martedì 21 febbraio 2017

PATTI: NUOVO DIRIGENTE DEL COMMISSARIATO PS.


La vice questore Interdonato nuova dirigente del Commissariato di Patti.



E' approdata nel 2008 alla Questura di Messina dove ha rivestito gli incarichi di Funzionario Addetto all’U.P.G. e S. P., di Dirigente del Commissariato Messina-Sud, di Funzionario addetto presso la Squadra Mobile e, per ultimo, di Vice Capo di Gabinetto e Portavoce del Questore.

Lunedì, 20. Febbraio 2017 - 11:16
Pubblicato da www.tempostretto.it


Sarà il Vice Questore Aggiunto Giuseppina Interdonato, da ora in poi, a prendere le redini del Commissariato di Patti. Entrata nella Polizia di Stato nel 2002 dopo aver frequentato il 92° corso di formazione per Commissari presso l’Istituto Superiore di Polizia a Roma, la dottoressa Interdonato ha diretto, quale primo incarico, l’Ufficio Primo del Compartimento Polizia Ferroviaria di Cagliari.
Trasferita nel 2003 nella Questura di Ragusa con l’incarico di Dirigente dell’Ufficio del Personale, è approdata nel 2008 alla Questura di Messina dove ha rivestito gli incarichi di Funzionario Addetto all’U.P.G. e S. P., di Dirigente del Commissariato Messina-Sud, di Funzionario addetto presso la Squadra Mobile e, per ultimo, di Vice Capo di Gabinetto e Portavoce del Questore.
A lei vanno i più cari auguri da parte della Redazione di Tempostretto. -

IL PM DI MATTEO LASCIA PALERMO ?


                  
    Di Luciano Mirone     
    lunedì, 20 febbraio, 2017
    Pubblicato da www.linformazione.eu

    Il super magistrato antimafia Nino Di Matteo potrebbe lasciare Palermo per trasferirsi a Roma presso la Direzione nazionale antimafia. Adesso potrebbe essere la volta giusta. Il pm del processo Trattativa potrebbe accettare, dato che, come si ricorderà, nello scorso novembre, aveva rifiutato il trasferimento nella stessa Superprocura in quanto l’offerta era scattata per “motivi di sicurezza” e non attraverso le vie ordinarie, come il magistrato avrebbe voluto.  L’emergenza nei suoi confronti era scattata a causa delle minacce da parte dei boss Matteo Messina Denaro (una lettera), e Totò Riina, che dal carcere, in più occasioni, aveva lanciato strali di morte contro il magistrato. Alcuni mesi fa un’altra intercettazione di un presunto mafioso che ha vietato alla figlia di frequentare il circolo del tennis dove spesso di reca il pm “che devono ammazzare col tritolo”. E di tritolo si è sempre parlato, in questi anni, come arma per eliminare il magistrato.

    “Accettare un trasferimento – dichiarò Di Matteo in quella occasione – con una procedura straordinaria connessa solo a ragioni di sicurezza costituirebbe, secondo me, solo un segnale di resa personale ed istituzionale che non intendo dare”. E poi: “La mia aspirazione professionale è quella di andare alla Direzione Nazionale Antimafia (Dna), ma solo se venissi nominato dopo una normale procedura concorsuale”.

    Una polemica indiretta nei confronti del Csm che tempo fa non prese in considerazione la sua proposta di un passaggio alla Superprocura antimafia per “mancanza di titoli sufficienti”, a fronte di un’attività contro Cosa nostra che da molti anni lo vede in prima linea, non solo con una scorta che gli sta alle calcagna ventiquattro ore su ventiquattro, ma addirittura con sofisticati dispositivi anti attentato come il bomb jammer capaci di intercettare materiale esplosivo anche a parecchi metri di distanza.





    Adesso accogliendo la domanda di Nino Di Matteo, la Terza Commissione del Csm ha proposto al plenum all’unanimità di assegnare a lui uno dei 5 posti di sostituto procuratore da coprire alla Direzione nazionale antimafia. -


    Luciano Mirone



    Terme Vigliatore, amianto

    sul greto del Torrente Patrì.


