martedì 22 maggio 2018

Il senatore M5S già spara 

sul governo: "Lestofanti 

del potere marcio e 

corrotto".



Il senatore grillino Elio Lannutti: "Governo M5S-Lega: cambiamento o restaurazione? Leggo nomi estranei a principi e valori, cariatidi, lestofanti del potere marcio e corrotto, legati a cricche, combriccole, faccendieri".






"Governo M5S-Lega: cambiamento o restaurazione? Leggo nomi estranei a principi e valori, cariatidi, lestofanti del potere marcio e corrotto, legati a cricche, combriccole, faccendieri, logge coperte, grembiulini, pseudo Autorità e manutengoli del potere che ho combattuto per oltre 30 anni". Così il senatore pentastellato Elio Lannutti, ex leader dell' associazione dei consumatori Adusbef, ha criticato la scelta di Luigi Di Maio e Matteo Salvini di proporre al Capo dello Stato il dottor Giuseppe Conte come primo ministro e la lista di papabili ministri che sta circolando in queste ore.








"Spero di sbagliarmi, ma se così fosse, sarebbe una tragedia ed il tradimento di un sogno", ha aggiunto il neosenatore grillino. "Massolo - ha scritto riferendosi del possibile ministro degli Esteri -: ma cosa c'entra questo signore che guida Fincantieri svenduta a Macron, coi valori del M5S?". Dunque le bordate contro Conte: "Matteo Renzi prende in giro il M5S per Giuseppe Conte: 'È un amico di Maria Elena Boschi'. Mi continuerò a battere fino all'ultimo per Luigi Di Maio premier", ha concluso Lannutti.-


lunedì 21 maggio 2018

La Littizzetto gela Fazio: 

"Sai che tra poco 

sgomberi?".



La nascita del nuovo governo targato M5s-Lega potrebbe avere scenari imprevedibili. Anche in Rai. La Littizzetto "avvisa" Fazio.







La nascita del nuovo governo targato M5s-Lega potrebbe avere scenari imprevedibili.








Anche in Rai. E di fatto c'è chi pian piano comincia a fare le valigie. Il governo gialloverde non ha mai nascosto di voler metter le mani sul servizio pubblico ed è probabile, come hanno già fatto i governi del passato, che qualche nome potrebbe saltare per far spazio ad un altro. E così in questo quadro non va dimenticata i continui battibecchi a distanza tra Matteo Salvini e Fabio Fazio. I due di fatto non hanno mai avuto un buon rapporto e più di una volta Fazio e la Littizzetto sono finiti nel mirino di alcuni post di Salvini su Facebook. E il leader della Lega spesso ha rifiutato l'invito in studio a Che tempo che fa. E così, nel corso dell'ultima puntata andata in onda proprio ieri sera, qualche battuta della Littizzetto ha stupiyo (e non poco) i telespettatori. "Lucianina" infatti, rivolgendosi a Fazio, ha affermato: "Sai che tra poco un po' tu sgomberi?". Poi Fazio chiede alla Littizzetto: "Luciana, sai dove siamo?". La risposta non lascia spazio ad interpretazioni: "Ancora per poco su Rai Uno". Sarà davvero così? -

Il vescovo di Patti 

ha nominato il nuovo 

vicario ed il nuovo segretario

 

pubblicato da www.AMnotizie.it



NEL CORSO  DELLA  VEGLIA  DI  PREGHIRA  PER  LA  PENTECOSTE,  SOLTASI  A  S. AGATA MILITELLO  PRESSO  IL  MUSEO  DEI  NEBRODI,  IL  VESCOVO  DI  PATTI,  GUGLIELMO  GIOMBANCO,  HA  PROCEDUTO  A  DUE  NUOVE  NOMINE. 


Padre Basilio Rinaudo, già rettore del seminario vescovile, è stato nominato nuovo vicario generale della Diocesi al posto di mons. Giovanni Orlando.

Padre Salvatore Chiacchiera, vice parroco di Santo Stefano Camastra, invece, è il nuovo segretario particolare del vesco al posto di padre Basilio Scalisi.-

Savona in pole per 

l'Economia: "Euro? 

Cappio al collo per l'Italia"



Il Prof Savona sarebbe in pole per il totoministri di un governo gialloverde: ecco cosa pensava dell'euro.






Lega e M5s hanno chiuso l'accordo sul programma di governo e sono pronti anche per indicare il nome del premier.








Ma di fatto in queste ore, oltre al toto-premier, impazza anche il toto-ministri. Per quanto riguarda un dicastero chiave come quello di via XX settembre, in pole position c'è Paolo Savona, già ministro nel governo Ciampi, in una intervista a Vita.it ha affermato: "Se l’Italia non l’ha già fatto, è giunto il momento d’avere pronto un Piano B – di fine dell’euro o di uscita dallo stesso – che dal 12 maggio 2011 ho insistentemente richiesto di approntare. Gli accordi costruiti male o firmati da Paesi con intenti egemoni non hanno lunga vita. Se dovessimo essere colti impreparati all’evento, sarebbe veramente un dramma". Di fatto sulla moneta unica il probabile ministro dell'Economia ha le idee abbastanza chiare.

