sabato 28 febbraio 2015

ROMA: SALVINI ARRINGA LA LEGA.




Pubblicato da ANSA.it
Roma, 28 Febbraio 2015 - 20:14 News

Mentre proseguono le diverse manifestazioni previste oggi a Roma, il leader della Lega Nord, Matteo Salvini, infiamma piazza del Popolo, attaccando a testa bassa il presidente del Consiglio e insultando all'ex ministro del Welfare, Elsa Fornero.

"Il problema non è Renzi, lui è una pedina, è il servo sciocco a disposizione di Bruxelles", ha attaccato il leader del Carroccio dal palco di piazza del Popolo, dove si è prentato indossando, sopra la camicia bianca, una maglietta a sostegno del benzinaio di Nanto che ha ucciso un rapinatore: “Io sto con Stacchio. Con chi difende il territorio”.
Quella della Lega, ha detto Salvini, "è la sfida a Renzi in casa sua. Renzi ha scelto i grandi, Confindustria, Autostrade, Marchionne, le società di gioco d'azzardo e Equitalia. Oggi lanciamo la sfida dell'Italia dei piccoli, dei medi, degli artigiani, degli imprenditori e dei produttori. Da Roma parte la sfida per conquistare il Paese. Oggi lanciamo un percorso, ma non solo per il centrodestra: ambisco a parlare a tutti, anche ai delusi di Renzi e agli ex grillini". Poi, dopo aver auspicato le dimissioni del governo, ha aggiunto: "Cancelleremo la legge Fornero e vaffa... alla Fornero e a chi l’ha portata al governo". Parole che hanno spinto l'ex ministro del Lavoro a replicare: "Il merito della riforma sulle pensioni parla da solo. Penso e spero che gli italiani siano in grado di capire il basso livello della politica alla Salvini", ha detto Elsa Fornero.
Nel suo comizio, il segretario della Lega ha fatto più volte riferimento ai "comunisti". Rispolverando un leitmotiv caro anche a Berlusconi, soprattutto in campagna elettorale.
Quanto alla ricomposizione della frattura con Flavio Tosi proprio in Veneto, interpellato poco prima dell'intervento, Salvini aveva risposto "una cosa alla volta...". Sull'argomento è intervenuto lo stesso Tosi, presente anche lui alla manifestazioni, ma non sul palco. "La rottura dipende da chi la vuole, noi non la vogliamo. Abbiamo posto dei paletti in base allo statuto della Lega", ha detto il sindaco di Verona. Tosi è rimasto fra i militanti, lontano dal palco.
Salvini, il giorno dopo l'assassinio del leader dell'opposizione in Russia, ha parlato anche dei rapporti fra l'Europa e Mosca: "La Russia deve essere un alleato contro il terrorismo. Se il nemico è quello che taglia le gole, allora ci si allea con Putin. Si è svegliato anche quel frescone di Renzi che è andato in Russia. Le sanzioni sono una cosa demenziale. La Russia è una potenza con cui dialogare e non con cui litigare". Il segretario leghista ha parlato anche delle alleanze in vista delle regionali: "Gli accordi politici, partitici sono la vecchia politica. Noi abbiamo candidati, Luca Zaia in Veneto, Edoardo Rixi in Liguria, Claudio Borghi in Toscana. Se Forza Italia ci sta, è la benvenuta, se Forza Italia guarda ad Alfano e al ministro dell'invasione clandestina per noi non si può fare niente". 
CITTA' BLINDATA - Oltre a quella del Carroccio, a Roma sono state organizzate altre tre manifestazioni: una contro quella della Lega, a cui partecipano centir sociali, antagonisti e movimenti anti-razzisti, sotto lo slogan comune 'Mai con Salvini'. Una della destra sociale, contraria alla Lega. E infine il corteo di Casapound che è poi confluito nella manifestazione del Carroccio a piazza del Popolo. Per questo la presenza delle forze dell'ordine è stata massiccia. Ci saranno quattromila agenti delle forze di polizia per "proteggere" la manifestazione di oggi a Roma della Lega e tutelare il suo "diritto a manifestare", ha assicurato il ministro dell'Interno, Angelino Alfano. "Come è noto non condivido nulla di quello che dice Salvini, ma il suo diritto a manifestare è sacro, perché è un importante pezzo della democrazia italiana", ha aggiunto il responsabile del Viminale. "Perciò - ha proseguito - proteggeremo il suo diritto impiegando 4mila uomini delle forze dell'ordine, per impedire che chi vuole usare la violenza per interferire contro la manifestazione della Lega non possa poi farlo".
Il timore di scontri, soprattutto dopo quanto avvenuto nella giornata di ieri con la rivolta degli antagonisti e gli scontri con le forze dell'ordine, era grande. In piazza Vittorio, le forze dell'ordine hanno installato grate alte oltre due metri. Le strade limitrofe sono chiuse da blindati della polizia.
LE ALTRE MANIFESTAZIONI - 'MAI CON SALVINI' - Al grido "Salvini, Roma non ti vuole", il corteo dei movimenti 'Mai con Salvini', costituito anche da centri sociali e antagonisti, è partito da piazza Vittorio, nel quartiere dell'Esquilino. I manifestanti hanno attraversato il centro di Roma fino ad arrivare a Campo de' Fiori. "Roma è antifascista", la scritta su uno dei tanti striscioni esposti dagli attivisti. "No alle politiche di austerità, no al governo Renzi", si legge invece sullo striscione che apre il corteo. "Siamo in 35mila, Salvini Roma è nostra", hanno annunciato gli organizzatori del corteo.

