venerdì 31 ottobre 2014

FIERA "SPOSI A 5 STELLE" AL BLU HOTEL DI PORTOROSA.


Da venerdì 31 ottobre a domenica 2 novembre 2014 si svolgerà la Fiera dedicata al Matrimonio. La Fiera offre una vasta area espositiva con tanti stand, ognuno dedicato ad un servizio o aspetto diverso del matrimonio.

 

 
Venerdì, 31 ottobre, 2014 - 09:48
Pubblicato da www.tempostretto.it
La manifestazione che avrà termine alle 22:00 di domenica 2 novembre propone al pubblico una vasta scelta di articoli, esposizioni ed idee per chi è in procinto di sposarsi, dando l’occasione di puntare su originalità, tradizione ed eleganza. Quello di Sposi a 5 Stelle è l’ottavo appuntamento, confermandosi anno dopo anno come evento di grande richiamo per i futuri sposi e per chi lavora in questo settore offrendo i servizi legati a questa importantissima giornata della vita. La Fiera offre una vasta area espositiva con tanti stand, ognuno dedicato ad un servizio o aspetto diverso del matrimonio.
Numerosi anche gli eventi:
sabato 01 e domenica 02 novembre 2014 durante i diversi defilè di abiti sposa, sposo e cerimonia verranno presentate le collezioni 2015;
prove di make up e di hair-stylist;
corsi di portamento sposa;
Questione di stile - Suggerimenti dei Wedding Planner per un matrimonio perfetto;
S.O.S Architetto – Consigli e soluzioni per una casa perfetta;
I Love Cake Design – Istruzioni ed idee per una torta perfetta;
Concorsi a premi per tutti coloro che visiteranno la fiera con estrazione finale di un romantico Viaggio per due persone in una Capitale Europea scelta dai vincitori.
“Sposi a 5 stelle” è un evento organizzato da “Thaelo Eventi” Wedding and Event Planner. -
Sito della manifestazione www.sposia5stelle.it.
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OCCASIONE  GHIOTTA  PER  AMMINISTRATORI  CON  ATTITUDINE  A  PRESENTARE  ABITI  DA  SPOSO/A.  -
Antonio Amodeo 

BRUTTE NOTIZIE PER GLI AMMINISTRATORI SPRECONI CHE UTILIZZANO IL DENARO PUBBLICO PER SPESE FACOLTATIVE PENALIZZANDO LE SPESE OBBLIGATORIE.

 

La Corte dei conti tiene chiusi i rubinetti di Palazzo Zanca e fa l'“apologia” del dissesto.

I magistrati contabili sollecitano «l’immediata adozione da parte dell’Ente di misure correttive minime di salvaguardia del bilancio e di garanzia dei servizi essenziali per la collettività - oltre all’immediata rimozione dei profili di grave irregolarità e di violazione di legge a sua tempo segnalati – onde evitare un’ulteriore deriva della situazione di precarietà e di crisi in atto».

 

 
Venerdì, 31 ottobre, 2014 - 19:56
Danila La Torre
Pubblicato da  www.tempostretto.it
Nello specifico, con delibera 186 - lunga 12 pagine ed  adottata nella Camera di Consiglio dello scorso 9 Ottobre -  la Corte dei conti prende atto dell’approvazione da parte del Consiglio comunale del Piano di riequilibrio; si riserva di entrare nel merito in separata sede; e conferma le misure interdittive ed inibitorie disposte con deliberazione n.58.
 Oltre a continuare a tenere chiusi i rubinetti di palazzo Zanca, la Corte dei conti bacchetta l’ente,  sostanzialmente affermando che nulla è stato fatto per superare le criticità e la «condizione di crisi  strutturale prossima al dissesto», evidenziate tanto con la delibera 58, che prendeva in esame il consuntivo 2012, quanto con la delibera n.68, che invece analizzava e bocciava la  relazione del I semestre 2013 (vedi correlati).
I magistrati contabili non sono rimasti soddisfatti delle misure correttive fatte arrivare da Palazzo Zanca sulla loro scrivania. «Le misure correttive di cui alla deliberazione di giunta n.516 del 4 luglio 2014 ed a quella consiliare 16/C dell’8 luglio 2013 – lamenta la Corte dei Conti -  fanno in sostanza espresso rinvio all’adottando piano di riequilibrio finanziario pluriennale».
In pratica, il Comune non è stato un grado di proporre alcuna soluzione concreta ma ha semplicemente comunicato alla Corte dei conti che il percorso di risanamento prenderà il via grazie alle misure di medio e lungo respiro inserite nella manovra finanziaria decennale, approvata dal Consiglio comunale lo scorso 2 settembre ed attualmente sotto la lente d’ingrandimento della sottocommissione ministeriale
«In definitiva  - si legge nella deliberazione n.186 - secondo quanto prospettato dall’Ente e ribadito sino all’ultima adunanza dai propri rappresentanti , la situazione di grave squilibrio strutturale dovrebbe essere affrontata adeguatamente e  trovare superamento proprio attraverso lo strumento di risanamento, a cui l’ente affida espressamente l’attuazione delle misure correttive richieste dalla Sezione a seguito della pronuncia specifica n.58»
Il magistrato Gioacchino Alessandro, relatore in occasione dell’Adunanza della Corte dei Conti, solleva però qualche obiezione, prima ricordando che «in ordine a tale piano di riequilibrio, la Sezione in questa sede, non è chiamata a svolgere un giudizio di merito o prima ancora di ammissibilità della procedura, neppure implicito, essendo evidente che tali valutazioni sono rimesse a separata sede … ed all’esito dell’istruttoria affidata all’organo ministeriale»; e poi anche giungendo ad una conclusione non proprio positiva per il Comune di Messina: «ciò significa che…i gravissimi profili di squilibrio economico finanziario e le irregolarità riscontrate, ben perduranti e strutturali restano, allo stato attuale, irrisolte…».
La situazione era grave e lo è rimasta, senza che – agli occhi della magistratura contabile – si siano registrati progressi, neppure minimi. Tanto da indurre i magistrati di Palermo a  ricordare che in «difetto di possibilità di successo della procedura di riequilibrio… si determina la necessità di tempestiva attivazione della procedura di dissesto».
E a proposito del tanto temuto dissesto, la Corte dei conti dei conti ne fa – inaspettatamente -quasi una “apologia” , sostenendo – con il conforto della deliberazione 309 della Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Calabria - che il dissesto «lungi dal costituire ex se occasione o concausa di detrimento per l’ente, dischiude per converso uno scenario normativo ed operativo funzionale ad assecondare un itinerario gestionale virtuoso di ripristino e degli equilibri di bilancio e di cassa e per essi della piena funzionalità dell’amministrazione, a beneficio della collettività amministrata» .
Rifacendosi ad un pronunciamento del Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria, n.4/1998, la Sezione di controllo della Corte dei conti di Palermo ricorda inoltre che il dissesto  è anche «il mezzo per ristabilire le condizioni di tutela per i creditori e di par condicio tra gli stessi, poiché solo il dissesto evita “che la soddisfazione dei creditori, a causa del limitato patrimonio dell’ente, abbia luogo in favore di coloro qui primi veniunt, sulla base di circostanze contingenti, quali la consistenza delle somme giacenti presso il tesoriere e la durata del giudizio su cui si forma il giudicato» .
Tuttavia,  sino ad oggi, il   Comune di Messina ha ritenuto di non essere nelle condizioni di dover dichiarare default e ha deciso di scommettere tutto sul piano di riequilibrio. Il tentativo di aderire alla procedura istituita dall’ex decreto legge 274 va avanti dal 2012, ma -  come rammenta anche la Corte dei Conti  - senza  esito sul fronte del risanamento dell’ente, visto che « i tempi di avvio del risanamento dell’ente  -  ma prima ancora quelli certi di definizione di tale strumento di risanamento- sono stati ripetutamente procrastinati… frustrando il fondamentale interesse pubblico a che si acceda tempestivamente alle procedure di risanamento…».
I magistrati contabili attribuiscono la “colpa” di tali continui rinvii anche ai numerosi interventi normativi  - di cui l’amministrazione si è avvalsa -  che «hanno prolungato a dismisura i termini necessariamente indifferibili entro cui attivare l’immediato risanamento dell’ente(o quantomeno la relativa programmazione delle relative azioni…»
Con la delibera n.186, La Corte dei conti sollecita, quindi, « la più pronta definizione dell’istruttoria del Piano di riequilibrio e l’immediata adozione da parte dell’Ente di misure correttive minime d salvaguardia del bilancio e  di  garanzia dei servizi essenziali per la collettività  - oltre all’immediata rimozione dei profili di grave irregolarità e di violazione di legge a sua tempo segnalati – onde evitare un’ulteriore deriva della situazione di precarietà e di crisi in atto».
I magistrati contabili  invitano infine «l’ente ad astenersi da ogni comportamento difforme dalla sana gestione finanziaria e ad osservare una rigorosa ed imprescindibile politica di controllo degli equilibri fondamentali di bilancio, che tengano conto necessariamente degli organismi partecipati, e di contenimento delle spese»
La Corte dei Conti ribadisce che «restano ferme e cogenti le misure inibitorie disposte con la deliberazione n.58, non essendo peraltro mutate.. le esigenze di copertura del disavanzo di amministrazione registrato nel consuntivo 2012 e quelle di riconoscimento dell’imponente mole di debiti fuori bilancio che grava sul bilancio dell’ente e ne pregiudica gli equilibri presenti e futuri…» -
Danila La Torre

