sabato 20 dicembre 2014

FUORI DALL'€URO, NON FUORI DALL'EUROPA, FIRMA PER IL REFERENDUM M5S.


Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.


20/12/2014 - Il referendum consultivo per uscire dall'euro si può fare. Per poterlo indire è necessario approvare una legge costituzionale "ad hoc" come già avvenuto nel 1989 quando si richiese agli italiani se volevano dare o meno facoltà costituente all'Unione Europea:

Il referendum consultivo del 1989 in Italia si è tenuto il 18 giugno 1989, contestualmente alle elezioni europee del 1989, per sentire il parere popolare sul conferimento o meno di un mandato costituente al Parlamento europeo eletto nella stessa occasione. Poiché la Costituzione della Repubblica Italiana prevede solo due tipi di referendum, quello abrogativo e quello confermativo per quel che riguarda la procedura di revisione costituzionale, per poter indire un referendum consultivo si è dovuto procedere approvando ad hoc la legge costituzionale 3 aprile 1989.
– Wikipedia

La legge costituzionale per indire il referendum sarà presentata agli italiani sotto forma di legge di iniziativa popolare. Per poterla depositare in Parlamento è necessario raccogliere almeno 50.000 firme in sei mesi. Una volta depositata, presumibilmente a maggio 2015, i portavoce del M5S alla Camera e al Senato si faranno carico di presentarla in Parlamento per la discussione in Aula. Approvata la legge costituzionale ad hoc che indice il referendum, considerando i tempi di passaggio tra le due Camere, a dicembre 2015 gli italiani potranno andare alle urne ed esprimere la loro volontà sull'uscita dall'euro con il referendum consultivo.
Il 14 novembre il M5S ha presentato in Cassazione il testo della legge di iniziativa popolare e in poche settimane inizieremo a raccogliere le firme per la legge di iniziativa popolare per indire il referendum. Abbiamo bisogno del maggior numero di firme possibile per non lasciar alcun alibi a questi portaordini della Merkel e della BCE capeggiati da Renzie. Gli italiani devono poter decidere se vogliono morire con l'euro in mano oppure vivere e riprendersi la propria sovranità.  -

Con lo scippo di Renzi 

dei fondi Pac a picco 

Piano-giovani e 

formazione.

Rischia di superare il miliardo di euro la somma che il governo nazionale ha “tagliato” alla Sicilia con la Legge di stabilità 2015, approvata la notte scorsa in Senato. Spariscono i finanziamenti per spesa sociale, centri storici e impianti sportivi. “Sforbiciata” per strade e scuole. Ma a pagare il conto potrebbero esserci anche tirocini e “Avviso 20″.

