venerdì 31 gennaio 2014

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Gasparri: Napolitano ai marò, 

"tornerete con onore".

Letta: stiamo sensibilizzando i nostri partner.

31 gennaio, 18:58

I marò Massimiliano Latorre e Salvatore Girone
Gasparri: Napolitano ai marò, "tornerete con onore"
"Napolitano al telefono con i #marò: tornerete con onore". Con questo tweet Maurizio Gasparri anticipa una telefonata che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, avrebbe fatto durante l'incontro con i parlamentari che sono appena rientrati da New Delhi.
"Il Capo dello Stato proseguirà e intensificherà i contatti già stabiliti sul tema con i Capi di Stato di Paesi amici, presso i quali ha già incontrato attenzione e comprensione per questo caso doloroso".
 Lo si legge in una nota del Quirinale diffusa al termine dell'incontro con la delegazione parlamentare ritornata da una missione in India.
"Proseguiranno i contatti sul piano europeo e internazionale per sensibilizzare i partner dell'Italia su una questione che vede tutta la comunità nazionale al fianco dei due Marò e delle loro famiglie".
Lo ha assicurato il premier al termine dell'incontro con i parlamentari che sono andati in India a trovare i Marò.  (ANSA)
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Maturità: greco al Classico, 

matematica allo Scientifico.

Prima e seconda prova 18 e 19 giugno.

31 gennaio, 19:17
 
Greco al Liceo classico, Matematica al Liceo scientifico, Lingua straniera al Liceo linguistico: sono queste alcune delle materie scelte per la seconda prova scritta della Maturità 2014 e contenute nel decreto firmato dal ministro Maria Chiara Carrozza.
Il decreto individua, inoltre, le materie affidate ai commissari esterni nella scelta delle quali è stato seguito, laddove si è rivelato opportuno, il criterio della rotazione delle discipline. Anche quest'anno dirigenti scolastici e insegnanti presenteranno on line la domanda di partecipazione agli Esami di Stato in qualità di presidenti di commissione e di commissari d'esame. Le prove scritte dell'Esame di Stato 2013/2014 si terranno mercoledì 18 giugno 2014 (prima prova) e giovedì 19 giugno 2014 (seconda prova).  (ANSA)
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Meredith: Sollecito, fermato 

vicino a confine: 

'Ho fatto giro in Austria'.

Sollecito fermato vicino al confine. 'Ho fatto un giro in Austria. Poi sono rientrato in Italia'.

31 gennaio, 20:10

Raffaele Sollecito.
Meredith: Sollecito, fermato vicino a confine: 'Ho fatto giro in Austria'
 ''Non sono preparata, non potrò mai desiderare di tornare in quel luogo... ma aspetto di leggere le motivazioni. Voglio combattere sino alla fine''. Cosi' Amanda Knox, in lacrime, parla in tv dell'ipotesi di estradizione in Italia. Amanda conferma che attraverso i suoi legali ha inviato una sua lettera ai familiari di Meredith. ''Auguro a loro - ha detto in lacrime - ogni bene''.

"Come mi sento? Vorrei che gli altri si mettessero al mio posto. E' così..." a dirlo all'ANSA è Raffaele Sollecito. Il giovane ingegnere risponde con poche parole alle domande. E subito sottolinea: "della sentenza non parlo".
"Appena ho saputo della sentenza mi sono spostato in territorio italiano": Raffaele Sollecito racconta così il pomeriggio di ieri. "Da uomo libero - ha detto ancora il giovane all'ANSA - potevo spostarmi come volevo. Poi ho saputo della sentenza e sono subito tornato in Italia. Ero stanco - ha concluso Sollecito - e mi sono fermato nel primo posto utile". Al suo legale, l'ingegnere pugliese aveva ribadito di avere "mai pensato di fuggire, tanto meno ora".

Sollecito fermato vicino al confine - "Non ho mai pensato di fuggire. Né prima né tantomeno ora": a sottolinearlo è Raffaele Sollecito, attraverso uno dei suoi difensori, l'avvocato Luca Maori. "Ho fatto un giro in Austria. Poi sono rientrato in Italia. Mi sono fermato lì a riposare". È quanto avrebbe riferito Sollecito agli agenti della Squadra Mobile che lo hanno fermato all'alba all'hotel 'Carnia' di Venzone. Il giovane ha poi lasciato gli uffici della Questura di Udine, al volante della mini Cooper della ditta del padre della fidanzata. L'avvocato Maori ha spiegato che Sollecito ha raggiunto la fidanzata in Friuli perché "stressato" dalle sue vicende processuali. "Il nostro assistito - ha ribadito il legale - non ha mai pensato alla fuga e ha consegnato spontaneamente il passaporto".
''Devo combattere sino alla fine. La sentenza e' del tutto inaspettata, la prospettiva di tornare in carcere e' psicologicamente devastante''. Cosi' Raffaele Sollecito in un'intervista alla Nbc in cui conferma che non intendeva scappare all'estero. ''Appena ho avuto la notizia del verdetto sono tornato immediatamente in Italia''
Notificato nelle prime ore del mattino il divieto di espatrio a Raffaele Sollecito. Secondo quanto appreso, Sollecito è stato raggiunto da agenti della squadra mobile di Firenze e di Udine in un paese tra Udine e Tarvisio, che aveva raggiunto nel primo pomeriggio di ieri.
"Avvocato, io sono innocente. La battaglia va avanti": a dirlo è stato stamani Sollecito ad uno dei suo difensori, l'avvocato Mauri con il quale si è sentito al telefono dopo la notifica del divieto di espatrio disposto dalla Corte d'assise d'appello di Firenze dopo la condanna per l'omicidio di Meredith Kercher.

Corte, manca motivo altra ordinanza Raffaele - ''L'ordinanza è stata eseguita. Basta. Lui sta in Italia, la questione è chiusa qua''. Lo ha detto all'ANSA il presidente della Corte d'assise d'appello di Firenze, Alessandro Nencini, spiegando che al momento non sono previste altre misure nei confronti di Raffaele Sollecito. ''Non c'è motivo di immaginare altro'', ha aggiunto Nencini.
La corte ieri sera ha condannato Amanda Knox a 28 anni e sei mesi e Raffaele Sollecito a 25. Impassibili i familiari di Meredith Kercher (Tutti i protagonisti) alla lettura della sentenza di condanna.
 Meredith Kercher venne uccisa a Perugia la notte tra il 1 e il 2 novembre del 2007. Sollecito e Knox vennero condannati in primo grado ed assolti in appello, provvedimento dopo il quale furono scarcerati. Per il delitto sta invece scontando una condanna definitiva a 16 anni l'ivoriano Rudy Guede. La sua triste vicenda rimane una ferita ancora aperta.
Amanda piu' volte negli anni scorsi dopo il ritorno negli Usa ha attirato piu' volte l'attenzione e le critiche di media e opinione pubblica in occasione di incontri con i suoi amici (a spasso per Seattle) o addirittura durante feste in maschera (Amanda mascherata da donna gatto). Ha anche ispirato un video musicale di una giovane band italiana (The Mistral Blows). Ad agosto ha anche incontrato Raffaele a New York. Lo stesso Sollecito era poi finito sui giornali durante una vacanza ai Tropici.  (ANSA)
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Marò: Napolitano, gestione 

India sconcerta.

Capo dello Stato, intensificherò contatti con Paesi amici.

31 gennaio, 20:17

Marò:Napolitano,gestione India sconcerta

(ANSA) - ROMA, 31 GEN - Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano "ha condiviso l'impegno, già assunto anche dal Presidente del Consiglio, a dare il massimo rilievo politico internazionale a una vicenda gestita finora dalle Autorità indiane in modi contraddittori e sconcertanti". Lo si legge in una nota del Quirinale. Il Capo dello Stato proseguirà e intensificherà i contatti già stabiliti con i Capi di Stato di Paesi amici, presso i quali ha già incontrato attenzione e comprensione per questo caso doloroso". (ANSA)
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Cosentino e Stasi indagati, 

estorsione.

Inchiesta Dda Napoli. Si ipotizza favore a clan camorra Casalesi.

31 gennaio, 19:27

Cosentino e Stasi indagati, estorsione 
 
(ANSA)  -  NAPOLI,  31 GEN  -   L'ex parlamentare del Pdl Nicola Cosentino, i fratelli Giovanni e Antonio, l'ex prefetto di Caserta ed ex deputato Pdl Maria Elena Stasi e l'ex sindaco di Villa di Briano (Caserta) Raffaele Zippo sono indagati dalla Procura di Napoli per l'ipotesi di reato di estorsione aggravata dall'avere agito per agevolare il clan camorristico dei Casalesi.  La vicenda riguarda il presunto allontanamento di un dirigente comunale di Villa che avrebbe concesso l'autorizzazione per un distributore di benzina. (ANSA)
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Vento forte e pioggia in 

Calabria, danni.

Decine interventi dei vigili del fuoco lungo la fascia tirrenica.

