mercoledì 30 novembre 2016

Scoperto giro di diplomi

‘facili’: nei guai presidi,

docenti e segretari.


DSC_0925
     

Diplomi facili in provincia di Ragusa. E’ quanto scoperto dalla Guardia di Finanza che ha denunciato complessivamente ottanta le persone accusate a vario titolo di truffa, falso, abuso di ufficio e rivelazione di segreti di ufficio.
Oltre a due coniugi ritenuti le menti dell’organizzazione, nei guai sono finiti una settantina tra presidi, professori e personale di segreteria di Ispica, Rosolini, Licata, Canicattì ed Acireale.
Secondo quanto ricostruito dalle fiamme gialle gli studenti pagavano 3.500 euro per ottenere il titolo, ma sarebbero risultati solo formalmente iscritti in alcuni istituti paritari dove, di fatto, si sarebbero recati saltuariamente per la simulazione delle prove didattiche.
Tutto ruotava attorno ad un Centro d’istruzione privato con sede a Ispica (RG) e Rosolini (SR), gestito da due coniugi, dove durante l’anno scolastico, si sarebbero svolte le verifiche, come i temi d’italiano, che gli alunni però avrebbero redatto a casa e che sarebbero stati poi recapitati agli istituti di riferimento per l’attribuzione delle valutazioni e l’inserimento nei rispettivi fascicoli personali.
Per quanto riguarda le altre materie, invece, ci sarebbe stata la complicità del personale docente, così sarebbero state materialmente copiate” dai diplomandi direttamente presso le sedi scolastiche dove trovavano le soluzioni già indicate. Lo spauracchio delle interrogazioni sarebbe stato superato: secondo gli investigatori, infatti, nessuno degli alunni le avrebbe mai sostenute, contrariamente a quanto riportato nei registri scolastici.
Nei guai, quindi, anche i pubblici ufficiali e gli incaricati di pubblico servizio delle scuole paritarie coinvolte che, stando alla ricostruzione delle fiamme gialle, avrebbero precostituito il carteggio scolastico (registri, pagelle, scrutini, crediti scolastici, esami di ammissione, ecc.) per consentire l’ammissione agli esami di maturità.
Durante l’indagine, avviata nel 2014, i finanzieri si sono serviti anche di intercettazioni telefoniche ed ambientali e sono poi scattate  le perquisizioni sia in casa dei soggetti interessati che negli istituti scolastici coinvolti dove, tra l’altro, si è proceduto anche a vigilare tutte le varie fasi delle prove d’esami, scrutini compresi.
Inoltre i due coniugi ritenuti responsabili del centro d’istruzione, essendo dipendenti pubblici, si sarebbero assentati dai rispettivi posti di lavoro, grazie alla compiacenza di medici che hanno rilasciato certificazioni per patologie inesistenti. Ne è scaturito così un altro filone d’inchiesta, mentre sono state segnalate all’autorità giudiziari anche degli Enti di formazione che avrebbero rilasciato attestati professionali a fronte di attività che non sarebbero state effettuate.
Nel corso delle perquisizioni, disposte dalla Procura di Ragusa, sono stati scoperti e sequestrati il carteggio scolastico, la documentazione extracontabile attestante gli incassi e  somme di denaro contante ed assegni per  511mila euro, ritenuti dagli inquirenti il provento delle attività delittuose.
Dal 2007 gli introiti ritenuti illeciti dalla guardia di finanza sarebbero pari a circa  2.100.000 euro, così sono state avviate le verifiche fiscali nei confronti dei soggetti coinvolti nella vicenda che si sono concluse con la contestazione di violazioni in materia di Imposte Dirette per un ammontare pari a 1.400.000,00 euro, Iva per 215.000,00 euro ed Irap per un ammontare di 1.120.000,00 euro.-

Elettrodotto Terna,

i cittadini di Villafranca

parte civile nel processo.

Pubblicato da www.amnotizie.it

L’associazione dei cittadini di Villafranca Tirrena sarà parte civile nel processo contro Terna le Soprintendenza dei beni culturali di Messina. La costituzione è stata presentata nel corso del processo, che si celebra al tribunale di Messina, per la realizzazione del Pilone 40, nel territorio di  Saponara,  dell’elettrodotto Sorgente Rizziconi. Sono imputati gli architetti, Anna  Piccione e Salvatore Scuto, funzionari della  soprintendenza dei beni culturali e ambientali di Messina, poi Roberto Cirrincione della Società Terna e Simone Dal Pozzo, titolare  dell’impresa  che ha eseguito i lavori. Il giudice ha ammesso la costituzione di parte  civile  dell’Associazione  I  Cittadini  di  Villafranca  Tirrena,  difesa  dall’avvocato, Emanuela  Vattemi,  motivando che l’attività di tutela dell’ambiente svolta dall’associazione sia rispondente ai fini statutari.  Nella  stessa  udienza  il  Giudice  ha  rigettato  l’eccezione  procedurale che tendeva a far ripetere l’udienza di opposizione all’archiviazione svoltasi nel luglio  2014.  Ora il processo si avvia verso la fase  dibattimentale; proseguirà il 31 gennaio 2017, per ascoltare i primi testi. “E’  certamente  un  buon  risultato”, ha dichiarato l’avvocato,  Antonino  La  Rosa,  Presidente dell’Associazione, “perché la presenza nel giudizio ci consentirà di sostenere i diritti dei cittadini danneggiati  dalla  realizzazione  di  questo  elettrodotto  costruito  in  violazione  di  precise  norme;  attendiamo,   ovviamente,   la   sentenza   del   processo,   ma   anche   l’evolversi   di   tutti   gli   altri   procedimenti  che  risultano  attivati.  L’appuntamento è quindi fissato al 31 Gennaio 2017 presso il Tribunale Penale di Messina e poi davanti al Consiglio di Stato il prossimo 27 febbraio.-

OLIVERI: IL CONCITTADINO AVVOCATO GIOVANNI BAGNATO HA PUBBLICATO SU FACEBOOK IL SEGUENTE ARTICOLO:

