lunedì 30 giugno 2014

REGIONE SICILIANA

Incompatibilità, il governo 

'avvisa' i dipendenti:

"Basta con parentopoli e 

doppi incarichi".

Lunedì 30 Giugno 2014 - 16:41
Pubblicato da www.livesicilia.it


Le norme non sono nuove. Ma proprio in questi giorni, il governo è tornata alla carica sui casi di "conflitto d'interessi" dei regionali. Crocetta: "E' l'ultima volta che lo chiediamo. Poi procederemo con i nostri controlli". La dirigente generale Giammanco: "Finora un solo caso accertato".


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PALERMO - La data è quella del 18 giugno. E non è un caso. Dodici giorni fa, infatti, è esploso il caso della dirigente dell'assessorato Infrastrutture che avrebbe “favorito”, nell'aggiudicazione di un bando, l'azienda nella quale lavora la figlia. Conflitto d'interessi. Questa l'accusa. Anzi, ben più pesanti sono le reazioni di quei giorni. Con la vicenda che viene prima lanciata dal presidente della Commissione antimafia Nello Musumeci e poi raccolta dal governatore Crocetta e dall'assessore Torrisi che decidono di presentare un esposto in Procura. E avvertono: “Per la dirigente c'è il rischio del licenziamento”. Un concetto ribadito anche oggi dal governatore. "Quella delle incompatibilità - spiega Crocetta - è una questione che noi portiamo avanti sin dall'inizio. Quando, ad esempio, decidemmo la maxi-rotazione nel dipartimento Formazione - aggiunge - il motivo fu proprio questo: ci siamo accorti di casi simili. Adesso, dopo il caso della dirigente del settore Trasporti, siamo molto preoccupati. E abbiamo deciso di chidedere per l'ultima volta ai dipendenti di rendere note queste situazioni. Dopodiché, faremo da soli".

È proprio in quella caldissima giornata in cui saltò fuori il "caso" di presunta incompatibilità del dipendente che portò avanti fino a un certo punto il bando per l'affidamento del settore trasporti per le piccole isole, che il dirigente generale del dipartimento Famiglia e Lavoro, Antonello Bullara, decide di pubblicare una direttiva. Dal titolo inequivocabile: “Obbligo di astensione in caso di conflitto di interessi”. Una direttiva che rimanda alla legge nazionale “anti-corruzione”. Un articolo di quella legge, infatti, precisa: “Il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale, devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto anche potenziale”.

Un principio che, del resto, sottolinea la Bullara, è già in qualche modo espresso dal “codice di comportamento dei dipendenti della Regione siciliana”. “Il dipendente – si legge in quel codice di comportamento – si astiene dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interessi personali, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado. Il conflitto può riguardare interessi di qualsiasi natura, anche non patrimoniali”.

Una direttiva, quella della Bullara, che non fa altro che ribadire i concetti già diffusi da un'altra direttiva. Di qualche mese fa. Era il 29 aprile quando anche il dirigente generale della Funzione pubblica, Luciana Giammanco, aveva diffuso un testo molto chiaro. Con tanto di questionario alla fine. Una direttiva che rientrava nel Piano triennale di prevenzione della corruzione e che entrava più nello specifico del comportamento del singolo dipendente.

Norme, avvertenze che però, proprio in questi giorni, il governo di Crocetta ha deciso di ribadire, di rilanciare, di sottolineare ulteriormente. Ma per l'ultima volta. "Il nostro - spiega - è un atteggiamento assolutamente garantista. Chiediamo ai dipendenti di dichiarare i casi di possibile incompatibilità e conflitti di interesse. Ma sia chiaro: noi chiediamo queste cose da un anno e mezzo. Se assisteremo ancora a ritardi e 'distrazioni', come quello che abbiamo dovuto registrare recentemente, procederemo per conto nostro. Facendo dei controlli anche a campione. E a quel punto, nel caso in cui scoprissimo situazioni di quel tipo, procederemo col licenziamento".

Ed eccoli, giusto per ricordarli, i doveri del dipendente regionale: “All'atto dell'assegnazione dell'ufficio quello di informare per iscritto il dirigente generale del dipartimento in cui si presterà servizio di tutti i rapporti diretti o indiretti di collaborazione con soggetti privati in qualunque modo retribuiti che lo stesso abbia avuto negli ultimi tre anni”. In questo caso, il dipendente dovrà anche specificare se “in prima persona, o suoi parenti o affini entro il secondo grado, il coniuge o il convivente abbiano ancora rapporti finanziari con il soggetto con cui ha avuto i rapporti di collaborazione; se tali rapporti siano intercorsi o intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all'ufficio, limitatamente alle pratiche a lui affidate”.

Ma oltre a “segnalare” il caso di conflitto, il dipendente dovrà anche “astenersi dal prendere decisioni o svolgere attività inerenti alle sue mansioni in situazioni di conflitto, anche potenziale, di interesse con interessi personali, del coniuge, di conviventi, di parenti, di affini entro il secondo grado”. E ancora, “astenersi dal partecipare all'adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o dei conviventi”. Oppure, persino nel caso di “persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale, ovvero, di soggetti od organizzazioni con cui egli, o il coniuge, abbia causa pendente o grave inimicizia o rapporti di credito o debito significativi”.

Di motivi, insomma, ce ne sarebbero diversi. Eppure, da quando la Giammanco ha diffuso la circolare, nessun caso di compatibilità è saltato fuori. L'unico, come detto, quello che riguarda la dirigente delle attività produttive in “conflitto” col lavoro della figlia in Ustica Lines. “La legge prevede – spiega il dirigente generale alla Funzione pubblica – che i casi di incompatibilità 'potenziale' vengano segnalati dai dipendenti ai dirigenti. E da questi ai dirigenti generali, e infine agli assessori competenti”. Ma il capodipartimento della Funzione pubblica riveste anche il ruolo di responsabile dell'anticorruzione. “A me vanno segnalate invece – puntualizza la Giammanco – le situazione di incompatibilità, come dire, conclamata. Finora, a parte quel caso cui accennavamo, non è arrivata nessuna segnalazione”.

Ma non solo. Evidentemente, in questi giorni, il “tema” delle incompatibilità dei dipendenti regionali è nella mente del governo. Perché in molti dipartimenti, è apparsa un'altra circolare. Anche questa sullo stesso argomento. Declinato solo in maniera diversa. Anche questa circolare è firmata da Luciana Giammanco. Stavolta, la nota della dirigente responsabile dell'anticorruzione ricorda il divieto per i dipendenti dell'Amministrazione pubblica di ricevere e accettare “incarichi (siano retribuiti o anche conferiti a titolo gratuito) che presentano le caratteristiche dell'abitualità e della professionalità, che configurino situazioni di conflitto di interesse o che determinino altre situazione di incompatibilità”. I dipendenti, insomma, non potranno, ad esempio, “esercitare attività di tipo commerciale/industriale/artigianale o comunque imprenditoriale, né esercitare alcune professione o assumere impieghi alle dipendenze di privati o accettare cariche in società costituite a fine di lucro”. Sono esclusi dal divieto gli incarichi in società partecipate o in organismi regionali.

Eppure, giusto per restare nell'ambito dello stesso assessorato alla Funzione pubblica, nei giorni scorsi non è mancato l'imbarazzo. L'assessore Valenti infatti, ha dovuto “escludere a priori” la possibilità di richiedere, in vista dell'applicazione del tetto agli stipendi dei regionali, un parere all'Ufficio legislativo e legale. Dove un esterno come Romeo Palma avrebbe potuto anche esprimersi sull'estensione agli esterni di quel tetto. Adesso qualche dubbio riguarda anche l'eventuale coinvolgimento dell'Aran, agenzia che ha il compito di lavorare al rinnovo dei contratti dei regionali. Un passo che potrebbe essere necessario per l'attuazione dei nuovi limiti. Limiti che riguarderebbero, così, anche gli esterni. Cioè anche la moglie di Claudio Alongi, il presidente dell'Aran: Patrizia Monterosso. -
Pubblicato: 30/06/2014  -  lasiciliaweb›› Sicilia››.

Confiscati beni per un 

miliardo di euro.

Operazione della Dia di Caltanissetta: sigilli al patrimonio di Francesco Annaloro, boss di Riesi che sta scontando l'ergastolo.

 

CALTANISSETTA - Beni per un miliardo e 100 milioni di euro sono stati confiscati dalla direzione investigativa antimafia di Caltanissetta a Francesco Annaloro, 64 anni di Riesi (Cl). Il boss sta scontando l'ergastolo per i reati di strage, omicidi e associazione mafiosa. Il decreto è stato emesso dal tribunale nisseno, in seguito alla proposta del direttore della Dia, Arturo De Felice.