31 gennaio, 20:00

Vento forte e pioggia in Calabria, danni 
 
(ANSA) - CATANZARO, 31 GEN - Forti raffiche di vento e pioggia battente stanno caratterizzando il maltempo in Calabria dove sono segnalati danni e disagi. Le zone maggiormente colpite sono quelle della fascia tirrenica. I vigili del fuoco hanno effettuato decine di interventi per tetti scoperchiati, cornicioni pericolanti ed alberi caduti. Nella zona del lametino si sono verificati allagamenti di scantinati. Per il maltempo ci sono stati alcuni incidenti stradali con danni ai mezzi coinvolti. (ANSA)

Pubblicato: 31/01/2014  -  lasiciliaweb›› Sicilia.

Lotta allo spreco di denaro 

pubblico "260 milioni di 

finanziamenti illeciti".

La denuncia del comandante della Guardia di Finanza, Ignazio Gibilaro. In un anno sono state arrestate 21 persone, 788 denunciate.

 
PALERMO - Lotta allo sperpero del denaro pubblico. Sequestri e confische dei patrimoni della criminalità mafiosa. Lotta all'evasione fiscale. Frodi in danno dei consumatori. Questi sono stati i punti su cui si è incentrata l'attività della Guardia di Finanza in Sicilia lo scorso anno. Il comandante Ignazio Gibilaro, incontrando i giornalisti al comando regionale ha detto: "Nel corso di 442 investigazioni, sono stati individuati oltre 260 milioni di finanziamenti pubblici (provenienti dall'Unione Europea, dallo Stato, dagli Enti locali) illecitamente percepiti; altri 21,5 milioni di euro sono stati bloccati prima che venissero indebitamente erogati".

"Le persone complessivamente denunciate per tali reati sono 788, di cui 21 arrestate - ha affermato Gibilaro - Strettamente connesse alle attività di tutela alla spesa pubblica sono state anche le numerose (oltre 270) indagini volte alla ricostruzione di episodi di corruzione e concussione, peculato, abuso d'ufficio e violazioni alla normativa sugli appalti; più in generale, per i reati contro la Pubblica amministrazione, sono stati segnalati all'autorità giudiziaria 625 soggetti, di cui 48 arrestati".

Gli accertamenti eseguiti in materia di "cattiva gestione" delle risorse pubbliche hanno fatto scattare indagini alla Procura regionale della Corte dei Conti. Ai magistrati contabili sono stati segnalati 471 soggetti ritenuti responsabili di aver causato (con dolo o con colpa grave) "danni erariali" per 423 milioni di euro. A chi ha rubato soldi pubblici i finanzieri hanno sequestrato circa 25 milioni di euro. Non sono mancati anche i sequestri e le confische alla criminalità organizzata. "Sono stati sviluppati approfonditi accertamenti patrimoniali sul conto di 865 persone fisiche e di 251 società ed imprese - ha affermato Gibilaro - Nei confronti di 477 soggetti sono stati eseguiti provvedimenti di sequestro ai sensi della normativa antimafia, per un valore complessivo di beni e disponibilità finanziarie pari a 696 milioni di euro; inoltre sono stati confiscati beni e liquidità per ulteriori 183 milioni di euro".  -

Allarme conti, Roma dà una 

mano alla Sicilia.  Il governo 

potrà sbloccare le somme 

"impugnate".

Venerdì 31 Gennaio 2014 - 17:54
Pubblicato da: www.livesicilia.it

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che potrebbe sbloccare i conti della Regione. In pratica la Regione anticiperà al 2014 l'avvio di una sorta di piano di rientro del debito, che avrà una durata di 11 anni. 

 

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PALERMO - Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo che potrebbe sbloccare i conti della Regione. In pratica la Regione siciliana anticiperà al 2014 l'avvio di una sorta di piano di rientro del debito, che avrà una durata di 11 anni. Nella sostanza, il decreto legislativo consente alle Regioni in difficoltà di rimpinguare il Fondo per i residui attivi in undici anni spalmando così le somme, a partire. La Sicilia, quindi, potrà accedere a questa agevolazione fin da questa manovra.

"Non possono chiederci di colmare quel Fondo in un anno solo" aveva in effetti dichiarato alcuni giorni fa il presidente della Regione Rosario Crocetta. Questa soluzione consentirà probabilmente di sbloccare buona parte degli oltre 500 milioni di euro vincolati nel Fondo dei residui attivi dopo la maxi-impugnativa del Commissario dello Stato Carmelo Aronica.  -

La guerra di movimento 

degli sfasciademocrazia.

Avviso ai naviganti. È in arrivo la tempesta perfetta, scatenata per far naufragare la fragile flottiglia di chi si oppone all’ennesima porcata: la ristrutturazione della scena politica a proprio uso e consumo, ad opera del duo di impuniti scassademocrazia Renzi e Berlusconi. Dopo tanti rumori di fondo, oggi tuona su Repubblica il suo giovane vice direttore Massimo Giannini, fornendo il taglio editoriale che è prevalso nella corazzata del giornalismo italiano. Infatti scrive: «Il fatto politico che più conta, adesso, è che nella nostra democrazia bloccata un convoglio riformatore si è finalmente messo in marcia». Notare l’abile uso manipolatorio delle parole: l’asserzione senza il benché minimo dubbio che i maneggi del segretario del Pd con il pregiudicato di FI sarebbero una disinteressata e lungimirante soluzione riformista dei sempre più gravi problemi italiani; non un marchingegno per fregare un po’ di concorrenti nell’arena politica. Il disegno abbastanza ignobile di spianare il dissenso passando alla spartizione reciproca del territorio elettorale; un po’ come i sovrani di Spagna e Portogallo si ripartivano tra loro il continente americano, sotto lo sguardo benevolo del santo Padre (oggi si tratterebbe di Giorgio Napolitano).
Il Giannini è una penna di spessore, non un impallinato, come ormai si sta confermando Eugenio Scalari, e neppure un sopravvalutato di nome Francesco Merlo, cresciuto alla corte del cardinale di Curia della carta stampata Paolo Mieli. Quel Merlo che oggi parla dell’opposizione pentastellata nei termini di “squadracce grilline” (anche se sono altri a tirare schiaffoni e la Loredana Lupo a prenderseli).
Se – dunque – Giannini, già all’orecchio di Massimo d’Alema, si espone in questo modo, andando in rotta di collisione con tutte le più prestigiose firme della sua testata (da Stefano Rodotà a Barbara Spinelli), vuol dire che l’operazione manipolatoria ha preso ancora una volta il largo, dispiegando tutta la sua potenza; per ricostruire i termini della realtà ad uso e consumo dei manovratori. E si stia ben attenti, visto che in questi anni, sotto la dicitura mendace di comunicazione, già si sono realizzati disegni reazionario/repressivi che hanno ribaltato radicalmente la realtà.
Ci si ricorda come vent’anni fa i giudici dei pool milanese e palermitano erano in testa a tutte le top ten dell’apprezzamento sociale e del come tale apprezzamento sia virato in demonizzazione grazie all’opera delle grancasse mediatiche?
Adesso il mood è quello che gli scassademocrazia, gli sfasciacostituzione, sono il nuovo che avanza, il progressismo del XXI secolo; e chi non finge di crederci è un bieco conservatore. Possiamo indignarci fin che vogliamo, ma dovrebbe metterci in guardia (e in apprensione) ricordare come l’opera di modificazione artificiale negli umori nazionali ha sempre dato grandi soddisfazioni a chi voleva incassare i dividendi della strumentalizzazione.
Questo il motivo per cui il sottoscritto – come altri amici, da Flores d’Arcais a Mauro Barberis – continua a rivolgere le proprie critiche al M5S. All’evidente stato confusionale del suo traghettatore Beppe Grillo.
Non da nemico, ma da compagno di strada che scrive e dice quello che pensa (a differenza degli “estimatori a prescindere”, anche quando avanzano qualche blando distinguo e – così – fanno infuriare pure loro i talebani e i dorotei del movimento; gli uni perché non concepiscono l’idea stessa di critica, gli altri perché interessati solo a serbare la benevolenza di chi li ha fatti eleggere).
Difatti l’arrivo della tempesta rende particolarmente vulnerabile la scelta di attestarsi negli immobili fortilizi delle proprie prese di posizione (con qualche sortita puramente dimostrativa, tipo la richiesta di impeachment per il Presidente Napolitano). Una strategia suicida, mentre si preannunciano gravi perturbazioni e i capoccia della corporazione trasversale del potere adottano la ben più efficace guerra di movimento.   -

Asl Lazio: parentele, 

incompatibilità e condanne. 

Ombre su nomine di Zingaretti.

I consiglieri del movimento 5 stelle denunciano irregolarità nelle nomine del presidente della Regione. Tra nomi non idonei, procedimenti per danno erariale e amicizie politiche dichiarate. La replica: "Verificheremo, ma critiche strumentali".