Ieri sera ho assistito alla seduta del Consiglio Comunale di Oliveri. Tra i punti all'ordine del giorno vi era anche quello relativo alla revoca, da parte della Regione Siciliana, del finanziamento di circa € 1.300.000,00, destinato alla ristrutturazione della scuola media ed elementare di Oliveri.
Per chi non lo sapesse, la revoca del predetto finanziamento é avvenuta perchè il Sindaco ha commesso un illecito nella procedura della gara di appalto.
Fatto accertato dalle Autorità preposte a seguito di un esposto presentato da un cittadino.
Ieri, mentre i consiglieri di opposizione cercavano di fare delle domande al Sindaco per avere dei chiarimenti sulla questione, é intervenuto più volte il Presidente del Consiglio, avv. Giuseppe Ciminata, il quale con veemenza ed arroganza esortava la minoranza consiliare a chiedere il perchè della revoca a chi aveva denunciato l'illecito.
Inoltre, il Presidente del Consiglio, preso dalla foga, e dimenticando di ricoprire una carica istituzionale e di "essere" un avvocato, si lasciava andare, facendo una raccapricciante dichiarazione:
"se non fosse stato presentato l'esposto a quest'ora i lavori di ristrutturazione della scuola sarebbero stati già finiti."
Come se il problema fosse chi ha denunciato l'illecito e non chi lo ha commesso.
A sentire quelle parole io mi sono atterrito e soprattutto mi sono vergognato di avere un simile Presidente del Consiglio, un uomo di tale spessore.
Ma nello stesso tempo ho definitivamente capito qual'é il motivo per il quale Oliveri si trova in una situazione di disastro socio-economico.
Con due soggetti del genere non poteva essere altrimenti.
In un Comune in cui il Sindaco non rispetta la legge con molta disinvoltura, il Presidente del Consiglio ed i Consiglieri di maggioranza, che dovrebbero vigilare sull'operato del primo, anzichè sfiduciarlo, lo difendono e lo elogiano, il risultato non può che essere la situazione esistente.
Presidente abbi rispetto dei cittadini di Oliveri, chieda pubblicamente scusa a loro per le sue dichiarazioni e si dimetta.
Altro aspetto agghiacciante di questa storia é il fatto che i consiglieri di maggioranza sono rimasti a guardare.
Soltanto il Consigliere Salmeri, eccezionalmente ieri é intervenuto, e rivolgendosi al Consigliere Alessandro, chiedeva:
"se dovesse succedere qualcosa ai nostri figli, con chi ce la prenderemo?"
Consigliere Salmeri, sicuramente con la persona che ha commesso l'illecito e con tutti coloro che in Consiglio lo appoggiano.
Mi chiedo, ma gli assessori ed i consiglieri di maggioranza hanno mai letto gli atti relativi alla revoca del finanziamento? Anche soltanto l'atto di revoca? Conoscono i fatti o continuano semplicemente ad abbassare la testa al loro capo-padrone?
Ieri, in seno al Consiglio Comunale si é parlato anche del pagamento del debito di Euro 570.000,00, circa, che i cittadini di Oliveri dovranno versare ai Bonaccorsi. Di tale somma Euro 65.000,00 sono per le spese legali e gli interessi maturati a causa del ritardo nel pagamento ad opera di questa amministrazione, la quale se avesse acceso il mutuo a suo tempo avrebbe fatto risparmiare ai cittadini tanti soldi. Ma all'attuale amministrazione non interessa risparmiare, tanto non rispondono personalmente loro, ma sono i cittadini a dover pagare.
Al di là di questo, signor Sindaco, lei che dice di conoscere molto bene la storia di Oliveri, in particolare quella sui terreni gravati dagli Usi Civici, perchè non si è mai preoccupato di recuperare i 33 ettari di terreno gravati dagli usi civici, che mancherebbero all'appello, e che i Bonaccorsi probabilmente avrebbero sottratto alla disponibilità dei cittadini di Oliveri.
Sindaco, sa benissimo che grande cosa farebbe se riuscisse a recuperare il corrispettivo del valore commerciale dei 33 ettari di terreno mancanti.
Basta fare una semplice operazione algebrica per capire che il debito dei Bonaccorsi nei confronti del Comune sarebbe di gran lunga superiore rispetto al credito vantato.
Facciamo l'operazione algebrica per capire meglio.

Gli ettari sono 33, i quali corrispondono a 330.000 mq, moltiplichiamoli per il valore commerciale al mq, € 20,00 per non esagerare, il risultato sarebbe € 6.600.00,00.
Per cui i Bonaccorsi dovrebbero versare al Comune € 6.600.000,00.
Con questi soldi il Comune di Oliveri azzererebbe il proprio debito.

Caro Sindaco, basta con le chiacchiere, difenda realmente gli interessi dei cittadini.

La sua é stata e continua ad essere un'Amministrazione fallimentare. -


Messina, approvato il piano

paesaggistico dopo 7 anni.

Pubblicato da www.amnotizie.it



“Si tratta di un successo assoluto”, così il deputato regionale di Area Popolare- Ncd, onorevole Nino Germanà, commenta l’odierna approvazione del Piano Paesaggistico. “Corre l’obbligo di sottolineare come ció sia stato possibile grazie all’impegno dell’assessore Vermiglio, il quale, appena ad inizio di questo mese, insieme a me aveva incontrato i sindaci di alcuni comuni del messinese, e ai quali avevano fornito rassicurazioni anche sul piano ambientale, garantendo loro che dopo ben sette anni di mancanza di un piano e un’estenuante attesa, questo avrebbe visto la luce entro la fine dell’anno. Una politica fatta di chiarezza e non di spot quella che stiamo conducendo insieme all’assessore regionale ai beni culturali, al quale va riconosciuto il merito di stare garantendo alla Sicilia tutta e a Messina in particolare l’attenzione  che le spetta di diritto. Dal piano all’apertura del museo regionale la cui inaugurazione è rimasta un miraggio per decenni e il 9 dicembre prossimo sarà realtà, questi risultati ci dimostrano ancor di più la giustezza di una scelta, quella di aderire responsabilmente al governo attraverso cui agiamo nell’interesse e per il bene del nostro territorio”, conclude il parlamentare regionale.-

Tortorici,

indetti dai sindacati tre giorni

di protesta dei dipendenti.

