domenica 26 marzo 2017

Piano triennale Barcellona.

L’opposizione:

“Il Sindaco non può e non

deve restare sordo”.

Non si placano, a Barcellona Pozzo di Gotto, le polemiche a seguito della mancata approvazione del Piano Triennale delle opere pubbliche. Se il sindaco Roberto Materia ha subito fatto conoscere la sua posizione con una lunga nota stampa, l’ex primo cittadino Maria Teresa Collica ha utilizzato la sua pagina Facebook, adesso a far sentire la loro voce sono i gruppi di opposizione Avanti con Fiducia, Partito Democratico e il Consigliere del Gruppo Misto, Giosuè Gitto.

“La bocciatura del programma triennale delle opere pubbliche da parte del Consiglio Comunale – scrivono – è la conclusione di tre giorni di sedute nelle quali, come consiglieri di opposizione, abbiamo cercato di far emergere i gravi rischi che avrebbe comportato l’inserimento del progetto di finanza di iniziativa privata, viziato a nostro parere da una procedura non conforme al nuovo codice degli appalti, e che quindi rischiava di arenarsi generando anche danni patrimoniali all’Ente. Purtroppo ai timori dell’opposizione, condivisi da una larga fetta della maggioranza, il Sindaco non ha contrapposto il buonsenso ma l’arroganza, insistendo sul punto e creando le condizioni per la bocciatura”.

Proprio in merito alle reazioni del sindaco Materia subito dopo il voto contrario in aula, Pd, Avanti con Fiducia e Giosuè Gitto affermano: “Stupiscono le dichiarazioni successive del primo cittadino che, lungi dal percorrere la via dell’umiltà, prospetta immotivatamente scenari foschi a causa del ritardo nell’approvazione del bilancio, pur di distogliere l’attenzione pubblica sui veri problemi. Il Consiglio comunale ha dato un segnale forte al quale il Sindaco non può e non deve stare sordo, tornando suoi passi e rivedendo la propria posizione sul progetto di finanza. Solo così si potrà sbloccare questa empasse e dare alla città il programma di opere che merita.”-

Vettel domina le Mercedes: ​

a Melbourne è trionfo Ferrari

Vettel apre la stagione 2017 vincendo il Gp d'Australia: ha preceduto le Mercedes di Hamilton e Bottas. La Rossa sul gradino più alto del podio dopo un anno e mezzo.


La Ferrari di Sebastian Vettel apre la stagione 2017 vincendo il Granpremio d'Australia. La Rossa del pilota tedesco ha preceduto al traguardo le due Mercedes di Lewis Hamilton e Valterri Bottas.


Vettel, passato in testa alla corsa dopo la prima sosta, ha sfruttato al meglio la sua monoposto con la scuderia di Maranello che non ha sbagliato nulla. Quarto posto per la seconda Ferrari di Kimi Raikkonen e quinto per la Red Bull di Max Verstappen. Ritirata l'altra Red Bull di Daniel Ricciardo e la McLaren di Fernando Alonso.

Per la Ferrari si parla già di week end perfetto. Ma, ai microfoni di Sky, il team principal Maurizio Arrivabene ci tiene a sottolineare che "perfetto" è "quando hai due piloti sul podio". Il risultato, nella prima gara della stagione, c'è ed è importante. "Sono contento per tutti i ragazzi della scuderia - ha sottolineato Arrivabene - hanno lavorato con grande umiltà, modestia, professionalità, a casa e qua. Sono contento per la Ferrari. Abbiamo detto che la Ferrari è di tutti e questo è un successo di tutti". Per molti, però, la strategia, che sta dietro a questo primo, grande successo, una grande macchina. Nel giorno del successo della Ferrari con Sebastian Vettel e il quarto posto di Kimi Raikkonen c'è un altro motivo di festeggiare per la rossa. Il pilota Ferrari Antonio Giovinazzi, che è sceso in pista oggi con la Sauber, ha chiuso al dodicesimo posto il Gran Premio d'Australia, il suo primo in carriera in Formula 1. Dopo sei anni di assenza, dai tempi di Jarno Trulli e Vitantonio Liuzzi l'Italia, l'Italia rivede un suo pilota passare sotto la bandiera a scacchi di un Gp della massima serie.