Secondo i magistrati Ciccio Annaloro, figlio del defunto boss Luigi, prese in mano le redini della cosca, dopo che il capomafia Giuseppe Di Cristina venne ucciso. È stato condannato con l'accusa di avere assassinato sette persone durante la guerra di mafia nel territorio di Riesi negli anni '90. I sigilli sono stati apposti a 5 terreni e 4 fabbricati a Riesi; un fabbricato a Butera e due conti bancari e postali.  -


Ars, Pogliese si è dimesso.

Al suo posto Alfio Papale.

Lunedì 30 Giugno 2014 - 11:47
Pubblicato da www.livesicilia.it


Il parlamentare lascia anche la carica di vicepresidente dell'Ars. "Mi dedicherò al nuovo compito con tutto l’entusiasmo e la passione che hanno sempre accompagnato il mio percorso politico".


PALERMO - Questa mattina Salvo Pogliese ha presentato le proprie dimissioni, con decorrenza immediata, da deputato regionale e da Vice Presidente dell'Assemblea Regionale Siciliana. Le dimissioni di Pogliese sono un atto conseguenziale alla sua elezione al Parlamento Europeo nelle fila di Forza Italia.

“Ho ritenuto un dovere morale dimettermi immediatamente da parlamentare regionale, nel rispetto delle regole e dell’etica, il giorno precedente alla data di insediamento a Strasburgo. I siciliani mi hanno conferito l’alto onore e la grande responsabilità di rappresentarli in Europa, ed a questo compito da oggi mi dedicherò con tutto l’entusiasmo e la passione che hanno sempre accompagnato il mio percorso politico”.

In effetti, stando alla normativa in vigore, Pogliese avrebbe potuto godere ancora per qualche mese della doppia indennità. Al suo posto all'Ars arriverà l'ex sindaco di Belpasso, Alfio Papale. Storicamente vicino a Castiglione e Firrarello, non dovrebbe seguirli tra le fila di Ncd, ma rappresentare Forza Italia anche a Sala d'Ercole.  -

L'EDITORIALE DELLA GAZZETTA DEL SUD

Quattro “emergenze”

da non sottovalutare.

30/06/2014

di Lino Morgante

Quattro “emergenze”
da non sottovalutare

La maratona europea, tesa anche a stabilire chi occuperà i posti chiave a Bruxelles, ha fatto passare in secondo piano quattro “emergenze” che meriterebbero la prima pagina dell’agenda del premier Matteo Renzi.

 

L’Ilva di Taranto Il più grande gruppo siderurgico d’Europa si sta... spegnendo nell’i n d i f f erenza generale: le casse sono vuote, così come le tasche dei lavoratori e dei fornitori; la messa in sicurezza degli impianti insalubri stenta a decollare, anche perché il conflitto magistratura-proprietà non lascia spazi all’auspicabile equilibrio tra la necessaria salvaguardia dei livelli occupazionali e la doverosa tutela dell’a mbiente. La palla è passata da un commissario all’a ltro, nulla di più. Ma a Roma qualcuno si è chiesto cosa significherebbe per l’Italia l’annientamento di questo “gigante” dell’i ndustria pesante, strategica per il presente e il futuro dell’Italia? All’estero sì, qualcuno si è fatto due conti e già gongola. Un rapporto dell’elvetica Ubs, una delle più importanti banche del mondo, propone la chiusura dell’Ilva come rimedio all’eccedenza di offerta d’acciaio in Europa. L’operazione stop, purtroppo già in atto, «costerebbe 1 miliardo di euro e permetterebbe di salvare altre imprese comunitarie », in particolare la tedesca Salzgitter, l’austriaca Voestalpine e qualche altro player. Che singolare ragionamento, chissà da chi ispirato! Vogliamo una buona volta svegliarci?
Gruppo Indesit Uno dei più importanti produttori di elettrodomestici d’Europa, di proprietà della famiglia Merloni, sta per passare di mano. Disponibili ad aprire il portafogli gli americani di Whirlpool, gli svedesi di Electrolux e i cinesi di Sichuan Changhong Electric. Emigrano i giovani e, purtroppo, pure le “cabine di comando” che stanno a capo dei grandi poli produttivi. Non c’è politica industriale. Quale ruolo potrà esercitare, se non quello della... comparsa, un Paese di fatto eterodiretto?
Debito pubblico Nel 2013 l’Italia ha pagato d’interessi ben 82 miliardi di euro, un’enormità pari al 5% del Prodotto interno lordo. Se non si abbatterà drasticamente la spesa pubblica – con il commissario Cottarelli finora solo esercizi di pura teoria – si rischierà il fallimento o la patrimoniale a carico dei soliti noti. Gli evasori cronici stiano tranquilli.
Emergenza lavoro Le misure varate dal Governo Letta per incentivare l’occupazione, a oggi, si sono rivelate un fiasco: appena 22.000 assunzioni rispetto alle 100.000 previste col bonus fiscale. La verità è sotto gli occhi di tutti, tuttavia ancora in troppi fanno finta di non comprenderla: il cuneo fiscale, le tasse sulle imprese e i vincoli eccessivi dello Statuto dei lavoratori sono una diga invalicabile che blocca le assunzioni. No al precariato, ma neppure all’eccesso di salvaguardie.
È il momento di agire Visto come vanno le cose sulla rimodulazione della legge elettorale e del Senato, quando il Parlamento avrà voglia di sciogliere il nodo delle riforme strutturali potrebbe essere troppo tardi. Poco male per chi anela alla decrescita felice. Ma per gli altri, ovvero per la maggioranza degli italiani?  -

Addio carta: 

all'Ars le leggi si scrivono 

sui tablet.  Ma gli iPad 

saranno inchiodati ai banchi.

Domenica 29 Giugno 2014 - 19:32
Pubblicato da www.livesicilia.it


Anticipazione dal numero numero di "S".

Nelle commissioni Affari istituzionali e Ambiente parte una sperimentazione: i testi saranno forniti in formato elettronico. Ma i dispositivi saranno "a prova di malintenzionati".

  
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Martedì andrà in edicola il nuovo numero di "S". LiveSicilia pubblica in anteprima un articolo tratto dalla rivista, già acquistabile in formato elettronico tramite questa pagina.

 
PALERMO - Deputati e funzionari dovranno armarsi di buona volontà e imparare ad avere a che fare con touch screen, wifi, condivisioni e applicazioni di ogni genere: la rivoluzione tecnologica arriva tardi, ma alla fine arriva anche all’Assemblea regionale siciliana. In una fase iniziale sarà solo una sperimentazione, ma nei prossimi mesi la prima commissione, Affari istituzionali e la quarta, Ambiente e territorio, riceveranno in dotazione ognuna venti tablet – quaranta in tutto – che saranno a disposizione dei componenti politici delle commissioni e anche dei funzionari che negli uffici degli organi istituzionali coordinano i lavori e mettono insieme disegni di legge ed emendamenti. L’obiettivo? Risparmiare carta e ottimizzare i tempi. Insomma, una decisione che mira a facilitare l’iter legislativo, ma che potrebbe scontrarsi con la scarsa dimestichezza dei parlamentari col mezzo. Perciò, i deputati avranno a disposizione un paio di mesi di training, di auto-formazione. Se la fase di sperimentazione dovesse andar bene, allora anche tutte le altre commissioni parlamentari saranno dotate di iPad o tablet di altre marche (vincerà la gara la casa che offrirà il prezzo più basso per la fornitura). Fino a quando, si spera a gennaio prossimo, il progetto potrebbe sbarcare anche a Sala d’Ercole. E qualcuno, tra i corridoi di Palazzo, fa già dell’ironia. Perché – si chiede – chissà se gli onorevoli inquilini dell’Assemblea saranno capaci di utilizzare il nuovo strumento, considerato che alcuni hanno ancora problemi con i pulsanti del voto elettronico. Ma i questori, che a breve dovrebbero mettere a bando la gara per la fornitura, sono fiduciosi. Almeno sulle capacità dei deputati regionali. Meno, forse, sulle intenzioni: i tablet, infatti, saranno “fissati” ai tavoli delle commissioni (ed eventualmente, in futuro, ai banchi di Sala d’Ercole). Non saranno personali, insomma, e ancorati alle loro postazioni. Non si sa mai.-

domenica 29 giugno 2014

Renzi, relax e moto. 

Dal barbiere in bici.

Fine settimana a casa per lavorare a discorso insediamento Ue.