Pubblicato da www.amnotizie.it


Tre giorni di protesta contro una situazione ormai drammatica, quella dei dipendenti comunali di Tortorici, senza stipendio da sette mesi. E’ questa la decisione cui è giunta l’assemblea sindacale dei lavoratori del comune oricense. Per Martedì 6 Dicembre, indetti una nuova assemblea ed un comizio di fronte al palazzo municipale, quindi Sabato 10 Dicembre si terrà una manifestazione pubblica alla presenza dei segretari generali delle funzioni pubbliche di CGIL e CISL. In quella sede, comunicano i sindacati, sarà illustrata alla cittadinanza la grave crisi economica in cui versa il comune di Tortorici. Lunedì 12 Dicembre, infine, la protesta dei dipendenti si sposterà  presso l’Assessorato alle Autonomie Locali di  Palermo. Un dissenso che investe in pieno le istituzioni locali, accusate di un profondo disinteresse su una vicenda che rischia di far implodere il comune. “Gli esposti, le denunce presentate a tutte le istituzioni sono rimaste lettera morta e la  situazione a Tortorici continua a peggiorare – scrivono i segretari delle funzioni pubbliche di Cgil e Cisl, Clara Crocè e Calogero Emanuele – Non possiamo fare a meno – dichiarano i due sindacalisti – di evidenziare che chi ha procurato il dissesto è stato persimo premiato, visto che il Sindaco di Tortorici è stato di recente nominato  vice presidente del Parco dei Nebrodi. Sul caso Tortorici ci siamo trovati davanti un muro di gomma –  denunciano Crocè ed Emanuele –. Nessuna ispezione, nessun controllo in merito alla gestione della cosa pubblica e adesso tutti i nodi vengono al pettine, i dipendenti restano senza stipendio ed ai cittadini saranno negati i servizi essenziali”.

Nessun rischio crac in Borsa:

"Il mercato ha già votato No"


Per l'ad di Piazza Affari i grandi operatori hanno già venduto Dopo il lunedì nero, il listino sale del 2% e le banche volano.



Il mercato ha già votato No al referendum. A dirlo, ieri, è stato l'amministratore delegato di Borsa Italiana, Raffaele Jerusalmi, a margine di un convegno organizzato a Milano.



Secondo l'ad «la presenza di colossali posizioni corte (ovvero le posizioni ribassiste e dunque la vendita in massa di titoli ndr) sull'Italia in Usa e in Paesi dove ci sono grandi investitori segnala la scommessa su una vittoria del No al referendum costituzionale di domenica prossima». Sempre secondo Jerusalmi tra gli investitori da una parte ci sia la consapevolezza che una vittoria del Sì garantirà stabilità; ma c'è anche la convinzione profonda da parte di una grande fetta di investitori che vincerà il no. «Ma si sono sbagliati tante volte, è possibile si sbaglino anche stavolta».

Le parole dell'ad di Borsa arrivano il giorno dopo l'articolo del Financial Times, certo che se Renzi perderà la partita le otto banche «malate» del sistema rischierebbero di fallire. Tagliente il giudizio di Jerusalmi sulla «profezia» del quotidiano della City: «Non leggo l'Ft da molto tempo proprio perché fanno spesso articoli un po'fantasiosi, forse questo è uno di quelli». Meglio credere all'Economist, che si è schierato apertamente per il No? «Sono scettico per definizione come tutti i bravi trader, non crediamo in generale», ha risposto.

Il quotidiano britannico si era schierato a favore dei «remain» durante il referendum casalingo sulla Brexit. In quel caso, i mercati avevano scommesso sul sì e avevano dunque dovuto ammortizzare un evento del tutto inatteso. In queste settimane, anzi in questi ultimi mesi, i titoli bancari italiani hanno già perso tanto in Borsa non (solo) per i timori legate all'instabilità politica ma per la mole di sofferenze che zavorrano i bilanci di quelle in difficoltà. Quindi la performance azionaria non può che migliorare con uno choc eventualmente positivo.

Di certo, se lunedì scorso le big del credito hanno reagito al Financial Times crollando in Piazza Affari e affossando l'intero listino, ieri in Borsa si è visto tutto un altro film. Come se quelle stesse banche fossero improvvisamente risorte: Milano ha fatto meglio di tutte le altre piazze europee (+2,1%) proprio grazie agli istituti della «lista nera»: Mps è rimbalzata del 17,4%, Unicredit ha guadagnato più del 3%, Ubi il 5,8%, Carige il 5,6%, Intesa Sanpaolo il 4,2%, il Banco Popolare il 4,1% e Bpm il 4,2 per cento. «Qualcuno in queste due ultime sedute ha guadagnato molto, qualcun altro si è fatto molto male», commentano nelle sale operative. A prendere fiato ieri è stato anche il temuto spread tra Btp e Bund che ha chiuso la seduta in forte calo a 174 punti base, sui minimi delle ultime due settimane.

I rialzi sono stati alimentati dalle indiscrezioni su un possibile cordone sanitario steso dalla Banca Centrale Europea in caso di bocciatura del referendum. La Vigilanza di Francoforte sarebbe infatti pronta a ad aumentare gli acquisti di titoli di Stato italiani, se fosse necessario in caso di tensioni sui mercati. In sostanza, la Bce di Mario Draghi potrebbe utilizzare il piano di quantitative easing da 80 miliardi al mese per contrastare un eventuale balzo dei rendimenti dei titoli.

Si tratterebbe comunque di un intervento limitato a pochi giorni, al massimo qualche settimana. Se le tensioni dovessero proseguire dovrebbe essere il governo a chiedere formalmente aiuto.-


Supercaccia  Su-35S russi

schierati al confine con

la Finlandia.


La Finlandia che confina ad est con la Russia, non è membro della NATO, ma negli ultimi anni si è allineato con la politica dell’Alleanza. Il Su-35S è la migliore piattaforma dogfighter di quarta generazione mai realizzata.



Entro le prossime ore il Cremlino completerà il rischieramento di caccia di quarta generazione avanzata Su-35S nella Repubblica di Carelia, nel Nord-Ovest della Russia, a pochi chilometri dal confine con la Finlandia.



