lunedì 3 agosto 2015

OLIVERI: UN PARTICOLARE RINGRAZIAMENTO ALLA GRADITA OSPITE FULVIA ZAGO PER AVERE POSTATO ALCUNI COMMENTI SULLA BALNEABILITA' DEL MARE ED AVERE INDICATO LA SEGUENTE AUTOREVOLE FONTE DI INFORMAZIONE. QUESTO BLOG OMETTE QUALSIASI COMMENTO.


Questura di Messina

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Operazione Acque Pulite V. Sequestrato depuratore comunale di Oliveri

Polizia di Stato congiuntamente alla Capitaneria di Porto, coordinate dalla Procura della Repubblica di Patti, assestano un ulteriore colpo ai reati ambientali ed alle gestioni illecite degli impianti di depurazione della costa tirrenica.
La direttrice tracciata dalla necessità di tutelare la salute dei cittadini e la salubrità dell’ambiente(segnatamente marino), ha animato da anni la specialistica attività d’indagine che ha già condotto a quattro operazioni di polizia ambientale sottendenti l’accertamento di innumerevoli reati ed illeciti amministrativi, la notifica di decine di avvisi di garanzia per pubblici amministratori, tecnici comunali ed imprese private concessionarie di servizi pubblici, nonché reiterati sequestri giudiziari tanto di rifiuti speciali gestiti illecitamente, quanto di impianti di depurazione di numerosi comuni ricadenti nel circondario della Procura di Patti, destinati - anche attraverso il ricorso allo strumento della custodia giudiziale - ad intraprendere un percorso di  buona gestione e di ripristino dell’efficienza di depurazione.
A tornare sotto la lente degli investigatori è ora il depuratore del comune di Oliveri, nel cui sito di c.da Fiume,nel marzo dello scorso anno 2014, era già stata riscontrata l’esistenza di una discarica abusiva di rifiuti speciali, in conseguenza non solo del mancato smaltimento dei prodotti del ciclo funzionale dell’impianto ma anche dell’accatastamento in detto luogo di materiali (tra cui finanche veicoli e farmaci) che nulla avevano a che fare con esso.
Successivamente a quei rilievi - che avevano già comportato una denuncia per il reato di cui all’art. 256 del D. Lgs 152/06 (Testo Unico Ambientale) a carico dei funzionari dell’ufficio tecnico del Comune di Oliveri - la polizia giudiziaria non si è fermata ed ha scandagliato tutti gli aspetti relativi alla gestione dell’impianto di depurazione ed al suo ciclo funzionale.
Tramite analisi chimico-biologiche, eseguite in più circostanze dall’ARPA, è stato così riscontrato nei reflui in uscita dall’impianto un livello batteriologico di “escherichia coli” superiore di oltre il doppio rispetto al limite legislativamente fissato, evidentemente indicativo di “una non idonea efficienza del trattamento depurativo”, fonte di “evidente rischio” per “la salute dei bagnanti e dei pescatori dilettanti, specie nel periodo estivo”.
Si accertava inoltre che l’effluente depurato non veniva sottoposto ad alcun trattamento di sterilizzazione per aggiunta di cloro, anche perché non si rintracciava alcuna scorta del reagente.
Ricorrendo ad ispezioni subacquee, si accertava altresì che la condotta sottomarina del depuratore di Oliveri risulta rotta, con conseguente scarico del refluo sotto costa, ad appena 10 metri dalla battigia ed ad una batimetrica di 1 metro.
Peraltro, siffatto punto di superficiale sversamento marino dei contaminati reflui della depurazione era - ed è - collocato in corrispondenza della foce del torrente Elicona e cioè in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico.
Le analisi della acque marine, in corrispondenza dello scarico, hanno evidenziato livelli di contaminazione chimica che, per taluni valori, è risultata stimabile in 70 volte superiore ai limiti massimi consentiti dalla legge.
Gli accertamenti documentali esperiti permettevano di acclarare poi che l’amministrazione comunale di Oliveri era a conoscenza di tali circostanze almeno sin dal febbraio 2008,  omettendo ciononostante di adottare gli atti necessari al ripristino della condotta, che pure avrebbe avuto l’obbligo di intraprendere per ragioni di igiene e sanità pubblica: da quella data era stata infatti richiesta alla competente Agenzia Regionale per i Rifiuti e le Acque un’apposita autorizzazione transitoria allo scarico “sotto costa” ma non erano stati poi prodotti all’ente regionale gli atti integrativi richiesti all’uopo, così come non era mai stato curato il rituale rinnovo della scaduta autorizzazione allo scarico in mare e tampoco il rinnovo della concessione demaniale per l’occupazione con la condotta sottomarina.   
All’esito di tali articolate e complesse indagini, gli uomini del Commissariato di P.S. di Patti congiuntamente a personale della Delegazione di Spiaggia – Guardia Costiera di Patti Marina, nella mattinata odierna hanno dato esecuzione ad un’ordinanza del Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale che, su richiesta del Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Patti, ha disposto il sequestro preventivo dell’intero impianto del depuratore comunale di Oliveri, affidandolo ad un custode giudiziale, sotto la cui supervisione lo stesso continuerà a funzionare nell’attesa del suo adeguamento alla legge.
Sono stati inoltre denunciati all’Autorità Giudiziaria l’attuale Sindaco ed i funzionari responsabili pro-tempore dell’Ufficio Tecnico Comunale susseguitisi nel periodo considerato, per i delitti di omissione d’atti d’ufficio (continuato ed in concorso) e danneggiamento aggravato delle acque marine nonché per getto pericoloso di cose e plurime violazioni del Testo Unico Ambientale, del Codice della Navigazione e della normativa in materia di tutela delle zone sottoposte a vicolo paesaggistico
[Categoria: I fatti del giorno]
25 June 2015

