Inchiesta sui grandi 

eventi, due condanne 

e un’assoluzione.


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PALERMO. Il gup di Palermo, Ettorina Contino, ha condannato a un anno Elio Carreca, accusato di corruzione, e a otto mesi Daniela Craparotta, imputata di turbativa d'asta. La pena è sospesa per entrambi. Assolto Alfonso Maffeo, come aveva chiesto il pm Piero Padova. I tre erano coinvolti nell'inchiesta "Grandi eventi", che ha fatto luce su sistema illecito ideato per controllare alcune gare bandite dalla Regione siciliana. Il gup ha rinviato a giudizio l'ex manager del Ciapi Faustino Giacchetto, Rossella Bussetti, Luciano Muratore, Bruno De Vita, Sandro Tatano, Dario Mirri, Gaspare Alessi, Giampiero Sommariva, Federica Zeppillo.
Sono quattro i grandi eventi finiti sotto inchiesta: il Taormina Fashion Awards, il Sicilian Ladies open golf, gli Assoluti di scherma e la Settimana tricolore di ciclismo.  -

A TORTORICI TORNA LO SPETTRO DEL RACKET ?




30 gennaio 2015 15:05

C’è lo spettro del racket dietro l’incendio appiccato al ristorante “Da Giacomo”, in pieno centro a Tortorici.
I malviventi, presumibilmente la notte tra mercoledì e giovedì, sono riusciti a forzare la porta d’ingresso del locale. Una volta all’interno hanno accatastato alcune sedie, avvicinandole ai tavoli. Quindi hanno cosparso di gasolio il materiale ed hanno dato fuoco prima di scappare.
L’incendio, però, non è riuscito a raggiungere altre suppellettili infiammabili e quindi si è spento poco dopo.
La scientifica del commissariato di Capo d’Orlando, coordinata dal dirigente Giuliano Bruno, ha proceduto ad eseguire i rilievi questo pomeriggio.
Gli uomini del posto fisso di Tortorici, guidati dall’ispettore Vincenzo Saporito, non escludono alcuna pista ma è difficile non privilegiare (almeno in questa fase) quella di un avvertimento a scopo estorsivo.  -

IMU TERRENI AGRICOLI :

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE 

DI SANT’ANGELO NON CI STA.


Pubblicato  da  NEBRODI  E  DINTORNI.


Sant’Angelo, 30 gennaio 2015 - Sull’ennesimo balzello imposto dallo Stato, che è l’IMU sui terreni agricoli, l’Amministrazione comunale di Sant’Angelo non ci sta. Con una delibera approvata oggi dalla Giunta, è stato chiesto di rivedere, non solo il criterio utilizzato per individuare i comuni che godono in maniera totale o parziale dell’esenzione, ma anche le modalità con le quali viene trattenuto dal fondo di solidarietà nazionale, l’importo teorico dell’IMU che l’ente locale dovrebbe incassare, che per Sant’Angelo ammonta a quasi 130 mila euro.


In particolare, l’Esecutivo ha chiesto di sospendere il pagamento dell’imposta sui terreni agricoli, di attivare un tavolo di concertazione con gli enti locali e le associazioni di rappresentanza, per confrontarsi sulle modalità di attuazione dell’art. 22 del D.L. 66/2014 e di riconoscere, tramite apposite leggi, l’attività agricola anche non professionale, nonché la gestione forestale attiva, come forma di tutela, protezione, difesa delle aree montane del Paese, a vantaggio dell’intero territorio italiano, secondo quanto sancito dalla Costituzione, in particolare all’articolo 44.

L’atto deliberativo sarà trasmesso al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministero dell’Economia e delle Finanze, al Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, al Ministero dell’Interno, al Presidente dell’ANCI nazionale, al Presidente dell’ANCI Sicilia, al Presidente della Regione, all’Assessorato regionale dell'Agricoltura, dello Sviluppo rurale e della Pesca mediterranea ed all’Assessorato delle Autonomie locali e della Funzione pubblica.

“Ormai la strategia dello Stato e della Regione – ha detto il Sindaco – è quella di demolire i Comuni, l’unico punto di riferimento istituzionale che i cittadini riconoscono. Invierò la bozza dell’atto deliberativo agli altri sindaci interessati – ha concluso il primo cittadino – invitandoli ad approvare delibere come la nostra, in modo da creare un forte movimento di protesta, affinché sia rivisto questo anomalo ed assurdo sistema di imposizione, che colpisce in maniera generalizzata il settore agricolo, ormai da anni al collasso, con le conseguenti ricadute produttive, occupazionali e di difesa del territorio”.  -

RISCOSSIONE SICILIA :

MUSUMECI, CROCETTA VUOLE 

MANTENERLA COME SOCIETA' 

ZAVORRA.


Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.



Palermo, 30/01/2015 - "Il presidente Crocetta sembra molto legato alle Partecipate regionali. E non avendo argomenti convincenti, ricorre al terrorismo psicologico. Sulla nostra proposta di liquidare Riscossione Sicilia e passare il servizio ad Equitalia paventa il licenziamento del personale. Un espediente penoso, proprio perchè la prima condizione del'eventuale passaggio sarebbe la garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali. Strano che il governatore voglia tenere in vita una società-zavorra che costa alla Regione decine di milioni di euro l'anno, senza alcun ristoro peraltro a favore dei tartassati contribuenti siciliani". Lo afferma l'esponente dell'opposizione all'Ars e presidente dell'Antimafia regionale Nello Musumeci. "Il governo continua a far pagare l'affitto a privati, qualcuno indagato dalla Procura - ha aggiunto - per le sedi provinciali di Riscossione Sicilia invece di utilizzare immobili regionali vuoti, mentre ha fatto chiudere quattro mesi fa gli sportelli decentrati che non costavano nulla perchè di proprietà comunale, nonostante il voto contrario dell'Ars. Man mano che le settimane passano, Crocetta si rivela sempre più vittima delle proprie contraddizioni e sempre meno credibile".  -

A20, BARCELLONA P.G. – BUONFORNELLO, 

AGGIUDICATA LA GARA DI MANUTENZIONE 

DEI GIUNTI AUTOSTRADALI DELLA TRATTA.


Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

30/01/2015 - La Ditta PALISTRADE 2000 srl di Caserta si è aggiudicata, in via provvisoria secondo la vigente normativa, la gara a “procedura aperta” (ai sensi del combinato art. 122 del D.Lgs 163/06 e seguenti e del DPR 207/2010 e seguenti) per la manutenzione dei giunti di dilatazione della tratta Barcellona-Buonfornello (Autostrada Messina-Palermo) con il ribasso del 35,1673%.
Importo base di gara di € 987.982,34= (incluso la somma degli oneri per l’attuazione dei piani di sicurezza). Esecuzione lavori entro 365 giorni naturali consecutivi a decorrere dalla data del verbale di consegna. I giunti garantiscono la “continuità della pavimentazione” tra impalcati (da pila a pila) dei viadotti assorbendo la dilatazione termica.
"Un ulteriore passo avanti nella messa in sicurezza della Messina-Palermo. E’ infatti dell’altro ieri l’aggiudicazione della pavimentazione della tratta Barcellona-Buonfornello e molto presto ne seguiranno altre", ha dichiarato il Presidente del Cas, -
Rosario Faraci.