giovedì 18 settembre 2014

edilportale
AA
NEWS - PROFESSIONE

Cnappc: ‘l’Italia non è (più) 

un Paese per architetti’.

“Redditi medi da ‘incapienti’; se continua così, prima della fine del 2015, saremo costretti a chiudere gli studi”.

17/09/2014 - “Con lo Sblocca Italia, molto ridotto, il Governo Renzi - come peraltro accade tutti i giorni agli architetti italiani - ha sbattuto contro il muro della burocrazia conservatrice che ha mortificato e modificato il progetto di introdurre misure concrete per porre rimedio alla condizione delle città, del mercato dell’edilizia, degli architetti e degli altri professionisti del settore. Il Decreto contiene, infatti, solo norme che sarebbero adatte ad un Paese normale in tempi normali: per l’Italia di oggi ci voleva ben altro”.

È duro il commento del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, sul Decreto Sblocca Italia (DL 133/2014).

Secondo gli Architetti italiani, “il vero spread che divide l’Italia dal resto d’Europa è l’incolmabile distanza tra la cieca e autoreferenziale giurisprudenza legislativa e la drammatica realtà della nostra vita quotidiana”.

Aver rimandato, nello Sblocca Italia, il Regolamento Edilizio Nazionale, non aver posto limiti temporali alla possibilità della P.A. di revocare un permesso o di cambiare le proprie decisioni, non aver modificato i requisiti di accesso alle gare per i progetti pubblici (che oggi escludono il 99% degli architetti a favore di poche grandi società capitalizzate), non aver varato un vero progetto di rigenerazione urbana sostenibile che mettesse mano agli 8 milioni di edifici italiani che possono cadere alla prima scossa, anche lieve, di terremoto, rappresenta - per il Cnappc - “la pietra tombale per un settore, quello dell’edilizia, che ha già perso metà del suo fatturato”.

Il Consiglio nazionale riprende i dati dell’“Osservatorio 2014 sullo Stato della professione di architetto in Italia” - realizzato dal Cresme e dal Cnappc, e che sarà presentato nelle prossime settimane: gli architetti italiani hanno ormai un reddito medio annuo sotto i 17 mila euro che, al netto di tasse e previdenza, vale la metà; al Sud, scende a 11 mila, mentre quello dei trentenni, mediamente, non raggiunge i 500 euro mensili reali. Dati che “dimostrano, con la forza dei numeri, l’incapacità della politica di comprendere la drammaticità della situazione”.

“L’Italia non è (più) un Paese per architetti - denuncia il Cnappc -: redditi medi da ‘incapienti’, senza peraltro avere alcuna garanzia ‘sindacale’ né cassa integrazione né bonus statali; debiti con le banche per quasi la metà dei progettisti italiani che nessuno paga, considerato che i giorni necessari per ottenere un pagamento da parte della Pubblica Amministrazione sono oltre 218, quelli da parte delle imprese 172 e, dei privati, 98”.

“Chiediamo alle Istituzioni - ed in particolare al Capo dello Stato ed al Presidente del Consiglio - se l’Italia, patria dell’architettura, sia disponibile a fare a meno di noi architetti, visto che non sopravviveremo un altro anno (nel 2013 il calo del fatturato è stato del 33% circa) e dovremo chiudere i nostri studi, grandi e piccoli” - si legge nella nota.

“Ma chiediamo anche - prosegue il Cnappc - se il Paese possa fare a meno del made in Italy che noi abbiamo inventato con le nostre idee e i nostri progetti, e come si potrà fare per rigenerare le città, riprogettare i territori, salvare i monumenti del Bel Paese quando l’assenza di visione e la burocrazia ottusa avranno finito di distruggere l’architettura italiana”.

Ed ancora: “si continuerà, per fare a meno di noi, a favorire l’abusivismo, il disastro ambientale, la bruttezza delle periferie, pronti anche a rinunciare ad oltre 60 mila giovani architetti che andranno all’estero senza tornare o cambieranno lavoro, uccidendo, così, per i cittadini italiani, la speranza di un habitat migliore per il futuro? E si continuerà a considerarci - a seconda delle convenienze del momento - ora una lobby di ricchi, ora ‘partite IVA’ e non lavoratori che tutti i giorni per 12 ore sgobbano per fare il loro dovere e aiutare l’Italia a crescere?”.

