giovedì 31 gennaio 2013


Sanità
DENUNCE  E  SOSPETTI,  L'ASP  DI  PALERMO  NELLA  BUFERA..

Crocetta silura il manager Cirignotta. 

Giovedì 31 Gennaio 2013 - 22:10

Il governatore si presenta in Procura per denunciare una turbativa d'asta su una gara per forniture ad un'azienda sanitaria siciliana. Poche ore dopo arriva la revoca del mandato al manager e magistrato. Che cade dalle nuvole: "Non so niente di cosa sia successo".  


PALERMO - Salvatore Cirignotta non è più il manager dell'Azienda sanitaria provinciale di Palermo. Defenestrato dalla giunta Crocetta ad appena un mese da una conferma che aveva fatto discutere. Era stato l'unico dei manager bocciati dall'Agenas, l'organismo di valutazione a restare in sella.La revoca del suo mandato arriva al termine di una giornata frenetica. La motivazione resta top secret. Proprio questo pomeriggio c'era stato il clamoroso annuncio di Rosario Crocetta all'uscita dal Palazzo di giustizia di Palermo: “Abbiamo bloccato la turbativa di un'asta per una mega fornitura di un'azienda sanitaria siciliana”. Il governatore non ha detto di quale provincia stesse parlando. Ha giustificato il suo silenzio "per evitare guai per i nostri dirigenti che sono al lavoro”.Si tratterebbe proprio dell'Asp di Palermo. A confermarlo è la presenza al palazzo di giustizia di alcuni dirigenti dell'azienda con sede in via Cusmano. Quella che fino a stasera è stata diretta da Cirignotta. Anzi, lo sarà fino a domani, giorno in cui dovrebbe ricevere la revoca firmata dall'assessore Lucia Borsellino. Cosa è accaduto? C'è un collegamento fra le due vicende oppure sono indipendenti l'una dall'altra? Il giallo resta e viene alimentato dalle stesse parole di Cirignotta. “Non so niente. Lo sto apprendendo da voi. Cado dalle nuvole”.Al termine del vertice nella stanza del procuratore aggiunto Leonardo Agueci, il governatore aveva aggiunto un particolare che rendeva ancora più inquietante la vicenda: “Ieri sera un dirigente dell'azienda sanitaria è stato bloccato e minacciato con un coltello. Gli hanno portato via alcuni documenti che testimoniavano la turbativa. È un fatto senza precedenti che non possiamo tollerare. Abbiamo scoperto una situazione gravissima. La turbativa era ancora in corso. Nel giro di pochi giorni si sarebbe completato l'iter per una gara milionaria. Non potevamo perdere tempo e abbiamo deciso di denunciare tutto alla magistratura”.Anche su questo Cirignotta è disorientato: “Uno minacciato con un coltello, non so niente. Ma di che sta parlando?”. Da lui sappiamo che l'unica grossa gara in corso all'azienda sanitaria di Palermo è quella per la fornitura di pannoloni: “Le commissioni stanno lavorando. E in ogni caso io cosa c'entrerei. Io non so di nulla”. E la revoca: “Le ripeto, non so nulla. Ci deve essere una motivazione. Su due piedi non so proprio che dirle". -

OLIVERI : BREVE RICERCA CRONISTORICA DI ANTICHI FATTI E DI PARADOSSI NOSTRANI DI OLIVERI E DELLA SUA GENTE - CONCLUSIONE

Copiato da pagina 93 del libro scritto dal Segretario comunale Giuseppe Triolo:

Il Feudatario, o chi per esso, ha sostenuto per vie traverse, che i possedimenti di Oliveri sono delineati e correlati come segue:

a) nei confronti del Comune di Oliveri, per il proscioglimento della promiscuità degli usi civici, non opponendo alcun motivo di opposizione-reclamo per i limiti della consistenza dell'intero feudo, per altro delimitati e dscritti dalla pianta topografica del perito L. Peronaci eseguita e rassegnata il 31 dicembre 1843, ordinata ed approvata dall'Intendente di Finanza  di Messina ed omologata con il Real rescritto del 9 settembre 1846, il feudo di Oliveri limita dal Castello e dintorni al monte;

b) nei confronti del demanio marittimo, il feudo invece limita dalla spiaggia al monte, conglobando persino l'abitato di Oliveri.

Da ciò si evidenziano due situazioni tra di loro contrastanti, due modi di essere dell'atto amministrativo, l'uno derivante dall'ex feudo in se, circoscritto e delimitato da piante planimetriche con un iter secolare giurisdizionale, e l'altro dalla qualificazione dei relitti del mare, quali terreni, emersi dall'abbandono del mare e dal prosciugamento del lago, portatore di malaria, con il Real rescritto del 28 aprile 1859, qualificati "Terreno demaniale e non comunale", peraltro dal demanio marittimo ritenuti ed attribuiti al feudatario dell'epoca come proprietà privata.
Stante la contrastante collocazione delle questioni predette, non v'è dubbio alcuno che la delimitazione del demanio marittimo è da ritenersi, ad ogni effetto, invalida, quindi NULLA, (come dire: nullità assoluta), per cui sorge l'obbligo da parte del demanio marittimo di riesaminare i verbali di delimitazione della spiaggia per annullarli o, quanto meno, revocarli per la tutela del pubblico interesse.
Ciò appare chiaro, inequivocabile per non essere stata  rispettata la qualificzione sovrana dell'abbandono delle terre dal mare.

Ora, per assurdità, se si riconoscesse valido il confine del mare, ritenuto ed ammesso dalla Capitaneria di Porto, quale limite dell'ex feudo, al Comune di Oliveri, per derivazione, spetterebbe il quinto del valore delle terre non valutate e periziate nel precedente giudizio di proscioglimento della promiscuità degli usi civici, cioè per quelle terre, ritenute e qualificate con real rescritto, demaniali.
Comunque sia, per detti terreni, spetterebbe al Comune per gli usi civici esercitati il quinto del valore del demanio marittimo.
Se, invece, i verbali della Capitaneria di porto, relativi alla predetta delimitazione della spiaggia di Oliveri sono ritenuti e riconosciuti invalidi, quindi nulli per illegittimità assoluta, come si prospetta, il demanio acquisterebbe un incommensurabile valore venale del terreno, incombendogli, però, l'obbligo di liquidare il quinto del valore del bene per gli usi civici esercitati (come il pascolo autorizzato col privilegio del 18 gennaio 1360 sulle aree maresche), e di sanare le occupazioni abusive dei cittadini, tranne quelle attribuite in proprietà, senza titolo, al feudatario che, nel frattempo, per il possesso esercitato avrebbe causato danni al Comune, allo Stato ed ai cittadini interessati.
Ciò soprattutto perchè non deve esistere disparità e disuguaglianza, in quanto non vi sono - e non ve ne debbano essere - figli e figliastri.
Meglio non vi debbano essere cittadini tartassati-vessati al pagamento di milioni annui di imposte varie ed altri che sfruttino  e godano beni demaniali di pertinenza anche dei tartassati.
Ciò è chiaro, inequivocabile ed incontestabile.
Se poi, infine, si consideri che il demanio marittimo prima ritiene, riconosce ed ammette, giusta verbali di delimitazione della spiaggia, i relitti del mare come proprietà privata del feudatario pro tempore e successivamente l'Intendenza di Finanza, per il tramite dell'Ufficio del Registro di Patti, procede alla vendita con atto pubblico notarile allo stesso feudatario parte di detti relitti, senza indicarne una possibile sdemanializzazione degli stessi o giusta causa (confrontasi compravendita del Notaio Dr. Vincenzo Beninato, Rep. 12111 del  24 giugno 1938, registrata a Patti il 14.9.1939) non vi è dubbio alcuno di essere stato travisato il colmo dei colmi di ogni immaginario paradosso.
Come precedentemente in vario modo esplicitato, il disconoscimento della proprietà dei relitti del mare di Oliveri, autoattribuitasi dal feudatario dell'epoca col rivelo del 1815 (allegato in fotocopia informe in appendice) affonda le sue origini nella interpretazione del real rescritto del 28.4.1859 (allegato in fotocopia informe in appendice, per cognizione), che appare essere indiscutibile.
Non è un fatto da poco, che ora, dopo un secolo, si venga a scoprire che i relitti del mare di Oliveri, non sono stati, nè lo potrebbero essere, di proprietà del feudatario in parola perchè non usucapibile.

Si ha pertanto motivo di ritenere che tutto ciò, nel prossimo avvenire venga appurato e confermato per una più corretta proposizione dell'affare, conformemente a legge.

QUESTA E' DUNQUE STORIA VERA, NON FAVOLA, DEL COMUNE DI OLIVERI, CHE DICE COSA SI E' FATTO E COSA SI PUO' ANCORA FARE.
COSA SI E' OTTENUTO E COSA SI PUO' ANCORA OTTENERE PER INTEGRARE E CONGUAGLIARE IL DOVUTO, SPETTANTE PER DIRITTO, NELLA SPERANZA CHE OGNUNO FACCIA IL PROPRIO DOVERE DI CITTADINO.
IN ALTRI TERMINI CHI HA LEALMENTE LOTTATO PER IL PROPRIO COMUNE PUO' ESSERE ED ANDARE FIERO, MENTRE NON POTRA', INVECE, ESSERLO CHI HA CHINATO IL CAPO, TRASCURANDO GLI INTERESSI LEGITTIMI DELLA CITTADINANZA LOCALE.

Orbene, ove il feudatario non rilasci al Comue di Oliveri volotariamente, da conguagliare, i terreni giudizialmente attribuitigli, ci si prepari a questa nuova lite civile con grande rispetto per gli oliveresi.

CONSAPEVOLI  CHE  LE  RESISTENZE  BARONALI  E/O  DEGLI  AMMINISTRATORI  SARANNO  FORTI,  ALCUNE  VISIBILI,  ALTRE  DI  SOTTOBANCO,  COSI'  COME  SI  E'  PRATICATO  NEL  TEMPO  PASSATO.

L'AUTORE  LICENZIA  IL  PRESENTE    STUDIO  DI  RICERCA  CRONISTORICA  PASSANDO  IL  TESTIMONE  A  CHI  DI  DOVERE.

SPERIAMO  CHE  NON  RESTI  VANA  FATICA  E  TEMPO  PERSO.

"CONTRA  FACTUM  NON  DATUR  ARGOMENTUM".  CONTRO  I  FATTI  NARRATI  NON  C'E'  ARGOMENTAZIONE  CHE  POSSA  VALERE.  -  GRAZIE. -  

____________________________

Per conto di tutti i Cittadini onesti di Oliveri, desidero onorare la memoria del defunto Segretario Giuseppe Triolo e ringraziarLo per l'interessante lavoro svolto a beneficio di questa comunità.