TRASPORTO INTEGRATO, LA PROPOSTA DELLA GIUNTA ACCORINTI : DA METROMARE ALLA METROPOLITANNA DELLO STRETTO


La vicenda Metromare e il sistema trasporti nello Stretto è stata al centro dell'incontro che si è tenuto oggi al Comune. L'assessore Cacciola ha presentato una proposta che punta sulla sinergia tra collegamenti via mare e via terra, mentre i deputati nazionali Enzo Garofalo e Francesco D'Uva hanno presentato un emendamento alla Legge di stabilità per ottenere i 30 milioni di euro necessari al servizio. Cgil, Cisl e Uil bocciano il progetto della giunta.

 

la riunione al Comune (foto Serena Capparelli)
 
Venerdì, 31 ottobre, 2014 - 15:43
Rosaria Brancato
Pubblicato da www.tempostretto.it
All’appello della giunta hanno risposto i deputati Vincenzo Garofalo e Nino Germanà, Ndc, Filippo Panarello, Pd, Francesco D’Uva, M5S, presenti anche il comandante dei vigili urbani Calogero Ferlisi, il comandante della Capitaneria di porto Antonio Samiani, numerosi consiglieri comunali e al tavolo della presidenza i rappresentanti delle istituzioni della sponda calabra e della Regione.
Il punto di partenza (ma per la verità sembra più l’orlo del baratro) è a tutti noto: il 31 dicembre scade l’ennesima proroga per il collegamento veloce tra le due sponde ed all’orizzonte non ci sono certezze né finanziamenti tali da favorire voli pindarici. Se non battiamo i pugni sul tavolo adesso rischiamo di ritrovarci a fine dicembre con il cappello in mano per elemosinare risorse e proroghette per un servizio che attualmente è già azzoppato. Da qui l’appello del sindaco a far fronte comune per quella che è un’istanza comune. Le buone novelle le ha portate da Roma Enzo Garofalo, che ha spiegato quanto emerso da una riunione con il ministro Lupi ed i sindaci calabresi con la conferma della volontà del governo di destinare 30 milioni di euro in 3 anni al servizio attraverso un emendamento da presentare alla Legge di stabilità. Ma dopo l’affossamento dell’emendamento Garofalo, ad opera della Ragioneria di Stato alla stessa proposta presentata in sede di SbloccaItalia è bene fare come San Tommaso e attendere i fatti. “Insieme al collega Francesco D’Uva abbiamo già presentato l’emendamento che prevede le risorse per il servizio- ha dichiarato Garofalo- E nel contempo l’aspetto più importante è l’attivazione di un tavolo tecnico con le Ferrovie pronte ad ampliare il concetto di continuità territoriale non più alle sole merci ma anche ai pedoni”.
Dando per certi i 30 milioni di euro che il ministro Lupi continua a confermare, gli amministratori ed i politici presenti oggi all’incontro hanno cercato d’individuare soluzioni comuni da portare al tavolo romano. E subito. “Mentre in Italia c’è chi parla di divisioni noi parliamo di unioni- ha detto Accorinti- Il nostro obiettivo è far sì che i passeggeri non arrivino più agli aliscafi con la tabella degli orari in mano ma con la certezza delle corse e delle frequenze”. Su questi due pilastri, certezza e frequenza si basa la proposta presentata dall’assessore ai trasporti Gaetano Cacciola: “L’idea è quella di una Metropolitana dello Stretto che raddoppi la frequenza delle corse e nel contempo mantenga i tempi di percorrenza, attraverso una sinergia tra collegamenti via mare e ferrovia. Una soluzione che consentirà anche i collegamenti con l’aeroporto”.
In sintesi la Metropolitana dello Stretto utilizzerebbe le risorse disponibili destinandole alla sola tratta Messina-Villa San Giovanni, raddoppiando però il numero delle corse. Giunti sull’altra sponda i pendolari e i passeggeri avrebbero a disposizione una rete di collegamenti ferroviari con la stazione di Reggio Calabria e con l’aeroporto, percorrendo quindi via terra quel tratto che attualmente viene coperto dall’aliscafo e negli stessi minuti. Secondo il progetto la stazione di Reggio dovrebbe poi essere collegata in 8 minuti con il Minniti (anche se attualmente non c’è un collegamento ferroviario).
La giunta ha quindi messo a disposizione dei presenti la proposta, che però, ed anche questo è stato sottolineato dal sindaco, necessita di raccordi e nuovi tavoli con le Ferrovie che dovrebbero sostanzialmente gestire l’intero onere del tratto via terra. Le perplessità sono state in parte avanzate da Garofalo e dal presidente della provincia di Reggio Calabria Giuseppe Raffa che ha sottolineato due aspetti: il primo relativo appunto al ruolo delle Ferrovie ed alla realtà con la quale attualmente bisogna fare i conti e il secondo legato all’enorme flusso di pendolari che quotidianamente utilizzano la tratta Reggio Calabria-Messina e che in quel modo sarebbero costretti a spostarsi a Villa senza sapere in questo momento che qualità del servizio ferroviario si vedrebbero garantiti. Raffa ha quindi invitato alla cautela: “Condividiamo il grido di dolore che unisce le nostre due sponde ma cerchiamo di trovare soluzioni immediate e di facile applicazione operativa”. In rappresentanza dell’assessorato regionale ai Trasporti (con ogni probabilità destinato a Giovanni Pizzo) è intervenuto il dirigente Mario La Rocca che ha sottolineato l’importanza di bandi di gara che non siano limitati a soli 3 anni perché risultano pochi appetibili ad imprenditori che vogliano investire.
Sulla proposta Cacciola si è soffermato Garofalo che ha anche ribadito il ruolo che le Fs dovranno avere per la continuità territoriale estesa anche ai pedoni: “Le Ferrovie possono e vogliono investire in un Trasporto pubblico locale integrato che tenga in considerazione anche i pedoni e non più solo le merci e questo è un aspetto rilevante. A mio giudizio il tavolo romano non deve limitarsi ai soli politici e amministratori ma essere esteso ai tecnici e a chi opera nel settore perché sono gli unici in grado di valutare in modo più concreto le proposte. Ad esempio ricordo a tutti che le tratte Messina Villa e Messina Reggio sono nate per dare risposte a due flussi diversi, provenienti dal versante tirrenico e jonico della Calabria. Va bene la sinergia ma dobbiamo partire dalle reali esigenze di trasporto. Non partiamo da proposte riduttive, ma dal meglio che possiamo ottenere”.
Il deputato regionale Ncd Nino Germanà si è invece soffermato sul fatto che il nodo è tutto romano, ed è al momento del bando che si deve prestare attenzione: “Un bando di gara poco appetibile ci costringerà sempre a soluzioni di corto respiro”.
Presenti all’incontro anche l’assessore alle risorse del mare Filippo Cucinotta, il commissario della Provincia di Messina, Filippo Romano; Claudio Cama, delegato dal sindaco di Villa San Giovanni,  Mario Melillo, in rappresentanza della Capitaneria di porto di Reggio Calabria;  per l'Università degli studi di Reggio Calabria, il professore Francesco Moraci; Michele Bisignano, coordinatore dei rapporti tra provincia di Reggio e Messina; il presidente dell'Associazione pendolari dello Stretto, Pietro Interdonato; Massimiliano Donato, del Comitato pendolari “Scilla e Cariddi”; e rappresentanti delle organizzazioni sindacali, Cgil, Cisl, Ugl Mare, Sasmant e Usclac Uncdim.
La prossima tappa è il tavolo tecnico ma soprattutto la Legge di stabilità. Se viene affondato anche l’emendamento Garofalo-D’Uva salva-Metromare possiamo davvero prepararci a nuotare.  -
Rosaria Brancato