    Legambiente del Longano denuncia una massiccia presenza di amianto nell’alveo del torrente Patrì e in particolar modo nella zona Rocche di Marro, nel  comune di Terme Vigliatore. “Tali manufatti – scrive il presidente Carmelo Ceraolo – sono, quasi sempre, danneggiati ed essendo, inoltre, esposti agli agenti atmosferici, agli sbalzi termici e all’azione di microrganismi, si presentano, di norma, deteriorati in superficie. Il loro cattivo stato di conservazione determina affioramenti delle fibre di amianto e fenomeni di liberazione delle stesse. Tale situazione, oltre a causare un gravissimo inquinamento ambientale, produce un inaccettabile rischio per la salute dei cittadini. Il Torrente Patrì, ormai procedendo lungo il suo percorso risulta  contornato dalla presenza di microdiscariche, e in questo caso, di una vera e propria discarica con presenza di amianto e materiale da demolizione”. Legambiente del Longano chiede quindi al Sindaco di Terme Vigliatore, nella qualità di Pubblico Ufficiale, all’Asp di Messina, ai Carabinieri e alla Procura della Repubblica, di “intraprendere  iniziative  di controllo e contrasto, di queste forme di insostenibile offesa all’ambiente, che non possono che suscitare indignazione nei cittadini rispettosi delle regole di civile convivenza e rispetto per la natura  e l’ambiente”. -

    Pd, game over.


    Fine dei giochi per il super-Pd che solo pochi mesi fa pensava di essere il padrone assoluto della politica italiana.


    Doveva essere la giornata degli addii ma la paura fa novanta e così si compra tempo tra ordini e contrordini.



    Chi ha assistito ieri all'assemblea del Pd in cui Matteo Renzi si è ufficialmente dimesso (e ricandidato) da segretario è rimasto frastornato. Tante parole, tanto odio, ma nessun fatto certo. La sintesi migliore l'ha fatta Enrico Mentana nel corso della sua immancabile e meritoria maratona televisiva su La7: è come quei film intellettualoidi che uno esce dal cinema senza aver capito come è andata a finire. Ciò detto una certezza c'è: è «game over», fine dei giochi, per il super-Pd che solo pochi mesi fa pensava di essere padrone assoluto della politica italiana. Sicuramente è «game over» per la sua parte minoritaria, ma storica, che si rifà alla tradizione comunista. Il ricatto messo in atto da D'Alema, Bersani e soci nei confronti di Matteo Renzi è stato smascherato e respinto, per cui sta a loro decidere se rimanere a fare le belle statuine nel presepe renziano o mettere in atto la scissione e mettersi in proprio.

    Comunque vada a finire (e finirà male) non è poca cosa. D'Alema e Bersani sono due perdenti di successo che hanno massacrato l'Italia per vent'anni con l'antiberlusconismo militante. Sul più bello, quando cioè con le trame e l'inganno erano riusciti ad azzoppare il Cavaliere e pensavano di avere la strada spianata verso il potere assoluto, si sono trovati tra i piedi un sindaco sbruffone che gli ha sfilato il partito. Questo è il problema, non le divergenze sulle riforme o sul Jobs Act che a D'Alema e Bersani interessano come a me appassionano pizzi e merletti. Rivogliono il maltolto, i due, ma per loro è «game over», per l'ennesima volta sconfitti dalla storia, ancora prima che dal furbetto toscano. Se poi tutto questo sarà «game over» per il Pd e per Renzi lo vedremo nel prosieguo di questa telenovela. Noi per il momento ci accontentiamo. Uno alla volta, non c'è fretta. E vedere che i primi a cadere sono i comunisti camuffati da riformisti non può che farci piacere.

    Ps. Caro Renzi, quando ieri hai detto che in politica ricatti, tradimenti e scissioni ti fanno schifo, ti riferivi ad Alfano e Verdini grazie ai quali hai governato per tre anni? O no, gran paraculo. -


    Partito Democratico, Enrico

    Letta: 'Non può finire così'.

    Bersaniani non andranno

    in direzione.