Molti concittadini affermano di non conoscere la "Breve ricerca cronistorica" scritta dal suddetto Funzionario comunale.
Prego i lettori di questo blog di voler dare la massima diffusione a tale importante ricerca.

Temo, però, che lo studio del Segretario Triolo resterà "vana fatica e tempo perso" perchè "CHI  DI  DOVERE",  per propria costituzione - intellettuale e morale -, non è propenso ad intraprendere "questa nuova lite civile con grande rispetto per gli oliveresi".
E' più incline, invece, a tutelare piccoli o grandi privilegi privati, ad usare violenza contro i deboli anche commettendo reati, ad utilizzare i propri poteri per conseguire vantaggi personali adottando qualunque strategia lecita e/o illecita.

NE'  SI  PUO'  SPERARE  "CHE  OGNUNO  FACCIA  IL  PROPRIO  DOVERE  DI  CITTADINO". -
 
Antonio Amodeo

mercoledì 30 gennaio 2013

ELEZIONI, SICILIA IN BILICO

Fonte: www.lasiciliaweb.it

Sondaggio Demopolis per il nostro quotidiano: nelle intenzioni di voto per la Camera la coalizione di centrosinistra si attesta oggi al 29,5%, quella di centrodestra al 29%. Il Movimento 5 Stelle primo partito. Il 45% dei cittadini orienterà la sua scelta di voto in base al candidato premier.
 
30/01/2013
Nel voto per le Politiche del 24 e del 25 febbraio, la Sicilia si rivelerà ancora una volta determinante per l’attribuzione della maggioranza al Senato alla coalizione vincente. Mentre, ad oggi, Bersani avrebbe a livello nazionale un margine sufficiente per la vittoria alla Camera, la sfida per Palazzo Madama - basata sui premi regionali – si giocherà prevalentemente in Lombardia ed in Sicilia, le due regioni maggiormente in bilico, nelle quali l’Istituto Demopolis registra una situazione di sostanziale parità tra i due maggiori schieramenti.

"La profonda crisi economica che ha colpito le famiglie ed il tessuto produttivo dell’Isola – afferma il direttore dell’Istituto Demopolis Pietro Vento – non potrà non incidere sugli esiti della competizione elettorale. Sia pur ridimensionato rispetto ai mesi scorsi, il tasso di astensionismo e di incertezza in vista del voto risulta in Sicilia molto alto: circa un terzo degli elettori potrebbe restare a casa. Appena il 58% dichiara di aver già compiuto una scelta definitiva su un partito. Il 23% non ha ancora deciso; il 19% esprime un’intenzione di voto, ammettendo però che potrebbe cambiare idea prima del 24 febbraio. A rendere ancora più evanescente il consenso – conclude Pietro Vento – contribuisce il "Porcellum", la legge elettorale in vigore con le liste bloccate".

Il 45% dei cittadini orienterà infatti la sua scelta di voto prevalentemente sul candidato Premier o leader della coalizione; circa un terzo sceglierà il partito, appena il 23% si orienterà in base ai candidati in lista per la Camera o il Senato a livello locale. Se ci si recasse oggi alle urne, il Movimento 5 Stelle, con il 21%, sarebbe il primo partito in Sicilia: ben cinque punti sopra l'attuale media nazionale. Grillo appare in grado di intercettare l’insofferenza di buona parte degli elettori che sembrano premiare l'assoluta contrapposizione agli schemi tradizionali della politica.


L'Istituto Demopolis ha analizzato, per il quotidiano La Sicilia, il peso delle principali coalizioni in Sicilia a 25 giorni dall’apertura delle urne. Nelle intenzioni di voto per la Camera, il Centro Sinistra si attesta oggi al 29,5%, il Centro Destra al 29%: una sostanziale parità. Al 21% si posiziona il Movimento 5 Stelle; al 13% la coalizione per Monti, al 5,6% Rivoluzione Civile di Ingroia.



"In un clima di grande incertezza – sostiene Pietro Vento – è molto alto il numero di quanti prendono per il momento in considerazione più di una lista. Significativo appare, dunque, il bacino potenziale dei diversi schieramenti: le coalizioni di Bersani e Berlusconi potrebbero entrambe raggiungere nell’Isola il 36%. Grillo il 30%, l’area di Monti il 21%, Ingroia il 9%. Il consenso verso molti partiti appare oggi estremamente liquido ed instabile. Saranno come sempre gli elettori indecisi – conclude il direttore dell’Istituto di Ricerche – a determinare l’esito finale della competizione elettorale".

È una fotografia, quella scattata oggi dal Barometro Politico dell’Istituto Demopolis, destinata ad essere profondamente modificata da 25 giorni di campagna elettorale. Decisivo potrebbe rivelarsi il risultato della lista del presidente della Regione Rosario Crocetta. In costante mutazione risultano, ad esempio, il consenso al M5S e, in particolar modo, il voto alla Lista Monti, la cui coalizione appare in Sicilia tendenzialmente più debole al Senato rispetto al consenso ottenuto alla Camera.

Sulle base delle ultime stime sulle intenzioni di voto, Demopolis ha realizzato una simulazione sull’assegnazione dei 25 seggi al Senato nell’Isola: determinanti per la futura maggioranza del Paese. Centro Sinistra e Centro Destra avrebbero oggi possibilità quasi equivalenti di conquistare il premio di maggioranza in Sicilia. In caso di vittoria, la coalizione vincente otterrebbe 14 seggi, quella perdente 5. In base alla proiezione Demopolis, 4 senatori andrebbero al Movimento 5 Stelle, 2 alla Lista Monti per l’Italia.



L’indagine è stata condotta dal 26 al 29 gennaio 2013 dall’Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis, per il quotidiano La Sicilia, su un campione di 1.008 intervistati, rappresentativo dell’universo degli elettori siciliani. Il Barometro Politico Demopolis è diretto da Pietro Vento con la collaborazione di Maria Sabrina Titone e Giusy Montalbano; supervisione della rilevazione demoscopica con metodologie integrate cati-cawi di Marco E. Tabacchi.-

GRILLO : "SUBITO IL REDDITO DI CITTADINANZA".

 Fonte: www.lasiciliaweb.it
 
Il leader del M5s a Messina per lo Tsunami tour: "Appena entrati in Parlamento garantiremo un introito fisso a chi non ha lavoro o lo perde, come in tutta Europa. Vada la figlia della Fornero in un call center per 400 euro. Lo scandalo Mps? Tre volte più grande di quello Parmalat. Per il ponte facciamo un referendum". Stasera comizio a Catania.
 
30/01/2013
 
MESSINA - "La prima cosa che faremo, dopo essere entrati in Parlamento, è il reddito di cittadinanza per chi perde o non ha il lavoro. C'è in tutta Europa, non lo abbiamo solo noi e la Grecia". Beppe Grillo, leader del movimento Cinque stelle, ha cominciato così da Messina il suo Tsunami tour siciliano per le elezioni nazionali.

"I giovani - ha detto Grillo durante un comizio a piazza Cairoli - non saranno più costretti ad accettare qualsiasi lavoro. Non è giusto che chi si laurea, oppure ottiene per esempio un master all'estero, debba poi lavorare in un call-center per 400 euro al mese. Vada la figlia della Fornero a fare questi lavori. Con il reddito di cittadinanza per tre anni daremo mille euro al mese, per dare tempo al disoccupato di cercare lavoro. Daremo noi le opportunità di lavoro negli uffici di collocamento dove, attraverso la rete, offriremo due o tre lavori. Se rifiuti perdi il sussidio. La prima cosa da fare è questa siamo in emergenza nessuno deve rimanere indietro".

L'ex comico ha parlato anche del ponte sullo Stretto: "Ancora se ne discute, ma serve solo a fare progetti da 600 milioni e per dare le solite tangenti alla stessa gente. Noi vogliamo introdurre nella Costituzione il referendum propositivo senza quorum: vince la metà piu uno.Se vince, chi vuole farà il ponte, altrimenti niente".

Inevitabile il riferimento all'ultimo scandalo bancario: "Ho parlato al Monte dei Paschi di Siena e ho visto come funziona il sistema delle banche. In questo caso hanno preso una delle più antiche d'Italia, che era l'orgoglio dei toscani e valeva 20 miliardi di euro nel '95, adesso ne vale 2. Hanno preso i beni che erano dentro la banca, e appartenevano ai toscani, li hanno quotati in borsa, aprendo la banca alla finanza speculativa".

"Si sono spolpati - ha aggiunto - banche, assicurazioni palazzi, non e rimasto quasi più niente. Dentro la banca, se si va a vedere la fondazione, ci sono persone nominate dalla Regione, dalla provincia e dal Comune: il 99 percento sono del Pd dal '95 a oggi. Allora si deve fare un'indagine dal '95 a oggi su tutta la gestione del Pd. Si sono comprati una banca che valeva tre, spendendo 10, quindi 7 di minus valenza. Questo è uno scandalo tre volte più importante di quello della Parmalat: mancano già 24 miliardi, tutte tangenti che sono andate all'estero e sono tornate con lo scudo fiscale per il quale il Pd si è rifiutato di controbattere in Parlamento. Poi, il provvedimento è stata approvato, adesso capiamo il perché".

"Il presidente della banca, Profumo - ha detto ancora Grillo - ha vissuto sempre a pane e Pd, invece di aprire una commissione d'inchiesta seria sul Pd, su chi doveva controllare Banca d'Italia e Consob, poi ha licenziato 400 persone. Questo è il sistema, i partiti sono diventati banche e le banche partiti, la prima cosa che faremo in Parlamento è mandarli tutti a casa".

Infine il leader a 5 stelle ha sottolineato come "molti ci chiedano dove troveremo i soldi per applicare le nostre riforme: potremmo prenderli dai 98 miliardi di elusione fiscale delle slot-machine, che sono in concessione ad aziende statali. Novantotto miliardi equivalgono a quattro manovre finanziarie. Si possono poi tagliare i costi della presidenza della Repubblica, che ci costa 240 mln all'anno. Togliamo infine i rimborsi elettorali che sono arrivati a 3 miliardi e mezzo. Noi, in tre anni, non abbiamo preso un euro e abbiamo rifiutato i rimborsi elettorali; lo possono fare anche gli altri". Nel pomeriggio (alle 17) Grillo sarà a Ragusa e in serata a Catania, in piazza Università, a partire dalle 20.30  -

IL PRESIDENTE CROCETTA

"Cas, una vergogna continua
Revocherò altri tre appalti".

Mercoledì 30 Gennaio 2013 - 17:29
Fonte: www.livesicilia.it 

Il governatore: "Il dirigente Frisone, dopo la revoca alla Ventura spa s'è inventato una procedura d'urgenza per affidare a tre ditte i compiti prima attribuiti alla società destinataria di un'informativa antimafia. Un nuovo e intollerabile spreco".