La mappa dei cortei
CASAPOUND - Il corteo di Casapound è partito dalla sede nazionale del movimento, in via Napoleone III, verso il Pincio. Vigilato ai margini dal servizio d'ordine di Casapuond e, a distanza, dai mezzi delle forze dell'ordine. I movimenti di estrema destra, fra cui CasaPound, sono poi entrati in piazza del Popolo in corteo. I militanti sono scesi dal Pincio e si sono uniti alle decine di migliaia di leghisti e sostenitori di Salvini arrivati per la manifestazione contro il governo. In testa al corteo, le gigantografie dei due Marò, Girone e Latorre: "Liberate i nostri soldati". La scelta del movimento è per Salvini. "Giorgia Meloni? Faccia i suoi passi. Più siamo e meglio è. Se anche lei si mettesse in testa di dire che Salvini è il leader da contrapporre a Renzi saremmo più felici tutti", ha detto il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano.
Un'ultima manifestazione, organizzata dalla destra sociale, si è tenuta in piazza Cola di Rienzo per ricordare Mikis Mantakas. Piazza contraria alla Lega.
CASAPOUND - Il corteo di Casapound è partito dalla sede nazionale del movimento, in via Napoleone III, verso il Pincio. Vigilato ai margini dal servizio d'ordine di Casapuond e, a distanza, dai mezzi delle forze dell'ordine. I movimenti di estrema destra, fra cui CasaPound, sono poi entrati in piazza del Popolo in corteo. I militanti sono scesi dal Pincio e si sono uniti alle decine di migliaia di leghisti e sostenitori di Salvini arrivati per la manifestazione contro il governo. In testa al corteo, le gigantografie dei due Marò, Girone e Latorre: "Liberate i nostri soldati". La scelta del movimento è per Salvini. "Giorgia Meloni? Faccia i suoi passi. Più siamo e meglio è. Se anche lei si mettesse in testa di dire che Salvini è il leader da contrapporre a Renzi saremmo più felici tutti", ha detto il vicepresidente di Casapound, Simone Di Stefano. (ANSA)

Pd, Leopolda al via tra polemiche e new entry.

 
Faraone: "Basta con l'Antimafia d'interesse".



















Sabato 28 Febbraio 2015 - 13:47

Il sottosegretario all'Istruzione apre la kermesse siciliana del Pd bacchettando l'antimafia di facciata. "Destra e sinistra? La Sicilia è stata governata sin qui dal partito dell'assistenzialismo". E tra i corridoi della ex fabbrica Sandron non mancavano ex esponenti del centrodestra. Ricordato il fondatore di Livesicilia Francesco Foresta.


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La Leopolda siciliana alla ex Fabbrica Sandron 
di Palermo.
PALERMO -  Sul palco ci sono un leggìo, una lavagna, due cattedre. A dare il benvenuto alla kermesse, con oltre un’ora di ritardo per dare modo ai numerosi partecipanti di accedere alle ex Officine Sandron, il padrone di casa, Davide Faraone, che si rivolge ai suoi ospiti per raccontare il suo “sogno di cambiamento”. Dopo le polemiche che hanno preceduto l’apertura della Leopolda siciliana, il sottosegretario all’Istruzione risponde dal palco alle tante parole che hanno accompagnato la kermesse: “Oggi diamo soddisfazione - ha detto - all’esigenza, molto forte in Sicilia, di dialogo e partecipazione. Questo deve essere un momento di elaborazione per il governo di questa terra, per rimettere l’Isola al passo col resto del Paese, dove avviene un processo riformista che cambierà tutto, mentre noi rischiamo di restare a guardare, ancorati allo statuto”.


La formula che Faraone detta dal palco è chiara: basta con l’antimafia di facciata, è tempo di dare spazio ai fatti."Basta con un certo tipo di antimafia - ha aggiunto - che si muove solo per interesse, perché proprio questo modo di agire danneggia chi fa antimafia veramente e sul campo, come le tante cooperative che gestiscono i beni confiscati".  Faraone dal palco ha stigmatizzato anche "il rito di chi pensa di fare antimafia solo presentandosi nelle Procure per fare denunce" e ha definito questo modo di agire "omertoso" rispetto a chi ha la responsabilità politica e istituzionale di risolvere i problemi della gente.

Parole che hanno innescato la reazione del governatore Rosario Crocetta: "Non fa l'antimafia di comodo chi ci mette la faccia e fa pubbliche denunce - ha ribattuto il presidente della Regione -. Chi amministra ha l'obbligo di farlo, altrimenti commette un reato. Abbiamo recuperato i soldi per i giovani e per la sanità togliendoli ai corrotti".

Destra e sinistra? Secondo Faraone in questi anni la Sicilia è stata governata “da un unico grande partito, il partito dell’assistenzialismo. Non dico che sia facile una conversione che guardi a una nuova economia e punti alle start up, ma a questo punto è inevitabile”.