E’ quanto comunica il Ministero della Difesa russo. I primi quattro Su-35 hanno raggiunto l’aeroporto di Petrozavodsk-Besovec due settimane fa. I caccia, precisano da Mosca, saranno schierati in modo permanente ed inquadrati nel 159th Fighter Aviation Regiment, precedentemente equipaggiato soltanto le piattaforme Su-27/Su-27UB/Su-27SM. Nel volo di 8000 chilometri dagli stabilimenti di Komsomolsk-na-Amure, nell'Estremo Oriente Russo, i Su-35S effettueranno due soste prima di raggiungere l’aeroporto di Besovec. La modernizzazione del 159th Fighter Aviation Regiment si completerà nel 2017 con diversi squadroni in linea basati sui caccia Su-35S, Su-27SM e Su-30M2.

Il ruolo della Finlandia

Per la prima volta nella storia della NATO gli Stati Uniti, lo scorso maggio, hanno inviato caccia F-15 del 123° Fighter Squadron con sede a Portland e personale dell’Oregon Air National Guard, per un’esercitazione congiunta in Finlandia. Il paese scandinavo, che confina ad est con la Russia, non è membro della NATO, ma negli ultimi anni si è allineato con la politica dell’Alleanza. Mosca si è sempre opposta ad una ulteriore espansione della NATO, in particolare nella regione del Mar Baltico. Vicina all’Unione Sovietica durante la guerra fredda, la Finlandia dopo la caduta dell’URSS si è sempre più allineata con la NATO. La forza aerea della Finlandia è composta da una linea di volo formata da 61 caccia multiruolo F/A-18 C/D Hornet. Per dottrina, Helsinki utilizza i suoi caccia per la sola difesa interna, strutturata sfruttando la conformazione del territorio.

I Su-35S

L’evoluzione del Sukhoi Su-27 Flanker è realizzata negli impianti della Gagarin Komsomolsk-on-Amur Aircraft Production Association, di proprietà della Sukhoi Company, nell’estremo oriente russo. Il progetto del Su-35S nacque nel 2003 come caccia di 4++ o quarta generazione avanzata per colmare il gap tecnologico tra i Su-30 ed il PAK-FA. E’ la versione più avanzata della famiglia Flanker. La classificazione 4++ indica piattaforme precedenti all’era stealth, ma superiori per avionica, radar (PESA per il Su-35) e propulsione (spinta vettoriale e super-cruise) ai caccia di generazione 4,5. I caccia 4++ incorporano tecnologie della precedente e della successiva generazione. Sebbene non propriamente stealth, la loro RCS (Radar Cross-Section) è diminuita grazia al massiccio impiego di Ram (Radiation-absorbent material). Il Su-35 è equipaggiato con il radar Irbis-E (PESA), in grado di monitorare 30 bersagli ad una distanza massima di 400 km con la possibilità di attaccarne 8. E’ propulso da una coppia di motori Saturn AL-41F1A a spinta vettoriale (soltanto l'F-22 Raptor, ha una tecnologia simile) che gli permettono anche capacità super-cruise. La spinta vettoriale consente elevati angoli d'attacco: il caccia può così inquadrare facilmente un bersaglio, eseguendo manovre strette. Il massiccio impiego di titanio è stato necessario per rinforzare la struttura: ne guadagna la cellula in termini di vita operativa. Il caccia multiruolo Su-35 raggiunge una velocità massima di 2.500 chilometri all'ora. La sua autonomia di volo è di 3.400 chilometri. Secondo i russi, il radar Irbis-E sarebbe in grado di rilevare la RCS di un F-35 (non progettato per il dogfighting). E’ armato con missili a lungo raggio K-77M a guida radar (AA-12 Adder) e R-74 (AA-11 Archer) a raggi infrarossi per il corto raggio. Il Su-35 può essere equipaggiato con missili a medio e lungo raggio R-27 e R-37. Completa la dotazione, il cannone da trenta millimetri con 150 colpi.
Il Su-35 è probabilmente superiore a tutti i caccia di quarta generazione dell’occidente. Nel combattimento manovrato, potrebbe anche rivaleggiare con l’F-22 Raptor, ma la piattaforma russa non si è mai confrontata con la tecnologia BVR, oltre il raggio visivo, del caccia di quinta generazione statunitense. E’ opinione abbastanza condivisa, ritenere il Su-35S come una (se non la migliore) piattaforma dogfighter di quarta generazione mai realizzata, ma il suo reale impatto in un contesto stealth dominato da sensori e tattiche oltre il raggio visivo è tutto da dimostrare.
A differenza della nuova dottrina americana che ritiene fuori moda i combattimenti ravvicinati, ipotizzando esclusivamente duelli oltre il raggio visivo nella guerra del futuro, per i russi il dogfight sarà ancora determinante. Ad oggi è impossibile, se non con riferimenti storici che favorirebbero la scelta russa, valutare efficacemente le due nuove dottrine.-

Banca Etruria, tutti assolti

"Nessun ostacolo a Vigilanza"

Nel primo filone d'inchiesta per il dissesto dell'istituto di Arezzo prosciolti l'ex presidente, l'ex dg e il direttore centrale. Erano accusati di aver ostacolato l'autorità di vigilanza.


Pubblicato da www.ilgiornale.it

Sotto accusa c'erano tutti gli ex vertici che hanno governato Banca Etruria dal 2011 fino al commissariamento avvenuto nel febbraio 2015.



Ma, nel primo filone d'inchiesta per il dissesto dell'istituto di credito di Arezzo, il gup Anna Maria Loprete ha deciso di assolvere dall'accusa di ostacolo all'autorità di vigilanza l'ex presidente Giuseppe Fornasari, l'ex direttore generale Luca Bronchi e il dirigente David Canestri. Il procuratore capo Roberto Rossi e il pm Jiulia Maggiore avevano chiesto due anni e otto mesi di carcere per Fornasari e Bronchi e due anni per Canestri.
Quello di oggi è un colpo durissimo per i risparmiatori. Gli inquirenti non si aspettavano proprio che il giudice assolvesse i tre imputati con formula piena perché "il fatto non sussiste". Una sentenza che ora potrebbe arrivare a compromettere o modificare l'esito degli altri procedimenti aperti sul dissesto di Banca Etruria. Fornasari (ex presidente del cda dal 2011 al 2014), Bronchi (ex dg) e Canestri (attuale direttore centrale) erano accusati di aver finanziato con 10,2 milioni di euro gli acquirenti della società, che inglobava buona parte del patrimonio immobiliare dell'istituto aretino, e di aver occultato i crediti deteriorati nel bilancio del 2012 facendoli apparire come crediti incagliati e, quindi, ancora recuperabili.-

Referendum,

Salvini: "Renzi farà

saltare tavolo comunque".

