mercoledì 31 maggio 2017


CATANIA, SCANDALO ISTITUTO MUSICALE

BELLINI: “SI FACCIA CHIAREZZA

AL COMUNE”.


Di Barbara Contrafatto    
mercoledì, 31 maggio, 2017
Pubblicato da www.linformazione.eu

“L’operazione della Procura di Catania e della Guardia di Finanza che ha portato all’arresto di 23 persone, su 38 indagati, per peculato continuato, ricettazione, riciclaggio e associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio ha fatto finalmente luce sulla gestione criminale delle casse dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini, ente controllato da Comune e Provincia di Catania. Quattordici milioni di euro pubblici destinati al finanziamento dell’ente di alta formazione musicale, nel giro di pochi anni, secondo la Procura, finiti nelle tasche di funzionari e imprenditori compiacenti”.
Questa la denuncia pubblica presentata dal Movimento “Catania Bene Comune” dopo lo scandalo che ha colpito l’Istituto Vincenzo Bellini del capoluogo catanese.
Si tratta – si legge nel comunicato – di “somme enormi che si sarebbero dovute utilizzare per migliorare i servizi agli studenti, per attivare nuovi corsi, per pagare i lavoratori, per far crescere l’offerta formativa dell’Istituto Musicale e che invece sono state rubate, come riferiscono gli organi di stampa, da chi doveva amministrarle”.
Nel documento, Catania Bene Comune pone una domanda: “Quanti ragazzi e quante ragazze non sono stati ammessi all’Istituto musicale per mancanza di posti disponibili a causa delle ruberie? Quanti soldi delle rette degli studenti sono finiti negli abiti di lusso, nei gioielli o nelle spese per i grandi eventi privati dei funzionari della ragioneria dell’Istituto?”
E poi: “Aver sottratto tali risorse alla collettività è un gesto odioso contro l’intera città, che ha danneggiato soprattutto le giovani e i giovani musicisti. Mentre tante famiglie facevano sacrifici per poter sostenere economicamente gli studi dei figli, mentre tanti giovani si disperavano per non aver trovato posto nelle graduatorie di ammissione all’Istituto Musicale, mentre tanti studenti svolgevano i più svariati lavori per pagare le rette e tanti lavoratori aspettavano stipendi arretrati o vedevano ridursi le ore di servizio, dei funzionari, secondo l’inchiesta dei magistrati, si appropriavano indebitamente dei soldi pubblici e facevano arricchire le loro famiglie”.
“Oggi – scrivono i componenti del Movimento catanese – non ci si può limitare al doveroso plauso a quegli amministratori che coraggiosamente hanno denunciato, proceduto ai licenziamenti del personale coinvolto e normalizzato la gestione contabile dell’ente”. “I soggetti sociali e politici della città – recita ancora il comunicato – e ancor prima le Istituzioni hanno il dovere di determinare come sia stato possibile per dei funzionari appropriarsi di svariati milioni di euro pubblici senza che per anni nessuno parlasse o si accorgesse”.
E ancora altre domande: “Chi non ha verificato la correttezza dei bilanci dell’Istituto Musicale, ente di cui è azionista di maggioranza il Comune di Catania? Perché non si è svolto il ‘controllo analogo’ che compete a Comune e Provincia sui singoli provvedimenti dell’Istituto Musicale Bellini? Dove sono stati gli organi collegiali dell’Istituto mentre sotto i loro occhi avvenivano le ruberie? Chi ha preso parte al sistema di complicità e omertà intorno alla distrazione dei fondi?”
“Rispondere a questi interrogativi – si legge ancora – non tocca solo all’autorità giudiziaria ma innanzi tutto alle amministrazioni comunale e provinciale che sull’Istituto Musicale Bellini avrebbero dovuto vigilare. Rispondere a questi interrogativi e non solo compiacersi dell’operazione di polizia tocca all’Istituzione pubblica per evitare che fenomeni simili si ripetano, o continuino a verificarsi, nelle altre società e negli altri enti controllati dagli enti locali”.
Catania Bene Comune prosegue dicendo che “non si può tacere oltre sulle assurde consulenze per centinaia di migliaia di euro che le società partecipate distribuiscono illegittimamente senza alcun intervento dell’amministrazione comunale e della magistratura”.
Poi l’affondo nei confronti soprattutto di qualche consigliere comunale: “Circa il coinvolgimento, ai vertici del sistema descritto dalla Procura, dei genitori (oggi in carcere) ed altri parenti della consigliera comunale di maggioranza, Erika Marco, presidente della Commissione servizi Sociali, eletta nel 2008 in sostegno dell’ex Sindaco Raffaele Stancanelli e nel 2013 in sostegno del Sindaco Enzo Bianco, occorrono immediate spiegazioni”.
“La consigliera Marco – seguita il comunicato – , già deferita alla Commissione Nazionale Antimafia, è componente della VII commissione consiliare che si occupa proprio del Liceo Musicale. L’Amministrazione comunale ha il dovere di avviare immediatamente un’indagine interna per determinare, prima della magistratura, se è esistita una rete di complicità che ha coinvolto uffici comunali e rappresentanti istituzionali. Non bisogna infatti dimenticare che l’Istituto Musicale è a tutti gli effetti un ente controllato, in massima parte, dal Comune.
La consigliera Marco – scrive ancora il Movimento catanese – ha il dovere di chiarire alla città la sua posizione nella vicenda ma sta innanzi tutto al Comune il dovere di accertare se vi sono stati condizionamenti politici volti a tutelare o coprire gli atti criminali all’Istituto Bellini. Eventuali dimissioni della Consigliera Marco, che appaiono inevitabili, non debbono in alcun modo influire sull’esigenza di chiarezza e sull’accertamento delle responsabilità”.
Una stoccata infine al vice sindaco Marco Consoli, il quale – si legge – “dovrebbe chiarire alla città se intende confermare la ‘solidarietà al consigliere Erika Marco che da oltre due anni è vittima di un’azione persecutoria volta ad infangare il suo onore e quello della sua famiglia’, espressa in occasione del deferimento della Consigliera Marco alla Commissione Nazionale Antimafia”.
“Catania – conclude il documento – ha poche risorse economiche, sempre meno servizi, sempre più povertà, rubare soldi pubblici al nostro territorio è il gesto più meschino che si possa compiere”. -