“Non abbiamo mai chiesto né chiediamo sussidi o favori. Pretendiamo, però - conclude il Consiglio Nazionale - il rispetto del nostro lavoro che viene, invece, quotidianamente vessato da una burocrazia ossessiva, da un mercato sregolato in cui i diritti sono solo quelli degli altri, da una concorrenza spietata delle società pubbliche, da regole per gli appalti che favoriscono i soliti pochi noti, da una fiscalità insensata, dal lasciarci indifesi di fronte alle banche, dall’emarginarci dalle politiche economiche; e per di più, chiudendo gli occhi, davanti agli abusi edilizi, ai centri storici che crollano, all’edilizia sommersa, alle vere lobby che razziano appalti a colpi di tangenti”.


Per aggiornamenti in tempo reale su questo argomento segui la nostra redazione anche su Facebook, Twitter e Google+
 

LO SPETTRO DEL GRANDE INCIUCIO SULL'ARS .

Giovedì 18 Settembre 2014 - 06:00

Pubblicato da www.livesicilia.it


Il Megafono ieri ha aperto a un patto per le riforme. Il centrodestra non chiude. E nel Pd c'è già chi mette in guardia dalle larghe intese. Intanto, voci sempre più insistenti danno in uscita con destinazione Roma l'assessore alla Salute Lucia Borsellino.


PALERMO – Lo spettro delle larghe intese aleggia sull'Ars. E già provoca qualche mal di pancia. I segnali di un dialogo aperto tra Rosario Crocetta e il centrodestra ci sono. E si inseriscono nel contesto di un governo indebolito, ormai senza maggioranza. E di un governatore che forse non si aspetta più ricomposizioni con un pezzo del suo partito. E che rischia di perdere a breve il pezzo più pregiato della sua giunta, l'assessore-simbolo della “rivoluzione”, ossia Lucia Borsellino, che rumour insistenti danno con la valigia pronta con destinazione Roma.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
A parlare apertamente di larghe intese è stato ieri Antonio Malafarina, esponente del Megafono crocettiano. Che non ha usato giri di parole. “Tutte queste polemiche sottraggono energie e tempo. In questi giorni abbiamo raccolto diverse disponibilità sia dall'opposizione che da molti deputati della maggioranza, Pd compreso perché da più parti si sente l'esigenza di chiudere questa stagione e andare avanti su cose concrete”. Malafarina ha auspicato un incontro allargato anche ai partiti dell'opposizione per la metà della prossima settimana, un vertice nel quale definire le priorità dell'intesa. Che darebbe vita ad una nuova maggioranza per le riforme, una sorta di Patto del Nazareno in salsa siciliana che replicherebbe l'asse romano tra Renzi e Berlusconi a Palazzo dei Normanni.

Da destra si è udito battere un colpo. I deputati Di Mauro (Pds), Musumeci (Lista Musumeci), Cordaro (Cantiere popolare), D'Asero (Ncd), Falcone (Forza Italia), Fazio (Misto) hanno inviato un comunicato congiunto, che se da una parte spara a zero sul Pd, chiosa con un'apertura: “Di fronte a questo quadro – si legge nella nota -, l'unica vera possibilità è quella di mettere rapidamente in moto l'attività legislativa dell'Ars, al fine di approvare con urgenza alcuni provvedimenti legislativi strategici contro le emergenze della Sicilia, per passare, poi, la parola ai siciliani".

E subito c'è chi sente puzza di inciucio. Giuseppe Lupo in serata dichiarava all'Ansa: "La Sicilia non ha bisogno di larghe intese ma di una corretta dialettica parlamentare tra la maggioranza che deve portare avanti il programma con cui ha vinto le elezioni e l'opposizione". L'ex segretario del Pd metteva in guardia: "Ben venga il confronto parlamentare sulle riforme ma nella distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione".

Già, ma quale maggioranza? Il vertice di ieri sera nella sede del Pd è stato emblematico. Con Fausto Raciti e Baldo Gucciardi c'erano solo i vertici di Articolo 4 e Udc. I gruppi più vicini al governatore, Megafono e Patto dei Moderati, hanno declinato l'invito. Un chiaro segnale di una divergenza di visioni e strategie. Che potrebbe complicare ulteriormente lo scenario già confuso della politica regionale. A quel punto, se i rapporti con gli alleati più critici non si sanassero, a Crocetta senza più i numeri in parlamento farebbe comodo uno scenario di larghe intese, almeno con una parte del centrodestra, che garantirebbe la sopravvivenza della legislatura.