Il leader della Lega ospite di un Forum all'Ansa. "Se Berlusconi desse vita ad altri inciuci le nostre strade si allontanerebbero".



Redazione ANSA ,
               
                

"Secondo me Renzi fa saltare il tavolo comunque, sia che vinca il Si sia che vinca il No, con buona pace del Financial Times e dei mercati". Così Matteo Salvini al Forum all'ANSA in vista del referendum costituzionale del 4 dicembre.

"E' una riforma - ha detto ancora Salvini criticando il testo - che è diametralmente opposta rispetto a quella che cercammo di fare nel 2006" per il federalismo. "Sciacalli, avvoltoi!". Così Salvini si scaglia contro le banche, le agenzie di rating e i media soprattutto americani che hanno preso le difese della riforma Renzi invitando gli italiani a votare "Sì". "Se Goldman Sachs, J.P Morgan, Financial Times ci dicono di votare sì, è evidente che gli italiani sapranno cosa fare e voteranno No. L'Italia non è un paese in vendita". "Perché difendono Renzi e la sua riforma? Perché lui obbedisce ai poteri forti e loro lo sostengono pensando che l'Italia invece sia un Paese in vendita".

Salvini ha replicato a una domanda anche sul capo dello Stato. "Non mi fido ciecamente di nessuno, non firmo assegni in bianco in questi anni c'è stata una regia occulta che dava retta a Bruxelles, ogni riferimento a Napolitano è voluto, vediamo dal 5 in poi". "Se vincesse il Si avremmo una pessima Costituzione. Renzi immagina di rimanere al governo per 20 anni. E secondo me andrebbe a elezioni anticipate comunque per il regolamento dei conti interno al suo partito". In caso di vittoria del No - dice Salvini - anche se Renzi si dovesse dimettere, il presidente della Repubblica, contando su una pattuglia di parlamentari che non vogliono andare al voto, "proverà uno, due, tre volte a fare un governo...". E, sottolinea, ribadendo che il suo obiettivo è quello di andare al voto il prima possibile, "il mio auspicio è che non ci riesca".

Il leader della Lega ha parlato anche del futuro del centrodestra anche rispetto all'esito del referendum. "Se Berlusconi - ha avvertito - desse vita ad altri inciuci le nostre strade si allontanerebbero, io voterei subito". "La parola centrodestra - ha detto ancora - mi fa venire l'orticaria credo ad una distinzione tra globalisti e sovranisti". "Non ho la minima preoccupazione del congresso - ha detto ancora parlando della Lega - lo faremo, escludo il 31 dicembre, lasciamo riposare le persone anche all'Epifania, se non ci saranno elezioni subito entro l'inverno si farà, non è una priorità per elettori ma io ci tengo al rispetto delle regole, in passato non si facevano e a me piace confrontarmi, non parlerò mai male di Bossi ma la si può pensare in modo diverso".  "Il limite dei due mandati" per gli eletti della Lega "sarà oggetto di approvazione al Congresso - ha fatto sapere - quando ci sarà. E' una cosa buona, non più di due mandati nella stessa istituzione. Mi piacerebbe che nello Statuto della Lega ci fosse". 

Per la Lega - ha evidenziato - nel futuro "il modello è quello del buon governo del Veneto o della Lombardia". Con una scelta della leadership "tramite primarie e quindi nessuna imposizione calata dall'alto". "La nostra idea di Europa è completamente diversa da quella che stanno governando Renzi e Berlusconi insieme. Chi si allea con noi non potrà essere con un piede a Roma e un altro a Bruxelles. Mi sembra che Toti, Fitto, Meloni abbiano le idee chiare. Aspettiamo il 5 e vediamo chi si aggiunge", spiega Salvini che su eventuali alleanze con Ncd o Fare! taglia corto: "Gli Alfano, i Cicchitto, i Tosi, neanche dipinti sui muri!".

E sul M5s. "Con i grillini ho chiesto più volte un incontro, pubblico, in streaming. Mi è stato sempre detto di no. Su temi come immigrazione, sicurezza, rapporto con l'Islam, certezza della pena purtroppo i 5 Stelle sono palesemente schierati a sinistra, e portano avanti idee incompatibili con la nostra idea di Italia".

Salvini ha parlato anche di Ue. "L'Euro è una moneta superata, ce lo hanno criticato anche 7 premi nobel". (ANSA)

COME CAMBIERA' IL PARLAMENTO CON LE MODIFICHE PROPOSTE DAL GOVERNO.


        

#Referendum Com'é e come cambierà il Parlamento in caso di vittoria del Sì ow.ly/dJIH306nrAZ https://t.co/691gCBVCUG

Statali,

premi legati alle presenze.

Renzi:

pronti a chiudere a 85 euro.

Da chiudere prima del referendum l'unica partita aperta è il contratto sul pubblico impiego. Decideranno i sindacati se chiuderla o no.




Premi legati alle presenze. E' quanto si legge nell'ultima bozza di accordo sullo sblocco dei contratti nella P.a. Le parti, è scritto, "si impegnano ad individuare, con cadenza annuale, criteri e indicatori al fine di misurare l'efficacia delle prestazioni delle amministrazioni e la loro produttività collettiva con misure contrattuali che incentivino più elevati tassi medi di presenza". (ANSA)

OLIVERI: L'ALBERO PECCA ED IL RAMO RICEVE.....