 
 
Nicola Zingaretti
Figli di papà – o meglio, di mamma – che scalano in tempi record i vertici della sanità pubblica. Casi d’incompatibilità, amici ripescati, ex che ritornano, persino condannati dalla Corte dei Conti: c’è un po’ di tutto nel pool dei manager nominati da Nicola Zingaretti. Sono pronti 12 incarichi su un totale di 21 direttori generali: siamo alla prima infornata. Ma è necessario fare un passo indietro. Dieci mesi fa, appena eletto, Zingaretti – “in nome della trasparenza e della competenza” – decide di bandire un concorso per la selezione dei futuri manager del Lazio. Affida all’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) il compito d’indicare i migliori in tutta Italia: un’apposita commissione esterna, formata da soggetti indipendenti, selezionerà una short list di 50 nomi. Precisando che, anche gli idonei, seppur non ricompresi nella short list, possono essere nominati. Si arriva così alla prima rosa dei nuovi manager. A fine ottobre viene pubblicato l’elenco degli idonei, sono 581, mentre a gennaio – qualche giorno prima degli incarichi – viene resa pubblica anche la lista ristretta. Ma i consiglieri regionali del Movimento cinque stelle e Fabrizio Santori del gruppo misto, su alcune nomi denunciano delle irregolarità. “Ho agito nel segno dell’innovazione – ribatte Zingaretti attraverso il suo ufficio stampa – e le critiche mosse dai consiglieri del M5S e da Santori sono assolutamente strumentali. Verifichiremo comunque tutto con la massima attenzione: se vi sono irregolarità valuteremo”. Analizziamole caso per caso.
Parentela sospetta
Partiamo dal caso di Fabrizio D’Alba. È stato proposto da Zingaretti per dirigere la Asl Roma H (Castelli romani). Per i consiglieri regionali del Movimento cinque stelle e Fabrizio Santori del gruppo misto, D’alba non possiede i requisiti. E potrebbe trattarsi di una possibile parentopoli. I consiglieri riscontrano l’irregolarità partendo proprio dalla normativa regionale, targata Zingaretti, che prevede – come requisito fondamentale – l’esperienza quinquennale nella direzione d’una struttura ospedaliera complessa. “Il Dottor D’Alba – segnalano i consiglieri – nel suo curriculum ne dichiara solo due”. Ilfattoquotidiano.it ha verificato che nel curriculum di Fabrizio D’alba appaiono diverse esperienze in strutture ospedaliere come dirigente amministrativo. E soltanto dal 2012 a oggi risulta aver ricoperto l’incarico di direttore amministrativo del San Camillo Forlanini di Roma. D’altronde D’Alba – classe 1973 – è il più giovane direttore generale tra quelli proposti dal Governatore. Ed è figlio di Elda Melaragno che, per oltre un decennio, è stata al vertice del Dipartimento Sanità della Regione Lazio.
Madre e figlio sono citati in una memoria di Anna Iannuzzi, nota come “Lady Asl”, che nel 2006 alla procura che indagava sullo scandalo Sanità, scrive: “Ricordo anche che la Paccapelo mi consigliò di affidare una consulenza informatica al figlio della Melaragno, Fabrizio D’Alba (…). Poiché tale richiesta mi veniva da persona molto influente, quale è la Paccapelo, ho ceduto a questa richiesta e ho versato al figlio della Melaragno 10 milioni (così nel testo originale, ndr) al mese da agosto a novembre 2005 (…) anche se, di fatto, il lavoro dallo stesso effettuato non veniva da noi utilizzato”. Sulla vicenda Lady Asl, però, né Elda Melaragno né Fabrizio D’Alba risultano coinvolti.
I manager incompatibili
Tra i casi più discussi c’è quello di Isabella Mastrobuono, direttore sanitario della Fondazione Tor Vergata, il cui presidente è proprio Zingaretti. È stata proposta come direttore generale per l’Asl di Frosinone. Secondo i consiglieri della Pisana non potrebbe ricoprire l’incarico per due ragioni. La prima: la sua nomina sarebbe in contrasto con la legge che nega a chi nei due anni precedenti “abbia ricoperto cariche in enti di diritto privato, regolati o finanziati dal servizio sanitario regionale”, la possibilità di diventare direttore generale. E la fondazione policlinico Tor vergata è un ente di diritto privato. La seconda: è stata Sub Commissario del Molise e quindi risulterebbe incompatibile con la nomina che non può essere conferita “a coloro che, nei due anni precedenti, abbiano esercitato la funzione di Presidente del Consiglio dei Ministri o di Ministro, Viceministro o sottosegretario nel ministero della salute o in altra amministrazione dello Stato”.
Infine un particolare: la Mastrobuono è stata assolta recentemente dal processo che la vedeva accusata di abuso d’ufficio per essersi aumentata il proprio stipendio oltre i limiti previsti dalla legge. Per questo reato, dopo il rinvio a giudizio, aveva chiesto il patteggiamento. In base alle stesse norme, peraltro, Zingaretti ha bloccato la nomina di Luigi Macchitella per la direzione della Asl di Viterbo. Il motivo: avrebbe avuto, fino al 31 marzo 2013, un rapporto di lavoro con l’Icot (Istituto chirurgico ortopedico traumatologico) di Latina che, a tutti gli effetti, risulta una struttura privata convenzionata con la Regione Lazio. Il suo caso – denuncia Santori in un’interrogazione – rientrerebbe in una fattispecie simile al caso Mastrobuono.
L’amico ripescato
Vitaliano De Salazar sarà il manager dell’Asl Roma B. Un passato da direttore generale dell’Ospedale Spallanzani, del Sant’Andrea e dell’Ares 118, è l’unico dei nominati non presenti nella short list. È stato ripescato dall’elenco dei 581 risultati idonei. In questo caso non c’è alcuna violazione, perché la legge regionale dà ampio potere discrezionale al Presidente del Lazio, che può scegliere anche chi non è nel “listino”. Ma i Cinque stelle domandano: “A cosa è servito affidare la selezione ad un’Agenzia esterna se poi si devono indicare persone che si desidera come De Salazar?”. “L’Agenas – replica l’ufficio di stampa di Zingaretti – ha soltanto il compito di suggerire dei nomi. Le nomine spettano solo al presidente della Regione Lazio”.
Il manager che non voleva tagli
La sedia più alta dell’azienda Roma G è stata assegnata a Giuseppe Caroli, di Modena, fino al 31 maggio direttore generale dell’Asl cittadina. Di lui i consiglieri pentastellati raccolgono un aneddoto interessante: la sua strenua opposizione all’iniziativa della giunta Errani che voleva ridurre il premio di produttività di tutti i direttori generali della sanità emiliano romagnola dal 17 al 15 per cento. “Si è ribellato perché voleva il premio per intero”.
Due pesi e due misure
“Zingaretti ha parlato di merito, di nomine integerrime e ci ritroviamo tra i nominati anche Ilde Coiro che è stata condannata in via definitiva dalla Corte dei conti per danno erariale?”. I consiglieri attaccano anche questa nomina. Fu nominata – da Pietro Marrazzo – direttore generale dell’Asl di Latina dal 2007 al 2010. Dopo un passaggio come direttore amministrativo all’Asl Roma C, ora si prepara per guidare il San Giovanni, uno degli ospedali strategici della Capitale. Nel documento dei cinque stelle, la Coiro viene descritta come una donna molto vicina al vecchio Pd romano. Rinviata, invece, la decisione sull’incarico di Luigi Macchitella all’Asl di Viterbo. Anch’egli vicino al Pd, è stato condannato in primo grado dalla Corte dei conti a pagare 75mila euro per danno nei confronti dell’Usl di Foligno che ha diretto fino al 2003.
Galassia Pd
E intorno al Pd, secondo i consiglieri del M5S, orbitano anche altri neo manager della sanità laziale. Tra questi – si legge nel documento dei consiglieri – anche “Carlo Saitto, nominato all’Asl Roma C, direttore amministrativo nell’era Marrazzo sotto la direzione di Ilde Coiro nell’azienda sanitaria pontina; Vincenzo Panella alla Asl D, Giuseppe Quintavalle a Civitavecchia, vicino all’ex sindaco Pietro Tidei. Michele Caporossi, marchigiano con un passato da assessore al comune di Ancona in una giunta di centrosinistra, scelto per la Asl di Latina”. E infine ritorna Vitaliano De Salazar che “ha accompagnato Michele Baldi della Lista Civica Zingaretti in tutta la sua campagna elettorale”.  -

Omicidio Meredith, sentenza 

ribaltata. 25 anni a Sollecito, 

28 ad Amanda Knox.

Processo d'appello bis, dopo che a marzo la Cassazione aveva annullato l'assoluzione dei due imputati. In primo grado invece i due erano stati giudicati colpevoli. "Mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano. Contro di me un apparato accusatorio inesistente", ha detto Amanda da Seattle. Nessuno dei due andrà in carcere, in attesa di un nuovo ricorso in Cassazione.

