domenica 5 luglio 2015


BIRRIFICIO MESSINA

La svolta: ecco le tre etichette delle vere birre nostrane. Simbolo di una Messina che ce l'ha fatta.


Ieri pomeriggio, nel Salone degli Specchi di Palazzo dei Leoni, la conferenza stampa di presentazione delle tre nuove etichette che il Birrificio Messina produrrà dal prossimo autunno. Nei prossimi giorni saranno ospiti dell’Expo di Milano per raccontare l’avventura e la sfida iniziata due anni fa con la cooperativa di 15 coraggiosi lavoratori/imprenditori.


Domenica, 5. Luglio 2015 - 0:36
Scritto da: Francesca Stornante
Pubblicato da www.tempostretto.it










Un simbolo e una grande lezione di vita. Simbolo di una Messina che ce l’ha fatta, che si è rimboccata le maniche e ha alzato la testa nonostante tutto, simbolo di chi ha deciso di contare sulle proprie forze e che ha anche saputo chiedere aiuto, simbolo di una città che è viva, sa essere solidale e sa sostenere le sue forze positive e le sue eccellenze. La lezione di vita ce la lasciano quando invece li guardi negli occhi e vedi che sanno emozionarsi e riescono a trasmettere quell’emozione a chi sta intorno a loro. La lezione di vita sta nel fatto che ci hanno insegnato che “famiglia”, “lavoro”, “sacrificio”, “unione”, “solidarietà” non sono solo belle parole ma sono valori importanti da esercitare ogni giorno nella vita quotidiana. E hanno dimostrato che uniti si vince. Sono i 15 del Birrificio Messina, 15 uomini e donne che ieri pomeriggio hanno tagliato uno dei traguardi più significativi di questo lungo cammino iniziato due anni fa, quando dalle macerie di una vertenza occupazionale lunga e tormentata hanno deciso che dovevano dare una svolta al loro destino. Hanno affrontato e superato difficoltà infinite e ieri hanno presentato alla città le loro creature.

Tre nuove etichette e una quarta in cantiere che sarà scelta dai messinesi. Tre nuove etichette che forse sono il vero punto di rottura con il passato. Il Birrificio Messina è pronto a portare le sue birre sulle tavole messinesi. Per la produzione si dovrà attendere l’autunno, ma intanto da un salone degli Specchi affollatissimo hanno lanciato le tre uniche e vere birre di Messina.

Ci saranno la DOC 15 birra lager luppolata e la CRUDA DOC 15 dal gusto fruttato e con i profumi del malto. Hanno scelto di chiamarle così perché i prodotti che vogliono creare saranno “doc”, di eccellenza, mentre il 15 è il loro numero, sono loro i 15 che ci hanno creduto, che non si sono arresi e ce l’hanno fatta in mezzo a mille difficoltà. Poi ci sarà anche la punta di diamante: la BIRRA DELLO STRETTO. Sarà lei la nuova birra messinese. Le etichette sono state create dal grafico Salvo Fazzica, nipote di uno dei 15.

«La Birra dello Stretto è dedicata alla città che ci è sempre stata vicina e molto solidale nei nostri confronti –spiega Mimmo Sorrenti, presidente della cooperativa. Le etichette che abbiamo creato rappresentano la nostra voglia di riscatto e di rivincita. Speriamo di essere simbolo di una città che non si vuole arrendere e che ce la può fare».

La quarta etichetta sarà scelta attraverso il concorso di idee "La Birra della tua Terra", lanciato nei mesi scorsi dai giovani dell’associazione Terra Nostra. Un concorso che ha raccolto numerosi progetti ed elaborati che adesso saranno valutati per giungere alla scelta di quella che sarà la quarta birra del Birrificio Messina.

La festa che si è celebrata nel salone degli Specchi ha avuto il sapore del riscatto in attesa di conoscere quello delle uniche vere birre di Messina. Del passato vogliono portare dietro solo l’esperienza, la competenza e la professionalità che hanno tentato in tutti i modi di non disperdere quando hanno provato a salvare quello stabilimento in via Bonino in cui sono cresciute generazioni di mastri birrai messinesi. “Mio nonno faceva la birra, mio padre faceva la birra e io voglio continuare a fare la birra” ha detto Mimmo con la voce rotta dall’emozione che non si placa mai. Soprattutto quanto attorno c’è tanta gente, unita dalla voglia di festeggiare un momento che è di tutti, non solo di questi 15 imprenditori, operai, tuttofare.