 

(ANSA) - FIRENZE, 29 GIU - Relax, ma anche moto, per il premier Matteo Renzi, visto raggiungere in bicicletta il suo barbiere di fiducia a Firenze, Tony, nel popolare quartiere di San Frediano.
    Renzi avrebbe raggiunto Firenze in bici da Pontassieve, distante una ventina di chilometri, dove ha trascorso il weekend con la famiglia e dove è tornato dopo la "seduta" da Tony. Il premier è partito poi per rientrare a Roma. Ieri aveva lavorato nel giardino di casa al discorso di insediamento del semestre di presidenza Ue.  (ANSA)

Scomparsa da tre giorni, 

imprenditrice trovata a 

Pompei.

Stava pregando nel santuario, un teste l'aveva vista a Napoli.

 

Voleva chiedere la grazia alla Madonna per "trovare pace e serenità". Maria Stella Giorlandino, l'imprenditrice della sanità romana, di cui si erano perse le tracce da tre giorni, è finalmente a casa, tra gli abbracci del marito e dei parenti, che per 72 ore hanno temuto il peggio. La donna è stata rintracciata al santuario di Pompei dove è stata trovata da un'agente di polizia fuori servizio, Maria Pia Salvemme, che stava andando a messa insieme con la figlia di 5 mesi.

"Felicissima di riabbracciare mio figlio""Sono felicissima di riabbracciare mio figlio", ha detto subito dopo aver varcato la porta della sua villa sull'Appia. Ma sulla vicenda vuole vederci chiaro anche la procura di Roma che convocherà la donna appena le sue condizioni lo consentiranno, forse già domani. L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e dal sostituto Mario Dovinola, vuole verificare se dietro al gesto della titolare dei laboratori di analisi Artemisia vi sia solo una difficoltà di natura personale o anche aspetti penalmente rilevanti.

Lontana dallo stressE sono proprio i motivi dell'allontanamento improvviso da casa, senza avvertire alcun familiare, i principali interrogativi ai quali si cerca una risposta anche se i collaboratori più stretti della 60enne parlano di stress accumulato anche per le "oltre quaranta denunce presentate dal fratello in un anno e venti esposti anonimi che non le permettevano più di lavorare con tranquillità".  (ANSA)

Papa: 

mia strada più definitiva, 

fine Papa è la tomba.

"Siate liberi da ogni schiavitù e tentazione mondana",

 

Papa Francesco celebra la messa nella solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo. Durante la liturgia il Pontefice ha imposto il pallio a 24 nuovi arcivescovi metropoliti di tutto il mondo. Il pallio è una striscia di lana bianca e rappresenta la pecora che il pastore porta sulle sue spalle come il Cristo, simbolo del compito pastorale di chi lo indossa.
I vescovi, "per essere al sicuro", non cerchino "l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo" né si lascino"ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti". Così il Papa nella messa per la festa dei ss.Pietro e Paolo:"la fiducia in Dio",ha detto, "ci rende liberi da ogni schiavitù e da ogni tentazione mondana".
Francesco si è unito ai vescovi dell'Iraq "nel fare appello ai governanti perché, attraverso il dialogo, si possa preservare l'unità nazionale ed evitare la guerra". Esprimendo vicinanza ai tanti profughi, tra cui i cristiani, il Papa ha aggiunto: "La violenza genera altra violenza; il dialogo è l'unica via per la pace".
Parlando ieri sera nei Giardini Vaticani con un gruppo di giovani della diocesi di Roma in ricerca vocazionale, a proposito dell'"aspetto del definitivo", papa Francesco ha sottolineato: "credo che uno che ha più sicura la sua strada definitiva è il Papa! Perché il Papa... dove finirà il Papa? Lì, in quella tomba, no?".  (ANSA)

Di Bella, il burocrate col 

gusto del buon vino.

Chi è l'uomo da 1.600 euro 

al giorno.

Domenica 29 Giugno 2014 - 15:32
Pubblicato da www-livesicilia.it


A sessant'anni, il grand commis del parlamento regionale, andrà in pensione dopo meno di un anno passato a "governare" l'Assemblea.
Ecco chi è l'uomo che ha scalato la vetta della burocrazia di Palazzo dei Normanni per poi ritirarsi dopo le polemiche sul suo maxi stipendio.

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Il segretario generale Sebastiano Di Bella
 
PALERMO - Camminando per i corridoi del Palazzo Reale incontrarlo è tutt'altro che raro. Sempre intento a fare capannello con qualche deputato, specie quelli di lungo corso. Custode delle leggi e custode del Palazzo. Il segretario generale dell'Assemblea regionale è l'uomo che in meno di un anno ha scalato il vertice della burocrazia del parlamento regionale: è Sebastiano Di Bella, e ad agosto se ne andrà. A sessant'anni, il grand commis del parlamento regionale, andrà in pensione dopo meno di un anno passato a "governare" l'Assemblea. Mesi più che mai difficili, in cui la lotta agli stipendi della "Casta" ha invaso il Palazzo entrando su un'auto blu dalla porta principale.

Il presidente della Regione Rosario Crocetta non ha smesso di marcarlo stretto neanche per un secondo. I riferimenti al suo stipendio a sei zeri - la cifra esatta non è mai stata chiarita - si sono susseguiti di continuo e hanno portato all'ormai inevitabile scelta di mettere dei limiti anche alle retribuzioni del personale dirigente dell'Ars. E nel frattempo Di Bella non ha mai rotto il silenzio che lo ha reso sempre inavvicinabile da chiunque non fosse una persona a lui vicina. Ma l'uomo che da capo di gabinetto del presidente dell'Assemblea Giovanni Ardizzone è diventato capo dell'amministrazione del parlamento più antico d'Europa, ha una personalità molto lontana da quella, dimessa, del suo predecessore Giovanni Tomasello.

Di Bella, 60 anni che nessuno gli darebbe, è sempre in giro. Un vero padrone di casa. Le porte della segreteria generale, per lui, si sono aperte il primo novembre, due settimane dopo la nomina, votata all'unanimità dal Consiglio di presidenza. Ma il suo ruolo non l'ha cambiato. Il nuovo vertice dell'Ars è rimasto il capo di gabinetto che ha rifiutato l'auto blu e arrivava a Palazzo tutte le mattine a bordo di uno scooter. Vero amante del vino – co-proprietario dell'azienda vinicola “Icone”, secondo le malelingue ogni tanto "spariva" per qualche giorno e girava il mondo per promuovere il marchio – ma soprattutto un vero amante di Palazzo dei Normanni e della sua storia.

Per chi lo conosce, il numero uno dei burocrati del parlamento è l'uomo che di quella che fu la residenza di Federico II di Svevia conosce le più segrete stanze, le più sconosciute regole. Raccontano che proprio lui faccia da Cicerone quando il presidente dell'Ars riceve visite ufficiali e sempre lui, grazie agli anni passati da direttore del servizio delle commissioni e all'ufficio legislativo, ha una competenza "infallibile" sui regolamenti dell'Assemblea.

Una carriera trentennale, quella di Di Bella, che è entrato in parlamento nel 1981 dopo aver vinto il concorso da referendario parlamentare e che, più di recente, è stato nominato capo di gabinetto da Ardizzone, che con quell'atto inaugurò il proprio mandato. E di area democristiana, dice qualcuno, lo è sempre stato anche lui. Chi lo conosce racconta che da giovane aveva anche iniziato a studiare teologia, una strada poi abbandonata per intraprendere quella dello studio della filosofia, e in seguito quella burocratica.

Una scelta, quest'ultima, che gli è valsa inevitabilmente anche l'amicizia con qualche politico. Riccardo Savona, Pippo Gianni, ma soprattutto, appunto, Ardizzone. "Conosco Di Bella da quando sono diventato parlamentare per la prima volta", raccontava a pochi giorni dalla promozione del burocrate il presidente dell'Ars, ma il loro rapporto, dicono, è diventato sempre più stretto da quando l'allora deputato Udc nella scorsa legislatura è stato eletto capo del collegio dei questori e Di Bella era, invece, all'ufficio legislativo. C'è chi li definisce addirittura "personaggi affini", perché entrambi profondi conoscitori delle regole del Palazzo. E il suo nome, in seguito alle dimissioni dell'ex segretario Tomasello, infatti, è stato fatto proprio da Ardizzone.