    Orlando: "Se evitasse scissione sarei in campo". Rossi: "Non ci sono spazi per noi, ci rispetteremo da posizioni diverse'. Orlando: 'La rottura rafforza la destra".




    Redazione ANSA ROMA
    News


    "E che bisogna andare a farci?", ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano se avesse intenzione di andare alla direzione del Pd in programma a Roma. "Io ci sono già stato" in direzione, "e ho parlato, e poi abbiamo fatto anche una manifestazione". Rossi ha spiegato che domani sarà comunque a Roma per un incontro, per fare il punto sull'accordo di programma per le acciaierie di Piombino.
    Parole simili da Roberto Speranza: "Per me - dice - non ci sono le condizioni per stare nel congresso, e non credo andrò alla prossima direzione del Pd dopo quello che è accaduto ieri. Ci aspettavamo che nelle repliche di Renzi ci fosse un messaggio di riapertura della discussione. Non è avvenuto. Lui ha fatti una scelta molto chiara, che va nella direzione di rompere il Pd".
    Letta, 'Non può finire così' - "Guardo attonito al cupio dissolvi del Pd. Mi dico che non può finire così. Non deve finire così". Lo scrive su Facebook Enrico Letta a proposito della scissione del Pd. "Oggi non ho altro che la mia voce - scrive ancora l'ex premier - e non posso fare altro che usarla così, per invocare generosità e ragionevolezza. No, non può finire così". "Mi viene spontaneo pensare che per i casi del calendario proprio 3 anni fa ero preso da sgomento lasciando Palazzo Chigi dall'oggi al domani e cominciando una nuova vita, fuori dal Parlamento e dalla politica attiva. Quello era uno sgomento solitario. Oggi sento la stessa angoscia collettiva di tanti che si sentono traditi e sperano che non sia vero. Tanti che chiedono di guardare all'interesse del paese e mettere da parte le logiche di potere. Mai avrei pensato 3 anni dopo che si potesse compiere una simile parabola".
    Intanto Orlando non esclude una propria candidatura al congresso. Anzi. "Qualunque problema abbia il partito - sottolinea ad Agorà - l'idea che lo si possa risolvere con la scissione è sbagliata: apre un fronte che consente alla destra di rafforzarsi". Quanto alla sua candidatura alla segreteria del partito, Orlando risponde così: "Non mi pare serva mettere altri candidati alla segreteria in lizza. Se la mia candidatura impedisse la scissione, sarei già candidato. Non ho capito quale sia il problema in questo passaggio...". Intanto, a quanto si apprende, una riunione, ieri sera, tra lo stesso Orlando, Gianni Cuperlo e Cesare Damiano ha sancito la nascita di una nuova area dentro il Pd alla luce della quasi certa scissione con la minoranza. I tre esponenti ex ds, che ieri in assemblea hanno caratterizzato i loro interventi all'insegna dell'unità del partito e dell'equidistanza, si sono trovati d'accordo, nella riunione, sulla necessità di un'area larga che avanzi una proposta politica nuova per rifondare il Pd.
    In Transatlantico si moltiplicano i capannelli Dem (nella foto sotto tratta da Facebook il capogruppo Ettore Rosato, Gianni Cuperlo e il vicesegretario del partito Lorenzo Guerini).