Vettel ha battezzato la sua monoposto. La Ferrari SF70H con cui correrà il Mondiale 2017 di Formula 1 si chiamerà Gina. "Il nome ha origini latine ed è l'abbreviazione di Regina", ha spiegato il driver di Heppenheim sul proprio profilo twitter. Vettel prosegue quindi la tradizione di dare un nome alle sue monoposto, come avvenuto in ogni stagione fin dall'esordio in Formula 1 con la Toro Rosso. La vittoria di oggi ha contagiato davvero tutti: dal premier Paolo Gentiloni ("L'Italia torna a vincere") a numero uno dello sport italiano Giovanni Malagò ("Che orgoglio!"). "Era da circa un anno e mezzo che aspettavano questa vittoria - ha commentato Sergio Marchionne - è stata un'emozione sentire nuovamente suonare l'inno italiano". Adesso, per il presidente della Ferrari, la cosa fondamentale è che tutti si ricordino che "questo non è il punto di arrivo ma solo il primo passo di un lungo cammino". -


sabato 25 marzo 2017

Operazione antimafia

tra Caccamo e Termini

Imerese, dieci arresti

eseguiti dai carabinieri.


VITANZA GIUSEPPE

     
Nove persone sono finite in carcere e uno agli arresti domiciliari per responsabili, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso ed estorsione aggravata dall’agevolazione delle attività illecite dei sodalizi mafiosi.
Ad eseguire l’ordinanza i carabinieri della Compagnia di Termini Imerese. Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale del Riesame di Palermo – a seguito di ricorso della locale Dda contro il provvedimento emesso dal GIP presso Tribunale di Palermo in data 26 maggio 2016.
L’esecuzione della citata misura è stata disposta a seguito del rigetto da parte della Corte di Cassazione dei ricorsi presentati dagli indagati in opposizione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale Distrettuale del Riesame di Palermo.
Tra i destinatari della misura c’è Giuseppe Libreri, considerato il capo della famiglia mafiosa di Termini Imerese con il ruolo di coordinatore degli affari illeciti degli affiliati, in particolare nel settore delle estorsioni. Secondo le indagini è il reggente occulto dell’organizzazione.
Un duro colpo è stato inferto alla famiglia mafiosa di Caccamo. Sono stati tratti in arresto 4 indagati; Salvatore Sampognaro, avente funzioni direttive nella compagine mafiosa, secondo le indicazioni fornite dal capo cosca Diego Guzzino, arrestato nell’operazione del 31 maggio 2016;.
Con Sampognaro sono stati arrestati Loreto Di Chiara, Vincenzo Medica e Nicasio Salerno ritenuti i “soldati” della locale famiglia mafiosa, alle dirette dipendenze dei capi cosca per la commissione delle attività illecite.
In manette anche Riccardo Giuffrè, organico alla famiglia di Cerda e nominato dal capo cosca Stefano Contino, referente mafioso per Caltavuturo.
L’operazione, nell’ambito della quale sono già state tratte in arresto complessivamente 38 persone (per un totale di 80 soggetti ai quali è già stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari), ha consentito, tra l’altro, di: definire gli organigrammi e gli interessi di cosa nostra nella parte orientale della provincia di Palermo, documentando, in particolare, la riorganizzazione territoriale dei due storici mandamenti mafiosi di “Trabia” e “San Mauro Castelverde”, con l’individuazione dei vertici (capi mandamento e reggenti delle famiglie) e degli assetti delle organizzazioni mafiose.
Accertare le responsabilità dei prevenuti in ordine a numerosi episodi estorsivi ai danni di imprenditori e commercianti, vittime in più circostanze di atti intimidatori e danneggiamenti.
L’ordinanza di custodia cautelare è stata inoltre notificata: per fatti estorsivi aggravati dal metodo mafioso, a Gandolfo Maria Interbartolo e Stefano Contino della famiglia mafiosa di Cerda, nonché a Antonio Maria Scola, organico alla famiglia mafiosa di Polizzi Generosa, tutti già ristretti in carcere ma indagati;
Per il reato di istigazione alla corruzione aggravata dal metodo mafioso ad ex militare dell’Arma in congedo, Giuseppe Vitanza sottoposto invece ai domiciliari. -

