martedì 30 settembre 2014


Palermo, Zarcone e la lunga 

stagione dei summit.  

Il neo pentito al tavolo della 

nuova Cosa nostra.

Martedì 30 Settembre 2014 - 20:20



Nella Cosa nostra che ha provato a riorganizzarsi, rispondendo alle raffiche di arresti, Antonino Zarcone ha avuto un ruolo di primo piano. Ecco perché sono in tanti a tremare per il suo pentimento. (di Riccardo Lo Verso)


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Alcune immagini dei summit a cui partecipò Antonino Zarcone.
 
PALERMO - Una sfilza di summit per ridisegnare gli assetti della Cosa nostra palermitana. Una serie di scatti ha fotografato la stagione di grande fermento. I mafiosi non sono rimasti a guardare. Si sono incontrati, hanno discusso di affari e messe a posto. Nella Cosa nostra che ha provato a riorganizzarsi, rispondendo alle raffiche di arresti, Antonino Zarcone ha avuto un ruolo di primo piano.


 














C'era anche lui in alcune delle riunioni organizzate dai mafiosi che sceglievano i ristoranti nella speranza di non dare nell'occhio. Ed invece i carabinieri li aspettavano fuori dai locali. Macchine fotografiche in pugno.

Zarcone c'era, dunque, ed è per questo che la sua decisione di collaborare con la giustizia è una batosta per la mafia di Palermo e provincia. Basta scorrere l'elenco dei nomi di coloro che hanno partecipato ai summit per rendersi conto della caratura di Zarcone e dei segreti che ha iniziato a raccontare. Siamo davvero all'inizio del suo percorso, manifestato stamattina nel corso del processo che lo vede imputato. Il primo verbale, quello in cui su dice pronto a rompere con il passato, è di ieri. Un fine settimana tormentato. Poi, la decisione di saltare il fosso che, evidentemente, maturava da tempo.

Il 12 marzo 2011 Tommaso Di Giovanni, Nicola Milano (erano loro in quel momento, secondo l'accusa, a comandare a Porta Nuova e Palermo Centro), Tonino Messicati Vitale (indicato come reggente della famiglia di Villabate), e Zarcone (già con i gradi di capomafia di Bagheria) sedevano al ristorante Don Ciccio. Era la testimonianza, sostennero i carabinieri, dell'esistenza di un asse fra le famiglie mafiose della provincia e quelle che comandano sulla parte centrale di Palermo. Avrebbero discusso di affari e investimenti.

Il 7 giugno del 2011 al ristorante “Ma che Bontà” di via Emilia, a Palermo, arrivarono uno dopo l'altro pezzi da novanta della nuova mafia. C'erano sempre Di Giovanni, Milano, Zarcone e Messicati Vitale ma la lista dei partecipanti comprendeva pure Giulio Caporrimo, reggente del mandamento di Tommaso Natale, Cesare Lupo di Brancaccio, Luigi Giardina, cognato di Gianni Nicchi, Fabio Chiovaro della Noce e Gaetano Maranzano, reggente della famiglia di Cruillas. E arrivò pure lui, Zarcone.

Il 5 novembre 2011 cambiarono location. Stavolta si spostarono da “Peppino” a Mondello. Ad un tavolo del ristorante erano seduti Caporrimo, Milano, Di Giovanni, Zarcone, Messicati Vitale e Alessandro D'Ambrogio. Quella volta, però, non fu un summit di mafia, ma un incontro dal fortissimo valore simbolico. Caporrimo aveva radunato parenti e amici per festeggiare un lieto evento familiare. Zarcone, dunque, veniva considerato uno di famiglia. Uno che meritava rispetto a tal punto da essere accolto a cenare accanto a Caporrimo e D'Ambrogio. Entrambi sono da tempo tornati in carcere, ma nella parentesi di libertà, secondo i pubblici ministeri della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, si erano ripresi in mano gran parte della città.

Ma era la polleria di Giuseppe Di Marco, un insospettabile commerciante, il luogo privilegiato dal clan di Porta Nuova per mettere a punto le strategie. Tommaso Di Giovanni, Nicola Milano e Antonino Zarcone erano di casa e furono più volte fotografati fino a pochi giorni prima del blitz di dicembre 2011 quando finirono tutti in manette.

Altre riunioni registrarono l'apertura del confronto anche le famiglie dell'Arenella e dell'Acquasanta, confermando che il progetto per la nuova Cosa nostra coinvolgeva tutte le famiglie di Palermo e provincia. Di quella stagione Zarcone conosce i segreti e gli equilibri che hanno portato anche ad omicidi eclatanti.   -

Caronia, 

incendio su vettura.

30 settembre 2014 18:13

Anche oggi non sono mancati episodi di incendio per autocombustione a Canneto di Caronia.
Mentre nella zona, ormai, non abita più nessuno, questo pomeriggio il sedile della Fiat Bravo di un imprenditore (tornato in via del Mare per prelevare alcuni oggetti personali) ha improvvisamente preso fuoco  distruggendo parte di un sedile.
L’auto si trovava posteggiata a distanza dalle abitazioni sino ad oggi interessate dai roghi, proprio di fronte ad una camionetta dei Vigili del Fuoco.  -

MAFIA, SI PENTE IL BOSS DI BAGHERIA ANTONINO ZARCONE .


Trema Cosa nostra 

palermitana.

Martedì 30 Settembre 2014 - 12:26

Pubblicato da www.livesicilia.it


E' stato il capo della mafia nel popoloso centro palermitano, ma i suoi contatti si estendevano fin dentro il cuore dei clan del capoluogo.
Le cosche volevano rimettere la vecchia commissione provinciale di Cosa nostra.


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PALERMO - Si sgretola il mandamento mafioso di Bagheria e trema tutta la Cosa nostra palermitana. Si è pentito Antonino Zarcone, che della mafia del popoloso centro in provincia di Palermo è stato il capo. I suoi contatti, però, si estendevano fin dentro il cuore dei clan del capoluogo siciliano.


Zarcone non conosce solo storie di pizzo, ma anche i segreti dei grandi affari che coinvolgevano i boss di Porta nuova che con Bagheria avevano creato un asse di ferro mettendo le mani su città e provincia. Senza l'aiuto dei bagheresi probabilmente Porta nuova non sarebbe diventato negli ultimi tempi il mandamento più potente della città. Zarcone è il quarto pentito in pochi mesi che salta il fisso a Bagheria. La sua collaborazione con la giustizia viene paragonata per spessore a quella di Sergio Flamia, un altro pezzo storico della mafia bagherese.

Dalle indagini degli ultimi tempo è emerso il tentativo delle cosche di ricreare un direttorio, una sorta di vecchia commissione provinciale di Cosa nostra che doveva fungere da vertice unitario. "A Palermo hanno ricostruito di nuovo tutto", diceva proprio Zarcone a Flamia, dopo la sua scarcerazione, alludendo proprio alla nascita della nuova Cupola. L'ultima mappa del potere tracciata dai carabinieri del comando provinciale e del Nucleo investigativo di Palermo piazzava al vertice i nomi dei boss storici che da sempre hanno retto il feudo mafioso che è stato a lungo rifugio del padrino Bernardo Provenzano. Nicolò Greco, fratello dell’ergastolano Leonardo, Giuseppe Di Fiore che altri pentiti chiamano "la testa dell’acqua", e Carlo Guttadauro, cognato del boss latitante Matteo Messina Denaro e fratello del medico, Giuseppe, che per anni ha retto la cosca di Brancaccio.

Bagheria, Villabate, Ficarazzi, Altavilla Milicia e Casteldaccia: Zarcone conosce ogni movimento di un'enorme fetta di provincia. Una pista investigativa porta, però, agli affari dei boss discussi nel corso di alcuni summit a cui Zarcone ha partecipato in prima persona.  -

MAFIA, SPATUZZA CHIEDE PERDONO :

"Sono responsabile di 40 

omicidi".  

Martedì 30 Settembre 2014 - 11:59

Pubblicato da www.livesicilia.it


Il collaboratore di giustizia in udienza a Milano: "Abbiamo fatto cose terribili".