    Nuovo appello di Fassino - "Il Partito Democratico è la casa di tutti, lavoriamo insieme per un congresso in cui discutiamo e ci confrontiamo". Lo scrive su Facebook l'ex sindaco di Torino, Piero Fassino. "Ne ho fatti tanti di congressi, non ne ho mai visti congressi di figurine...", aggiunge postando sul social il suo intervento all'assemblea nazionale del Pd.
    La minoranza, dopo l'assemblea, si sarebbe data 48 ore per riflettere per appurare se Matteo Renzi è disposto a fare "una mossa politica vera" per scongiurare la scissione.
    Intanto il presidente della Toscana, Enrico Rossi, fa sapere di non voler stare "in un partito che sia 'il partito di Renzi'. Dobbiamo lavorare - ha chiarito - ad un altro soggetto politico con l'intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, un centrosinistra che sia attrattivo che potrà allargare l'area di consenso e di raccolta di voti verso il centrosinistra, anche andando in casa di Grillo.
    La maggioranza delle persone ci chiede quali sono i nostri programmi: è il momento di farlo. Proprio poco fa - ha detto - stavo pensando di rispedire la mia tessera alla mia sezione, con una lettera, e andarne a trovare anche il segretario. All'assemblea del Pd è parso evidente che non c'è alcuno spazio e dunque meglio una separazione senza rancori, senza patemi, senza farne un drammone, così potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse. Certo - ha aggiunto - siamo dispiaciuti perché potevano stare insieme se le nostre idee fossero state prese in considerazione. Ma ci è stato detto che non c'è spazio in questo partito. Il governatore della Puglia Michele Emiliano - ha detto ancora Rossi - ha fatto un ultimo generosissimo tentativo e anche Epifani ha proposto "problemi semplici", ma è stata organizzata una bastonatura andata avanti dalle 10.20 alle 17.45 dopo la replica a Emiliano. Gli italiani - ha detto Rossi - sono stufi di questo tormentone: siamo andati all'assemblea attendendo qualche apertura nella relazione di Renzi e non è stato così. Non abbiamo l'esclusiva della sinistra e non vogliamo averla, ma bastava che Renzi nella sua introduzione prendesse tre delle dieci idee che avevamo proposto anche nell' iniziativa  del giorno precedente a Roma". Ciononostante, per Rossi, sarebbe normale che i nuovi gruppi parlamentari dopo la scissione appoggiassero il governo. 
    A chi gli chiede se Massimo D'Alema avrà il ruolo di 'padre nobile' nella scissione e nella eventuale futura formazione politica, Rossi risponde di essere abbastanza adulto per avere idee proprie e non lasciarsi condizionare. "Nel referendum - ricorda - abbiamo avuto posizioni diverse. D'Alema va preso sul serio quando dice che non intende stare sul fronte, in prima linea, della politica. Quanto a Michele Emiliano, farà quello che crede. La prospettiva - spiega Rossi - è un movimento della sinistra dove ci siano idee diverse. Sta a noi creare le condizioni perchè ciò accada. Con chi? Vediamo quanti, vediamo come tra quelli che non sono stati soddisfatti delle politiche di Renzi".
    Ieri Bersani si attendeva una replica del segretario dimissionario del PD, in Assemblea, che non c'è stata. Il discorso di Matteo Renzi è stato giudicato dalla sinistra troppo duro: "Renzi ha alzato un muro. "Intanto  nessun candidato si è presentato per la segreteria direttamente in assemblea, parte dunque il congresso anticipato. (ANSA)

    Pd, svolta Damiano-Cuperlo-

    Orlando: “Pronti a

    candidatura alternativa”.

    Ma i bersaniani: “Noi non

    saremo in direzione”.

    di | 20 febbraio 2017 
    Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

             
    Pd, svolta Damiano-Cuperlo-Orlando: “Pronti a candidatura alternativa”. Ma i bersaniani: “Noi non saremo in direzione”

    Politica

    VERSO IL CONGRESSO - Renzi vuole le primarie il 7 maggio: "E' bastato stare fermi per vedere il bluff delle minoranze". Il ministro della Giustizia insieme agli altri ex Ds per una "candidatura alternativa a Renzi per evitare la scissione". Ma non basta. Rossi: "Restituirò la tessera al partito. I nuovi gruppi in Parlamento? Sosterranno Gentiloni". Ma Emiliano tratta ancora.
    Ma non basta perché ora sono i bersaniani a chiudere la porta, apparentemente senza appello. Roberto Speranza e gli altri esponenti dell’area di Sinistra Riformista hanno infatti annunciato che non prenderanno parte alla direzione del Pd in programma domani al Nazareno. “No, non andiamo”, conferma Nico Stumpo. Non saranno presenti, spiegano, perché la direzione eleggerà la



    commissione per il congresso e loro non intendono farne parte, dal momento che non condividono il percorso avviato.
    Per Renzi primarie il 7 maggio e amministrative l’11 giugno