Poca sinistra ma in compenso tanti vecchi e nuovi volti del centrodestra si aggiravano tra la sala e i corridoi della Leopolda siciliana. Presenti anche quattro parlamentari regionali di Articolo 4, il movimento creato dall'ex Mpa ed ex Udc Lino Leanza che poi ha abbandonato il progetto per fondare Sicilia democratica: Paolo Ruggirello, Luca Sammartino, Valeria Sudano e Alice Anselmo pronti ad aderire al Pd e transitare nel gruppo parlamentare dell'Assemblea regionale. Un 'salto' che sta creando non pochi malumori tra i 'cuperliani', grandi assenti al momento alla Leopolda siciliana e soprattutto tra i civatiani con decine di iscritti che hanno lasciato il partito per abbracciare un nuovo progetto politico di sinistra assieme a Sel.

In prima fila Alessandro Baccei, luogotenente di Palazzo Chigi sbarcato nell'isola per rimettere in sesto i conti del bilancio colabrodo della Regione, nel suo ruolo di assessore all'Economia, ma soprattutto per avviare le riforme chieste da Roma e seguite in prima persona dal sottosegretario Graziano Delrio, sul palco a fianco di Faraone per una kermesse che riaccende di colpo i riflettori sul Pd siciliano ancora una volta alle prese con equilibri e assestamenti di partito.

Il tema degli ultimi ingressi nel partito democratico siciliano sono invece stati affrontati da Graziano Delrio, che a margine della kermesse ha detto che "pur non conoscendo nel dettaglio la situazione siciliana - prosegue - credo sia una scelta opportuna avere tanti contributi da tante culture diverse". Secondo Delrio, “è responsabilità dei dirigenti regionali vigilare perché le cose si svolgano in maniera corretta e vi sia un grande presidio sulla legalità. Sono scelte che il Pd ha fatto in maniera decisa e irreversibile. Non sono preoccupato. Ho fiducia nei dirigenti regionali”.

Tra i tanti contributi che si sono alternati nel corso della mattinata sul palco, anche l’intervento del direttore di Livesicilia, Giuseppe Sottile, salito sul palco della Leopolda sicula dopo la proiezione di un breve filmato per ricordare Francesco Foresta, scomparso lo scorso gennaio. “Francesco non era soltanto un giornalista - ha detto Sottile - era uno di quei siciliani atipici a cui hanno fatto riferimento gli interlocutori che mi hanno preceduto. Lui ha saputo rischiare, si è messo in proprio e ha creato quello che è oggi un vero e proprio gioiello imprenditoriale. L’intuizione di Foresta - ha aggiunto Sottile - ha rovesciato quel luogo comune secondo cui i giornali devono seguire la cosiddetta obiettività dell’informazione, che è nient’altro che impostura. Lui lo ha sradicato, dimostrando che questa Sicilia può andare avanti smontando i miti che la opprimono, smontando le imposture rappresentate dagli istituti che ci detta l’autonomia. Per fare questo, però - ha concluso - è necessario un governo che governi. Possiamo accettare che questo governo non governi per altri tre anni? Con quale governo e con quali tempi dobbiamo mettere mano alla questione siciliana?”.  

MAFIA

Il pentito D'Amico sentito sulla Trattativa: "Di Matteo doveva morire".

Il pentito barcellonese ha raccontato dei colloqui in carcere con Nino Rotolo e delle confidenze arrivate da Vito Galatoto sulla ferma volontà della mafia siciliana di eliminare il magistrato palermitano. Lo stesso DI Matteo ha già interrogato D'AMico.
















Vito Di Giorgio, titolare dell'inchiesta Gotha3.

Sabato, 28. Febbraio 2015 - 11:31
Scritto da: Alessandra Serio
Pubblicato da www.tempostretto.it


Al centro del colloquio, le confidenze scambiate nel carcere duro di Opera col mafioso Nino Rotolo che a sua volta discorreva con Vito Galatoto, tra marzo e maggio 2013. In quei colloqui, ha detto D'Amico ai pm della Dda Vito Di Giorgio ed Angelo Cavallo, Rotolo gli avrebbe confidato dei progetti per colpire il magistrato Nino Di Matteo. Lo stralcio dei verbali, ancora top secret, è stato trasmesso per competenza alla Procura di Caltanissetta, che poco tempo fa ha voluto interrogare direttamente il pentito barcellonese.

Dei colloqui con Rotolo al 41 bis D'Amico ne ha accennato anche in aula, il 26 febbraio scorso, rispondendo alle domande dell'avvocato Ugo Colonna, al processo Gotha 3 in corso in Corte d'Appello. L'avvocato gli chiedeva conto di alcune sue affermazioni relative a quelli che l'ex boss ha indicato come i colletti bianchi del clan del Longano, Saro Cattafi e Maurizio Marchetta, la loro appartenenza a logge e i contatti tra Cattafi e gli esponenti di altre famiglie siciliane. "E' stato Rotolo a dirle queste cose, spontaneamente, o è stato lei a domandare, e di cosa parlavate?", ha chiesto Colonna. "Sono stato io a domandare ha precisato D'Amico - perché si parlava di massoneria".