Rifiuti in Sicilia, battaglia

M5S all’Ars: “Crocetta

revochi impianti autorizzati

da dirigenti coinvolti nella

inchiesta Piramidi”,



discarica
                     
Pubblicato da www.blogsicilia.it
“Revocare in autotutela per mancanza di presupposti, tutte le ordinanze che hanno autorizzato gli impianti stilate dai soggetti coinvolti nell’inchiesta Piramidi”. Il gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Ars dà seguito a quanto annunciato all’indomani dell’operazione depositando una mozione che impegna il Governo Crocetta a revocare tutte le autorizzazioni concesse dai funzionari oggetto di procedimento giudiziario ed una interrogazione nella quale si chiede tra l’altro “il motivo per il quale in presenza del gravissimo quadro delineato nelle attività delle commissioni ispettive nominate nel 2014 dall’assessore Marino, non siano stati assunti provvedimenti adeguati e commisurati alla sistematica gestione criminogena delle procedure autorizzative dei funzionari”.

L’interrogazione sottoscritta dai 14 parlamentari Cinquestelle all’Ars
e che ha quale prima firmataria la portavoce Valentina Palmeri, incalza il governo regionale chiedendo quali siano i provvedimenti che intenda prendere per ristabilire la legalità nella gestione dei rifiuti in Sicilia. “Vogliamo sapere da Crocetta – dicono i deputati Giampiero Trizzino e Valentina Palmeri – per quali motivi l’attività delle commissioni ispettive nominate a partire dal 2014 sia stata interrotta e perché i funzionari che hanno svolto un lavoro nell’interesse della pubblica amministrazione non operino più al Dipartimento Rifiuti e come mai il responsabile del servizio 7 “Autorizzazioni impianti gestione rifiuti A.I.A” Antonio Patella sia stato sostituito da Pirillo con Mauro Verace, attualmente in stato di detenzione. Chiediamo a Crocetta – aggiungono i deputati – se e quando siano state trasmesse alle autorità giudiziarie competenti: penale; civile e contabile le relazioni delle commissioni ispettive nominate nel 2014 dall’assessore Marino, in considerazione del folto elenco di violazioni alle normative ben documentato nelle relazioni”.
Per la parlamentare Valentina Palmeri infine, “il presidente della Regione, attraverso la predisposizione del dirigente generale Pirillo ha emesso numerose ordinanze per la gestione ordinaria e per l’autorizzazione di impianti utilizzando illegittimamente e a suo piacimento l’articolo 191 D.Lgs 152/2006”. -

Quei 2 miliardi di

finanziamenti che la Sicilia

ha deciso di dare via, ecco

come hanno fatto quadrare

la spesa dei Fondi Comunitari


Tabella A
     
Pubblicato da www.blogsicilia.it
“Mi pare che i profeti di sventura siano stati tutti smentiti, la certificazione della spesa dei fondi comunitari è molto alta, con una bassissima percentuale di errore. Questo significa che non ci sarà alcun disimpegno di spesa, non dovremo restituire fondi a Bruxelles”.
Sono le parole trionfanti del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, commentando il documento esecutivo approvato dal Comitato di sorveglianza del Po Fesr 2007-13 nella giornata di ieri. “La spesa dei fondi Ue – aggiunge Crocetta – ha contribuito alla crescita del Pil pari al 3,6% negli ultimi due anni in Sicilia e all’aumento dell’occupazione. Abbiamo fatto un lavoro straordinario da quando ci siamo insediati. Cinque anni fa, avevo capito che la vecchia programmazione avrebbe comportato il disimpegno di ingenti risorse, per cui abbiamo rimodulato la spesa e oggi raccogliamo questo straordinario risultato, finanziando il turismo, le piccole e medie imprese, il manifatturiero soprattutto nel campo dell’agricoltura, le infrastrutture a partire dalla Siracusa-Gela, dalla Caltanissetta-Agrigento, dalla Nord-sud”.
Ma il grande successo non si ferma qui “E’ ovvio che tra i dirigenti generali c’è chi ha prodotto più risultati, chi ne ha prodotti di meno e la valutazione che farò sarà basata anche sulla capacità di certificazione della spesa che hanno avuto – conclude -. Se un dirigente non raggiunge gli obiettivi e non giustifica le ragioni credo che debba cambiare posto. Ringrazio il dirigente Vincenzo Falgares e i direttori per il lavoro svolto. Diciamolo con orgoglio: la Sicilia è la prima regione d’Italia nella spesa dei fondi Ue”.
A fronte di questo grande successo, però, ci sono 290 milioni di euro che rischiano di tornare a Bruxelles secondo la prima denuncia presentata dal centro Pio La Torre, mentre i conti fatti dai 5 stelle parlano di un altro mezzo miliardo di euro a rischio.