Omicidio Meredith, sentenza ribaltata. 25 anni a Sollecito, 28 ad Amanda Knox
 
 
Sentenza ribaltata: Amanda Knox è stata condannata a 28 anni e 6 mesi di carcere e Raffaele Sollecito a 25 anni per l’omicidio di Meredith Kercher. Divieto di espatrio per lui e nessuna misura cautelare per lei. Così ha deciso la Corte d’Appello di Firenze, dopo undici ore di camera di consiglio. Il legale Giulia Bongiorno parla di “sentenza mediatica” e dice: “Questo non è il verdetto finale”. Il suo assistito ha appreso della sentenza dalla tv ed è apparso “annichilito” a uno dei suoi difensori. I giudici fiorentini hanno disposto il ritiro del passaporto ritenendo che il giovane abbia sviluppato supporti logistici in Paesi con i quali l’Italia non ha trattati di estradizione. La misura cautelare non è stata invece disposta per la Knox in quanto la corte non ha ravvisato il pericolo di fuga essendo la giovane “legittimamente” residente negli Stati Uniti. Nessuno dei due andrà in carcere, in attesa di un nuovo ricorso in Cassazione.
“Sono spaventata e rattristata da questa sentenza ingiusta. Mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano”, ha commentato Amanda Knox, alla Abc, mentre l’avvocato Luciano Virga ha annunciato che faranno ricorso. L’accusa, per lei, aveva chiesto 30 anni. La condanna è stata invece inasprita rispetto alla sentenza di condanna di primo grado, perché hanno ritenuto aggravato il reato di calunnia commesso dalla Knox nei confronti di Patrik Lumumba. Questa mattina in aula un altro avvocato di Amanda, Carlo Dalla Vedova, aveva detto alla Corte di essere “sereno sul verdetto” perché, aveva spiegato “non è possibile condannare una persona che è ritenuta probabilmente colpevole. Il codice penale non prevede la probabilità. Prevede solo la certezza”.
Non è tempo di festeggiare“, ha detto il fratello di Meredith Kercher, Lile, commentando la sentenza di condanna nei confronti dei due imputati. A marzo la Cassazione aveva annullato l’assoluzione di Knox e Sollecito, accogliendo il ricorso del procuratore generale Luigi Riello che aveva chiesto l’annullamento della sentenza di secondo grado. Secondo il pubblico ministero Manuela Comodi, era stata rilevata la “palese illogicità della decisione di secondo grado” che aveva “ignorato il 70 per cento degli elementi di accusa“. Il 3 ottobre 2011 invece, i giudici avevano rimesso in libertà Amanda e Raffaele: il gancetto del reggiseno e il coltello che in primo grado erano stati una sorta di pietra angolare dell’accusa, nella superperizia concessa alle difese che la chiedevano a gran voce da anni, erano diventati motivo di dubbio della colpevolezza dei due, e della bontà del lavoro svolto dalla polizia scientifica. Con una perizia totalmente pendente dalla parte delle difese, i professori Carla Vecchiotti e Stefano Conti avevano ridato speranza ai due imputati.
Meredith Kercher venne uccisa a Perugia la sera del primo novembre del 2007 e la vicenda giudiziaria legata al delitto è una delle più controverse degli ultimi anni. Studentessa inglese di 22 anni, in Italia per Erasmus, venne uccisa con una coltellata alla gola nel proprio appartamento. Il corpo venne trovato il giorno dopo in camera da letto, coperto da un piumone.
Le tappe del processo – Il 28 ottobre 200 Amanda e Raffaele vengono imputati per omicidio e violenza sessuale. Guedè, che aveva scelto il rito abbreviato, viene accusato in primo grado di omicidio e violenza sessuale e condannato a 30 anni di carcere. 16 gennaio 2009 inizia il processo di primo grado a Perugia contro Knox e Sollecito. Il 4 dicembre 2009, la corte riconosce i due colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannandoli rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. Il 22 dicembre 2009, la corte d’Appello conferma la condanna di Guedè, ma diminuisce la pena a 16 anni. Il 24 novembre 2010, inizia il processo di appello di Perugia contro Knox e Sollecito. Il 16 dicembre 2010, la Corte di cassazione conferma la condanna di 16 anni di detenzione per Guedè. 29 giugno 2011. Un’indagine forense indipendente ordinata dalla corte d’Appello trova che molte delle prove del dna che inchiodano Amanda e Raffaele sono inaffidabili. Il 4 ottobre 2011 la corte d’Assise d’Appello assolve i due imputati dall’omicidio “per non avere commesso il fatto” e ne dispone la scarcerazione. Il pg ne aveva chiesto l’ergastolo. Secondo i giudici di secondo grado i “mattoni” su cui si è basata la condanna “sono venuti meno”: c’è una “insussistenza materiale” degli indizi, dalle tracce di Dna all’arma del delitto. E l’ordinamento “non tollera la condanna dell’innocente”. Il 25 marzo 2013 il processo ad Amanda e Raffaele approda in Cassazione. Il pg chiede l’annullamento della sentenza di assoluzione, definita un “raro concentrato di violazioni di legge e di illogicità”. Il 26 marzo 2013, la Suprema corte annulla la sentenza di secondo grado e rinvia alla Corte d’appello di Firenze per un nuovo processo. Il 30 settembre 2013 inizia a Firenze il nuovo processo di appello.
La stampa internazionale - A pochi minuti dalla lettura della sentenza della Corte d’appello di Firenze nel caso dell’omicidio di Meredith Kercher, la notizia della conferma della condanna di Amanda Knox e Raffaele Sollecito è rimbalzata sulle homepage dei siti dei giornali di tutto il mondo, guadagnando spesso l’apertura. È questo il caso della Bbc, che apre il sito con una foto di Raffaele e Amanda e titola: “Amanda Knox colpevole dell’omicidio Kercher”. Negli Stati Uniti su Abc News e Cnn, titolo stringato: “Colpevoli di nuovo”, sopra una foto di Amanda e Raffaele. La nuova condanna è la seconda notizia in ordine di importanza sul Wall Street Journal e si trova anche sulla home page del New York Times, che titola “Amanda Knox di nuovo condannata per omicidio in Italia”. Notizia in alto anche sul Boston Globe. Nel Regno Unito il caso Meredith si trova in apertura dell’Indipendent e del Guardian, il cui titolo recita: “Knox e Sollecito perdono il ricorso in appello per l’omicidio Kercher”. Lo stesso Guardian riporta anche una video-intervista esclusiva ad Amanda Knox, rilasciata al giornalista Simon Hattenstone nei giorni scorsi. Apertura anche sul quotidiano francese Le Monde e sul tedesco Frankfurter Allgemeine.  -

giovedì 30 gennaio 2014

ANSA.it > Regioni > Liguria > News.

Treno deragliato, piove ma 

frana 'tiene'.

Il maltempo ferma la messa in sicurezza dello 

smottamento.

30 gennaio, 21:48

Treno deragliato, piove ma frana 'tiene'
(ANSA) - GENOVA, 30 GEN - Nonostante le piogge di questi giorni tiene la frana caduta a Capo Rollo sulla ferrovia che unisce Italia e Francia, dove, tra Andora e Cervo, il 17 gennaio è deragliato l'intercity 660. Lo dice il sindaco di Andora, Franco Floris. "La frana non si muove per adesso, nonostante la pioggia, ma sono preoccupato perché le previsioni per stanotte parlano di un aumento delle precipitazioni". I tecnici stanno controllando l'area, ancora sotto sequestro, con una apposita strumentazione.  (ANSA9
ANSA.it > Cronaca > News.

Amanda spaventata 

'sentenza ingiusta'.

'Mi aspettavo qualcosa di meglio dalla 

giustizia italiana'.

30 gennaio, 23:21

Amanda spaventata 'sentenza ingiusta' 
 
(ANSA) - NEW YORK, 30 GEN - "Sono spaventata e rattristata per questa sentenza ingiusta". Sono le prime parole di Amanda Knox dopo la sua nuova condanna per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. "Essendo stata in passato giudicata innocente, mi aspettavo di meglio dal sistema giudiziario italiano", denuncia parlando di "persecuzione ingiusta" e di "indagini grette e piene di pregiudizi". Non solo: "Sono stata vittima della riluttanza ad ammettere errori -si sfoga- di testimonianze inattendibili". (ANSA)
ANSA.it > Cronaca > News.

Mez: Famiglia, non é tempo 

di festeggiare.

Fratello Lyle: capisco perché Amanda e Raffaele 

non fossero qui.

30 gennaio, 23:02

Mez: Famiglia,non é tempo di festeggiare 
 
 (ANSA) - FIRENZE, 30 GEN - "Non è tempo di festeggiare". Così il fratello di Meredith Kercher, Lyle, ha commentato la sentenza di condanna nei confronti di Raffaele Sollecito e Amanda Knox. Pur accogliendo le richieste dei loro legali, i fratelli di Mez, Lyle e Stephanie, hanno ascoltato composti la lettura della sentenza. "Capisco perché Raffaele e Amanda non fossero qua".I familiari di Meredith hanno convocato per domani una conferenza stampa alle 10 al Tuscany Hotel in via di Novoli a Firenze.  (ANSA)
ANSA.it > Cronaca > News.

Meredith: 

Amanda e Raffaele colpevoli.

28 anni e 6 mesi per lei,25 anni per lui anche 

divieto espatrio.

