Tutto pronto per la giornata di manifestazione. Domani a Palermo i precari torneranno in piazza. Lo faranno gli ex Pip che vedono allontanarsi la stabilizzazione, lo faranno i precari comunali, quelli della scuola, i lavoratori della Gesip, ma anche i precari di ogni altra pubblica amministrazione.
Il 31 ottobre è il giorno di lotta “principe” per i precari siciliani. Per loro restano due mesi esatti di “respiro”, poi il 31 dicembre tutto potrebbe essere finito in base alla nuova legge nazionale di riordino della pubblica amministrazione che è passata senza le modifiche che la Sicilia aveva chiesto e concordato ma che Camera e Senato hanno cassato.
Eppure esiste un piano B, quello stesso piano che il Comune di Palermo, invece, considera inesistente per Gesip. Una strada, però, lunga e tutta in salita che passa per la possibilità di un escamotage che permetta una nuova proroga ma che poi si arena nella così detta lista unica per la stabilizzazione.
Il percorso verso il quale i tecnici del Ministero sembrano intenzionati ad orientare la Regione è identico a quello che era stato ipotizzato in Commissione lavoro all’Ars appena 10 giorni fa durante l’audizione dei sindacati sulla situazione dei circa 1.100 ex pip.
Fermo restando il patto di stabilità che non potrà essere sforato e dunque l’assoluto blocco delle stabilizzazione per la maggior parte dei Comuni siciliani, la Regione potrà dar vita alla lista unica dei precari siciliani. Insomma precari non più in forza ai singoli comuni ma, in generale alla Regione siciliana, che già paga la quota più consistente dei loro stipendi per lo più part time.
All’assessorato regionale della Funzione Pubblica retto da Patrizia Valenti il compito di stilare, insieme ai comuni, la lista dei precari. Una sorta di graduatoria come quella in uso nei collocamenti, nella quale si considerino età, anzianità di servizio e carichi familiari.
Ma questa lista non garantirà la loro stabilizzazione. Alla Regione occorre una legge che istituisca il “bacino speciale dell’ex precariato”. Uno strumento caro al Presidente della Regione Rosario Crocetta, già utilizzato, ad esempio, per i lavoratori degli Ato rifiuti.
In pratica i Comuni non faranno più concorsi. Man mano che si libereranno posti dovranno prelevare personale dalla lista unica dell’ex precariato ed assumerlo facendo scorrere la graduatoria.
Nessuna garanzia di assunzione e soprattutto tempi biblici. In più un precario della Sicilia orientale potrebbe ritrovarsi in un Comune di quella occidentale e viceversa. Ad assumere, infatti, saranno i Comuni in regola col patto di stabilità o che potranno fare economie di scala.
Il rischio paventato è che un precario di un Comune in regola che vedeva all’orizzonte la propria stabilizzazione si veda scavalcato in graduatoria da un precario proveniente dalla parte opposta della Sicilia. Insomma una vera e propria guerra fra poveri.
Ma un dato considerato positivo dal mondo sindacale c’è. Per approvare la legge, compilare le graduatorie e predisporre tutto ci vorrà del tempo. In funzione di ciò il Ministero si dice disponibile a dare il proprio assenso ad una nuova proroga che copra il 2014 e, forse, anche il 2015. Di fatto problema rinviato ancora una volta, ma l’imbuto per la stabilizzazione o anche per la prosecuzione dell’attività precaria si fa sempre più stretto.