_____________


Discariche abusive,

il Tesoro gira il conto delle

multe Ue alle Regioni (che

non ci stanno). Campania,

debito da 18 milioni.

di | 30 novembre 2016 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

   
Discariche abusive, il Tesoro gira il conto delle multe Ue alle Regioni (che non ci stanno). Campania, debito da 18 milioni

Lobby



Il governo ha saldato il dovuto: 80 milioni per il solo 2015. Ma ora (mentre Bruxelles ripassa all'incasso di altre due rate) vuole indietro i soldi dagli enti locali. Prime nella lista la regione guidata da De Luca e la Calabria. Stefano Bonaccini, presidente dell'Emilia Romagna e capo della Conferenza delle regioni, ha sollevato il conflitto di attribuzioni davanti alla Corte Costituzionale. Emendamento alla Legge di Bilancio per disinnescare la rivalsa del Mef.


Il conto è da capogiro: solo per il 2015 quasi 80 milioni di euro. È quanto ha pagato il ministero dell’Economia per la multa comminata dalla Commissione europea che nel 2014 ha condannato l’Italia per 200 discariche non a norma.

E ora Pier Carlo Padoan quei soldi li vuole indietro dalle Regioni. Al più presto. Anche perché da Bruxelles sono già arrivate le ingiunzioni di pagamento per altre due rate: ulteriori 61 milioni a titolo di penalità per gli impianti che, nel frattempo, non sono stati ancora bonificati o messi a norma. Una partita che riguarda principalmente quattro regioni: Campania, Calabria, Abruzzo e Lazio. Che non hanno, come tutte le altre, alcuna intenzione di pagare.



“Fate votare Sì”, ha detto pochi giorni fa il governatore campano Vincenzo De Luca incitando i suoi a mobilitarsi per il referendum. E ricordando l’interlocuzione privilegiata con il presidente del Consiglio. In questa partita però i soldi è Renzi a volerli indietro dalla Campania. Innanzitutto dalla sua giunta, in solido con i Comuni su cui insistono le discariche condannate dall’Europa: dalla ‘A’ di Airola in provincia di Benevento alla ‘V’ di Villamaina in provincia di Avellino. In totale 18.622.522 euro: un conticino record seguito da quello della Calabria che dovrà restituire quasi 16,3 milioni. L’Abruzzo dovrà rendere 10,2 milioni, il Lazio 8,1, per citare gli importi più elevati.

Ma sono solo i casi più clamorosi. Perché ad essere interessate sono tutte le regioni (anche Valle d’Aosta e le province autonome di Trento e Bolzano). Che minacciano le barricate. E i comuni? I loro bilanci, se fossero davvero chiamati a rispondere in solido con le regioni, rischiano addirittura di andare a gambe per aria. Per questo l’Anci, a maggio di quest’anno, aveva tentato ogni strada per respingere al mittente le richieste della Ragioneria dello Stato: l’associazione dei comuni italiani era riuscita a spuntare un congelamento di 90 giorni del dossier. Ma trascorsa la tregua, durata ben oltre i tre mesi concordati, una settimana fa il ministero dell’Economia è tornato alla carica gettando gli enti locali nel panico. Un’accelerazione che rischia di compromettere l’ultimo miglio di una campagna referendaria al fulmicotone. Proprio nel momento in cui il premier Matteo Renzi ha bisogno dell’impegno di tutti i suoi governatori per centrare l’obiettivo a cui è legata la sua sopravvivenza politica. E questo, alle regioni è ben chiaro.

Durante l’ultimo incontro a Roma hanno redatto un documento che più o meno suona così: se Padoan e il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti non saranno disponibili a sedersi attorno al tavolo per concordare una moratoria su questo debito multimilionario, si spalancheranno le porte di un contenzioso senza fine. “Per evitare tutto questo abbiamo predisposto un emendamento alla manovra che disapplica le rivalse del Mef nei nostri confronti”, dice a ilfattoquotidiano.it l’assessore al bilancio della regione Campania Lidia D’Alessio, alle prese con il conto più salato. Ma la proposta di modifica non è stata approvata dalla commissione Bilancio della Camera. I governatori sperano che passi quando la legge di Bilancio sarà all’esame del Senato.

Pesce d’aprile del Tesoro per Bonaccini – La strada del contenzioso, peraltro, è stata già tracciata e ai livelli più alti. E non da un governatore a caso. Stefano Bonaccini, presidente della regione Emilia Romagna e capo della Conferenza delle regioni, si è rivolto direttamente alla Corte Costituzionale. Dove ha sollevato il conflitto di attribuzione tra Stato e regione dopo aver ricevuto tre missive: una diffida alla bonifica da Palazzo Chigi, pena l’esercizio del potere sostitutivo, un richiamo dal ministero dell’Ambiente nella quale si ribadiscono le responsabilità della regione e infine la goccia che ha fatto traboccare il vaso: una nota del Mef arrivata sul tavolo del governatore il 1 aprile di quest’anno.

Non era uno scherzo, ma un “invito” rivolto a tutte le regioni, compresa l’Emilia-Romagna quale responsabile in solido con il Comune di San Giovanni in Persiceto (sede di una discarica di rifiuti pericolosi entrata nel mirino della Ue e oggi stralciata dalla procedura di infrazione), a volere concordare le modalità attraverso cui procedere al reintegro degli importi anticipati dallo Stato. Il Ragioniere dello Stato Daniele Franco ha chiesto indietro alla sua giunta poco più di 770mila euro. Che Bonaccini non ha alcuna intenzione di pagare. Come si evince dai tre ricorsi che ha presentato alla Consulta in cui il filo conduttore è unico: non si può scaricare sulle regioni le responsabilità che competono esclusivamente allo Stato. I cui comportamenti in questa vicenda, a detta del governatore, non sono stati improntati al principio della leale collaborazione.

