venerdì 31 marzo 2017

Rifiuta il velo e viene rasata,

adolescente tolta ai genitori.

Genitori denunciati per maltrattamenti. Merola: "Caso di autoritarismo familiare".




Redazione ANSA BOLOGNA,News


I genitori della ragazzina di 14 anni rasata a zero perché non voleva portare il velo sono stati denunciati dai Carabinieri per maltrattamenti in famiglia. La segnalazione è stata fatta dai militari, dopo aver approfondito l'esposto ricevuto ieri dalla scuola media frequentata dalla ragazzina. Nel frattempo la 14enne, che non avrebbe subito violenze fisiche, è stata allontanata dalla famiglia, così come le sorelle, e affidata ad una comunità protetta. Nei prossimi giorni le indagini andranno avanti e proseguiranno anche gli accertamenti dei servizi sociali. Sono al lavoro sia la Procura per i Minorenni diretta Silvia Marzocchi che quella ordinaria.
Comunità islamica, 'non si tratta di un gesto religioso' - Non c'è nulla di religioso nel gesto della madre che ha rasato a zero la figlia 14enne per essersi opposta al velo. Lo spiega Yassine Lafram, coordinatore della comunità islamica di Bologna, commentando la notizia: "Per la tradizione islamica - dice all'ANSA - qualsiasi forma di imposizione rende l'atto stesso invalido". Tutte le prescrizioni dell'Islam, dal digiuno del Ramadan all'andare in pellegrinaggio alla Mecca, "rientrano in una libera scelta della persona: nessuno può imporle, religiosamente parlando. Qui siamo al di fuori del religioso: è un fatto che va inquadrato in un codice culturale particolare ed errato". Secondo Lafram è necessario "aiutare i familiari, anche la madre stessa, e capire che cosa l'ha spinta a compiere questo gesto. E' troppo facile condannare e consegnarla al macello mediatico". Quello che il coordinatore della comunità sottolinea è che l'Islam prescrive "è di preservare la dignità delle persone, non certo di umiliarle". Come musulmano, prosegue, "ho il dovere di educare i miei figli ad un buon comportamento, ho il dovere di orientarli, ma non ho il dovere di obbligarli. Quando raggiungono la pubertà possono decidere" di non seguire più le tradizioni della famiglia.
Merola, caso di autoritarismo familiare - "La preside ha fatto bene a fare denuncia in Procura. Questo è un tema di maternità e paternità responsabile, ma se si vuole essere italiani bisogna adattarsi alle nostre leggi e alla nostra Costituzione, non è possibile avere atteggiamenti diversi. Mi sembra una questione familiare, c'è una responsabilità genitoriale. E' un caso simbolico e concreto". Lo ha detto il sindaco di Bologna Virginio Merola, commentando il caso della ragazzina 14enne rasata a zero perché non voleva indossare il velo. La famiglia è originaria del Bangladesh. "Dobbiamo spiegare a questi genitori che vengono in Italia - ha proseguito Merola - che devono educare i loro figli non solo in base alle loro convenzioni più o meno religiose, anche se questo caso mi sembra proprio di un tipo di autoritarismo che noi negli anni '70 chiamavamo 'autoritarismo familiare'".
Il presidente del tribunale per i Minorenni di Bologna - "Prima di tutto dobbiamo impegnarci a proteggere il minore", sottolinea Giuseppe Spadaro, che si occuperà del caso. "Stiamo attenti - aggiunge però Spadaro - ad evitare qualsiasi strumentalizzazione. Anche tra i genitori italiani c'è chi maltratta i figli".
La vicenda - Si è opposta all'imposizione del velo da parte della famiglia e, come punizione, è stata rasata a zero. E' successo, in una scuola di Bologna, a una ragazza di 14 anni, originaria del Bangladesh, ma da anni in Italia dove frequenta, con ottimo profitto, una scuola media. Gli insegnanti della ragazzina hanno raccolto il suo sfogo, soprattutto dopo quel taglio di capelli. La preside dell'istituto ha informato i carabinieri che approfondiranno la questione della quale si occuperanno anche la procura dei minori e i servizi sociali. La ragazzina ha raccontato di non voler accettare l'imposizione del velo. Pur portandolo fra le mura di casa aveva cominciato, una vota uscita per andare a scuola, a toglierselo. Di questo comportamento è stata informata la madre che ha deciso di punirla rasandola a zero. Così la ragazza ha deciso di sfogarsi con i suoi insegnanti. (ANSA)

Malore per Di Maio,

ricoverato al Gemelli.