Una nomina che, raccontano i maligni, ha creato qualche malumore tra chi aspirava alla poltrona più ambita di Palazzo dei Normanni. Ma il nome di Sebastiano Di Bella, giurano a Palazzo, "era il migliore possibile". "Una persona di grande spessore umano e professionale – diceva Ardizzone – di una competenza unica". Un uomo che non guarda in faccia nessuno ("nel senso buono", precisava però il presidente dell'Ars). Anche se "a Palazzo passa per essere un po' antipatico". Un carattere duro, conferma chi lo vede tutti i giorni tra i corridoi del parlamento regionale, uno che non ha tempo da perdere. E in effetti, mesi fa, alle richieste di avere un suo curriculum o di scambiare due chiacchiere sul suo nuovo ruolo, Di Bella ha sempre risposto secco: "Sono impegnato", "Un'altra volta", "Ci risentiamo". Qualche volta anche con toni poco affabili.

Ma chi lo conosce alla sua durezza è sempre stato abituato. E nelle sue mani, da quando è diventato il nuovo capo della burocrazia, c'è stata l'eredità non facile da gestire di un uomo che, per la sua vicinanza con la politica, è sempre stato molto criticato e che stanco, ad un certo punto, se n'è andato. Proprio come lui, che mentre si trovava nell'occhio del ciclone ha deciso di chiudere con le questioni di Palazzo. Tornerà a casa, forse, come l'ultimo segretario di quella casa dorata che è stata sempre l'Assemblea, a portare con sé ogni giorno uno stipendio da 1.600 euro.  -

Faccia, cerchio magico, 

rimpasto.  Le parole della 

politica siciliana.

Domenica 29 Giugno 2014 - 07:45


Non c’è alcuno, magari con esperienza trentennale di protagonista della politica siciliana, che non invochi discontinuità spesso interpretandola come alibi per passare da un partito ad un simil-partito e poi di nuovo ad un altro partito.


La moltitudine di luoghi comuni linguistici adoperati dai politici, che sembrano incapaci di escogitare nuove espressioni, ha generato un intero universo di parole abusate. Forse, come ebbe a dire Beppe Severgnini, andrebbe loro limitato l’uso di metafore e altre figure retoriche consentendone solo una modica quantità quotidiana.

Nella nostra carrellata di allegorie varie, partiamo da quello che al momento appare essere l’imperativo categorico, ai vertici del potere come nella parrocchia di campagna. Ogni politico che si rispetti, dal Presidente della Regione all’assessore del piccolo comune, ha intorno a sé un cerchio magico. Simbolo di pienezza e di continuità, nel contempo stato di coscienza in esso proiettato, secondo Jung, a rappresentare l’affermazione del proprio sé, la metafora del cerchio protettivo, di antiche e ben più nobili origini, fa ormai parte di uno dei tratti più deludenti e mediocri del linguaggio contemporaneo prevalente, ricco di frasi fatte. Lontani ormai dai raffinati rituali astronomici assiro-babilonesi, oggi far parte del cerchio magico del politico di turno significa celebrazione di un potere che si esercita in termini di influenza, di intervento, di veto. Tutto questo ormai nel senso di un’orgogliosa discontinuità col passato e nel contesto di un processo di rottamazione dei soggetti che lo hanno vissuto e caratterizzato.

Non c’è alcuno, magari con esperienza trentennale di protagonista della politica siciliana, che non invochi discontinuità spesso interpretandola come alibi per passare da un partito ad un simil-partito e poi di nuovo ad un altro partito, questa volta inserito nella nomenclatura ufficiale. Inutile dire che la “rottamazione” è parola giovane adottata però anche dai meno giovani. Ha una caratteristica: non si applica mai alla propria persona ma vien sempre rivolta ad altri. Alzi la mano qualcuno che abbia sentito un politico dire: “ho deciso autonomamente di rottamarmi”.

Quanto detto avviene nel contesto di una “rivoluzione”, ormai proclamata a piè sospinto con l’avvertenza funerea che non si tratta di un pranzo di gala quanto di rovesciare come un calzino situazioni preesistenti. Il che, dimenticati per sempre i virtuali profumi del mancato pranzo di gala, ci immerge mentalmente in altri afrori assai poco nobili.

Discontinuità talvolta fa rima con rimpasto o più spesso, per essere prudenti, con rimpastino. Ma che sia rimpasto o rimpastino il suo carattere è sempre provvisorio: un rimpasto per definizione è prodromico (anticipatore) ad un altro rimpasto che ha bisogno di lievitare almeno sei mesi dal precedente, salvo la regola del Cuperlone (chi fa parte di questa corrente del PD entra in giunta per definizione).

E questo in nome dei problemi che avanzano da affrontare “mettendoci la faccia”. Possibilmente facce nuove, espressione di gran moda, forse addirittura nella paura di fronte ad una decisione su materia incerta di dover mettere oltre la faccia anche qualche altra parte del corpo. Comunque, c’è sempre un tavolo, per affrontare complessità che non si nega a qualunque contestazione ed ha valore salvifico e taumaturgico: si disdicono scioperi, ci si alza dai sit-in, si placano furori sindacali, si sciolgono blocchi stradali.

La prima riunione di qualsiasi tavolo si intesterà un progetto da realizzare mediante un percorso e da monitorare attraverso un cronoprogramma. Peccato che una seconda riunione del tavolo non avverrà più rinviando il tutto al miracolistico confronto tra le parti sociali, una pratica che tradotta nel ricettario medico si concretizzerebbe nella mitica soluzione Schoum che notoriamente allevia tutti i mali del mondo (dalle emorroidi all’alito pesante). Ovviamente non sarà mai un tavolo divisivo ma per tradizione dovrà certificare condivisione e concertazione magari sul nulla. In nome di una lotta senza quartiere alle cricche, alle cupole, al sistema della manciugghia. Comunque vada un tavolo di discontinuità. Nell’attesa di una stagione dei cento fiori (come quella avviata in Cina negli anni ’50 per la liberalizzazione della vita culturale, politica, economica e sociale) in Sicilia, nell’era del crocettismo, occorre accontentarsi della stagione dei cento tavoli.

In un contesto parlamentare nel quale partiti di maggioranza e opposizione votano sempre responsabilmente. Termine che decodificato opportunamente vuol dire in modo da non far decadere l’Assemblea prima della sua scadenza naturale. Avendo cioè il tempo di ammortizzare il “tesoretto” necessario per la nuova campagna elettorale. Tra una manovra e manovrina del bilancio regionale come vengono simpaticamente nominati i tagli e l’aumento dell’imposizione fiscale.

Nel gergo politico dominano anche termini come democratico e riformista. Premio per l’originalità alla denominazione all’ Articolo 4 che sarebbe un articolo della Costituzione sul diritto al lavoro. Ci si permetta una provocazione: tra gli altri partiti ne esiste uno che non sia democratico, riformista, laburista? Eppure stenta a farsi strada un neologismo che faciliterebbe la comunicazione: diversamente crocettiani. Se qualcuno lo dovesse utilizzare pretendiamo i diritti d’autore.  -

IL COLLEGAMENTO VELOCE MESSINA / REGGIO CALABRIA E VICEVERSA TERMINERA' GIORNO 30.06.2014 ?

Corsa contro il tempo per 

salvare Metromare.

29/06/201
Pubblicato da  GAZZETTA  DEL  SUD  online.

Domani potrebbe essere l’ultimo giorno del collegamento Messina - Reggio. Il deputato Garofalo in “pressing” su armatori e Ministero. Cacciola e Cucinotta: «Bandi gestiti male».

 

Corsa contro il tempo per salvare Metromare


 Altri due giorni. Poi, stando così le cose e senza novità dell’ultima ora, non ci sarà più collegamento veloce tra Messina e Reggio Calabria. La comunicazione che Ustica Lines è stata “spiacente” di dare sembra lasciare poco spazio a dubbi: il 30 giugno si svolgerà per l’ultima volta il servizio di Metromare, almeno per la tratta di competenza della compagnia armatoriale. L’altra linea, Messina-Villa San Giovanni, dovrebbe invece rimanere “viva”. Usiamo il condizionale perché non risultano atti ufficiali in merito, se non la disponibilità verbale fornita da Bluferries al ministero del Trasporti. Un sì alla proroga di sei mesi, in attesa del bando di gara, che invece Ustica Lines non ha mai dato. Così per la società degli aliscafi è stato quasi naturale annunciare ai propri utenti che da martedì dovranno cercarsi un altro mezzo per fare da pendolari con l’altro capoluogo dello Stretto. L’assessore ai Trasporti della Regione Calabria Luigi Fedele ha già detto che, di concerto col collega siciliano Domenico Torrisi, sta cercando di mettere una pezza attraverso «pressioni importanti» su Roma. Logico chiedersi perché queste pressioni non siano state esercitate prima. Logico chiedersi anche perché nessuno si sia posto il problema, fino al cartello appeso alle proprie biglietterie da Ustica Lines, del fatto che l’azienda finora non aveva mai dato il proprio assenso alla proroga. Adesso, giocoforza, siamo di fronte all’ennesima corsa contro il tempo. Il deputato nazionale di Ncd Enzo Garofalo ha fatto sapere di star lavorando febbrilmente, in queste ore, per evitare il patatrac. Il parlamentare messinese sembra ottimista sul fatto che entro domani la questione possa risolversi. «Al ministero dei Trasporti si sta lavorando in questo senso – conferma – e sono fiducioso». Garofalo avrebbe contattato anche l’armatore, per cercare di giungere ad una soluzione che eviti di interrompere così bruscamente la continuità territoriale “rapida” tra le due sponde dello Stretto.   -

sabato 28 giugno 2014

Cade ramo, lei muore,

nipotina in ospedale.