Sopra: l’ingresso dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania.

Barbara Contrafatto


CATANIA, DETENEVA UN CHILO DI DROGA.

VALORE 100MILA EURO. ARRESTATO.

Di Redazione     
mercoledì, 31 maggio, 2017
Pubblicato da www.linformazione.eu

Deteneva circa un chilo di droga fra cocaina e marijuana per un valore di oltre 100mila Euro in via Alogna, nel popolare quartiere San Cristoforo di Catania, ma i carabinieri della Compagnia di “Piazza Dante” lo hanno seguito ed arrestato. Si tratta del 24enne catanese Simone Consolo, ritenuto responsabile di spaccio e detenzione illecita di sostanze stupefacenti.

Simone Consolo. Sopra: la droga sequestrata dai carabinieri

Tanti, troppi clienti si alternavano ieri sera al cospetto del pusher. Il fatto ha insospettito gli uomini del Nucleo operativo in servizio anticrimine nel rione, i quali, dopo avere monitorato una serie di cessioni, sono intervenuti  interrompendo la compravendita e scoprendo il nascondiglio – un ampio anfratto murario posto in quella strada  – da dove il giovane attingeva la droga da piazzare.
La perquisizione ha consentito il rinvenimento e il sequestro di 700 grammi circa di cocaina, di cui una cospicua parte ancora in pietra (pura) da tagliare e lavorare, circa 100 grammi di “marijuana”, un bilancino di precisione e del materiale utilizzato per il confezionamento degli stupefacenti.
L’arrestato, assolte le formalità di rito, è stato rinchiuso nel carcere di Catania Piazza Lanza.
Nelle stesse ore i carabinieri della Stazione di Catania-Nesima hanno arrestato il 33enne Vincenzo Angelo Marchese, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dal Tribunale di Catania. Condannato dai giudici etnei per detenzione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti (reato commesso a Catania nel 2015) Marchese sconterà nel carcere di Catania 3 e 8 mesi di reclusione. -
Angelo Conti

Operazione “Gioco sporco” –

Scoperti sette centri

scommesse e sale giochi

non autorizzati.