MILANO - "Sono responsabile di una quarantina di omicidi, chiedo perdono alla città, alle vittime e ai loro familiari": lo ha detto il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, ascoltato in collegamento video dal carcere nel corso dell'udienza a Milano del processo a carico di Marcello Tutino, il presunto basista della strage di via Palestro compiuta da Cosa Nostra il 27 luglio 1993. "Abbiamo fatto cose orribili - ha proseguito Spatuzza, citato come teste dal pm milanese Paolo Storari - accusare Marcello Tutino è doloroso ma per me è un onore essere qui a testimoniare, anche per giustizia nei confronti dei familiari delle vittime".  -

MESSINA, OPERAZIONE "BUCO NERO" :

Tutti i nomi delle persone 

coinvolte.

Pubblicato da www.amnotizie.it

 
30 settembre 2014 12:09 
 
L’hanno chiamata “Operazione Buco Nero” quella che dalle prime ore di stamani ha portato la squadra mobile di Messina alla notifica di14 misure cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di bancarotta fraudolenta. 
I provvedimenti emessi dal gip, su richiesta dei sostituti Fabrizio Monaco e Antonio Carchietti, del gruppo Criminalità economica coordinato dal procuratore aggiunto Sebastiano Ardita, nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento da circa 20 milioni di euro della società Demoter, vedono tra gli indagati per associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta e per bancarotta fraudolenta continuata ed aggravata anche l’ex presidente dell’associazione dei costruttori di Messina, Carlo Borella, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. 
Arresti domiciliari sono stati disposti per suo padre Benito e sua sorella Zelinda. Sempre ai domiciliari sono finiti Patrizia Surace, 48 anni, il commercialista Benedetto Panarello, 52 anni, Gianfranco Cucinotta, 38 anni, Agatino Spadaro, 35 anni e Giuseppe Bottaro, 48 anni di Pace del Mela.
Misure interdittive, di sospensione dall’attività di commercialista invece per Gaetana Patrizia De Luca, 59 anni di Bellano (Como), Maria Antonietta Chillè, 59 anni, Giuseppe Scandurra 54 anni, Zaire Giosafatto Zimbè, 43 anni di Oppido Mamertina (Rc), Sergio Zaviglia, 42 anni di Taurianova (RC) e Daniela Lizzio, 39 anni.
Al centro dell’inchiesta il fallimento della società Demoter, che fa riferimento al gruppo Borella, e quella che la procura definisce la “sistematica distrazione di risorse che ha consentito di far uscire fuori gran parte del capitale della societa’, rispetto ad un buco complessivo che viene stimato in circa venti milioni di euro”.
La polizia ha anche sequestrato quote di capitale e azioni di 5 societa’, facenti riferimento agli indagati, mediante le quali, sostiene l’accusa, sarebbero sono avvenute le distrazioni di denaro.
Cinque sono le società finite nel mirino degli inquirenti due società per azioni e tre società a responsabilità limitata.  Carlo Borella tempo fa venne condannato a due anni per favoreggiamento.
Negli ultimi vent’anni l’imprenditore messinese ha realizzato commesse pubbliche per oltre sessanta milioni di euro.  -

MILAZZO : RAFFINERIA :


Sotto sequestro altri due 

serbatoi.

Pubblicato da www.amnotizie.it

 
30 settembre 2014 11:43
 
Comincia a prendere corpo l’inchiesta giudiziaria per chiarire le cause del rogo che interessato la raffineria di Milazzo. Il sostituto procuratore del Tribunale di Barcellona, Francesco Massara ha conferito l’incarico al consulente esterno Antonio Barcellona, docente del dipartimento di ingegneria chimica dell’Università di Palermo. Disposto inoltre il sequestro di altre due cisterne, la 503 e la 505, cioè i due serbatoi ove era stata sistemata la virgin naptha prelevata dal serbatoio 513, poco prima dell’incendio.
Un’altra novità: il sostituto procuratore Massara sarà coadiuvato dai due colleghi Fabio Sozzio e Giorgio Nicola. Entrambi infatti hanno in carico precedenti inchieste e processi sul sito industriale milazzese. Il pool avrà così una visione quanto più completa sulle attività della Raffineria.  -

Fallimento Demoter, tra 

gli arrestati l’ex presidente 

dell’associazione costruttori.

Pubblicato da www.amnotizie.it

30 settembre 2014 09:39

L’ex presidente dell’Ance di Messina, Carlo Borella, è stato arrestato nell’ambito di un’inchiesta sul fallimento da circa 20 milioni di euro della Demoter. 
Ai domiciliari sono stati posti suo padre Benito e sua sorella Zelinda. 
La polizia sta sequestrando quote e azioni di 5 società. 
I provvedimenti cautelari, uno in carcere, 6 ai domiciliari e 6 interdizioni dalla professione di dottore commercialista, sono del Gip di Messina su richiesta del gruppo Criminalità economica della Procura.  -

MESSINA, 14 PROVVEDIMENTI CAUTELARI PER BANCAROTTA .

Pubblicato da www.amnotizie.it

30 settembre 2014 08:35

Dalle prime ore di stamani la polizia sta eseguendo a Messina 14 misure cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo ed in concorso tra loro, di bancarotta fraudolenta. Una persona è in carcere, sette ai domiciliari e sei sono state sospese dell’ esercizio della professione di commercialista. Sono state sequestrate inoltre due società per azioni e tre società a responsabilità limitata.  I dettagli dell’operazione verranno illustrati nel corso di una conferenza stampa che si terrà alle 11,30, nella sala stampa della Procura della Repubblica di Messina, dove interverrà il Procuratore di Messina Guido Lo Forte. -

MILAZZO : INCENDIO ALLA RAFFINERIA :

Gli studenti incontrano il 

Sindaco.

Pubblicato da www.amnotizie.it

30 settembre 2014 10:19

Una delegazione di studenti dei Licei Classico e Linguistico di Milazzo ha incontrato ieri al Comune il Sindaco Carmelo Pino per manifestare la profonda preoccupazione relativa alla situazione ambientale e alla salute del comprensorio milazzese dopo l’incendio alla Raffineria del 27 settembre.
Mentre la delegazione era a colloquio con il Sindaco, il resto degli studenti manifestanti si è incontrato con rappresentanti delle forze dell’ordine e con l’assessore all’ambiente.
In un comunicato, gli studenti sostengono che “la manifestazione odierna è soltanto l’avvio di un movimento, pronto ad accogliere il resto delle scuole del comprensorio, per avanzare proteste e proposte per la riqualificazione del nostro martoriato territorio.
Si profila per il Comprensorio milazzese un momento di grande presa di coscienza studentesca e, quindi, popolare sui temi ambientali e della vivibilità in genere”.
Gli studenti si sono confrontati “in maniera pacifica e democratica, ottenendo un dibattito formativo con risposte importanti per tentare di fugare i dubbi sul rischio ambientale sulla scorta del rischio precauzionale”. La delegazione ha chiesto “perché le scuole dei comuni vicini fossero chiuse e quelle di Milazzo no ed il Sindaco ha risposto di non avere avuto da parte di Vigili del Fuoco ed Autorità alcuna indicazione in merito. Gli studenti hanno chiesto i dati dell’ARPA da cui si evincerebbe la non sussistenza di dati allarmanti”.

I giovani, conclude il comunicato “stanno prendendo finalmente coscienza del loro ruolo di neo-Cittadini ponendo al centro dell’attenzione pubblica la necessità di essere informati nelle corrette maniere per poter prendere decisioni utili. Nessuno sconto alle industrie e/o alle Autorità ma solo diritto alla verità”.  -

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Spero che anche i giovani di Oliveri prendano coscienza della realtà che li circonda ed assumano le iniziative utili alla loro totale evoluzione.  -

Antonio Amodeo 

PROVINCE, I DEPUTATI "SCAVALCANO" CROCETTA :


“Lascia stare, 

la riforma la facciamo noi”.