    Intanto Renzi mette marcia avanti e vuole fissare le primarie il 7 maggio. Prima la ripartenza della sua mozione che sarà presentata dal 9 al 12 marzo al Lingotto di Torino (la culla del Pd, che è nato qui nel 2007), primarie alla peggio dopo due mesi e tutti pronti per le amministrative l’11 giugno. Quella con le minoranze che minacciano di andarsene è stata una partita a poker, anzi lo è ancora. Emiliano, Rossi e Speranza lo accusano di non aver fatto niente per evitare la scissione, lui in qualche modo conferma di non aver fatto niente ma solo perché “è bastato stare fermi e vedere il bluff”, riporta la Stampa.

    Rossi: “I nuovi gruppi in Parlamento sosterranno Gentiloni”

    Intanto però si parla già di nuovi gruppi parlamentari. Andrea Romano, deputato renziano e direttore dell’Unità, in senso negativo: “Temo che questo processo da parte della minoranza del Pd possa portare a un indebolimento della maggioranza parlamentare” dice alle Voci del Mattino di Radio1 Rai. Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, lo nega: “E’ una domanda che va posta a chi siede in Parlamento, ma penso che (i nuovi gruppi in Parlamento, ndr) sia normale che appoggino il governo”. “Non sono d’accordo con Fratoianni – aggiunge parlando a RaiNews24 – che ci ha chiesto di non sostenere Gentiloni”.

    I nuovi gruppi parlamentari della “Nuova Sinistra”: 47 alla Camera, 20 al Senato

    I giornali fanno già i conti e i nomi dei nuovi gruppi parlamentari. Alla Camera sono 47 su 303 del Pd (16 portati in dote dall’ex vendoliano Arturo Scotto), al Senato 20 (su 113). Si potrebbero chiamare



    "Nuova Sinistra", ma Rossi dice che per il movimento nazionale tiene alla parola “socialista”. Ad ogni modo si fanno già i nomi dei possibili capigruppo: il magistrato Doris Lo Moro a Palazzo Madama e del giurista Andrea Giorgis a Montecitorio. A parte i nomi più noti parteciperebbero all’esodo alla Camera esponenti storici del Pd come Davide Zoggia, Nico Stumpo, Roberta Agostini e l’ex leader della Cgil Guglielmo Epifani, mentre al Senato i nomi sono quelli di Federico Fornaro, l’ex sottosegretario Maria Cecilia Guerra e l’ex sindaco di Brescia Paolo Corsini. All’Europarlamento si staccherebbero in 3 (su 29): l’ex ministro e ex sindaco di Padova Flavio Zanonato, il milanese Antonio Panzeri e l’ex assessore di Bassolino Massimo Paolucci.

    Rossi: “Rispettate la nostra scelta, nel Pd non c’è più spazio per noi”



    Rossi ha detto che all’assemblea del Pd “è parso evidente che non c’è alcuno spazio” e dunque meglio una separazione “senza rancori, senza patemi, senza farne un drammone“. Per il governatore toscano “potremmo rispettarci meglio anche da posizioni diverse. Certo, siamo dispiaciuti perché potevano stare insieme se le nostre idee fossero state prese in considerazione. Ma ci è stato detto che non c’è spazio in questo partito”. E di fronte ai tentativi di Emiliano ed Epifani “è stata organizzata una bastonatura andata avanti dalle 10.20 alle 17.45. Rossi rassicura: “Non abbiamo l’esclusiva della sinistra e non vogliamo averla, ma bastava che Renzi nella sua introduzione prendesse tre delle dieci idee che avevamo proposto anche nell’inziativa del giorno precedente a Roma”. Al contrario il presidente toscano ribadisce di non voler “stare in un partito che sia ‘il partito di Renzi’. Dobbiamo lavorare ad un altro soggetto politico con l’intento di rafforzare il quadro del centrosinistra, un centrosinistra che sia attrattivo che potrà allargare l’area di consenso e di raccolta di voti verso il centrosinistra, anche andando in casa di Grillo“. La scelta di andarsene deve essere “rispettata”, dice Rossi: “E’ stato alzato un muro: non attizziamo ancora di più questo messaggio di ieri. Ci sono delle belle separazioni consensuali” anche nelle famiglie. Per Rossi il Pd di Renzi ha fatto “troppi passi verso il centro e milioni di elettori hanno abbandonato il Pd. C’è spazio per una sinistra che non guarda al passato ma al futuro”.