da www.canalesicilia.it  

Centro scommesse Barcellona

Barcellona Pozzo di Gotto – I finanzieri della Tenenza di Barcellona Pozzo di Gotto hanno concluso, nelle scorse settimane, un’importante operazione denominata “Gioco sporco”, volta a prevenire e a reprimere il fenomeno delle scommesse clandestine e del gioco illegale, che ha permesso di individuare sette tra sale giochi e centri scommesse clandestini, di denunciare all’autorità giudiziaria quattro persone e di elevare sanzioni amministrative a carico di altre quattro.
L’operazione ha consentito, grazie all’attività di osservazione in loco, pedinamenti e mirate riprese fotografiche, di svelare l’attività illegale svolta da alcuni esercizi commerciali siti nella città del Longano, che apparivano come normali sale da biliardo, internet point o circoli culturali. Per la stessa ci si è avvalsi anche dell’ausilio tecnico di funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Messina.
In particolare, i finanzieri hanno individuato sei sale scommesse clandestine, tutte situate nella città di Barcellona P.G., che consentivano giocate tramite apparati elettronici completamente sconosciuti al Fisco. A carico dei titolari di due di queste, sulla base dell’analisi delle postazioni di gioco e delle numerose ricevute occultate tra i rifiuti o dietro i banconi, sono stati acquisiti significativi elementi indiziari che testimonierebbero pure la raccolta abusiva di denaro. Dai controlli, infatti, è emerso che i due citati responsabili si sarebbero interposti fra la clientela e il sistema di puntata, utilizzando conti di gioco personali, col fine di raccogliere le puntate elaborate dagli scommettitori nelle postazioni “periferiche”, che venivano trasmesse, per il successivo pagamento, a una postazione centrale, presso cui veniva anche stampata la ricevuta di gioco.
Particolarmente significativa l’individuazione della settima struttura, apparentemente un circolo ricreativo per pensionati, al cui interno era stata allestita una vera e propria sala abusiva che consentiva l’utilizzo di due apparecchi videopoker apparentemente non funzionanti, i quali, invece, potevano essere rapidamente attivati mediante particolari stratagemmi: il primo, mediante lo sfregamento di una calamita in uno specifico punto del macchinario, mentre il secondo poteva essere reso funzionante grazie a un piccolissimo forellino situato vicino al cavo di alimentazione, al cui interno era sufficiente infilare una graffetta metallica per poterlo avviare. I due videopoker, come emerso dagli accertamenti effettuati, funzionavano con gettoni camuffati da “buono consumazione”, dal costo di cinque euro, erogati da un’ulteriore macchinetta collocata nel locale.
Sono state quattro le persone denunciate alla Procura di Barcellona Pozzo di Gotto per esercizio abusivo di gioco e scommesse, reato che prevede la pena della reclusione da sei mesi a tre anni, e per esercizio di giochi d’azzardo, violazione per la quale le leggi in vigore contemplano l’arresto da tre mesi fino a un anno.
Per altre quattro persone sono scattate sanzioni amministrative pecuniarie per quasi centomila euro, per aver consentito l’uso di apparecchi da intrattenimento illegali e per aver messo a disposizione dei clienti apparecchiature di gioco connesse a bookmakers stranieri privi di concessioni.
Nel complesso, gli interventi eseguiti hanno permesso di sottoporre a sequestro dodici postazioni di scommesse, complete di sei stampanti, centina di ricevute di gioco, due videopoker con relativo apparecchio “eroga gettoni/raccogli denaro” e anche due apparecchi elettronici da intrattenimento illegali, con funzionamento a led rotanti.
L’attività di servizio posta in essere dalla Guardia di Finanza nel settore “giochi e scommesse” è da ritenersi particolarmente rilevante, in quanto i giochi illegali non permettono il monitoraggio del corretto funzionamento degli apparecchi, sottraendo le correlate risorse relative al prelievo erariale unico e possono favorire forme di illecito anche a danno dei consumatori che utilizzano sistemi non certificati che potrebbero alterare il sistema di vincite. -

Sgominata pericolosa banda

di rapinatori – Arrestati

anche un impiegato di banca

ed una guardia giurata.



Rapina Messina

Nelle prime ore di stamattina, personale della Squadra Mobile di Messina sotto la direzione del Procuratore della Repubblica del Tribunale di Barcellona P.G. Dr. Emanuele CRESCENTI, ha dato esecuzione alle ordinanze di applicazione della Misura della Custodia Cautelare in carcere emessa dal GIP del Tribunale di Barcellona P.G. Dr Salvatore PUGLIESE, su richiesta dei Sostituti Procuratori D.ssa Sarah Caiazzo e Dr Alessandro Liprino, nei confronti di sei soggetti, dei quali due già detenuti, ritenuti responsabili a vario titolo ed in concorso tra loro dei reati di tentata rapina aggravata, lesioni personali aggravate, porto illegale di arma e rapina aggravata:
  • NUNNARI Vincenzo, nato a Messina il 12.01.1957
  • DI PAOLA Salvatore, nato a Messina il 21.08.1998
  • CORTESE Giovanni, furto, nato a Messina il 02.01.1974
  • MAZZA Rosario, nato a Messina il 24.11.1955
  • MASCARESE Antonio, nato a Messina il 20.07.1971
  • SILVESTRI Mirko, nato a Messina il 20.07.1983
L’attività di indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, trae origine dal tentativo di rapina commesso in data 01.12.2016, intorno alle ore 6.30, presso la biglietteria degli aliscafi Liberty Lines di Milazzo, quando tre individui travisati ed armati di pistola aggredivano due Guardie Giurate che, addette al servizio di trasporto valori alle Isole Eolie, trasportavano ingenti somme di denaro custodite in uno zaino ed in un trolley. In particolare uno dei malviventi colpiva con il calcio della pistola più volte una delle guardie provocandogli una ferita scomposta alla clavicola ed un trauma cranico con prognosi di 20 giorni.
Al fine di difendere il collega, l’altra guardia instaurava un conflitto a fuoco con i rapinatori che, dopo aver risposto allo stesso modo, desistevano dall’intento criminoso e fuggivano senza riuscire a impossessarsi della refurtiva.
Grazie alla visione delle immagini di videosorveglianza insistenti nella zona si individuava l’autovettura utilizzata dai malfattori, una mini cooper oggetto di furto. Dal monitoraggio dei movimenti del mezzo in questione si deduceva che i rapinatori fossero a conoscenza di tutti gli spostamenti del furgone portavalori sul quale viaggiavano le due guardie giurate prima di parcheggiarlo nei pressi del porto di Milazzo. Attività tecniche di intercettazione consentivano di individuare nelle gpg MAZZA Rosario e MASCARESE Antonio i basisti.
MASCARESE dipendente della società Sicurtrasport di Messina tra l’altro la stessa mattina si trovava a bordo di uno dei furgoni della ditta che era partito contemporaneamente a quello sul quale viaggiavano le due guardie successivamente aggredite. Dopo un primo tratto di strada percorso insieme i due mezzi si separavano all’altezza del casello di Milazzo.
Si riusciva altresì, tramite la medesima attività intercettiva ad individuare due dei tre assalitori che si identificavano in NUNNARI Vincenzo e DI PAOLA Salvatore. L’attività menzionata ha permesso di prevenire la perpetrazione di ulteriori rapine fino al 28.03.2017 quando invece veniva consumata rapina presso l’istituto Banca di Credito Peloritano di Barcellona P.G.
In tale circostanza intorno alle ore 11.30 un malvivente travisato da donna ed armato di taglierino, si introduceva all’interno della banca, dopo che il cassiere, Silvestri Mirko apriva la porta di sicurezza nonostante indossasse una parrucca, segno visibile di camuffamento. Una volta all’interno armato di taglierino simulava, dinnanzi agli altri dipendenti, di minacciare il medesimo cassiere che sbloccava il sistema di sicurezza dell’ingresso permettendo anche al secondo complice travisato con un casco di accedere all’interno dell’istituto bancario e prelevare la somma di 420.000 euro posti fuori dalla cassaforte, perché in attesa di essere prelevati dal portavalori della ditta sopra indicata.
Dalle intercettazioni di precedenti conversazioni tra MAZZA E MASCARESE emergevano due elementi importanti: il loro coinvolgimento anche in tale fatto delittuoso poiché concordavano la ripartizione del bottino e menzionavano esplicitamente l’istituto di credito in questione; la sostituzione di NUNNARI, nel frattempo arrestato insieme al Di Paola da questa Squadra Mobile per altri reati contro il patrimonio commessi in Messina, con un nuovo referente del gruppo criminale, individuato in CORTESE Giovanni. Le responsabilità contestate per questo secondo evento criminoso sono quelle di ideatori per CORTESE Giovanni, NUNNARI Vincenzo e DI Paola Salvatore, di basisti anche in questa occasione per le due gpg MASCARESE e MAZZA e quelle di correo avendo consentito l’ingresso nell’istituto bancario per il cassiere SILVESRTRI.
L’attività della Squadra Mobile esperita nelle prime fasi con i Commissariati di Pubblica Sicurezza di Milazzo e di Barcellona P.G. ha consentito così di sgominare una pericolosa banda dedita a rapine di rilievo sul territorio tirrenico. -