SCANDALO FORMAZIONE

 

Corsi d'oro, divieto di dimora per 

Chiara Schirò e altri tre.


Il Tribunale del Riesame ha disposto lo stesso divieto anche per Natale Capone, Natale Lo Presti e Graziella Feliciotto. Lunedì prossimo via all'udienza preliminare per l'onorevole Genovese e Salvatore La Macchia.

 

 
Francantonio Genovese e la moglie Chiará Schiró
Venerdì, 31 ottobre, 2014 - 15:55
Al. Ser.
Pubblicato da www.tempostretto.it

ANDREW CUOMO A GOVERNATORE 

DELLO STATO DI NEW YORK, 

REAL MERI’ E ASSOCIAZIONE ASTORIA 

INSIEME PER LA RIELEZIONE.

Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

L’asd Real Meri’ e l’associazione Astoria insieme per sostenere la rielezione di Andrew Cuomo a governatore dello Stato di New York. Cappellini e magliette a tema durante gli allenamenti.

 31/10/2014 - L’A.S.D. Real Merì al fianco di Andrew Cuomo per la sua ricandidatura a Governatore dello Stato di New York. La società sportiva meriense ha infatti aderito al Comitato Europeo creato e presieduto da Sergio Cuomo e Alfonso Ruffo, cogliendo al volo l’assist fornitole dall’associazione Astoria, che ha funto da trait d’union tra le due squadre e il comitato stesso.
Ed eccoli gli sportivi meriensi prepararsi all’inizio del campionato con indosso magliette e cappellini con tanto di foto dell’attuale ( e si spera anche futuro) governatore dello stato di New York!
Un legame forte quello che lega Merì ai Cuomo. Andrew è infatti figlio di Mario Cuomo, già governatore di New York e Matilda Raffa, quest’ultima nata e cresciuta a Merì. Una famiglia di politici che hanno saputo lasciare il segno.
A parlare sono i numeri: quando Andrew Cuomo si insediò nel 2011, lo Stato di New York soffriva di pesanti perdite di posti di lavoro che lo indussero ad avviare un progetto di trasformazione per riportare New York alla sua grandezza. Sotto la sua guida, l’intero stato ha chiuso per quattro volte con i conti in ordine. Per creare lavoro, le tasse delle multinazionali e delle imprese del manifatturiero sono state ridotte ai livelli minimi negli ultimi dieci anni. New York è stata ancora una volta leader riformatrice della nazione grazie agli interventi del Governatore Cuomo su argomenti come l’uguaglianza coniugale, il controllo delle armi da fuoco, alloggi alla portata e pubblica istruzione.

“Far parte del comitato europeo per Andrew Cuomo è per noi un onore – dichiara Mario Gitto, dirigente dell’A.S.D. Real Merì, presidente dell’associazione Astoria e braccio operativo in Sicilia di Mentoring USA – Italia – Con questa precisa scelta desideriamo non soltanto dare il nostro contributo alla rielezione di Andrew Cuomo a governatore dello stato di New York, ma anche mostrare alla nostra classe politica che lavorare bene si può. Lo stato di New York è uscito per ben due volte dalle ceneri grazie alla guida dei Cuomo, padre e figlio, auspico che il loro modo di governare possa essere d’esempio anche in Sicilia e perché no, persino a Merì.”

L’election day si terrà il 4 novembre. Negli States la campagna elettorale è al suo apice e ci si attende una vittoria schiacciante come quella di quattro anni fa. Sintesi perfetta di questi anni è il nuovo slogan "NY Rising, New York in crescita". Cresce contestualmente anche il comitato europeo, che in Italia può contare sull’adesione di politici nazionali e locali, come Rutelli, Finocchiaro, Caldoro, Veltroni, Orlando, e gente dello spettacolo: Arbore, Magalli, Gubitosi, Pippo Pelo; ma la vera forza del comitato sono le adesioni di tanta gente Comune, e da oggi anche dei tanti giovani che gravitano attorno alla società sportiva e all’associazione, i quali si rispecchiano nel “saper e voler fare”. -

TIRRENOAMBIENTE: IL NUOVO ASSETTO 

DELLA SOCIETÀ CHE GESTISCE LA 

DISCARICA DI MAZZARRÀ SANT’ANDREA.

Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

Messina, 31 10 2014 Tracciato il nuovo assetto della società “
Tirrenoambiente” per promuovere il rinnovamento Avvicendamento ai vertici di Tirrenoambiente. L’assemblea dei soci della società mista (pubblico-privato) che gestisce la discarica di Mazzarrà Sant’Andrea, nella seduta del 31 ottobre ha nominato l’avv. Antonia De Domenico nuovo presidente e il sig.
Lorenzo Piccioni amministratore delegato.

I soci pubblici rappresentati dal Comune di Mazzarrà Sant’Andrea,
che detiene la maggioranza, hanno nominato Carmelo Bisognano
e rinnovata la fiducia ai consiglieri Giuseppe Reale e Antonino
Lo Nardo, mentre i soci privati hanno riconfermato Franco
Smerieri di A2A e Rosario Carlo Noto La Diega di Gesenu .
A casa invece il vecchio presidente della società, Antonello
Crisafulli, che era stato nominato lo scorso 27ottobre del 2012.

Giuseppe Antonioli, invece, all’interno della compagine
societaria continuerà a rivestire l’incarico di direttore generale.
Il collegio sindacale, invariato fino alla scadenza del mandato
prevista per il 2017, rimane composto dal presidente Giuseppe
Marzullo, e dai sindaci Antonio Morgante, Stefano Caruso e
Antonio Callagionda.-

ALLUVIONATI MESSINESI: PERSO IL 

CONTRIBUTO 2013, 1 MILIONE DI 

EURO INGHIOTTITI DAL CAS.

Pubblicato da NEBRODI  E  DINTORNI.

Scompare nel nulla 1 milione di euro. In commissione Bilancio all'Ars l’ennesima audizione sull’erogazione del contributo per garantire assistenza alla popolazione colpita dagli eventi alluvionali del 2011 in provincia di Messina. Dal Governo regionale siciliano assicurano che i fondi 2014 saranno erogati entro 15 giorni. “Scopriamo – afferma Valentina Zafarana, capogruppo M5s all’Ars – che la programmazione del 2013, che prevedeva uno stanziamento di circa un milione di euro, è andata irrimediabilmente persa”.


Palermo, 30/10/2014 - Si è tenuta oggi, in commissione Bilancio, l’ennesima audizione sull’erogazione del CAS (il contributo per l’autonoma sistemazione nato per garantire assistenza alla popolazione colpita dagli eventi alluvionali del 2011 in provincia di Messina). Arriva la risposta dalla Regione. “Scopriamo – afferma Valentina Zafarana, capogruppo M5s all’Ars – che la prima programmazione, quella del 2013, e che prevedeva uno stanziamento di circa un milione di euro, è andata irrimediabilmente persa”.

“Ora – aggiunge la parlamentare Cinquestelle – ci impegneremo per fare luce sulle responsabilità e su questa vicenda tragica che tiene in sospeso centinaia di vittime senza una casa dignitosa o un locale idoneo nel quale svolgere le proprie attività commerciali”. Per quanto riguarda il contributo previsto nella finanziaria 2014, assicurano dal Governo che le pratiche saranno avviate entro 15 giorni. “Terremo gli occhi aperti – conclude Zafarana – assicurandoci che almeno questi fondi arrivino a destinazione e in tempi celeri”.-

OLIVERI DOPO UNA BREVE PIOGGIA DI CIRCA 50 MINUTI... E SE DURASSE 10 ORE ?................ (Foto n. 1)


OLIVERI, Foto n. 2


OLIVERI, Foto n. 3


OLIVERI, Foto n. 4


OLIVERI, Foto n. 5


OLIVERI, Foto n. 6


OLIVERI, Foto n. 7


OLIVERI, Foto n. 8


OLIVERI : L'AMMINISTRAZIONE COMUNALE SPERPERA DENARO PUBBLICO PER SPESE NON OBBLIGATORIE, MA....

31 ottobre 2014 - Eppure le risorse economiche si trovano per: abbattere alberi, spostare fontane ornamentali distruggendo una piazzetta per crearne un'altra, elargire contributi a favore di destinatari senza dovuti requisiti, festeggiamenti vari compreso quello di stasera, sasizzate varie, sfilate di moda, ecc.

Pubblicato: 31/10/2014  -  lasiciliaweb›› Sicilia››.

Bicocca, il clan comprava 

gli agenti. Così controllava 

la vita nel carcere.

Catania In manette un assistente capo della polizia penitenziaria corrotto che forniva droga, alcool, profumi e pizzini ai detenuti. Tra i cinque indagati anche un ex comandante retribuito mensilmente dalla cosca Laudani.

 

carcere
 

CATANIA - Un assistente capo di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Bicocca, a Catania, Mario Musumeci, è stato arrestato dai carabinieri del comando provinciale di Catania per corruzione continuata e detenzione a fine di spaccio di marijuana e cocaina, reati commessi dal 2009 sino al febbraio 2013. L'uomo, che forniva la droga ad affiliati dei clan mafiosi, è stato posto agli arresti domiciliari. Il provvedimento restrittivo nei suoi confronti è stato emesso dal gip su richiesta della Procura.

Le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, sono  state avviate a seguito dell'arresto in flagranza di reato, operato nel novembre 2012,  dell'assistente capo della Polizia Penitenziaria Ranieri Antonino, in servizio presso la  Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza, quando è stato trovato in possesso di  un pacco contenente cocaina, marijuana, "pizzini", profumi e altri oggetti che doveva consegnare ai detenuti dietro il corrispettivo di denaro.

Ranieri, per i fatti contestati, è stato condannato con sentenza non ancora definitiva dal Tribunale di Catania per  detenzione di droga e corruzione. L'attività investigativa sviluppata successivamente, grazie all'apporto fornito da diversi  collaboratori di giustizia e agli esiti di attività di intercettazione, ha consentito di  documentare l'esistenza di un sistema di corruzione che ha visto coinvolti in modo  sistematico alcuni appartenenti alla Polizia Penitenziaria, in servizio presso le Case Circondariali di Catania Piazza Lanza e Bicocca, che, in modo continuativo e dietro  corresponsione di somme di denaro (in qualche caso una tantum ed in altri con cadenza  mensile), hanno favorito numerosi soggetti affiliati ad organizzazioni mafiose operanti  in Catania e provincia durante i periodi di detenzione presso le predette strutture  carcerarie.

Le attività di indagine hanno fatto emergere come alcuni agenti fossero  disposti, dietro pagamento di somme di denaro, a favorire le richieste provenienti dai  detenuti appartenenti a consorterie mafiose o, comunque, ad esse contigui. La gamma dei servizi e delle prestazioni fornite in favore dei detenuti era  estremamente variegata anche in relazione alla posizione ricoperta all'interno del corpo di polizia penitenziaria. Si andava, infatti, dall'introduzione all'interno  del carcere di materiali di genere vietato, quali alimenti non consentiti, sostanze  alcoliche, profumi, telefoni cellulari, supporti informatici Mp3 e, addirittura, cocaina e marjuana, fino a garantire ai soggetti apicali dei  sodalizi mafiosi la possibilità di incontrarsi tra loro riservatamente, di avere colloqui  telefonici con i propri familiari anche oltre il numero massimo consentito, di essere  tempestivamente avvisati in occasione dell'imminente esecuzione di misure cautelari,  di ricevere e veicolare messaggi e comunicazioni ai congiunti.