Come sottolinea Repubblica, sul Foglio, qualche tempo fa scriveva: "Anche se si fa finta che il problema non esista, il cappio europeo si va stringendo attorno al collo dell’Italia. E’ giunto il momento di comprendere che cosa stia effettivamente succedendo nella revisione del Trattato di cui si parla e nella realtà delle cose europee, prendendo le necessarie decisioni; compresa quella di esaminare l’opportunità di restare o meno nell’Unione o nella sola euro area, come ha fatto e fa il Regno Unito gestendo autonomamente tassi di interesse, creazione monetaria e rapporti di cambio".E ancora: "Se l’Italia decidesse di seguire il Regno Unito – ma questa scelta va seriamente studiata – essa attraverserebbe certamente una grave crisi di adattamento, con danni immediati ma effetti salutari, quelli che ci sono finora mancati: sostituirebbe infatti il poco dignitoso vincolo esterno con una diretta responsabilità di governo dei gruppi dirigenti". Infine, sempre sul Foglio, Savona proponeva nel 2012 un referendum sull'euro: "Chiediamo perciò (a) di chiamare gli italiani a votare se desiderano stare nell'euro e assumersi le relative responsabilità e i conseguenti oneri per eliminare l'incertezza politica di cui si parla e (b) di consolidare il debito pubblico a breve, garantendone il valore reale al rimborso, riconoscendo un interesse pari all'inflazione e, se proprio si vuole incentivare l'operazione, una quota della crescita del pil reale". Porterà queste idee al Ministero in caso di un eventuale incarico? -

E Borghi smaschera i 

suoi piani: "Usciremo 

dalla moneta unica".



L'economista della Lega: «Ma non potevamo scriverlo».










Roma - Il contratto di governo tra Lega e M5s è carta straccia, a giudicare dalle parole di Claudio Borghi.








L'economista leghista insiste con l'opzione per l'Italia di uscire dall'euro, nonostante nel programma, firmato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio, l'ipotesi non sia più contemplata, dopo la modifica della prima bozza. Ma Borghi non rinuncia al proprio cavallo di battaglia, forte dell'asse in casa grillina con Beppe Grillo. Battaglia che rilancia, pubblicamente, durante un convegno a Roma per presentare il rapporto di Economia Reale, il centro studi presieduto da Mario Baldassarri, ex viceministro delle Finanze del governo Berlusconi.
L'episodio durante il quale l'economista del Carroccio paventa nuovamente l'uscita dell'Italia dall'Unione monetaria è riportato in un articolo di Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera. Affrontando il tema del debito pubblico, Borghi spiega come «i timori per l'Italia siano eccessivi, in quanto il debito è stato già monetizzato dalla Banca centrale europea». Il passaggio svela chi sia la mente della richiesta (poi cancellata nella versione definitiva del contratto) alla Bce di azzerare i 250 miliardi di euro di titoli di Stato detenuti dall'istituto di Francoforte. «Ma tutto ciò gli venne obiettato da Baldassari durante il convegno significa uscire dall'euro?». Sì ha risposto un sincero Borghi. «E allora perché non l'avete messo nel programma di centrodestra?». «Perché gli altri non hanno voluto».
Il divorzio dall'euro resta, dunque, una carta da giocare sul tavolo leghista. Sparita dalla versione definitiva del contratto, solo per rasserenare il Quirinale ed evitare tensioni nella fase delle trattative per la formazione del governo, l'idea di forzare le regole dell'Ue non è mai stata abbandonata. D'altronde, la proposta del responsabile economico del Lega, contenuta al punto 11 della versione definitiva del contratto di governo, di ricorrere a miniBot per saldare i debiti della Pubblica amministrazione nei confronti di cittadini e imprese, punterebbe a introdurre una moneta parallela. Una misura che preveda di saldare in titoli di Stato di piccolo taglio (forse fra i cinque e i cento euro) sia i debiti insoluti della pubblica amministrazione verso i fornitori, che i crediti d'imposta a favore di famiglie e imprese; titoli che imprenditori e famiglie possono utilizzare per acquistare beni e servizi.
Nonostante dal contratto siano sparite sia la richiesta alla Bce di cancellare 250 miliardi di debito pubblico in titoli di Stato che l'introduzione di procedure tecniche di natura economica e giuridica che permettano agli Stati di uscire dall'euro, l'Italiaexit è uno scenario possibile con una maggioranza tra grillini e leghisti. E le parole di Borghi, che punta a un ruolo di primo piano nell'esecutivo giallo-verde, pronunciate alla platea di economisti al centro studi di Baldassari, rendono lo scenario molto concreto.-