Medici stanno valutando se procedere ad un intervento. Gemelli: 'accertamenti tranquillizzanti'.




Redazione ANSA ROMA
News


ROMA - Il vice presidente della Camera ed esponente del M5S Luigi Di Maio, a quanto si apprende, ha avuto un malore nel pomeriggio ed è ricoverato d'urgenza all'ospedale Gemelli a Roma. L'area interessata dal malore, si apprende ancora, sembrerebbe essere quella intestinale e i medici starebbero valutando se procedere o meno con un intervento sul paziente, descritto come particolarmente sofferente.

Gemelli: 'accertamenti tranquillizzanti' - "Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, per l'insorgenza di dolori addominali, si è recato presso il Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli dove ha effettuato accertamenti clinici e strumentali che hanno dato risultati tranquillizzanti". E' quanto si legge in una nota dell'ospedale. ''I medici curanti del Policlinico Gemelli, professori Giovanni Battista Doglietto e Antonio Gasbarrini, d'accordo con il paziente, hanno tuttavia deciso di trattenerlo in ospedale per ulteriori indagini diagnostiche''.

Di Maio,sono tranquillo, starò in ospedale pochi giorni - "Sono stato ricoverato al Gemelli per delle visite di controllo. Starò qui pochi giorni, ma sono stato costretto, come immaginate, a far saltare tutti gli impegni del week end. Mi dispiace per gli attivisti che avevano preparato gli incontri in Piemonte e in Sardegna. Appena fatti i dovuti controlli vi prometto che organizzeremo nuovamente. Qui sono tutti molto gentili e professionali e sono molto tranquillo. Vi terrò aggiornati. Buon fine settimana!". Lo scrive, in un post su Facebook, il vice presidente della Camera Luigi Di Maio. (ANSA).

Papa Francesco esce a

sorpresa dal Vaticano e

fa visita a centro per ciechi.


Nuova iniziativa del Pontefice per i Venerdì della misericordia.




Redazione ANSA
News


OLIVERI: INGIUNZIONE PER DEMOLIZIONE OPERE EDILIZIE ESEGUITE IN ASSENZA DI CONCESSIONE EDILIZIA N° 01 DEL 20 MARZO 2017


Località dell'abuso: VIA  G. AMODEO  (ex via Mulino)  IMMOBILE  ADIBITO  A  TORREFAZIONE  (ex mattatoio comunale).

Dalla lettura della INGIUNZIONE  citata nel titolo, si rileva:

"VISTE le relazioni di accertamento dell'Ing. Nunziato Chiofalo, del 10 Marzo 2016 e del 25 Marzo 2016, già inviate al Genio Civile ed al Comando Carabinieri di FALCONE, con note protocollate n. 2091/2016 e n. 2705/2016".

Indipendentemente da ogni altra pertinente considerazione relativa alle numerose opere abusive tollerate (volontariamente ?) nel territorio comunale, desidero rilevare che il RAT, DOPO  UN  INTERO  ANNO  DALL'ACCERTAMENTO, ha ritenuto doversi immolare per redigere la relativa ingiunzione per demolizione. 

Ovviamente non deve rendicontare al Popolo Sovrano i giustificati motivi che hanno determinato il notevole ritardo. 

GLI  AMMINISTRATORI  IMPARZIALI,  PER  MOTIVI  DI  CORRETTEZZA,  USANO  GIUSTIFICARSI. -

Antonio Amodeo

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Segue fotocopia della  INGIUNZIONE.







Rete ospedaliera – M5S

all’Ars: “Un libro dei sogni.

Per realizzarlo ci vorranno

20 anni e una barca di soldi”.


da www.canalesicilia.it  

Ospedale

Cappello. “Quello che è successo è vergognoso. Commissione prostrata al governo per occultare le storture del piano”. Foti: “ Dea di I livello per tutti ma, come nel caso di Acireale e Giarre, mancano i reparti essenziali definiti dal DM 70, quali urologia oncologia e neurologia”. Mangiacavallo: “Ospedali di base camuffati da spoke”.