Ci si arriverà? E' presto per dirlo. Ma i prossimi appuntamenti all'Ars saranno molto indicativi. Se per esempio maturerà un'intesa che lasci al centrodestra la vicepresidenza dell'Ars, quello potrebbe essere un primo indizio. E c'è poi la mozione di censura a Nelli Scilabra. Sarà interessante vedere se in quella sede l'opposizione andrà fino in fondo.

Intanto, ieri il governo è tornato a ranghi completi, con la nomina del giovane consigliere comunale di Rosolini Piergiorgio Gerratana ad assessore al Territorio. Nomina battezzata tra i veleni, con l'annuncio di un esposto in procura da parte di Bruno Marziano. Ma per un assessore che arriva, potrebbe essercene un altro che se ne va.

La voce ormai circola con sempre più insistenza nel Palazzo e ha già cominciato a rimbalzare sugli organi di stampa. L'esperienza di Lucia Borsellino come assessore regionale alla Salute sarebbe ormai vicina al capolinea. L'interessata mantiene il suo consueto discreto silenzio, da piazza Ottavio Ziino anzi trapela che di inviti al momento non ne siano arrivati. Conferme ufficiali, insomma, non ce ne sono, ma la notizia è nell'aria. Per la Borsellino potrebbe esserci un importante incarico romano in vista, forse un posto da sottosegretario. Secondo Repubblica a proporre il suo nome a Renzi potrebbe essere l'area Cuperlo. Circostanza che da Roma al momento non trova conferme. Ma l'incarico nella Capitale potrebbe essere anche di natura tecnica.

D'altro canto, è un fatto che è stata la stessa Borsellino in una lettera scritta a LiveSicilia lo scorso 25 agosto a parlare di un “futuro lontano dalla Sicilia”. “Prendo spunto da questa occasione – scrisse in quella lettera al direttore Francesco Foresta l'assessore, facendo riferimento alla vicenda del click day e al caso Humanitas - per esprimere il profondo rammarico di chi ha solo l'interesse di lavorare per il bene collettivo e di chi ha solo la colpa di essersi imbattuta in una strada che non è consentito attraversare da chi non ha né padrini né interessi particolari da tutelare, ma solo un cognome per il quale devo chiedere anche scusa. Comunque non si preoccupi, perché la mia esperienza, come ho già detto è a tempo e il mio futuro lontano da questa terra, perché sono convinta sempre di più che per le ragioni sopra esposte, non c'è spazio in questa Sicilia per chi decidesse di lavorare per puro spirito di servizio e nell'interesse esclusivo della collettività”.

E un'altra dichiarazione, resa alla stampa sabato scorso, si era fatta notare sabato scorso mentre infuriava il caso della piscina della collega di giunta Mariarita Sgarlata. “Non solo non ho invocato le dimissioni della collega Maria Rita Sgarlata – commentò Lucia Borsellino in quella circostanza - ma prendo le distanze dal metodo del processo di piazza, da chiunque sia usato. Anche se a usarlo è il presidente Crocetta. Porto con me un bagaglio di valori ed esperienze personali che mi impediscono di condividere qualunque processo di piazza".

Crocetta dal canto suo solo tre giorni prima, conversando con i giornalisti a Palazzo d'Orleans, aveva escluso un'uscita dalla giunta della Borsellino, ribadendo il suo massimo apprezzamento per la donna e per l'assessore. Che è l'unico assessore che ha accompagnato Crocetta già dalla campagna elettorale, un simbolo della rivoluzione crocettiana. La sua uscita dalla giunta sarebbe insomma un passaggio con un significato politico non indifferente. E aprirebbe enormi spazi, visto il peso del suo assessorato, per ridisegnare nuovi equilibri nella giunta. Ma per il momento l'ipotesi resta confinata al rango di rumour. 
O poco più. -
Ultima modifica: 18 Settembre ore 08:48

LA SETTIMANA DEL BENESSERE SESSUALE .