Alla presentazione sono intervenuti il presidente dell’Irsap Alfonso Cicero, determinante nel reperimento dei due capannoni della zona Asi di Larderia; il sindaco Renato Accorinti;Damiano Li Vecchi per l’assessorato regionale alle Attività produttive; il segretario generale della Camera del lavoro Cgil Lillo OceanoFranco De Francesco, oggi alla Camera di Commercio ma vicino ai 15 perché li ha seguiti passo passo quando era a capo dell’Ufficio Provinciale del Lavoro; i deputati regionali Filippo Panarello del Pd che è sempre stato in prima linea sui tavoli regionali e Valentina Zafarana del Movimento 5 Stelle che nei mesi scorsi ha dato un suo piccolo contributo economico grazie al microcredito attivato fai grillini siciliani.

La conferenza stampa di ieri però è servita ad annunciare anche un altro importante appuntamento per i 15 lavoratori/imprenditori: due giorni all’Expo di Milano per portare oltre lo Stretto il nome del Birrificio Messina, la storia di una cooperativa che è partita da zero e oggi sta solo aspettando che arrivino i macchinari che trasformeranno i capannoni nella zona Asi di Larderia in un vero stabilimento. Insieme alla Fondazione di Comunità di Gaetano Giunta, nelle giornate dell’8 e 9 luglio, saranno ospiti del padiglione Kip International School dell’Expo dedicato al tema “Nutrirsi di Giustizia”. 

I 15 soci della cooperativa vogliono dire grazie a chi in questi due anni li ha aiutati e sostenuti  con grande spirito di solidarietà perché ha creduto in questa sfida, come chi c’era ieri, ad esempio l’ex capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, l’ex presidente del Consiglio comunale Pippo Previti, il comandante della Stazione Carabinieri Arcivescovado, i presidenti dei quartieri che hanno donato i loro gettoni di presenza per dare il loro piccolo contributo al Birrificio, Alessandro Turchi e la crew Space Donkeys che ha curato il video che li presenterà all’Expo.i tanti amici trovati sul cammino. Si sono ritrovati accanto una squadra di professionisti: il geometra Domenico Gemelli e gli ingegneri Natale Jeni e RobertoD’Andrea che hanno curato gli iter di progettazione, messa a norma e certificazioni dei capannoni; l’avvocato Luisa Carrozza che, come loro stessi raccontano, è stata la madrina di questa cooperativa e li ha accompagnati per mano in ogni passo; i dottori RenatoBrecciaroli di Medicina del Lavoro, Milena Lisa e Maria Cristina Romeo in prima linea per l’aspetto della sicurezza nei luoghi di lavoro; il commercialista Paolo Scilio.


Un pensiero speciale lo rivolgono naturalmente a Gaetano Giunta e alla Fondazione di comunità: «Per noi è stato come un fratello ed è stato la colonna portante del reperimento dei finanziamenti che hanno permesso che il nostro sogno potesse concretizzarsi» dice Mimmo Sorrenti. Un grazie particolare anche ad Elio Azzolina, ideatore del piano finanziario del Birrificio Messina che ha affrontato uno dopo l’altro i tanti problemi sorti per strada per quanto riguardava i finanziamenti: «Senza di lui non saremmo qui, ci ha dato più coraggio degli altri». E ovviamente a chi c’è stato nei momenti più duri della lotta per non perdere il lavoro, la Cgil di Messina con il segretario generale Lillo Oceano, il segreario della Flai Cgil GiovanniMastroeni e Graziella Giacobbe.

Il loro grazie va anche a tutti gli Enti e le Istituzioni che in questi due anni non hanno fatto mancare supporto e vicinanza: Legacoop, Irsap, Prefettura, Confindustria, Genio Civile, Camera di Commercio. E poi anche a chi ha reso possibile finanziariamente questa operazione: Cooperazione Finanza Impresa, Coopfond, IRCAC, Banca di Credito Cooperativo Antonello da Messina, SEFEA, Finvals Srl e Unicredit Leasing.