Le indagini hanno fatto emergere, in particolare, che Cardamone Giuliano Gerardo,  già comandante della polizia penitenziaria di Bicocca, fosse un soggetto stabilmente a disposizione dei componenti della cosca mafiosa  Laudani da cui veniva mensilmente retribuito con somme di denaro. Nei confronti dello  stesso è stata ravvisata la sussistenza, oltre che del delitto di corruzione aggravata ai  sensi dell'art. 7 della legge 203/91, anche di quello di concorso esterno in associazione  In altri casi si è accertato che il pagamento avveniva in relazione alla singola prestazione  illecita fornita dal pubblico ufficiale infedele con somme variabili dai 200 ai 300 euro  per ogni pacco, contenente generi vietati, introdotto all'interno delle strutture carcerarie  configurandosi, pertanto, il delitto di corruzione.

Tali sono le ipotesi delittuose a carico di Musumeci Mario, Ranieri Antonino, Seminara Giuseppe (assistente capo della  polizia penitenziaria in servizio presso la Casa Circondariale di Catania Bicocca, sospeso  dal servizio in quanto già sottoposto a misura cautelare nell'ambito dell'operazione  c.d. "Fiori Bianchi"), Limonelli Vito (già assistente capo della Polizia Penitenziaria in  servizio presso la Casa Circondariale di Catania Piazza Lanza).

Il Gio, pur riconoscendo l'estrema gravità dei fatti  contestati e la sussistenza di un grave quadro indiziario a carico di tutti gli indagati,  ha disposto l'applicazione della misura degli arresti domiciliari solo al Musumeci, in  quanto, per gli altri indagati non ha ravvisato elementi di reiterazione di condotte analoghe,  avendo gli altri indagati interrotto il rapporto lavorativo con l'amministrazione  penitenziaria per intervenuto pensionamento, congedo o per sospensione dal servizio.  Nell'ambito della stessa indagine sono stati altresì denunciati, a titolo di concorso nel  reato di corruzione, numerosi detenuti che hanno usufruito delle illecite prestazioni dei pubblici ufficiali corrotti.  -
Pubblicato: 31/10/2014  -  lasiciliaweb›› Politica››.

Sequestro da 50 milioni 

di euro.

Operazione Dia di Catania e Messina: sigilli ai beni riconducibili all'imprenditore Giuseppe Scinardo, fedelissimo del boss Rampulla.

 

CATANIA - La Dia di Catania e Messina ha eseguito una confisca di primo grado di beni per 50 milioni di euro riconducibili all'imprenditore Giuseppe Scinardo, ritenuto uomo di fiducia del capomafia Sebastiano Rampulla.

Il provvedimento è stato emesso dal Tribunale di Catania e riguarda società, ditte, numerosi immobili, vaste distese di terreno e svariati fabbricati. -
Pubblicato: 30/10/2014  -  lasiciliaweb›› Politica››.

Sfiducia bocciata, Crocetta 

va avanti. "Abbiamo fatto 

un capolavoro politico".

L.Cil. / 
 

Mozione respinta: 44 no contro 37 sì (9 assenti) Seduta fiume durata più di otto ore. Provocazione M5s, Cancelleri esce il Bostik. Il governatore accusa i grillini: "Razzisti, omofobi e filomafiosi". Berlusconi chiama Forza Italia. Battibecco Musumeci-Malafarina. Mpa più vicino al governo.

 

crocetta rosario
 

PALERMO - Alla fine "la sfiducia sfiduciata", come l'ha chiamata il deputato Cracolici (compagno Suslov) nel suo intervento, è stata bocciata con 44 no a fronte dei 37 sì di M5s e centrodestra che avevano presentato il documento in aula con 40 firme. Nove gli assenti: Vincenzo Fontana del Ncd, Pino Federico e Dino Fiorenza del Pds-Mpa, oltre a sei parlamentari della maggioranza compreso Nicola D'Agostino dell'Udc che si scusa: "Mi dispiace non aver potuto garantire per tutta la serata la presenza in aula ed essermi dovuto allontanare qualche ora prima della votazione, avvenuta in tarda nottata, per motivi di salute legati ad una influenza che mi ha costretto tornare a casa. Mi sembra perciò doveroso riconfermare sostegno e fiducia al presidente Crocetta non avendolo potuto fare durante la seduta di stanotte". E così, dopo aver superato la seconda mozione di sfiducia in due anni, il governatore festeggia ed elogia il Pd nel quale si dice "fiero di militarvi". 

SEDUTA FIUME. I capigruppo di Forza Italia, Marco Falcone, e dei 5stelle, Valentina Zafarana, alle 17, con un'ora di ritardo, hanno illustrato nell'aula del Parlamento regionale le due mozioni di sfiducia nei confronti del governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, presente tra i banchi del governo. Subito dopo la parola al presidente Crocetta, poi interverranno gli altri deputati iscritti a parlare. A conclusione ci sarà il voto palese sula mozione unificata. Per essere approvata serviranno 46 voti a favore.

PROVOCAZIONE M5S. Breve bagarre all'Ars durante la seduta, con l'aula sospesa per alcuni minuti quando il presidente Rosario Crocetta ha minacciato di lasciare sala d'Ercole dopo che il capogruppo M5s, Valentina Zafarana che stava illustrando la mozione di sfiducia, ha detto che qualche deputato voterà mettendo contemporaneamente mano al portafogli. A quel punto il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, ha richiamato all'ordine e la seduta parlamentare è ripresa, con Crocetta che ha ripreso il suo posto tra i banchi del governo.

"Il Movimento 5stelle è sempre più razzista, omofobo e persino filomafioso. Siete intolleranti e prevaricanti, sapete solo organizzare dissenso sistematico nelle piazze per delegittimarmi", ha replicato Crocetta al capogruppo del M5s che aveva illustrato la mozione di sfiducia al presidente, mostrando le 25 mila firme raccolte in piazza a Palermo a supporto dell'atto parlamentare.

ANTIMAFIA CONTRO. Duro battibecco in aula tra il deputato Antonio Malafarina e il presidente dell'Antimafia, Nello Musumeci. I toni si sono accesi quando Malafarina, dal pulpito, ha rimproverato a Musumeci di non avere tolto la firma dalla mozione di sfiducia dei 5stelle dopo che Beppe Grillo ha parlato, allo sfiducia day, di una "mafia che aveva una morale". A quel punto, Musumeci ha urlato a Malafarina di "non speculare sulla mafia", ma il deputato del Megafono ha ricordato il suo impegno antimafia da ex questore e le azioni di denuncia portate avanti nel tempo assieme a Rosario Crocetta. Il presidente dell'Ars, Giovanni Ardizzone, è stato costretto a sospendere la seduta per alcuni secondi

SILVIO C'E'. Telefonata a sorpresa di Silvio Berlusconi ai deputati di Forza Italia durante la seduta parlamentare. L'ex premier, che era in compagnia del coordinatore regionale degli azzurri Enzo Gibiino, ha parlato al telefono con alcuni dei deputati mentre era in corso l'intervento in aula del capogruppo di Fi, Marco Falcone. "Ci ha incitati ad andare avanti, cercando di essere più incisivi nella comunicazione con la stampa" ha riferito il deputato azzurro Giuseppe Milazzo.

