Ferrovie in Sicilia tra migliaia di posti di lavoro persi, treni soppressi e sondaggi beffa.
By La Redazione |
Dal
2007 a oggi oltre duemila lavoratori in meno e ben nove coppie di treni
a lunga percorrenza soppressi. Con l’ipotesi attualmente in campo di
chiusura dell’Officina Grandi Riparazioni. Questi, i numeri che, secondo la Cisl e la Fit Cisl di Messina, testimoniano il disimpegno di Trenitalia nell’area dello Stretto e rimarcano l’ormai famigerato gap rispetto al Nord. Dati che sanno di beffa dinanzi a un recente sondaggio della società ferroviaria sul grado di soddisfazione dei passeggeri in Sicilia: l’89,9% di loro si riterrebbe soddisfatto dei servizi ricevuti lo scorso gennaio. Con grande disappunto del Comitato pendolari siciliani che parla senza mezzi termini di «risultati alquanto astrusi».
«Sul fronte dei trasporti – ricorda il segretario generale Tonino Genovese – non occorre andare troppo indietro con la memoria per ricordare quale era l’offerta delle ex Ferrovie dello Stato, ora Trenitalia, in Sicilia. Nel 2007 si contavano quattordici coppie di treni, che collegavano le direttrici Palermo/Siracusa a Roma, Milano, Torino e Venezia. Ed attraversare lo Stretto per raggiungere la dirimpettaia Reggio era esercizio facile a tutte le ore grazie alla presenza di dieci navi, 5 traghetti e 5 zattere, della flotta Fs (ora Rfi)».
Oggi ci sono ben altri numeri: a solcare lo stretto, Rfi ha lasciato una flotta di due navi, una delle quali in esercizio solo per 16 ore, che servono a trasportare esclusivamente le attuali cinque coppie di treni intercity, quattro delle quali raggiungono Roma e una sola Milano che, peraltro, avendo dovuto abbandonare il tracciato più veloce via Bologna, impiega oltre venti ore: «Stiamo parlando di tempi di percorrenza “ante guerra” – spiega Lillo D’amico, segretario territoriale della Fit Cisl di Messina – e per questo servizio Rfi Navigazione incassa dal contratto con il ministero dei Trasporti ben 35 milioni di euro all’anno, ai quali dobbiamo aggiungere quasi 20 milioni (attraverso Trenitalia) per le tracce dei treni intercity».
La scelta di disimpegno delle due società del gruppo Fs (Rfi e Trenitalia) ha comportato la quasi totale chiusura delle Officine Ferroviarie
di Messina, che si occupavano della manutenzione delle carrozze, dando
impiego a oltre quattrocento dipendenti; la riduzione a sole tre
macchine di manovra nella stazione di Messina, a fronte delle undici
utilizzate prima del 2007, con una ricaduta di oltre duecentocinquanta
posti di lavoro in meno; l’abbandono del deposito locomotive
di Messina, nel quale erano impiegati oltre quattrocento macchinisti,
adesso ridotti a sessanta unità; la riduzione del personale di bordo
treno e cuccettisti con una perdita di duecento unità; la già citata riduzione delle navi traghetto con una ricaduta occupazionale di oltre cinquecento posti di lavoro.
«Sono
numeri impressionanti – attaccano Genovese e D’Amico – e forse ancora
non è stato compreso il danno economico per il territorio di Messina:
oltre mille e seicento posti di lavoro persi ed a questi si aggiungano
l’indotto degli appalti per una cifra che sfiora quasi le duemila unità.
E questo è avvenuto in poco più di un decennio».
La Cisl
evidenzia come l’emorragia non è destinata ad arrestarsi visto che
Trenitalia, nel disinteresse della politica regionale e nonostante il
recente contratto di servizio firmato con la Regione Sicilia (con un contributo di oltre 110 milioni all’anno), prosegue nella sua strategia di delocalizzazione delle lavorazioni.
«Ultimo caso – sottolinea Genovese – è la ventilata chiusura della
Officina Grandi Riparazioni di Gazzi, unica realtà in Sicilia in grado
di svolgere lavorazioni “pesanti” sul materiale rotabile. Ipotesi in
campo nonostante i 58 milioni di investimento in questo tipo di
manutenzione ed i 13 milioni per il rinnovamento degli impianti,
inseriti da Trenitalia alla stipula del contratto di servizio con la
Regione».
Allo sconforto del sindacato si aggiunge quello dei pendolari, beffati, oltreché danneggiati, dall’indagine demoscopica
commissionata da Trenitalia a un’azienda privata. Indagine relativa
allo scorso gennaio, secondo la quale il grado di soddisfazione dei
passeggeri rispetto ai servizi riguardanti gli spostamenti per motivi di
lavoro, studio e turismo rasenterebbe il 90%. Con incrementi del 2,1%
rispetto allo stesso mese del 2018 e del 5,4% rispetto al 2017. Numeri
che non convincono Giosuè Malaponti, presidente del
Comitato pendolari siciliani: «Non abbiamo mai visto nessuno sui treni o
in stazione a fare domande sulle attuali condizioni di viaggio sia a
bordo treno che in stazione» e «riteniamo che il grado di soddisfazione
rilevato dall’utenza siciliana non sia quello emerso dall’indagine»,
dice, aggiungendo una lunga lista di disservizi succedutosi proprio a
gennaio lungo tutta la rete dell’isola.
1 gennaio 2019 linea Trapani-Alcamo Diramazione.
Sospeso dalle ore 3 alle ore 7.45 il traffico ferroviario fra
Castelvetrano e Campobello di Mazara per la presenza di un’autovettura
sui binari a seguito di un incidente stradale.