Un grazie dovrebbe però dirlo la città intera a loro. Grazie per averci ridato la speranza.-

Questa la squadra dei 15 del Birrificio Messina:

Mimmo Sorrenti - presidente della coop e “tuttofare”

Francesca Sframeli – vicepresidente, si occuperà di amministrazione

Agata Scaglione – amministrazione

Santo Puleo – operatore macchine

Santo Mastronardo – addetto al confezionamento

Placido Ruggeri – operatore macchine

Carmelo Frassica – operatore macchine

Rosario Rinaldi – carrellista

Salvatore Bardetta – responsabile servo mezzi e caldaie

Nicola Mangano – operatore fabbricazione

Adolfo Giordano – operatore fabbricazione

Massimo Bruschetta – operatore fabbricazione

Vincenzo Cannaò – addetto all’elettronica

Giovanni Sorrenti – operatore macchine

Antonio Cagliari – operatore macchine

Francesca Stornante


ACCANIMENTO TERAPEUTICO

Tra Pirandello e Boccaccio i partiti in Sicilia varano il "governo in coma vegetativo"


Con le dimissioni di 3 assessori in 10 giorni e con la lettera della Borsellino che lascia il posto per "ragioni di ordine etico e morale", la maggioranza Crocetta tocca il punto più basso del suo cammino. Ma i partiti per timore delle urne non staccano la spina e varano il "governo in coma vegetativo" consegnando di fatto, da qui a quando il decesso sarà ufficiale, l'isola ai 5Stelle. Un declino dai contorni persino boccacceschi.












Ad occhio e croce, se oggi i siciliani andassero al voto, senza bisogno di scomodare esperti in exit poll, 6 su 10 voterebbero il M5S. I partiti lo sanno e tentano di tenere in vita a colpi di defibrillatore Crocetta per rallentare il momento del decesso. 

Le conseguenze di un “governo in coma vegetativo” sono però quelle di arrivare, dopo altri due anni di uno spettacolo tra la farsa e il tragico, a 10 siciliani su 10 pronti a votare M5S. Pensare di aggiustare dopo quasi 3 anni di disastro una situazione nella quale sono tutti responsabili in quota parte è  un azzardo. Neanche un viaggio a Lourdes può “miracolare” una maggioranza sull’orlo della follia ed una coalizione cementata dalla paura di perdere poltrona e potere.

Ieri il Pd a conclusione di un’assemblea che visto gossip, ripicche, terrori ancestrali e ipocrisia al posto della politica, ha votato un documento che vara il “governo in coma vegetativo” l’ufficializzazione della distanza abissale tra l’isola e chi la amministra.

Il dubbio amletico del Pd, partito del governatore, è quale sia il male minore: 1)andare al voto oggi perdendo quel poco che si ha, rischiando, con un disastro  fresco fresco nella memoria degli elettori, di consegnare l’isola ai 5stelle 2)fare l’ennesimo rimpasto con ingresso dei politici, assumendosi pienamente la responsabilità del governare. Opzione che ha due ostacoli: l’individualismo di Crocetta, peraltro oggi ferito nell’orgoglio, che mal si concilierebbe con una giunta di salute pubblica, e il fallire comunque, questa volta come politici, nel rimettere sui binari un treno deragliato 3)varare il “governo visto dal balcone”, cioè con gli alleati che stanno alla finestra a vedere la barca che affonda nella speranza che nei prossimi 2 anni i siciliani si siano dimenticati la grande famiglia che ha affossato l’isola. Su tutte queste ipotesi c’è il quesito più grande: chi è il dopo Crocetta? Qui scoppia la guerra perché ci sono almeno una decina di persone che ritengono di poter aspirare al trono di Re Saro.

Il dubbio amletico dell’Udc, primo sponsor del governatore, è simile a quello del Pd, cioè se continuare a stare sul palcoscenico o scendere e quando. Il dubbio suppletivo per l’Udc è con chi allearsi successivamente, se a destra, a sinistra, al centro,  di lato, di sopra o di sotto, ma questo non è mai stato quesito da levare il sonno ai centristi che sanno sempre come stare al governo.

