martedì 31 marzo 2015

PROCESSO GOTHA 3 :

Una condanna ed un’assoluzione.

Autore: . Pubblicato il 30 marzo 2015 da www.24live.it

Gotha 3, nel processo stralcio una condanna ed un’assoluzione

Il collegio penale del tribunale di Barcellona ha emesso una sentenza di condanna ed una di assoluzione, al termine del processo stralcio dell’operazione Gotha 3, che vedeva sul banco degli imputati l’imprenditore Salvatore Campanino, 51 anni, di Terme Vigliatore e l’ex tecnico comunale di Mazzarrà Sant’Andrea, Roberto Ravidà, 60 anni, originario di Oliveri. Per entrambi l’accusa contestata è di concorso esterno in associazione mafiosa. Il collegio penale del tribunale di Barcellona, presieduto dal giudice Maria Tindara Celi, ha condannato Ravidà a 7 anni e disposto l’assoluzione per Campanino.
I pubblici ministeri della Dda Angelo Cavallo e Vito Di Giorgio nella loro requisitoria avevano chiesto la condanna per entrambi, con una pena di 6 anni per Ravidà e di 5 anni per Campanino. Il processo di Barcellona è uno stralcio del filone principale del procedimento Gotha 3, che vede coinvolto anche l’avvocato Rosario Pio Cattafi, condannato in primo grado a 12 anni, e per la quale è in corso il processo d’Appello davanti al tribunale, reso più interessante delle dichiarazioni dell’ultimo collaboratore di giustizia della mafia barcellonese Carmelo D’Amico. Al centro dell’inchiesta ci sarebbero una serie di estorsioni nei confronti di numerose imprese edili del comprensorio tirrenico, impegnate nell’esecuzione di diversi appalti pubblici. Il ruolo dei due imputati sarebbe stato quello di favorire la gestione degli appalti e delle estorsioni da parte dell’organizzazione criminale. Al termine del dibattimento, il collegio hanno ritenuto sufficienti i riscontri per la condanna a carico dell’ex tecnico comunale di Mazzarrà Sant’Andrea, Roberto Ravidà, mentre sono state accolte le argomentazioni della difesa di Campanino, rappresentata dagli avvocati Tommaso Calderone e Giovanni Cicala. -

Ferrovie in Sicilia e Contratti di servizio: i Pendolari rispondono all’assessore Pizzo.

Autore: . Pubblicato il 31 marzo 2015 da www.24live.it
Ferrovie in Sicilia e Contratti di servizio: i Pendolari rispondono all’assessore Pizzo
Giosuè Malaponti per il Comitato Pendolari Siciliani-Ciufer si fa portavoce di alcune riflessioni, esternate dopo l’Assemblea dei sindacati che ha avuto luogo lo scorso 25 marzo presso il Palacultura di Messina. La questione riguarda le ferrovie siciliane e il redigendo Contratto di Servizio, argomenti caldi del dibattito tra la Regione, Trenitalia e il Comitato, il quale si sofferma sulle modalità di redazione del contratto e sul Comitato di verifica che, di fatto, non avrebbe mai esplicato le sue funzioni, semmai fosse stato preso in considerazione.
Il Comitato, dunque, ha risposto come segue alle dichiarazioni dell’assessore ai trasporti Pizzo, il quale, in quella sede, ha asserito: ” Il contratto di servizio sta andando molto avanti, nel senso che noi non eravamo abituati perché non avevamo esperienza, ci stanno lavorando fortemente, l’azienda ci sta dando una mano. Il rapporto con i sindacati e le parti sociali è stato continuo su questa cosa. Si tratta di un contratto che durerà sino al 2020.”
“Riferendoci a queste dichiarazioni – afferma Malaponti – desideriamo fare alcune riflessioni: secondo il nostro punto di vista Trenitalia nella redazione del contratto di servizio farà valere tutto il suo peso di monopolista, mentre, a detta dell’assessore l’azienda gli sta dando una mano. Cosa alquanto strana e assurda. Inoltre, si è sempre parlato di sottoscrivere un “Contratto di Servizio Ponte” sino al 2018, per i tempi ristretti nel poter predisporre e bandire una gara pubblica per l’affidamento del trasporto ferroviario isolano, mentre l’assessore dichiara che la scadenza è il 2020. Ed ancora,  Il rapporto con le parti sociali tra le quali pensiamo e presumiamo ci siano anche i comitati dei pendolari, risale ad un incontro del 29 dicembre 2014 andato deserto e ad una successiva email di invito a far pervenire delle proposte sul contratto di servizio dell’ 8 gennaio 2015 senza conoscerne i contenuti e/o le linee guida del redigendo contratto. – infine il Comitato Pendolari Siciliani, aggiunge – Contestiamo le recenti dichiarazioni dell’assessore Pizzo nel voler fare un tavolo tecnico con Trenitalia e i Sindacati, escludendo a priori da questo tavolo i Comitati dei Pendolari Siciliani, almeno i più rappresentativi. Ribadiamo – hanno, inoltre, aggiunto –che nell’incontro del 19 dicembre 2013, tra l’assessore pro-tempore Bartolotta, i Sindacati e i Comitati dei Pendolari, era stato chiesto e costituito un Comitato di verifica e controllo sul redigendo Contratto di Servizio, composto dai Sindacati e dai Comitati. Desideriamo capire perché l’assessore Pizzo, a differenza degli altri assessori che lo hanno preceduto (Bartolotta e Torrisi) non voglia tenere in considerazione l’impegno preso dalla Regione Siciliana, cogliendo le opportunità e i suggerimenti che i maggiori utenti pendolari possano dare al redigendo contratto.”
Inoltre, il Comitato sottolinea un altro punto importante della vicenda e cioè la sfida “treno-bus sulla Messina-Palermo”, dichiarando che “per l’assessore Pizzo è importante che sia il treno a vincere la sfida anche se di qualche minuto nei confronti del bus. Cosa intende fare l’assessore Pizzo in merito alle concessioni del gommato? I precedenti assessori avevano paventato la possibilità di rivedere le concessioni dei bus, legandoli al servizio della mobilità ferroviaria ed eliminando così molte corse bus parallele agli orari delle corse dei treni, prevedendo invece un raccordo tra bus-treno-bus.”

