Nella confusione che attanaglia movimenti, leader e coalizioni nel post-voto, resta una sola certezza e un ultimo grande  impegno per i tesorieri dei partiti: i rimborsi elettorali.
I gruppi che hanno eletto alla Camera almeno un parlamentare – chi è rimasto fuori dai giochi perde due volte in quanto, alla luce delle nuove norme, non becca un centesimo  - si spartiranno un bottino proporzionato al numero di voti ottenuti.
Niente a che fare con i 407 milioni previsti nelle elezioni 2008. Anche qui la legge dello scorso luglio è intervenuta riducendo i contributi, che per il 2013 ammontano a circa 159 milioni.
Va da sé che il Partito democratico ha la meglio accaparrandosi la fetta più grossa, ben 45.856.037 euro.
“Otterrebbe” solo 3 milioni in meno (€ 42.782.512) il Movimento 5stelle, considerato che la rinuncia ai rimborsi è un cavallo di battaglia del movimento alle politiche e alle regionali e che Beppe Grillo nel suo blog, a proposito di un eventuale appoggio al Governo di centrosinistra, ha precisato: “Se Bersani vorrà proporre l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5S ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano)”.
Al Popolo delle Libertà spettano 38.060.750 euro, mentre la lista Monti al Senato si spartirà con i partiti in coalizione (Udc e Fli) poco più di 8 milioni di euro. A questi, si aggiungono i 7 milioni e 126mila euro di Scelta civica con Monti per l’Italia alla Camera. La Lega ottiene oltre 7 milioni e 300mila euro, poi Sel (5 milioni e 182mila), Fratelli d’Italia (1 milione e 680 mila), l’Udc (pooco oltre il milione e 500mila), Centro democratico (422mila), Svp (366mila).
Una “boccata d’ossigeno” arriva anche ai partiti siciliani: il Megafono del presidente Crocetta ottiene 398mila euro, 350mila al Grande Sud di Micciché.