gennaio 2012

Tabella A
Ma nessuno sembra ricordare più un dato fondamentale, quello che ha consentito di raggiungere, poco dopo l’insediamento del governo Crocetta, quei dati che oggi si sbandierano come un successo.
Il piano di spesa e finanziamento originale del PO FESR 2007/2013 ammontava, infatti, a circa 6 miliardi e mezzo di euro (6 miliardi 539 milioni come dalla tabella A).

Tabella B

Tabella B
Appena arrivati, già nel 2012 Crocetta e i suoi cedettero una parte di quel finanziamento riducendo i saldi nella rimodulazione del 28 dicembre 2012 (la numero 4967) a 6 miliardi e 39 milioni di euro cedendo poco meno di mezzo miliardo ad altri programmi comunitari in Italia (Tabella B)


Tabella C
Tabella C
Ma il vero taglio, regalando due miliardi di euro che spettavano alla Sicilia e che la Sicilia non ha saputo usare, è del 5 luglio 2013 quando con la rimodulazione 258 approvata dall’Unione in data 17 luglio i saldi passano da poco più di 6 miliardi a 4 miliardi e quasi 360 milioni (359 milioni e 736mila euro). Un miliardo e 800 milioni regalati ad altri programmi che insieme ai 500 milioni o poco più regalati sette mesi prima portano alla cessione di una quota di 2 miliardi e duecento milioni, in pratica un terzo del piano di investimenti siciliani dato via ammettendo di non essere in grado di usare questi soldi. (Tabella C)
Il problema era l’incapacità economica della Regione di co finanziare il programma. In pratica dovendo tagliare sui bilanci non si tagliarono gli sprechi ma il cofinanziamento sui fondi comunitari. Per risparmiare sui bilanci regionali si decise di dare via oltre 2 miliardi di soldi europei portando, così, il cofinaziamento già impegnato dal 54% al 75% in solo colpo.
Ed ecco spiegato il grande  successo: dar via i soldi che non si riesce a gestire. Se non fossero stati regalati quasi il 35% dei fondi oggi le quote di attuazione del programma sarebbero probabilmente al 60% e con i dubbi su quasi 800 milioni si rischierebbe di non raggiungerebbe nemmeno metà dell’attuazione del programma. Per inciso c’è da ricordare che la nuova programmazione ammonta a circa 4,5 miliardi e si è, in pratica, allineata a quanto la Sicilia ha tenuto dei soldi che le erano stati concessi. Insomma la Sicilia è furba e generosa e i suoi finanziamenti li da via così. -

Un milione di fedeli dal Papa.

"Siate parte del popolo

multietnico di Dio".

La visita nelle periferie milanesi. La prima volta di un Pontefice al carcere di San Vittore. Poi la Santa Messa al parco di Monza.


Dalle case popolari al carcere, dall'Angelus in piazza del Duomo all'incontro con i cresimandi allo stadio San Siro.


La visita di papa Francesco a Milano parte dalle periferie e arriva al cuore della cristianità. E, mentre in mattinata, oltre centomila fedeli si accalcano in Duomo per pregare con Bergoglio, alla Santa Messa nel parco di Monza accorre quasi un milione di fedeli (guarda il video). "L'attenzione del Santo Padre alle periferie è profondamente pedagogica. Privilegiando l'incontro con gli ultimi e con i più bisognosi - spiega l'arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola in una intervista all'Osservatore Romano - egli ci insegna il valore di ogni uomo".