I dubbi sulla gestione della difesa di fronte alla Corte di giustizia europea – Ma c’è di più perché Bonaccini, e non solo, pensa che il ministero dell’Ambiente, che pure si sta prodigando in ogni modo, non abbia ben operato rispetto alla difesa di fronte alla Corte di Giustizia europea che nel 2014 ha condannato l’Italia per le 200 discariche. Argomento questo su cui batte anche la coordinatrice degli assessori all’ambiente della Conferenza delle regioni, Donatella Emma Ignazia Spano. Che per chiarire il punto fa l’esempio della sua regione, la Sardegna. “Siamo stati sanzionati per un sito dove c’era stato un semplice smaltimento abusivo di rifiuti: avevamo delineato per tempo tutta la vicenda con il ministero affinché chiarisse in sede europea. Eppure, non so per colpa di chi ma certo non nostra, ci hanno condannato lo stesso come se si trattasse di una discarica vera e propria. La verità è che tra le 200 discariche c’erano situazioni molto diverse”.

Campania prima per siti in infrazione. Seguono Calabria, Abruzzo e Lazio  Ma a pagare il conto più salato, come detto, non sarà certo la Sardegna. Né l’Emilia Romagna: nel 2014 avevano, ciascuna, un solo sito in infrazione. Come Marche, Molise, Piemonte e Umbria.

Il conto più salato è quello che dovranno pagare principalmente la Campania (che al momento della condanna aveva 48 discariche non a norma), la Calabria (43), l’Abruzzo (28 siti) e il Lazio (21). Seguite a distanza da Puglia e Sicilia (12 ciascuna), Toscana e Liguria (entrambe sei discariche illegali) e infine Lombardia (quattro siti), Friuli (tre), Basilicata (due). Di che cifre si tratta?

La Corte di Giustizia europea ha comminato una sanzione forfettaria di 40 milioni per le 200 discariche incriminate che però non sono tutte uguali: circa 188mila euro per le discariche semplici, il doppio per 14 siti di rifiuti pericolosi. Lo Stato ha sborsato i 40 milioni della multa il 24 febbraio 2015. Ma poi ha dovuto pure pagare gli interessi di mora (85mila euro, corrisposti l’11 maggio 2015) e soprattutto una penalità (versata sempre dal Mef ad agosto 2015) per le discariche che nel frattempo non erano state bonificate: altri 39,8 milioni, solo per il primo semestre dalla condanna. E il conto continua ad accumularsi: l’Ue lo scorso 9 febbraio ha notificato all’Italia un’ingiunzione di pagamento per il secondo semestre per un totale di 33,4 milioni di euro. Cifra scesa, per il terzo semestre dalla condanna, a 27,8 milioni: nel frattempo infatti le discariche ancora in infrazione sono passate dalle 200 originarie a 155 e poi a 133.

Per De Luca conto da 17,8 milioni – Il Mef ha fretta di rivedere quei soldi e vuole limitare i danni in modo che siano sempre meno le penalità semestrali da pagare. Di qui le ingiunzioni di pagamento che dovrebbero avere l’effetto di mettere il sale sulla coda alle regioni. Per questo la Ragioneria è tornata alla carica, ma ad oggi senza successo. Degli 80 milioni pagati dallo Stato nel 2015, quasi 55 sono imputabili a quattro regioni: la Campania che deve 8,8 milioni solo a titolo di partecipazione alla sanzione forfetaria iniziale di 40 milioni per i 48 impianti abusivi, mentre altri 9 milioni e mezzo sono dovuti per gli interessi di mora e per coprire la penalità del solo primo semestrale. Al secondo posto c’è la Calabria da cui il Tesoro vorrebbe indietro una cifra vicina ai 17 milioni, seguita dall’Abruzzo che con le sue 28 discariche in infrazione ha maturato un debito nei confronti dello Stato per 10,2 milioni di euro. Fuori dal podio il Lazio che ha maturato un debito da poco più di 8,1 milioni, la Sicilia a cui il Mef ha notificato un conto da 5 milioni. E ancora. A seguire la Puglia, a cui sono stati richiesti 4,2 milioni, Liguria 3,9, Veneto 3,5 milioni. Meno salato il conto per la Lombardia (2,3 milioni) e la Toscana (2,1 milioni). Sotto il milione di euro a quota 388mila euro ciascuna si piazzano Friuli Venezia Giulia, Sardegna e al Molise. Chiudono la classifica con un richiesta da parte dello Stato di 776 mila euro Basilicata, Piemonte, Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Totale nazionale 79.885.589,81 euro. Che ora comuni e regioni sperano che il governo cancelli con un tratto di penna. Padoan permettendo.-



Ars - Soldi per precari,

Province e Comuni.

Manovrina avanti,

tra le polemiche.

di Accursio Sabella
Pubblicato da www.livesicilia.it                                                                



ars, assestamento, comuni, manovra, Province

L'Aula approva gli stanziamenti per i lavoratori dei Comuni in dissesto e per i Liberi consorzi.

VOTA
0/5
0 voti
















PALERMO - Tra polemiche e accuse, l’Assemblea regionale siciliana ha avviato l’esame e il voto della legge di assestamento. E l’Aula ha dato il via libera ad alcune norme molto attese.
A cominciare dai Fondi destinati ai Comuni: il governo ha portato in Aula l’emendamento che prevede l’accensione di un mutuo da 65 milioni per garantire gli investimenti.

L’emendamento è stato approvato insieme all’articolo 10 della “manovrina” che destina anche i fondi per i Comuni in dissesto. L’articolo prevede un contributo di 1,3 milioni di euro per i lavoratori precari degli enti, di 3,4 milioni per i precari delle ex Province e di 1,6 milioni per i Comuni che hanno subito una riduzione delle royalties sugli idrocarburi.

Via libera anche all’assegnazione straordinaria per Città metropolitane e liberi consorzi: 23,9 milioni di euro andranno quindi agli enti, in gravissima difficoltà economica. Di questi, 350 mila euro andranno specificamente ai lavoratori precari del libero Consorzio di Enna. I fondi complessivi verranno poi distribuiti tra gli enti, in base alla gravità dello squilibrio finanziario. Una logica criticata in Aula ad esempio dal deputato di Forza Italia Giuseppe Milazzo: “Paradossalmente, gli enti che hanno compiuto sforzi enormi per mantenere i conti in ordine, non vengono premiati. La Provincia di Palermo, ad esempio, è disastrata”. Ma l’articolo è passato nella forma originaria.