L'attenzione intorno a Di Matteo è ancora altissima e le dichiarazioni di D'Amico potrebbero confermare quelle rilasciate da Vito Galatoto a novembre scorso, quando rivelò del progetto di attentato: "Quando fui arrestato, nel giugno 2014 l’ordine arrivato due anni fa da Matteo Messina Denaro tramite Girolamo Biondino era del tutto operativo. Nella lettera Messina Denaro disse che bisognava fare un attentato al dottor Di Matteo perché, stava andando oltre e ciò non era possibile anche per rispetto ai vecchi capi che erano detenuti. L’esplosivo lo conservava Vincenzo Graziano".

Galatolo parlò di oltre centocinquanta chili di tritolo fatti arrivare dalla Calabria che erano già a Palermo.  Ci sono poi alcune segnalazioni ancora top secret, al vaglio degli investigatori palermitane, che sono recentissime, che fanno molto preoccupare i magistrati. E in corso c'è un'altra attività, in mano al  procuratore capo Francesco Lo Voi ed al sostituto Enrico Bologna, che mira a chiarire la segnalazione, fatta da alcuni ragazzini di una scuola, che dicono di aver visto alcuni uomini armati di fucile vicino al circolo del tennis di via San Lorenzo, proprio mentre al circolo c'era Di Matteo. -

ENNESIMA TRAGEDIA IN SICILIA.


Nuovo caso Nicole, muore neonato.

 
Trasferito a Siracusa e Messina per mancaza di posti.



Sabato 28 Febbraio 2015 - 13:54
Pubblicato da www.livesicilia.it

Si chiama Mattia, il suo calvario è durato 30 giorni. Dall'ospedale di Bronte è stato trasferito a Siracusa e poi a Messina. Esposto dei genitori assistiti dall'avvocato Dario Pastore in Procura. 

IN AGGIORNAMENTO.


CATANIA- Da Bronte a Siracusa a Messina per mancanza di posti letto in terapia intensiva a Catania. C'è un nuovo caso Nicole alle falde dell'Etna, l'ennesimo, possibile, caso di malasanità. L'ultima vittima si chiama Mattia, i genitori sono sconvolti dopo un calvario durato 30 giorni a cavallo di 3 ospedali. Affiancati dal noto penalista Dario Pastore hanno presentato un esposto in Procura.

BRONTE. Il calvario del piccolo Mattia è iniziato, secondo quanto denunciato da genitori, all'ospedale di Bronte dove non sarebbe stata diagnosticata un'infezione che ha causato, nel giro di pochi giorni, un parto prematuro. Per partorire, la signora è stata trasferita da Catania a Siracusa, ospedale Umberto Primo. Non c'erano posti in terapia intensiva a Catania. La storia si ripete.

SIRACUSA. "Il piccolo resta in terapia intensiva a Siracusa fino al 25 febbraio -spiega a LivesiciliaCatania l'avvocato Dario Pastore- giorno in cui il primario di Siracusa comunica che è necessario il trasferimento al Policlinico di Messina per effettuare una terapia ossidonitrica che a Siracusa non poteva essere fatta". All'improvviso le condizioni del bambino si aggravano.

MESSINA. Arrivato a Messina il 25 febbraio, i medici avrebbero scoperto -secondo la ricostruzione della difesa- che i problemi respiratori "non erano la causa principale della gravi condizioni del bambino, che aveva in corso una grave acidosi metabolica".
Dopo aver cambiato 3 ospedali e percorso quasi 300 chilometri in cerca di un luogo idoneo in cui essere curato, il piccolo Mattia è morto, i genitori adesso chiedono giustizia.  -

CONTINUITA' TERRITORIALE ADDIO.


Il Ministero conferma. Per attraversare lo Stretto si dovrà scendere dal treno.


L’annuncio arriva dal sottosegretario al Ministero dei Trasporti, Umberto De Caro. Il duro affondo di Orsa e Comitato Pendolari Siciliani che invitano la politica locale, regionale e nazionale a rigettare ufficialmente il piano di dismissione.


Sabato, 28. Febbraio 2015 - 8:52
Scritto da: Ma. Ip.
Pubblicato da www.tempostretto.it
 
La presentazione del piano di dismissione sullo Stretto risale allo scorso 2 febbraio. Da allora una ridda di conferme e smentite, fino a quella arrivata dall’organo ufficiale di Fs, il 17 febbraio, volta a tranquillizzare chi finora ha protestato. Una nota che il sindacato Orsa aveva accolto “con la dovuta cautela”, chiedendo una convocazione ufficiale per smentire il piano di dismissione e capire i dettagli del miglioramento dei collegamenti ferroviari.

La cautela era più che giustificata, visto che adesso la conferma del piano di dismissione arriva dal sottosegretario del Ministero ai Trasporti, Umberto De Caro, che ha dichiarato, senza possibilità di interpretazione, che è allo studio l’ipotesi di rottura di carico tra Villa San Giovanni e Messina per dirottare i passeggeri, a piedi, sui mezzi veloci.

Da qui il duro commento da parte del segretario regionale dell’Orsa, Mariano Massaro, e del presidente del Comitato Pendolari Siciliani, Giosuè Malaponti.

