lunedì 31 ottobre 2016

Sisma, Renzi agli sfollati:

"Container prima di Natale"

Interventi per il dopo terremoto in 4 fasi: entro l'estate le cassette di legno. Renzi promette nuove risorse: "Faremo un decreto ad hoc". E alla Ue: "Non c'è bisogno alcun braccio di ferro".


"La prima fase è quella dell'immediata emergenza: chiederemo a chi può lasciare il territorio, per un periodo limitato, di valutare se spostarsi per qualche settimana".


La seconda fase è una fase intermedia, è quella del cointainer, non delle casetta di legno e ci consente di riportare lì gli sfollati, partendo dall'assunto che le tende non sono possibili". Al termine del Consiglio dei ministri di emergenza sul terremoto, Matteo Renzi mette a punto la road map del governo per far fronte all'emergenza che ha travolto il Centro Italia. "Facciamo uno sforzo in più", promette il premier che, oltre a dover reperire altre risorse economiche per la ricostruzione, deve trovare una casa agli sfollati. "Dopo cinque mesi, immaginiamo tra la primavera e l'estate, queste persone tornano nelle cassette di legno. Infine c'è la fase della ricostruzione delle case. Faremo di tutto per anticipare i tempi".
Il momento è drammatico. C'è l'Italia spaccata in due da una faglia che continua a tremare. Il terremoto di ieri mattina ha abbassato il suolo di 70 centimetri e ha devastato centinaia di Comuni che adesso sono pericolanti e pericolosi. Il governo deve far fronte a questa emergenza quanto prima trovando nuove risorse economiche da stanziare per ricostruire le zone colpite dal sisma e organizzando nuove sistemazione per le decine di migliaia di sfollati che ad oggi non hanno un tetto sotto cui dormire. Il tutto con la spada di damocle di Bruxelles che non vuol sentir ragione di concedere maggiore stabilità nella legge di Bilancio. "Parlare di polemica con l'Europa è fuori luogo. Non c'è nessun problema - garantisce il premier - il punto è che immigrazioni e terremoto sono eventi eccezionali. Io considero eccezionale anche la possibilità di mettere in sicurezza le scuole". Per questo il governo consentirà a tutti i sindaci e gli amministratori locali di spendere i soldi per l'edilizia scolastica.
Al di là delle promesse, restano un problema le coperture economiche e le tempistiche. In entrambi i casi sul governo grava un'ombra inquietante. "I cittadini devono sapere che lo Stato sta dalla loro parte", afferma il premier che, però, al termine del Consiglio dei ministri non è in grado di fare il punto sulle risorse che saranno stanziate per far fronte all'emergenza e per ricostruire le aree devastate dal terremoto. "Nell'arco di settantadue ore massimo approveremo un altro decreto, vedremo se confluirà nell'altro decreto legge in corso di discussione in Parlamento - si limita ad annunciare - questo iter permetterà di avere dei poteri di semplificazione e aggiungere risorse per affrontare l'emergenza". D'altra parte, ed è lo stesso Renzi ad ammetterlo, "non è ancora chiaro quale sarà il computo dei danni". -

Il suolo si è abbassato fino

a 50-70 centimetri.

L'Ingv sta analizzando le immagini satellitari: "Ci aspettiamo un abbassamento del suolo superiore rispetto ai due eventi sismici precedenti".



La forte scossa di terremoto di ieri mattina ha avuto grandi ripercussioni sul livello del suolo che, in alcuni punti vicini all'epicentro, è sceso di 70 centimetri.


In queste ore l'Istituto sta esaminando immagini satellitari delle zone colpite, e la stima è ancora in corso: in un primo momento risultava un abbassamento complessivo del suolo di 25 centimetri, ma analizzando meglio i dati si è giunti alla conclusione che il terreno è collassato da 50 a 70 centimetri.