Lunedì 29 Settembre 2014 - 18:31

Pubblicato da www.livesicilia.it


Il presidente dell'Ars Ardizzone propone un ddl per il recepimento della legge Delrio. Il deputato Lentini ne ha già presentato uno. Il Pd ci pensa. L'opposizione è d'accordo. La "vera" riforma dei Consorzi alla quale il governo sta lavorando, potrebbe non servire più. E i grillini attaccano: "L'ennesimo flop del governatore".


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PALERMO - Il contropiede è stato lanciato da Giovani Ardizzone. E adesso, a seguire la “palla” lanciata dal presidente della Assemblea potrebbero essere in tanti. “La riforma delle Province? Applichiamo la legge Delrio”, questa in sintesi la posizione della massima carica del parlamento siciliano. Una posizione che sta trovando ampia condivisione a Sala d'Ercole. Dove diverse forze politiche, anche di maggioranza, sono pronte a “scavalcare” il governo Crocetta. E fare da sé.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Non è un caso che Ardizzone abbia fatto riferimento a un “appello lanciato da più parti politiche, - spiega - ma soprattutto dall’Anci e dai sindacati, per un’applicazione in Sicilia della legge Delrio sulle autonomie locali. Pertanto, - ha annunciato - all’attenzione della prossima conferenza dei capigruppo all’Ars porterò il relativo disegno di legge. Non credo – continua Ardizzone – che recependo la normativa nazionale sia in gioco l’autonomia della Sicilia, tutt’altro. Con la legge regionale del marzo scorso, infatti, sono già stati già istituiti i liberi consorzi dei Comuni e le città metropolitane e si attendeva proprio la norma statale in ordine alle funzioni da attribuire loro. Soprattutto per le città metropolitane, che, è opportuno ricordarlo, diventeranno istituzioni concorrenziali per la gestione di aree vaste a livello europeo”.

Ma come detto, Ardizzone ha annunciato anche la presentazione di un ddl alla conferenza dei capigruppo. Un'ipotesi, quella di applicare il Delrio, che prende sempre più piede, anche tra i partiti di maggioranza. “Il mio gruppo – spiega il deputato dei Pdr Michele Cimino – si è riunito pochi giorni fa e ha concordato, sulle Province, la linea da seguire: noi siamo dell'idea che vada applicato sic et simpliciter il decreto Delrio, anche per garantire un quadro uniforme rispetto alle altre Regioni e alle altre Province”.

Un'applicazione che manderebbe definitivamente in soffitta la “vera” riforma delle Procince, quella del governo Crocetta. Dopo il semplice scioglimento del vecchio ente e la creazione dei Liberi consorzi (che nei confini, in pratica, non muteranno granché, visto che appena quattro comuni hanno manifestato l'intenzione di lasciare le città metropolitane o le Province d'origine), serviva infatti la norma che “riempisse” quelli che sono, al momento, solo dei contenitori vuoti. “Per carità – insiste Cimino – finora si è fatto un buon lavoro. Ma adesso è il momento di accelerare, e l'applicazione della norma nazionale mi pare una buona soluzione”.

Una posizione, del resto, che troverà anche l'appoggio delle opposizioni. “Il presidente Crocetta – ha detto infatti il capogruppo di Forza Italia Marco Falcone - riconosca una volta per tutte il fallimento della sua pseudo-riforma delle province, e porti subito in Aula un testo che ne consenta l'abrogazione. Forza Italia propone per la Sicilia il recepimento della riforma Delrio, ma - aggiunge - con una modifica sostanziale, ossia l'introduzione dell'elezione diretta del presidente da parte dei cittadini. Crocetta eviti un estenuante quanto inutile braccio di ferro con la sua stessa maggioranza e giunga alla ragionevolezza. Le province hanno bisogno di essere ben governate e - afferma - in tal senso la strada intrapresa dal governo regionale è la più sbagliata".Una richiesta che rilancia, anche riguardo all'elezione diretta del presidente, quella di qualche giorno fa di Nello Musumeci.

Insomma, il fronte per lavorare al nuovo ddl che “scavalchi” quello governativo è davvero ampio e trasversale. E adesso anche il Pd ci sta pensando. I deputati si riuniranno nei prossimi giorni proprio per verificare lo stato di avanzamento della riforma, confrontandosi anche con gli altri partiti della maggioranza. “Dobbiamo valutare – spiega il capogruppo Pd Baldo Gucciardi – tutti gli aspetti, anche di natura tecnica. Senza dimenticare che esiste uno Statuto e che è già stata approvata una legge regionale, mentre un'altra sta per essere esitata. Il mio gruppo valuterà, anche confrontandosi dal punto di vista politico con Roma, poi deciderà”.

“Con le Province – ha detto però apertamente anche in Aula il capogruppo di Articolo 4 Luca Sammartino - abbiamo fallito: non ha senso proporre riforme che non siamo capaci di portare a termine. Applichiamo da subito la norma nazionale”. E il gruppo parlamentare è andato anche oltre le dichiarazioni. Il deputato Totò Lentini ha anche depositato, venerdì scorso, un ddl che prevede il recepimento del Delrio. Un atto che ha, come emerge anche dalle dichiarazioni del parlamentare, una chiara valenza politica: “Le giuste critiche per l’impasse in cui è scivolata la riforma devono trovare risposta concreta: recependo la legge Delrio – spiega Lentini - la Sicilia può recuperare immediatamente sul percorso di modernizzazione del sistema istituzionale. I siciliani ci chiedono di agire concretamente: mi auguro che la mia proposta, che immagino troverà ampia condivisione politica, venga immediatamente sottoposta all’esame ed all’approvazione dell’Ars. Il tempo delle tattiche e delle chiacchiere – conclude – è ampiamente scaduto. Il parlamento ed il governo mostrino responsabilità recependo subito una buona legge che serve allo sviluppo dell’Isola, taglia i costi della politica ed allinea la Sicilia ai più moderni modelli europei.”

Il decreto Delrio in estrema sintesi prevede il mantenimento delle Province, per le quali però verranno ridefiniti compiti e funzioni. Ma, come del resto previsto anche dalla norma regionale sui Liberi consorzi, l'ente cesserà di essere un organo elettivo: a fare parte delle nuove giunte provinciali e dei nuovi consigli, infatti, sarebbero i sindaci, gli assessori o i consiglieri eletti dei Comuni che appartengono al territorio sotto cui la giurisdizione della provincia rimane. Gli stessi non precepirebbero alcuna indennità. Gli organi quindi verranno scelti attraverso le cosiddette elezioni di “secondo livello”. Il presidente, sarà il sindaco del comune capoluogo; l'assemblea dei sindaci raggrupperà tutti i primi cittadini del circondario, il consiglio provinciale, sarà formato da 10 a 16 membri scelti tra gli amministratori municipali del territorio. Sul fronte delle competenze, la più importante funzione in capo alle Province sarà quella relativa all’edilizia scolastica oltre a quella riguardante le pari opportunità. Mentre su trasporti, ambiente e mobilità gli enti avranno il compito della pianificazione.

Durissimi i parlamentari del Movimento cinque stelle. Secondo i pentastellati, se la riforma delle Province sarà un flop, “sarà esclusivamente colpa di Crocetta. Poteva e doveva essere – spiegano i parlamentari Cappello e Siragusa - una riforma epocale, ma come sempre il 'Re Mida al contrario' ha lasciato tutto a metà e ora cerca di scaricare ad altri le responsabilità della sua inettitudine. Per lui e la sua armata Brancaleone il tempo è scaduto. Deve andare a casa. Quanto sta avvenendo su questo tema – aggiungono i deputati - è l'ennesima prova del fallimento politico di Crocetta e del suo governo di inetti ed incompetenti. La totale assenza da parte del presidente della Regione di una qualsiasi visione politica ed amministrativa e di una progettualità per il futuro hanno di fatto bloccato la possibilità di dare vita in Sicilia ad una realtà amministrativa diversa e migliore per gli enti locali e, come suo costume, il presidente scarica i suoi fallimenti sugli altri, additando l'introduzione del referendum confermativo come causa del flop della legge. Questo è invece il risultato di una politica basata sugli annunci e sugli scoop, ma non supportata – concludono Cappello e Siragusa - da una adeguata competenza e preparazione e da una strategia seria”. E così, è già partito il contropiede.  -

OLIVERI : QUI' GLI SCOUT NON RITORNANO PERCHE' NON SONO GRADITI .