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PALERMO - "Con un provvedimento velocissimo il dottor Frisone, dirigente del Cas e responsabile unico dell'appalto di 8 milioni 130 mila euro da cui è stata espulsa la ditta Ventura Spa di Barcellona Pozzo di Gotto, ha pensato di risolvere in modo eccellente la 'continuazione' dello spreco". La denuncia è del presidente della Regione Rosario Crocetta, che prosegue la propria battaglia contro il Consorzio autostrade siciliano.

E nel mirino, è finito il direttore dell'ente, che "pur di dimostrare l'indispensabilità del servizio, - questa la ricostruzione di Crocetta - si è inventato un affidamento in somma urgenza per 90 giorni a tre ditte: la ditta Drago di Tusa, la ditta Isgrò di Barcellona Pozzo di Gotto e la ditta Buscemi, al costo di 15 mila euro per avere in cambio circa 5 furgoncini che in passato sono invece costati soltanto 3500 euro di affitto al mese, essendo gli stessi adoperati dal personale interno assunto per svolgere tale mansione. Ora - prosegue il governatore  - non solo il Cas non utilizza il personale in modo corretto, ma penalizza l'amministrazione di un costo terribile di spese. Anche se tali funzioni non potessero essere realizzate da personale interno, potrebbero essere gestite dal corpo forestale che ha a disposizione mezzi e uomini. Ho gia inviato lettera al Cas per revocare l'ennesima vergogna e informerò gli organi competenti del tentativo in atto di danno all'erario, che viene perpetrato all'interno di tale ente regionale". L'affondo del governatore rappresenta solo l'ultima puntata di una vera e propria "guerra" contro il Consorzio, considerato luogo dello spreco. Solo nelle ultime settimane, infatti, "l'ira" del governatore s'era già abbattuta contro tre società titolari di contratti con l'ente: la Tecnital, la Ventura spa e la Eurotel.  -






Lei è più cuffariano di me...

Mercoledì 30 Gennaio 2013 - 07:00
  
Fonte: www.livesicilia.it

Cuffariano, cuffarista, cuffarisma. Il cuffarometro della politica. Ma perché continuare a prendere in mezzo un vinto che non può più difendersi? E poi siamo sicuri che ci sia solo il Cuffarismo tra le piaghe della nostra terra?.

Cuffariano sarà lei. No, lei è più cuffariano di me.
E la spoglia di un vinto, rinchiuso in carcere per sua colpa,
sua colpa, sua massima colpa, è il nuovo insulto di moda
nella terra che vuole guardarsi allo specchio dell'antimafia,
per mostrarsi diversa da quella che è. Per dimenticare.
Nella contesa tra Pierferdinando Casini e Antonio Ingroia,
con la triangolazione di Giampiero D'Alia, si commette un
peccato di indecenza.
Si manifesta viltà nei confronti di un uomo che non può più
rispondere.
E' la stessa bieca operazione che si compie, con tecnica uguale
in figure opposte, per la memoria di Paolo Borsellino.
Nel caso del giudice assassinato da Cosa nostra, ci si
proclama suoi continuatori in esclusiva, si prendono a sproposito
dichiarazioni e parole lontane, applicandole a un contesto
differente.
Si certifica una falsificazione con furto.
Tanto l'interessato non potrebbe sconfessare nessuno.

Nella vicenda di un politico colluso con la mafia, si sbeffeggia un cognome, immergendolo con crudeltà nel fango mediatico e non per pedagogia della legalità. Per fame di consenso. Un'altra appropriazione indebita di identità, elevata a paradigma della sconcezza e del male assoluto. E il coinvolto è vivo, ma neanche lui può replicare. Troppo flebile è la sua voce dal fondo di una cella in cui sconta la sua condanna. Stessa metodologia per personaggi irriducibili: la sottrazione (dis)umana al silenzio obbligatorio, per arricchire un bottino polemico di tornaconto.

Che Totò Cuffaro stia soffrendo la reclusione per sua scelta, per errori, perché ha tradito la sua patria e i siciliani onesti è verità che indigna e addolora. Indigna coloro che credono alla buona politica, al valore di comportamenti ineccepibili alla necessità non solo dichiarata ma effettiva dello strappo da ogni forma di contiguità con le zone d'ombra. Addolora molti che scambiavano un rapporto di consuetudine amichevole con l'ex governatore e hanno scoperto la sostanza di un indigesto profilo penale ed etico dietro la bonomia della disponibilità e della vasata. Ma altra cosa è lo scippo, proprio l'atto di scippare a una persona il nome, ridurre un'esistenza intera a un neologismo spregiativo per apporre un marchio familiare e perpetuo di ignominia. E poi, storicamente, non c'è stato, non c'è solo il cuffarismo tra le nostre piaghe. Ci sono numerosissimi altri "ismi" che meriterebbero sanzioni gravissime e che vengono salvati da una conveniente ipocrisia.

Dovrebbe saperlo un politico esperto e navigato come l'onorevole D'Alia che viene dalla stessa parrocchia politica del reietto Totò e che ha tirato il suo sassolino, nella lapidazione generale, asserendo: "Orlando e Cuffaro appartengono alla preistoria". Non è vero, né per l'uno né per l'altro. Magari le clientele e la mafia, cuffariste o non, fossero i segni labili di un regime in disuso. Oggi potremmo celebrare la nostra redenzione. Purtroppo non è così. Caro onorevole, perché fare finta di ignorarlo?.  -

SEQUESTRATO IMPIANTO "BIOGAS" DISCARICA MAZZARRA' S. ANDREA.


In data 29 gennaio 2013 Ufficiali di P.G. del Corpo Forestale Regione Siciliana hanno proceduto al sequestro preventivo dell’impianto di trasformazione in energia elettrica del biogas annesso alla discarica di rr.ss.uu. di C.da Zuppà del comune di Mazzarrà Sant’Andrea. L’attività di P.G. è stata delegata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona P.G. a seguito d’indagine coordinate dal dott. Giorgio Nicola ed il sequestro preventivo è stato disposto dal G.I.P. dott.ssa Anna Adamo. L’impianto è stato consegnato in custodia giudiziale al responsabile tecnico della Osmon S.p.a. presente sui luoghi e lo impianto stesso resta attivo per non determinare situazioni di criticità nel corpo della discarica. Il Giudice ha inoltre disposto il divieto di cessione dell’energia prodotta. A cura della Procura è stato nominato Amministratore Giudiziario dell’impianto in questione il Prof. Ing. Giuseppe Cannistraro di Palermo. Il personale operante in forza anche al Distaccamento Forestale di Barcellona P.G. è stato coordinato dell’Ispettore Ripartimentale delle Foreste di Messina. -
CRONACA
data articolo30 gennaio 2013
Fonte: www.oginotizie.it

Veleno nella vagina per uccidere il marito: arrestata.

Rio de Janeiro - Si è cosparsa la vagina di veleno e poi, seducente e melliflua, ha implorato il marito di 'concederle' un rapporto orale. Quando però l'uomo ha avvicinato la bocca alle parti intime della consorte, si sarebbe tirato indietro all'ultimo minuto, a causa di  “un forte odore tossico” emanato dalla vulva della donna.
Il fatto è accaduto in Brasile, a São José do Rio Preto, dove l'aspirante vedova avrebbe già confessato il tentato omicidio, e le accuse del marito, 43enne, avrebbero trovato piena conferma in seguito ad un'analisi effettuata sulle parti intime della moglie, dove è stato ritrovato un quantitativo di veleno sufficiente ad uccidere sia il marito che lei stessa. Perchè allora correre questo rischio? La signora avrebbe motivato il crimine affermando di aver chiesto il divorzio al marito. Divorzio che però, evidentemente, lui non voleva concederle. -
ECONOMIA
data articolo29 gennaio 2013
Fonte: www.oginotizie.it

Un sistema democratico volutamente fallato.

Per il comune cittadino, non è un segreto, i meccanismi dell’alta finanza e dell’economia politica non sono facilmente masticabili. Di solito, e a ragione, alla “gente della strada” interessano gli effetti, le conseguenze delle decisioni che vengono elaborate e approvate nei palazzi del potere. Quel potere che, secondo quanto siamo stati abituati a considerare, dovrebbe essere esercitato da un governo nel nome del popolo, come da Costituzione, per altro presumibilmente eletto secondo un sistema democratico di voto, che presto saremo chiamati ad esprimere.
Oggi però, è fondamentalmente proprio il sistema che è mutato e che da un governo sovrano, è di fatto passato ad un governo super-partes (o almeno così dovrebbe essere) europeo. E ancora più su, ormai non è nemmeno più quello, perché, le prove sono tangibili, le redini sono tenute da un sistema, ma non più politicamente democratico, bensì bancario, in barba a quelle poche righe che formano l'Articolo 1 della Costituzione: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
Un concetto che in se’ comprende anche la sovranità monetaria, proprio quella che al nostro Paese, e non solo, è ormai stata completamente sottratta. Questo è un fatto: l’Italia non ha più il potere di emettere la propria moneta, necessaria a far fronte al debito pubblico nell’interesse della cittadinanza. La sovranità monetaria, in un contesto in cui tutta la nostra vita è basata sugli scambi di beni e servizi attraverso la moneta, resta quindi uno dei principali poteri che dovrebbe detenere lo Stato. Oggi, invece, gli Stati sono privati del potere relativo alla sovranità monetaria, poiché quest'ultima è stata interamente affidata alle Banche Centrali, in sostanza società private travestite da enti pubblici. A riprova di questo basti considerare che la Banca d'Italia è per il 95% in mano di banche commerciali e assicurazioni, e solo la quota del 5% è in mano allo Stato, detenuta da INPS e INAIL.
In queste condizioni, quando lo Stato ha bisogno di moneta per la spesa pubblica, ossia per scuole, ospedali, strade, stipendi dei dipendenti pubblici, mantenimento delle forze dell'ordine, non è più in condizioni di stampare valuta, ma deve rivolgere richiesta alla banca centrale, detentrice del potere monetario. Se quindi lo Stato ha bisogno di 100 per la spesa pubblica, concede l'equivalente della somma in Titoli di Stato (bot, cct, a scadenza) alla banca centrale, la quale a sua volta emette e presta i 100 richiesti dallo Stato. I Titoli di sono formalmente "impegni di pagamento" futuri, e sottoposti a tasso di interesse: se oggi lo Stato emettesse 100 in Titoli, tra due anni (le scadenze variano a seconda del titolo) si impegnerà a restituire alla banca centrale 100 (cifra originaria richiesta in prestito) + 4 (interessi sui titoli).
Una cosa però è importante considerare: produrre una banconota cartacea costa circa 0,30 euro alla banca centrale, che la presta allo Stato al suo valore nominale iscritto sulla banconota stessa. Inoltre, da notare che se lo Stato chiede 100 in prestito, ma dovrà restituire 104, ci saranno sempre 4 (interessi) che non esistono nella massa monetaria e che comunque sarà costretto a restituire per coprire il prestito stesso. Come farà quindi lo Stato a ripagare un debito di fatto insolvibile?
La soluzione potrebbe essere la riduzione della spesa pubblica, che si traduce in meno servizi alla comunità, e nel conseguente aumento della pressione fiscale, oppure può chiedere alla banca centrale un nuovo prestito in grado di estinguere il vecchio debito e far fronte ad una nuova spesa pubblica. E siamo così d’accapo. Un cane che si morde la coda, o almeno ci prova.
Ma per non cadere nella spirale, lo Stato è obbligato a cedere quote di sé stesso, ossia svendere la gestione relativa all'erogazione di beni e servizi utili alla collettività. In una parola: privatizzazione, a cominciare dal settore bancario e, a seguire, quello energetico, dei trasporti, delle industrie e della difesa, dalle telecomunicazioni, e così via. Una realtà che fa a pugni anche con l’Articolo 41 della Costituzione italiana, che afferma: "L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali".
Come diceva martin Luther King, una delle menti illuminate del secolo scorso: "La cosa peggiore non è la violenza degli uomini malvagi ma il silenzio degli uomini onesti". -
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Indagati ventina consiglieri lombardi.