Il Comitato, dopo aver fatto un excursus sul Contratto di Servizio, facendo presente che i Pendolari Siciliani cercano di trovare accordi dallo scorso 7 settembre 2009, chiede in conclusione: “se l’impresa ferroviaria Trenitalia ha fatto tesoro dalle informazioni suggerite dall’utenza-pendolare, perché l’istituzione Regione non vuole prendere e tenere in considerazione né il Comitato di verifica e controllo né quanto hanno da dire i comitati dei pendolari sul redigendo contratto di servizio?”-


Zambuto si dimette da presidente Pd.
Polemica dopo la visita a Berlusconi.


Martedì 31 Marzo 2015 - 15:10
Pubblicato da www.livesicilia.it

A sollecitare un passo indietro dell'ex sindaco molti esponenti del Pd dopo la notizia di una sua visita a Berlusconi prima delle discusse primarie agrigentine. "Respingo con sdegno il barbaro tentativo di coinvolgermi politicamente in un episodio di solidarietà umana nei confronti di un vecchio amico".


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PALERMO - "Faccio un passo indietro". Con queste parole Marco Zambuto si è dimesso da presidente del Pd in Sicilia. La decisione è stata presa per le polemiche nate dopo la rivelazione di un incontro di Zambuto con Berlusconi a Palazzo Grazioli, per scegliere, secondo quanto riporta Repubblica, la candidatura di Silvio Alessi alle primarie del centro sinistra ad Agrigento. A sollecitare un passo indietro di Zambuto diversi deputati regionali come Antonello Cracolici, Marika Cirone e il capogruppo Baldo Gucciardi. Ma anche i vertici nazionali e regionali del partito avrebbero spinto per le dimissioni.
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"Respingo con sdegno il barbaro tentativo di coinvolgermi politicamente in un episodio di solidarietà umana nei confronti di un vecchio amico con il quale oggi i percorsi politici sono totalmente diversificati e assolutamente distanti", dice Zambuto all'ANSA. "Gallo Afflitto era in difficoltà perché alcuni media avevano rilanciato le dichiarazioni di un pentito secondo il quale il deputato nel 1988 avrebbe concorso a un omicidio di mafia. Mi ha chiesto lui, insomma, di testimoniare davanti a Berlusconi sulla sua onestà - sostiene Zambuto -. E lo ha chiesto a me proprio perché, da avversario, potevo risultare credibile". Le gravi accuse nei confronti di Gallo Afflitto sono state ritenute dai magistrati prive di fondamento. "Nessuno, se non in completa malafede, può mettere in dubbio la mia linearità politica nei confronti del Pd e del suo progetto di cambiamento del paese. - aggiunge - Sono pronto a sopportare il peso mediatico di chi vuole strumentalizzare quanto accaduto, pur tuttavia consapevole del tempo di barbarie civile e politica che stiamo vivendo, in cui non si riescono più a distinguere i gesti e il loro significato, sono pronto a fare un passo indietro e rimettere il mio mandato all'assemblea regionale del Pd affinché non sia proprio il Partito Democratico che oggi coraggiosamente guida l'Italia con il Premier Matteo Renzi, a dover subire una vergognosa ed ignobile macchina del fango". Zambuto ribadisce "l'assoluta ininfluenza politica dell' incontro, in quanto in quella data le primarie della coalizione Ag 2020 erano già state indette e al tavolo costituente avevano preso parte tutti i rappresentanti del Pd compreso il presidente della Regione Siciliana Rosario Crocetta". "Ribadisco, se proprio una colpa mi si vuole attribuire in questa vicenda, - conclude - è quella di essere stato solidale con chi si trovava umanamente in difficoltà. Ma io di questo non devo scusarmi proprio con nessuno". Ieri intanto la coalizione delle Primarie di Agrigento ha dato via libera alla proposta di candidatura del deputato nazionale Angelo Capodicasa a sindaco della città dei Templi. E' passata dunque la linea del segretario del Pd Fausto Raciti che aveva scaricato Alessi, vincitore delle primarie.-