Pubblicato: 16/09/2014  -  lasiciliaweb›› Salute››.

Nuccio Sciacca / 

Al via dal 29 settembre 

sette giorni di incontri e 

visite organizzati dalla FISS

(Federazione italiana 

sessuologia scientifica).

 

“Pensiamo insieme al tuo benessere sessuale...”. E’ questo lo slogan che accompagnerà la settimana dedicata alla conoscenza e all’approfondimento delle tematiche legate alla sessualità. Tanti gli appuntamenti curati dai professionisti iscritti alla Federazione nelle diverse regioni italiane. Lo scopo è quello di diffondere una conoscenza corretta della sessuologia scientifica nelle sue diverse applicazioni: dall’educazione alla terapia dei disturbi per lui e per lei. Perché di sesso se ne parla tanto ma non sempre nella maniera adeguata.

Le occasioni di divulgazione e dibattito saranno finalizzate alla sensibilizzazione dei cittadini nei confronti della salute sessuale, la cui promozione svolge un ruolo essenziale nel raggiungimento e mantenimento del benessere globale della persona. La centralità della salute sessuale per l’individuo e per la collettività è stata ribadita dalle più importanti organizzazioni internazionali, come l’Unesco, l’Unfpa, l’Oms e la Was. In particolare l’Organizzazione Mondiale della Sanità, negli “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”- Guida alla realizzazione, tradotti e curati dalla Fiss nell’edizione italiana, ha sottolineato il ruolo della promozione della salute sessuale, della prevenzione precoce dei problemi e disturbi sessuali e della promozione di stili di vita salutari.

Oggi i disturbi legati alla sessualità secondo le stime colpiscono 16 milioni di italiani. Insieme alle cure mediche, i pazienti possono riguadagnare la serenità grazie a un percorso di trattamento integrato. Spesso però il primo contatto può essere difficile. Per facilitarlo, durante la Settimana del benessere sessuale i consulenti sessuali e i sessuologi della Fiss offriranno delle consulenze professionali gratuite. Chi è interessato potrà collegarsi al sito della Federazione www.fissonline.it e in base alla regione di residenza scegliere lo specialista da contattare fra i 160 che hanno aderito.

La cultura e consapevolezza del benessere sessuale parte sin dall’adolescenza. A questo proposito la Federazione italiana di sessuologia scientifica attiverà durante la settimana degli sportelli d’ascolto nelle scuole che hanno aderito all’iniziativa. I sessuologi della Fiss risponderanno ai ragazzi sia nelle occasioni di incontro di gruppo sia nei colloqui personali. La Federazione italiana di sessuologia scientifica è nata nel 2000 e riunisce le Scuole di sessuologia attive su tutto il territorio nazionale.