"Abbiamo registrato, a est dell'epicentro, nella zona di Castelluccio, un picco di abbassamento del suolo di 70 centimetri. Stiamo ancora leggendo le immagini e quindi potrebbero anche esserci altri picchi", spiega all'Adnkronos Simone Atzori, ricercatore dell'Ingv, interpellato in merito all'analisi delle immagini dell'area colpita dal sisma di ieri mattina riprese dai satelliti. Gli esperti hanno infatti potuto visionare le immagini che sono comunque ancora in corso di elaborazione. "Mentre nei terremoti del 24 agosto e del 26 ottobre scorsi la forma della zona di abbassamento era piuttosto regolare, diciamo a cucchiaio, questo terremoto è un pò più complesso e ci vuole più tempo per ricostruire - aggiunge Atzori - stiamo ancora misurando". -

Nella manovra stanziati solo

600 milioni per il sisma.

Come mai Renzi chiede alla Ue 3,4 miliardi ma nella legge di Bilancio ha stanziato appena 600 milioni di nuove spese?


Nella legge di Bilancio c'è qualcosa che non torna. E ad accorgersene è stato l'Huffington Post che si è accorto della discrepanza "tra la cifra stanziata nella manovra e quello 0,2 per cento di flessibilità che il governo si è già preso in nome dell’emergenza terremoto.



Già prima della scossa devastante di domenica". Per quale motivo, insomma, Matteo Renzi ha chiesto all'Unione europea 3,4 miliardi ma nella legge di Bilancio sono stati stanziati appena 600 milioni di nuove spese?

Nella lettera di risposta alla Commissione Ue, come riporta appunto il quotidiano online diretto da Lucia Annunziata, il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan ha quantificato in due decimi di punto di pil, circa 3,4 miliardi, i costi extra che il governo dovrà sostenere nel 2017 per affrontare la ricostruzione delle aree terremotate. Peccato che la legge di Bilancio stanzi appena 600 milioni di euro da destinare "agli interventi per la riparazione, la ricostruzione, l’assistenza alla popolazione" colpita dal terremoto del 24 agosto. Per l'anno prossimo Padoan ha, infatti, previsto 100 milioni di euro "per la concessione del credito d’imposta maturato in relazione all’accesso ai finanziamenti agevolati" erogati dal governo e 200 milioni di euro "per la concessione di contributi finalizzati alla ricostruzione pubblica". A questi 300 milioni se ne aggiungono altri 300 milioni di cofinanziamento regionale di fondi strutturali che, però, "non comportano una modifica dei saldi di finanza pubblica".

Perché questa differenza enorme con la somma chiesta a Bruxelles? "È naturale – spiegano all'Huffington Post fonti vicine al ministero dell'Economia - che non ci siano 3,4 miliardi di nuove spese dentro l’articolato della manovra perché una parte di queste spese figura in forma aggregata nei fondi dei singoli ministeri". Da via XX settembre, poi, assicurano che dovrebbe arrivare un altro miliardo di euro dal fondo per lo sviluppo degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale istituito dall'articolo 21 della legge di bilancio. Anche in questo modo, però, le risorse da destinare al sisma raggiungerebbero sì e no la metà di quanto chiesto a Bruxelles. E c'è già chi accusa Renzi di voler usare i margini di flessibilità concessi da Bruxelles per coprire altri capitoli di spesa della legge di Bilancio. -


Terremoto, notte in auto e

nelle palestre per i 30mila

sfollati: “Ridateci le tende”.

Renzi: “Non si può”. Ingv:

“Suolo si è abbassato fino

a 70 cm”.

di | 31 ottobre 2016 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it   
      
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Cronaca          

Allestite tensostrutture e punti di accoglienza anche negli oratori e, a Tolentino, in un'ex concessionaria. Le temperature intanto sono scese fino a 2 gradi. Oltre 4mila persone negli hotel sulla costa adriatica. Ma la maggior parte della popolazione vuole restare. Da domenica mattina altre 700 scosse. Il sindaco di Norcia: "Metà della popolazione non se ne vuole andare". Ingv: "Ci aspettiamo un abbassamento del suolo di oltre 25 centimetri".

Poco sonno, ancora paura. I circa 30mila sfollati in seguito al fortissimo sisma di domenica mattina hanno trascorso la notte in auto, nelle strutture della Protezione civile, in impianti sportivi o negli hotel della costa. Ma ora chiedono nuove tende, perché la maggior parte di loro vuole restare vicino a casa. Il premier Matteo Renzi non la pensa così: “Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve”, ha scritto nella sua Enews.