30 gennaio, 22:21

Meredith: Amanda e Raffaele colpevoli 
 
(ANSA) - FIRENZE, 30 GEN - Amanda e Raffaele colpevoli dell'omicidio di Meredith Kercher. La Corte d'assise d'appello di Firenze ha ribaltato la sentenza di assoluzione di 2/o grado ritenendo Amanda e Raffaele colpevoli e condannando lei a 28 anni e sei mesi e lui a 25. La Corte ha stabilito anche il divieto di espatrio per Raffaele Sollecito. In aula i familiari di Mez hanno assistito impassibili alla sentenza. Impietrita alla notizia anche Amanda che a detta dei suoi legali, non ha pianto e non ha parlato.  (ANSA)

Pubblicato: 30/01/2014  -  lasiciliaweb›› Politica››.

Ars, approvato ddl liberi 

consorzi.

Arriva l'ok in commissione Affari istituzionali con 10 voti a favore e 4 contrari. Musumeci: "Espropriato il diritto al voto a quattro milioni di siciliani". Il M5s: "Altro che riforma epocale, è un brodino".

 

PALERMO - È stato approvato in commissione Affari istituzionali dell'Ars, presieduta da Antonello Cracolici (Pd), il disegno di legge che istituisce i Liberi consorzi al posto delle Province. Dieci i voti a favore, 4 i contrari.

"Dovevamo aspettare un governo regionale di Sinistra a guida comunista per vedere espropriare a quattro milioni di siciliani il diritto al voto", ha dichiarato il deputato regionale Nello Musumeci.

"Altro che riforma: si torna indietro di cinquant'anni, quando in Sicilia - osserva - i vertici dell'Ente intermedio non venivano scelti dai cittadini ma dagli apparati dei partiti. Crocetta ha mentito ancora una volta ai siciliani: aveva detto di abolire le Province per fare risparmiare sui costi e invece ne ha solo cambiato il nome, mantenendo lo stesso personale, le stesse funzioni, gli stessi immobili. Come se non bastasse, i debiti degli enti provinciali graveranno sui comuni, già al collasso, ed i centri di costo dei Liberi consorzi si moltiplicheranno a dismisura".

Per Musumeci "l'unica modifica apportata da Crocetta consiste nell'impedire d'ora in poi che i vertici amministrativi delle nuove province siano scelti dai cittadini: niente più elezioni. La invenzione delle tre città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) - ha aggiunto il deputato dell'opposizione - è un'offesa al buon senso e una condanna alle aree interne dell'Isola (il 90 per cento del territorio siciliano) che con questa riforma resteranno sempre più isolate e degradate". "Daremo guerra in aula - anticipa Musumeci - affinché questa ignobile mistificazione mediatica non crei altro danno alla Sicilia".

"Ora non ci sono più alibi, l'Ars è chiamata a discutere in aula la riforma delle province: serve un confronto alla luce del sole, senza rinvii né tatticismi", ha detto Antonello Cracolici (Pd), presidente della commissione Affari istituzionali dell'Ars. "Questa riforma - aggiunge Cracolici - è il primo tassello del riordino del sistema della Pubblica amministrazione siciliana, che deve passare anche attraverso il decentramento di compiti dalla regione ai consorzi e alle città metropolitane, prevedendo funzioni distinte e autonome fra questi due enti, anche in relazione ai comuni che vi aderiscono".

"In commissione - prosegue Cracolici - è stato varato un ddl coerente con la legge regionale 7 del 2013, che prevede organi di secondo livello eletti dai sindaci dei comuni aderenti, che non riceveranno alcun compenso per la loro funzione. Ed è il caso di ribadire che non si può ipotizzare la soppressione di questi organi che sono previsti dallo Statuto regionale e dalla Costituzione".

"Province? Più che una riforma epocale un brodino. Non è la legge per cui abbiamo lottato. Daremo battaglia in aula", afferma il gruppo M5s all'Ars. "Più che una riforma epocale un brodino - affermano i Cinquestelle - per il governatore Crocetta, che è ormai prigioniero della sua litigiosa e quanto mai divisa maggioranza e dei suoi annunci televisivi, che, alla luce di quanto visto, non è in grado di mantenere".

"Abbiamo rispettato il nostro impegno - afferma il neo-capogruppo Francesco Cappello - ma in aula apriremo un nuovo campo di battaglia perché non è questa la riforma per la quale abbiamo lottato. Staneremo il governo, grande assente ai lavori della commissione".

"Il disegno di legge sulle province, approvato in prima Commissione, nonostante i reiterati tentativi di sintesi svolti dal presidente Cracolici, è una sorta di inaccettabile marmellata parlamentare", commenta Toto Cordaro, capogruppo Pid Cantiere popolare-Grande Sud all'Ars.

"L'impianto complessivo che ne viene fuori - e che è il frutto della commistione di ben 19 disegni di legge, di cui ben cinque a firma Crocetta - trova la sua ratio nella necessità di amalgamare a tutti i costi e in fretta e furia varie ipotesi di riforma, spesso in contrasto tra loro. Al legittimo disorientamento manifestato dagli amministratori degli enti locali, si aggiunge la preoccupazione manifestata da esperti e da politici di ogni schieramento su un disegno di riforma privo di criteri e che non delinea in modo chiaro funzioni e competenze delle città metropolitane e dei liberi consorzi di comuni".

Per Cordaro "emerge una volontà politica di totale negazione del principio della diretta partecipazione alla vita democratica da parte dei cittadini, che nemmeno il tanto proclamato ricorso alla spending review riesce a nascondere, con la conseguenza della eliminazione degli enti intermedi di governo del territorio che hanno erogato alle comunità servizi essenziali".

"Di fronte a una simile proposta di riforma delle province, offensiva della logica e del buon senso, - conclude - esprimiamo un forte dissenso che ribadiremo anche in aula, confidando in un serrato confronto democratico".  -

Gli esperti: 

"Termovalorizzatori,  

tangenti per 38 milioni".

Giovedì 30 Gennaio 2014 - 14:22
Pubblicato da: www.livesicilia.it

La gara per i termovalorizzatori fu indetta nell'agosto 2002 dall'ex governatore Totò Cuffaro, nella veste di commissario delegato per l'emergenza rifiuti, e aggiudicata nel 2003 a quattro società consortili: Tifeo, Platani e Pea, controllate dal gruppo Falck-Actelios attraverso Elettroambiente, e Sicil Power, controllata da Daneco e Waste Italia. 

ADVERTISEM
PALERMO- Mazzette per 38 milioni di euro sarebbero state pagate nell'ambito dei progetti per la costruzione di quattro termovalorizzatori in Sicilia, strutture mai realizzate. E' la convinzione degli analisti della società di revisione Enrst & Young al termine di un audit commissionato da Gea, il colosso tedesco quotato in Borsa che avrebbe dovuto fornire chiavi in mano, con l'italiana Pianimpianti, tre dei quattro maxi-inceneritori che avrebbero dovuto produrre energia bruciando rifiuti. Nella relazione, come riporta il Sole24Ore on line, gli esperti di Enrst & Young scrivono che sarebbero emersi "indizi che fanno presumere che un valore pari a 38 milioni di euro non abbia diretta correlazione con le commesse; che tale importo sia entrato a far parte delle commesse per effetto di sovrafatturazioni; che le transazioni per l'importo sopra citato siano state realizzate attraverso Pianimpianti e Lurgi; che le persone coinvolte sono state oggetto di indagini penali in Italia e in Germania per accuse di corruzione e che hanno fornito informazioni incomplete e contraddittorie sui fatti". Il giro di presunte tangenti è finito al centro di una inchiesta della Procura di Bolzano, coordinata da Guido Rispoli.

Il pm si trovò a indagare sulla tedesca Lurgi (subholding interamente posseduta da Gea) la cui controllata Lentjes aveva il 20% di Pianimpianti, poi ridotto all'8,23 per cento. Il pm scoprì che la Lurgi aveva pagato tangenti per aggiudicarsi il termovalorizzatore di Colleferro, in provincia di Roma, e che era invischiata in altre attività corruttive per la realizzazione di analoghi impianti in diverse zone d'Italia. Gli atti furono inviati a Palermo, ma l'indagine non decollò. La gara per i termovalorizzatori fu indetta nell'agosto 2002 dall'ex governatore Totò Cuffaro, nella veste di commissario delegato per l'emergenza rifiuti, e aggiudicata nel 2003 a quattro società consortili: Tifeo, Platani e Pea, controllate dal gruppo Falck-Actelios attraverso Elettroambiente, e Sicil Power, controllata da Daneco e Waste Italia. Il progetto si arenò nel luglio 2007, quando la Corte di Lussemburgo annullò i bandi per violazione delle norme europee. Dopo due anni i bandi furono riscritti dall'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque (Arra), gestita da Felice Crosta, il burocrate passato alla storia per la pensione d'oro. L'asta andò deserta per una clausola che imponeva al vincitore l'implicito risarcimento dell'aggiudicatario precedente. A quel punto l'ex governatore Raffaele Lombardo, subentrato al dimissionario Cuffaro coinvolto nell'inchiesta per mafia, abbandonò definitivamente il progetto.-

(Fonte ANSA)

Delrio: "Il caso Sicilia
in Consiglio dei ministri".