Sono esponenti politici dell'opposizione, inchiesta su rimborsi.

29 gennaio, 21:04

(ANSA) - MILANO, 29 GEN - Sono una ventina i consiglieri dell'opposizione della Regione Lombardia indagati per peculato nell'ambito dell'inchiesta sui presunti rimborsi illeciti dalla Procura di Milano che, nei prossimi giorni, forse gia' domani, dovrebbe inviare alcuni inviti a comparire. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Alfredo Robledo e i pm Antonio D'Alessio e Paolo Filippini aveva gia' portato nei mesi scorsi all'invio di 22 inviti a comparire, tra consiglieri di Pdl e Lega, per spese 'sospette'. (ANSA)

OLIVERI, 6° PARADOSSO : PROSCIOGLIMENTO DELLA PROMISCUITA' DEGLI USI CIVICI.

Questo paradosso è pubblicato a pagina 92 del libro intitolato "Breve ricerca cronistorica di Oliveri" scritto dal Segretario comunale Giuseppe Triolo.
______________

L'argomento è stato diffusamente esposto sopra, evidenziando, per memoria, che la pianta topografica del perito L. Peronaci, datata 31 dicembre 1843, allegata informemente altrove per cognizione, costituisce il principale elemento probatorio per rilevare l'intera consistenza dei due feudi di Oliveri e Falcone.
Fin qui la trattazione dei più essenziali paradossi ricavati dalle questioni evidenziate.
Se ne potrebbero accennare altri di minore importanza, senza però trascurare di evidenziare le conseguenze che ne sono derivate dai fatti narrabili. -
____________________________

Credo che le vere conseguenze  derivanti dai fatti narrati e narrabili siano ancora da scoprire.
Malgrado l'emanazione, in quest'ultimo decennio, di ben tre nuove leggi regionali mirate ad agevolare la legittimazione degli attuali possessori di terreni demaniali gravati da usi civici, non si è raggiunto alcun risultato a causa di un totale disinteresse, sia dei beneficiari che degli Amministratori comunali e regionali.
La mancanza di sensibilità per la soluzione di tale annosa questione denota censurabile apatia di tutti i protagonisti della vicenda che meriterebbe maggiore attenzione degli interessati a motivo dei positivi risvolti economici che, sicuramente, ne deriverebbero a vantaggio di tutta la collettività. -
Antonio Amodeo

martedì 29 gennaio 2013

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D'INCA  LEVIS  CONSEGNA  CARTE  A  PM.

Manager indico' in 'segreteria Alemanno' destinazione tangente.

29 gennaio, 19:46

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - Ha consegnato carte e documenti per precisare e circostanziare meglio quello che gia' aveva detto in un precedente interrogatorio. Edoardo D'Inca' Levis oggi e' stato ascoltato per oltre tre ore dal pm di Roma Paolo Ielo. L' l'imprenditore italiano residente a Praga aveva riferito, l'8 gennaio, di aver appreso che la destinazione di una tangente da 600 mila euro subordinata all'assegnazione di una fornitura di 45 bus per la societa' Roma Metropolitane era ''la segreteria di Alemanno''. (ANSA)
ANSA.it > Cronaca > News.

Mps:pagamenti riservati a alti dirigenti.

Baldassarri e Pontone 'banda 5%'.

29 gennaio, 19:01

(ANSA) - SIENA, 29 GEN - ''Nel corso delle indagini e' stato accertato che la Lutifin Services era stata utilizzata quale veicolo per effettuare pagamenti riservati nei confronti di alti dirigenti del Monte dei Paschi di Siena''. E' quanto scrive la Gdf in un'informativa. Secondo un testimone, poi, Gianluca Baldassarri e Matteo Pontone, gia' responsabili dell'area finanza di Mps e della filiale di Londra, erano conosciuti come ''la banda del cinque per cento perche' su ogni operazione prendevano tale percentuale''. (ANSA)

Ddl riordino Province, 

accolta proposta dell’On. 

Santi Formica.


Santi Formica, foto internet

La conferenza dei capigruppo dell’Ars, questa mattina, ha accolto la proposta dell’On. Santi Formica, capogruppo della Lista Musumeci, di assegnare una corsia preferenziale per la trattazione prioritaria del Disegno di legge per il riordino delle Province regionali. La trattazione del Ddl è già stata calendarizzata per mercoledì 6 marzo, alle ore 16.
Grande soddisfazione per questa decisione è stata espressa dall’on Nello Musumeci e da tutto il Gruppo parlamentare, che la scorsa settimana, in conferenza stampa, aveva presentato il testo sulla riforma delle Province.
Il Ddl prevede, in particolare, il mantenimento delle Province regionali, ma con una sostanziale riduzione del venti per cento del numero di assessori e consiglieri provinciali e del trenta per cento delle indennità a qualsiasi titolo corrisposte. La proposta del Gruppo Musumeci prevede, inoltre, il potenziamento delle stesse Province, affidando ad esse nuove competenze in diversi settori strategici. -
Comunicato stampa

CANALIS ALL BLACK

L'ex velina testimonial in nero per una linea di intimo. -
Fonte: www.lasiciliaweb.it

Canalis all black

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Sarah: dal 25 febbraio requisitoria pm.

Fissate ultime udienze. Parti civili e difensori fino a 8 aprile.

29 gennaio, 15:36

(ANSA) - TARANTO, 29 GEN - La Corte d'Assise di Taranto ha stabilito le date delle ultime udienze del processo per l'uccisione di Sarah Scazzi.Il 25 e il 26 febbraio terra' la requisitoria il pm Mariano Buccoliero, il 4 marzo parlera' il procuratore aggiunto Pietro Argentino, poi tocchera' a parti civili e difensori degli imputati fino all'8 aprile. Gli imputati sono 9. Sono accusate di omicidio volontario, sequestro di persona e soppressione di cadavere la zia di Sarah, Cosima Serrano, e sua figlia Sabrina Misseri. (ANSA)
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Ustica:Corte,vige preponderanza evidenza.

''Processo civile autonomo da quello penale''.

29 gennaio, 15:34

(ANSA) - PALERMO, 29 GEN - ''Il processo civile risulta autonomo rispetto a quello penale, anche in materia probatoria vigendo nel processo civile la regola della preponderanza dell'evidenza o 'del piu' probabile che non'''. Lo scrive la Corte di appello di Palermo nella sentenza confermata ieri dalla Cassazione che condannava i ministeri dei Trasporti e della Difesa a pagare il risarcimento ai familiari delle vittime della tragedia aerea di Ustica. (ANSA)
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Ue: Crocetta, programmazione insensata.

Governatore, pronto a guidare rivolta regioni del Sud.

29 gennaio, 15:33

(ANSA) - BRUXELLES, 29 GEN - ''La programmazione dei fondi strutturali dell'Ue o e' globale, o e' senza senso. Ci chiedono di fare una programmazione scriteriata perche' devono far quadrare i conticini sulle loro assi. Perche' ciascun commissario non parla con l'altro'': cosi' il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, a Bruxelles, dove ha incontrato la Commissione che si occupano dei fondi strutturali.
Crocetta si ribella al modello Ue, ed e' pronto a guidare una ''rivolta delle regioni del Sud''. (ANSA)
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Brunetta, Commissario Rehn mente, lasci.

Pdl, non aveva detto che Berlusconi seguiva strada giusta?.

29 gennaio, 15:14

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - ''Il Commissario europeo per gli affari economici e monetari, Olli Rehn, mente sapendo di mentire''. Lo afferma Renato Brunetta del Pdl. ''Nel Rapporto sull'Italia del novembre 2011, concludeva: 'La strada segnata dal Governo Berlusconi rappresenta una buona base su cui proseguire per fare le riforme di cui il Paese ha bisogno'. Oggi sembra aver cambiato idea, ma non ci spiega perche'. Dopo le sue dichiarazioni odierne non possiamo che chiederne le dimissioni'', conclude Brunetta.(ANSA)
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Mps: Grillo, Bersani si dimetta da Pd.

Leader M5S, caso Monte Paschi fa impallidire rispetto a Parmalat.

29 gennaio, 14:47
 (ANSA) - ROMA, 29 GEN - Dimissioni immediate di Bersani da segretario del Pd e istituzione di una commissione d'inchiesta su Mps. E' quanto invoca Beppe Grillo sul suo blog da dove annuncia la richiesta di una commissione d'inchiesta non appena il M5S arrivera' in Parlamento. ''Mps fa impallidire non solo Parmalat, ma anche il fallimento del Banco Ambrosiano, dietro a questo colossale saccheggio, come avvenne allora, ci può essere di tutto. Craxi, in confronto, rubava le caramelle ai bambini'' dice Grillo. (ANSA)

Arresto Barresi: i dettagli dell’operazione, il boss era nascosto nel sottotetto.



