martedì 30 agosto 2016

Minacce alla pm Paiola,

proposta commissione

antimafia. Gli attestati

di solidarietà.

Pubblicato da www.amnotizie.it


Proseguono gli attestati di solidarietà e stima nei confronti del sostituto procuratore Federica Paiola, ai danni della quale si stava progettando un attentato. In questi giorni, il magistrato ha ricevuto sostegno da diverse componenti. Intanto, l’Amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto e tutte le diverse anime del Consiglio Comunale della Città del Longano che hanno elogiato il suo operato, manifestando la propria gratitudine per l’impegno profuso dalla dottoressa Paiola. Vicinanza è stata espressa anche alla magistratura tutta e alle forze dell’ordine. In particolare, i Consiglieri del Partito Democratico, Carmelo Cutugno e Paolo Pino, hanno anche proposto la costituzione di un comitato antimafia. Nelle intenzioni dei due esponenti del Pd, il Comitato sarà luogo in cui istituzioni, clero, società civile, scuole, imprenditoria, forze sociali daranno vita a progetti e iniziative di promozione e sensibilizzazione della cultura della legalità e dello sviluppo. Attestati di vicinanza sono stati manifestati anche dal sindaco di Furnari, Mario Foti, e dal senatore Bruno Mancuso, il quale ha esteso il suo messaggio solidale a tutti i magistrati della Procura di Barcellona. Ogni singolo cittadino onesto – ha affermato Mancuso – deve proseguire con decisione la lotta alla criminalità, consapevoli che si tratta di una sfida durissima, ma da vincere a tutti i costi. Lo stato sia vicino alle proprie donne e ai propri uomini che quotidianamente si spendono per l’affermazione dei principi di legalità. -

La metà delle nostre case ​

va messa in sicurezza.

La fotografia scattata dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Una fotografia impietosa quella scattata del Consiglio nazionale degli ingegneri. In uno studio, pubblicato poche settimane prima del terremoto di Amatrice e ripreso oggi da La Stampa, si calcola che per mettere in sicurezza i 21,5 milioni di italiani che vivono in aree a rischio "molto o abbastanza elevato" costerebbe circa 36 miliardi di euro, in parte a carico dello Stato e delle amministrazioni, in parte dei privati.



Come spiega La Stampa, "mettere in sicurezza non significa cancellare il rischio ma ridurlo, sebbene di molto".

Nel documento si legge che "gli immobili da recuperare sono circa il 40% di tutti gli immobili del paese. Un lavoro infinito, infinitamente oneroso, che non contempla i costi per le indagini geologiche necessarie palmo a palmo perché ogni metro quadrato ha una sua peculiarità, soprattutto sull’Appennino".

Insomma, sulla prevenzione siamo messi male e anche sulle condizioni degli stabili. Infatti, poco più della metà delle abitazioni italiane (15 milioni su trenta) è stata costruita prima del 1974, "in completa assenza di qualsivoglia normativa antisismica". -




Tra Siria e Iraq almeno 72 le

fosse comuni scavate dall'Isis

I jihadisti hanno interrato migliaia di corpi. Inchiesta rivela: strage senza fine.

Anni di guerra, che non sembra avvicinarsi alla fine. Una strage di proporzioni spaventose quella che in questi anni si è consumata tra Siria e Iraq, di cui un'inchiesta dell'Associated Press rivela uno dei dati più macabri.



Sono almeno 72 le fosse comuni che i jihadisti del sedicente Stato islamico hanno scavato ne due Paesi, migliaia i corpi gettati in luoghi di sepoltura privi di dignità. E molti altri verranno alla luce, ora che il gruppo comincia a perdere porzioni consistenti del suo sedicente Stato, ritirandosi di fronte ai suoi nemici.

Interviste, fotografie e dati satellitari sono serviti a rintracciare le fosse dove sarebbero sepolti tra i 5.200 e i 15.000 corpi. In siria l'agenzia ha ottenuto l'ubicazione di diciassette diverse fosse comuni. Ma i numeri sono comunque aleatori, e i corpi sepolti potrebbero essere molti più di quanti si immagina. Scavare, in molti casi, è tuttora troppo rischioso.-




Grillo rompe il silenzio e

attacca Renzi sul sisma.

Grillo: "Si stanziano miseri 50 milioni per una minestra e una tenda, e per il resto si fa capire che è meglio che ci pensiamo da soli".

Beppe Grillo rompe il silenzio e interviene sul terremoto per attaccare il governo.



"Nel momento del panico, delle macerie, si parla di pannicelli caldi come le "agevolazioni fiscali" (ovvero, miseri abbuoni sulle tasse per gente che ha perso tutto), o di "sospensione dei mutui" (che verranno richiesti senza pietà dopo qualche mese o anno, su case ormai ridotte in polvere). Poi si è coniata la magica locuzione "dopo-terremoto", astutamente messa lì, fateci caso, a sostituire la parola "ricostruzione" che fa venire i sudori freddi a qualsiasi governo. Non siamo più ai tempi del Friuli, nel 1976, quando il Paese spese l'equivalente di 18 miliardi di euro per ricostruire case e paesi degli indomiti friulani: oggi si stanziano miseri 50 milioni per una minestra e una tenda, e per il resto si fa capire che è meglio che ci pensiamo da soli, dato che lo Stato non esiste più. O meglio: esiste solo per andare a pietire due soldi di sforamento in Europa, sforamento che ci viene prontamente negato perché le aree colpite non sono industrializzate, non fanno PIL, insomma i borghi del '300 non valgono nulla agli occhi dei burocrati europei".

Il leader pentastellato poi continua: "Il MoVimento 5 Stelle, finora all'opposizione, ha sempre lavorato nella direzione di provare in tutti i modi a inserire negli insensati interventi legislativi del governo emendamenti, mozioni, ordini del giorno, tutti tesi ad amministrare e gestire il rischio. Perché siamo consapevoli che il più grande cantiere del Paese (contrariamente a quello che pensa la "premiata ditta" Delrio&Vespa) non è l'intervento post sismico ma la messa in sicurezza del nostro territorio. La sfida più grande che ci viene posta è una sfida che nessun Paese al mondo fronteggia: quella di mettere in sicurezza un patrimonio artistico inestimabile, antichi borghi, costruzioni secolari o millenarie che rappresentano il nostro tesoro nazionale insieme ai loro abitanti. Non esistono Giappone o California che debbano affrontare una sfida simile. La possibilità di vincerla l'abbiamo: i nostri ingegneri, architetti, geologi sono più che all'altezza. Il M5S, quando sarà al governo, li metterà al lavoro fuori dalle emergenze e da golosi appalti, perché una volta per tutte non si parli mai più di immani tragedie ma solo di sismi". -




Salvini:

"Collaboriamo con Renzi

ma Tronca commissario".

Matteo Salvini apre alla collaborazione con il governo, ma dice no a Errani commissario: "Meglio Tronca".

Anche la Lega Nord è pronta a collaborare con governo e maggioranza per affrontare insieme l’emergenza post terremoto.



Ma a condizione che il commissario per la ricostruzione non sia Vasco Errani.

Lo ha detto Matteo Salvini che propone di nominare al suo posto il prefetto Francesco Paolo Tronca:

"Con spirito costruttivo e con massimo rispetto per il dolore di centinaia di famiglie che hanno perso i propri cari siamo pronti a sostenere Tronca nel ruolo di commissario per la ricostruzione", dice Salvini, "Il prefetto ha già dimostrato di essere in grado di gestire con successo situazioni difficili e delicate in numerose città tra cui Milano e Roma. Siamo certi che sarebbe in grado di svolgere un ottimo lavoro anche nelle zone del centro Italia colpite dal terremoto". -



LA SOLIDARIETA' NON AIUTI SOLO IL PD.



Meglio chiarirlo subito: l'unità di spirito e d'intenti da preservare riguarda l'Italia nel suo insieme, non solo i democratici.

Perché nominare un commissario alla ricostruzione, dopo il terremoto? E perché assegnare questo compito a Vasco Errani? Cominciamo dalla seconda questione, più semplice: si tratta di un amministratore pubblico con vasta esperienza e può certamente fare bene, ma meglio non dimenticare che l'unità di spirito e d'intenti da preservare riguarda l'Italia nel suo insieme, non solo il Partito democratico.



Se si tratta si assegnare un ruolo di coordinamento, la scelta poteva essere fatta nell'ampia schiera di prefetti e funzionari che incarnano lo Stato apparato. Se, invece, si tratta di svolgere un ruolo politico, talché si sceglie un uomo politico, allora sarebbe bello sapere quale.

Il che riporta al primo quesito: il terremoto è un disastro naturale imprevedibile, mentre l'intervento pubblico e i lavori di ricostruzione rientrano fra le cose previste e regolate. Se, come primo provvedimento, si nomina un commissario è segno che si sa già, ancora prima di partire, che si potranno ottenere risultati positivi, e in tempi accettabili, solo a condizione di non rispettare le regole fissate. In questo caso si cambiano le regole, non si nominano i commissari. Da più parti si è fatto riferimento alla «positiva» esperienza dell'Expo, ma quella è un'esperienza negativa. Non per i risultati operativi (quelli finanziari ancora aspettano una rendicontazione definitiva), ma proprio perché li si è potuti agguantare dopo essere passati da diverse e successive amministrazioni commissariali. Un fallimento del diritto e della trasparenza, non un loro trionfo.

Discorso analogo per quel che riguarda il controllo preventivo di regolarità, in modo che alle macerie materiali non si sommino quelle morali: non si può invocarlo per una cosa e ignorarlo per un'altra. I lavori pubblici sono sempre soldi dei cittadini, che li si spenda in emergenza o in normalità comunque dovrebbero essere ben allocati e non produrre malaffare. Se le regole non garantiscono il risultato si cambiano le regole, non è che si chiama l'Autorità anti corruzione a intermittenza (a proposito: prima la si chiamò per arbitrare i rimborsi ai clienti delle banche fallite, poi la si è licenziata prima ancora di metterla al lavoro, il che dovrebbe chiarire i guasti prodotti dalle cose improvvisate).

Certe cose meglio chiarirle subito, senza aspettare che il bubbone si gonfi e il suo infettarsi faccia finire il corpo che lo genera sul tavolaccio autoptico della giustizia penale. Così come è bene mettere le mani avanti e avvertire che, dopo un disastro, non s'invoca l'elasticità per i conti pubblici, ma si chiede l'applicazione dei trattati europei, che ampiamente prevedono l'ovvio: alle disgrazie si fa fronte. Il fatto è che un Paese dovrebbe rendicontare i soldi spesi per soccorrere fuori da quelli messi in colonna per il Patto di stabilità, ma questo nel caso lo stesse rispettando. L'Italia lo viola da tempo, con una sciatta furberia che danneggia solo noi e con la viltà di far credere che se i soldi non ci sono è perché l'Europa li nega. Falso, perché da troppi anni spendiamo quelli che non abbiamo, accrescendo un debito patologico e venefico.

È chiaro che ora dobbiamo spendere per ricostruire, ma questo non significa che si possano reclamare margini per allargare la Repubblica dei bonus. Anzi, proprio nel momento del bisogno si dimostra quanto con i bonus si allarghi il malus che ci affligge. -




OLIVERI: IL VERDE PUBBLICO "CEMENTIFICATO" ED INCOMPLETO DI VIA CRISTOFORO COLOMBO E' STATO APERTO AL PUBBLICO "PRIMA" O "DOPO" IL COLLAUDO ??? ... SU DISPOSIZIONE DEL DIRETTORE DEI LA VORI O PER VOLONTA' DEL SINDACO/RAT ???...

________________

Falsi certificati per i collaudi:

dossier svela lo scandalo

fondi.

Milioni di euro e fior di certificati per dimostrare le ristrutturazioni antisismiche dopo il 1997 e il 2009. Ma allora perché è crollato tutto?



Falsi certificati per dimostrare collaudi antisismici, quasi 3 milioni di fondi pubblici intascati in appalti per lavori che avrebbero dovuto mettere a norma gli stabili di Amatrice e Accumoli.



Eppure le immagini che rimbalzano dal 24 agosto, quando la terra ha tremato e il tempo si è fermato, sono tristemente note. Ben pochi gli edifici che sono rimasti in piedi. Qualcosa non ha funzionato o non è stato fatto. Il simbolo di questa tragedia che forse si poteva evitare è la scuola "Romolo Capranica" di Amatrice, che si è sbriciolata sotto i colpi del sisma. Ma anche l'ospedale di Amatrice ormai inagibile, la Torre Civica di Accumoli gravemente danneggiata, il campanile di Amatrice che è crollato su una casa ammazzando un'intera famiglia. Tutti edifici in teoria ristrutturati con i fondi per il terremoto dopo il sisma del 1997 in Umbria e quello del 2009 de L'Aquila, come raccontano oggi il Corriere e La Stampa.

Milioni di euro per 21 appalti di cui si parla in un documento segreto in cui si fa l'elenco dei fondi, dei collaudi, delle ditte coinvolte, degli interventi effettuati, dei collaudi. Come è possibile che con una mole di lavoro simile nemmeno un edificio si sia salvato? Probabilmente, sospettano ora i magistrati che indagano per disastro colposo, quei certificati sono stati falsificati. Come dimostrerebbero anche le segnalazioni raccolte dai vigili del fuoco da parte di cittadini che sostengono di aver comprato casa con tutta la documentazione in regola per la tenuta antisismica. -