L’arresto di Lo Schiavo. Ha usato soldi tenuti in custodia.


Circa 37mila euro appartenenti a due anziane sorelle.



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31 MARZO 2015 12:01 - Pubblicato da www.amnotizie.it
Si è impossessato ed ha utilizzato soldi di proprietà di due anziane sorelle, che deteneva nella qualità di custode giudiziario. Per questo motivo è finito agli arresti domiciliari stamattina Massimo Lo Schiavo, sindaco di Santa Marina Salina. Una vicenda incredibile ricostruita dalla procura della Repubblica di Barcellona che ha spiccato la richiesta di custodia cautelare emessa dal GIP ed eseguita dai Carabinieri di Milazzo. Lo Schiavo, 43 anni, è accusato di peculato. Secondo quanto emerso dalle indagini, la vicenda risale al 2013. Due anziane sorelle residenti nell’isola, oggi decedute, nel Giugno di quell’anno, furono trasferite presso una casa di riposo, poiché ammalate e bisognose di cure, ma senza nessun erede o parente che potesse accudirle. Nell’abitazione delle due anziane, cui furono posti i sigilli da parte della polizia municipale, furono trovati poco più di 36 mila euro in contanti e poche centinaia di dollari australiani ed americani. I soldi, insieme alle chiavi, furono chiusi in una busta controfirmata e consegnati in custodia temporanea al sindaco Lo Schiavo, con annesso verbale, per il successivo versamento dei contanti, come da prassi, sul conto corrente delle due donne. A distanza di quasi due anni, lo scorso 4 Marzo, ecco però che l’amministratore di sostegno delle donne, nominato dal Tribunale in seguito al  decesso delle sorelle, chiede di svolgere un sopralluogo nell’abitazione, per avviare le procedure di successione ereditaria. Insieme ai Carabinieri ed al sindaco stesso, l’amministratore scopre quindi che la somma di denaro riportata nel verbale del 2013 non era mai stata versata. Lo Schiavo a quel punto riferisce di detenere ancora circa 25mila euro, ma di non ricordare dove fossero conservati, anche a causa di un trasloco che aveva effettuato di recente. Dagli accertamenti dei Carabinieri è quindi emerso che pochi giorni prima Lo Schiavo aveva consegnato circa 6mila euro in contanti all’amministratore di sostegno. Nel corso di una perquisizione effettuata presso l’abitazione di Lo Schiavo, i militari dell’arma hanno quindi trovato i verbali del 2013 con cui il sindaco prendeva in custodia il denaro, e due buste aperte, quelle controfirmate con sigillo del comune che originariamente contenevano i contanti. A carico di  Massimo Lo Schiavo sono stati quindi disposti gli arresti domiciliari, poiché gli inquirenti ritengono che abbia utilizzato quei circa 37 mila euro appartenenti alle anziane sorelle, o almeno parte di essi, per altre finalità, eludendo le regolari procedure di custodia.-

Peculato, arrestato il sindaco di Santa Marina Salina.