Arrivano ulteriori dettagli sull’operazione che nelle scorse ore ha portato in carcere il boss latitante Filippo Barresi. L’uomo, appena bloccato, si è complimentato con gli uomini della Polizia per l’arresto. Ricerche e minuziose indagini hanno permesso di localizzarlo nell’abitazione di Salvatore Cuttone, 38 anni, che nell’ultimo tentativo di evitare l’arresto e di nascondere il boss ha sbarrato la porta di casa e spento le luci per far credere che la casa fosse vuota. Cuttone è stato ovviamente arrestato per favoreggiamento.
I poliziotti hanno fatto irruzione dalle finestre dell’appartamento e hanno scovato Barresi nascosto in un vano ricavato nel sottotetto, al quale si accedeva attraverso una piccola botola dotata di una scaletta. Cuttone si era invece nascosto nel box doccia. Dopo l’operazione “Gotha”, Filippo Barresi era l’unico esponente di vertice della famiglia mafiosa barcellonese ancora in libertà ed era perciò ritenuto un punto di riferimento per le strategie criminali. La cattura di Barresi, dopo quella definitiva dell’avvocato-boss Rosario Pio Cattafi, è un altro durissimo colpo alla criminalità organizzata barcellonese.
Il suo arresto – ha detto il procuratore di Messina Guido Lo Forteè di importanza strategica, è venuta meno una pedina fondamentale della criminalità organizzata“. Barresi recentemente era stato colpito da un importante sequestro di beni eseguito dalla Dia. Ricordiamo l’escalation criminale dell’ultimo periodo a Barcellona Pozzo di Gotto, con ben due omicidi nel giro di un mese: il primo dicembre 2012 fu ucciso il giovane Giovanni Isgrò, 23 anni, mentre il giorno di Capodanno è stato assassinato Giovanni Perdichizzi, secondo gli inquirenti esponente di spicco di un gruppo criminale dedito alle estorsioni. -

"I MAGISTRATI DEL PD SI SONO DIMESSI?".

"C'E'  UN  ECCESSO  DI  CRIMINALIZZAZIONE  NEI  CONFRONTI  DEI  PM  CHE  ENTRANO  IN  POLITICA.  GRILLO  CE  L'HA  CON  ME  PERCHE'  GLI  HO  SOTTRATTO  CONSENSI,  CASINI  HA  SEMPRE  CANDIDATO  IMPRESENTABILI,  A  PARTIRE  DA  CUFFARO".

29/01/2013
ROMA - "Svolgo la mia attività politica come magistrato in aspettativa. Del resto sono molti i magistrati eletti nel Pd che non si sono mai dimessi". Così Antonio Ingroia a "Unomattina", su Raiuno, ha commentato le critiche sulla sua decisione di dedicarsi alla politica.

"Mi sembra - ha aggiunto il leader di Rivoluzione civile - che ci sia un eccesso di criminalizzazione nei confronti dei magistrati che entrano in politica. Candidandomi alle elezioni chiedo ai cittadini di valutarmi per le mie proposte politiche, non per quello che ho fatto come pubblico ministero".

Ingroia ha sottolineato che "Beppe Grillo ce l'ha con me perché il suo movimento ha avuto un'emorragia di consensi a mio favore. La verità è che lui è un politico di professione che attacca me che sono un esponente della società civile".

Quindi la risposta alla contestazione di Casini, secondo il quale "un magistrato serio non dovrebbe, come ha fatto Ingroia, fare indagini delicatissime sulla mafia e poi presentarsi sullo stesso territorio per prendere i voti dei cittadini, utilizzando quelle indagini per prepararsi la candidatura": "Dice che la mia candidatura non è seria? E allora la sua? Lui - ha affermato l'ex pm - ha sempre candidato impresentabili a partire da Cuffaro...". -
Fonte: www.lasiciliaweb.it

MESSINA : LIEVE SCOSSA DI TERREMOTO SUI MONTI PELORITANI.

29/01/2013
Fonte: www.lasiciliaweb.it
 
MESSINA - Una scossa sismica di magnitudo 2.1 è stata registrata dai sismografi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 11.30 sui monti Peloritani, nel Messinese. L'evento è stato localizzato ad una profondità di 1.9 chilometri. Le località prossime all'epicentro sono Basicò, Fondachelli-Fantina, Furnari, Mazzarrà Sant'Andrea, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia e Tripi. -

Bagnasco: Quagliariello, Chiesa guarda contenuti e non contenitori.

28 Gennaio 2013 - 20:07

(ASCA) - Roma, 28 gen - ''La prolusione del cardinale Bagnasco smentisce quanti avrebbero voluto che la Chiesa tornasse indietro di diversi decenni, al tempo delle dichiarazioni di voto per un braccio secolare al quale delegare la mediazione delle proprie istanze''. Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del PdL al Senato.

''Oggi la Chiesa, nel solco dei pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI - prosegue -, interviene nello spazio pubblico direttamente dal pulpito, senza schierarsi per alcun contenitore ma privilegiando i contenuti secondo un ordine non casuale e rivolgendosi a credenti e non credenti.

Sta agli attori dell'agone politico, attraverso la credibilita' delle proprie proposte - conclude Quagliariello - , conquistare il voto cattolico che nessuno puo' piu' considerare di propria esclusiva pertinenza''. -

Bagnasco: sveltire processi e alleggerire macchina burocratica.

28 Gennaio 2013 - 17:31

(ASCA) - Roma, 28 gen - ''Bisogna affinare le eccellenze, sveltire i processi, alleggerire la macchina burocratica, valorizzare continuamente la creativita' e l'inventiva''. Lo ha detto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco nella prolusione di apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente iniziato oggi a Roma fino al 31 gennaio.
Per il presidente dei vescovi italiani e' necessario inoltre che ''il sistema sappia migliorare le prestazioni e innovare nel senso della sostenibilita', della ricerca, della sicurezza''. -  dab/gc

Scuola: Scelta civica, nessuna limitazione vacanze estive.

28 Gennaio 2013 - 20:56

(ASCA) - Roma, 28 gen - ''Non e' prevista nessuna limitazione a un mese delle vacanze estive delle scuole. La riforma del mercato del lavoro di Scelta Civica, alla quale lavora un gruppo di economisti insieme al prof. Pietro Ichino, sara' presentata nei prossimi giorni e non conterra' alcun taglio delle vacanze scolastiche''. Lo dichiara Mario Sechi, candidato e responsabile della campagna elettorale di Scelta Civica, in merito alle indiscrezioni sulla riforma del mercato del lavoro a cui stanno lavorando Mario Monti e un pool di economisti. -

Bagnasco: politica cessi via indecorosa per arricchimento personale.

28 Gennaio 2013 - 17:31

(ASCA) - Roma, 28 gen - ''La gente vuole che la politica cessi di essere una via indecorosa per l'arricchimento personale''. Lo ha detto il presidente della Cei, card. Angelo Bagnasco nella prolusione di apertura dei lavori del Consiglio Episcopale Permanente sottolineando che ''s'impone un potere disciplinare affidabile e una regolazione rigorosa affinche' il malcostume della corruzione sia sventato, tenendo conto pero' che a poco servono le necessarie leggi se le coscienze continuano a respirare una cultura che esalta il successo e la ricchezza facile, anziche' l'onore del dovere compiuto''. -
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Napoli vara piano rientro,pronti 280 mln.

Dieci anni per la restituzione. Deficit e debito a 1,5 mld.

28 gennaio, 22:47



(ANSA) - NAPOLI, 28 GEN - Il Consiglio Comunale di Napoli ha approvato il piano straordinario di riequilibrio finanziario pluriennale. Nelle casse del Comune arriveranno circa 280 milioni di euro, da restituire in dieci anni. Aumentera' l'Imu, sara' dismesso il patrimonio immobiliare, saranno razionalizzate le societa' partecipate e ridotte le spese del personale. E' una ''pagina storica'' con la quale ''comincia un'epoca che ci portera' definitivamente fuori dal tunnel'', ha detto il sindaco De Magistris. (ANSA)
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Costi politica: Bozza(LN), mio l'esposto.

Gdf aveva acquisito copie spese alcuni gruppi consiliari veneti.

28 gennaio, 20:15
 (ANSA) - VENEZIA, 28 GEN - Il consigliere veneto della Lega Santino Bozza ha reso noto di essere stato lui a firmare l'esposto alla Guardia di finanza che ha generato i controlli in consiglio regionale per acquisire copia degli atti riguardanti le spese di alcuni gruppi e dei rispettivi consiglieri. Bozza, in una nota, sottolinea che il suo atto non ha alcun legame con la questione della presentazione delle liste. (ANSA)
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Ruby: Ghedini-Longo, processo ingiusto.

Gravi taglio testimonianza madre e convocazione pm Fiorillo.

28 gennaio, 17:59
 

(ANSA) - ROMA, 28 GEN - ''E' ormai fin troppo chiaro che il tanto declamato giusto processo e' impossibile a Milano''. Lo sostengono gli avvocati Piero Longo e Niccolò Ghedini, criticando le decisioni del tribunale di Milano che ha deciso di tagliare la testimonianza della madre di Ruby e di convocare Annamaria Fiorillo, il pm che si occupo' della ragazza marocchina quando venne trattenuta in questura e poi 'rilasciata'. I due legali di Silvio Berlusconi hanno parlato di decisioni ''gravi''. (ANSA)

IL LACCETTO INUTILE

Il fiocco laterale dello slip slacciato e Jennifer Nicole Lee, guru americana del fitness, è quasi nuda. -
Fonte: www.lasiciliaweb.it

Jennifer Nicole Lee


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Prof Bari in fuga, perquisita casa Lazio.

Docente di Scienze delle finanze da settimane e' irreperibile.

28 gennaio, 20:22

(ANSA) - BARI, 28 GEN - Una perquisizione in un'abitazione in provincia di Roma di proprietà della docente universitaria barese di Scienze delle finanze Caterina Coco è stata eseguita oggi dalla guardia di finanza nell'ambito dell'indagine su una presunta truffa di una ventina di milioni compiuta ai danni di decine di risparmiatori di tutt'Italia. Costoro hanno affidato negli anni alla donna, da settimane irreperibile, cospicue somme di denaro affinché venisse investito in operazioni finanziarie. - (ANSA)

lunedì 28 gennaio 2013



CROCETTA: "CHE DIRE DI CHI DIFENDE I DIPENDENTI REGIONALI CON LA PORSCHE?"

28/01/2013 - "Il vecchio che resiste: Crisafulli annuncia che blocchera' l'autostrada Catania/Palermo, e sono convinto che ce la potrebbe fare da solo considerato la sua stazza, se qualcuno tocca la provincia di Enna. Solo che io non ho alcuna intenzione di toccare la Provincia di Enna, anzi voglio valorizzare quei territori che sono stati penalizzati per troppo tempo dalla politica di Crisafulli".
Lo dice il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta.

"E che dire - aggiunge Crocetta - della Ventura Spa, l'azienda estromessa dal Cas che ha un'informativa antimafia della Prefettura di Milano? Per l'esattezza un'informativa interdittiva che impedisce a quell'azienda di avere rapporti con la Pubblica amministrazione. La Ventura Spa candidamente risponde che loro sono a posto, come se in uno Stato normale ognuno stabilisce da se' se e' a posto, a prescindere da cio' che dicono le informative. E che dire, ancora, di qualcuno che si ostina a difendere qualche dipendente regionale che va a lavoro con la Porsche o la Ferrari, mentre sarebbe disposto a fare un massacro sociale dei poveri cristi che non c'entrano niente con la cricca? I siciliani stanno capendo bene che e' finita la difesa dei privilegi, dei notabili, hanno capito che si cambia".