MESSINA: MAURIZIO DE LUCIA E' IL NUOVO PROCURATORE CAPO.


Maurizio De Lucia

Il plenum del Csm ha ratificato la proposta della commissione con un solo astenuto. Subentra a Guido Lo Forte.


Mercoledì, 31. Maggio 2017 - 15:23
Scritto da: Alessandra Serio
Pubblicato da www.tempostretto.it

Dopo quasi sei mesi di vacanza, Messina ha il nuovo procuratore capo. Stamani il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha nominato Maurizio De Lucia, confermando l'indicazione unanime della Commissione. Il plenum lo ha nominato con un solo astenuto. De Lucia prende il posto di Guido Lo Forte, andato in pensione.

Cinquantasei anni, campano, De Lucia è arrivato a Palermo nel maggio del '91, specializzandosi in reati economici. Passato presto alla distrettuale antimafia, si è occupato di estorsioni e infiltrazioni mafiose negli appalti.

Tra le sue inchieste più famose, quella sulle talpe alla Dda di Palermo che ha portato all'arresto dell'alter ego di Bernardo Provenzano, e quella culminata nella condanna a 7 anni per favoreggiamento per alla mafia dell'ex presidente della Regione Salvatore Cuffaro. -

Alessandra Serio

Rai, Campo Dall'Orto

rinuncia alla buonuscita.

Il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto porterà in cda le sue dimissioni e annuncerà di rinunciare alla buonuscita.


Alla fine l'addio sarà consensuale, in un clima che si preannuncia cordiale e con un "regalo" per la Rai.