Dopo la visita di tre ore nel carcere di San Vittore, dove ha pranzato con i detenuti e si è riposato nella stanza del cappellano don Marco Recalcati, Bergoglio si è spostato a Monza dove, in un'area di oltre 400mila metri quadrati, ha celebrato la Santa Messa in rito ambrosiano (guarda la gallery). "È accorso circa un milione di fedeli", ha fatto sapere il portavoce dell’arcidiocesi di Milano, don Davide Milani, spiegando che, oltre che da Milano e hinterland, molti sono accorsi da Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi e Mantova o da altre regioni del Nord Italia per pregare insieme al Santo Padre. "Il Papa - ha detto Scola all'Osservatore Romano - viene per confermarci nella fede e nell'amore. Anche Milano e le terre ambrosiane, provate, come tutti, dall'attuale cambiamento d'epoca, ne hanno un gran bisogno".

E proprio di questi cambiamenti (in particolar modo quelli legati all'immigrazione) Bergoglio ha voluto parlare durante la Santa Messa. "Non abbiate paura di abbracciare i confini - ha esortato il Santo Padre - non possiamo rimanere come spettatori davanti a tante situazioni dolorose". E rivolgendosi ai milanesi, che questa mattina lo hanno accolto con calore, ha aggiunto: "Milanesi sì, ambrosiani certo: ma siete parte del popolo multiculturale e multietnico di Dio". -


Agenzie di stampa in sciopero

fino alle 6 di domenica

26 marzo.

La nota dei Comitati di redazione che spiega le ragioni della protesta sindacale.




Redazione ANSA
Analisi

Le trasmissioni di tutti i notiziari dell'ANSA e l'aggiornamento del sito ansa.it sono sospesi fino alle 6 di domenica 26 marzo, per uno sciopero dei giornalisti proclamato dal Cdr dopo la decisione del coordinamento dei Cdr delle Agenzie di stampa.

Ecco la nota che illustra la ragioni della protesta sindacale.

''Il Cdr dell'ANSA proclama lo sciopero di 24 ore dei giornalisti dell'Agenzia dalle ore 6 di sabato 25 marzo. Lo sciopero è stato deciso dal coordinamento dei cdr delle agenzie di stampa nazionali al quale partecipano ANSA, Agi, Adnkronos, Il Sole 24Ore Radiocor Plus, Askanews, Dire, Il Velino, LaPresse, 9Colonne''. Lo spiega una nota congiunta.

Questo il comunicato del coordinamento dei cdr delle agenzie: ''Il Coordinamento dei Comitati di Redazione delle Agenzie di stampa nazionali, alla luce delle mancate risposte da parte del ministro Luca Lotti, ha deciso di proclamare una giornata di sciopero per domani, sabato 25 marzo dalle 6 del mattino alle 6 del giorno dopo. Quella di domani è una giornata importante per l'Europa e per l'Italia e, per questo, fin da ora gli oltre 800  giornalisti delle agenzie di stampa esprimono il loro rammarico, in primis al capo dello Stato Sergio Mattarella, alle Istituzioni nazionali e Ue e all'opinione pubblica per il
silenzio dei notiziari su cui poggia l'intero sistema dell'informazione in Italia''.

''I Cdr - continua la nota - chiedevano al ministro Lotti la convocazione per un incontro con il coordinamento dei Cdr e una chiara indicazione di disponibilità ad un vero confronto su soluzioni alternative al bando di gara europeo per il settore, in particolare sulle proposte avanzate dalla Fnsi, alla luce di fondate preoccupazioni. Le gare europee, peraltro imminenti, a giudizio dei Cdr di tutte le testate del settore mettono infatti a rischio la sostenibilità e, in alcuni casi, la sopravvivenza delle aziende e delle redazioni, oltre a compromettere il pluralismo dell'informazione e la salvaguardia degli interessi dell'informazione primaria italiana rispetto ai grandi gruppi editoriali stranieri''.
''Per tutta risposta il ministro "scarica" sui giornalisti delle agenzie, dopo due mesi di dichiarazioni pubbliche di preoccupazione e di richiesta di un vero confronto, l'onere di aver "unilateralmente compromesso" una fantomatica fase di dialogo che da parte sua non c'è mai stata, mentre è stato sempre ribadito, in tutte le sedi, che il bando di gara europeo così concepito è ineluttabile''.

''Per questo le redazioni delle Agenzie di stampa, pur consapevoli del loro ruolo di responsabilità nel Paese, di fronte alla chiusura totale manifestata fino ad oggi dal ministro Luca Lotti domani si asterranno dal lavoro proclamando il primo sciopero nella storia dell'editoria italiana dell'intero settore dell'informazione primaria''. (ANSA)