- "Costoro - continua - rappresentano il vecchio sistema, quello che non vuole cambiare, che ha portato a 5 milioni di deficit la Regione, alla paralisi amministrativa, alla metastasi del sistema politico, economico e sociale. Non c'e' nulla da trattare riguardo al sistema di rotazione, perche' non attiene a dinamiche contrattuali. Oppure si vuole dire che senza il consenso di qualcuno non si puo' operare? Qualcuno puo' sostenere che quello della formazione sia un sistema perfetto? Che non ci sia nulla da cambiare?".

"Non si puo' - aggiunge Crocetta - difendere il vecchio, dobbiamo stabilire se vogliamo andare avanti o fermarci e trovo veramente assurdo che ci siano sindacati che non sentano il bisogno persino di sostenere questo processo di cambiamento. I diritti sono diversi dai privilegi, noi non stiamo giudicando i lavoratori, vogliamo tutelare la loro dignita', ma c'e' un sistema che non funziona e noi dobbiamo modificarlo per fare gli interessi della Sicilia".

"Per quel che mi riguarda non ho intenzione di fermarmi, con buona pace di Mirello, che dopo essere stato escluso dalla lista del Pd, arma contro la Presidenza della Regione un conflitto che non esiste, anche perche' io non la penso come Monti: voglio riformare le Province ma non abolirle e, sicuramente, voglio difendere i territori come Enna, Caltanissetta e altre piccole realta' siciliane - conclude - Sull'autostrada, quindi, Crisafulli ci finira' da solo, sperando che finalmente magari prenda un pass per qualche localita' lontana dalla Sicilia, perche' i siciliani non ne possono piu' dei notabili della vecchia politica. La rivoluzione continuera' e i siciliani capiscono bene chi sono i loro avversari". (Adnkronos) -
Fonte: www.nebrodie dintorni.it

INCHIESTA STRISCE BLU, SOSPESO IL COMANDANTE DEI VIGILI URBANI DI RIPOSTO.

LE  IPOTESI  DI  REATO  CONTESTATI  A  VARIO  TITOLO  SONO  ABUSO IN ATTI  D'UFFICIO  IN  CONCORSO  E  TURBATIVA  D'ASTA.
TRA  I  SEI  INDAGATI  ANCHE  IL  SINDACO  E  UN  EX  ASSESSORE.

28/01/2013
Fonte: www.lasiciliaweb.it
 
RIPOSTO (CATANIA) - Il comandante della polizia municipale di Riposto (Catania) Giuseppe Ucciardello è stato sospeso dalle funzioni nell'ambito di una inchiesta della Procura della Repubblica di Catania sull'affidamento del servizio di sosta a pagamento Strisce blu alla cooperativa Porto dell'Etna. Le ipotesi di reato contestate a vario titolo sono abuso in atti d'ufficio in concorso e turbativa d'asta.

Sei gli indagati, tra cui anche il sindaco di Riposto Carmelo Spitaleri e l'ex assessore comunale Michele D'Urso Michele. I reati contestati si sarebbero consumati tra la fine del 2008 ed il giugno 2011. L'ordinanza di misura cautelare del gip, è stata emessa al termine di indagini dirette dal Procuratore Giovanni Salvi e dal sostituto procuratore Assunta Musella. Ad eseguirla sono stati i militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Riposto, che hanno inoltre sequestrato le quote societarie della cooperativa.

I provvedimenti sono scaturiti da un'altra indagine che la Guardia di finanza di Riposto aveva avviato nel 2009 e che si era conclusa con l'arresto del pluripregiudicato Mario Di Bella e dell'ex assessore comunale Giuseppe Tropea, entrambi condannati con sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione per usura ai danni di un operatore commerciale che per sottrarsi agli usurai aveva tentato il suicidio.

Gli investigatori accertarono che Di Bella era socio della cooperativa, che aveva come rappresentante legale Salvatore Tropea, figlio dell'assessore comunale, e che la cooperativa non aveva i requisiti legislativi per poter ottenere l'affidamento del servizio. Gli investigatori scoprirono che la cooperativa era di fatto gestita dal carcere di Caltanissetta da Di Bella, attraverso la moglie, che avrebbe riscosso i proventi delle soste all'interno delle strisce blu e delle multe. -

Sondaggio per Sky: Sicilia in bilico.
Mezzo punto tra centrodestra e centrosinistra. 

Lunedì 28 Gennaio 2013 - 16:23  

Fonte: www.livesicilia.it

Nella decisiva sfida per il Senato, la coalizione di Berlusconi avrebbe, secondo la rilevazione di Tecnè per Sky Tg24, solo mezzo punto di margine su quella di Bersani. Exploit dei grillini sopra il 21 per cento. Molto basso il dato della lista di Ingroia. Ma gli indecisi sono ancora tantissimi.

PALERMO- La Sicilia sorride al centrodestra, anche se di pochissimo. Il sondaggio Tecnè per Sky Tg24, che ha preso in esame la situazione al Senato regione per regione, vede il centrosinistra in testa ovunque tranne che in Veneto, dove il vantaggio della coalizione di Silvio Berlusconi è maggiore, e appunto in Sicilia, dove invece il margine tra centrodestra e centrosinistra è minimo. Secondo il sondaggio per Sky, nell'Isola il centrodestra al momento totalizzerebbe il 28,1 per cento, contro il 27,6 del centrosinistra. Too close to call, direbbero gli americani: un margine di mezzo punto percentuale in un sondaggio lascia assolutamente aperto l'esito finale della sfida. Secondo il sondaggio Tecnè, sarebbe ottimo il dato del Movimento 5 Stelle, che in Sicilia (dove alle recenti regionali i “grillini” erano già stati primo partito) sarebbe al 21,1. La lista montiana è data dal sondaggio al 17,4, mentre Rivoluzione civile al 3,2, ben lontano da quell'otto per cento di cui ha parlato nei giorni scorsi il candidato premier Antonio Ingroia.

Sulla base del sondaggio, il centrodestra otterrebbe in Sicilia i 14 seggi del premio di maggioranza (decisivi, secondo Tecnè, per impedire al Pd di ottenere la maggioranza a Palazzo Madama, con la coalizione di bersanic he si fermerebbe a 157). Cinque seggi andrebbero al centrosinistra, tre al M5S e tre ai “montiani”. Va però segnalato che è molto vasta nell'Isola l'area “Incerti-Non voto”, che supera il 51 per cento, contro dati nettamente più bassi in altre regioni italiane (più alto è solo il dato della Calabria). Un ulteriore elemento per definire apertissima e quanto mai incerta la sfida elettorale nell'Isola.-

ELEZIONI, LA RETE HA LE IDEE CHIARE

IN  SICILIA  IL  M5s  PRIMO  PARTITO  CON  IL  28%.
di Pietro Vento
Luca Ciliberti
Fonte: www.lasiciliaweb.it
Sondaggio Demopolis: il Movimento 5 Stelle risulta il più votato tra i navigatori del nostro sito, seguito da Pd e Pdl. Staccati Monti e Ingroia. Il 62% degli intervistati ha già scelto definitivamente per chi votare. Dato significativo alla luce della campagna elettorale condotta prevalentemente tra tv e internet
28/01/2013
CATANIA - A quattro settimane esatte dal voto, l’Istituto Demopolis ha analizzato le intenzioni di voto e la forza delle coalizioni politiche secondo i lettori del nostro sito. I dati del sondaggio risultano di particolare interesse: se votasse soltanto il "popolo della rete", la competizione nell’Isola sarebbe una storia a tre, con il Movimento 5 Stelle al 28%, il centrosinistra di Bersani al 25% e il centrodestra di Berlusconi al 23%. Più staccate le coalizioni guidate da Monti (14%) ed Ingroia (7%).



A conferma del peso specifico che Beppe Grillo ha oggi tra gli utenti abituali del web, il Movimento 5 Stelle risulta in Sicilia, tra i navigatori della rete, primo partito con il 28%, seguito dal Pd al 19% e dal Pdl al 14%. La mancata riforma della legge elettorale, che ci condurrà a votare ancora una volta con il “Porcellum”, induce i lettori del nostro quotidiano online a ritenere, nella propria scelta di voto, il candidato Premier o leader di coalizione (Bersani, Berlusconi, Grillo, Monti, Ingroia) molto più importante degli stessi partiti e dei candidati in lista nelle diverse circoscrizioni per la Camera ed il Senato. Il sondaggio ha una valenza importante anche in considerazione del fatto che tutti i partiti in gara hanno deciso di abbandonare la tradizionale campagna lettorale fatta di volantini porta a porta e di poster abusivi ad ogni angolo delle strade. Da ogni parte si è scelto di condurre la propaganda elettorale tra televisione e internet, per questo l'opinione dei lettori marca una linea di confine importante da una fascia di elettorato molta ampia e cresciuta nel tempo.



Le intenzioni di voto, anche in rete, appaiono piuttosto instabili: sono ancora molti gli indecisi. Appena il 62% dichiara di aver compiuto una scelta definitiva. Il 17% non ha ancora deciso, il 21% dei navigatori esprime oggi un’intenzione di voto, pur ammettendo che potrebbe cambiare idea prima del 24 febbraio.



L'indagine demoscopica è stata realizzata online, dal 22 al 25 gennaio 2013, dall'Istituto Nazionale di Ricerche Demopolis tra i lettori dei quotidiani online LaSiciliaweb.it e LaSicilia.it. Supervisione della rilevazione con metodologia CAWI di Marco E. Tabacchi. Al campione demoscopico in rientro (1.614 intervistati) di navigatori della rete è stata applicata una ponderazione sulle variabili di quota in relazione al genere, alla fascia di età, al titolo di studi ed all'area geografica di residenza degli intervistati.  -

domenica 27 gennaio 2013

LA RIFLESSIONE SULLA SENTENZA DI CONDANNA CONTRO IL PG DI MESSINA FRANCO CASSATA : E COS'E NIENTE ?.