Domani il direttore generale Antonio Campo Dall'Orto, a quanto apprende l'Adnkronos, porterà in cda le sue dimissioni e, per confermare il suo modo di interpretare il ruolo di manager di Stato, annuncerà di rinunciare alla buonuscita.
Il consiglio di amministrazione della Rai si riunirà alle 10 in Viale Mazzini con all'ordine del giorno le comunicazioni della presidente Rai e del direttore generale; eventuali deliberazioni, approfondimenti sul tetto ai compensi artistici (con la possibile proroga oltre il 2 giugno della policy di autoregolamentazione), ordini e contratti con l'esame dei contratti in scadenza.
Di fatto domani si suggellerà in cda la separazione consensuale fra dg e il consiglio di amministrazione, con toni e modalità che puntano a cancellare le tensioni degli ultimi mesi.
Adesso ognuno prosegue per la propria strada. I passaggi formali prevedono che il cda revochi le deroghe all’epoca conferite al dg e che l’azionista (il ministero dell'Economia) indichi allo stesso cda uno o più nomi per ricoprire il ruolo di nuovo direttore generale a viale Mazzini. Intanto più di un consigliere fa rilevare che "non è che si accetta a scatola chiusa un’indicazione. Il cda può dire la sua, anzi deve farlo".
Tra i papabili si parla di Paolo Del Brocco, attuale amministratore delegato di Rai Cinema: "Lo danno favorito in molti", commenta un consigliere, e in Cda sembra trovare consensi. Come pure consensi si registrano sul nome di Claudio Cappon, "anche lui passerebbe facilmente...", commenta un altro consigliere. Ma il più facile da approvare sarebbe Nino Rizzo Nervo, attuale consigliere del premier Gentiloni a Palazzo Chigi: "È il più competente", rilevano voci diverse. E c’è ancora da sciogliere il dilemma del tetto o meno ai compensi per gli artisti. Deroghe sarebbero possibili, stando al parere dell’Avvocatura di Stato, ma in Cda vogliono essere certi di poterlo fare senza incorrere in violazioni della legge. A viale Mazzini si erano dati tempo fino al 2 giugno per decidere, ma ci vorranno ancora un po' di giorni per una decisione. -

Legge elettorale in Aula dal

5 giugno. Tensione Pd-Ap.

Arriva il maxi-emendamento del relatore. Proteste in commissione per i tempi stretti. Pisapia: 'Riforma alla tedesca non garantisce governabilità'.




Renzi, si può votare a ottobre e in primavera - "Il terrorismo psicologico sulla necessità di un decreto a luglio, ce lo chiede l'Europa, è una barzelletta. Teoricamente si può votare ad ottobre, succede in Germania e in Austria, non si rischia esercizio provvisorio. Poi si può votare anche in primavera". Così Matteo Renzi, a Porta a Porta, negando anche il rischio di instabilità. "Il Pd è partito serio", aggiunge il leader Pd.

DUELLO ALFANO-RENZI.

Il tema crea, però, tensione all'interno della maggioranza, in particolare tra Ap e il Pd alla vigilia di una cruciale direzione del partito di Alfano. "Assistiamo divertiti - attacca da Facebook il ministro - a queste dichiarazioni sul potere di ricatto e di veto dei "piccoli partiti". Incredibile. Fin qui i governi li ha fatti cadere solo il Pd, peccato fossero i propri. Letta, Renzi e adesso vedremo se indurrà anche Gentiloni alle dimissioni oppure lo sfiducerà. In tutti e tre i casi, il segretario del Pd è sempre lo stesso". "Piccoli partiti? Diffidare dei grandi. Questa chiamasi instabilità ma - caro Pd - tu chiamale, se vuoi, "elezioni". "Se dopo anni che sei stato al governo - replica Renzi - hai fatto il ministro di tutto, non riesci a prendere il 5%, è evidente che non possiamo bloccare tutto". Così Matteo Renzi sulle accuse del leader di Ap Angelino Alfano. "Io impaziente? - aggiunge Renzi - io potevo restare a Palazzo Chigi e invece me ne sono andato...ho l'impressione che sono loro che hanno paura ma non è accettabile il veto dei 'piccoli'". "Renzi insulta - è la contro-replica di Alfano - ma sfugge alla domanda cruciale: fa cadere anche il governo Gentiloni oppure no?".

I RISCHI DEL TEDESCO - 

"E' evidente - dice Renzi - che può esserci mancanza di maggioranza, come in Germania. Io spero che diano fiducia al Pd, se non sarà così bisognerà vedere i numeri in Parlamento".
"L'accordo sulle regole fra le principali forze politiche non prefigura alcun accordo politico per la prossima legislatura, nessuna grande coalizione, ma soltanto la corretta condivisione delle regole elettorali". Lo puntualizza Silvio Berlusconi in una nota sulla legge elettorale dopo aver incontrato a colazione i Capigruppo di Forza Italia di Camera e Senato, Renato Brunetta e Paolo Romani. Forza Italia - dice ancora - "ribadisce l'esigenza di applicare il sistema tedesco. Questo significa sbarramento al 5%, liste proporzionali di lunghezza adeguata, metodo proporzionale di attribuzione dei seggi, su base nazionale, analogo a quello utilizzato in Germania, escludendo qualsiasi ipotesi di voto di preferenza. Questo accordo potrà finalmente restituire la parola agli italiani, consentendo agli elettori, dopo quattro governi non scelti dai cittadini, di decidere da chi vogliono essere governati".
La legge elettorale che si sta profilando "non dà risposte rispetto a quello che ha detto la Corte costituzionale" e "non serve per garantire quella governabilità che è necessaria per il rilancio del Paese". Lo ha detto Giuliano Pisapia, leader di Campo Progressista, a margine di una riunione organizzata dall'Officina delle Idee Europa a Bruxelles. La Corte Costituzionale, ha spiegato l'ex sindaco di Milano, ha detto "con grande forza" che hanno "rilevanza costituzionale sia la governabilità del Paese, sia la rappresentanza dei cittadini, sia la possibilità dei cittadini di conoscere e scegliere i propri candidati". Al contrario, la legge elettorale che si sta profilando non permette "di fare coalizioni per l'eventuale premio di maggioranza" ed è "un passo indietro rispetto a quanto indicato dalla Corte Costituzionale". -

Manovra, la Camera dice sì.