Giovedì 30 Gennaio 2014 - 17:07
Pubblicato da: www.livesicilia.it

Il ministro per gli Affari regionali: "Verrà esaminata la possibilità di anticipare per la Sicilia le norme per l'armonizzazione dei sistemi contabili. Così 'si consentirebbe alla Regione di riavviare in tempi brevi il percorso di rientro dal debito''. Bianchi "Sono soddisfatto. Riscriveremo alcune delle norme impugnate". Nominata la commissione paritetica Stato-Regione siciliana.


 
PALERMO - Aggiornamento 18.35 "Sono soddisfatto, questo incontro tecnico è andato bene, anche perché in sostanza gli esperti dei vari Ministeri (Lavoro, Economia, Affari Regionali, Salute e Pubblica Amministrazione, ndr) hanno approvato l'impianto della legge finanziaria; in ogni caso dopo un'analisi attenta dell'impugnativa è stato deciso che alcuni articoli verranno riscritti": lo ha riferito l'assessore all'Economia della regione Siciliana, Luca Bianchi, al termine della riunione del tavolo tecnico. Nel corso del confronto, ha spiegato, "è stato approvato anche il percorso di risanamento intrapreso ed è stato sottolineato il 'peso' economico del venir meno di alcune entrate, come ad esempio quelle legate alla valorizzazione degli immobili". Ma a questo punto, ha sollecitato Bianchi, "serve uno sblocco dell'agibilità progettuale della Regione".

18.15 Il consiglio dei ministri di domani esaminerà la possibilità di anticipare per la Regione Siciliana le norme per l'armonizzazione dei sistemi contabili, il cui dlgs verrà esaminato dal governo, con l'entrata in vigore prevista dal 2015. Lo ha reso noto il ministro per gli Affari Regionali Graziano Delrio al termine della prima riunione del tavolo tecnico indetto per superare lo stallo dopo l'impugnativa del Commissario dello Stato, Carmelo Aronica, della finanziaria della Regione. In questo modo, ha spiegato Delrio, ''si consentirebbe alla Regione di riavviare in tempi brevi il percorso di rientro dal debito''. Il tavolo di lavoro, ha aggiunto, ''potrebbe riconvocarsi a breve ma c'è la possibilità che ciò non accada nel caso in cui tutte le carte della vicenda possano essere esaminate in via breve dai responsabili tecnici di ciascun Ministero e, naturalmente, dopo l'ok del Governo''. In ogni caso, ha affermato, ''sono soddisfatto dell'andamento del tavolo tecnico (a cui il ministro non ha potuto partecipare per impegni precedenti, ndr), che ha ben proceduto grazie anche alla piena e immediata disponibilità data dal governo''.

Al tavolo “tecnico” l'assessore Bianchi presenterà i risltati ottenuti dal governo regionale in questo inizio di legislatura. Un modo per convincere l'esecutivo nazionale, rappresentato dal ministro degli Affari regionali Graziano Delrio, a iniziare una vera e propria trattativa che possa concedere alla giunta Crocetta qualche margine di manovra dopo la mega-impugnativa del Commissario dello Stato e dopo la decisione del governatore di pubblicare la Finanziaria in Gurs senza le parti impugnate.

L'incontro è iniziato intorno alle 16. Il ministro Delrio nel fratempo ha firmato il decreto di nomina della Commissione paritetica per i rapporti Stato-Regioni della Regione Siciliana. La Commissione paritetica risulta quindi composta dai professori Ida Nicotra e Antonio La Spina, di nomina governativa, e Giuseppe Verde e Pino Zingale, di nomina regionale. Nelle settimane scorse il ministro aveva anche concluso i rinnovi delle Commissioni paritetiche delle Province autonome di Trento e Bolzano e della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia.

Nell'incontro odierno Bianchi presenterà i contenuti di una relazione che farà riferimento, ad esempio, alla riduzione della spesa sanitaria scesa, tra il 2012 e il 2014 dai 7 ai 5,4 miliardi di euro (con un taglio di circa il 19%). E la Regione dimostrerà anche i tagli operati nei confronti del personale e della macchina amministrativa (11 milioni di risparmi su utenze, consulenze, spese di rappresentanza). Inoltre, ricorderà Bianchi a Delrio, che la Regione siciliana ha centrato con un anno di anticipo l'obiettivo di riduzione strutturale della spesa di circa 350 milioni.

E ancora, Bianchi presenterà i dati sulla “certezza delle entrate”: “In poco più di un anno – si legge in una nota dell'assessore diffusa sulla base di una relazione più ampia e dettagliata – sono state rimosse coperture dubbie per circa un miliardo di euro, evitando la formazione di nuovi residui attivi. Si è ridotto – scrive ancora Bianchi – in modo drastico il ricorso all'indebitamento. Si passa da valori prossimi agli 800 milioni di euro per il periodo 2008-2012, non sempre chiaramente destinati a finanziare spesa per investimenti, ai 370 circa del 2013 e ai 90 milioni di euro previsti per il 2014. Si riduce – aggiunge bianchi – praticamente a zero la voce dismissione di immobili, che nel recente passato aveva costituito una copertura molto impropria della spesa regionale, visto che aveva finanziato spesa corrente e che, nei fatti, non si è mai concretizzata in un effettivo incasso”.

Non mancherà, durante il dibattito, un passaggio sulla ormai tristemente nota questione dei “residui attivi”: “Il volume di residui attivi non risulta in espansione – spiega Bianchi nel documento – ma proviene da molto lontano. Esso è stato generato in larga misura prima del 2005 e, con riferimento alle entrate tributarie, si attesta su un trend decrescente a partire dal 2007. Complessivamente – si legge ancora nella relazione – lo stock di residui attivi relativo alle entrate correnti, che nel 2005 valeva circa 6 miliardi di euro, si è ridotto all'inizio del 2013 di quasi un miliardo, ovvero di quasi il 16%”.

Così, ecco entrare nel cuore della impugnativa: il Fondo per i residui attivi: “La Regione – spiega Bianchi – nel corso degli anni aveva previsto un accantonamento per fronteggiare la dubbia esigibilità di una parte di tale stock di residui. Tuttavia, non è stato quasi mai utilizzato per fronteggiare l'inesigibilità dei residui attivi, bensì per coprire esigenze di spesa di vario tipo. Solo a partire dal 2013 è stato mantenuto congruo per una sua corretta utilizzazione. Di fatto – prosegue l'assessore nella sua nota – i residui di dubbia esigibilità cancellati a valere sulle risorse appostate nel fondo rischi sono stati pari a zero per tutto il periodo considerato, salvo nel 2012-2013 e, in previsione, nel 2014, quando dovrebbero ammontare a circa 100 milioni di euro l'anno”.

E proprio sulla base di questi numeri, Bianchi esprime il proprio stupore “per le ragioni di improvvisa preoccupazione per l'inesigibilità dei residui attivi, quando per quasi un decennio non è stato neanche stigmatizzato il chiaro comportamento elusivo di chi ha gestito la Regione, che formalmente ha stanziato i fondi e poi li ha puntualmente dirottati per altre finalità non sempre nobili”.

*Aggiornamento ore 19:10
L'uscita dallo stallo nato con l'impugnativa della legge finanziaria varata dalla Regione Siciliana "prevede una copertura pluriennale, pagata con risorse interne, di una parte del fondo dei residui attivi, circa 3,5 miliardi di euro": lo ha reso noto l'assessore all'Economia della Regione Siciliana Luca Bianchi, ricordando che il complesso dei residui attivi, che ammonta a circa 12 miliardi di euro, "riguarda per lo più contenziosi sedimentatisi nel tempo. La novità - ha sottolineato - è che nel piano di rientro non faremo nuovo debito, come ad esempio è stato fatto nel 2012, che si è chiuso con un disavanzo di 1 miliardo". In ogni caso, ha tenuto a sottolineare, "le soluzioni operative verranno decise dagli organi competenti, vale a dire Commissario di Stato, Regione e Ministeri. Quindi, quanto verseremo ogni anno e per quanti anni, questo è ancora da decidersi". Il tavolo tecnico presso il Ministero per gli Affari regionali potrà essere riconvocato a giorni, anche se, ha fatto sapere il ministro Delrio, "sono possibili anche soluzioni che possano bypassare un nuovo confronto tra sherpa tecnici". -
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Ultima modifica: 30 Gennaio ore 20:00
Roma prova a spegnere l'incendio siciliano

Roma prova a spegnere
l'incendio siciliano.

Giovedì 30 Gennaio 2014 - 20:58
Pubblicato da: www.livesicilia.it

Il governo Letta e la sua maggioranza si muovono per tirare fuori dai guai la Sicilia. Un'operazione per la quale Crocetta non potrà non pagare un prezzo politico. Intanto, nell'Isola gli alleati restano freddi e i sindacati continuano a picchiare. E al presidente non resta che pregare.