Nel parco Cascine a Firenze. Inutile tentativo rianimazione.

 

Una donna di 51 anni è morta venerdì sera nel parco delle Cascine a Firenze colpita da un grosso ramo che si è staccato da un albero. Con lei c'era la nipotina di 2 anni. La bambina è stata portata all'ospedale pediatrico Meyer priva di conoscenza. Vani i tentativi di rianimare la donna che si trovava alle Cascine con i familiari per una manifestazione estiva.

Il ramo si sarebbe staccato da un albero malato.  La bambina è ricoverata in prognosi riservata nel reparto di rianimazione. Secondo quanto spiegato, la bambina ha riportato un trauma cranico e le sue condizioni sono state considerate subito molto gravi. Per lei sono cominciati gli accertamenti di morte cerebrale.
In serata è deceduta all'ospedale Meyer anche la nipotina. I genitori hanno dato l'autorizzazione all'espianto degli organi. Il comune di Firenze ha decretato il lutto cittadino nel giorno in cui si svolgeranno le esequie.(ANSA)

Mose: Riesame, 

Chisso-Casarin in carcere.

Ma provvedimenti meno pesanti per altri sette indagati.

 

(ANSA) - VENEZIA, 28 GIU - Il Tribunale del Riesame di Venezia, Presidente Angelo Risi, ha respinto la richiesta di libertà, o di attenuazione di misura preventiva, mantenendo in carcere l'ex assessore regionale veneto alle Infrastrutture Renato Chisso e il suo dirigente di fiducia Enzo Casarin, entrambi coinvolti nell'inchiesta Mose per presunte tangenti. Il Riesame ha valutato complessivamente le posizioni di nove indagati; fatta eccezione per Chisso e Casarin i provvedimenti cautelari sono stati tutti ammorbiditi. (ANSA)

Capo d’Orlando: arrestati 

quattro palermitani per furto.

Autore: redazione. 
Pubblicato il 28 giugno 2014  da  www.24live.it
 
 
Capo d’Orlando: arrestati quattro palermitani per furto

Questa mattina i Carabinieri della Compagnia di Sant’Agata di Militello hanno arrestato in flagranza di reato, per furto aggravato Filippo Quartararo, 20 enne incensurato, Salvatore Spina, 38 enne pregiudicato, Salvatore Casisa, 22 enne pregiudicato e Salvatore Finocchio, 22 enne pregiudicato, tutti palermitani.
Dopo l’allarme al 112 in cui veniva segnalato un furto presso un noto negozio di elettronica sito a Capo d’Orlando in contrada Malvicino, repentinamente alcune pattuglie dei Carabinieri presenti nella zona intervenivano sul posto al fine di sorprendere i malviventi. All’arrivo dei militari gli autori del furto avevano concluso il manfatto, dandosi alla fuga verso la campagna.
Dopo il servizio di perlustrazione organizzato dai militari dell’Arma, alle prime ore del mattino i malviventi sono stati bloccati. L’ammontare della refurtiva è di 146 telefoni cellulari smartphone di ultima generazione per un valore di circa 60.000 Euro. I Carabinieri hanno posto sotto sequestro anche i passamontagna, dei guanti ed un coltellino utilizzati dai palermitani per mettere a segno il furto. Gli stessi sono quindi stati tratti in arresto in attesa della convalida che si terrà presso il Tribunale di Patti nella giornata odierna.  -

SARA' FINANZIATA LA MEGA - SERRA FOTOVOLTAICA ?


Una "task force" per il 

Piano giovani.  Italia Lavoro 

seleziona 48 esperti.

Sabato 28 Giugno 2014 - 16:02
Pubblicato da www.livesicilia.it


L'avviso scadrà il 3 luglio. La società, legata al Ministero del Lavoro, cerca professionisti in grado di portare avanti azioni di orientamento, formazione, informazione, assistenza tecnica e riqualificazione dei Centri per l'impiego. Contratti da 16 e 12 mesi.


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PALERMO - E adesso la Regione chiede una mano al Ministero del Lavoro. In arrivo in Sicilia 48 esperti che dovranno occuparsi della gestione del Piano Giovani. Il mega-avviso che dovrà finanziare la Formazione professionale siciliane e che contiene una serie di strumenti per favorire l'accesso al lavoro dei siciliani.

Quarantotto. Tanti sono gli esterni che verranno selezionati da Italia Lavoro spa, una società strumentale del ministero del lavoro. Gli avvisi sono già presenti sul sito (www.italialavoro.it) e il bando scadrà il prossimo 3 luglio. Già, alla Regione i ventimila dipendenti non bastano mai. Ne servono sempre altri. E stavolta, quantomeno, non sarà Palazzo d'Orleans a pagare per gli esterni.

Sono due le figure cercate da Italia Lavoro. Per la figura “professional”, il ministero cerca 41 persone: per loro pronto co.co.pro di 16 mesi. Gli altri sette “esperti”, invece, ecco un contratto di un anno. Il bando non specifica la retribuzione. Ma quantomeno spiega le mansioni a cui saranno chiamati gli esterni. I 41 “professional”, dovranno occuparsi “principalmente, ma non esclusivamente, - si legge nell'avviso - di servizi rivolti alle persone e al sistema delle imprese effettuando tutto quanto necessario per la realizzazione delle misure previste dal progetto (informazione, promozione e attivazione di interventi; tutoraggio dei tirocini avviati; supporto ai CPI, co-promotori dei tirocini formativi; supporto al sistema della Domanda, agli Ordini professionali ed ai soggetti ospitanti; supporto al sistema della domanda; gestione e verifica di tutta la documentazione tecnico-amministrativa; raccolta e gestione della documentazione amministrativa cartacea ed elettronica dei dati per la rendicontazione e il controllo delle fasi ispettive, anche in itinere)”.

Ma non solo. Queste figure dovranno ovviamente occuparsi dell'assistenza tecnica per “la messa a sistema degli standard di servizio e delle modalità di erogazione delle politiche attive, con particolare riferimento al target giovani; il trasferimento ai CPI metodi e strumenti utili all'erogazione di servizi personalizzati ai lavoratori e alle imprese; l’analisi di dati e redigere rapporti di monitoraggio finalizzati ad una migliore qualificazione degli operatori”. È richiesta ovviamente la laurea di vecchio o nuovo ordinamento.

Per gli altri esterni varrà la regola “del sette”. Sono 7 infatti le figure richieste. Tutte dovranno dimostrare un'esperienza di almeno sette anni nel settore di competenza. Questi esperti dovranno lavorare alla “realizzazione di un programma di qualificazione dei Centri per l'impiego attraverso, tra l'altro, un percorso di formazione e informazione, destinato agli operatori dei Centri e un'azione di empowerment dei responsabili CPI siciliani, anche in coerenza con quanto definito nell'ambito di programmi finalizzati alla realizzazione della 'Garanzia giovani' a livello nazionale e locale”.

Questo, in generale. Nello specifico, questi sette esperti “supporteranno la realizzazione delle iniziative di formazione ed informazione previste dal progetto, tramite docenze in apposite sessioni formative rivolte agli operatori CPI e di empowerment dei responsabili CPI. L'attività comprende anche la predisposizione dei moduli formativi secondo il programma formativo/informativo condiviso con la Regione Siciliana”. Anche in questo caso richiesta la laure. Il contratto avrà una durata di dodici mesi. Per entrambe le figure, il termine di scadenza per l'invio della candidatura è il 3 luglio prossimo. Ultimi giorni, quindi, per gli esperti che vorranno “dare una mano” alla Regione per attuare i progetti del Piano giovani.-
Ultima modifica: 28 Giugno ore 18:36

Il bluff del tetto agli stipendi.