Nuove scosse si sono intanto succedute di ora in ora: sono state 720 quelle registrate dalla rete sismica dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) dal 30 ottobre, e 18 di loro erano di magnitudo 4 e 5. La più forte, a Norcia, è stata registrata alle 2.27: magnitudo 4.2. Ed è lì che metà della popolazione non vuole andarsene. “Siamo 2000-2500 che vogliono rimanere”, ha detto il sindaco Nicola Alemanno a SkyTg24.

Un sisma che, secondo Ingv, ha provocato un abbassamento del suolo fino a 70 centimetri. “Sono dati preliminari” ha detto all’Ansa Simone Atzori, che pur confermando il dato (riferito in particolare ad alcune zone, come quella di Castelluccio) ha precisato come “l’elaborazione delle immagini sia ancora in corso”.-

Continua poi la conta dei gravissimi danni alle abitazioni e ai beni storici e artistici. Dopo la scossa 6.5 delle 7:40 del 30 ottobre, la più forte dall’Irpinia, tutti i test di agibilità sugli edifici sono da rifare. Anche la chiesa di S.Maria in Pantano, storico edificio a 1200 metri sul monte Sibilla, è completamente crollata. A Roma, dove la sindaca Virgina Raggi ha deciso per oggi la chiusura delle scuole, e a scopo precauzionale sono state dichiarate inagibili dai vigili del fuoco due chiese del centro storico di Roma: quella di San Francesco nel rione Monti e di quella di piazza Sant’Eustachio ed è stato chiuso il ponte Mazzini.-

OLIVERI: I GENITORI, DIGNITOSAMENTE, NON LASCERANNO DEBITI. MA I NOSTRI FIGLI DOVRANNO PAGARE GLI ENORMI DEBITI ACCUMULATI DA STATO, REGIONE E COMUNE. CON QUALI RISORSE POTRANNO SANARE TALE MOLE DI INUTILE DEBITO INOPPORTUNAMENTE ACCUMULATO DAI NOSTRI SCELLERATI "ELETTI" ???...

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I soldi della Regione siciliana.


C'è un nuovo debito fuori

bilancio.

E un salvagente per gli enti

in rosso.  

                                                              
di Accursio Sabella
31 Ottobre 2016
Pubblicato da www.livesiilia.it




debito, debito fuori bilancio, regione, soldi, Politica

Il governo deve “sanare” altri 60 milioni: si tratta di pignoramenti, risarcimenti, spese legali e stanziamenti per Sicilia e-servizi e Maas.





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PALERMO - Decreti ingiuntivi, pignoramenti a pioggia, risarcimenti, spese legali e qualche “aiutino” a enti regionali in difficoltà: c'è tutto questo negli oltre 60 milioni di euro che il governo Crocetta chiederà all'Ars di approvare come “debiti fuori bilancio”. Spese, cioè, per le quali non esiste un effettivo impegno di spesa. E che si aggiungono ai 132 milioni di euro ai quali un mese fa ha dato il via libera Sala d'Ercole tra furiose polemiche, assenza di numeri legali, dubbi sull'origine di quelle cifre.

Ci risiamo. Dopo quei 132, occorrerà “sanare” anche questi 60 milioni. Che però assumono una conformazione un po' diversa di primi. Mentre la somma regolarizzata un mese fa all'Ars è frutto quasi esclusivamente di pignoramenti o di poste di cui si è persa la memoria, perché vecchie di oltre dieci anni, in questo nuovo “buco” da colmare c'è un po' di tutto. Anche somme destinate a enti come il Mercato Agroalimentare al quale l'Ars dovrà “riconoscere” 4,4 milioni di euro o ad altre spa come Sicilia e-servizi che dovrà “regolarizzare” una somma superiore a 1,7 milioni di euro.