“De Caro nella sua risposta ha venduto il solito fumo parlando di un moderno servizio di traghettamento veloce che in realtà esiste da quasi dieci anni per le esigenze dei pendolari dello Stretto e adesso lo si vuole utilizzare anche per trasbordare i passeggeri dei treni nella sponda opposta. 

La classica fava per prendere due piccioni che presto consentirà al governo di risparmiare i 47 milioni per la continuità territoriale siciliana che proprio non vuole più spendere. Se si aggiunge che nella richiesta di finanziamenti europei in base ai bandi Ten-T (Trans-European Transport Network) sono presenti progetti ferroviari e marittimi per tutte le regioni tranne che per la Sicilia, si conferma che politicamente l’isola è nelle mani di nessuno”.


A questo punto, secondo Massaro e Malaponti, la palla passa agli enti locali, chiamati in causa dal ministro Lupi per dare l’assenso al progetto di dismissione. “La smettano con i giochi di parole e scrivano due righe chiare al ministro dichiarando che la Sicilia non è disposta a scegliere fra i mezzi veloci e le navi traghetto, i primi servono per i pendolari mentre le navi a quattro binari sono insostituibili per la continuità territoriale ferroviaria. Treni veloci su navi moderne e metropolitana del mare per gli abitanti dell’area integrata dello stretto. Noi vogliamo tutto. Non saranno le rassicurazione di Garofalo a salvare il diritto costituzionale e neanche la solidarietà del presidente Crocetta ed i voli pindarici del sindaco Accorinti che ha presentato un futuristico piano di mobilità per lo Stretto senza specificare quanti treni e quante navi sono necessarie per garantire il servizio universale. Il modo per fermare la discriminazione che il Governo vuole riservare ai siciliani c’è: gli Enti locali prendano carta e penna e rigettino il piano che Rfi ha presentato il 2 febbraio. Se non lo faranno in tempo utile saranno complici dell’annunciata dismissione”. 


Resta confermato, a questo punto, lo sciopero generale indetto per il prossimo 25 marzo. “Fsi poteva evitarlo convocando i sindacati per revocare il progetto del 2 febbraio – conclude Massaro -. Basta questo per capire che dietro le parole fumose e l’inadeguatezza della politica il progetto di dismissione è confermato.

La Sicilia è nelle mani di nessuno. 

A 14 giorni dalla manifestazione di Messina ‘Ilferribottenonsitocca’, ci sembra che la musica non sia cambiata, anzi pare che si stia intonando il de profundis con la complicità di tutta la classe politica regionale e nazionale. Gira e rigira, il taglio, anche se fra le righe, del traghettamento dei treni diurni c’è, come si evince dall’ultimo intervento di alcuni deputati siciliani nella Commissione Trasporti della Camera dei Deputati”.  -

BENINATI SMENTISCE D'AMICO.


Beninati: “Mai conosciuto né visto questo D’Amico”.


L'ex assessore regionale smentisce le dichiarazione del pentito.



beninati_nino
28 FEBBRAIO 2015 11:25
Pubblicato da www.amnotizie.it

“Non conosco e non ho mai visto questo Carmelo D’Amico e, di conseguenza, nego di essermi mai rivolto a lui o a chi per lui per qualsivoglia richiesta”. 

Ha commentato così l’ex assessore regionale Nino Beninati dopo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia barcellonese Carmelo D’Amico, che lo aveva chiamato in causa parlando di voti chiesti alla mafia in suo sostegno. Beninati, amareggiato, parla anche dell’ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona, Maurizio Marchetta, secondo D’Amico l’uomo che gli avrebbe procacciato i voti dei clan. “Non posso essere ritenuto responsabile delle azioni che Maurizio Marchetta potrebbe aver ritenuto, personalmente e in totale autonomia, di condurre – dice Beninati – Certo, in ogni caso, che nemmeno lui si sia mai rivolto al suddetto boss pentito”.  -

GENTE CHE VA, GENTE CHE VIENE.


Moto perpetuo

ai vertici della 

Regione.


Ecco come 

Crocetta macina 

i Direttori.

 
Sabato 28 Febbraio 2015 - 06:00

Pubblicato da www.livesicilia.it

Nell'ultima giunta, il governo Crocetta ha ratificato nuove nomine di direttori generali. Una giostra sulla quale sono saliti e dalla quale sono scesi ormai decine di burocrati. Nonostante la Corte dei conti ricordi: "Tutte queste rotazioni fanno male alla Sicilia".


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PALERMO - Gente che viene. Gente che va. Tutto si muove, tranne la Sicilia. Investita da un turn-over costante da anni. Contiunuo. E dannoso. La “proiezione” della incontinenza amministrativa che ha visto, finora, la bellezza di 34 avvicendamenti in 26 mesi dentro la giunta di Crocetta, è poco più giù. Nel ruolo-chiave, delicato, importantissimo di direttore generale. Lì, il conto si perde. Travolto dal ritmo incalzante di quello che metaforicamente viene definito un “valzer”, ma che nulla ha dell'eleganza e della compostezza di quel ballo.