“Un libro dei sogni, né più né meno. Per realizzarlo ci vorranno 20 anni e una barca stracarica di soldi”. Il M5S torna sulle rete ospedaliera, approvata ieri in commissione Salute all’Ars, grazie ad un vero e proprio blitz del governo. che ha preteso la votazione in pochissime ore, senza dare il tempo ai deputati di esaminarla per bene, come un documento di questa complessità ed importanza imponeva.
“Quello che è successo – afferma il deputato 5stelle Francesco Cappello – è vergognoso, la commissione si è prostrata al governo per occultare le storture del piano e sorvolare sulle mille e una magagna che nasconde. Il governo ci ha messo 24 mesi per formulare una proposta di rete ospedaliera, a fronte di sole 11 ore di tempo concesso ed impiegato da una raccogliticcia, prepotente e polemica maggioranza per dare l’ok finale, nonostante la mancanza del numero legale che avevamo fatto saltare e ricostituito da loro sul filo di lana, richiamando in commissione il deputato Cani”.
Cappello entra poi nel merito di alcuni problemi del piano.
“È un castello di carta. Approssimativamente dalla lettura della faraonica rete ospedaliera, si può desumere che ci vorranno non meno di 20 anni per rendere operativo ciò che attualmente risulta un manifesto pieno di sogni pressoché irrealizzabili per la mancanza assoluta di risorse economiche, confermata dai tecnici dell’assessore Gucciardi. Da questo momento nulla sarà diverso rispetto a prima, cambierà solo l’insegna di moltissimi presidi ospedalieri che si fregeranno, pur non avendone caratteristiche e strutture, del titolo di Dea di I livello o di Dea di II livello. Ci sono centinaia di strutture da riorganizzare, o creare ex novo, dal costo attualmente non quantificabile e certamente non sostenibile per le magre casse della già disastrata regione Siciliana. Ospedali di fatto chiusi perché convertiti in case per anziani camuffati da Ospedali riuniti, l’ospedale di Noto è il caso più eclatante”.

FrancescoCappello

“Il piano prevede – prosegue Cappello – 5 hub immediatamente attivabili , 3 da attivare e spoke per tutti, ma di fatto solo qualche decina realmente dotati delle strutture necessarie per essere qualificati come tali, gli altri tutti da integrare con servizi ed investimenti, come detto, a lunghissimo tempo.  Nel frattempo, totalmente assente risulta per questo governo la programmazione della medicina del territorio, mentre ampie porzioni del territorio siciliano, che si conferma ‘politicamente’ a vocazione metropolitana, verrà lasciato sguarnito anche questa volta di servizi e risposte sanitarie ai cittadini.
Niscemi terra del MUOS e delle 46 antenne, anziché essere qualificato al pari di Augusta come ospedale ad alto rischio ambientale resta al palo della classificazione di ospedale di zona disagiata.
Sui punti nascita, già chiusi, una miserabile rinuncia da parte di questo governo e così popolazioni come quelle delle Petralie, costretti a far partorire le proprie mamme in luoghi lontani e dai tempi di percorrenza impraticabili. Ennesimo schiaffo da parte del ministero della Salute ad una popolazione già martoriata e condannata da scelte politiche scellerate. Questa la pesantissima eredità che il già fallimentare governo Crocetta lascia al prossimo governo della Regione: debiti alle future generazioni e una rete ospedaliera tutta da rifare”.
“Rimane non chiarita – conclude Cappello – la domanda sul perché il MEF abbia consentito al governo regionale una programmazione che non può permettersi economicamente e resta il dubbio che la Sicilia ed i siciliani debbano pagare un pesantissimo dazio per questo scambio dal sapore prevalentemente elettorale”.
“Dea di I livello per tutti – afferma Angela Foti – ma, come nel caso di Acireale e Giarre, mancano i reparti essenziali definiti dal DM 70, quali urologia oncologia e neurologia. Alla richiesta di chiarimenti rispondono di non avere avuto il tempo di scrivere nelle caselle quei tanto agognati fatidici numeri. Non parliamo poi delle coperture economiche. La Salute é una cosa seria”.
“Una rete ospedaliera – commenta Matteo Magiacavallo – che lascia tutti gabbati e contenti. Avevamo chiesto gli Spoke e l’assessore ci ha dato gli Spoke. Peccato che poi, tra tagli a reparti e posti letto, saranno ospedali di base mascherati da Spoke. Una burla che non possiamo accettare”.-

Messina –

Bancarotta fraudolenta:

sequestrate quattro società.


da www.canalesicilia.it  

Guardia di FInanza - Messina

Bancarotta fraudolenta: sequestrate quattro società, eseguita una custodia cautelare ai domiciliari.