Come è possibile che l'Ars decida di “rabboccare” i bilanci degli enti in difficoltà? È semplicemente una procedura prevista dalle nuove norme contabili che introducono anche per i consigli regionali (così come accade negli enti locali), il riconoscimenti dei “debiti fuori bilancio”. Ma le tipologie di debito sanabili sono diverse. Tra queste, come detto, le spese legate a sentenze esecutive. Ma non solo. Tra le voci regolarizzabili “ex post” ecco anche quelle relative alla “copertura dei disavanzi di enti, società e organismi controllati o, comunque, dipendenti dalla Regione, purché il disavanzo derivi da fatti di gestione” e quelle riferibili alla”acquisizione di beni e servizi in assenza del preventivo impegno di spesa”. Insomma, i deputati dovranno riconoscere i “buchi” di alcune società, e accettarne il ripianamento, oltre a regolarizzare acquisti compiuti senza un impegno di spesa.

E in queste ultime tipologie rientrano parecchie voci, che corrispondono a oltre 21 milioni di debiti fuori bilancio da “sanare”. Oltre 4,4 milioni andrà ai Mercati Agro Alimentari siciliani: una somma enorme, che servirà a ripianare i debiti dell'azienda regionale. E il governo precisa l'importanza di questo salvagente: “Si tratta – si legge negli atti allegati alla delibera - dei disavanzi registrati dalla società negli anni scorsi per il ripianamento dei quali gli altri soci ne hanno già formalizzato il relativo intendimento, in assenza del quale sarebbe pregiudicata la continuità aziendale e la rinegoziazione del debito contratto dalla società con un pool di banche”. Insomma, o si riconosce questo enorme debito fuori bilancio a un'azienda regionale in deficit, o la stessa società avrà serie difficoltà a restare in piedi.

Ma non solo, ecco che tra i debiti da riconoscere spuntano anche 705 mila euro per il Consorzio di bonifica di Trapani, 810 mila euro per quattro prefetture siciliane come riconoscimento delle spese relative alle ultime elezioni regionali, 602 mila euro alla Resais per fatture riguardanti il costo del lavoro dei guardiani di siti minerari dal 2003 a oggi, oltre 4,3 milioni andrà alla Immobiliare Strasburgo in seguito a una recentissima messa in mora da parte dell'azienda nei confronti della Regione, quasi 1,9 milioni serviranno per regolarizzare le spese della convenzione con Enac (l'ente nazionale per l'aviazione civile), quasi 72 mila euro dovrà andare alla società in liquidazione Multiservizi spa e infine oltre 1,7 milioni di euro a Sicilia e-servizi come quota per l'attività del 2015.

A questi 20 milioni, come detto, si aggiungono i debiti fuori bilancio “classici”, cioè simili a quelli già regolarizzati dall'Ars un mese fa: somme, cioè, frutto di pignoramenti e decreti ingiuntivi. In questo caso si tratta di oltre 40 milioni di euro ai quali Sala d'Ercole dovrà mettere il proprio “bollo”. Gli uffici dove si trova la maggior parte di queste somme da sanare sono quelli delle Finanze (8,2 milioni) ed Energia (6,8 milioni di euro). Ma nel lungo elenco di spese da regolarizzare, ecco spuntare decine di voci relative a spese legali: la Regione, insomma, avanza ricorsi, li perde, e poi è costretta non solo a riconoscere il “risarcimento” al diretto interessato, ma anche una sfilza di parcelle e spese legali. Un “danno” da milioni di euro.

Soldi che in qualche caso vanno anche trovati. E così, se nella maggior parte dei casi si “attingerà” ai capitoli relativi ai Fondi appositamente creati per “assorbire” questi debiti, in uno dei ddl previsti dal governo, una quota delle somme pari a quasi 2,8 milioni, è ricavata attraverso la riduzione – in parte capitale – di alcuni capitoli di bilancio. Quali? Tra gli altri, quelli relativi alle spese per la sistemazione di opere marittime (quasi 162 mila euro), quelle per il trattamento di posizione e risultato dei dirigenti regionali (oltre 71 mila euro) e quelli relativi allo sviluppo dell'imprenditoria femminile o agli interventi in caso di calamità naturali. -

TERREMOTO: A ROMA CHIUSO PONTE MAZZINI.




Inagibili le chiese di San Francesco a Monti e piazza di Sant’Eustachio.


di | 31 ottobre 2016 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

         
Terremoto, a Roma chiuso ponte Mazzini. Inagibili le chiese di San Francesco a Monti e piazza di Sant’Eustachio

Cronaca


Il sisma ha causato una crepa nell'infrastruttura che collega il lungotevere dei Sangallo al lungotevere della Farnesina, che è stato prima interdetto ai mezzi pesanti e poi anche ai pedoni per accertamenti.