Il mancato insediamento di Marco Lupo al vertice del dipartimento Ambiente è solo l'ultima puntata di questa storia paradossale. La nomina di Maurizio Pirillo al suo posto (Lupo è stato formalmente nominato in giunta lo scorso 13 gennaio) certifica il terzo turn-over nell'arco di un mese e mezzo. Fino al 12 gennaio, insomma, il direttore era Tano Gullo, poi la parentesi del dirigente fantasma, quindi, come detto, l'ex dirigente generale gradito all'assessore Nicolò Marino. Che tra un mese vedrà scadere il suo contratto. Pronto il quarto direttore in tre mesi? Sarebbe un record. Anche perché in principio, a dirigere quel dipartimento fu Giovanni Arnone, sostituito da Vincenzo Sansone. Quello che verrà, insomma, sarà il sesto dirigente generale all'ambiente in due anni e mezzo. Un record. Ma non per il governo della rivoluzione.

Che nel frattempo ha deciso di trasferire Rino Giglione dai Beni culturali all'Urbanistica.Anche qui, in due anni ecco ruotare la bellezza di quattro capidipartimento: Sergio Gelardi, Gaetano Gullo e Maurizio Pirillo prima, appunto, dell'arrivo dell'ex direttore dei Beni culturali. I nomi, alla fine, sono più o meno sempre gli stessi. Ma le rotazioni sono vertiginose, frenetiche. Al punto da rendere immane lo sforzo di seguire l'intreccio grottesco dell'amministrazione siciliana.

Persino nei dipartimenti-chiave. Quelli che dovrebbero avere, per loro stessa natura, la necessità di una stabilità, di una capacità di lavorare se non a lungo, quantomeno a medio termine. Al Bilancio ad esempio all'inizio fu Biagio Bossone. L'esterno voluto da Lombardo durò poco. Poche settimane dopo l'insediamento ufficiale di Crocetta, ecco che la palla passa a Mariano Pisciotta. Un'avventura tutto sommato duratura. Un rapporto “stabile” a fronte dei ripetuti rapporti occasionali tra il governo e la burocrazia regionale. Ma anche lì si è riusciti nel miracolo. In piena sessione di bilancio si è passati da Pisciotta, appunto a Salvatore Sammartano, passando per il ragioniere generale “supplente” Giovanni Bologna. Persino i diretti interessati non riescono più a seguire in tempo reale la vulcanica produzione di nomine, revoche ed interim. Bologna, infatti, saprà di non essere più il ragioniere generale mentre, in qualità di ragioniere generale, in una seduta di commissione bilancio all'Ars stava provando a dirimere il caso degli stipendi di alcuni lavoratori a tempo determinato della Regione. La notizia lo raggiunse proprio lì, attraverso Livesicilia. E raggiunse anche i suoi interlocutori che improvvisamente capirono che non sarebbe stato quel dirigente a risolvere i loro problemi. E non la presero bene.

Ma i problemi veri, sono più generali. E riguardano tutti i siciliani. Soprattutto su piano della spesa dei Fondi europei, che dovrebbe rappresentare l'unico strumento possibile per la salvezza dell'Isola. Lo scrive, del resto, la Corte dei conti in Sezioni riunite, in occasione dell'ultimo giudizio di parifica. Secondo i giudici contabili, infatti, il “clima di instabilità politica cui ha fatto seguito un turn-over dei vertici politici di alcuni assessorati e, soprattutto, di quelli amministrativi” ha avuto come conseguenza “una discontinuità strategica ed operativa che ha rallentato la lineare attuazione del Piano Operativo. La stessa Commissione Europea – prosegue la Corte dei conti - ha stigmatizzato le continue “rotazioni” dei vertici amministrativi dei dipartimenti regionali che impediscono quella continuità necessaria della governance per l’avanzamento dei Piano operativo, specialmente in quest’ultimo anno della programmazione 2007/2013”. Crocetta quel giorno, il giorno in cui il giudizio è stato illustrato nei locali dello Steri, era presente. E ha applaudito. Subito dopo, ha ripreso con le (dannose) rotazioni. Iniziate fin da subito.

Il “primo giro” vide al dipartimento Programmazione Felice Bonanno, alla Protezione Civile Vincenzo Falgares, all'ufficio Legale e Legislativo confermato Romeo Palma, agli Affari Extraregionali Maria Cristina Stimolo, al dipartimento Attività Produttive Alessandro Ferrara, al dipartimento Beni Culturali Sergio Gelardi, alla Ragioneria Mariano Pisciotta, al dipartimento Finanze e Credito Giovanni Bologna, Marco Lupo (anche per lui una conferma) al dipartimento Energia e Rifiuti; alla Famiglia Antonella Bullara, al Lavoro Anna Rosa Corsello (e ad interim anche alla Formazione professionale, poi la situazione verrà invertita), alle Infrastrutture Pietro Lo Monaco, agli Interventi Strutturali per l'agricoltura Rosa Barresi, alla Pesca Rosolino Greco ad interim anche per gli interventi infrastrutturali all'agricoltura, all'azienda forestale Giovanni Arnone, alla Sanità e pianificazione strategica Salvatore Sammartano, al Territorio e ambiente Vincenzo Sansone, all'Urbanistica Tano Gullo, al corpo forestale Vincenzo Di Rosa, al dipartimento regionale per il turismo Alessandro Rais, all'ufficio speciale autorità di certificazione Ludovico Benfante, all'audit Maurizio Agnese, Giuseppe Morale a capo del dipartimento Enti locali, Luciana Giammanco alla Funzione pubblica, e soprattutto, il “colpo di teatro”: Tano Grasso, simbolo dei movimenti antiracket, viene indicato come guida del nascente Dipartimento tecnico. Ma Grasso, quel ruolo non lo ricoprirà mai.