di Paolo Patania

Pubbicato da www.loraquotidiano.it
20 dicembre 2014


C’è chi parla di uno scippo di 500-600 milioni di euro. 
Chi ipotizza un taglio, per la Sicilia, di un miliardo di euro.
E chi, addirittura, ipotizza una somma ancora maggiore.
Argomento: la Legge di stabilità 2015 (che con la nuova normativa
sostituisce di fatto Bilancio e Finanziaria) approvata la notte scorsa,
alle quattro, dal Senato della Repubblica.
Un provvedimento – come raccontano tutti i Tg nazionali – arrivato
in nell’Aula diPalazzo Madama sotto forma di maxi-emendamento
tra polemiche, confusione e refusi, se non errori.
Per il Sud Italia e, in particolare, per la Sicilia è una legge amara
che contiene tagli voluti dal governo Renzi e avallati dal Senato
(compresi alcuni senatori eletti in Sicilia).
Detto questo, non sembra facile, in questo momento, capire a
quanto ammontano i tagli. Il testo dovrà essere collazionato
(riscritto con tutte le correzioni e tutti gli emendamenti approvati)
per poi passare alla Camera dei deputati per l’ultima approvazione
(le modifiche apportata dal Senato dovranno essere approvate
dalla Camera, in accordo alle regole del bicameralismo perfetto).
Insomma, per capire a quanto ammontano i tagli a carico del 
Sud e, in particolare, della Sicilia, bisognerà aspettare il testo
collazionato e, magari, la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale,
che come tutti sanno è l’unico documento che fa fede perché
legge dello Stato.
Per ora si formulano solo ipotesi. Parliamo di fondi Pac, sigla
che sta per Piano di azione e coesione. La Sicilia dovrebbe
perdere – questo è certo – tra 500 e 600 milioni di euro che
sarebbero dovuti servire per la spesa sociale (anziani, minori e
infanzia). E, in minima parte, anche i fondi per i centri storici e
impianti sportivi.
Bisognerà capire cosa succederà per gli altri fondi.
A rischio, ad esempio, sono i fondi del Piano-giovani, 250
milioni di euro che la Sicilia dovrebbe utilizzare per finanziare la 
seconda annualità dell’Avviso 20, per i tirocini formativi e
per altri interventi.
Non è da escludere anche la perdita di fondi per strade e scuole.
Ricordiamo, per la cronaca, che i fondi Pac sono risorse che lo
Stato e l’Unione europea hanno stanziato per il Sud (in particolare,
per Sicilia, Calabria, Puglia e Campania). Fondi non spesi in parte
per ritardi (che riguardano tutte le Regioni europee cosiddette ad
Obiettivo Convergenza), in parte per il Patto di stabilità imposto
da Bruxelles al nostro Paese. La differenza è che negli altri Paesi
dell’Ue dove ci sono Regioni che rimangono indietro, queste
vengono aiutate; in Italia, invece, vengono depredate e affossate.
Sulla vicenda interviene Maurizio Lo Galbo, presidente di Anci
Sicilia Giovani (Associazione nazionale comuni italiani), che
attacca il governo Renzi e il governo regionale di Rosario
Crocetta, che non si sarebbe opposto a questo scempio
antisiciliano e antimeridionale. Lo Galbo stigmatizza lo “scippo
compiuto ai danni della Sicilia e delle sue speranze con la
soppressione dei fondi Pac in nostro favore. Si tratta di circa
un miliardo di euro non speso e che avrebbe dovuto finanziare
la realizzazione di infrastrutture a opere per la difesa del territorio.
Verranno così a mancare all`appello risorse utili per i tirocini del
Piano Giovani, ma anche per la cassa integrazione. I fondi del
Piano di azione e coesione sociale interessavano vari comparti,
tutti strategici e per i quali servono fondi. L`amara realtà è che
queste stesse somme verranno adesso impiegate per gli
incentivi alle assunzioni da parte di imprese, per lo più del
Centro-Nord: un altro schiaffo alle ragioni del Meridione e
un’altra occasione mancata per la ripresa della nostra economia
e per il contrasto alla galoppante disoccupazione, soprattutto
quella di noi giovani”.
Duro anche il commento di Giosuè Malaponti, del Comitato
Pendolari Siciliani-Ciufer. “Siamo davanti a un’ulteriore fregatura 
per la Sicilia rimasta a secco di tutte quelle risorse iniziali che
erano i Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas), poi diventati Fondi
per lo sviluppo e la coesione (Fsc) per diventare definitivamente i
Piani d’azione e coesione(Pac). Il Piano di Azione e Coesione
doveva accelerare l’attuazione della programmazione 2007-2013,
rafforzare l’efficacia degli interventi orientandoli a risultati misurabili
e concentrare le risorse avviando nuovi investimenti sul territorio.
Avrebbe dovuto impegnare le amministrazioni centrali e locali a
rilanciare i programmi in grave ritardo, garantendo una forte
concentrazione delle risorse su poche priorità”.
Malaponti ricorda la recente visita di Renzi a Catania, quando il
capo del Governo ha annunciato grandi investimenti per il Sud.
Invece è arrivata la grande fregatura: “Nella legge di stabilità,
in barba a quanto annunciato dal Presidente Renzi vengono
tagliate le risorse per le infrastrutture siciliane.
Questo è il regalo che i parlamentari siciliani hanno portato 
casa per questo Natale”.  -

OLIVERI : DISCARICA (ABUSIVA ?) IN CONTRADA CODA DI VOLPE.