Quanto accaduto negli ultimi 10 giorni ha dello stupefacente anche sotto il profilo dei retroscena. Già la lettera dell’assessore numero 34, Caleca, inquietato da un ritorno al passato, con riferimento a Pistorio, cuffariano e lombardiano di ferro, era stato un campanello d’allarme. Ma le dimissioni di Lucia Borsellino, assessore simbolo della giunta sotto l’insegna dell’antimafia e quel che ha scritto nella lettera (e quel che non ha potuto, né voluto scrivere), sono la prova, come direbbero a Messina che “indietrononsitorna” ma davanti c’è il baratro.

A spingere la Borsellino a dimissioni a lungo meditate è stato l’arresto del chirurgo plastico di Villa Sofia Tutino, con retroscena tra il boccaccesco e la routine del raggiro delle regole del sistema. "Prevalenti ragioni di ordine etico e morale e quindi personale, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato, mi spingono a questa decisione", e con riferimento all’arresto di Tutino “ non posso non manifestare il rammarico conseguente alla lesione che fatti come questo determinano inevitabilmente all'immagine dell'istituzione sanitaria e dell'intera Regione siciliana". E poi avvisa: non invitatemi alle manifestazioni del 19 luglio perché la legalità non è una questione di facciata. Ragioni di ordine etico e morale: un colpo dritto al cuore del governo Crocetta che ha fondato su queste ragioni la rivoluzione della sua maggioranza.

Ma è il tenore del dibattito politico che dà il polso della situazione. Basterebbe leggere l’articolo pubblicato da Il Fatto quotidiano e riportato da livesicilia di Pierangelo Buttafuoco sull’intervento di “sbiancamento anale”, finito (ed è proprio questo il segno che abbiamo toccato il fondo se ci tocca parlare di queste cose) nelle inchieste che hanno portato all’arresto di Tutino. Il primario faceva passare per interventi rimborsabili dal servizio sanitario nazionale, ritocchi di carattere estetico- sessuale. Il fatto è che questi retroscena da commedia boccaccesca hanno fatto irruzione nel dibattito politico, nei fatti dell’amministrazione regionale e nell’inchiesta. Nell’ Assemblea Pd l’omosessualità di Crocetta e la sua amicizia con Tutino, suo medico personale, vengono messi sullo stesso piano delle tematiche attinenti all’emergenza di un’isola sull’orlo del default. Ammetto la mia ignoranza sulla tecnica dello “sbiancamento” che ritenevo si potesse fare solo al sorriso, ma queste ultime pagine di politica siciliana, il sorriso me lo hanno tolto. Ormai viene solo da piangere.

Crocetta ha dapprima mandato siluri a destra e a manca, come se un malato in agonia tirasse le scarpe contro medici e infermieri. Dopo averne dette di tutti i colori a Davide Faraone (colonnello di Renzi in Sicilia) ha continuato: “Se stavo a dar retta al Pd la giunta durava sei mesi e veniva travolta dagli scandali giudiziari. Mi avevano proposto come assessori Mirello Crisafulli e Franco Rinaldi, il cognato di Francantonio Genovese". Troppo facile sparare sulla Croce Rossa e ripetere quel che tutti sanno, sperando che ci si dimentichi del resto, di una Sicilia in ginocchio, di due riforme, quella sulle Province e quella sulla Formazione,che stanno mettendo in strada migliaia di lavoratori.  “Quando deciderò di rendere pubbliche le ragioni del contrasto con taluni gruppi di potere tutto diventerà chiaro. Non l’ho fatto perché alcune vicende sono al vaglio della magistratura”. Li faccia questi nomi Presidente Crocetta, la smetta di lanciare accuse indistinte, faccia questi nomi e ci tolga il dubbio perché visto che la nave è a picco, almeno sappiamo chi è stato. Lei dovrebbe saperlo bene, da paladino dell’antimafia, che spesso il silenzio è connivenza o complicità. A meno non abbia nulla da dire.  Il fatto che nella sua giunta non ha messo Crisafulli e Rinaldi ci rincuora, ma non per questo i 36, quasi 37 assessori cambiati in meno di 3 anni, record mondiale, ci fa stare meglio (e non entro nel merito di inchieste, rinvii a giudizio, avvisi di garanzia, che hanno  coinvolto la classe dirigente crocettiana e sorvolo sulle incompetenze, le incapacità, le superficialità che hanno creato danni incalcolabili). Il fatto che Crocetta si opponga a Dracula in giunta non significa che dobbiamo essere felici di Pluto e Minni. "Il vero renziano in Sicilia sono io, la rottamazione la sto facendo io".

Infatti la Sicilia da questa rottamazione uscirà con le ossa rotte e nel 2016 o 2017 quando sarà staccata la spina, quei pochi che andranno alle urne voteranno in massa i 5stelle, a meno che il centro-destra, ipotesi oggi ardua, non resusciti.

Nel frattempo aspettiamo la nascita del “governo in coma vegetativo”, che come sempre farà scuola con Pd, Udc, Pdr e Sicilia Democratica nel ruolo dei medici palliativi e degli infermieri.-

Rosaria Brancato

MEMORIA E LEGALITÀ

Villafranca, concerto e IV Memorial Graziella Campagna. FOTO


A Villafranca due serate dedicate alla memoria della vittima di mafia Graziella Campagna. Un evento commemorativo giunto ormai al suo quarto appuntamento e che quest’anno si è svolto in due giornate, coinvolgendo la Symphonic band di Saponara. Ad affiancarsi infatti al tradizionale torneo di calcio, svoltosi il 3 luglio in concomitanza con la ricorrenza del compleanno di Graziella Campagna, anche un concerto sinfonico organizzato grazie al patrocinio dell’Ars.



Domenica, 5. Luglio 2015 - 2:07
Scritto da: Salvatore Di Trapani
Pubblicato da www.tempostretto.it











“Graziella Campagna non è solo una vittima di mafia, è e deve essere il simbolo della legalità e della lotta alla mafia”. Queste le parole con cui il presidente nazionale dell’Udc apre la serata conclusiva del IV Memorial dedicato a Graziella Campagna. Un doppio incontro all'insegna della legalità che ha visto la partecipazione dei rappresentanti dei comuni limitrofi, i sindaci di Messina, Renato Accorinti Villafranca Matteo De Marco, Rometta, Nicola Merlino, Saponara Nicola Venuto e il vicesindaco Giuseppe Merlino, Torregrotta rappresentata dal vicesindaco Antonella Parasiliti, dai rappresentanti delle forze dell’ordine con il cmandante del reparto operativo dei carabinieri tenente colonnello Lerario, e per la questura la dottoressa Stramandino. L’evento, organizzato dal comune di Villafranca col patrocinio dell’Ars e dall'associazione Graziella Campagna si è suddiviso in via eccezionale, quest’anno, in due giornate. Giovedì 2 Luglio, infatti, si è svolto il concerto della Symphonic band di Saponara diretta dal Maestro Paolo Grosso a cui ha fatto seguito il tradizionale torneo di calcio svoltosi questo venerdì presso il campo Santino La Rosa. A scontrarsi tre squadre vestite dei colori della bandiera italiana, il Comprensorio del Tirreno, l’Akros Savoca e la Polisportiva di Villafranca. Le tre squadre, prima dell’inizio della competizione, hanno provveduto a porgere i loro omaggi al monumento dedicato a Graziella Campagna portando il mazzo di fiori donato dal Movimento Agende Rosse di Messina che dal suo inizio è stato intestato a Graziella. Nel cielo sono poi stati lanciati palloncini bianchi, simbolo della purezza di cuore della giovane vittima di mafia. “Lo sport è rispetto delle regole e rispetto dell’avversario –ha dichiarato l’Assessore allo Sport del comune di Messina Sebastiano Pino, che ha dato il calcio d’inizio- proprio per questo rappresenta un importante momento di crescita per i nostri ragazzi che devono essere educati alla legalità. Sono felice di vedere tanti giovani prendere parte ad iniziative di questo genere –conclude- è necessario infatti che tutti conoscano la storia di Graziella Campagna e la prendano come modello”. Ad aprire l’esecuzione dell’orchestra di Saponara, invece, un messaggio del presidente dell’Ars. “Ricordare Graziella Campagna e la battaglia per la giustizia fatta dalla sua famiglia, che non si è mai arresa, è diventato un obbligo morale per tutti coloro che credono nella giustizia e nella legalità –dichiara Giovanni Ardizzone, che