Indagate 9 persone tra cui noti imprenditori. I finanzieri appartenenti al Gruppo della Guardia di Finanza di Messina, su disposizione del Giudice per le Indagini Preliminari del locale Tribunale, dott. Salvatore Mastroeni, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari a carico di M.A., di anni 67, imprenditore nel settore edile ed hanno, altresì, notificato, una misura dell’obbligo di dimora nel Comune di Messina ed una relativa all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Per un altro imprenditore del settore edile S.A. di anni 56 è stato disposto il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriali per 12 mesi. Con il medesimo provvedimento il G.I.P. ha disposto il sequestro preventivo dei conti correnti intestati a quattro società unitamente all’intero complesso dei beni aziendali, nonché delle quote di capitali e delle azioni intestate, sia alle persone destinatarie delle misure cautelari personali restrittive, che agli altri indagati, per un valore complessivo di circa due milioni di euro.
Nell’ambito delle indagini svolte dai militari delle Fiamme Gialle, coordinate dal Sost. Proc. dott. Antonio Carchietti della Procura della Repubblica di Messina, i quattro soggetti citati oltre ad altri cinque, risultano indagati in concorso per bancarotta fraudolenta, per aver distratto ingenti somme di denaro dal patrimonio di una S.r.l., con volume d’affari annuo di circa 1,5 milioni di euro, operante nel settore delle costruzioni con lavori affidati sia da enti pubblici che privati ed averne dolosamente cagionato il fallimento con l’aggravante della pluralità dei fatti commessi.
Gli analitici accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza hanno consentito di svelare quello che si ritiene essere uno strutturato progetto criminoso che è stato attuato mediante una serie di operazioni commerciali e contabili grazie alle quale la S.r.l. è stata spogliata di propri beni e disponibilità economiche, mediante il dirottamento dei lavori pubblici appaltati ad altre imprese compiacenti.
L’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla simulazione di atti di cessione di “rami d’azienda” e sull’attuazione di condotte distrattive effettuate ai danni del patrimonio societario, realizzate attraverso sistematici, ripetuti ed ingenti prelievi di denaro contante dai conti societari, mediante l’alterazione della contabilità, realizzata attraverso l’occultamento dei corrispettivi, la contabilizzazione di costi fittizi e l’annotazione di meri giroconti e storni risultati privi di qualsiasi giustificazione economica, nonché con la distrazione di risorse finanziarie e mezzi aziendali di valore. In alcuni casi i beni e le utilità stornate sono state occultate nei conti personali o nelle casse di altre società coinvolte, grazie anche alla compiacenza di alcuni dipendenti e collaboratori: L.F. di anni 35, L.M. di anni 43 e P.G. di anni 77, anch’essi indagati.
La S.r.l. oggetto d’indagine, senza apparente ragione economica che non fosse assorbirne gli utili, di fatto è stata abbandonata ad un inevitabile fallimento il cui scopo era che i creditori non trovassero risorse per soddisfare i propri diritti. Il disegno criminoso, oltre che con i gravi illeciti contabili e fiscali rilevati, veniva altresì attuato in alcuni casi mediante la rinuncia a rilevanti appalti pubblici ottenuti che consentiva l’aggiudicazione a favore di altre società consenzienti, nei confronti delle quali, in qualche caso, è stata riscontrata anche la vendita dei beni strumentali, circostanza che è avvenuta grazie al coinvolgimento diretto anche di altri tre imprenditori indagati, A.G. di anni 72, B.C. di anni 64, S.G.M. di anni 43.
I provvedimenti odierni giungono al termine di una complessa ed articolata attività investigativa, anche di natura tecnica, e di mirati accertamenti bancari che hanno riguardato centinaia di conti correnti, consentendo di quantificare in oltre due milioni di euro la somma distratta ed in circa 5,5 milioni di euro i tributi non versati all’Erario.
La pena prevista per il reato di bancarotta fraudolenta è la reclusione da tre a dieci anni. -

Marevivo Sicilia, i delfini

contro i pescatori eoliani.


da www.canalesicilia.it  

Deilfini

“Comprendiamo le difficoltà che devono affrontare oggi i pescatori delle Eolie, persino i delfini, legittimi abitanti del mare, hanno il problema di reperire il cibo, contribuendo così a rendere meno soddisfacente il lavoro dei piccoli pescatori costieri.
I delfini sono i simboli più tenaci di un mare che vuole continuare ad essere vivo e pieno di biodiversità. Il fatto è che la situazione del Mediterraneo è lo specchio di una crisi del patrimonio ittico mondiale e oggi – come ricorda l’ultimo report della Banca Mondiale pubblicato qualche giorno fa – ridurre la pressione della pesca a livello globale è un passo che non solo contribuirebbe alla ricostituzione degli stock ittici, ma garantirebbe all’industria della pesca una resa maggiore e più costante nel tempo – dichiara Fabio Galluzzo presidente di Marevivo Sicilia – .
Auspichiamo che la Regione Sicilia affronti al più presto questa situazione predisponendo, se è necessario, anche un piano di indennizzi”. -