Ma il governo rischia

al Senato.

I bersaniani fanno sapere che non voteranno la fiducia posta dal governo sulla manovra correttiva, perché contrari alla reintroduzione dei voucher per i lavori occasionali voluta dal governo. Al Senato Gentiloni rischia di non avere i numeri.

Via libera dalla Camera alla fiducia posta dal Governo sul dl manovra. I voti favorevoli sono stati 315, i contrari 142 (cinque gli astenuti).



Tra i "no" figurano anche quelli dei bersaniani di Mdp, in contrasto con la norma sui "contratti di prestazione occasionale". Domani mattina è prevista la votazione finale dell’Assemblea, poi il provvedimento passerà all’esame del Senato. Il decreto deve essere convertito in legge entro il prossimo 23 giugno.
L'avvertimento al governo è arrivato, preciso come un orologio svizzero. La formazione politica bersaniana, Mdp, fa sapere che alla Camera non voterà la fiducia posta dal governo. Se ripeterà questa scelta anche al Senato l'esecutivo rischia di andare sotto. Ma vediamo qual è il motivo scatenante.
Il capogruppo alla Camera di Articolo 1-Mdp, Francesco Laforgia, nelle dichiarazioni di voto, riferendosi all’inserimento dei nuovi voucher annuncia che il suo gruppo non seguirà la richiesta del governo. "Non saremo dentro questo passaggio" perché "non vogliamo essere corresponsabili. Noi abbiamo sempre dimostrato senso di responsabilità e continueremo a farlo" e "dovete invece guardare a chi ha tirato dritto in barba ad un referendum". Laforgia parla di "vulnus", "strappo", con l’approvazione dell’emendamento del relatore che ha reintrodotto uno strumento per regolare il lavoro occasionale "uscito dalla porta e rientrato dalla finestra" e ha aggiunto di sperare in un correzione al Senato. "Spero - osserva - che se questa correzione arriverà non avvenga per ricucire il rapporto con noi ma per riannodare il filo che avete spezzato con il Paese".

Governo sul filo di lana al Senato

A Palazzo Madama la maggioranza dispone di 172 voti, 11 in più di quelli necessari per ottenere la fiducia. Senza il sostegno dei 15 di Mdp Gentiloni non avrebbe più i numeri per andare avanti.-

Da Renzi un siluro ad Alfano:

"Ministro di tutto e non

prende il 5%".

A Porta a Porta il segretario Pd prende di mira Alfano: "Ministro di tutto non prende il 5% e vuole mettere veti?".


Ormai volano gli stracci in seno alla maggioranza. Il regolamento di conti è iniziato, e Matteo Renzi non si trattiene più.



Nel salotto di Porta a Porta il segretario del Pd prende di mira Alfano. "Se sei stato cinque anni al governo, hai fatto il ministro di tutto e non prendi il 5% non è che possiamo fermare tutto". E ancora: "Se io avessi voluto sarei rimasto a palazzo Chigi. Lui mi diceva di restare. Ho impressione che sia più la paura loro di non tornarci. Non è accettabile nel 2017 il veto dei piccoli partiti".
Sull'accordo per la riforma elettorale il segretario del Pd osserva che il proporzionale con sbarramento al 5% "per me è un passo indietro, abbiamo dovuto farlo ma non era la nostra scelta prioritaria. Però - aggiunge - c’è anche un fatto di responsabilità. Se non avessimo colto questa occasione non saremmo stati seri nei confronti dell’Italia".
E sulla possibilità di un accordo con Forza Italia, per un governo di "grossa coalizione", Renzi la prende alla larga: "È evidente che ci può essere la mancanza di una maggioranza, come in Germania. Io spero che gli italiani diano la fiducia al nostro partito, se non sarà così bisognerà vedere i numeri i parlamento". Non esclude a priori un governo allargato ad altre forze non alleate prima del voto. Si limita a dire che si vedrà.
Renzi parla poi del suo partito, ricordando che "nella segreteria per la prima volta non sono entrate le correnti. Le correnti erano già pronte a spartirsi la segreteria e invece noi abbiamo messo persone che non fanno parte di alcuna corrente".
Ma gli italiani quando saranno richiamati alle urne? Si può votare a settembre o ottobre? "Teoricamente sì - dice Renzi - tanto è vero che la Germania vota il 24 settembre e l'Austria l'8 ottobre. Vedo qualcuno che dice, votare è un pericolo, tesi suggestiva".

La puntata inizia con un siparietto

Renzi si cala nel ruolo di "regista" nello studio di Porta a Porta e chiede a Bruno Vespa di rifare la registrazione del lancio della puntata, perché il padrone di casa scivola sul nome del cantautore Umberto Tozzi, ribattezzato Fausto. "Lo hai chiamato Fausto, è da rifare", avverte Renzi il conduttore del talk show. Prima perplesso, Vespa si rende poi conto dello scivolone e abbozza: "Abbiamo in studio un ottimo correttore di bozze". -

De Lucia,

nuovo procuratore Messina.