Il ritorno degli scout.

Il ritorno degli scout

A Palazzo Chigi ce n'è uno. Alla segreteria di Stato Vaticano un altro. Nel frattempo gli iscritti tornano ad aumentare. In Italia sono oltre 220mila ragazzi e ragazze. Un piccolo grande esercito. Lo stesso premier ha contribuito a rilanciarli come esempio di comunità impegnata sul sociale. Ma i problemi non mancano. Alle salde radici cattoliche si affiancano nuove istanze di cambiamento sui diritti civili, la sfera sessuale e affettiva. Nell'ultima Route nazionale, 30mila giovani hanno sottoscritto la "Carta del coraggio": una profonda analisi della realtà sulla quale l'Agesci (e la Chiesa) sono chiamate a una risposta.


di ROBERTA BENVENUTO.

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ROMA - Di essere stato scout, Matteo Renzi fa un motivo di orgoglio. E uno scout siede sulla poltrona di segretario di Stato in Vaticano. Un altro ancora è a capo della Banca d'Italia. Intanto i numeri stanno tornando ad essere quelli di una volta. Le iscrizioni salgono dell'1,4%. Merito di tradizioni consolidate che hanno retto più di altre al disimpegno sociale e alla crisi di altre strutture aggregative. Per qualcuno sono un esempio educativo e di solidarietà. Per altri una associazione chiusa con forti richiami di destra. C'è chi "li ha fatti" e non si immagina senza il fazzolettone; e c'è chi "sono scappato dal gruppo". Se chiedi agli scout, loro si schermiscono. Non amano parlare di loro stessi.

Quattrocento milioni di persone in tutto il mondo sono state scout. Nato 107 anni fa, il movimento cattolico ha attraversato indenne fascismi, dittature, guerre e rivoluzioni senza modificare la sua pedagogia. Oggi conta oltre quaranta milioni di iscritti. E' presente in 216 Paesi. E' la struttura educativa non formale di giovani più longeva, numerosa, capillare e multiculturale del pianeta.

Ci sono gli scout buddisti, induisti e protestanti. In una delle tante federazioni israeliane si raccolgono i colori di ebrei, drusi, arabi musulmani, cristiani e ortodossi. In Italia, nonostante esistano numerose "corporazioni", come gli scout d'Europa (gli Fse cattolici, con circa 19.000 iscritti), l'Assoraider, l'Assoscout, o realtà regionali come i boys scout de Sardinia, le due strutture principali per numeri e storia sono l'Agesci e il Cngei. Si tratta di associazioni "sorelle", che confluiscono nella Federazione Italiana Scout. Entrambe sono riconosciute dal movimento mondiale ufficiale WOSM (maschile) e WAGGGS (femminile), che deriva direttamente dal fondatore Baden Powell. L'Italia è una delle nazioni con il movimento scout più vario e frammentato: 220.000 ragazzi.

La parte del leone dello scautismo italiano la fa l'Agesci (Associazione guide e scout cattolici italiani). In parte perché trova nelle strutture ecclesiastiche un canale di afflusso privilegiato (non può nascere un gruppo se non in corrispondenza di una parrocchia); in parte perché trova nella tradizione cattolica italiana un terreno fertile. All'Agesci sono iscritti 178.000 ragazzi e ragazze. Sul versante laico, il Cngei (Corpo nazionale giovani esploratori ed esploratrici italiani), sono censiti in poco più di 12.000 aderenti.  -

I GIOVANI NON HANNO BISOGNO DI SERMONI... HANNO BISOGNO DI ESEMPI DI ONESTA', DI COERENZA E DI ALTRUISMO.


lunedì 29 settembre 2014

OLIVERI : IL 29 SETTEMBRE 1932 IL COMUNE VIENE IMMESSO NEL PARZIALE POSSESSO DI ETTARI 144 DI TERRENO GRAVATO DA USI CIVICI .


In data 23 Marzo 1932 la Corte d'Appello di Roma, sezione speciale Usi Civici, assegnò DEFINITIVAMENTE al Comune di Oliveri ettari ettari 166.36.95 di terreno gravato da usi civici, illegalmente tenuto in possesso dai feudatari.

Poichè i possessori non ottemperarono al rilascio volontario del predetto terreno, il Podestà di Oliveri, Dott. Francesco Merlino, chiese ed ottenne, a mezzo Ufficiale Giudiziario, la parziale immissione in possesso di ettari 144.26.26.

Nella ricorrenza dell'82° anniversario della prima consegna desidero rammentare ai dinamici Amministratori comunali ed a tutti i sonnolenti Cittadini di Oliveri - TITOLARI  DEL  DIRITTO  DI  USO  CIVICO - che
il Comune, fino ad oggi, non è entrato nel pieno possesso dell'intera superficie assegnata dalla suddetta sentenza.

Gli Amministratori comunali di Oliveri hanno speso molte migliaia di euro in festeggiamenti per la "VITTORIA di PIRRO" ma non hanno speso un solo centesimo per rivendicare il diritto di tutti i Cittadini di entrare nel totale possesso dei beni assegnati dalla Legge. -

Antonio Amodeo

Segue fotocopia della Sentenza e del Verbale di immissione in possesso.





MILAZZO: LE POSSIBILI PATOLOGIE CAUSATE DALL'INCENDIO RAM.

PREGO I CORTESI LETTORI DI QUESTO BLOG DI VOLER LEGGERE CON PARTICOLARE ATTENZIONE IL SEGUENTE POST. (A. Amodeo).

Ancora fumo nero 

dal serbatoio della raffineria.

Pippo Isgò: "Il liquido bruciato è pericoloso".

 

29 settembre 2014 09:23
 
Una grande colonna di fumo nero e denso, come vedete dalla foto, si è levata stamattina dal serbatoio della Raffineria di Milazzo interessato dal drammatico incendio della notte del 27 settembre scorso. Numerose le telefonate di cittadini preoccupati giunte alla nostra redazione. Intanto, pubblichiamo la lettera inviataci da Giuseppe Isgrò, ex docente di Teoria e Tecnica di Trasporti Marittimi sulla sostanza bruciata nel rogo. Ecco il testo della lettera:

“L’incendio è scoppiato all’interno della Raffineria di Milazzo per l’esplosione di un serbatoio contenente “VIRGIN NAPHTHA”un idrocarburo  che è un derivato del petrolio ed è  prevalentemente utilizzato come combustibile o per altri usi industriali.
Mi corre l’obbligo da ex professore di Teoria e Tecnica di Trasporti Marittimi negli Istituti Nautici e che ha insegnato tecniche di caricazione, discarica e familiarizzazione e  trattamento di prodotti  tra cui la Virgin Nafta, di fare sapere ai cittadini che questa sostanza rientra negli idrocarburi pericolosi.
Il ciclo di lavorazione del suddetto prodotto è costituito dal kraching della Virgin Nafta e del Gasolio.
La sostanza petrolifera in caso di combustione e i vapori tossico-nocivi sviluppati, aumentano proporzionalmente alla quantità di materiale combusto e nel caso in oggetto, sono milioni di litri.
Quali sono i pericoli in caso di sversamento del liquido o di combustione di Virgin Nafta?
A Milazzo,  trattasi di un caso di esplosione e incendio che  sta producendo fumo nero e calore ad alte temperature che, per effetto dell’irraggiamento, sta interessando ampie aree a ridosso della raffineria   ma anche zone a media e lunga distanza dall’esplosione.
I danni latenti gravi e devastanti a persone,ai terreni agricoli e alle innumerevoli coltivazioni di prodotti orto-frutticoli, che interessano anche le acque marine e la fauna ittica, al momento non sono quantificabili.
Gli effetti del disastro si vedranno  nel medio e lungo termine,quando i fumi e i vapori  propagati nell’atmosfera, sia per effetto del calore che dell’azione dei venti dominanti nella zona, avranno arrecato danni  ambientali e fisici, agli abitanti delle zone intorno alle aree contaminate.
I fumi e le polveri prodotti dalla Virgin Nafta combusta, potranno causare le seguenti  patologie:

1)    Irritazione della pelle
2)    Sonnolenza e vertigini.
3)   Aspirando grosse quantità di vapori e polveri può insorgere la “Polmonite Chimica”
4)   Effetti Neoplastici (Cancro e Leucemie)
5)   Può risentine la fertilità o il feto
6)    Essendo tossico,può avere effetti dannosi e di lunga durata, per gli  organismi acquatici  distruggendo anche l’habitat naturale della flora e della fauna della fascia costiera antistante la raffineria e delle aree adiacenti.
7)   Alterazioni genetiche

Questa nota non vorrei  si considerasse una “notizia criminis” ma la mia intensione vuole essere quella di informare, con qualche dato tecnico-scientifico di facile comprensione l’opinione pubblica e gli organi dello Stato deputati al controllo e all’accertamento della cause del disastro, allertando e rendendo edotti i cittadini e gli operatori commerciali che hanno subito e subiranno per molto tempo danni rilevanti.
“La terra dei fuochi” nel napoletano, ci ha fatto capire che la barbarie di uomini senza scrupoli ha distrutto, forse per sempre, aree bellissime e al tempo incontaminate.
Non vorremmo che il bellissimo golfo di Milazzo, che nel  260 A.C.  vide vittorioso il Console Romano “Caio Duilio,” in una grande battaglia navale contro i Cartaginesi, nella Prima Guerra Punica, diventasse lo scenario di un disastro ambientale permanente.
Oggi tutti noi dobbiamo dire basta! e non permettere più alle multinazionali dal cuore di pietra, di continuare a considerare Milazzo e le aree vicine, terra di occupazione dove tutto è permesso.
Faccio un appello alle organizzazioni sindacali, agli amministratori dei comuni interessati dal disastro ambientale e ai parlamentari nazionali e regionali, affinché mettano fine, con interventi politico-amministrativi, nelle sedi opportune, allo scempio del territorio.
I politici degli anni 50/60 commisero gravi errori, permettendo all’Enel e alla Raffineria Mediterranea di espropriare impunemente migliaia di ettari di terreno dove si producevano,ortaggi, agrumi e vigneti di pregio per costruire strutture fortemente inquinanti in cambio di 500 posti di lavoro, indotto compreso, oggi ridotti a qualche centinaio.
Questi errori  non dovranno essere più commessi!
La Raffineria e la Centrale Elettrica, dovrebbero essere rottamate e delocalizzate in aree lontane dai centri abitati.
Le  aree  dovrebbero essere bonificate e riconvertite in aree turistiche, iniziando una nuova stagione di investimenti nel settore Turistico-Alberghiero, Eno-Gastronomico e  valorizzando i beni culturali.
Il personale dovrebbe essere “ristorato”con congrui indennizzi, sia di natura economica che previdenziale, per quanti fossero in età pensionabili mentre i più giovani dovrebbero essere riconvertiti con un’adeguata formazione ed essere reinseriti nelle strutture turistiche.
Chi scrive ha girato il mondo e invito chi leggerà questa mia nota, a chiudere gli occhi  per un momento,  cancellando virtualmente la Raffineria Mediterranea e la Centrale Elettrica e immaginando al loro posto, Alberghi, Lidi Balneari, Resort e Centri Benessere.
Non sarebbe uno spettacolo magnifico? La Baia di Milazzo e il suo entroterra, per la  posizione geografica, non avrebbero nulla da invidiare alla Baia e al “Fronte Mare” di Rio de Janeiro.
Concludo la mia nota, tra il sogno e l’utopia con le mie futuribili prospettive e speranze che non hanno di certo inquinato il cuore dei miei conterranei;

ho solo voluto manifestare tutto l’amore che nutro per la mia terra..”  -

Pippo Isgrò
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Desidero rammentare al Prof. Pippo Isgrò:

1) - Quei pochi Politici che manifestarono timida opposizione alla costruzione della Raffineria "BRUCIARONO" la loro carriera politica.

2) - La Raffineria venne costruita per espressa determinante volontà della maggioranza dei Milazzesi molti dei quali, oggi pentiti, tardivamente protestano.

3) - Gli appelli agli Amministratori locali,  ai Politici nazionali e regionali, ai Sindacalisti sono perfettamente inutili se non MATURA nel Popolo sovrano la comprensione di tutti gli aspetti, negativi e positivi, chiaramente illustrati nella Sua accorata e saggia lettera.

4) - Il più grande proprietario dei terreni espropriati per la costruzione della Raffineria divenne Senatore della Repubblica Italiana, eletto in un colleggio della provincia di Trapani.

TUTTI  QUESTI  RICORDI  DOVREBBERO  INSEGNARE  AL  POPOLO  SOVRANO  CHE  L'ARMA  DEMOCRATICA  DEL  VOTO  VA  UTILIZZATA  CON  GRANDE  SAGGEZZA  PER  IL  PROPRIO  BENE.  

E  NON  PER  IL  BENE  DEGLI  INDEGNI  MESTIERANTI  DELLA  politica. -   

Antonio Amodeo 


INTERVISTA AL COORDINATORE REGIONALE DI NCD .

"Nessuna intesa con Crocetta, 

pronti alla sfiducia.

Il governatore è inaffidabile, 

l'Udc dovrà scegliere",

Domenica 28 Settembre 2014 - 19:18


Intervista al coordinatore regionale di Ncd, Francesco Cascio, che spara a zero sul presidente della Regione: "E' un piromane che gestisce una Sicilia già incendiata. 

Bisogna staccare la spina a un governo che ha portato disastri su tutti i fronti. Firmeremo la mozione con Forza Italia e Movimento cinque stelle, spero che in aula non prevalga lo spirito di conservazione". Stoccata ai centristi, alleati del governatore: "Se credono nella costituente popolare avviata con noi dovranno fare una scelta".


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 Francesco Cascio, coordinatore regionale del Nuovo centrodestra
PALERMO - "Possiamo parlare di tutto, ma c'è una cosa che voglio chiarire definitivamente: noi del Nuovo centrodestra siamo stati chiamati in causa più volte come possibile stampella di Crocetta, ma da parte nostra non c'è mai stata alcuna volontà di andare al governo con questo presidente di Regione. Piuttosto, è stato lui ad auspicare questo tipo di percorso". La conversazione è iniziata da pochi seconi ma la premessa lascia intendere quale sia lo stato d'animo di Francesco Cascio, coordinatore regionale del Nuovo centrodestra e deputato all'Ars sotto le insegne degli alfaniani, nella settimana in cui il governatore Crocetta è andato a Sala d'Ercole per riferire sulla situazione politica venutasi a creare dopo la lite furibonda con una parte del Pd. la via d'uscita, secondo l'ex presidente dell'Ars, è la sfiducia e anche gli alleati romani dell'Udc presto dovranno "fare una scelta".




Che giudizio dà del discorso pronunciato dal governatore all'Ars?
"Mi aspettavo chiaramente di più. Crocetta avrebbe potuto usare questo chiarmento per rilanciare il suo progetto di governo per questa terra e invece è stata l'ennesima occasione persa per la Sicilia. Sono stati 101 minuti di sciocchezze, frasi fatte e veleni sparsi qua e là. Non ero in aula per via di impegni a Roma, ma se fossi stato a Sala d'Ercole avrei vomitato. E' stato un discorso che ha segnato l'epilogo di questa esperienza di governo".

Epilogo è una parola che si traduce in mozione di sfiducia?
"Mi pare che i tempi siano maturi per questa mossa. IL Nuovo centrodestra ha atteso un anno di governo prima di muovere critiche a questo Esecutivo, per non dare la sensazione di essere guidati da pregiudizi, ma adesso non c'è più nulla da attendere - risponde Cascio -. La Sicilia di Crocetta è un disastro su tutti i fronti e il governatore non si rende conto di essere diventato un problema per questa terra. Staccare la spina a questo governo è assolutamente fondamentale per la Sicilia".

Eppure il Nuovo centrodestra appena un mese fa aveva ipotizzato un azzeramento della giunta come possibile alternativa alle urne.
"Adesso no, non c'è più tempo. E' come se quest'isola avesse affidato la gestione di un grosso incendio a un piromane. E' questa la verità: il governatore è il piromane di una Sicilia già incendiata. Crocetta ha ingigantito i problemi che la Sicilia già aveva e ne ha creato di nuovi".

E' il difetto più grande che riscontra nel presidente della Regione?
"E' un vanesio che tutto fa, tranne che amministrare la cosa pubblica. Ama ricevere i complimenti e non accetta la critica costruttiva. E' un concentrato gigantesco di dati negativi. Un mix enorme di difetti di natura politica e personale. C'è in lui una evidente ignoranza amministratriva. Nove volte su dieci non sa di cosa parla e inoltre ha un lato caratteriale che lo fa essere dispettoso, permaloso e aggressivo".

Torniamo alla mozione di sfiducia. Scriverete un testo autonomo dagli altri tasselli dell'opposizione o sarà un documento unico?
"Firmeremo una mozione di sfiducia tutti insieme: Nuovo centrodestra, Movimento 5 stelle e Forza Italia. L'unico problema da risolvere è di tipo tecnico e riguarda la legge elettorale. Prima di tornare alle urne bisogna modificare la legge adattandola alla riduzione da novanta a settanta del numero dei parlamentari".

C'è poi un problema di numeri per chi volesse mandare a casa il governo: bisogna raggiungere 46 voti in aula.
"Se tutti coloro che a parole hanno sfiduciato e criticato questo presidente saranno consequenziali quando presenteremo la mozione di sfiducia, non ci sarà storia. Spero che in aula non prevalga lo spirito di conservazione. Finora siamo a quota 34: sappiamo che non è un obiettivo semplice da raggiungere e non ci illudiamo, ma possiamo farcela e abbiamo comunque il dovere di provarci".

E' proprio convinto che la sfiducia sia l'unica strada possibile?
"Assolutamente. Questa settimana abbiamo atteso Crocetta per capire i suoi progetti per la Sicilia e invece non ha detto nulla sui mille problemi dell'isola. La riforma delle Province, ad esempio, è uno dei tanti problemi che prima non c'erano e che il governatore ha creato. Conoscevamo la situazione della Sicilia dopo cinque anni di lombardismo, ma molti problemi sono nuovi e portano la firma dell'attuale presidente della Regione, o comunque sono stati ingigantiti con la sua gestione. Abbiamo percentuali bassissime di spesa dei fondi europei e nell sanità, tra scandalo Humanitas e nomine dei manager, l'unica cosa che ha impedito lo scoppiare del problema è il fatto che a guidare quell'assessorato ci sia Lucia Borsellino. Con un altro assessore sarebbe scoppiato l'inferno. A tutto questo aggiunga un'Ars impegnata da ottobre 2013 a giugno 2014 per varare una sola finanziaria e le tante impugnative clamorose da parte del Commissario delo Stato. C'è poi il grande disastro e inganno della formazione".

In che senso?
"La formazione professionale è un disastro. Tra sportelli multifunzionali e Piano giovani è uno sfascio e ogni volta che gli viene rimproverata questa situazione Crocetta riponde con la solita frase: 'Preferivate il sistema Giacchetto che io ho contribuito a scoperchiare?'.  Quellos candalo Crocetta lo ha ereditato dalla magistratura e dalla guardia di finanza. Rivendica un ruolo che non ha avuto, perchè si tratta di indagini nate due anni prima del suo arrivo. Quell'indagine non è merito suo, Crocetta non ha smascherato alcun 'sistema Giacchetto'. Pensi piuttosto ad amministrare".

Non salva proprio nulla di questo governo?
"E' una squadra in larga parte inadeguata. Qualche personalità è da salvare, ma il problema non sono gli assessori: il problema è Crocetta. la giunta potrebbe essere rafforzata con delle personalità politiche valide ma lui non lo accetterebbe, non accetta che qualcuno possa oscurarlo. Si è anche chiesto come mai il Nuovo centrodestra, alleato di Renzi a Roma, non voglia dialogare con lui a Palermo. Semplice, perchè Crocetta non è Renzi e neanche Enrico Letta".

Il problema, quindi, è di tipo personale?
"In una situazione d'emergenza non ci sarebbero problemi a impegnarsi insieme con il Pd. Il problema era e resta Crocetta, una persona poco affidabile polticamente e amministrativamente. Una persona scarsa e inadeguata a fare il presidente".

Lei ha citato il Pd, anche i democratici hanno seri problemi con il governatore.
"Tutto nasce da qui: lo scontro che da oltre un anno caratterizza il rapporto tra Crocetta e il suo partito. I problemi della Sicilia finiscono in secondo piano di fronte alle questioni di potere e di poltrone e così, da oltre un anno, non si fa altro che parlare di rimpasto".

Eppure l'anomalia segnalata da Crocetta esiste davvero: Ncd sostiene Renzi insieme al Pd e all'Udc. Voi e lo scudocrociato a Roma avete dato vita a una costituente popolare in vista della nascita di una casa politica comune, ma in Sicilia siete su fronti opposti.
"E' vero, si tratta sicuramente di una grossa anomalia chje la nostra gente non capisce. Vogliamo andare avanti in quel progetto e presto decideremo se concretizzarlo anche a livello regionale, ma è chiaro quando faremo questo apsso l'Udc dovrà essere consequenziale a queste decisioni e fare una scelta".

Chiederete all'Udc di uscire dal governo regionale?
"Se credono nel progetto della costiruente popolare dovranno mettere in conto anche la possibilità di uscire in futuro da questo Esecutivo. Intanto, l'Ncd il 13 ottobre celebrerà la sua costituente regionale. Alfano starà tutto il giorno con noi e parleremo anche della costiutente popolare".

Non temete che le sirene berlusconiane possano avere una forte attrattiva sui vostri uomini a Roma e a Palermo?
"Berlusconi rischia di perdere un pezo del suo aprtito alla Camera e al Senato e per mantenere la sua forza di negoziazione con Renzi sta cercando dia dulare qualche scontento, ma sono straconvinto che nessuno cadrà in tentazione. Ncd è un partito in salute. Dopo le Europee sfogai un malessere temporaneo, ma tutto questo è superato. Erano soltanto scorie elettorali, ora il aprtito è in grande forma e lavora al rilancio del centrodestra guardando giò al dopo-Crocetta". -
Ultima modifica: 28 Settembre ore 20:05

DIGNITARS

Quanto costa la dignità.

Domenica 28 Settembre 2014 - 06:00

Pubblicato da www.livesiciia.it


"Questi sette-ottomila euro al mese valgono la nostra dignità?", si è domandato l'altro giorno un deputato nell'Aula dell'Ars. La domanda merita una riflessione.


La frase buttata lì a Sala d'Ercole in mezzo alla travolgente sarabanda di eccitati monologhi è di quelle che merita di essere meditata. La pronuncia il deputato del Pd Gianfranco Vullo alle 17,45 di mercoledì 24 settembre, cinque ore dopo l'inizio della seduta d'Aula aperta dal discorso fiume di Rosario Crocetta.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
“In molti stiamo valutando se questi benedetti sette o otto mila euro valgano la nostra dignità”, dice il deputato, secondo il resoconto riportato sul sito dell'Ars.

Già, quanto vale la dignità? Il quesito è di quelli complicati. Nessuno in Aula si prende la briga di rispondere. Eppure la parola “dignità” è uno dei lemmi più ricorrenti nell'orgiastico tripudio di speech dell'ultima seduta fiume dell'Assemblea regionale. La si sente pronunciare tredici volte tredici. La dignità della carica, delle istituzioni, del parlamento, dei siciliani... Tutti la evocano. Ma quanto vale davvero? Più o meno dei “benedetti sette o ottomila euro” evocati da Vullo? Che poi sarebbero - più otto che sette - il netto che in busta paga si ritrova ogni mese un deputato regionale soldato semplice (i “graduati” come presidenti di commissioni e e membri dell'ufficio di presidenza hanno qualcosa in più).