Fra le finalità della Fiss c’è la diffusione della conoscenza dei temi della sessualità e la tutela della professionalità di chi opera nell’ambito della scienza sessuologica. Tutte le iniziative previste durante la Settimana del benessere sessuale, comprese le consulenze gratuite, saranno gestite dagli iscritti al Registro interno della federazione in qualità di esperti in educazione sessuale, consulenti sessuali e sessuologi clinici.
- Professoressa Roberta Rossi, presidente Fiss. In Italia come e quanto si parla di sesso?
"Se ne parla tanto. Ma spesso quantità non corrisponde a qualità. La conoscenza delle tematiche legate alla sessualità deriva dai messaggi trasmessi dai media, dai sentito dire, dai luoghi comuni e dalle conversazioni fra amici. L’obiettivo della Settimana è quello di dare un’informazione corretta e concentrarsi sul benessere e sul come raggiungerlo. Non solo risposte e cure delle patologie, quindi. In questo senso, le consulenze gratuite da parte di tutti gli specialisti saranno utili a divulgare un’informazione più consapevole e scientifica".
- Quali sono i disturbi più comuni fra gli uomini e le donne?"Erezione e eiaculazione precoce sono i principali motivi per i quali la popolazione maschile decide di chiedere aiuto a uno specialista. Anche se negli ultimi anni sono triplicate le richieste d’intervento per il calo del desiderio sessuale. Per le donne, invece, il disturbo più lamentato è l’assenza dell’orgasmo durante il rapporto. Per colpa della scarsa informazione, non tutti sanno che è difficile ottenerlo nel coito senza una adeguata stimolazione del clitoride. Altro problema sentito è il vaginismo, complici i tabù e gli stereotipi legati alla verginità e in generale alla sessualità femminile".
- Costa molto una terapia?
"Iniziano a diffondersi dei centri pubblici dove è possibile, dietro pagamento di un ticket, ricevere una consulenza sessuologica. In genere, una terapia dura da tre mesi fino a un anno, mentre le sedute possono costare dai 50 ai 90 euro ciascuna".
- Professoressa Chiara Simonelli, presidente della Federazione europea di sessuologia. Italia e resto d'Europa. Qual è il nostro grado d'attenzione verso il tema rispetto ai nostri vicini di casa?
"Il confronto è abissale. Specie con il Nord Europa dove il sesso è materia d’insegnamento nelle scuole. Solo con la Grecia siamo a pari livello e superati recentemente anche dalla Spagna. Dal punto vista scientifico, l’anno scorso la Federazione europea di sessuologia insieme alla Società europea di medicina sessuale ha avviato un progetto volto al riconoscimento della figura professionale del sessuologo che darà certamente avvio a un nuovo corso".
- Il nostro approccio cambierebbe se nelle scuole superiori ci fosse uno spazio dedicato all'educazione sessuale?
"Certamente sì, se ci fosse uno spazio d’educazione, non solo alla sessualità, ma anche alla relazione e ai sentimenti. Il nostro approccio cambierebbe molto perché ci sarebbe più consapevolezza e conoscenza. Oltre a maggiore rispetto, solidarietà e valore dato alla relazione umana".
- Quali risultati l'iniziativa può raggiungere?
"Con la Settimana, i sessuologi vogliono aprirsi alla popolazione soprattutto grazie alle consulenze gratuite. Far conoscere quindi il lavoro del sessuologo perché difficilmente la persona cerca uno specialista. Spesso si affida a un amico o a un parente".
- Professor Salvo Caruso, past president Fiss, la sinergia fra medici e psicosessuologi come può essere d'aiuto per i pazienti?
"Le professionalità e le esperienze sono sempre più di elevata specialità. Sarebbe impensabile prendere in carico una persona con disordini sessuali e inserirla in un iter diagnostico incompleto. Oppure adottare un percorso terapeutico insufficiente. Purtroppo diversi sono i professionisti che adottano le proprie radici formative come specialistica. Nel campo della sessuologia un tale comportamento non solo genera inadeguata adozione di strategie curative, ma anche discredito verso la clinica. Il medico non necessariamente avrà competenze psicosessuologiche, e viceversa, lo psicosessuologo può non avere competenze mediche. L’approccio integrato ha l’obiettivo di raggiungere una visione più completa verso il disagio sessuale. Uno dei momenti più interessanti è che il “paziente” possa usufruire dell’apporto culturale e specialistico di più professionisti, quando occorre".
- Può fare qualche esempio di approccio integrato?
"Un uomo con problemi all’erezione merita di essere investigato dal punto di vista medico prima di intraprendere un iter psicosessuologico. Oggi come mai fattori ormonali, metabolici, da farmaci o esiti da interventi, possono promuovere la disfunzione. Se questa venisse “trattata” soltanto da un punto di vista psicosessuologico potrebbe non risolversi. È anche vero che la somministrazione di farmaci per la sua cura deve essere integrata in un modello di vita sessuale che lo psicosessuologo può alimentare. Altro esempio è la dispareunia della donna in post menopausa, là dove sarà necessario un supporto ormonale per poter avere una risposta terapeutica adeguata. O ancora, il dolore pelvico cronico da endometriosi dove l’integrazione tra medico e psicosessuologo garantirebbe un miglioramento non soltanto della sessualità della donna ma della coppia. A tal proposito, per ultimo esempio, nella coppia sterile la qualità della sessualità e l’impotenza procreativa si autoalimentano e si definiscono".  -
____________________________

Risulta che alcuni autorevoli personaggi locali manifestano comportamenti tipici di coloro i quali necessitano di specifica consulenza sessuale.
Suggerisco a costoro di cogliere l'occasione propizia per fissare un opportuno consulto scegliendo, sull'apposito sito, lo specialista da contattare.  -
Antonio Amodeo

CROCETTA STA CAMBIANDO IL PD SICILIANO.