M5S: "Quella norma è una 

truffa".

Sabato 28 Giugno 2014 - 06:00


Pubblicato da www.livesicilia.it

 

Ancora polemiche sull'applicazione del limite di 160 mila euro agli stipendi dei regionali. Cancelleri: "Si tratta di una presa in giro. Il trattamento omnicomprensivo sarà più alto dei 240 mila euro fissati dall'Ars". Mentre è incerta persino l'entrata in vigore del provvedimento: subito o dal rinnovo dei contratti? La replica del governatore.


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PALERMO - Il presidente insiste. Rilancia. Accusa. “Come fa l'Ars a non introdurre il tetto che il governo ha voluto per i regionali?”. Il presidente insiste, rilancia. Ma in tanti, ormai, iniziano a pensare che questa norma, fortemente rivendicata da Rosario Crocetta sia, nella migliore delle ipotesi, un bluff. Se non una specie di “truffa”.

La pensano così, ad esempio, i deputati del Movimento cinque stelle all'Ars. “Dopo gli articoli letti su Livesicilia – racconta il deputato regionale Giancarlo Cancelleri – abbiamo provato ad approfondire la storia rivolgendoci a degli esperti. E i risultati di questo approfondimento sono quantomeno imbarazzanti”.

Giusto per riepilogare. La norma “incriminata” è stata introdotta nella “manovrina” approvata un mese fa. Un articolo che fissa un limite di 160 mila euro agli stipendi. Tetto che, si legge nella norma, “si applica al trattamento economico annuo complessivo fiscale dei dipendenti dell'Amministrazione regionale e degli enti di cui all'articolo 1 della legge regionale 15 maggio 2000 , n. 10, presso cui si applica il contratto collettivo dei dipendenti regionali, nonché, in quanto compatibile al trattamento economico annuo complessivo dei dipendenti degli enti pubblici regionali, delle società partecipate dalla Regione siciliana e comunque di tutti gli enti, di natura pubblica o privata, che ricevono a qualunque titolo trasferimenti, contributi o corrispettivi a carico del bilancio della Regione siciliana, compreso il settore sanitario”.

Il trattamento economico annuo complessivo “fiscale”, però, non equivale allo stipendio che noi possiamo desumere, ad esempio, dal sito ufficiale della Regione. Per trattamento “fiscale” si intende il trattamento imponibile. Cioè "alleggerito" dalla quota destina all'Irpef.

“Abbiamo chiesto – spiega Cancelleri – ad alcuni esperti di calcolare la 'reale' cifra spesa dalla Regione. Il 'vero' stipendio lordo che corrisponde a quella cifra di 160 mila euro. Cosa abbiamo scoperto? Che calcolando tutto, sia l'Irpef, sia la previdenza, la reale cifra è più alta di 80 se non di 100 mila euro annui. In poche parole, il 'vero' tetto rischia di essere persino più alto di quello fissato dal presidente dell'Ars Ardizzone e tanto criticato da Crocetta. Il limite di 240 mila euro per i dipendenti dell'Ars infatti è omnicomprensivo. Molto meno trasparente è la norma del governo. Per questo motivo chiederemo di intervenire”.

I grillini, insomma, presenteranno un emendamento a quella norma della manovrina. Un correzione molto semplice, ma che renderebbe “reale” il tetto di 160 mila euro. “Basterà sostituire alla parolina 'fiscale', furbescamente inserita in quell'articolo in riferimento al trattamento economico, la parola 'omnicomprensivo'. E su questo sfidiamo il presidente Crocetta: se la sua intenzione era davvero quelal di abbassare il tetto agli stipendi, non potrà che accogliere il nostro suggerimento. In caso contrario, sarà evidente la malafede...”.

Malafede che i cinque stelle hanno invece chiaramente “letto” in un'altra norme riguardante il tetto agli stipendi. Ma stavolta prevista nella Finanziaria-ter. Si tratta dell'articolo che abbatte, appunto, il tetto alle retribuzioni degli amministratori di quattro società partecipate: Riscossione Sicilia S.p.A., IRFIS fin Sicilia s.p.a, AST S.p.A e Sicilia e Servizi S.p.A. Società amministrate da molti “fedelissimi” del governatore. Tra presidenti e consiglieri di amministrazione, infatti, ecco Antonio Ingroia e Stefano Polizzotto, Patrizia Monterosso e Salvatore Parlato. Fino a oggi il limite per le loro retribuzioni è di 50 mila euro. Un tetto però criticato persino ieri da Crocetta che ha protestato: "Il presidente dell'Irfis non può mica guadagnare così poco...".

“Questo è davvero troppo – insiste Cancelleri – se non interverrà direttamente il governo, lo faremo noi chiedendo la soppressione di quell'articolo. Quella norma è una presa in giro”. Presa in giro, truffa. I giudizi si rincorrono, quindi, sulle norme con le quali il governo ha inteso fissare dei tetti alle retribuzioni.

Ma certamente, la legge sul limite di 160 mila euro rischia, quantomeno, di tradursi in un semplice annuncio. Un bluff. La norma, infatti, dovrebbe entrare in vigore dal primo luglio. Cioè tra quattro giorni. Ma per comprendere le modalità di applicazione, si attende una circolare dell'assessorato Funzione pubblica. Una circolare che – stando a fonti dello stesso assessorato – è lontana dall'essere prodotta, completata.

Il limite di 160 mila euro, infatti, riguarda non solo gli stipendi, ma anche le pensioni. E in quel caso, l'assessorato alla Funzione pubblica attende il parere del Fondo pensioni. Ma è soprattutto su due punti che si stanno arrovellando gli esperti della Regione. Da un lato, se il limite vada esteso o meno anche ai dirigenti esterni. Ma almeno su questo, un indirizzo appare chiaro e ribadito dall'assessore Patrizia Valenti: “Interni ed esterni, in questo caso, sono la stessa cosa. Non c'è nessuna differenza”. Ma è un altro il vero nodo da sciogliere. Un altro comma della norma, infatti, accenna al “rinnovo dei contratti” come sede nella quale il tetto troverà applicazione. “In effetti – fanno trapelare dall'assessorato – ci sono due scuole di pensiero: per qualcuno le norme vanno applicate fin dal primo luglio. Per altri, solo al prossimo rinnovo”. La cui data è affidata agli astri. Al destino. L'ultimo rinnovo per la dirigenza risale a sette anni fa. La norma rivoluzionaria di Crocetta, insomma, rischia di rimanere in freezer per tanto, tanto tempo.

Riportiamo una nota del presidente della Regione, Rosario Crocetta, in riferimento all'articolo pubblicato dal titolo 'Il bluff del tetto agli stipendi..' :"si significa che per definizione, come da manuale ovvero normativa fiscale, l'imponibile fiscale è una valore al lordo di tutte le ritenute irpef addizionali comprese.  -
Ultima modifica: 28 Giugno ore 19:22

Allarme  Confesercenti.

Pensionati tartassati -118 

euro al mese.

28/06/2014
Pubblicato  da  GAZZETTA  DEL  SUD  online.

Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso 1.419 euro di potere d'acquisto, oltre 118 al mese. L'Italia è il solo Paese in Ue in cui i pensionati pagano in proporzione più tasse di quando erano attivi.

 

Pensionati tartassati
-118 euro al mese

Dal 2008, in 6 anni, un pensionato italiano ha perso 1.419 euro di potere d'acquisto, oltre 118 al mese. Lo calcola il presidente di Confesercenti, Marco Venturi secondo il quale sono ''118 euro sottratti ogni mese ai consumi'': '' L'Italia è il solo Paese in Ue in cui i pensionati pagano in proporzione più tasse di quando erano attivi''.
"Accade così che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che tale extra imposta sia più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d'importo inferiore. Nel resto d'Europa non è così - continua Venturi - anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parità di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente".
I nostri pensionati sono i "più tartassati d'Europa", spiega la Confesercenti, confrontando quanto paga un italiano rispetto ai suoi colleghi europei: "su una pensione corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell'assegno previdenziale, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla". Confesercenti mette in evidenza anche il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: "il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco!", continua la nota. "E' ora di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale" - conclude Venturi - "Soprattutto si deve tener conto dell'erosione del potere d'acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile".  -

Messina,  Accorinti non fa 

marcia indietro: «ordinanza 

anti-tir il 20 luglio».

28/06/2014
Pubblicato da  GAZZETTA  DEL  SUD  online.

Da Palazzo Zanca arriva un “no” alla controproposta di Caronte&Tourist.