La domanda è cruciale. Esiziale, verrebbe da dire. Perché di mezzo ci sono le sorti dei siciliani. Che hanno potuto vedere fin troppo chiaramente, contemplando lo spettacolo offerto da Sala d'Ercole mercoledì scorso, le disperate condizioni di salute delle istituzioni regionali. Che hanno assistito al monologo di cento minuti di un presidente della Regione che avrebbe dovuto gettare ponti e ha alzato invece altri muri. E allo psicodramma collettivo di un parlamento in cui è difficile scorgere con nettezza il confine tra maggioranza e opposizione, visto il tenore avvilito, quasi disperato di tanti interventi di deputati che sulla carta dovrebbero garantire il sostegno alla giunta regionale.

Uno spettacolo devastante. Solo l'ennesima puntata di una tragicomica sceneggiata che vede la politica siciliana girare a vuoto ormai da mesi. Come venirne fuori? Ed eccola, la dignità. L'onorevole Assenza, in un intervento che ha messo a dura prova le sue coronarie, l'ha posta così, con la sua consueta concretezza: “La dignità dobbiamo riacquistarla in questo, la dignità che ci riguarda, che riguarda ciascuno di noi. Se c’è la mozione di sfiducia, non possiamo sparare a zero nelle televisioni e poi al momento del voto si dice: 'Ragioni superiori, ragioni dell’interesse della Sicilia'; poi quando dobbiamo salvare la nostra sedia ci sono delle ragioni della salvaguardia della Sicilia”.

Ecco un primo modo di declinare la dignità, quello dal punto di vista dell'opposizione. Di chi ha ricevuto dagli elettori il mandato di contrapporsi al governo. Quanto sono compatibili con la suddetta dignità i cambi di casacca per montare sul carro del vincitore, le transumanze di massa, o magari gli inciuci, tentati o consumati, sottobanco? O la paura di andare fino in fondo per non rischiare di perdere la "sedia", come dice l'onorevole Assenza? Ognuno ha la sua idea e il suo metro di giudizio sul punto. La domanda, però, appare quanto meno legittima. Così come legittimo, come mercoledì ha argomentato in Aula qualcuno a difesa dei transfughi, è il cambiare idea. Ammesso che davvero in quel Palazzo di idee ancora ne circolino.

C'è poi la dignità della maggioranza. Di quelli che non sanno più cosa raccontare agli elettori, spaesati, delusi, infuriati. Non possiamo suicidarci appresso al governo, non possiamo seguirlo nel baratro, hanno detto un paio di deputati in Aula. E allora? Cosa impone la suddetta dignità di fronte a una valutazione di questo tipo? Essere conseguenti e mandare a casa il governo, argomentano le opposizioni. Sbracciarsi per cercare una soluzione senza tradire il patto con gli elettori, sostengono invece i lealisti. Anche qui, opinioni entrambe rispettabili. Quello che invece non è accettabile, e che poco ha a che fare con la dignità, è il prolungare questo spettacolo di liti, sfregi, vertici tutti decisivi in cui si celebrano riti fasulli di intese di cartapesta, che si gettano alle ortiche due giorni dopo per ricominciare la faida.

E c'è infine la dignità del governo. Quella che Crocetta con orgoglio dice di voler difendere dalle grinfie della partitocrazia e dell'ancien regime. Ma cosa rimane di quella dignità quando si arriva alla stagione dei cerchi magici, degli incarichi assegnati in ragione della fedeltà personale (che è diversa dalla lealtà) a scapito di merito e competenze, dei tristi dossier comodi per far spazio laddove serve, delle poltrone omaggiate come un giocattolo sotto l'albero di Natale al fanciullo di turno dando l'impressione che ciò avvenga in base a logiche di miserrimi equilibri di potere paesani? Ha davvero diritto di cittadinanza la parola dignità quando la politica sprofonda fino a questo punto?

Non lo sappiamo. E lasciamo più di un punto interrogativo inevaso in queste righe. Proprio come l'onorevole Vullo e la sua domanda di partenza: questi sette-otto mila euro valgono la nostra dignità? Non sappiamo neanche questo, onorevole Vullo. Ma abbiamo un'idea al riguardo. Quegli ottomila euro non dureranno per sempre. E la paura degli inquilini di Sala d'Ercole di perderli andando a elezioni anticipate e rischiando di non essere eletti, a lungo andare e se la musica non cambia si trasformerà nella condanna e nella certezza di essere spazzati via in massa alle prossime elezioni. Quando agli onorevoli di oggi, trombati in massa di domani, toccherà cercarsi un lavoro. Ovviamente con dignità. Buona fortuna.-
 
Ultima modifica: 28 Settembre ore 19:27

domenica 28 settembre 2014

RIFORMA DEGLI ENTI LOCALI INTERMEDI .


Province, la proposta di 

Musumeci : "Riforma, 

ma il voto ai siciliani".

Domenica 28 Settembre 2014 - 19:36

www.livesicilia.it


"Un disegno di legge di iniziativa parlamentare che preveda anche l'elezione diretta del presidente dei Consorzi e delle città metropolitane".


PALERMO - "Un disegno di legge di iniziativa parlamentare che preveda anche l'elezione diretta del presidente dei Consorzi e delle città metropolitane". Il deputato dell'opposizione Nello Musumeci rilancia la proposta del proprio gruppo ai parlamentari regionali di tutti gli schieramenti dopo l'appello del presidente dell'Ars Giovanni Ardizzone di recepire la recente legge nazionale Delrio. "Possiamo discutere su tutto - dice - ma non possiamo togliere ai siciliani il diritto a scegliere il presidente del Libero Consorzio e il sindaco metropolitano. L'esempio nazionale, su questo aspetto, dimostra proprio in queste ore la realizzazione di indecorosi inciuci e lobby locali che fanno temere il ritorno della peggiore partitocrazia. Sappiamo già che il rimedio sarebbe peggiore del male. Il tempo del governo Crocetta per provvedere alla riforma delle Province in Sicilia è scaduto; il tempo ha dimostrato che avevamo ragione nel definire le proposte del governatore inapplicabili e devastanti."-

PIZZA MARGHERITA SPOPOLA AL 

VATICANO:  DA LETTA A BAGLIONI, 

TUTTI PAZZI PER LA PIZZA.

Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

Pizze per tutti i gusti e per celebrare l’eccellenza dei prodotti tipici, hanno fatto da cornice alla Festa del Corpo della Gendarmeria Vaticana con la Festa della Pizza Patrimonio d’Italia. Nella magia dei Musei Vaticani, numerose sono state le istituzioni che hanno partecipato e che entusiaste hanno provato l’originale pizza salernitana.

 

Roma, 27/09/2014 - Per la seconda volta Festa della Pizza, promossa da Effe Emme Eventi, è approdata al Vaticano, e ha fatto gustare a Papa Francesco e a Benedetto XVI la buona pizza campana. Quattro le pizzerie che hanno partecipato, Filippo’s Pizza, Reginè, Antico Borgo e Vac e press, quattro realtà storiche salernitane che hanno permesso la promozione della pizza che ha portato la kermesse al riconoscimento di Patrimonio d’Italia per la tradizione. Proprio come da tradizione di Festa della Pizza a farla da padrona è stata la qualità dei prodotti tipici campani. Numerosi i marchi che hanno accompagnato l’evento in Vaticano, come Nutella, Prosciutto San Daniele e la Pasta di Gragnano. Promozione delle eccellenze e del territorio, mission che da sempre ha contraddistinto l’evento, che mira all’utilizzo dei prodotti tipici campani, dal Pomodoro San Marzano alla Mozzarella di Bufala Campana.