 
Pubblicato: 17/09/2014  -  lasiciliaweb›› Politica››.

La chance mancata dalla 

"classe Raciti".

Luca Ciliberti / 

L'analisi 

 

Il governatore continua a nominare giovani nei ruoli chiave della politica regionale, Gerratana assessore è solo l'ultimo esempio. La generazione post Veltroni, invece, si ostina a sprecare occasioni.

 

raciti crocetta
 

Cercano di abbatterlo, in tutti i modi. E il risultato, alla fine di ogni scontro duro anche al limite del lecito, è sempre lo stesso: Crocetta ne esce da vincitore. I fatti parlano chiaro. Il suo Partito democratico insiste sistematicamente da due anni sul rimpasto di governo, il segretario regionale Raciti tenta di staccare la spina all’esecutivo, solo a parole, perché di fatto sfiduciare il presidente della Regione aprirebbe scenari imponderabili nella coalizione di centrosinistra in Sicilia. Tant’è che il M5s provoca costantemente i Dem.

L’apparato del Pd si perde in mille rivoli, mentre il governatore va avanti e con convinzione sta cambiando la classe dirigente del Pd, sostituendo nei ruoli chiave la nomenclatura pre-esistente con giovani preparati, pieni di idee e con il giusto spirito innovatore. Insomma, un’interpretazione impeccabile del vento del cambiamento renziano cavalcandone l’onda lunga.

L’ultima nomina di Gerratana è una trovata geniale del governatore che, messo alle strette, riesce sempre ad avere il guizzo per ribaltare la situazione a suo favore. Il nuovo assessore, infatti, è un nome incontestabile che arriva direttamente da Renzi tramite l’intercessione del sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo. Giovane, militante da sempre nel partito, con una storia personale che testimonia impegno, coerenza e senso civico. Dall’altro lato il Pd di Raciti che fa? Alza la voce e propone da due anni i soliti nomi (Angelo Villari e Cataldo Salerno su tutti) per la giunta regionale, l’antitesi di tutto ciò che rappresenta il modo di intendere la politica di Rosario Crocetta. E tra le righe, la sconfitta della linea conservatrice del partito è tutta qui. Lo dicono i fatti.

Crocetta fu il primo a sostenere Raciti nella corsa alla segreteria regionale; intravedeva in lui un modello di riferimento, preparato dalla migliore classe dirigente del Pd a livello nazionale, con la giusta esperienza politica e istituzionale che, messa al servizio della Sicilia, avrebbe potuto essere decisiva per la rivoluzione che il governatore ha sempre perseguito.

Invece il segretario ha scelto la linea rigida dell’apparato, perdendo di vista il senso del suo ruolo. Eppure i cuperliani ne hanno avute tante di possibilità per fare breccia nel cuore di Crocetta: per aprire al dialogo e a una nuova giunta di governo, forse sarebbe bastato credere un po’ di più nei giovani che animano la politica locale, dandogli responsabilità, piuttosto che relegarli nelle stanze delle segreterie di paese o a fare gli attacchini in giro per le città durante ogni elezione.

Catania in questo è maestra. All’epoca di Veltroni segretario, Berretta fu uno dei tanti quarantenni messi capolista in Italia per svecchiare e innovare la classe dirigente, una volta al governo si è conformato ai grandi del partito annullando le premesse. Cosa sarebbe successo se Fausto Raciti avesse fatto i nomi, ad esempio, di Luca Spataro (classe ’78, ex segretario Pd di Catania prima della sfiducia firmata dai big durante la campagna elettorale per le comunali) o di Salvo Nicosia (classe ’83, segretario regionale del Giovani Democratici sostenuto proprio dall’attuale segretario siciliano del Pd) o ancora del consigliere comunale etneo Nicolò Notarbartolo? Sulla carta sarebbero state personalità spendibili tanto quanto Piergiorgio Gerratana. E di ragazzi come loro, i circoli siciliani dei democratici ne sono pieni.