Sono state dichiarate inagibili dai vigili del fuoco anche le due chiese del centro storico e sarebbe inagibile anche la chiesa di Santa Barnaba nel comune di Marino, nell’area dei Castelli romani. Già domenica erano stati invece riscontrati danni alla Cupola della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, capolavoro del Borromini, e una grossa crepa sul frontone della basilica di San Paolo.
Per decisione della sindaca Virgina Raggi, le scuole della Capitale sono chiuse “in modo tale che i tecnici e i responsabili della sicurezza possano andare ad effettuare tutte le verifiche”.-

Trasferiti in anticipo:

già da oggi migranti

alla caserma Montello.

Un primo scaglione dei 300 previsti già entrato nell'edificio in zona piazza Firenze.


Dovevano arrivare domani i migranti, invece il trasferimento dai centri d'accoglienza è iniziato in anticipo e già oggi meno della metà dei migranti sono entrati alla caserma Montello, luogo deputato ad accoglierli a Milano, al centro di proteste nei giorni scorsi.



Rimarranno per 14 mesi i richiedenti asilo, accolti nella zona di piazza Firenze dalla "Fondazione fratelli di San Francesco d'Assisi". Trecento persone che saranno trasferite a scaglioni e per cui si annunciano già contestazioni.
"Noi non ci siamo ancora arresi e continueremo a lottare per dire no all'uso della caserma Montello e stasera dalle 21 alle 23 faremo un presidio autorizzato per dire no all'uso della Montelloper ospitare clandestini, perché di clandestini si tratta se entrano nel paese senza documenti", ha detto questa mattina Sabrina Geraci, del comitato Milano sicura.
Critiche anche da Fratelli d'Italia. "Abbiamo appena appreso che il trasferimento dei migranti alla Montello è cominciato al buio, in modo furtivo, e si è concluso alle prime luci dell'alba. Sala e Majorino agiscono come i ladri di Pisa: parlano di città accogliente, dicono che i residenti accettano con gioia l'arrivo di nuovi migranti, poi però i migranti arrivano di notte". -

Renzi chiude le tendopoli:

"Troppo freddo,

ci sono gli hotel".

Il premier stila la lista delle priorità dopo il sisma di ieri: "Prima mettere in sicurezza, poi ricostruire".


"Le cose da fare sono difficili, ma chiare". Nella sua e-news, Matteo Renzi stila la lista delle priorità per le zone colpite dal sisma.


"Primo, mettere in sicurezza. Ne parleremo anche oggi, nel consiglio dei ministri straordinario che abbiamo convocato per le 17, dove saranno presenti anche i 4 Presidenti di Regione, il commissario Errani e il capo della Protezione Civile Curcio", scrive il premier che "chiude" le tendopoli: "Non possiamo avere le tende per qualche mese in montagna, sotto la neve", spiega "Gli alberghi ci sono, per tutti. Ma molti dei nostri connazionali non vogliono lasciare quelle terre nemmeno per qualche settimana. Dunque dovremo gestire al meglio questa prima fase, l'emergenza".
Subito dopo bisogna pensare alla ricostruzione: "Non ci sono morti, stavolta. E questa notizia ci dà enorme sollievo. Ma i danni al patrimonio abitativo, economico, culturale e religioso sono impressionanti. Questi borghi sono l'identità italiana: dovremo ricostruirli tutti, presto e bene", dice Renzi che chiede dei lavori "a regola d'arte" e "con il controllo dell'opinione pubblica e di tutti i cittadini": "Non va sprecato nemmeno un centesimo e dobbiamo dimostrare chi siamo: persone che - a differenza di alcune vicende del passato - sanno fare opere pubbliche senza sprechi e senza ladri".
Ma l'idea di Renzi non piace agli abitanti di Norcia, che hanno inscenato una protesta nel campo sportivo. "Scrivetelo che devono darci le tende", dice il signor Adolfo all'Adnkronos, "I cittadini di Norcia sono abituati al freddo, non ci spaventa. Preferiamo avere una tenda e restare vicino alle nostre case. Ho perso due case, la mia in cui vivevo prima della scossa del 26 è quella in cui ero andato in affitto. Ma voglio restare qui. Non possono prendere e portarci via o darci come alternativa solo la macchina. Devono ascoltarci. Anche perché le tende di adesso non sono teli come quelle di una volta. Sono riscaldate ci staremmo benissimo. Le aree per metterle ci sono, perché imporci gli alberghi? Per cui poi tra l'altro lo Stato spende anche un sacco di soldi?".
"Non dovevano smontare le tende", dicono i residenti al sindaco Nicola Alemanno, contestato nel campo sportivo, come mostra Repubblica, "Si, è vero, le case di Norcia hanno retto alle precedenti scosse, ma le tende sono state smontate troppo presto". -