Pochi mesi dopo, nuovo balletto: il posto di Grasso viene affidato a Sansone (già all'Ambiente). Uno “spostamento” che porta con sé una serie di reazioni a catena. Il posto lasciato da Sansone, infatti, sarà ricoperto ad interim da Tano Gullo. Giovanni Arnone invece andrà alle Infrastrutture, dove prenderà il posto di Vincenzo Falgares. Quest'ultimo passerà al dipartimento della Programmazione, da dove, dopo diversi anni, andrà via Felice Bonanno, per andare al dipartimento della Pesca. Il posto lasciato libero da Arnone alle Foreste, verrà ricoperto da Pietro Lo Monaco. Movimenti anche all'assessorato alla Sanità: Ignazio Tozzo lascia la presidenza del Fondo Pensioni e approda al vertice del dipartimento per le attività sanitarie e Osservatorio epidemiologico. Al Fondo Pensioni, invece, va Rosolino Greco. Ma non finisce qui, ovviamente. Maurizio Pirillo, infatti, ex capodipartimento all'Energia "trasloca" all'Urbanistica. Al suo posto arriverà Pietro Lo Monaco, l'ex assessore Dario Cartabellotta va al dipartimento della Pesca, poi anche al Lavoro. Felice Bonanno transita allo Sviluppo rurale. Ai Beni culturali al posto di Gelardi arriva Rino Giglione, parente del deputato Michele Cimino, passato alla corte di Crocetta. Gelardi si sposterà al Territorio. Ma per pochi mesi. Infine, il Piano giovani spazza via il doppio incarico di Anna Rosa Corsello. Alla Formazione va Gianni Silvia, al Lavoro prima viene scelto Lucio Oieni, poi Crocetta si accorge di una possibile incompatibilità, e fa marcia indetro. Il dipartimento va ad interim a Dario Cartabellotta. Poi, ovviamente, torna la Corsello. Come se nulla fosse successo.

Ma il presidente non è ancora del tutto soddisfatto. Nelle ultime settimane ecco le nuove rotazioni. Gelardi dal Territorio va al Turismo, al posto di Rais. Per quest'ultimo, Crocetta trova una sistemazione tutta nuova: l'Ufficio speciale per il Cinema. Nel frattempo Gaetano Chiaro aveva preso il posto di Sammartano all'assessorato Sanità, Gullo era passato al Corpo Forestale. Marco Lupo, invece, aveva risolto il suo contratto da dirigente generale ai Rifiuti. Al suo posto arriverà Domenico Armenio. Per Lupo, invece, con l'arrivo del nuovo anno ecco la nomina al Territorio. Del 13 gennaio. Dopo un mese e mezzo il governo Crocetta si è accorto che il dirigente, contrattualizzato all'Arpa del Lazio, non poteva insediarsi in Sicilia. Poco male. Al suo posto ecco Pirillo. E la danza continua.  -

Palermo - 

La Leopolda 

ricorda Foresta.



Venerdì 27 Febbraio 2015 - 23:15
Pubblicato da www.livesicilia.it



Un pannello e un video dedicati al fondatore di LiveSicilia, scomparso prematuramente a gennaio.










Francesco Foresta
PALERMO - Un pannello dedicato alla figura di Francesco Foresta, fondatore di Livesicilia, scomparso prematuramente lo scorso gennaio, sarà esposto, tra gli altri alla due giorni “siciliaduepuntozero”, la Leopolda siciliana del Pd organizzata da Davide Faraone. In memoria del giornalista, che ha anche fondato e diretto le riviste “S” e “I Love Sicilia”, alle Officine Sandron di Palermo sarà proiettato un filmato nel corso della mattinata. -

Rivelazioni D’Amico, l’associazione Fuori dal Coro: “Perché nessuno difende la Corda Fratres?”.

Autore: . Pubblicato il 28 febbraio 2015 da www,24live.it


Non sono passate inosservate le recenti dichiarazioni del pentito Carmelo D’Amico al processo Gotha 3 sull’associazione “Corda Fratres”, definita dall’ex boss “una loggia massonica pulita”.

Il presidente dell’associazione culturale “Fuori dal Coro”, Pinuccio Calabrò, fresco di nomina alla guida della Camera penale di Barcellona Pozzo di Gotto, sottolinea in una nota “l’assordante silenzio” dei membri storici della Corda Fratres, “un silenzio che appare come una resa condizionata alla perenne rappresentazione infamante della nostra città, persino dei suoi salotti migliori”.