Così come, poco prima, era stato il turno dell’articolo col quale sono stati riconosciuti i Fondi per l’assistenza agli alunni disabili : 5 milioni per il 2016 e 19,1 milioni per gli anni 2017 e 2018. Polemiche anche qui, però, sulla scelta del governo di “avocare” la competenza relativa a questi servizi: passerà dalle ex Province all’assessorato regionale alla Famiglia che a sua volta potrà delegare le Città metropolitane e i Liberi Consorzi. Un emendamento in Aula del governo, che riconosce a questi enti la potestà di procedere autonomamente alle procedure di affidamento dei servizi, ha sgombrato i dubbi su un provvedimento che, secondo l’opposizione, mirava a mettere nelle mani del governo regionale la possibilità di fare nuove assunzioni.

Come detto, poi, il governo è caduto in occasione del voto sul pagamento dell’Iva su un contratto tra Regione e Trenitalia. Il voto segreto ha messo in luce ha bocciato l'articolo. Uno scivolone frutto ancora una volta delle tensioni di una maggioranza divisa anche oggi, sul tema dei contributi a pioggia stralciati dal presidente Ardizzone. La deputata Pd Valeria Sudano ha anche minacciato di votare contro la legge, mentre altri deputati dem, oltre al deputato Udc Totò Lentini, hanno accusato Ardizzone sia durante la seduta, sia durante un incontro informale durante una pausa della seduta stessa.-

Martedì 29 Novembre 2016 - 21:12

PALERMO - I VERBALI


Dal mattone alla

metropolitana. Pipitone:

ecco gli affari dei boss.

di Riccardo Lo Verso
30 Novembre 2016
Pubblicato da www.livesicilia.it                                                                



affari, boss, edilizia, mafia, metropolitana, palermo, pentito, pipitone, verbali, Cronaca, Palermo
Antonino Di Maggio e Salvatore Cataldo

Il neo collaboratore di giustizia non parla solo di omicidi.

VOTA
0/5
0 voti
















PALERMO - Parla di omicidi, ma anche di affari. Vicende e personaggi su cui si è indagato, ma che ora, con le dichiarazioni del neo collaboratore di giustizia Nino Pipitone, rischiano di tornare di attualità. A cominciare dall'interesse della mafia “nella costruzione della metropolitana che doveva partire da Brancaccio e arrivare fino a Carini”.I Pipitone hanno sempre avuto grandi interessi economici. Fin dai tempi in cui Giovanni Falcone scoprì che in nome degli affari avevano stretto alleanza con Ciccio Messina Denaro, padre di Matteo che sarebbe diventato un imperdibile latitante.

Il racconto del neo pentito parte da Salvatore Cataldo, costruttore già finito nei guai in passato e sul quale da ieri è piovuta addosso la pesantissima accusa di avere partecipato al duplice omicidio di Antonino Failla e Giuseppe Mazzamuto. Il provvedimento di fermo è firmato dai sostituti procuratori Roberto Tartaglia, Annamaria Picozzi, Amelia Luise e dall'aggiunto Vittorio Teresi. Di lui Pipitone dice: “Aveva un'impresa edile che lavorava nella zona di carini. Non era formalmente affiliato, ma era sempre a disposizione della famiglia mafiosa di Carini per affari ed investimenti (un po' come facevano, in altri ambiti, Lorenzo Altadonna e Gioacchino Sapienza). Cataldo ha avuto come socio in varie attività edilizie l'avvocato Russo di Carini, che anche conosco da anni. Cataldo comprava terreni con l'autorizzazione dei miei zii, poi costruiva e rivendeva le case e destinava una parte del provento alla cassa della famiglia di Carini; in cambio riceveva protezione nei rapporti con i suoi operai, quando insorgevano problemi o contrapposizioni”.

Finito in manette nel novembre del 2007, Altadonna fu assolto nel 2009. Come spesso accade le prove non ritenute sufficienti nel processo penale hanno costituito l'ossatura prima per il sequestro e poi per la confisca di un impero da 160 milioni di euro basato sulla sua presunta contiguità di Altadonna con i mafiosi. La vicenda giudiziaria di Sapienza, invece, si concluse positivamente per lui nel 2014, quando fu scagionato definitivamente da tutte le accuse che nel 2007 gli costarono l'arresto. L'originaria accusa di concorso esterno in associazione mafiosa fu derubricata in intestazione fittizia di bene salvo poi andare in frantumi nel corso del giudizio. A Sapienza furono restituiti tutti i beni, comprese le aziende del settore del trasporto di alimentari e altra merce della grande distribuzione.

Sul conto di Cataldo Pipitone aggiunge che “ha partecipato all'occultamento del cadavere di Bonanno (Giovanni Bonanno, mafioso di Resuttana, ndr) e che aveva “creato contatti con altri imprenditori edili al fine di chiedere le estorsioni”.

Il collaboratore tira in ballo per lo stesso duplice omicidio anche Antonino Di Maggio. “È un uomo d'onore della famiglia di Carini -mette a verbale Pipitone -. Era un punto di riferimento per le estorsioni, visto che molte persone che dovevano pagare venivano indirizzate a lui. Aveva una società denominata Cli che si occupava di vendita di elettrodomestici in tutta la regione e so che erano riusciti ad aprire un punto vendita molto grande a Castelvetrano. Aveva ottimi rapporti con i Lo Piccolo, so che per un periodo della loro latitanza sono stati ospiti di Di Maggio a Piranito”.

Quindi il passaggio sulla grande opera pubblica in costruzione a Palermo, di cui si parlava anche nei documenti sequestrati a Salvatore Lo Piccolo il giorno dell'arresto: “Siccome era anche legato alla famiglia, ha avuto ruoli delicati nel corso della costruzione della metropolitana. Salvatore Lo Piccolo aveva incaricato Di Maggio di occuparsi della messa a posto delle ditte che si occupavano dei lavori e di distribuire il ricavato, secondo le competenze territoriali, alle varie famiglie del mandamento di San Lorenzo-Tommaso Natale. So che Di Maggio aveva anche una contabilità per questa sua gestione dei lavori della metropolitana. Oltre alla messa a posto, Di Maggio ha fatto partecipare ai lavori della metropolitana anche alcune ditte di sua fiducia, come quella di Amato Salvatore”.-