Terremoto, aggiornamento

assistiti: sono 15 mila.

Notte di scosse e paura.

Castelluccio quasi rasa

al suolo. - LE FOTO -

Crollata la Basilica di San Benedetto e la cattedrale di Santa Maria argentea a Norcia, Paura e qualche danno a Roma.


Redazione ANSA ROMA,  

               
                
Prima notte del dopo terremoto trascorsa in auto o nelle strutture di accoglienza per la popolazione colpita dal nuovo terremoto tra Umbria, Marche e Lazio. Diverse le scosse avvertite chiaramente anche nella zona di Norcia, la più forte di tutte, di magnitudo 4.2, registrata alle 4:27 dai sismografi dell'Ingv.

Castelluccio quasi rasa al suolo



 "Ridateci le tende" è la richiesta che arriva dalla maggior parte degli abitanti di Norcia che hanno scelto di rimanere in città pur avendo le case inagibili o non potendo rientrare per la paura o perché all'interno della zona rossa. La Regione assicura comunque che già nelle prossime ore saranno montate tensostrutture collettive dove la comunità potrà passare la notte. "In modo che nessuno sia costretto a rimanere in auto" sottolineano. "Le tende non dovevano essere smontate" sostengono intanto quelli che si ritrovano per la colazione nella struttura antistante il palasport. "Non sono più 'solo teli' come una volta - afferma Adolfo -, ma ambienti confortevoli e riscaldati. Possono permettere a chi rimane qui di affrontare meglio le difficoltà di queste ore". Una situazione che la presidente della Regione Catiuscia Marini sta affrontando in un incontro a Cascia con il capo della protezione civile Fabrizio Curcio e il commissario governativo Vasco Errani. Le strutture di accoglienza collettive sono già in arrivo e nelle prossime ore sarà deciso dove collocarle. Per affrontare il problema degli sfollati con anche questo strumento che si aggiunge al trasferimento negli alberghi del Trasimeno e al contributo per l'autonoma sistemazione. (ANSA)

I NOSTRI "ELETTI" SERVONO IL PAESE O SI SERVONO DEI NOSTRI VOTI PER OTTENERE PRIVILEGI ???...

Nessun testo alternativo automatico disponibile.


Da Amatrice a Norcia, quella grande bellezza che ci commuove solo quando è persa


Abbiamo i centri storici più belli del mondo e le periferie più brutte. Il nostro rapporto con la bellezza è tale perché sappiamo che senza saremmo un Paese miserabile. Per questo dobbiamo preservarla. Piangerla quando è crollata sotto i colpi di un sisma non serve a nulla