L’ultima volta che ho scritto della storia che sto per raccontarvi era il 3 dicembre del 2011. Il giorno successivo chi ha comprato l’Unità può aver dunque letto di un procuratore generale rinviato a giudizio per diffamazione. Si trattava di Franco Cassata, pg di Messina. Il pm di Reggio Calabria, Federico Perrone Capano, lo aveva citato a giudizio perché riteneva che Cassata fosse “il Corvo”, cioè che fosse l’anonimo ad aver prodotto un dossier diffamatorio – “Per motivi abietti di vendetta”, così scriveva il pm nella richiesta di rinvio a giudizio – nei confronti di Adolfo Parmaliana. Cioè nei confronti di un morto.
Un dossier diffamatorio. Che accusava un morto, addirittura suicida. E l’autore un procuratore generale. I cardini narrativi della storia che ora vi racconto sono questi.
Teniamoli bene a mente prima di tuffarci. Un tuffo che mi tocca ritardare perché è mio preciso dovere premettere che in questo caso non racconto solo da giornalista ma anche da personaggio interno alla storia.
Capita alle volte che il giornalista nell’esercizio delle sue funzioni diventi parte integrante della notizia che racconta. Questo è uno di quei casi. Di cui parlo adesso che il mio ruolo è terminato. Cioè adesso che il procuratore generale di Messina è stato condannato (il 24 gennaio) in primo grado.
Premetto di aver avuto non poche titubanze a tornare a scriverne, vista la strabordanza del mio ruolo di autrice/attrice. Titubanze infrante di fronte alla rassegna stampa del giorno dopo la sentenza. Si. La rilevanza che la stampa ha dato alla notizia mi ha spinta a non tardare oltre. Perché questa storia parla di un morto suicida diffamato, di un pg, di un pm, di un giudice onorario.
Ma parla soprattutto di un territorio che ha un vizio insopportabile. E cioè quello di togliere peso ad ogni fatto. Così che succede di tutto ma non succede mai niente.
Qualcuno (@eucromia) proprio pochi giorni fa mi ricordava la splendida esplosione di Eduardo De Filippo: “È cos’e niente”. Un’esplosione che sottolineava quel vizio consolotario, tutto meridionale, di togliere gravità ad ogni evento e così sfuggirgli: “A furia i diciri è cos’e niente, siamo diventati due cos’e niente io e te”.
Perciò che qui non voglio sottolineare le colpe dell’uomo,. Ma preme restituire peso a un fatto, per restiturne all’Istituzione.
Cassata è stato condannato a un’ammenda di 800 euro, al risarcimento alla famiglia da stabilire in sede civile. In prima grado. Sentenza che potrebbe essere ribaltata in appello. Ma la Procura di Reggio Calabria, competente per i magistrati messinesi, allora guidata da Giuseppe Pignatone, e un giudice onorario, Lucia Spinella, hanno ritenuto che un’alta carica della magistratura, cioè di un corpo dello Stato abbia agito “per motivi abietti di vendetta” per diffamare un morto. Il giudice sebbene, infatti, abbia concesso all’imputato le attenuanti generiche, ha ritenuto sussistenti le circostanze aggravanti.
Perciò ve ne parlo, perché questa storia è diventata Storia: una sentenza di condanna penale per un procuratore generale. Non si ha memoria di nessun altro precedente del genere nella Storia giudiziaria del Paese.
Perché non è “cos’e niente”. E tutti i cittadini hanno diritto a formarsi un’opinione in merito a chi ricopre ruoli istituzionali. Ancor di più, dico io, a chi è garante della legge.
La stessa legge che deve garantire l’uguaglianza di tutti.
E adesso la storia.
Non ne scrivo da quel 3 dicembre, perché il 5 ricevetti una telefonata: “Sono Perrone Capano della Procura di Reggio Calabria”.
Così il giorno successivo attraversavo lo Stretto, per essere ascoltata dal titolare delle indagini, come persona informata sui fatti. Ma perché io?
Quando il 2 ottobre del 2008 Adolfo Parmaliana si gettò da un viadotto dell’autostrada Messina-Palermo il giornale per il quale scrivevo mi affidò il servizio.
Io non l’avevo mai conosciuto e sconoscevo ogni minimo particolare delle sue vicende in vita. Così, con lo sforzo sovrumano a cui spessissimo noi giornalisti siamo sottoposti, apprendere in poco tempo tutto il possibile per raccontarlo, conobbi solo da morto Parmaliana.
Partii dall’ultimo evento. E poi a ritroso. Un uomo si era gettato da un viadotto. Un uomo che a quanto pare conoscevano tutti in città. Da Terme Vigliatore, dove viveva, a Messina dove era docente di Chimica all’Università. Perfino mia sorella lo conosceva, che per lui aveva organizzato un convegno: “Un uomo straordinario. Di una tale precisione e meticolosità. E pure squisito”. Da quelli a me vicini fino a quelli vicini a lui, un giudizio unanime. Un brav’uomo. Molto conosciuto nel suo ambiente scientifico a livello internazionale. E anche un “rompicoglioni”, come riportò Claudio Fava.
Si, rompicoglioni, perché, scoprii pian piano, aveva provato con quella meticolosità e costanza di denunciare il malaffare, le connivenze di quello con le istituzioni e la politica.
Denunce che portarono allo scioglimento del Comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose, alla richiesta di scioglimento per gli stessi motivi del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto. Questi i risultati a breve scadenza. Alla lunga, invece, un flop.
Terme Vigliatore tornò alle urne rieleggendo 11 dei 15 consiglieri presenti nella precedente amministrazione. Mentre la richiesta dello scioglimento del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto si arenò nei meandri del ministero degli Interni.
Scoprii che il punto dal quale si era gettato fu scelto meticolosamente per cadere in territorio di pertinenza della Procura di Patti e non quella di Barcellona p.g., di cui lui non aveva nessuna fiducia. Che il suo suicidio era un estremo j’accuse contro quella Procura, contro l’insabbiamento dell’informativa Tsunami, redatta dal maggiore dei carabinieri Domenico Crsitaldi, che raccontava le connivenze politico-mafiose in quel territorio.
La sua morte, fu in sostanza un atto di accusa per tutto il territorio, per alcuni in particolare, tra cui il neo procuratore generale di Messina (fu nominato l’estate precedente al suicidio di Parmaliana), ex procuratore di Barcellona, Franco Cassata.
L’editore del giornale, per questo motivo, mi chiese di intervistare anche lui, Cassata.
Lo contattai telefonicamente da uno dei telefoni della redazione. Come Parmaliana, sconoscevo anche lui. Feci le mie domande, e quando arrivai alla fine della telefonata. Al momento dei saluti mi sentii fare una raccomandazione. Il procuratore generale di Messina mi raccomandò di mantenere un profilo basso sulla vicenda che stavo per raccontare e che lo vedeva accusato.
Per questo motivo fui ascoltata dal pubblico ministero prima, durante il processo poi.
Quello che ho raccontato qui è stato perciò oggetto del dibattimento nel processo che lo ha condannato. Nel quale ho specificato di aver ritenuto la raccomandazione un’inopportuna pressione censoria.
Ecco, finita la mia parte, entriamo nel vivo delle indagini.
Parmaliana si uccide, manda una memoria alla Procura di Reggio Calabria, al Senatore Beppe Lumia, agli avvocato Mariella Cicero e Fabio Repici.
Un anno dopo viene prodotto un dossier anonimo che ne infanga la memoria, inviato al senatore Lumia e al giornalista Alfio Caruso. La famiglia sporge denuncia contro ignoti. La Procura avvia le indagini.
La Procura di Reggio passo dopo passo risale fino alla Procura generale di Messina. Perché allegato all’anonimo arrivato in diversi uffici, c’era un fax di una sentenza, inviato da una copisteria di Barcellona alla segreteria personale del procuratore. Così il sostituo procuratore reggino si reca negli uffici della Procura generale messinese per interrogare i cancellieri in servizio in quell’ufficio. Per ripetute insistenze dello stesso Cassata ospite accomodante col giovane pm d’oltre Stretto gli atti istruttori si svolgono nella stanza del pg.
Così Perrone Capano, un giovane magistrato di origini pugliesi (ora trasferito alla Procura di Bari) si accomoda nella stanza di Cassata.
Mentre ascolta l’ultima persona, Angelica Rosso, uccide la noia della verbalizzazione gironzolando per la stanza del procuratore. E nella alienante ripetitività delle domande di rito, la voce ha un cedimento. Inizia un balbettìo. Perché nella vetrinetta della stanza del procuratore generale il suo sguardo s’era posato su un dossier che recitava “esposti parmaliana da spedire”.
Il dossier anonimo, con tanto di documentazione che riguardava Parmaliana, tra cui un’ordinanza di archiviazione del Gip di Barcellona, nella vetrinetta dell’ufficio del Pg.
Sabato mattina (26 gennaio) è stato inaugurato l’anno giudiziario a Messina. Grande assente il procuratore generale appena condannato per aver diffamato Parmaliana. Dall’inizio delle indagini fino alla condanna neanche una velata menzione dall’Anm.
La condanna è di primo grado, certo. Ma qualsiasi cosa accada negli altri gradi di giudizio. Che un Procuratore generale della Repubblica venga indagato, imputato e poi condannato per aver prodotto e inviato anonimamente un dossier diffamatorio contro la memoria di Adolfo Parmaliana, di fronte all’opinione pubblica, adesso, non può e non deve essere una cosa da niente.
Tanto si deve alla memoria di un uomo che ha buttato tutto il suo peso nel vuoto, nel ‘niente’ in cui credeva di vivere.
Tanto si deve alla sua famiglia tutta ché “ogni giorno da allora viviamo senza di lui”. A Cettina Parmaliana: “Ho la consapevolezza che non incontrerò mai più nessuno come mio marito”.
A chiunque abbia il coraggio di non diventare una cosa da niente.
Perché ognuno possa sentirsi parte di una comunià, garantito dalle Istituzioni.
Per riempire di peso il vuoto che ha risucchiato lui e che avvolge tutti.
Perché mai venga tenuto un profilo basso.  -

LA DENUNCIA DI CROCETTA : "SOLDI PER SBLOCCARE LE PRATICHE".

Sabato 26 Gennaio 2013 - 17:40
Fonte: wwwlivesicilia.it 

Il governatore Rosario Crocetta, intervenuto a Gela alla presentazione delle liste del Megafono, torna a parlare della rotazione dei dirigenti all'assessorato al Territorio. Critica la posizione dei sindacati, denuncia il 'sistema mafioso' trovato alla Regione. Poi annuncia d'aver sbloccato i progetti per i porti di Gela, Marsala, Augusta e Termini Imerese.

GELA (CALTANISSETTA) - "Per sbloccare le pratiche all'assessorato regionale al Territorio e ambiente bisognava pagare". Lo ha rivelato il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, incontrando i giornalisti, a Gela, in occasione della presentazione delle liste che sosterrà: la sua, il "Megafono", al Senato, e quella del Pd alla Camera.

"Ce ne volevano di soldi", ha detto in dialetto Crocetta, in un posto dove "la corruzione l'ha fatta da padrona in questi anni". E sulle polemiche sorte dopo i provvedimenti adottati sulla rotazione di dirigenti e personale da un ufficio all'altro, ha avuto parole dure verso chi lo ha criticato, organizzazioni sindacali comprese: "Lo sanno tutti - ha detto, Crocetta - che la macchina regionale non funziona. I sindacati da che parte stanno? Dalla parte dei cittadini o vogliono rappresentare la difesa del privilegio? La rotazione rientra nelle norme sulla trasparenza e non nell'ambito della trattativa sindacale".