 

Accorinti non fa marcia indietro: «ordinanza anti-tir il 20 luglio»


Le distanze non si colmano, anzi aumentano di giorno in giorno. Si può parlare, ormai, di un autentico muro contro muro tra il sindaco Renato Accorinti e i vertici della Caronte&Tourist sugli orari della Cartour e il passaggio dei Tir in città. Due giorni fa la società degli armatori ha definito «inaccettabile » la proposta di Accorinti di far viaggiare di giorno solo i mezzi leggeri e di notte i Tir, e ha lanciato la propria controproposta: “congelare” l’ordinanza di chiusura del cavalcavia preannunciata da Accorinti, commissionando nel frattempo –a un consulente nominato dal sindaco ma a spese dell’azienda –una ricerca di mercato che stabilisca le ripercussioni sulla società della modifica degli orari. Controproposta che è stata “respinta” dal sindaco: l’ordinanza, se le cose non cambieranno, verrà firmata il 20 luglio. Dal giorno dopo, niente mezzi pesanti in orari diurni.  -

LA REPLICA DEL SOTTOSEGRETARIO VICARI.


"Zfu, gli aiuti di importo 

modesto sintomo del 

successo della misura".

Sabato 28 Giugno 2014 - 09:55
Pubblicato da www.livesicilia.it


 

Il sottosegretario allo Sviluppo Economico Simona Vicari scrive commentando l'articolo di Mario Centorrino che su Livesicilia aveva analizzato gli esiti delle Zone franche urbane.


“Live Sicilia” ha pubblicato lo scorso 24 giugno un articolo di analisi, critica, sulle Zone Franche Urbane dal titolo “Le Zone franche urbane e l’economia delle panelle”, a firma di Mario Centorrino.

L'autore evidenzia come le agevolazioni recentemente concesse dal Ministero dello Sviluppo economico in favore delle imprese localizzate nelle 44 Zone franche urbane delle regioni Convergenza si siano risolte nella consueta distribuzione “a pioggia” di aiuti, anche di importo modesto, in favore di piccoli esercizi commerciali. L’ennesima occasione persa – si legge ancora nell’articolo – per attuare “… una reindustrializzazione robusta di aree critiche” o per sostenere “… iniziative ad alto interesse di occupazione o con progetti di innovazione”.

L’autore, però, muove una critica di carattere ancor più generale alla misura, lanciando al lettore il seguente interrogativo: se appare comprensibile l’inserimento tra le aree interessate del quartiere Brancaccio di Palermo, che senso ha avuto, invece, inserire tra le Zone franche urbane interi capoluoghi come Messina, Palermo, Catania, Trapani, Enna o grossi comuni come Barcellona, Castelvertrano, Gela e Sciacca?

Il diritto di critica è, evidentemente, una prerogativa fondamentale in ogni paese democratico, così come il sapere ascoltare anche le opinioni di dissenso è atto di profonda intelligenza. La critica aiuta, da sempre, chi è chiamato a prendere decisioni importanti a indirizzare meglio le iniziative e i propri sforzi. A condizione, però, che la critica sia ragionata e, soprattutto, basata su argomentazioni solide. Ma, purtroppo, non è questo il caso.

Va innanzitutto rilevato che Zone franche rappresentano sempre porzioni del territorio comunale, caratterizzate da una presenza di residenti comunque non superiore al 30 per cento della popolazione complessiva del singolo comune. Pertanto, rientra nella Zona franca di Palermo la sola zona portuale, così come la Zona franca di Catania abbraccia il solo quartiere di Librino. Lo stesso dicasi, ovviamente, per gli altri capoluoghi e grossi comuni citati nell’articolo, nei quali la Zona franca interessa sempre una porzione limitata del territorio comunale.

In secondo luogo, si ritiene che un intervento agevolativo – alla stessa stregua di ogni altra iniziativa, pubblica o privata – debba essere valutato, ed eventualmente anche criticato, in relazione alla effettiva finalità che intende perseguire. Nella fattispecie, va ricordato che le zone franche urbane sono state introdotte dal legislatore nazionale al fine di “contrastare i fenomeni di esclusione sociale negli spazi urbani e favorire l’integrazione sociale e culturale delle popolazioni abitanti in circoscrizioni o quartieri delle città caratterizzati da degrado urbano e sociale” e che la stessa norma di legge individua, quali beneficiari degli aiuti, le imprese di “micro e piccola dimensione”. Come può, dunque, valutarsi una simile iniziativa sulla base dei (mancati) effetti in termini di reindustrializzazione di aree in crisi? Sarebbe come giudicare un intervento finalizzato al sostegno del reddito dei lavoratori in termini di incremento di spese in ricerca e sviluppo delle imprese. D’altro canto, il fatto che le agevolazioni de quo non avessero alcuna pretesa di attivare processi di reindustrializzazione appariva chiaro già dalla lettura del titolo dell’iniziativa, laddove si parla, appunto, di zone “urbane” e non di aree o agglomerati industriali.

Altrettanto sbagliato è denunciare la ipotizzata bassa presenza di imprese innovative negli elenchi dei beneficiari, dal momento che alla misura – finalizzata, come detto, alla rivitalizzazione economica e sociale di aree urbane disagiate attraverso il riconoscimento, in quei luoghi, di una fiscalità di vantaggio – non era richiesta, dalla stessa legge istitutiva, alcuna “selettività”, se non quella riferita alla mera localizzazione dell’iniziativa economica entro i confini individuati dal CIPE.

Invece, proprio gli elementi tanto criticati nell’articolo, ossia la distribuzione di agevolazioni di importo modesto (intorno ai 30.000 euro per impresa) in favore di piccole aziende ed esercizi commerciali, la concentrazione delle agevolazioni in aree urbane e non industriali, testimoniano, il successo della misura, almeno in termini di raggiungimento dei soggetti e delle aree target.

Ciò detto, è altrettanto evidente che, per apprezzare l’impatto dell’intervento rispetto agli obiettivi fissati dal legislatore (lotta al degrado urbano, inclusione sociale e culturale, ecc.) occorrerà attendere qualche anno. In tal senso, sarà cura del Ministero monitorare attentamente, nel corso dei prossimi anni, le dinamiche economiche e sociali in quei territori, anche con riferimento all’andamento di quegli stessi indicatori statistici utilizzati dal CIPE per la selezione delle aree (tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile e tasso di scolarizzazione), al fine di valutare la reale efficacia della misura.

Ancora una volta, però, si è preferito piegarsi alla facile retorica, cavalcare l’onda del disfattismo, sempre più di moda in Italia, sparare contro il facile bersaglio di un’Amministrazione sempre e comunque inefficiente e rinunciando, a priori, a qualsiasi (doveroso) approfondimento della materia. E proprio approfondendo meglio la materia si sarebbero, forse, potuti notare i tempi rapidi di attuazione dell’intervento (a distanza di poco più di anno dalla legge di conversione del decreto-legge che ha previsto il finanziamento delle agevolazioni nelle Zfu delle regioni Convergenza sono state concesse agevolazioni in tutte le 44 zone franche urbane previste dalla legge, in favore di ben 20.300 imprese, per complessivi 518 milioni di euro).

Così come si sarebbe potuto apprezzare la particolare governace della misura, che ha evidenziato una virtuosa e fattiva collaborazione tra Amministrazione centrale, regioni e comuni. O, ancora, le 10 mila e più richieste di informazioni e di supporto evase, in pochi mesi, dal servizio di contact center attivato dal Ministero.

Purtroppo, però, un’analisi realmente critica (nella migliore accezione del termine) costa tempo e fatica e, spesso, la tentazione di percorrere la via più facile, di “sparare” il titolo a sensazione contando sul malcontento popolare, è davvero troppo forte.  -

Formazione :  Prometeo, 

ok al finanziamento .

Contratto per 1400 lavoratori.

Venerdì 27 Giugno 2014 - 21:29
Pubblicato da www.livesicilia.it


La Ragioneria ha dato il via libera al decreto di finanziamento. Adesso il Ciapi di Priolo può dare avvio ai corsi, richiamando a lavoro 1.415 persone, fuorisucite dagli enti a cui è stato revocato l'accreditamento. All'interno, gli elenchi degli idonei e degli esclusi.


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PALERMO - Adesso manca davvero poco. L'ultimo passo. Il Ciapi di Priolo dovrà sottoscrivere i contratti con 1415 lavoratori della Formazione. A quel punto, finalmente, dopo attese e proteste plateali, l'ormai mitologico progetto “Prometeo” potrà prendere il via. E con esso una serie di corsi di formazione svaniti d'un colpo con la revoca dell'accreditamento a una serie di enti siciliani.