Crocetta, presentando Gerratana, non poteva essere più chiaro: “Il mio obiettivo non è solo quello di governare ma di creare una nuova classe dirigente siciliana che rompa con il passato e sia in grado di gestire un nuovo presente e un nuovo futuro. I giovani per me non possono essere solo il futuro, è come rinviare continuamente la soluzione delle questioni urgenti: la meritocrazia, la partecipazione alla vita politica, il lavoro, la dignità dei ragazzi e delle ragazze di Sicilia che non vogliono più fare la fila presso i potenti, ma rivendicano il loro impegno diretto”.

Oggi, qualcuno, piuttosto che litigare, dovrebbe tenere a mente una verità: quando il governatore si stancherà di stare a palazzo d’Orleans e deciderà di fare un passo indietro, magari decidendo di trascorrere più tempo nel suo buen retiro di Tusa, avrà già creato una nuova classe dirigente fatta da tutti quei giovani che già stanno maturando esperienze nel suo gabinetto alla Regione, negli assessorati e nelle amministrazioni locali in tutta la Sicilia. Uomini e donne a cui Crocetta e Renzi hanno dato una possibilità che probabilmente, nelle migliori della ipotesi, avrebbe tardato ancora ad arrivare.  -

Twitter: @LucaCiliberti

mercoledì 17 settembre 2014

MANUTENZIONE DEL VERDE IN AUTOSTRADA .

Pubblicato da www.amnotizie.it

16 settembre 2014 12:57

Si è conclusa la prima parte del “Progetto Stralcio di Manutenzione del Verde” avviato il mese scorso dal Consorzio Autostradale per eseguire lo sfalcio di erbe, la eliminazione delle sterpaglie, il decespugliamento, il taglio della vegetazione, la potatura delle siepi e di piccole essenze arbustive lungo spartitraffico,  banchine laterali, cigli, svincoli, Centri Operativi e sede di Messina.  Per questi lavori l’Ente autostradale ha utilizzato propri fondi di bilancio dagli introiti da pedaggio. Sono già stati eseguiti gli interventi negli svincoli di Roccalumera, Taormina, Giardini Naxos, Fiumefreddo, Giarre ed Acireale della Messina-Catania; negli svincoli di Rometta, Milazzo, Barcellona e Patti della Messina-Palermo; nell’area del Centro Operativo di Patti nonché nell’area della sede di Contrada Scoppo. Dalla prossima settimana si procederà a quelli nei restanti svincoli della ME-PA, ME-CT ed a quelli della Tangenziale e contestualmente si interverrà sul verde dello spartitraffico dell’intera rete autostradale.  -
____________________________

Quest'anno si è registrato una notevole riduzione di
incendi sull'autostrada ME-PA malgrado la grande
quantità di sterpaglie presenti a causa del
mancato decespugliamento.
A quale misterioso fenomeno possiamo attribuire
i numerosi incendi degli anni precedenti ?........
Antonio Amodeo 

PALERMO : L'INCONTRO NELLA SEDE DEL PD .


Mancano Megafono e Pdr 

al vertice di maggioranza.

Mercoledì 17 Settembre 2014 - 20:09

Pubblicato da www.livesicilia.it


Lunedì Raciti aveva annunciato il ritiro dei
democratici dalla maggioranza di governo.
I riformisti di Cardinale chiedono al Pd di
chiarire le proprie divisioni interne, mentre gli
esponenti del movimento del presidente lanciano,
con Malafarina, un "patto per le riforme".