Di fronte a questo scenario, pur rivendicando una formazione politica e culturale di centrodestra, non potendo per ragioni professionali esprimere valutazioni di carattere giuridico sulle parole di D’Amico, Calabrò ritiene doveroso “assumere la difesa d’ufficio della Corda Fratres, anche per salvaguardare la memoria e il buon nome dei professionisti e degli uomini che di quel circolo furono parte e che tanto dettero alla nostra città”.

E ai vecchi e nuovi soci dell’associazione chiede di uscire dalla loro torre d’avorio, “costruita sui mattoni dell’ostentata superiorità dell’uomo di sinistra.
Dove siete, ‘cuori fratelli’ di sinistra, ora che dovreste difendere l’onorabilità del vostro circolo?
Ci sembra assurdo – conclude la nota – che ad assumersi questa difesa d’ufficio debba essere chi, come me, sentendosi estraneo e quasi snobbato per le sue diverse opinioni politiche, ha frequentato la Corda rarissime volte.
Noi figli di un Dio minore, umili manovali della cultura, quella con la c minuscola, quella di destra, vogliamo rompere questo vile silenzio e gridare in coro senza alcuna remora: je suis Corda Fratres”.  -

Furnari, In atto un intervento a favore degli anziani non autosufficienti.

Autore: . Pubblicato il 27 febbraio 2015 da www.24live.it

E’ in atto nel Comune di Furnari un intervento a favore degli anziani non autosufficienti. 
L’Assessorato Regionale Famiglia  Politiche Sociali ha approvato un decreto per permettere agli ultrasettantacinquenni di vivere nel proprio contesto familiare e ricevere supporti assistenziali gestiti in via diretta. In sostanza, si tratterebbe di erogare voucher destinati alle famiglie che vivono sul territorio regionale con anziani ultra75enni non autosufficienti.
Per presentare la domanda è necessario che l’anziano abbia compiuto i 75 anni di età, che sia cittadino italiano o extracomunitario munito di permesso di soggiorno, che risulti residente nel Comune di Furnari e che abbia dichiarato di essere disabile al 100%. Per accedere al voucher è necessario presentare la certificazione ISEE relativa all’intero nucleo familiare ed in corso di validità, riferita al periodo d’imposta 2013, con un valore massimo di 7 mila euro.
Per accedere al modulo di presentazione della richiesta e per maggiori info: http://www.comune.furnari.me.it.

OLIVERI: NEL DICEMBRE 2005 VENNE QUI' FREDDATO NUNZIATO MAZZU' ?


D’Amico ed i voti a sostegno di Beninati.


Altri nomi eccellenti nei verbali del pentito.



nino beninati

27 FEBBRAIO 2015 11:10

Pubblicato da www.amnotizie.it

Il primo era stato quello dell’ex senatore Domenico Nania. Stavolta, il nome eccellente chiamato in causa dal boss pentito Carmelo D’Amico è quello dell’ex assessore regionale Nino Beninati. Tornato a deporre in video conferenza dopo l’udienza del 27 Gennaio, per rispondere alle domande dei legali delle parti civili e della difesa nel processo scaturito dall’operazione antimafia “Gotha3”, l’ex killer della mafia barcellonese ha dunque rilasciato nuove clamorose dichiarazioni. Il nome di Beninati, esponente di rilievo del Pdl del decennio scorso, D’Amico lo tira in ballo parlando dei rapporti con l’ex vice presidente del consiglio comunale di Barcellona, Maurizio Marchetta, di cui lo stesso collaboratore di giustizia aveva già riferito in precedenti verbali. 

“In occasione di una competizione elettorale regionale – ha detto D’Amico nella sua deposizione – Marchetta ha chiesto l’appoggio della famiglia mafiosa barcellonese, citando il boss Giovanni Rao, e chiedendo espressamente che i voti fossero dirottati verso Nino Beninati”. 

Poi D’Amico ha ribadito la vicinanza tra Marchetta e Rosario Pio Cattafi col boss Sam Di Salvo, ed i rapporti tra lo stesso Cattafi e Nania, inquadrando una sorta di direttorio politico a favore del clan. Su Beninati, il killer barcellonese ha quindi riferito di un presunto interesse per le autorizzazioni per la sopraelevazione del Hotel di lusso di Portorosa. 

Il pentito barcellonese ha quindi proseguito la sua deposizione riconoscendosi come mandante degli omicidi di Nunziato Mazzù, freddato ad Oliveri nel DicembRe del 2005, e di Emanuele Minolfi, assassinato nel Febbraio del 1996 a Barcellona. 

Rispondendo alle domande degli avocati, D’Amico ha poi parlato della Corda Fratres, nota associazione culturale, animata dall’ex procuratore Franco Cassata e diretta di recente da altri docenti universitari, tra cui il sindaco Barcellonese Maria Teresa Collica. “”Conosco la Corda Fratres – ha detto il collaboratore di giustizia –  era sopra la bottega di Pippo Gullotti ed era una loggia massonica pulita”. Carmelo D’Amico comparirà di nuovo in video conferenza il prossimo 29 marzo quando si completerà il quadro degli interrogatori dei legali.  -

OLIVERI: BRUNO PANCALDO CHIEDE AI CONSIGLIERI COMUNALI A CHI APPARTIENE LA PROPRIETA' DELL'EDIFICIO SCOLASTICO DI VIA GASPARE AMODEO

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