domenica 12 ottobre 2014

ENNIO SALVO D'ANDRIA, UN POETA DA RISCOPRIRE.

IL LETTERATO CHE LOTTÒ LA MISERIA.

Articolo del prof. Giuseppe Costa sulla figura di Ennio Salvo D'Andria, uomo di raffinata, notevole cultura che trascorse diversi anni della sua vita a San Giorgio di Gioiosa Marea, costruendosi una casa di legno in riva al mare, ‘sontuosa’ di testimonianze storiche e culturali notevoli. Il prof. Giuseppe Costa è il padre dell’ing. Luigi Costa, una delle 31 persone rimaste ‘per sempre coinvolte’, in maniera drammatica e assurda, nell’alluvione del primo ottobre 2009, a Scaletta Zanclea, morto da eroe per salvare due vite umane.

A Luigi l’Ordine degli ingeneri di Messina ha intitolato l’Associazione Ingegneri Messina Emergenze Civili ed una borsa di studio. Ennio Salvo D'Andria in Sicilia si dedicò alla politica e ad attività sindacali: fu lui a risollevare dalla miseria e dalla schiavitù i marinai della tonnara e del borgo di San Giorgio, facendo ottenere, fra le altre cose, gli assegni familiari.


S. Giorgio di Gioiosa Marea (Me), 01/02/2011 - Ennio Salvo D’Andria, nato a Patti (Me) il 15 settembre del 1915, fu il mio professore di Italiano negli anni 1948 e 1949. Ricorrendo il trentaseiesimo anniversario della sua morte, lo voglio ricordare con un breve, ma significativo profilo. Il giovane Ennio Salvo frequentò a Patti, negli anni trenta, il Regio Ginnasio e completò, successivamente, gli studi classici a Firenze, dove si occupò di bibliografia e antiquariato del libro. Sempre a Firenze, a diciannove anni, pubblicò il volume di liriche “Lupesuche”, edito dalla Bemporad. Nel 1939 vinse il Premio Nazionale per soggetti cinematografici con il dramma “ I Picciotti Di Gilbirossa”, giudicato dal regista cinematografico e teatrale di fama internazionale, Alessandro Blasetti, la migliore opera di quel periodo.



Nel corso degli anni, il legame con la sua terra natia fu sempre vivo: “La sua terra che gli sorride nella città tumultuosa con un fascino di lontananza, di ricordo e di gioia” (G.M.Ponzano).
Il giovane, ormai diventato uomo, era solito, infatti, trascorrere lunghi periodi in Sicilia ed, in particolare, a San Giorgio di Gioiosa Marea - Provincia di Messina; qui soggiornava in una casa degli avi, situata su di un’amena collina, dalla quale si poteva godere di un incantevole panorama e ammirare la lussureggiante vallata di Magaro, il borgo marinaro di San Giorgio con la sua tonnara, il mar Tirreno con lo splendido arcipelago delle isole Eolie, Capo Milazzo, il golfo di Patti e il promontorio roccioso di Tindari, sul quale si erge il maestoso Santuario della SS. Madonna Nera.



Proprio in Sicilia si dedicò, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, alla politica e ad attività sindacali: fu lui a risollevare dalla miseria e dalla schiavitù i marinai della tonnara e del borgo di San Giorgio, facendo ottenere, fra le altre cose, gli assegni familiari per tutti gli iscritti alla cooperativa locale, la prima in provincia di Messina ad avere tale riconoscimento.



Nel 1948, dopo aver ottenuto, per il piccolo borgo di San Giorgio, l’istituzione della Delegazione Comunale fu il promotore della realizzazione del locale cimitero. A tal proposito, particolarmente toccante è il contenuto della lapide affissa all’ingresso del cimitero di San Giorgio di Gioiosa Marea: “ Per non dimenticare coloro che nel 1948, facendosi interpreti di una sentita esigenza del paese, con decisa volontà e con spirito di dedizione, riuscirono a superare intralci burocratici e ogni genere di difficoltà per l’edificazione di questo cimitero:


Ennio Salvo D’Andria,
Carmela Accordino,
Nicola Garito,
Nino Danzì,
Giuseppe Alibrandi,
Biagio Scibilia,
Salvatore Canfora,
Carmelo Cicirello,
Tindaro Agati,
Francesco Spinella,
Antonino Alibrandi,
Giavanni Russo,
Rocco Russo,
Nunzia Russo”.

Successivamente, diventato primo cittadino del borgo marinaro di Oliveri, svolse anche lì attività sindacali, tutelando i diritti dei marinai della locale tonnara: a Oliveri dedicò ben 7 anni di intenso
Lavoro, determinando la modernizzazione di un paese che si presentava squallido, privo di strade, di fognature, di acqua e di farmacia.

Al contempo continuò la sua opera di scrittore: a Firenze nel 1964 fu pubblicato il suo primo romanzo, intitolato “Sicilia Un Giorno”, romanzo ambientato a Patti e nei suoi dintorni e ispirato alle memorie della sua prima giovinezza. Tale edizione è stata integralmente distrutta dall’alluvione
dell’Arno del 1966 e se ne trova oggi una unica copia originale presso la biblioteca dell’amico On. Luigi Preti, donatagli da lui stesso.



Pubblicò molti volumi di saggistica e commedie oltre a racconti e articoli politici su quotidiani italiani e europei; inoltre, per molti anni, a Firenze fu giornalista, direttore e redattore capo di giornali e agenzie di stampa.

“L’Undicesimo Comandamento” è uno dei suoi ultimi scritti: un’opera ironica e mordace, la cui trama è sorretta da un dialogo vivacissimo, ricco di battute irresistibili, nella quale il Professore Ennio Salvo D’Andria celebra una sorridente, ma feroce vendetta nei confronti delle convenzioni che opprimono la società e dell’apparato burocratico.
Morto nel 1974, in seguito ad una malattia incurabile, oggi riposa, in un modestissimo loculo, in quel cimitero di San Giorgio di Gioiosa Marea che egli stesso volle.
Il Prof. Ennio Salvo D’Andria, uomo di cultura dall’ intelligenza viva, ha trasmesso valori intramontabili quali giustizia, equità, patriottismo, amicizia, solidarietà umana…
E proprio per questo ha lasciato, con il suo esempio e grazie alla sua non esigua produzione letteraria, una eredità che merita di essere tenuta in conto e mantenuta viva per l’uomo dell’oggi e del domani.


 
Ennio Salvo D’Andria e Romina Power con la madre.
 

                       Prof. Giuseppe Costa.

4 commenti:

  1. Ennio Salvo D’Andria, Giuseppe Ziino, ..... michele pino, dove siamo arrivati, dove finiremo?. Grazie popolo di OLIVERI per questo bel REGALO.

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  2. Popolo incapace e sottomesso.

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  3. Vergognatevi popolo di ignoranti.

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  4. Ai mafiosi i suoi simili.

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