MAFIA - IL BLITZ


La rete di Matteo Messina Denaro

 
Arrestati undici presunti fedelissimi



Lunedì 03 Agosto 2015 - 07:18
Pubblicato da ewww.livesicilia.it


L'operazione è coordinata dalla Dda di Palermo. Perquisizioni nelle province di Palermo e Trapani. La stazione di posta localizzata in una masseria era gestita dall'anziano boss Vito Gondola (nella foto a sinistra in una video intercettazione durante uno scambio di corrispondenza), l'uomo che avrebbe mediato un tentativo di incontro fra il latitante e il genero di Totò Riina.


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A sinistra Vito Gondola durante uno scambio di 
pizzini in aperta campagna

MAZARA DEL VALLO - Gli anelli della catena di fiancheggiatori vengono spezzati. Uno dopo l'altro. Lui, però, Matteo Messina Denaro,
 resta imprendibile. Di certo, però, fino al 2013 ha mandato i suoi messaggi. Rintanato chissà dove o magari da una località all'estero l'ultimo dei padrini latitanti ha scritto arcaici pizzini smistati tramite un anziano boss, Vito Gondola, già condannato per mafia è che tutti conoscono con i soprannome Vitu coffa.

Stamani è tornato in carcere nel blitz del Servizio centrale operativo di Roma, delle Squadre mobili di Palermo e Trapani e dei carabinieri del Ros. Era Gondola, 77 anni, boss di Mazara del Vallo, a smistare la posta di Messina Denaro che arrivava in una masseria abbandonata nelle campagne mazaresi di proprietà di Michele Terranova. I pizzini vi giungevano seguendo la rete di undici postini, alcuni pure insospettabili. Tra cui, Domenico Scimonelli, titolare di un supermercato a Castelvetrano, e Ugo Di Leonardo, architetto ed ex funzionario in pensione del Comune di Santa Ninfa.

Gondola leggeva i biglietti arrotolati e protetti dal nastro adesivo, quindi li nascondeva sotto i massi in attesa che qualcuno li venisse a ritirare. E partivano le risposte destinate al latitante che le ha certamente ricevute. Non si sa come, però. Perché l'ultimo passaggio delle comunicazioni, quello che porta al boss stragista in fuga da 23 anni, resta un mistero. Difficile riuscire ad arrivarci quando sei costretto a muoverti nelle campagne sterminate, nonostante chilometri e chilometri di terra siano tenuti sotto osservazione da uomini, microspie e telecamere. Ad un certo punto la stazione di posta nella masseria fu disattivata. Messina Denaro o qualcun altro avevano fiutato l'arrivo dela poliza oppure il sistema prevedeva di cambiare di continuo il luogo x?

Gli investigatori hanno davvero creduto che Gondola potesse portarli a Messina Denaro. Poi, però a complicare le cose sono arrivate le dichiarazioni di Lorenzo Cimarosa, cugino di Messina Denaro che ha collaborato con gli investigatori, senza mai convincerli fino in fondo. Fu lui a raccontare un retroscena che oggi acquisisce una nuova luce. Perché sarebbe stato Gondola a fare sapere che per prudenza il capomafia di Cstelvetrano era costretto a rifiutare l'incontro con uno della famiglia Riina.

Cimarosa raccontò la storia del tentativo, andato a vuoto, di contatto fra il padrino corleonese e Messina Denaro che ai corleonesi ha sempre risposto signorsì. Come quando fu deciso di piazzare bombe in giro per l'Italia negli anni delle stragi in Continente. Quella volta, però, Messina Denaro, se sono vere le ricostruzioni del cugino, avrebbe fatto un passo indietro, in nome di quella prudenza che, come ha raccontato il dichiarante, lo costringerebbe a pensare "solo a stesso e a gestire la sua latitanza”.

"Mi sono recato alcuni mesi fa - aveva messo a verbale Cimarosa davanti ai pubblici ministeri Paolo Guido e Carlo Marzella che si occupano della caccia al latitante coordinati dall'aggiunto Teresa Principato - insieme a Nino Lo Sciuto e Peppe Giardina a Corleone per acquistare un Pajero dalla concessionaria di tale Peppe Tufanio (da me selezionata su Internet) - ha proseguito -. Alcuni giorni prima del mio arresto (avvenuto il 13 dicembre ndr), sono tornato a Corleone per alcune riparazioni e il Tufanio mi disse, forse al fine di capire se avevo modo di contattare Matteo Messina Denaro, che vi era stato il 'genero di Riina' che aveva cercato di contattare il latitante e che perciò si era rivolto a Vito ndola (che mi disse di conoscere bene) perché questi aveva acquistato in passato dalla sua concessionaria delle macchine ma che il Gondola gli aveva risposto che il latitante non poteva incontrarlo".

Il "non poteva incontrarlo" era riferito al fatto di aver intuito che la sua ultima rete di fiancheggiatori stava ormai per saltare? La pista Gondola oggi si chiude con il blitz coordinato dal procuratore di Palermo Franco Lo Voi. Perchè nel frattempo Matteo Messina Denaro è diventato un fantasma.-