ORGOGLIO DEL MPA. Cambieranno gli equilibri in aula, perchè il Mpa si smarca da Forza Italia. "I deputati del PdS-MpA avevano sottoscritto e quindi coerentemente voteranno la mozione di sfiducia al Presidente Crocetta - spiega Roberto Mauro - ma è evidente che, anche alla luce dei fatti di questi ultimi giorni e alla nascita di un Governo quasi completamente rinnovato, l'aver portato alla discussione la sfiducia è stato un errore. Si tratta probabilmente di una conseguenza nefasta del patto del Nazareno, di un tentativo di una parte del PD di condizionare le scelte del Governo e del Governatore della Sicilia".

"In questo gioco delle parti - prosegue l'esponente autonomista - è evidente che il ruolo di Forza Italia è stato del tutto deleterio e che quindi da domani si apre una fase nuova nelle relazioni con quel partito, anche in sede parlamentare. Per quanto ci riguarda rispetto all'operato del nuovo Governo, valuteremo di volta in volta il lavoro e le proposte che verranno dagli Assessori, alcuni dei quali conosco e stimo".

SAMMARTINO DICE NO. Le ultime flebili speranze di chi ha proposto e sosteneva la sfiducia a Crocetta si infrangono nelle parole del capogruppo di Articolo 4, Luca Sammartino, l'animatore della fronda dei cinque che nel partito di Leanza non riconoscono i risultati del rimpasto del Crocetta ter. "Noi voteremo contro la mozione di sfiducia - annuncia tra i buh del centrodestra e dei cinquestelle - ma da soli non possiamo andare avanti Dobbiamo condividere un percorso di riforme insieme. Sulle scelte che si sono fatte e su quelle che si devono fare ci vuole chiarezza".

IL BOSTIK DEL M5S. Cancelleri sintetizza tutto mostrando un barattolo di colla, a voler significare l'attaccamento alla poltrona di chi non ha voluto appoggiare la mozione di sfiducia. "Eppure era semplice, non serviva un documento articola di una ventina di pagine, ma semplicemente un foglio con una riga: "Non riconosco più Rosario Crocetta come guida della Regione. Lui è un incapace amministrativo".

CROCETTA FA FURORE. Il presidente della Regione, Rosario Crocetta chiude il dibattito attaccando ancora il M5s. "Non siete voi che prendete le distanze da me, sono io che prendo le distanze da voi. In democrazia vige il rispetto dell'avversario" dice il governatore riferendosi all'intervento di Beppe grillo a Palermo. "Nessuno può dire davanti a questa regione, che ha visto morire Falcone e Borsellino, che la mafia ha una morale o a un presidente della Regione 'non so che cosa sia".

Il governatore fa formalmente pace con il Pd: "Sono orgoglioso di militare in partito pluralista, dove si litiga e alla fine si riesce a trovare una sintesi". Poi si rivolge a D'Asero chiedendo: "Ma non siete voi che avete avuto la scissione politica più forte dal dopoguerra? Che c'entrate voi con queste posizioni estremiste? Io non avrei mai firmato una mozione di sfiducia contro il mio antagonista. Oggi abbiamo fatto un capolavoro politico, governeremo per altri tre anni e siamo pronti a nuove sfide. Ai miei avversari dico 'non vi posso piacere ma ho vinto le elezioni' e il centrodestra si associa all'antipolitica".  -

Twitter: @LucaCiliberti

PASSAPORTO: ACCORDO POLIZIA E POSTE ITALIANE.

 

Il passaporto arriva a casa, 

nuovo servizio di consegna a domicilio.

Il cittadino pagherà il servizio direttamente in contrassegno all’atto della consegna della busta contenente il passaporto al domicilio indicato.

 
Giovedì, 30 ottobre, 2014 - 11:46
Pubblicato da www.tempostretto.it
Il servizio, contemplato in una convenzione tra il Ministero dell’Interno – Dipartimento della Pubblica Sicurezza e Poste Italiane S.p.A. - consente la consegna al domicilio indicato dal cittadino in sede di richiesta del passaporto elettronico tramite assicurata.
In che modo? Al cittadino che deciderà di fruire del servizio sarà consegnata un’apposita busta. La busta dovrà essere compilata dal cittadino con le informazioni relative al domicilio presso cui desidera ricevere il libretto e consegnata all’ufficio Passaporti. Ogni busta avrà un codice che verrà indicato sulla ricevuta da consegnare al cittadino e sarà utile per verificare via internet lo stato della trasmissione del libretto tramite il servizio di tracciabilità sul portale Poste Italiane.
Il cittadino pagherà il servizio direttamente in contrassegno all’atto della consegna della busta contenente il passaporto al domicilio indicato.
Per ulteriori informazioni, sarà possibile contattare l’Ufficio Relazioni con il Pubblico (090.366591/592 – urp.quest.me@pecps.poliziadistato.it ) nonché visionare la pagina del sito della Polizia di Stato - www.poliziadistato.it sezione passaporto - dedicata al nuovo servizio. -

MESSINA : CONDANNA DELLA CORTE DEI CONTI.

57mila euro per Juve-Monaco al San Filippo. 

Dovranno pagarli Buzzanca, Ruggeri e Mauro.

28mila 600 euro saranno a carico dell'ex sindaco, mentre 14mila 400 euro a testa per gli ex capo e dirigente dell'ufficio di Gabinetto. Lo ha stabilito la Corte dei Conti. Nel dicembre 2008 fu assegnato un contributo ad una società privata per organizzare l'amichevole a Messina.

 
Giovedì, 30 ottobre, 2014 - 18:29
Alessandra Serio 
Pubblicato da www.tempostretto.it
 
"Tegolata" della Corte dei Conti per Giuseppe Buzzanca. L'ex sindaco di Messina dovrà pagare 28 mila 600 euro per il danno erariale provocato al Comune nel 2009, sponsorizzando il Torneo "Città di Messina", inaugurato e chiuso con l'amichevole tra la Juventus e il Monaco. Quattordici mila e 400 euro a testa dovranno pagarli Antonio Ruggeri e Giuseppe Mauro, rispettivamente capo di Gabinetto e il dirigente dello stesso ufficio. Ammontava a 57 mila 600 euro, infatti, il contributo assegnato nel dicembre 2008 dal Comune di Messina alla Sam Marco Sport Events.
L'amichevole fu giocata il 6 gennaio 2014 in riva allo Stretto. La città ha coperto le spese e concesso gratuitamente lo stadio, in cambio avrebbe apposto il logo in tutto il materiale pubblicitario.
Secondo la Procura regionale della Corte dei Conti: “l'esborso in questione costituiva danno erariale, in quanto non corrispondeva al raggiungimento di alcuna finalità istituzionale ed era stato effettuato in assenza di documentazione giustificativa, nonostante fosse un principio consolidato dell’ordinamento quello secondo cui l’utilizzo del denaro pubblico deve essere documentato e rendicontato. Il pagamento, infatti, era seguito alla presentazione di una fattura da parte della società senza alcun elemento di specificazione ulteriore né, a supporto, di alcuna dimostrazione delle spese sostenute”.
"L'amministratore deve operare nel rispetto delle norme e dei principi giuridici - ha scritto il presidente della Corte Luciana Savignone - tra i quali primo fra tutti si pone quello del buon andamento dell’azione amministrativa, nonché di economicità, efficacia ed efficienza della stessa. E’ necessario, altresì che le scelte adottate siano trasparenti e che la spesa sia congrua rispetto ai risultati. Manca una progettualità iniziale dell’evento sia in termini di analisi dei costi complessivi da sostenere che in termini di ritorno di immagine e di promozione del territorio, scopo ultimo dell’intervento”.  -

Giulio Tremonti indagato.