    Rossi: “Restituisco la tessera”. Gotor: “Renzi ci sbatte la porta in faccia”. Ma Emiliano tratta

    Ma è evidente la differenza di atteggiamento tra le diverse anime delle minoranze che hanno un piede fuori dal partito. Da una parte Rossi racconta: “Proprio poco fa stavo pensando di rispedire la mia tessera alla mia sezione, con una lettera, e andarne a trovare anche il segretario”. Il senatore bersaniano Miguel Gotor rincara: “Ieri Renzi ha sbattuto la porta in faccia a qualunque tentativo di recuperare l’unità all’interno del Partito Democratico. Ha tirato dritto e si assume davanti all’Italia e agli italiani una grave responsabilità: quella di avere rotto il più importante partito italiano”. Invece il tono si ammorbidisce quando parla Francesco Boccia, vicino alle posizioni di Michele Emiliano, l’ultimo ad arrendersi nella ricerca di un’intesa finale con Renzi: a lui, dice il deputato ad Agorà, “chiediamo una risposta sulle questioni poste ieri in Assemblea, non sui giornali attraverso indiscrezioni. Martedì in direzione abbiamo l’ultima possibilità di salvare il Pd, Renzi non butti via tutto, faccia un gesto di umiltà, tolga anche lui ogni alibi per una scissione che farebbe male solo alla comunità democratica”.

    L’ultimo appuntamento (forse) in direzione

    L’ultimo appuntamento cruciale – e chissà se davvero ultimo – diventa dunque la direzione di domani, quando al Nazareno sono convocati i circa 190 membri per definire la cornice in cui si svolgerà il congresso. Si dovrà tra l’altro comporre la commissione congressuale e lì già si avranno le prime risposte dalle minoranze per capire se vorranno rimanere nel partito oppure no. Ma dall’altra parte la direzione potrebbe anche decidere di prevedere una “assise programmatica” come l’ha chiamata Emanuele Fiano (franceschiniano, quindi nella maggioranza del Pd) e come da una settimana propone proprio Orlando. -

    lunedì 20 febbraio 2017

    PATTI: INIZIA A MUOVERSI L'ITER PER LA REDAZIONE DEL NUOVO PRG.


    COME  ANNUNCIATO  NELLE SCORSE  SETTIMANE  DALL'ASSESSORE  ATTILIO  SCARCELLA,  INIZIA  A  MUOVERSI  L'ITER  PER  LA  REDAZIONE  DEL  NUOVO  PIANO  REGOLATORE  DELLA  CITTA'  DI  PATTI.  IL  PRIMO  CITTADINO  MAURO  AQUINO  HA,  INFATTI,  CON  PROPRIA  DETERMINA, COSTITUITO  L'UFFICIO  PER  LA  REVISIONE  DEL  PRG.

    Le figure professionali, per il momento, inserite sono interne all'Ufficio Tecnico Comunale.

    Si tratta degli Ingegneri Michele Gatto, Tindaro Triscari  e Carmelo Paratore con la collaborazione dei Funzionari amministrativi Franca Saltafosso, Lucia Praticò ed Angelo Busco.

    Altro strumento di sviluppo che l'Amministrazione Comunale di Patti, ma in particolar modo l'Assessore Scarcella, intende predisporre per una rapida approvazione è il Piano di utilizzo del Demanio Marittimo.

    La notizia, scritta dal Giornalista Gabriele Villa,  è riportata sul quotidiano "GAZZETTA  DEL  SUD" di Sabato 18 Febbraio 2017, pag. 36.

    Antonio Amodeo

    Segue fotocopia dell'articolo: