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GIALLO A  5 STELLE

Di sicuro, il caos imperversa. E non solo sul fronte dem. Nell’andirivieni pomeridiano, nel corridoio davanti alla commissione Giustizia del Senato, il grillino Michele Giarrusso allarga le braccia. “Come ho votato? Ma, non saprei, non ricordo…”. Stessa domanda anche per il collega del Movimento 5 Stelle, Maurizio Buccarella. “Una norma assolutamente inopportuna, abbiamo già presentato degli emendamenti correttivi per modificarla in Aula – assicura -. Ma francamente ora non saprei dirle come abbiamo votato rispetto al provvedimento, anche perché sono passati diversi giorni e i singoli voti non vengono verbalizzati…”.  Ma dall’altra parte dell’atrio, fuori dalla stanza della commissione, ecco Carlo Giovanardi inserirsi nella conversazione. “Ma come? Avete bocciato tutti i miei emendamenti con i quali ho cercato di correggere la norma”, lo rimbrotta il senatore di Idea mentre, al telefono, detta una dichiarazione alle agenzie: “Una norma votata con entusiasmo da Pd e 5 Stelle…”.  Controreplica Buccarella: “Giovanardi dice che abbiamo votato il provvedimento? Noi diciamo di no“.

SOTTO TUTELA – 

Ma Giovanardi è un fiume in piena. “Siamo ai limiti dell’assurdo: i parlamentari sono già tutelati dal privilegio dell’insindacabilità delle opinioni espresse per le quali non sono, pertanto, perseguibili mentre i magistrati sono giudicati da altri magistrati – osserva -. Eppure si pensa bene di inserire un’aggravante a tutela di queste due categorie in un provvedimento, per di più, pensato per sanzionare le intimidazioni a danno degli amministratori locali. Qualcuno mi spiega cosa c’entra?”. Anche perché, aggiunge Giovanardi, “se passasse una norma del genere non vedo con che faccia chi l’ha proposta e sostenuta potrebbe lamentarsi quando vengono accusati di essere una casta”. L’ultima stoccata è per il Movimento 5 Stelle: “Leggo con piacere che il Pd sta facendo marcia indietro, mossa che i cittadini si aspettano anche dai grillini fustigatori dei privilegi della casta”. Dietrofront che Buccarella ha comunque di fatto preannunciato con gli emendamenti presentati in Aula. Sui quali, il capogruppo M5S in commissione Enrico Cappelletti spiega: “Puntiamo ad eliminare la diffamazione dal novero dei reati penali nei confronti degli amministratori degli enti locali”. Morale: per l’esponente grillino gli emendamenti sono quindi “a tutela dei giornalisti“.

FOLLIA DEM –

A differenza dei colleghi del M5S, non ha dubbi Tito Di Maggio: “Abbiamo votato a favore degli emendamenti presentati da Giovanardi, sebbene con esito negativo, e contro nella votazione finale sul provvedimento – ricorda il senatore di Conservatori e riformisti -. Provvedimento che cercheremo ovviamente di modificare e correggere in Aula”. Il dato politico dell’intera vicenda, però, secondo il parlamentare della componente che fa capo all’ex governatore della Puglia, Raffaele Fitto, è un altro. “Come al solito non c’è stata la possibilità di intavolare una discussione seria in commissione – accusa Di Maggio -. E, anche in quest’occasione l’esame del testo si è risolto in un guazzabuglio: ennesima riprova di una situazione che, ormai, si reitera in maniera quasi sistematica”. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Corradino Mineo (Sinistra italiana). “In un momento in cui il Parlamento è completamente esautorato dalle proprie funzioni, può succedere che qualcuno si diverta ad aumentare le pene per i casi più svariati, tipo questo – afferma l’ex direttore di Rai News24 -. A me, sinceramente, pare una follia”.

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PENNE ROVENTI 

Critiche al provvedimento arrivano anche dall’Ordine dei giornalisti. Che boccia senza appello la norma che prevede il carcere fino a nove anni per il giornalista che diffama a mezzo stampa un politico o un magistrato. “Da un lato si sbandiera come già realizzata (ma di fatto insabbiata) l’abolizione del carcere per la diffamazione a mezzo stampa, dall’altro, con un blitz, si inaspriscono le pene determinando una disparità di trattamento tra politici e magistrati, che vengono considerati cittadini di serie A, e tutti gli altri”, spiega in una nota il comitato esecutivo dell’Odg. “Non può essere giustificabile la motivazione secondo cui il provvedimento nasce da una presunta tutela degli amministratori pubblici da intimidazioni, violenze o minacce finalizzate a bloccarne il mandato. Anzi – conclude il documento – in realtà si accentua il tentativo di intimidire i giornalisti limitando il diritto dei cittadini ad essere informati”. Per la Fnsi, invece, “stupisce che si tenti di affermare l’esistenza di una categoria di cittadini più uguali degli altri, e ancora più grave è che il Parlamento lavori ad inasprire le sanzioni a carico dei giornalisti, mentre nessuna risposta è stata ancora data al problema delle cosiddette querele temerarie né alla richiesta di cancellare il carcere” per i cronisti, affermano in una nota il segretario generale e il presidente del sindacato unitario dei giornalisti, Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti. Accuse respinte dal relatore del provvedimento Giuseppe Cucca (Pd): “L’aggravante riguarda solamente la diffamazione a carattere ritorsivo”.-
Twitter: @Antonio_Pitoni @Giorgio Velardi