Bruno Pancaldo ha aggiunto 10 nuove foto.
La discarica di Coda di Volpe si amplia.
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  • Antonia Pasquariello assurdo....mettano delle telecamere per vedere chi getta tale immondizia,,,,,è una vera discarica abusiva ESISTE UN NUMERO VERDE PER LA RACCOLTA DEI RIFIUTI VOLUMINOSI::::::::SI CHIAMA -
VERSO LA META

Metromare, il Senato approva l'emendamento da 30 milioni. Ora tocca alla Camera.

Soddisfatti i parlamentari Garofalo e Mancuso. Prima della vigilia di Natale l'approvazione alla Camera. Previsti 10 milioni per ogni anno dal 2015 al 2017.


Sabato, 20. Dicembre 2014 - 12:08

Pubblicato da www.tempostretto.it

"Il Senato della Repubblica ha approvato, stamattina all'alba, l’emendamento del Governo alla legge di stabilità che prevede gli stanziamenti necessari per garantire il trasporto nello Stretto di Messina per i prossimi tre anni". A comunicarlo il deputato Vincenzo Garofalo e il senatore Bruno Mancuso che, questa notte, ha partecipato ai lavori in Aula.
"E' una buona notizia - commentano i parlamentari dell'Area Popolare -. Abbiamo lavorato moltissimo per potere raggiungere questo risultato. Lo stanziamento di 30 milioni di euro (10 per ogni anno dal 2015 al 2017) che abbiamo, con forza, chiesto in questi mesi, alla luce della crisi economica e dei tagli previsti in più settori da questa Legge di Stabilità era tutt'altro che scontato. L'approvazione di questo finanziamento è la conseguenza diretta dell'impegno profuso dal Ministro Lupi. Un impegno preso pubblicamente poche settimane fa e tradotto nella immediata predisposizione di un emendamento governativo.
Oggi non possiamo che essere felici del risultato raggiunto che è l'emblema, tangibile, di un nuovo impegno che questo Governo sta prendendo per risolvere definitivamente il problema del trasporto nell'Area dello Stretto come dimostrano l'attivazione di un tavolo nazionale per discutere del tema e la richiesta fatta pubblicamente a Ferrovie di predisporre un piano per garantire la continuità territoriale tra la Sicilia e la Calabria anche ai passeggeri".  -
L'M5S ALL'ARS.

"Pronuncia Tar, caos 

Formazione. Altra perla 

del governo Crocetta".

Sabato 20 Dicembre 2014 - 14:37


Pubblicato da www.livesicilia.it

Valentina Zafarana: "La sentenza del Tar – prosegue 

Valentina Zafarana - conferma che la giunta opera in 

maniera approssimativa e in questo caso illegittima".


ars, caos, crocetta, formazione, m5s, regione, tar, Zafarana
PALERMO - “Confusione su confusione, l’ennesima prova 
dell’incapacità di questo governo azzeccagarbugli”
Il gruppo parlamentare all’ Ars commenta così l’ultima tegola 
piovuta sull’esecutivo Crocetta, obbligato dal Tar a rivedere la 
delibera di giunta che regolamenta la terza annualità dell’Avviso 
20/2011 e che rischia di mettere in forse il via delle attività 
formative in Sicilia. 
La terza sezione del Tar per la Sicilia ha infatti accolto il ricorso 
dell’Asef (associazione degli Enti di formazione) e di altri enti 
formativi, che chiedevano l’annullamento della delibera 
di giunta del 16 settembre recante “Programmazione della 
attività e semplificazione amministrativa nel settore della 
formazione professionale, annualità 2014-15” e di altri e di 
diversi provvedimenti collegati.

“Crocetta, lo ripeteremo fino allo sfinimento – dice Valentina Zafarana, capogruppo del M5S - è il nostro re Mida al contrario, qualunque cosa tocchi, la distrugge. Lo ha fatto con tutti settori, in particolare con quello della Formazione, ridotto ad un deserto. Era doveroso, e siamo noi i primi a sostenerlo, rivedere un sistema che faceva acqua da tutte le parti e che, soprattutto, foraggiava vergognosamente appetiti illeciti e traffici illegali, ma distruggere senza pensare minimamente a come ricostruire in maniera razionale non è mai una soluzione. Lasciare tante famiglie senza stipendi e certezze per decine di mesi, oltre che vergognoso è inumano. Ma, evidentemente, per Crocetta (e per 
noi parlamentari) questa è una situazione sconosciuta, visto 
che il suo stipendio, anzi i suoi stipendi, considerato che ne 
percepisce due, viaggiano sempre con puntualità svizzera”.

“La sentenza del Tar – prosegue Valentina Zafarana - 
conferma che la giunta opera in maniera approssimativa 
e, in questo caso illegittima, cosa che ora apre la strada una 
una miriade di complicazioni senza fine, ritardi e possibili 
richieste di risarcimento danni che, come al solito, 
saranno i cittadini a pagare”.  -
Ultima modifica: 20 Dicembre ore 14:52

Crocetta-Collica, patto d’intenti per rilanciare Barcellona.

Autore: . Pubblicato il 19 dicembre 2014
Pubblicato da www.24live.it
Crocetta-Collica, patto d’intenti per rilanciare Barcellona
È arrivato a Palazzo Longano intorno all’una, preceduto alla spicciolata da sei assessori della sua giunta. Il presidente della Regione siciliana, Rosario Crocetta, ha mantenuto la promessa: una visita istituzionale culminata con l’elaborazione di un documento congiunto con l’amministrazione Collica sulle criticità e le prospettive di rilancio del comune. “Ho molto a cuore Barcellona”, ha esordito Crocetta ricordando come la città abbia iniziato un percorso di crescita, col sostegno del governo regionale. “Un lavoro in progress – ha spiegato – che abbiamo inaugurato sbloccando le zone franche urbane e le risorse per la ricostruzione post-alluvione, con la realizzazione di progetti esecutivi che rappresentano una boccata d’ossigeno per il territorio”. La nota dolente, d’attualità in questi giorni, è invece il futuro dell’ospedale Cutroni Zodda, ma anche su questo il presidente della Regione si è detto ottimista: “Con noi non chiude nessun ospedale – ha dichiarato – abbiamo bloccato il piano sanitario del precedente governo che prevedeva tagli spaventosi, salvando anche i piccoli presidi. Con l’approvazione delle nuove linee guida, deliberate ieri dalla giunta regionale, rilanceremo le strutture di Barcellona e Milazzo, che dovranno diventare centri di eccellenza. Per farlo bisognerà articolare le specializzazioni di ogni singolo ospedale del territorio, garantendo anche la medicina di base e ospedaliera”. Sulla questione è intervenuto anche l’assessore alla Sanità, Lucia Borsellino, fugando “ogni preoccupazione sulla paventata chiusura di un nosocomio che risponde ad una domanda di salute così importante. Il nuovo piano di riordino della rete ospedaliera conferma infatti la presenza del presidio di Barcellona come polo medico. Nel prossimo triennio – ha aggiunto – sarà valutato sulla base di criteri oggettivi e predeterminati, che ci consentiranno di misurarne il livello di efficienza in termini di occupazione di posti letto e qualità delle cure”. Un patto di intenti, quello siglato oggi tra Crocetta e l’amministrazione Collica, che dovrà tradursi in un vero e proprio piano operativo, tra i cui obiettivi rientrano anche la riqualificazione delle periferie urbane e delle infrastrutture scolastiche e il potenziamento rete socio-assistenziale. Soddisfatta dell’esito dell’incontro il sindaco, Maria Teresa Collica: “È l’inizio di un percorso che porterà all’istituzione di un tavolo tecnico intersettoriale alla Regione per avere uno scambio diretto su tutti i problemi che ogni giorno deve affrontare questo comune”. Sul Cutroni Zodda, ricordando come la via degli ospedali complementari sia l’unica percorribile per razionalizzare le risorse, il sindaco ha poi sottolineato come “in questo momento la vera emergenza è quella del personale”. Da questo punto di vista, “l’impegno del governo regionale per sbloccare le nomine dei primari è il giusto segnale da dare, ancora prima della creazione dei servizi e dei nuovi reparti”. Brutte notizie, invece, sul fronte precari. La mazzata è arrivata direttamente dall’assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, che interpellato sul tema non ha lasciato margini all’ottimismo: la Regione garantirà la copertura finanziaria dei contratti fino al 2016. Poi sarà l’anno zero: l’assessore ha parlato di “fuoriuscita condizionata” del personale, il cui destino – salvo interventi riparatori del governo nazionale – dipenderà dalla liquidità e dalle esigenze organizzative di ogni singolo comune.
MAFIA