Coordinò inchiesta su Cuffaro.




Trovato morto sub

scomparso ieri.

Davanti alla costa tra Termini Imerese e Trabia,

aveva 37 anni.




Redazione ANSA TRABIA (PALERMO)
News

(ANSA) - TRABIA (PALERMO), 31 MAG - Da ieri non si avevano sue notizie e stamane era stata trovata la sua barca e nel pomeriggio è stato recuperato il corpo senza vita di Ivan Bova, 37 anni, sub che era disperso davanti alla costa tra Termini Imerese e Trabia, nel Palermitano. I sommozzatori dei vigili del fuoco l'hanno recuperato in fondo al mare a un miglio dalla costa di Trabia, proprio nei pressi dell'imbarcazione con la quale Bova era uscito in mare. Alle operazioni di recupero ha partecipato anche una motovedetta della Capitaneria di porto. Il corpo è stato portato a Termini Imerese. (ANSA)

Dal domani online Legalità

e Scuola ANSA.

Partnership con il Miur e il Dipartimento Pari Opportunità.




Obama ratificò Cop21, Trump

può disdirla.

Ex presidente non passò per Congresso,

tycoon può fare lo stesso.




Terrorismo:

convalidato fermo 2 siriani.

Bloccati scorsa settimana mentre si stavano imbarcando per Malta.




Redazione ANSA RAGUSA
News

(ANSA) - RAGUSA, 31 MAG - Convalidato i fermi, su richiesta delle procure competenti, dei due siriani, uno dei quali minorenne, fermati sabato scorso nel porto di Pozzallo mentre stavano per imbarcarsi sul catamarano per Malta e ritenuti di far parte di una organizzazione terroristica. I due avevano utilizzato documenti falsi. Walid Eibo, 25 anni, è risultato essere residente a Malta, ed è stato indagato anche per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina; l'altro è stato deferito alla procura dei minori di Catania e deve rispondere anche di sostituzione di persona e uso di documenti falsi. (ANSA)

'Ue e Cina confermano

accordi su clima'.

In arrivo 'misure concrete'.

Non è fine del mondo se Usa fuori.




Parigi-Berlino,

no a summit Nato Turchia.

Vertice 2018 dovrebbe svolgersi a Bruxelles.




Redazione ANSA BERLINO
News

(ANSA) - BERLINO, 31 MAG - Un gruppo di Paesi della Nato, guidati da Germania, Francia, Olanda e Danimarca, hanno impedito che il prossimo vertice dell'Alleanza atlantica venga organizzato in Turchia. Lo scrive la Welt. Nel 2016, al summit di Varsavia, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan si era offerto di ospitare a Istanbul il prossimo incontro, previsto nel 2018. Ora, secondo la Welt, il Belgio sarebbe pronto a organizzare il vertice a Bruxelles. Una decisione formale dovrebbe essere  presa a giugno in occasione della riunione dei ministri della Difesa della Nato. (ANSA)

Cav, fare regole non è grande

coalizione.

Non si prefigura alcun accordo politico per prossima legislatura.




Legge elettorale:

testo in Aula il 5 giugno.

Votazioni dal 6, 22 ore dibattito, no pausa per amministrative.




Redazione ANSA ROMA
News

(ANSA) - ROMA, 31 MAG - Nessuno slittamento nell'esame alla Camera della legge elettorale. Alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stato stabilito che l'esame del testo avrà inizio il prossimo 5 giugno. Sono previste 22 ore di dibattito, le stesse che erano state previste per l'Italicum, e potranno tenersi votazioni dal 6 al 9 giugno: di conseguenza, a Montecitorio non ci sarà la pausa dei lavori parlamentari per le amministrative. (ANSA)
   

Bankitalia. Visco:

'Priorità il lavoro, avanti con

riforme. Niente retromarce'.

'Debito pubblico e Npl rendono vulnerabile Italia'. Lo afferma il governatore nelle considerazioni finali.




Redazione ANSA
Analisi

Il debito pubblico e i crediti deteriorati rendono vulnerabili l'Italia: lo dice il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni Finali, in cui chiede un nuovo sforzo eccezionale per superare la crisi. "La centralità è il lavoro", afferma Visco. Perché è qui che si vede "l'eredità più dolorosa della crisi".   
Niente retromarce, dunque. Anzi: avanti con le riforme. "Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano - incalza il governatore -. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti".
"L'adeguamento strutturale dell'economia - rileva ancora - richiede di continuare a rimuovere i vincoli all'attività d'impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l'innovazione" mentre sul fronte della spesa pubblica "deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010".
Ad ascoltare Visco in prima fila c'è Mario Draghi, ex numero uno di via Nazionale.  Il governatore lo saluta. "Do' il benvenuto al presidente Bce" afferma quando nella relazione affronta il tema delle misure straordinarie decise da Francoforte nel 2014 che hanno "contrastato con successo i rischi di una spirale deflazionistica". Accanto a Draghi sono seduti l'ex premier Mario Monti e la presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi.
In prima fila seduti, fra gli altri, l'ex ministro dell'Economia e di di Bankitalia Fabrizio Saccomanni, l'ex premier Lamberto Dini e l'ex governatore Antonio Fazio.
Ecco i punti principali del discorso del governatore di Bankitalia nelle sue Considerazioni finali.