aggiunge- In ogni occasione nella quale ci ritroviamo, diventiamo noi stessi custodi della sua memoria. La memoria di una ragazza innocente barbaramente uccisa dalla mafia, ma che vive, si riattualizza in tutti quegli uomini e donne che credono in una Sicilia migliore, in una Sicilia che cambia. E se la musica spesso scandisce i momenti delle nostre vite, allora mi auguro che questa serata possa diventare la colonna sonora di ognuno di noi, da riascoltare durante ogni azione che ci vede impegnati nella società, a tutti i livelli, a compiere il nostro dovere in modo coraggioso, onesto e costruttivo. In questo modo non la daremo vinta alla violenza e alla criminalità. Perché Graziella è morta –conclude- ma la mafia non ha vinto”. Ed è proprio vero che la mafia ha perso. Graziella Campagna continua a lottare per la legalità attraverso tutti coloro che portano avanti quest’impegno, dalle associazioni antimafia ai semplici cittadini per poi arrivare perfino ai politici. Giunge anche infatti l’annuncio dellatitolazione di una sala di palazzo Zanca  come spiegato dalla presidente della commissioner regolamenti Mariella Perrone, intervenuta a nome del Consiglio comunale di Messina e che ha sottolineato l'importanza del voler dedicare una sala nella quale vengono prese decisioni determinanti per la collettività messinese. La proposta era stata presentata nei mesi scorsi dal consiglier Daniele Zuccarello che ha ricordato come la vittima della mafia non sia solo Graziella ma la famiglia costretta a lottare 25 anni per avere giustizia e che pertanto la targa dovrà ricordare quanto sia determinante non arrendersi mai. Un' iniziativa nata in seguito alla titolazione del gruppo Agende Rosse di Messina a Graziella Campagna. Una titolazione dal forte significato simbolico perché a vegliare sulla legalità ci sarà proprio lei, che della legalità è diventata il vessillo. Se il 2 è stata la musica a levare alti i valori della legalità, il 3 è stato lo sport a ricordare ai giovani l'importaneza del rispetto delle regole. Il IV memorial è stato vinto dal Comprensorio del Tirreno, seconda classificata l'Asd Akron Savoca, terza squadra la Polisportiva Villafranca. Premio al capocannoniere Corrado La Forgia, del Savoca, miglior portiere Nicolas Artuso, del Comprensorio Tirreno. Ma come ha dichiarato in apertura il presidente dell'Associazione Graziella Campagna Papania a vincere è stato lo sport. -

 Salvatore Di Trapani

SE LO DICE FRANCO RINALDI ...


REPLICA AL GOVERNATORE

Franco Rinaldi: "Crocetta il peggior presidente della storia,è un dovere staccare la spina"

Botta e risposta tra il governatore e Franco Rinaldi. Il governatore tuona: "Se avessi ascoltato il Pd avrei il cognato di Genovese in giunta", Replica il deputato: "Crocetta è il peggior presidente della storia. Noi siamo stati in silenzio ma adesso basta"


foto di Serena Capparelli
Domenica, 5. Luglio 2015 - 8:35
Pubblicato da www.tempostretto.it
Domenica 05 luglio 2015
 

Nell’ennesima bufera politica alla Regione s’innesta una polemica a puntate, iniziata poco dopo l’insediamento del governatore in merito al possibile ingresso in giunta del deputato regionale Franco Rinaldi.

Polemica che Crocetta rispolvera spesso e che ha fatto nei giorni scorsi dopo le dimissioni della Borsellino. “Pensate che il Pd voleva farmi scegliere come assessore Franco Rinaldi, il cognato di Genovese….”.

Questa volta però Rinaldi ha replicato con una lunga nota nella quale spiega che non ci sta ad essere chiamato in causa all’occorrenza: “Tutto ha e deve avere un limite, compresa la tolleranza per il governatore peggiore della storia della Sicilia. 