pd, vertice maggioranza, Politica


PALERMO - C'è il segretario regionale, che il vertice lo ha richiesto e c'è anche il capogruppo che nei giorni scorsi aveva precisato che “La linea politica del partito la dettano gli organismi”. C'è Fausto Raciti, insomma. E c'è anche Baldo Gucciardi. Due anime di un Pd sempre più lacerato a causa dei “taglienti” col governatore. E' appena iniziato l'annunciato vertice della coalizione di governo. Voluta dal leader siciliano del Pd proprio per comunicare agli alleati la scelta del partito di togliere il sostegno al presidente della Regione Crocetta.
Ma anche la coalizione è tutto fuorché un monolite. A raccogliere l'invito, ecco l'Udc di Gianpiero D'Alia e Articolo 4 di Lino Leanza. “L'Udc – ha detto il segretario regionale del partito Giovanni Pistorio - partecipa al vertice di maggioranza per un atto di correttezza formale e sostanziale nei confronti del segretario regionale del Partito democratico Fausto Raciti, ma soprattutto per capire meglio ciò che sta accadendo". Anche Leanza si è recato, come detto, nella sede del Pd. Assenti, invece i Democratici riformisti di Cardinale e i rappresentanti del Megafono. Ma oggi, un esponente del movimento fondato dal governatore, Antonio Malafarina, ha aperto al dialogo, “nell'interesse dei siciliani”: “La Sicilia – ha detto Malafarina - deve uscire dalla situazione di stallo politico determinato da contrapposizioni di sapore personale. È necessario fissare obiettivi per le riforme come sta avvenendo sul piano nazionale. Si propone – ha aggiunto il parlamentare - un patto per le riforme aperto al contributo di tutte le forze politiche per modernizzare la Sicilia e impiegare in modo produttivo le ormai scarse risorse”. Quindi il deputato ha anche fissato alcuni dei “punti programmatici” su cui lavorare: “La semplificazione della burocrazia e la sua responsabilità nel perseguire obiettivi di governo e politici, il trattamento dei rifiuti e il ciclo delle acque, gli incentivi per l'occupazione e un piano per lo sviluppo della Sicilia che consenta di avviare tutte quelle opere pubbliche della Regione e di altri enti ferme per adempimenti burocratici. Su questi ed altri temi – ha concluso Malafarina - si può e si deve trovare un punto d'incontro a sostegno e sprone dell'azione del governo . Da primi contatti emergono volontà positive , anche dentro lo stesso Pd che sembra ormai stanco di scontri improduttivi”.
Come detto, poi, a declinare l'invito di Raciti sono anche i Democratici per le riforme di Totò Cardinale. “Come movimento politico del Pdr – hanno dichiarato il capogruppo Giuseppe Picciolo e portavoce Michele Cimino - da tempo ed in più occasioni abbiamo evidenziato la necessità di istituire un tavolo permanente di maggioranza per affrontare le emergenze sociali ed economiche della Sicilia, con una ritrovata coesione della coalizione politica che ha deciso di sostenere l'esperienza del governo Crocetta. Il cortese invito del segretario regionale del Pd Fausto Raciti, pur essendo condivisibile nella sua essenza politica è divenuto oggi un invito inusuale e irricevibile nella forma pubblica che ha assunto. Apparirebbe, infatti, frutto di una scelta politica preordinata che mira a dividere la maggioranza anziché unirla attorno ai temi caldi della politica siciliana”.
Anche perché, spiegano i riformisti, sarebbe opportuno che, prima di coinvolgere la coalizione, il Pd trovi un'unità al proprio interno: “Non vogliamo interferire od inserirci nel dibattito politico tutto interno al Partito Democratico, - aggiungono Picciolo e Cimino - del quale non abbiamo reale contezza e che, in questi termini, non ci appassiona per nulla! Auspichiamo pertanto che le future riunioni di maggioranza si svolgano dopo opportuni e definitivi chiarimenti interni al gruppo dirigente regionale dei nostri amici ed alleati del Pd, di cui abbiamo sempre ammirato correttezza formale e sostanziale, al solo scopo di non essere chiamati in futuro a dover "soltanto" ratificare decisioni politiche già assunte e pubblicizzate. Siamo certi, se si ritroveranno le ragioni dello stare insieme, di poter contribuire a prendere, coerentemente, coscienza e conoscenza dei fatti e delle regole del comune sentire – concludono - e di un rigore politico di cui abbiamo grande nostalgia”.  -

L' EX SEGRETARIO REGIONALE DEL PD AVVERTE :

 

"Ok al confronto.

No alle larghe intese". 

Mercoledì 17 Settembre 2014 - 20:14

Pubblicato da www.livesicilia.it


"La Sicilia non ha bisogno di larghe intese 

ma di una corretta dialettica parlamentare 

tra maggioranza e opposizione" .


PALERMO - "La Sicilia non ha bisogno di larghe intese ma di
una corretta dialettica parlamentare tra la maggioranza che deve
portare avanti il programma con cui ha vinto le elezioni e
l'opposizione".

Lo dice il presidente della direzione regionale del Pd, Giuseppe
Lupo, deputato regionale.

"Ben venga il confronto parlamentare sulle riforme ma nella
distinzione dei ruoli tra maggioranza e opposizione", conclude.-