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31 MARZO 2015 07:57 - Pubblicato da www.amnotizie.it
I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari, emessa dal Gip del tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto,nei confronti del sindaco di Santa Marina Salina, Massimo Lo Schiavo con l’accusa di peculato.  I dettagli dell’operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa organizzata oggi alle 11 al Comando Provinciale dei Carabinieri di Messina.

TANGENTI, BLITZ DEI CARABINIERI: 9 ARRESTI TRA CUI IL SINDACO DI ISCHIA.


NAPOLI. Il sindaco di Ischia, Giuseppe Giosi Ferrandino (Pd) ed altre nove persone (tra cui dirigenti del colosso delle cooperative CPL Concordia)  sono state arrestate dai carabinieri del Comando Tutela Ambiente nell'ambito di una inchiesta della procura di Napoli su tangenti pagate per la metanizzazione dei comuni dell'isola campana. Lo apprende l'ANSA da fonti investigative.
I reati contestati, a vario titolo, vanno dall'associazione per delinquere alla corruzione (anche internazionale), dalla turbata libertà degli incanti al riciclaggio, all'emissione di fatture per operazioni inesistenti. L'inchiesta (coordinata dai pm Woodcock, Carrano e Loreto e condotta dai reparti speciali del Comando per la Tutela dell'Ambiente del colonnello Sergio De Caprio, il 'Capitano Ultimo)  ha preso le mosse nell'aprile 2013 ed ha portato alla luce, secondo l'accusa, un sistema di corruzione basato sulla costituzione di fondi neri in Tunisia da parte della CPL Concordia con cui retribuire pubblici ufficiali per ottenerne i 'favorì nell'aggiudicazione di appalti.
In carcere, su disposizione del gip Amelia Primavera, sono finiti (oltre al sindaco di Ischia) il fratello di questi, Massimo Ferrandino, il responsabile delle relazioniistituzionali del Gruppo CPL Concordia Francesco Simone, l'ex presidente Roberto Casari (andato in pensione il 30 gennaio scorso, ma secondo l'accusa ancora 'registà degli affari della cooperativa), il responsabile commerciale dell'area Tirreno Nicola Verrini, il responsabile del nord Africa Bruno Santorelli, il presidente del consiglio di amministrazione della CPL distribuzione Maurizio Rinaldi e l'imprenditore casertano Massimiliano D'Errico. Arresti domiciliari, invece, per il dirigente dell'Ufficio tecnico del Comune di Ischia Silvano Arcamone, mentre per Massimo Continati e Giorgio Montali, rispettivamente direttore amministrativo e consulente esterno della CPL è stata disposta la misura cautelare dell?obbligo di dimora nel comune di residenza.
In particolare, la CPL Concordia - in cambio dei «favori» di Ferrandino per l'assegnazione dei lavori di metanizzazione dell'isola - avrebbe stipulato due «fittizie convenzioni» (ciascuna da 165 mila euro) con l'Hotel Le Querce di Ischia, di proprietà della famiglia del sindaco, ciascuna da 165 mila euro, a fronte della «messa a disposizione» di alcune stanze durante le stagioni estive 2013 e 2014 per i dipendenti della società modenese. Altre 'utilita« ottenute dal sindaco sarebbero state l'assunzione del fratello, Massimo Ferrandino, quale consulente della CPL Concordia e almeno un viaggio tutto spesato in Tunisia. Secondo l'accusa sarebbe stato proprio grazie all'interessamento del sindaco ed alla complicità dell'architetto Silvano Arcamone, dirigente dell'ufficio tecnico di Ischia, che l'appalto di metanizzazione dello stesso Comune (capofila del progetto) e di quelli di Lacco Ameno e Casamicciola Terme è stato affidato alla CPL. La cooperativa, dal canto suo, avrebbe provveduto al pagamento attingendo a dei fondi neri costituiti mediante l'emissione di fatture per operazioni inesistenti con una società tunisina (la Tunita sarl) riconducibile a Francesco Simone, responsabile delle relazioni istituzionali del gruppo CPL Concordia, definito dagli inquirenti »personaggio chiave« della vicenda, con un ruolo di primo piano nella presunta associazione a delinquere attiva non solo nell'appalto di Ischia, ma in numerosi altri, soprattutto in Campania.
La CPL Concordia, con sede a Concordia sulla Secchia, nel Modenese - al centro dell'inchiesta della procura di Napoli sulle presunte tangenti per la metanizzazione dell'isola d'Ischia - è una cooperativa storica, nata nel 1899. Negli atti dell'inchiesta viene definita una «tra le più antiche cosiddette 'cooperative rossè». Opera a livello internazionale, con 1.800 addetti e 70 società controllate e collegate in tutto il mondo e un fatturato consolidato di 461 milioni nel 2014. Si tratta di un gruppo cooperativo cosiddetto 'multiutility' che si occupa di energia in tutti i suoi aspetti: dall'approvvigionamento e distribuzione alla vendita e contabilizzazione di gas ed elettricità, alla produzione mediante sistemi tradizionali o impianti rinnovabili. L'attuale presidente è Mario Guarnieri. Il precedente, Roberto Casari, arrestato stamani, era andato in pensione il 30 gennaio scorso.
È di un mese fa la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati dell'ex presidente della CPL, Roberto Casari, per concorso esterno in associazione mafiosa nell'ambito dell'inchiesta sui lavori di metanizzazione compiuti tra il 1999 e il 2003 a Casal di Principe e in altri sei comuni del Casertano. Opere realizzate non a norma, con rischi per la sicurezza dei cittadini, sostiene la Dda di Napoli, dopo le dichiarazioni rilasciate nel giugno 2014 dal pentito Antonio Iovine. Secondo l'ipotesi accusatoria, la Cpl si sarebbe aggiudicata l'appalto con l'appoggio della fazione dei Casalesi guidata da Michele Zagaria; i subappalti sarebbero stati poi distribuiti alle ditte locali indicate dai boss.
Zagaria ne ha fatto un elenco dettagliato, indicando anche le anomalie sullo svolgimento dei lavori. Anomalie che i magistrati hanno voluto verificare, inviando di recente le ruspe a Casal di Principe: dagli scavi, coordinati dai carabinieri del Noe di Caserta ed effettuati in corso Umberto, in pieno centro, è emerso che le tubature erano state interrate a 30 centimetri di profondità invece che ai 60 previsti dalla normativa, mettendo quindi a rischio la sicurezza della popolazione. Nell'ordinanza di custodia cautelare relativa alle tangenti che sarebbero state pagate per la metanizzazione di Ischia non si entra nel merito dei presunti collegamenti tra la CPL e la criminalità organizzata, oggetto di altra indagine. Anche i brani delle intercettazioni, quando gli arrestati toccano questo argomento, sono coperti da omissis.-
BARCELLONA