Insomma, tutti pazzi per la Pizza a Roma, in tanti hanno assaporato il gusto della tradizione, dalle autorità vaticane, al mondo della politica e della musica, uniti da una giornata importante, quella della Festa della Gendarmeria e dalla voglia di stare insieme davanti ad una buona pizza. Gianni Letta, Rosi Bindi, l’ex Ministro Andrea Riccardi, il Segretario di Stato Tarcisio Bertone e uno dei grandi nomi della musica italiana, Claudio Baglioni, tutti si sono lasciati tentare dalla tradizionale pizza salernitana di Festa della Pizza. Grande soddisfazione per lo staff di Festa della Pizza che con questa giornata ha confermato ancora una volta l’eccellenza dell’evento che da anni, porta in giro per l’Italia e l’Europa, e che sicuramente darà vita a nuovi progetti nella Capitale. Un momento di promozione anche del territorio, che vuole portare avanti Festa della Pizza, che negli anni ha fatto emergere i volti belli di Salerno e che ha regalato in questa occasione, alla propria città, un altro merito sul panorama nazionale.  -

OLIVERI : OGNI COMMERCIANTE RECLAMIZZA LA PROPRIA MERCE .

 

 

MILAZZO BRUCIA MA PARLA, 

CARONIA BRUCIA MA TACE.

Pubblicato da  NEBRODI  E  DINTORNI.

MILAZZO, INCENDIO DI VASTE PROPORZIONI DIVORA IL SERBATOIO 513 DELLA RAM.

A Milazzo la Raffineria Mediterranea continua bruciare a causa di uno spaventoso incendio sprigionatosi nella notte. Il Comune sul proprio sito web istituzionale continua ad informare attraverso comunicati stampa e aggiornamenti costanti. A Caronia sequestrato l’impianto di depurazione comunale; misteriosi incendi si sviluppano nelle case, senza che esperti e agenzie istituzionali preposte siano in grado di dare una spiegazione, ma non una parola viene spesa sul sito istituzionale del Comune per una vicenda di notevolissima gravità, conosciuta in tutto il mondo


Messina, 27/09/2014 – A Milazzo la Raffineria Mediterranea continua bruciare nei momenti in cui scriviamo, a causa di uno spaventoso incendio sprigionatosi poco prima dell’una di questa notte al serbatoio 513, contenente circa 1 milione di litri di carburante. La situazione, seppure grave dal punto di vista ambientale, è sotto controllo e il Comune, sul proprio sito web continua ad informare attraverso comunicati stampa e aggiornamenti piuttosto esaustivi e costanti. Un comportamento questo che non assolve alcuno dalle proprie eventuali responsabilità, ma che costituisce di certo un fatto eticamente e civilmente apprezzabile, quanto doveroso.

Sono tuttavia sparute le amministrazioni comunali che adoperano il sito web istituzionale per dare notizie utili, in caso di emergenze, alla popolazione e all'opinione pubblica, mettendo in atto comportamenti che possono risultare importantissimi o strategici sul piano della sicurezza, ed evitare disagi negli spostamenti e nelle stesse operazioni di soccorso.

Nel caso dell’incendio in corso, ad esempio, lo stesso sito web del Comune di Milazzo avverte la popolazione che “la situazione non è allarmante e che non ricorrono i presupposti per l’evacuazione della popolazione. Si raccomanda pertanto di non abbandonare le proprie abitazioni anche al fine di non determinare flussi di traffico con possibili intasamento delle strade interessate dall’intervento dei mezzi di soccorso”.

A Caronia (Messina) lo scorso 25 settembre la Polizia di Stato e la Procura della Repubblica di Patti, che indagano sul malfunzionamento e la cattiva gestione degli impianti di depurazione dei comuni costieri dei Nebrodi da circa due anni, nell’ambito di una vasta inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Patti, hanno effettuato un nuovo blitz presso l’impianto di depurazione comunale del Comune di Caronia, a Caronia Marina.

Gli agenti hanno accertato la presenza di tre vasche adibite all'essiccamento dei fanghi originati dal processo di depurazione, con all'interno circa 6 metri cubi di fanghi e sabbie mai smaltiti e lasciati in deposito da oltre un anno. Sono quindi scattati i sigilli e le vasche di essiccamento con i rifiuti all'interno sono state sequestrate. Gli agenti, in collaborazione con il personale dell’ARPA di Messina, hanno effettuato controlli sullo scarico a mare utilizzando un tracciante con il campionamento dei reflui in ingresso e in uscita dall'impianto.

Salgono così a 4 gli impianti di depurazione sequestrati dalla Procura della Repubblica di Patti: Piraino, Brolo e Sant'Angelo di Brolo, Capo d’Orlando e Gioiosa Marea.

Decine sono gli avvisi di garanzia, mentre sono ancora in corso indagini sugli impianti di Patti ed Oliveri dove quest'estate sono stati sequestrati i fanghi, anche qui accumulati da anni e mai smaltiti. Gli impianti di depurazione sequestrati, sotto la custodia giudiziale e il controllo continuo operato dal Tribunale di Patti e dalla Polizia di Stato.


Nessuna notizia di tutto ciò si riscontra, ovviamente, sui siti istituzionali del Comune di Caronia e degli altri Comuni interessati.

Ma a Caronia non una parola viene spesa sul sito istituzionale del Comune per una vicenda di notevolissima gravità, conosciuta in tutto il mondo e in queste ore pienamente in atto, dopo che da anni la vicenda terrorizza gli abitanti della frazione Canneto, dove strani e misteriosi incendi si sviluppano nelle case, senza che esperti e agenzie istituzionali preposte siano in grado di dare una spiegazione plausibile e chiara agli strani fenomeni.

Così i cosiddetti fuochi di Caronia rimangono un mistero. Nelle scorse notti si sono registrati nuovi fenomeni inspiegabili e a distanza di 10 anni nessuna spiegazione è stata trovata: studi effettuati circa sei anni addietro definiscono “non naturale” l’origine degli incendi nelle case.

Gli abitanti di Canneto, frazione marinara del comune di Caronia, sono ripiombati nella disperazione e nello sconforto per questi strani e preoccupanti fenomeni, ai quali nessuno è stato fin oggi in grado di dare una spiegazione. Nel corso delle scorse notti asciugamani, tende di casa, poltrone, sedie, frigoriferi ed automobili posteggiate in strada hanno preso fuoco senza alcun apparente motivo. Un’autobotte della Protezione Civile locale ha subito lo stesso destino. Gli abitanti di Canneto, esasperati e abbandonati dalle autorità ‘competenti (si fa per dire), minacciano di bloccare la strada statale 113 e ferrovia.

Il sindaco di Caronia, arch. Calogero Beringhelli, ha chiesto l’intervento della Protezione Civile e del Ministro dell’interno, Angelino Alfano, ma nessuna informativa, nessun ‘codice’ di comportamento, nessuna notizia per confortare (o allarmare) i cittadini di Canneto e di Caronia, i parenti, gli emigranti, viene pubblicata sul sito web del Comune, mentre in loco un presidio dei Vigili del Fuoco avverte: «Occorre individuare la fonte e chi è l’autore».

Sul sito web del comune di Caronia (come in moltissimi altri) campeggia tutta la burocrazia di questo mondo, ma non una parola in merito ad una così grave e allarmante evenienza.

Sarà più importante (per gli amministratori) il GAL NEBRODI PLUS, associazione tra i Comuni di Caronia, Ficarra, Montagnareale, S.Angelo di Brolo. Trasmissione avvisi manifestazione d'interesse.

E tutto ciò che viene posto in Evidenza sullo stesso sito:


Anticorruzione ex L. 190/12.
Avvisi di Bandi di Gara.
Richiesta Servizio trasporto gratuito L.R. 26 maggio 1973, n. 24 e successive modifiche ed integrazioni
Rapporto preliminare per la valutazione ambientale Strategica.
Albo Pretorio On Line.
Albo dei Fornitori per l'acquisizione di beni e servizi in economia.
Istituzione elenco operatori economici per l'affidamento di lavori mediante procedure negoziata e cottimo fiduciario.
Codice Disciplina E di Comportamento Dei Dipendenti Pubblici.
Formulari Fornitura Idrica comunicazione formulario.
Contrattazione Integrativa.
___________________

Ogni commerciante reclamizza la propria merce.  

I  PREZZOLATI  INFORMATORI  NON  SONO  PAGATI  PER  DIFFONDERE  NOTIZIE  OBIETTIVE.

SONO PAGATI  PER  PROPANGANDARE  I  COMUNICATI  DEL  PADRONATO.  -

Antonio Amodeo