Debito pubblico e Npl - Il debito pubblico e i crediti cosiddetti deteriorati "riducono i margini di manovra dello stato e degli intermediari finanziari; entrambi rendono vulnerabili l'economia italiana alle turbolenze sui mercati e possono amplificare gli effetti delle fluttuazioni cicliche". Visco sottolinea che "l'elevato debito pubblico è un fattore di vulnerabilità grave, condiziona la vita economica del paese".

Priorità lavoro -  "La questione del lavoro è centrale" ed è soprattutto su questo mercato che "vediamo l'eredità più dolorosa della crisi". Secondo Visco nell'ultimo biennio si sono registrati miglioramenti grazie anche agli sgravi contributivi. Parlando delle misure di riduzione dei costi adottate in passato, per Visco, "i pur significativi benefici in termini di occupazione si sono rivelati effimeri perché non sono stati accompagnati dal necessario cambiamento strutturale di molte parti del nostro sistema produttivo".

Ue e le norme - "Non possiamo correre il rischio di intaccare la fiducia nelle banche e nel risparmio da esse custodito" a causa degli interventi delle autorità con le norme Ue che hanno segnato "una brusca cesura", afferma il governatore di Banca d'Italia, ricordando come "nell'applicazione delle nuove regole occorre evitare di compromettere la stabilità finanziaria" e nel "rispetto dei principi alla base del nuovo ordinamento europeo" gli interventi devono "preservare il valore dell'attività bancaria".

"Manca un efficace azione di coordinamento" fra i diversi soggetti nazionali e sovranazionali sulla "gestione" delle crisi bancarie, lamenta il governatore della Banca d'Italia che ricorda come in Italia negli scorsi anni si sono "superate fasi di tensione anche gravi senza danni per i risparmiatori e per il sistema creditizio nel suo complesso".

Bankitalia e le critiche - "La Banca d'Italia negli ultimi anni è stata criticata anche in maniera aspra, siamo stati accusati di non aver capito cosa accadeva o di essere intervenuti troppo tardi. Non sta a me giudicare, posso solo dire che l'impegno del direttorio è stato massimo". Così il governatore di Bankitalia parlando a braccio nel corso delle sue considerazioni finali.

L'Euro - "E' un'illusione pensare che la soluzione dei problemi economici azionali possa essere più facile fuori dall'Unione economica e monetaria. L'uscita dall'euro, di cui spesso si parla senza cognizione di causa, non servirebbe a curare i mali strutturali della nostra economia; di certo non potrebbe contenere la spesa per interessi, meno che mai abbattere magicamente il debito accumulato. Al contrario, essa determinerebbe rischi gravi di instabilità".

Pil e la crisi economica - Le conseguenze della doppia recessione sono state più gravi di quelle della crisi degli anni Trenta. "Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella prima metà del prossimo decennio". Visco ha ricordato che "in Italia l'espansione dell'economia, ancorché debole, si protrae da oltre due anni", tuttavia restiamo indietro rispetto ai nostri partner in Europa. L'aumento del Pil nell'area euro "dovrebbe essere prossimo, quest'anno, al 2%, circa il doppio del nostro paese".

"L'esigenza di superare la crisi ha sollecitato, sollecita ancora, uno sforzo eccezionale". Non minore è l'impegno necessario per ritrovare un sentiero di crescita stabile ed elevata, per risolvere la questione del lavoro, così difficile da creare, mantenere, trasformare, questione centrale dei nostri giorni non solo sul piano dell'economia".

Riforme, conti e banche - "Gli squilibri vanno corretti tempestivamente, altrimenti prima o poi si pagano. Sul terreno delle riforme, su quello della finanza pubblica, per le banche servono altri passi in avanti, non retromarce". E' quanto chiede il governatore Visco sottolineando come "l'adeguamento strutturale dell'economia richiede di continuare a rimuovere i vincoli all'attività d'impresa, incoraggiare la concorrenza, stimolare l'innovazione" mentre sul fronte della spesa pubblica "deve tornare a crescere la spesa per investimenti pubblici in calo dal 2010".

Bail in - "Non c'è stata piena consapevolezza anche al livello politico" dei rischi derivanti dalle norme sul bail in e della vendita, che era "del tutto legittima" secondo le norme, delle obbligazioni subordinate delle quattro banche finite in risoluzione. Sostiene Visco nelle considerazioni finali.

Prezzi e inflazione -  "Affinché si realizzi una piena convergenza dell'inflazione verso l'obiettivo della banca centrale serve ancora un grado elevato di accomodamento monetario". Secondo Visco "la revisione dell'orientamento della politica monetaria, da attuarsi con la necessaria gradualità, dovrà costituire la conferma che crescita della domanda e stabilità dei prezzi possono sostenersi autonomamente nel medio periodo". (ANSA)