Quando Crocetta è messo all'angolo e non sa come difendersi dalla sua totale inconcludenza ed incompetenza tenta di discolparsi, scaricando su gli altri le sue inefficienze,  riparte con la solita cantilena " se avessi messo Rinaldi in giunta...........".  

Crocetta, dipinto come un grande uomo.......ma da approfittatore quale si è rivelato, si è fatto eleggere con i voti dei messinesi e di mio cognato, che hanno fatto la differenza rispetto a tutte le altre province, permettendogli di sedere nella più alta carica regionale, per ricambiare entrambi attaccando Genovese dal giorno dopo l’insediamento ed indicandolo come il male di tutti i mali, e massacrando la città di Messina in ogni scelta governativa. 

E' vero c'è un processo in corso che vede mio cognato in custodia cautelare preventiva, a mio avviso palesemente illegittima, ed un rinvio a giudizio nei miei confronti, ma Crocetta, ogni volta che è con l'acqua alla gola, tira fuori questo argomento come se già ci fosse una condanna e come se fosse la giustificazione di tutti i suoi guai. Dimentica invece che è circondato da figure inquietanti, soggetti indagati, rinviati a giudizio e condannati dalla corte dei conti e dalla procura della Repubblica, e dimentica addirittura, come se ciò fosse irrilevante, che lui stesso è stato rinviato a giudizio. 

La tanto sbandierata rivoluzione e le sue regole della legalità, valgono solo per gli altri. Basta leggere i giornali anche online più rappresentativi, per avere memoria storica della anomala gestione del potere esercitato in faccia alla lottizzazione, tanto incriminata agli altri, ma legittima se fatta da lui, a tutti gli amici e non, ma soprattutto dalle continue conferenze stampa inquisitorie farneticanti generalmente e puntualmente smentite dalla realtà subito dopo. 

Senza dimenticare gli amati proclami  "abolirò le Province....." "rinuncerò alla mia indennità...." 

La cosa più grave è che ha distrutto tutto quello a cui si è interessato, a cominciare dalla formazione professionale, quando inneggiava "non farò macelleria sociale..." ed ha mandato a casa 8000 famiglie, chiudendo tutti gli enti di formazione, e dichiarando  che ha fatto risparmiare 250 milioni perchè se ne spendevano 400 e adesso se ne spendono 150, dimenticando di dire che sono fondi europei  che verranno stornati dalla Sicilia ad altri paesi europei che li utilizzeranno anche per la stessa finalità. 

Per non parlare poi dei fondi comunitari che riguardano l'industria, l'agricoltura, il terziario etc... di cui si aspettano ancora i bandi esecutivi per l'utilizzo delle somme, e l’ecatombe nella gestione delle società partecipate, della sanità e della cooperazione. 

Io e mio cognato siamo stati per due anni in religioso silenzio, da alcuni interpretato come ammissione di colpa e non come assunzione di responsabilità che solo un uomo di grande statura politica come Genovese ha dimostrato di avere, subendo gli attacchi mediatici fatti da molti esponenti politici, alcuni di primo piano e da altri da cui meno te l'aspetti, rispettando l'operato della magistratura come è nel nostro stile di vita ma sopratutto nella grande dignità e nobiltà di chi ancor prima che l'aula votasse l'autorizzazione per l'arresto, lasciava l'aula per recarsi all'aeroporto per consegnarsi, dopo aver salutato la famiglia, al carcere di Gazzi.  

L' ingiustizia spesso mette a dura prova la pazienza, ma la certezza che la verità e la giustizia avranno il sopravvento ci dá la forza per continuare. 

Non so se con l'ennesimo rimpasto decideranno di far continuare questa agonia, sostenendo ancora una volta questa esperienza disastrosa con la scusa della responsabilità di governo per i siciliani, nascondendo in verità il timore di molti di noi di non poter fare ritorno all'assemblea regionale siciliana, ma una cosa la so: 

Crocetta è il peggior presidente che la Sicilia abbia mai avuto, e il nostro più grande dovere, al di là del tornaconto personale è quello di avere il coraggio di mandalo a casa”. Franco Rinaldi