Il decreto di finanziamento del "Prometeo" dell'Assessorato all'Istruzione e alla formazione professionale, infatti, è stato vistato proprio oggi dalla Ragioneria. Il percorso prevede l'impiego di almeno 1.415 lavoratori della formazione per attività corsuali rivolte ad oltre cinquemila allievi.

Il bando “Prometeo” è del 20 dicembre 2013. E concorrerà a far crescere il personale del piccolo Ciapi siracusano, ente in house della Regione. Già rimpinguato dai dipendenti degli sportelli multifunzionali, frutto del progetto Spartacus. Prometeo invece punta a “investire” parte delle somme del “Piano giovani” per l’avvio dei corsi di Formazione del 2013-2014. In particolare, la somma stanziata è di 35 milioni (33,3 milioni per gli ambiti Forgio e Fas e 1,7 milioni per l’ambito Fp).

Il bando prevede assunzioni a tempo determinato per la durata di 7 mesi – ulteriormente prorogabili per eccezionali esigenze – destinato a personale da impiegare per lo svolgimento dei corsi. In particolare, la Regione cerca 1415 persone, così distribuite: 60 responsabili di processo, 321 tutor, 182 segretari didattici, 182 segretari amministrativi, 156 ausiliari, 514 formatori nelle aree giuridico-economica, scientifica, informatica, lingue straniere e tecnico professionale.

Tra i requisiti per partecipare al bando ecco l’iscrizione all’Albo regionale degli operatori della formazione professionale siciliana, quello di non essere stato “destituito, dispensato o licenziato da un impiego, per persistente insufficiente rendimento” e quello di “non essere impegnato attualmente in attività inerenti percorsi formativi”. Ovviamente, i titoli di studio devono essere “adeguati alle qualità educative, organizzative e tecniche dei corsi”. Per fare un esempio, i formatori o i tutor devono quantomeno poter vantare un diploma. A dire il vero, gli aspiranti dipendenti del Ciapi di Priolo dovranno specificare anche un dato assai curioso: “Il Comune nelle cui liste elettorali è iscritto”.

Il “Prometeo”, quindi, consentirà, di fatto di “ripescare” quei corsi scomparsi dopo la revoca dell'accreditamento agli enti da parte dell'assessorato alla Formazione. Un meccanismo che – stando alle intenzioni dello stesso assessorato – consentirà alla Regione di risparmiare anche una quindicina di milioni di euro (dai 50 milioni previsti dai precedenti Avvisi ai 35 milioni stanziati per il Prometeo).

Il “visto” della Regioneria, adesso, può accelerare davvero le operazioni che porteranno all'avvio dei corsi. Il Ciapi di Priolo potrà fin da subito procedere con i contratti. E del resto, l'ente diventato “l'ombelico del mondo della Formazione siciliana” ha già individuato gli idonei e gli esclusi tra i tanti lavoratori estromessi dagli enti revocari. Tutti i nomi sono ricavabili dal sito del Ciapi. Ecco gli elenchi dei responsabili di processo, tutor, segretari didattici, segretari amministrativi, ausiliari, formatori. E anche l'elenco degli esclusi. La maggior parte di loro è stata tagliata fuori per la mancanza iscrizione nell'albo unico degli operatori della Formazione. Una decisione, che già come accaduto per il progetto Spartacus, ha dato vita a proteste e contenziosi.

Intanto, però, più di 1400 lavoratori presto potranno tornare alla vecchia occupazione, sebbene nel nuovo mega-ente. E porre fine alle proteste assai plateali nei giorni scorsi, quando qualcuno di questi dipendenti ha persino minacciato di gettarsi dal ponte su Viale Regione siciliana, a Palermo.

E un'altra speranza, un po' più vaga a dire il vero, salta fuori dalla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana di oggi. Un avviso molto misterioso, a dire il vero. “Si comunica – si legge in Gurs - che il CIAPI di Priolo, in ottemperanza alla richiesta dell’Amministrazione regionale inerente l’esecuzione della Garanzia Giovani, bandirà una selezione pubblica per titoli e colloquio per l’assunzione con contratti a tempo determinato di unità di personale”. Manca appena qualche dato: quando, quante persone, per quanto tempo? L'avviso (anzi, in questo caso si può parlare di un 'avviso di un avviso') rimanda al futuro. “Il testo integrale del bando, l'indicazione dei profili professionali, dei livelli giuridico economici, dei requisiti e delle modalità di partecipazione alla sopraindicata procedura di selezione – prosegue infatti l'Avviso in Gurs – sarà pubblicato nei siti online del CIAPI di Priolo www.ciapiweb.it e della Regione siciliana www.regione.sicilia.it/lavoro”. Quando? Un mistero. Ma un mistero risolvibile. Basta telefonare, come suggerisce lo stesso avviso, all’ufficio UOB 1 del Ciapi di Priolo (tel. 0931-771103 - 760495 – 735737). Vale la pena di provare.  -
Ultima modifica: 28 Giugno ore 09:57

L'ARS CERCA DUE NUOVI CONSULENTI.

Prenderanno 12 mila euro a testa. 

Il bando in Gazzetta Ufficiale.

Venerdì 27 Giugno 2014 - 20:36
Pubblicato da www.livesicilia.it


Due architetti dovranno occuparsi del controllo di qualità e del restauro di alcune aree del Palazzo Reale nell'ambito dell'appalto per la fruizione turistica. I curriculum dei candidati saranno valutati da una commissione. Ecco tutti i requisiti richiesti.


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Palazzo dei Normanni
 
 
PALERMO - Avranno un incarico di un anno e, per questo, riceveranno uno stipendio di 12.000 euro a testa: 24 mila in tutto. I due nuovi consulenti dell'Assemblea regionale non hanno ancora un volto - il bando di selezione è stato pubblicato proprio oggi - ma Palazzo dei Normanni cerca dei profili ben definiti. Un direttore operativo del controllo qualità e un esperto in storia e tecniche dell'architettura medioevale siciliana.

Entrambi dovranno fornire consulenza professionale nell'ambito dell'appalto di valorizzazione e fruizione turistica del Palazzo Reale. La prima delle due figure ricercate dovrà essere un laureato in architettura o ingegneria con almeno dieci anni di esperienza nel controllo di qualità in cantieri di restauro su edifici monumentali sottoposti a vincoli architettonici, storico-artistici o conservativi e con particolare riferimento al periodo medioevale. L'esperto, come è specificato nel bando, dovrà "eseguire la disamina preventiva e le successive verifiche sul piano di controllo qualità fornito dall’appaltatore, sul piano programmatico delle prove e sul piano delle indagini e delle prove fornito dall’appaltatore, redigere l’elenco mensile delle indagini e delle prove effettuate dall’appaltatore, programmare, pianificare ed eseguire i necessari sopralluoghi, periodicamente eseguire ispezioni di cantiere, tenere le riunioni periodiche di controllo qualità" e prescrivere eventuali azioni correttive "che comunque saranno esaminate e valutate da parte del direttore dell’esecuzione e dal responsabile del procedimento".

La seconda figura richiesta, invece, è quella di un esperto in storia e tecniche dell'architettura medioevale siciliana. Dovrà programmare, pianificare ed eseguire i necessari sopralluoghi, condurre lo studio storico-architettonico nel Palazzo Reale con particolare riferimento alla fase medioevale, partecipare agli incontri periodici con il responsabile del procedimento, con il direttore dell'esecuzione e con il direttore operativo del controllo qualità, redigere una relazione sui risultati dello studio condotto accompagnata dalla necessaria documentazione grafica e fotografica e, infine, fornire assisenza tecnica al direttore dell'esecuzione e al direttore operativo di controllo qualità circa la verifica dei rilievi e l'ubicazione dei saggi e scavi archeologici che la ditta deve eseguire.

Per il secondo consulente è richiesta solo la laurea in architettura e, in più, esperienza documentata in restauro e conservazione dei beni culturali, specie di quelli medievali. Le candidature, che dovranno essere inviate all'Ars entro quindici giorni dalla pubblicazione del bando in Gurs, saranno esaminate da una commissione nominata dal segretario generale dell’Ars, che provvederà a verificare che i candidati abbiano i requisiti di ammissibilità. La commissione sarà composta da tre membri, un presidente e due componenti, che valuteranno i curriculum dei candidati attribuendo loro un punteggio massimo di 60 punti. Qui il bando pubblicato oggi nella sezione concorsi della Gazzetta ufficiale.  -
 
Ultima modifica: 28 Giugno ore 07:06