PALERMO - Sempre più in difficoltà, Rosario Crocetta ha dovuto cedere. Al buon senso, innanzitutto. Rassegnandosi a pubblicare domani in Gazzetta ufficiale la finanziaria mutilata dalla mannaia del commissario dello Stato. Una finanziaria che non gli piace, “che canta il de profundis al posto di lavoro di migliaia di lavoratori, che butta sul lastrico migliaia di famiglie e impone alla Sicilia una manovra depressiva senza precedenti”. Ma tant'è. Il tentativo di rimandare la pubblicazione in Gurs, per sedere al tavolo della trattativa con Roma con la pistola carica degli stipendi ancora bloccati, non ha potuto reggere. Per cercare di trovare una soluzione (difficilissima) al pasticciaccio brutto della manovra falcidiata, il governo regionale ha dovuto anzi tutto fare un primo passo: pubblicare la legge senza le parti impugnate, così come votato dall'Assemblea. Poi si vedrà.
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I regionali tirano un sospiro di sollievo, i loro stipendi arriveranno, anche se in ritardo. Per gli altri, non resta che pregare. Come Crocetta ha detto che farà domani. E poi aspettare notizie da Roma. Dove domani, il consiglio dei ministri si riunirà e affronterà anche il caso Sicilia, come si è convenuto oggi nel tavolo tecnico allestito nella capitale. Il ministro renziano Graziano Delrio ha preso a cuore la vicenda, e Crocetta e il suo governo devono sempre più rimettersi nelle mani del governo nazionale e della maggioranza che lo sostiene. Non a caso, ieri, nella prima riunione politica romana dopo il terremoto dell'impugnativa, oltre agli esponenti del governo nazionale e della giunta, c'erano anche esponenti dei partiti, Davide Faraone per il Pd e Renato Schifani per il Nuovo centrodestra (che già aveva dato una mano al governo regionale sulla vicenda della proroga dei precari). Crocetta, che in questi giorni ha assistito all'assordante silenzio della sua maggioranza siciliana, si affida gioco forza alla maggioranza che a Roma sostiene Letta per uscire dal vicolo cieco.
E certo, la mano che da renziani e alfaniani (più l'Udc del ministro D'Alia, anche lui in prima linea) sta arrivando a Palazzo d'Orleans, non potrà non essere ripagata da un punto di vista politico. Renzi, Nuovo centrodestra e centristi hanno aperto un credito con Crocetta, e il rimpasto e la nomina dei nuovi manager potrebbero rappresentare una prima occasione per passare all'incasso, politico si intende. L'Udc, che si trovava nella scomoda posizione di vedere traballare uno dei suoi tre assessorati, ha oggi qualche carta in più per uscire indenne dal rimescolamento in giunta. Tanto che il segretario regionale Giovanni Pistorio stasera è uscito con un comunicato dai toni accomodanti, che invita tutti a un esercizio di “sobrietà” e a superare le polemiche. E anche Gianpiero D'Alia ha invitato ad abbassare i toni, un monito che sembrerebbe rivolto in primis proprio a Crocetta, prodigo di esternazioni polemiche fino a stamattina.
Anche dal Pd, tragicamente silenzioso in questi giorni, oggi si è fatta sentire finalmente una voce amica del governo, quella del capogruppo Baldo Gucciardi, sempre più in avvicinamento ai renziani doc, che continua a parlare di “manovra seria” e assicura il sostegno del Pd. Gli altri democratici tacciono, o peggio, come il segretario Giuseppe Lupo, ormai il grande oppositore interno di Crocetta, attaccano il governo regionale a testa bassa.
A Crocetta, insomma, restano gli “amici” romani, l'appoggio delle associazioni di categoria che non hanno gradito lo zelo del prefetto Aronica, e la clemenza della Uil. La Cisl rimane in trincea e oggi anche la Cgil si è profusa in una critica molto dura al governatore, accusato dal segretario Pagliaro di “soffiare sul fuoco” e “agitare le acque”, e invitato ad “assumersi le sue responsabilità”. Quanto agli alleati più stretti, dai Drs ad Articolo 4, oggi appaiono più defilati, forse in attesa di capire se le grandi manovre romane in corso alla fine non li penalizzeranno.
Ma al di là delle alchimie partitiche e delle strategie di posizionamento, il problema dei problemi resta quello di ritrovare un'agibilità finanziaria per la Regione. E di riuscirci in tempi ragionevoli, prima che la piazza sfugga di mano alla politica e la situazione degeneri. Il governo nazionale sembra intenzionato a fare la sua parte e, riferisce Bianchi, ha riconosciuto gli sforzi di risanamento avviati da questa giunta. Insomma, Roma può diventare madre, o forse meglio matrigna, del governo regionale barcollante dopo il colpo da ko inferto dal commissario dello Stato.
Certo, per evitare il baratro, nel quale tutti rischiano di sprofondare, le forze politiche siciliane dovranno comunque collaborare. E questo potrà aiutare la sopravvivenza politica dell'era Crocetta. Ma l'impressione è che per il perverso modello socio-economico su cui si è retta per decenni la Sicilia, all'alba di questo 2014 siano suonate una volta e per tutte le campane a morto. E che niente potrà più essere come prima.  -

SOS

La Finanziaria è mutilata Ecco chi non si salverà

La Finanziaria è mutilata. 

Ecco chi non si salverà.

Giovedì 30 Gennaio 2014 - 18:42
Pubblicato da: www.livesicilia.it

Il presidente Crocetta ha annunciato per domani la pubblicazione di una Finanziaria "che uccide la Sicilia" e che non presenterà le norme impugnate dal Commissario dello Stato. Ecco i lavoratori, le categorie e gli enti che da domani saranno "ufficialmente" cancellati dal bilancio regionale.

 

PALERMO - Ieri l'appello al “senso di responsabilità” delle famiglie. Oggi addirittura i riferimenti a Napolitano, a Gandhi, al soprannaturale. Segnali di un timore chiaro. Palpabile. Le parole di Rosario Crocetta puntano i riflettori nuovamente su una Sicilia “impugnata”. Cancellata dagli errori del governo e del Parlamento e dalla penna del Commissario dello Stato. Quasi 30 mila persone “scomparse” dal bilancio della Regione siciliana. È questo, infatti, il primo effetto concreto della decisione, annunciata in mattinata dal governatore, di pubblicare la Finanziaria senza le parti bocciate da Aronica. In attesa che il governo si metta al tavolo e le riscriva, in qualche modo.

Certo, se proprio si vuole guardare il bicchiere mezzo pieno, l'apparizione domani in Gurs della manovra sblocca la cassa regionale. E consentirà nel giro, probabilmente, di una settimana, di garantire gli stipendi ai dipendenti della Regione. Eviterà, magari, alcuni problemi “logistici” come l'assenza della carta igienica o dei toner per le stampanti negli uffici pubblici. E consentirà di ripristinare i servizi di pulizia nei siti culturali siciliani, fermi orma da quel 18 dicembre, giorno in cui il governo ha dovuto mettere un lucchetto alla cassa di Palazzo d'Orleans.

Ma se qualcuno (quasi ventimila persone e le rispettive famiglie, a dire il vero) potrà tirare un sospiro di sollievo, almeno altrettanti siciliani, domani, si ritroveranno in quel tunnel di paura e incertezza nel quale sono entrati dopo la decisione-choc del Commissario. E questa Sicilia “dai due volti” (uno che piange e uno che non ride comunque) era stata tratteggiata bene, ieri, dall'assessore all'Economia Luca Bianchi: “Pubblicare subito la Finanziaria senza le parti impugnate dà certezze a qualcuno ma non ci consente di sistemare tante altre situazioni drammatiche”.

Quali sono queste situazioni? Si tratta innanzitutto di quei lavoratori che non dipendono direttamente dalla Regione ma che “vivono” con i contributi garantiti dal bilancio regionale. Ma la pubblicazione domani in Gurs della legge di stabilità cancella anche i Fondi ai Teatri, alle associazioni antimafia, all'Istituto per le attività produttive, alle associazioni che assistono i disabili e i non vedenti. In alcuni casi, alcuni soggetti potranno attingere ai fondi residui del bilancio. In grado di garantire una sopravvivenza di uno, due mesi al massimo. Per altri, almeno fino alla nuova manovra, già annunciata dall'assessore Bianchi rubinetti si chiuderanno subito.

Per la stima numerica, ci affidiamo al governo. Che ha parlato nei giorni scorsi di 26 mila lavoratori a rischio. “Migliaia di famiglie gettate sul lastrico”, sottolinea drammaticamente oggi Crocetta. Suscitando, però, le “tirate d'orecchi” delle parti sociali: “Non soffi sul fuoco di questa tragedia, il suo governo è responsabile” gli ricordano i sindacati.

La Finanziaria e la successiva impugnativa, in effetti, lasciano ovunque macerie. E la manovra-bis al quale il governo dovrà presto mettersi a lavorare (cercando soldi in chissà quali pieghe di un esangue bilancio, probabilmente puntando su quelli che finanziano gli Enti locali) somiglierà a un'opera di vera ricostruzione. Un intervento pesante di “chirurgia plastica” a una manovra finanziaria martoriata e ormai deforme.

Una manovra, per intenderci, che prevedeva il passaggio di migliaia di lavoratori delle società partecipate in liquidazione a quelle mantenute in piedi dal governo. Una norma cassata. Così, i lavoratori rischiano di trovarsi in mezzo al guado: fuori dalle società da sciogliere, ma fuori anche da quelle in cui avrebbero dovuto confluire. Mancano addirittura 180 milioni per garantire il capitolo della “meccanizzazione agricola”: per intenderci, mancano i soldi per garantire gli stipendi di migliaia di lavoratori Forestali.