Aquilia e Scirocco
condannati a 7 anni.

27/03/2015
Pubblicato da www.gazzettadelsud.it

I due imprenditori erano stati 

arrestati nell’inchiesta 

Gotha 1 dopo le accuse dei 

collaboratori di giustizia Santo 

Lenzo, Melo Bisognano e Alfio 

Giuseppe Castro che li avevano 

indicati come vicini alla 

famiglia mafiosa di Barcellona.


Aquilia e Scirocco
condannati a 7 anni




Il tribunale di Barcellona ha condannato a sette anni di reclusione, per concorso esterno in associazione mafiosa, gli imprenditori Mario Aquilia e Francesco Scirocco, il primo di Barcellona, il secondo di Gioiosa Marea, arrestati nel 2011 nell’operazione antimafia Gotha 1. Aquilia e Scirocco sono stati assolti dall’accusa di estorsione ed hanno ottenuto la scarcerazione I giudici, infatti,dopo tre anni di reclusione hanno revocato l’ordinanza di custodia cautelare. A sostenere l’accusa nel processo il PM Fabio D’Anna che per entrambi aveva chiesto la condanna a 13 anni.
 Aquilia e Scirocco erano stati arrestati nell’inchiesta Gotha 1 dopo le accuse dei collaboratori di giustizia Santo Lenzo, Melo Bisognano e Alfio Giuseppe Castro che li avevano indicati come vicini alla famiglia mafiosa di Barcellona.- 
Rosario Pasciuto

OLIVERI : BRUNO PANCALDO DESIDERA CONOSCERE CHI HA NEGATO AL CITTADINO VITTORIO BARRESI IL DIRITTO DI ACCESSO AGLI ATTI D'UFFICIO.

Ma chi ha commesso il reato?
Il sindaco o l'impiegato comunale? o entrambi?
"Chi è causa del proprio male pianga se stesso"
Continuate a prestare il fianco...........