Presunta tangente di 2,4 mln al suo studio tributarista.

 


Giulio Tremonti è indagato dalla Procura di Milano per corruzione come ministro dell'Economia nel 2009 per il versamento di 2,4 milioni al suo studio tributarista da parte di Finmeccanica, controllata dal Tesoro, in cambio dell'ammorbidimento della propria iniziale contrarietà al controverso acquisto, per 3,4 miliardi di euro della società statunitense 'Drs' fornitrice del Pentagono. Lo scrive oggi il "Corriere della Sera. La tangente - si legge nel servizio - sarebbe stata veicolata dietro lo schermo di una parcella professionale liquidata da Finmeccanica a saldo di un'apparente consulenza sui profili fiscali dell'acquisizione, appunto di 'Drs', allo studio 'Vitali Romagnoli Piccardi & Associati' dal quale il fondatore Tremonti era formalmente uscito essendo divenuto ministro e di cui oggi è di nuovo socio. Sono indagati anche Enrico Vitali, socio dello studio, l'ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini e Alessandro Pansa, l'ex direttore finanziario di Finmeccanica. (ANSA)

Arrestato direttore Demanio 

Lazio.

Ordinanza per Renzo Pini, 64 anni, eseguita dai militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza.

 


Militari del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza hanno arrestato all'alba di oggi Renzo Pini, di 64 anni, direttore regionale del Lazio dell'Agenzia del Demanio. Nell'ambito di un'inchiesta condotta dalla Procura di Roma sull'affidamento di un appalto, a Pini é contestato il reato di abuso d'ufficio. E' stato posto ai domiciliari.
Oltre a Pini sono state arrestate altre 8 persone: tra loro Marcello Visca, ex componente del comitato di gestione dell'Agenzia del Demanio del Lazio, imprenditori e funzionari di banca. Per tutti é stata disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari. L'inchiesta della Procura di Roma che coinvolge Pini, Visca e le altre sette persone - per alcune sono ancora in corso le procedure di notifica dell'arresto - riguarda l'assegnazione in concessione dello sfruttamento economico ed edilizio di una vasta area urbana di Roma, non lontana da piazzale Clodio. I reati contestati, diversi da indagato a indagato, vanno dalla turbativa d'asta al falso, all'abuso di ufficio (quest'ultimo contestato a Pini).
"L'Agenzia del demanio, condannando con fermezza qualsiasi comportamento disonesto, a difesa e tutela dell'onorabilità di tutti i dipendenti che operano quotidianamente al servizio dello Stato e dei cittadini, auspica che l'Autorità giudiziaria possa velocemente fare piena luce sulla vicenda dell'arresto del direttore della sede regionale del Lazio, Renzo Pini". E' quanto scrive l'Agenzia del Demanio in una nota. "L'Agenzia del demanio, consapevole della grande responsabilità che un funzionario dello Stato si assume nell'esercitare il delicato ruolo della gestione dell'amministrazione pubblica, offre la massima collaborazione e supporto all'Autorità giudiziaria. Inoltre - conclude la nota - l'Agenzia sottolinea che sta assumendo tutti i provvedimenti contemplati dalla disciplina legale e contrattuale".
"In 44 anni non ho avuto un avviso di garanzia". Lo dice Marcello Visca in un video girato con un tablet dall'imprenditore Daniele Pulcini durante la consegna del danaro per l'intermediazione svolta a vantaggio della "Flora Energy". Quel video, girato per scherzo mentre avveniva la consegna di 120 mila euro a fronte dei 150 mila pattuiti, è stato sequestrato dai finanzieri del nucleo di polizia valutaria ed ora costituisce una delle più importanti fonti di prova. Nel video si nota Visca che prende le mazzette in un clima di ilarità e di goliardia. Poi avviene il pagamento degli altri 30 mila euro. Daniele Pulcini non è nuovo a a problemi con la giustizia: il 7 ottobre scorso è stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione per lesioni, ingiurie e minacce nei confronti della show-girl ed ex moglie Claudia Montanarini.
Tra gli arrestati anche gli imprenditori Pulcini
Ci sono anche gli imprenditori romani Antonio e Daniele Pulcini tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare per le irregolarità, compreso un compenso di 150 mila euro per l'intermediazione di Marcello Visca, legate all'aggiudicazione di un'area a piazzale Clodio, a due passi dal tribunale, da destinare a parcheggio. Gli altri arrestati, oltre al direttore dell'Agenzia Demanio del Lazio Renzo Pini ed a Visca, quest'ultimo già capo della segreteria dell'ex sottosegretario al ministero dell'Economia Maria Teresa Armosino (governo Berlusconi), sono gli imprenditori Giuseppe Aliberti ed Edoardo Zucchetti, e i dipendenti di banca Fausto Mecatti, Pasquina D'Onofrio e Giuseppe Avenia. Secondo l'accusa, il bando sarebbe stato "confezionato" su misura per favorire la "Flora Energy", riconducibile ai quattro imprenditori. La fissazione di garanzie bancarie particolarmente rigide e tali da escludere dalla gara la quasi totalità dei 14 concorrenti, ad esempio, era stata superata dalla "Flora" con una fidejussione da 1,5 milioni di euro ottenuta in modo fittizio. Da qui il coinvolgimento dei tre dipendenti di banca che rispondono, insieme con gli imprenditori, di turbativa d'asta  (ANSA)

Expo, Maltauro chiede 

patteggiamento.

2 anni e 10 mesi.Cattozzo 3 anni e 2 mesi e 

Paris 2 anni e mezzo.


(ANSA) - MILANO, 30 OTT - Prime richieste di patteggiamento per l'inchiesta sulla cosiddetta "cupola" degli appalti accusata di aver pilotato le gare di Expo, Sogin (questo filone è stato trasferito a Roma) e quella per la costruzione della Città della Salute. Maltauro ha concordato una pena a 2 anni e 10 mesi di carcere, mentre l'ex esponente dell'Udc-Ncd ligure Sergio Cattozzo una pena a 3 anni e 2 mesi di reclusione e l'ex manager di Expo Angelo Paris 2 anni e 6 mesi e 20 giorni e un risarcimento alla stessa Expo. (ANSA)

giovedì 30 ottobre 2014

Rifiuti tossici nelle miniere

Indagati Crosta, Lupo e 

Ticali.-

Sequestrate dai carabinieri tre ex miniere a Bosco Palo: cemento amianto e oli esausti scaricate abusivamente. Indagati i tre ex funzionari regionali per disastro ambientale colposo.