Associazioni, Fondazioni e centri antiracket perdono 520 mila euro, fondi assegnati ogni anno dalla Regione come contributo a queste strutture impegnate a fianco degli imprenditori che denunciano il pizzo, ma anche in attività di divulgazione della memoria di Falcone e Borsellino nelle scuole e tra i giovani. Chi denuncia il pizzo non riceverà i 510 mila euro a valere come rimborso degli oneri fiscali, misura introdotta per sostenere le vittime del racket. Persi anche i 180 mila euro stanziati nel fondo a disposizione della Regione per la costituzione delle parti civili nei processi contro la mafia. Saltano anche i fondi per pensioni straordinarie e vitalizi a favore delle vittime del dovere, della mafia e della criminalità organizzata (34mila euro), 15 mila euro di contributi in favore di imprenditori e liberi professionisti per l'acquisto e l'installazione di impianti elettronici di rilevamento di presenze estranee e di registrazione audiovisiva e altri 110 mila euro come una tantum per chi subisce danni da attentati a immobili, mezzi di trasporto e lavoro. L'Arma dei carabinieri deve rinunciare a 2,5 milioni di euro e non ci sono più i contributi per i consorzi dei comuni (258 mila euro) che si occupano esclusivamente della gestione e della valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per le spese di funzionamento.

Ma non solo. Saltano anche gli stanziamenti per gli ex dipendenti della Fiera del Mediterraneo passati in Resais, dei dipendenti del Ciapi, dell'Esa, dell'Eas, dei consorzi di bonifica (29 milioni), del Cerisdi, del Coppem, del Corfilac e dell'Istituto zootecnico. Tagliati anche gli oltre 8,5 milioni destinati al funzionamento dell'Arpa. Saltano i 12 milioni destinati al funzionamento dell'Irsap: “Questo impedirà – ha spiegato Crocetta – alle imprese di effettuare le opere di depurazione”.

Mancano le somme necessarie a garantire gli stipendi dei comandati negli assessorati Energia, Economia e Sanità, e quelle destinate agli Enti parco e alla Riserve naturali. Scompaiono i fondi per il pagamento degli stipendi dei dipendenti dell'Ufficio di Bruxelles e di quelli dell'Istituto Vite e Vino. Cancellate anche la somme per i Teatri siciliani, per le Università e gli Ersu, per le fondazioni Orcehestra sinfonica siciliana e Teatro Massimo, per gli enti cattolici, per le associazioni che rappresentano i disabili e i ciechi. Una Sicilia intera che scompare dal bilancio della Regione. Una Sicilia che rischia di non esistere più. -
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Ultima modifica: 30 Gennaio ore 19:36

CHI E' CARMELO ARONICA .


Il Commissario di ferro.
E la Sicilia "impugno".

Giovedì 30 Gennaio 2014 - 06:00
Pubblicato da: www.livesicilia.it


 
 

Oltre vent'anni fa era un Commissario di polizia. Oggi è il Commissario dello Stato che vigila sulle leggi approvate dall'Ars. Chi è Carmelo Aronica, il prefetto "di ferro" che ama la lirica, Firenze e che ha il potere di sciogliere il parlamento e mandare a casa i governatori.

 

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PALERMO - Il “prefetto di ferro” fa sul serio. Ma ama la battuta. Al Commissario non piacciono le polemiche, le urla. Ma adora la musica lirica. E in questa sinfonia di contraddizioni tiene “impugno” la Sicilia. Carmelo Aronica non va a Roma. Non si siede al tavolo dei governi che cercano una soluzione dopo il ko della Finanziaria siciliana. E la scelta di non muoversi coincide con quella di tenersi a distanza di sicurezza dalla politica. In quel luogo di terzietà che è l'unico possibile per chi esercita la sua funzione. Quella di verificare l'aderenza alla Costituzione delle norme approvate dal Parlamento siciliano. Questo il ruolo di Aronica. Finché sarà al suo posto.

Già. Perché la decisione del prefetto non piacerà molto al governo di Letta. Che stamattina ha messo in campo ben due ministri e un gruppo di alti funzionari del ministero dell'Economia. Alla fine del vertice che avrebbe dovuto sciogliere i nodi della Finanziaria regionale, la “convocazione”. E il gran rifiuto. Un rifiuto all'esecutivo nazionale, quindi. Lo stesso organo che ha avuto il compito (altre facce, altri colori, ovviamente) di inviare Aronica in Sicilia. Lo stesso organo - è formalmente il Presidente della Repubblica che firma l'atto di nomina, ma dopo deliberazione del Consiglio dei ministri - che lo scelse come prefetto di Viterbo. Lo stesso organo che decise di sostituirlo, dopo meno di un anno. Sembrava non fosse troppo simpatico ai potenti.

Eppure, chi lo conosce sottolinea proprio la simpatia del prefetto che traspare un po' dal sorriso beffardamente coperto dai baffi. “Aronica – racconta ad esempio l'ex presidente della Regione Raffaele Lombardo – massacrò una mia Finanziaria. Ma i rapporti personali sono sempre stati buoni. Il Commissario ama scherzare, ha la battuta pronta”. Sono in tanti a confermare la vena ironica del prefetto di ferro. Un'ironia che affonda, probabilmente, nella sua terra d'origine: Campobello di Licata, nell'Agrigentino, dove Aronica è nato il 14 febbraio di 63 anni fa.

Sposato, due figli, si è laureato in giurisprudenza a Catania. Ma la sua carriera è al momento racchiusa dalla parola “commissario” e dalla città di Palermo. Tra i primi ruoli ricoperti, infatti, ecco quello di commissario della Polizia di Stato nel capoluogo siciliano. Circa 25 anni dopo, eccolo ancora a Palermo, ma con l'incarico di Commissario dello Stato. In mezzo, esperienze nel settore della Protezione civile, svolte soprattutto a Firenze dove arriva come consigliere di prefettura e dove farà carriera fino a raggiungere la nomina a prefetto.

E Firenze pare essere rimasta nel cuore di Aronica, che ha deciso di tenere casa lì, dove torna appena può. Nel 2003 invece viene nominato prefetto di Macerata, tre anni dopo ecco il ritorno in Toscana: Aronica è il nuovo prefetto di Lucca. Lì resta fino al gennaio del 2010 quando viene inviato a Viterbo. Un'esperienza, quest'ultima, che si concluderà in meno di un anno. Aronica, sussurra qualcuno, non era più “gradito” a qualche potente. Ma quella avventura improvvisamente breve, riapre ad Aronica le porte della Sicilia.

Il Consiglio dei ministri lo invia a Palermo, nella sede di Piazza Principe di Camporeale. È il nuovo Commissario dello Stato per la Regione siciliana. Una figura unica in Italia e riconosciuta dagli articoli 8, 27 e 28 dello Statuto siciliano. E nella “sua” Isola, Aronica certamente non si fa intenerire. Nonostante l'attuale presidente Crocetta, infatti, abbia denunciato appena pochi giorni fa il comportamente improvvisamente “intransigente” del Commissario, le cronache raccontano tutt'altro.

“Massacrò una mia Finanziaria” ricorda infatti ancora oggi Raffaele Lombardo. Un'impugnativa, quella del maggio del 2012, che cassò la bellezza di ottanta commi affossando la legge del governatore di Grammichele. E che aprì alla stagione del “rischio default” per la Sicilia. A dire il vero, tra il 2011 e il 2012, Aronica bocciò una marea di provvedimenti: da numerosi articoli della “legge sugli appalti”, passando agli interventi pesanti sul ddl Formazione, su un mutuo da mezzo miliardo che avrebbe dovuto pagare gli stipendi di Forestali e dipendenti Esa, al ddl sul credito d'imposta, a quello che tentava una temeraria stabilizzazione dei precari degli Enti locali.

Un martellamento, quello del Commissario, che portò addirittura l'Mpa in piazza. Piazza Principe di Camporeale, per l'appunto. A chiedere l'abolizione della figura del Commissario dello Stato. Allora, come oggi. Con un presidente nuovo, che afferma di rompere col passato. E che rilancia le tesi di quel passato: “Via il Commissario”, ha chiesto Crocetta nelle ore più calde del post-impugnativa. Suscitando una misurata reazione. Un invito a pesare le parole. A evitare le sceneggiate e gli schiamazzi.

Del resto, il Commissario dello Stato ama l'arte della “sua” Firenze, e la musica lirica. E ama la battuta. Ma forse è meglio non farlo innervosire. Lo Statuto siciliano, d'altra parte, tanto rivendicato da chi lo vorrebbe fuori dai piedi gli concede due poteri, non proprio secondari: quelli di sciogliere l'Assemblea regionale. E quello di chiedere la revoca del presidente della Regione. E così, il Commissario che fu Commissario già 25 anni fa, tiene “impugno” la Sicilia.  -

Ultima modifica: 30 Gennaio ore 12:07