Processo Gotha Pozzo, 4 ergastoli e pesanti condanne per il clan di Barcellona, pentiti compresi.

La Corte d'assise ha sentenziato per i 14 imputati accusati di cinque omicidi e di comporre la cupola del Longano. Pesanti le condanne, ancor più di quanto chiesto dalla Pubblica Accusa. "Tegolati" anche i pentiti Gullo e Bisognano.


Venerdì, 19. Dicembre 2014 - 18:11
Scritto da: Alessandra Serio
Pubblicato da www.tempostretto.it
“Tegolate” anche per i tre pentiti alla sbarra, Carmelo Bisognano, Santo Gullo e Alfio Giuseppe Castro. Proprio dalle loro dichiarazioni è scaturito il blitz. A Gullo la Corte ha comminato la condanna a 17 anni e mezzo, contro i 12 e mezzo chiesti dall’accusa, che aveva invocato la prescrizione per alcuni reati. All’ex boss dei mazzarroti è arrivata la condanna a 13 anni di carcere, mentre l’accusa ne aveva chiesti 5. Pesantemente attaccato dai difensori degli imputati nel corso delle arringhe finali, proprio ieri Bisognano, prima che i giudici si ritirassero in camera di consiglio, ha rilasciato dichiarazioni spontanee: “Ho sempre detto la verità”, ha “tuonato” il collaboratore, difendendo la propria credibilità. Infine tre anni e mezzo di condanna per Alfio Castro. 
In sostanza i giudici non hanno fatto sconti a nessuno: hanno dichiarato la colpevolezza di tutti in ordine a tutti i reati contestati, non hanno riconosciuto alcuna prescrizione ed hanno soltanto concesso ai pentiti la sola attenuante speciale derivanti dalla collaborazione, riducendo di poco dal carico delle condanne e quindi non sgravandoli dagli omicidi di cui si sono auto accusati.
 Carcere a vita per Salvatore Calcò Labruzzo, accusato di due omicidi, ed Enrico Fumia, Carmelo Giambò e Nicola Munafò. Condannato a 14 anni di reclusione Tindaro Calabrese, ex numero due dei mazzarroti che scalzò Bisognano, saldamente al 41 bis da tre anni senza aver mai dato alcun segnale di voler collaborare con la giustizia. Condannati anche i barcellonesi Giuseppe Isgrò (16 anni), Nicola Cannone (12 anni), Zamir Dajcaj (11 anni) , Angelo Porcino (11 anni), Salvatore Puglisi (4 anni e mezzo), Mariano Foti (8 anni e 8 mesi) Per loro l’accusa aveva chiesto condanne per 106 anni di carcere complessivamente. Il verdetto di oggi è stato molto più pesante.
I giudici hanno anche riconosciuto i risarcimenti alle parti civili costituite, ed in particolare hanno riconosciuto 80 mila euro di previsionale ai familiari degli assassinati.
Alessandra Serio