Nascosti in profondità, occultati sottoterra, scaricati lì dove nessuno sarebbe mai andato a mettere il naso. Ci sono grandi quantità di cemento amianto e oli esausti nelle ex miniere di Bosco Palo, nei dintorni da San Cataldo: rifiuti tossici, scaricati abusivamente in quelle che una volta erano il simbolo d’industrializzazione della Sicilia.  Per questo motivo stamattina i carabinieri del Nucleo Operativo ecologi hanno posto i sigilli alle miniere Bosco, Palo 1 e Palo 2. La procura di Caltanissetta ha iscritto nel registro degli indagati tre persone già note alle cronache politiche nazionali: accusati di disastro ambientale colposo sono l’ex vice commissario delegato per l’emergenza bonifiche Felice Crosta, e i funzionari regionali Dario Ticali e Marco Lupo, soggetti attuatori del commissario delegato in materia di bonifiche e risanamento ambientale.
Crosta è stato per alcuni mesi il pensionato più ricco d’Italia: dopo pochi mesi a capo dell’Agenzia per i rifiuti è andato in pensione alla modica cifra di 41 mila euro al mese, ovvero 1400 euro al giorno, mezzo milione l’anno. Poi arrivò la Corte dei Conti ad alleggerirgli l’assegno annuale ad “appena” 219 mila euro. Anche Lupo è già noto alle cronache: era infatti il dirigente del dipartimento Energia quando l’assessore era Nicolò Marino. Nell’aprile scorso però l’ex pm è stato silurato da Rosario Crocetta: Lupo è quindi stato piazzato da Stefania Prestigiacomo a capo dell’Arpa del Lazio. Vicinissimo all’ex ministro dell’Ambiente è anche Ticali, nel 2008 nominato dalla Prestigiacomo a capo della commissione di vigilanza sull’Ilva.
La procura nissena si era occupata del caso delle ex miniere trasformate in discariche già negli anni ’90. “Il sistema era unico, dalla Sicilia alla Campania. Anche in Calabria era lo stesso: non è che lì rifiutassero i soldi. Che poteva importargli, a loro, se la gente moriva o non moriva? L’essenziale era il business. So per esperienza che, fino al 1991, per la zona del sud, fino alle Puglie, era tutta infettata da rifiuti tossici provenienti da tutta Europa e non solo dall’Italia” ha raccontato l’ex camorrista Carmine Schiavone già nel 1997, in alcuni verbali subito secretati.
Agli atti della procura di Caltanissetta ci sono anche diversi dati sull’incidenza dei casi di tumore e la mortalità nella zona. Negli 11 Comuni vicini alle miniere di Pasquasia e Bosco Palo, infatti, il 43 per cento dei decessi avviene a causa di tumore, quattro volte in più di quanto accade a Gela, che pure è appestata dagli anni Sessanta dalle ciminiere del Petrolchimico. Mentre nell’intera provincia nissenao  nel biennio 2008-2009 i malati di tumore sono quasi 4mila  contro i 1.200 della media nazionale. Numeri sconcertanti, che fanno delle ex miniere nissene la Terra dei fuochi siciliana.  -


Caso Manca, l’Antimafia

sentirà il Procuratore di 

Viterbo.

di Luciano Mirone

Pubblicato da www.loraquotidiano.it
La Commissione nazionale antimafia ha deciso di ascoltare il procuratore di Viterbo Alberto Pazienti e il Pubblico ministero Renzo Petroselli per la morte dell’urologo Attilio Manca. Lo ha stabilito questa mattina l’Ufficio di presidenza della Commissione (presidente Rosi Bindi, vice presidente Claudio Fava) dopo la “due giorni” (27 e 28 ottobre) che l’Antimafia ha trascorso a Messina per approfondire il fenomeno mafioso, in particolare di Barcellona Pozzo di Gotto, con specifico riferimento alle “morti eccellenti” del giornalista Beppe Alfano, dell’urologo Attilio Manca e del professore universitario Adolfo Parmaliana.
A convincere la Commissione di indagare sulle cause che hanno portato allo strano decesso di Attilio Manca, 34 anni – trovato senza vita nel suo appartamento di Viterbo la mattina del 12 febbraio 2004 – è stata l’audizione dei suoi familiari, che hanno escluso il suicidio – come fanno da dieci anni, completamente inascoltati dalla procura di Viterbo – ed hanno confermato la loro tesi dell’omicidio, collegata – a loro avviso – all’operazione di cancro alla prostata subita da Bernardo Provenzano nel 2003 a Marsiglia.
Diversi i motivi che portano i Manca ad escludere il suicidio per overdose del loro congiunto, come invece viene teorizzato – in verità senza prove – dai magistrati laziali: i due buchi non si sarebbero dovuti trovare nel braccio sinistro, dato che il medico era un mancino puro; le due siringhe sono state trovate con i tappi salva ago ancora inseriti; sulle stesse siringhe non sono state rinvenute le impronte digitali della vittima; nell’appartamento non sono stati reperiti gli oggetti per farsi di eroina (il laccio emostatico, il cucchiaio sciogli-eroina, l’involucro di stagnola).
A suffragare la tesi dell’omicidio contribuiscono notevolmente le foto scattate dalla Polizia dopo il rinvenimento del cadavere: il volto sanguinante, il setto nasale deviato, le labbra tumefatte, i testicoli gonfi, degli evidentissimi lividi sullo scroto, che più che a un decesso per overdose portano a pensare ad una violenta colluttazione. E però di questi particolari non si trova traccia né nel verbale di sopralluogo stilato dalla stessa Polizia, né nel referto autoptico redatto dal Medico legale Dalila Ranalletta, che ha effettuato l’autopsia. Per la Procura, per il Gip e per la Polizia di Viterbo si tratta di una overdose di eroina. Per loro Attilio Manca – dopo i buchi fatali – avrebbe lavato il cucchiaio e avrebbe fatto sparire l’occorrente per drogarsi (anche in questo caso senza uno straccio di prova).
Solo lo scorso anno è stata rinviata a giudizio una donna romana, Monica Mileti, accusata di avere venduto ad Attilio Manca la dose di droga che lo avrebbe portato alla morte, circostanza che la Mileti ha smentito subito dopo il fatto. La prima udienza è iniziata lo scorso 23 ottobre. Il giudice monocratico ha escluso come parte civile i familiari dell’urologo perché, a suo avviso, “non sono stati danneggiati dalla morte del loro congiunto”. Di avviso contrario la Commissione nazionale antimafia. La presidente Bindi ha detto l’altro ieri in conferenza stampa che la morte di Attilio Manca “è un omicidio”. E il vicepresidente Claudio Fava non esclude affatto che possa essere collegata sia all’operazione di cancro alla prostata di Provenzano a Marsiglia, sia alla latitanza dello stesso Provenzano a Barcellona Pozzo di Gotto. Oltre ai magistrati di Viterbo, nei prossimi mesi, saranno ascoltate tante altre persone che potrebbero dire molto su questa storia.-