Riciclaggio, chiesto il rinvio
a giudizio per Gianfranco
Fini, i Tulliani e Corallo.

L’inchiesta condatto dal pm Barbara Sargenti della Dda di Roma coinvolge dieci persone, tra cui anche l’ex parlamentare Amedeo Labocetta, e riguarda i profitti illeciti del "Re delle Slot" Francesco Corallo, impiegati secondo chi indaga in attività economiche e finanziarie e in acquisizioni immobiliari. Tra queste anche l'appartamento a Montecarlo di Alleanza nazionale.
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La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per l’ex presidente della Camera, Gianfranco Fini, e sua moglie Elisabetta Tulliani, con il fratello Giancarlo e il padre Sergio: rischiano tutti di finire a processo per riciclaggio. Oltre all’ex leader di An e ai membri della famiglia Tulliani, il pm Barbara Sargenti ha chiesto il processo anche per il “Re delle slot” Francesco Corallo. “La richiesta degli inquirenti era prevedibile, ribadisco la mia innocenza e confermo piena fiducia nell’operato della magistratura”, ha scritto Fini in una nota.
I fatti risalgono al 2008 e nel fascicolo si parla di un giro di riciclaggio di oltre 7 milioni di euro. A tanto ammontano, secondo gli inquirenti, i profitti illeciti accumulati da Sergio e Giancarlo Tulliani, insieme alla moglie dell’ex presidente della Camera. I Tulliani dopo aver ricevuto, attraverso le loro società offshore, enormi trasferimenti di denaro disposti da Francesco Corallo, privi di qualsiasi causale o giustificati con documenti contrattuali fittizi, avrebbero trasferito e occultato, con frazionamenti e movimentazioni ad hoc, il profitto illecito dell’associazione utilizzando conti accesi in Italia e all’estero.
È negli atti dell’inchiesta che venne svelata anche la storia della casa di Montecarlo, che nel 2010 creò non pochi imbarazzi a Fini che interpellato all’epoca dal Fatto Quotidiano aveva dichiarato di essere “un coglione, ma non un corrotto”. La vicenda inizia nel 2008 quando l’immobile di boulevard Princesse Charlotte, 14, di proprietà del partito Alleanza Nazionale (lo aveva ricevuto come donazione dalla contessa Annamaria Colleoni) viene venduto alla offshore Printemps, società che – si leggeva nell’ordinanza – è “riconducibile a Giancarlo Tulliani, che ha abitato nell’appartamento in questione e ha lì trasferito la sua residenza il primo gennaio 2009.
Tulliani, del resto, risulta iscritto all’Aire-Ambasciata d’Italia Monaco, proprio dal primo gennaio 2009, con l’indirizzo “BD Princesse Charlotte 14 – Montecarlo(Principato di Monaco)”. Pochi mesi dopo, l’immobile viene nuovamente venduto, dalla Printemps alla società caraibica Timara: “Il prezzo di quest’ultima compravendita veniva fissato in 330mila euro (330mila euro e costi di 30.100), vale a dire proprio la cifra bonificata dal conto caraibico di Corallo”. Già anni fa la procura di Roma aveva indagato sul prezzo della vendita tra An e e Printemps, archiviando il fascicolo. In questa vecchia indagine c’è anche una nota dell’allora Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, indirizzata al Procuratore di Roma, “con la quale veniva trasmessa una missiva del Primo Ministro di Saint Lucia (EE) King Stephenson, datata 2010, nella quale, il Primo Ministro affermava che Tulliani Giancarlo era il titolare effettivo delle società Printemps Ltd, Timara Ltd e Jaman Directors Ltd”. La stessa lettera poi è stata ritrovata nell’ufficio di Corallo nella sede dell’Atlantis Casino, a Sint. Maarten, durante una perquisizione.
Una storia che aveva convinto il gip a firmare, lo scorso maggio, anche un provvedimento di sequestro nei confronti di Fini inquadrandolo non come vittima di una manovra ai suoi danni, ma consapevole di chi fosse Francesco Corallo “titolare di un’impresa eminentemente criminale”. Anzi: nella vicenda Fini avrebbe avuto una “centralità progettuale e decisionale”.-
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