1200Px Norcia Piazza San Benedetto





Perché ci commuoviamo tanto per la Basilica di San Benedetto a Norcia, e guardando le sue macerie ci sentiamo in lutto anche se stavolta, per fortuna, non ci sono morti, non ci sono bare, non ci sono persone intrappolate sotto i calcinacci? È una chiesa, e non delle più importanti. Non ci va quasi nessuno, solo turisti. Rende qualcosa ai ristoranti nei dintorni, niente a chi la gestisce: l'ingresso nelle chiese non si paga. E però, persino se non ci siamo mai entrati, la sentiamo nostra: indagare su questo sentimento di desolazione e tristezza significa indagare nel profondo di noi stessi, noi italiani, noi che camminiamo ogni giorno in mezzo alla bellezza e ci accorgiamo quanto conti, quanto cambi la nostra percezione del reale, solo quando viene giù all'improvviso.
In una delle dimenticate polemiche della nostra cronaca politica, nel 2012, Sergio Marchionne parlando a un forum europeo sulla mobilità (inconsapevole della presenza di un giornalista) si riferì a Firenze come a una «piccola povera città», e si partirà da lì per capire come la guerra tra dinamiche economiche e bellezza sia qualcosa di molto concreto, assai diverso da una costruzione nostalgica e sentimentale. Quella guerra è in corso da molti anni nelle nostre città e nelle nostre campagne, e la bellezza è al momento soccombente, il suo valore è disconosciuto del tutto dagli attori del mercato per cui conta il “quando costa”, il “quanto rende” e niente altro. Abbiamo i centri antichi più belli del mondo e le periferie, le aree industriali, le new town probabilmente più brutte e scassate. Il sentimento di dissipazione e tristezza che proviamo davanti alla facciata della Basilica di Norcia ridotta a un muro con le orbite vuote arriva anche da lì, dalla consapevolezza che quella bellezza è irripetibile: non sappiamo più fare cose così semplici, così armoniche, così amichevoli per l'uomo anche se costruite per celebrare la divinità.

Il sentimento di dissipazione e tristezza che proviamo davanti alla facciata del Duomo di Norcia ridotta a un muro con le orbite vuote arriva anche da lì, dalla consapevolezza che quella bellezza è irripetibile: non sappiamo più fare cose così semplici, così armoniche, così amichevoli per l'uomo anche se costruite per celebrare la divinità.

E però c'è anche altro. C'è la consapevolezza, improvvisa, che la bellezza ci consola. Che la povera piccola Italia sarebbe miserabile e stracciona, ridicola addirittura nelle velleitarie ambizioni da cui è tarantolata ogni tanto – ponti avvenieristici, centri congressi galleggianti nel vetro, gallerie titaniche – se quella bellezza non testimoniasse le sue millenarie capacità di fare, cadere, risorgere e rifare. Levate cento chiese e cento piazze a Roma (non dico il Colosseo o i Fori) e Roma diventerebbe una metropoli da Blade Runner: insopportabile, invivibile, anche se in quelle chiese non ci entriamo mai e in quelle piazze passiamo solo a Ferragosto, quando riusciamo a parcheggiare. Levate un castello, una pieve, un monastero, certi vicoli a saliscendi sotto gli archi medioevali, a uno qualsiasi dei borghi italiani e quel borgo diventerebbe un paesetto da niente, disperata provincia da cui fuggire appena possibile. La bellezza ci salva anche se non ce ne accorgiamo, anche se le passiamo davanti indifferenti perché è sempre stata lì e non la vediamo nemmeno più.
Oltreché piangere, e promettere miracolose ricostruzioni, il terremoto – questo, in particolare, perché non ci sono vittime e si può parlare d'altro – dovrebbe servirci per quardarci intorno, e renderci conto del valore che ha la bellezza nelle nostre vite, le vite di noi italiani, e di come la bellezza stia perdendo terreno e sia necessario, urgente, prendere le sue parti nell'amministrazione dello spazio pubblico e considerarla valore quantomeno alla pari del valore economico. Pretendere bellezza e armonia nei progetti, demolire il brutto, impedire che ne sia edificato altro, chiedersi per prima cosa davanti a un'opera, a una soluzione urbanistica, a un progetto: è bello? Rendere, in qualche modo, la bellezza del passato “ripetibile”, affiancata da nuova bellezza magari molto diversa ma piacevole e amabile allo stesso modo. Il senso di lutto davanti al crollo di un'opera meravigliosa come la Basilica di Norcia resterà sempre, ma sarà meno acuto se sapremo che la bellezza non è persa per sempre, che ce ne può essere altra, che siamo capaci di riprodurre ancora il senso di appagamento e sicurezza che ci dà una cosa bella, che sia un tempio, o una fabbrica, o una cascina, o un quartiere di edilizia popolare, o un edificio pubblico, che il tocco magico dell'essere italiani e sapere fare cose belle, oltreché utili, non lo abbiamo perso nelle nebbie del passato.-