"I provvedimenti che abbiamo assunto in poco più di due mesi non sono stati adottati dai miei predecessori neanche in intere legislature". E annuncia altre misure imminenti ed eclatanti. Quando i cronisti gli hanno chiesto se non temesse per la sua vita dopo le minacce di morte ricevute da anonimi, il presidente della Regione ha risposto dicendo che "sono loro che devono aver paura. All'interno della Regione - ha proseguito - ho trovato un sistema mafioso ben radicato. Noi andiamo avanti, non temiamo lo scontro duro con la mafia anche se ogni tanto c'é qualche 'rascapignati' (raschia pentole, ndr) che tira fuori qualche falso dossier". Infine, Crocetta ha annunciato di aver sbloccato i progetti per i porti di Gela, Marsala, Augusta e Termini Imerese. -

MESSINA, L'INAUGURAZIONE "FANTASMA" DELL'ANNO GIUDIZIARIO : L'ASSENZA PER "CONDANNA" DEL PROCURATORE GENERALE FRANCO CASSATA E QUEL PENSIERO CHE VA AD ADOLFO PARMALIANA...



cassatafantasma
A SX LA SEDIA LASCIATA CLAMOROSAMENTE VUOTA E IL MICROFONO SPENTO DEL PROCURATORE GENERALE FRANCO CASSATA, A DX IL GIUDICE MELCHIORRE BRIGUGLIO,  CHE HA SOSTITUITO IL PROCURATORE GENERALE, DURANTE L’ATTESO INTERVENTO – FOTO DI ENRICO DI GIACOMO -

C’ERA GRANDE ATTESA ALL’INTERNO DEL TRIBUNALE DI MESSINA, DOVE SI E’ SVOLTA L’INAUGURAZIONE DELL’ANNO GIUDIZIARIO, DI VEDERE SFILARE IL PRIMO PROCURATORE GENERALE D’ITALIA CONDANNATO, FRANCO CASSATA, AUTORE SECONDO IL GIUDICE DI PACE DI REGGIO CALABRIA LUCIA SPINELLA, DEL DOSSIER ANONIMO CONTRO IL DOCENTE UNIVERSITARIO MESSINESE ADOLFO PARMALIANA, CHE NEL SETTEMBRE 2009 VENNE INVIATO ALLO SCRITTORE ALFIO CARUSO E AL SENATORE LUMIA. LE ATTESE PERO’ SONO STATE DELUSE PERCHE’ L’ALTO MAGISTRATO FRESCO DI CONDANNA NON SI E’ PRESENTATO, LASCIANDO LA PROPRIA SEDIA VUOTA E IL MICROFONO SPENTO. NESSUNO DEGLI INTERVENUTI HA AVUTO IL CORAGGIO DI MOTIVARNE L’ASSENZA…

sabato 26 gennaio 2013

SENTENZA STORICA - LA CONDANNA PER DIFFAMAZIONE DEL PROCURATORE GENERALE DI MESSINA FRANCO CASSATA : LE IMPRESSIONI D'UDIENZA DI FABIO REPICI, L'AVVOCATO "EROE" CHE HA RIDATO ONORE E GIUSTIZIA AD UN UOMO PERBENE, ADOLFO PARMALIANA.



Postato da Enrico Di Giacomo  

Cronaca da Messina e dintorni, Inchieste

9 - Gli avvocati Parmaliana e Repici
L’AVVOCATO BIAGIO PARMALIANA E L’AVVOCATO FABIO REPICI – FOTO EDG
Queste impressioni d’udienza, scritte in piena notte, sono le ultime sul giudizio di primo grado a carico del Procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata, imputato di diffamazione ai danni della memoria di Adolfo Parmaliana. Ieri sera, infatti, il Giudice di pace di Reggio Calabria Lucia Spinella ha emesso la sentenza di primo grado. Una sentenza storica. Il magistrato più potente del distretto giudiziario di Messina degli ultimi decenni è stato condannato. Sì, proprio condannato, perché riconosciuto come il corvo che nel settembre 2009 inviò un infame dossier anonimo allo scrittore Alfio Caruso (in quel periodo impegnato nella stesura di “Io che da morto vi parlo”, ed. Longanesi, lucidissima analisi della vita di Adolfo Parmaliana e delle traversie da lui patite fino al suo suicidio del 2 ottobre 2008) e al senatore Beppe Lumia, l’unico esponente politico che Adolfo ebbe vicino fino al suo ultimo giorno di vita. Cassata è stato condannato. Ma non c’è solo questo. Il giudice, che pure ha concesso all’imputato le attenuanti generiche, ha ritenuto sussistenti a suo carico pure le circostanze aggravanti dei motivi abietti di vendetta rispetto all’ultima lettera lasciata da Adolfo e dell’attribuzione di fatti determinati. Chiunque conosca il ruolo di Cassata sa bene che la sentenza di oggi è storica davvero. Ed è ben più dell’inizio della fine per il quasi ex Procuratore generale di Messina. “Quasi ex” perché di certo nemmeno il Csm questa volta potrà fare finta di niente; ma “quasi ex” anche perché le voci meglio informate del palazzo di giustizia di Messina avevano già preannunciato che il pensionamento anticipato di Cassata sarebbe arrivato subito dopo l’inaugurazione dell’anno giudiziario e, nel suo auspicio, subito dopo l’assoluzione a Reggio Calabria. Ora, invece, l’inaugurazione dell’anno giudiziario si celebrerà domani e sicuramente a latere della manifestazione non si parlerà d’altro che della condanna di Cassata. Condanna che è stata pronunciata in contumacia di Cassata, come in sua contumacia è facile prevedere si svolgerà domani l’inaugurazione dell’anno giudiziario a Messina. Perché di certo per lui sarebbe un po’ faticoso reggere tutti gli sguardi a lui rivolti e al suo ruolo di unico Procuratore generale d’Italia non più solo imputato ma addirittura pure condannato in primo grado. Qui va detta una cosa urticante: e cioè che ha avuto ragione Adolfo. Ha avuto ragione, purtroppo, nel ritenere che fosse necessario il suo cadavere per ribaltare l’onnipotente sistema “barcellonese-messinese” che garantiva impunità impensabili e si era dedicato ad avviare la rappresaglia ai suoi danni. Lo si ribadisce per l’ennesima volta e lo si farà in eterno: sarebbe stato ben meglio che quel sistema mantenesse il suo strapotere e che Adolfo fosse ancora vicino ai suoi cari. Ma è certo che quel sistema cominciò a subire crepe che mai più sarebbero state rimaneggiate proprio a partire dal suicidio di Adolfo. E la condanna di Cassata di ieri è l’icona più significativa di un tracollo epocale del sistema nel suo complesso e di quella sua fondamentale componente definita nell’ultima lettera di Adolfo con la locuzione “magistratura messinese-barcellonese”. Già pochi minuti dopo la sentenza iniziava a giungere l’eco reboante della caduta del santo patrono di Barcellona Pozzo di Gotto (il copyright è dello scrittore Alfio Caruso). Del resto è una sentenza davvero epocale. Non si ha ricordo di un precedente analogo. Per la prima volta nella storia dell’Italia repubblicana un Procuratore generale è stato condannato. Su un piano sostanziale, poi, per la provincia di Messina è una delle sentenze più rilevanti degli ultimi decenni. Da domani la storia giudiziaria messinese sarà scissa in due fasi: prima della condanna di Cassata e dopo di essa. E, allora, quando l’avvenimento è ancora nella dimensione della cronaca e prima che si incardini nella storia, qualche ulteriore considerazione di dettaglio si impone. La prima riguarda la giudice, la dr.ssa Lucia Spinella, umile giudice onoraria: con quella sentenza, pronunciata nelle condizioni note a chi per tutto l’ultimo anno ha letto queste impressioni d’udienza, ha dimostrato schiena dritta come decine e decine di giudici togati tutti insieme sarebbero stati incapaci di fare. La seconda riguarda la moglie, i figli, i genitori e i fratelli di Adolfo. Ieri non hanno riottenuto indietro la preziosa persona del loro congiunto ma hanno visto lo Stato restituire una volta per tutte l’onore al loro caro Adolfo, quell’onore che chi aveva avuto la fortuna di incrociarlo aveva colto all’istante ma che l’intera nazione aveva avuto la possibilità di conoscere solo un anno dopo il suo suicidio, grazie al libro “Io che da morto vi parlo”, scritto da un giornalista e scrittore a sua volta con la schiena dritta come Alfio Caruso. La terza riguarda chi scrive e la propria collega Mariella Cicero, che per tutto quest’anno hanno avuto la ventura di tutelare processualmente la memoria di Adolfo Parmaliana. Hanno avuto una di quelle fortune che capitano raramente, servire una causa giusta, e vincerla, e sapere dunque che la loro professione ha avuto un senso nobile e che potrebbero smettere anche domani di esercitarla avendo comunque concorso a realizzare vera giustizia, quella sensazione che certi presunti principi del foro non raggiungeranno mai, nemmeno dopo centinaia e migliaia di cause vinte e proporzionati guadagni. La quarta riflessione, poi, riguarda Adolfo Parmaliana, figlio mirabile di questa Sicilia disgraziata, inseguito dalla persecuzione di iene e sciacalli perfino dopo la sua morte. Da ieri sera le infamie contro di lui svaniranno in fretta. Pazienza se la sua terra non è stata capace di riconoscerlo in tempo, lui scienziato indiscusso e cittadino integerrimo e coraggioso, prima che si trovasse costretto a togliersi la vita. Pazienza se la politica, pure quella soi-disant moralmente corretta fu così cieca che nella sua Terme Vigliatore, a uno come Adolfo venne preferito, e portato al Parlamento, uno come Scilipoti. E pazienza perfino se ancora in questa tornata elettorale una lista che con qualche azzardo è stata chiamata Rivoluzione Civile è stata capace di candidare al Senato in Sicilia uno dei suoi più accaniti detrattori, dopo la sua morte ancora più che in vita di Adolfo, non a caso finito fra i testimoni indicati dalla difesa di Cassata nel processo conclusosi ieri. Pazienza, e viene un groppo in gola a scriverlo. Ma da ieri tutto il fango che per decenni la figura composta di Adolfo, e poi il suo cadavere, avevano calamitato per invidia, per intolleranza, per convenienza, per vendetta o per altre miserrime ragioni lascerà il posto al non più contrastato riconoscimento della sua grandezza umana, professionale e politica. Una cosa posso arrogarmi la facoltà di dirla in prima persona. Caro Adolfo, quell’enorme onere morale, pesante molto più di un macigno, che ci assegnasti con la tua ultima lettera (“Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia, chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo”), io per la mia parte l’ho adempiuto, così come sono certo anche tutte le altre quattro persone per la parte loro. Anche in questo, caro Adolfo, hai avuto ragione. Fabio Repici