4 gennaio 2019 linea Bicocca-Caltanissetta Xirbi.
Sospeso dalle ore 16.45 alle ore 19.20 il traffico ferroviario fra
Dittaino e Raddusa per un inconveniente tecnico alla linea. In corso
l’intervento dei tecnici Rfi.
5 gennaio 2019 a causa delle previsioni meteo non favorevoli soppressi i treni della linea Agrigento-Caltanissetta-Agrigento 26618/26617/26616/26619, 26655, 26696/26695 e 26676/26675.
5 gennaio 2019 emergenza neve: situazione circolazione.
Alle ore 9 linea Catania-Caltanissetta traffico ferroviario riattivato e
in graduale ripresa. Linea Palermo-Agrigento per il servizio
ferroviario previste ancora alcune limitazioni e cancellazioni. Linea
Caltanissetta-Lercara Diramazione: permane sospesa la circolazione. Alle
ore 15, riattivata, con limitazioni di velocità a causa della presenza
di neve, la circolazione dei treni sulla Palermo-Catania e sulla
Palermo-Agrigento. Per garantire la regolarità della circolazione,
Trenitalia (Gruppo Fs Italiane) ha limitato la percorrenza di alcuni
treni regionali, aggiungendo ad altri fermate straordinarie. Ancora
interrotta, invece, la Gela-Canicattì-Caltanissetta. A causa della
contemporanea impraticabilità delle strade extraurbane, non è stato
possibile attivare un servizio sostitutivo con autobus.
10 gennaio 2019 sciopero.
La segreteria regionale del sindacato Orsa ha proclamato uno sciopero
del personale mobile di Trenitalia Sicilia dalle 3 di giovedì 10 gennaio
alle 2 di venerdì 11 gennaio 2019.
14 gennaio 2019 linea Palermo-Punta Raisi.
Dalle ore 10.40 alle ore 12.30 Circolazione ferroviaria sospesa per un
guasto ai sistemi di gestione del traffico ferroviario a Punta Raisi.
14 gennaio 2019 linea Palermo-Messina/Agrigento e Palermo-Punta Raisi, Palermo-Catania.
Dalle ore 18.30 alle ore 20.40 traffico ferroviario sospeso nella
stazione centrale di Palermo per un inconveniente d’esercizio sulla
linea. Alle ore 22 torna progressivamente alla normalità con
rallentamenti fino a 100 minuti la circolazione ferroviaria sulle linee
Palermo-Messina/Agrigento e Palermo-Catania.
19 gennaio 2019 linea Messina-Campofelice.
Dalle ore 7 alle ore 8.45 La circolazione ferroviaria sulla linea
Messina-Campofelice è rallentata per un problema tecnico ai passaggi a
livello fra Cefalù e Campofelice. I treni viaggiano da 50 fino a 75
minuti di ritardo.23 gennaio 2019 nodo ferroviario di Palermo.
Alle ore 6.45 traffico rallentato per un guasto agli apparati di
circolazione della stazione di Palermo Centrale. I treni in viaggio
registrano fino a 30 minuti di ritardo. Linea Palermo-Punta Raisi dalle
ore 7.10 traffico rallentato per un problema tecnico agli impianti di
circolazione di Piraineto, ritardi fino a 30 minuti.
26 gennaio 2019 linea Palermo-Fiumetorto-Agrigento.
Dalle ore 15 alle ore 17.40 traffico sospeso per un guasto
all’infrastruttura fra Agrigento Bassa e Aragona Caldare sulla linea
Palermo-Fiumetorto-Agrigento. Durante l’interruzione tre Regionali sono
stati cancellati e sostituiti con autobus sostitutivi.
28 gennaio 2019 linea Palermo-Agrigento.
Alle ore 8.05 circolazione ferroviaria sospesa dalle sulla
Palermo-Agrigento per l’erosione della massicciata fra Aragona e
Agrigento Centrale provocata dalle abbondanti.
29 gennaio 2019 linea Palermo-Messina.
Dalle ore 9.10 alle ore 10.35 sospesa la circolazione ferroviaria per
un guasto a un treno passeggeri nazionale fermo all’altezza della
stazione di Capo d’Orlando. Tre treni Regionali hanno registrato ritardi
compresi fra 20 e 100 minuti.
30 gennaio 2019 linea Catania-Palermo.
Aggiornamento ore 7.30 – attivati servizi sostitutivi con autobus fra
Caltanissetta Xirbi e Leonforte-Pirato. Prosegue l’intervento dei
tecnici di Rete Ferroviaria Italiana per riparare il guasto alla linea
elettrica e ripristinare la piena potenzialità dell’infrastruttura.
30 gennaio 2019 linea Messina-Palermo.
Dalle ore 7.30 alle ore 8.05 circolazione ferroviaria sospesa per un
guasto agli impianti di circolazione a Palermo Brancaccio. I treni in
viaggio hanno registrato ritardi fino a 30 minuti, mentre due regionali
sono stati cancellati.
«Cogliamo l’occasione – conclude Malaponti – per segnalare che da almeno quattro mesi è scomparsa la “Squadra Antievasione”
sui treni regionali della Sicilia. A cura della direzione regionale di
Trenitalia, l’attività era concentrata soprattutto nelle stazioni e sui
treni dove si registrano più numerosi i tentativi di viaggiare senza
pagare il biglietto. Tre squadre, una a Palermo, una a Catania e una a
Messina, di personale addetto al controllo (in tutto 18 agenti) erano
impegnate in accurate verifiche sia a terra, sia a bordo. Contando
sull’effetto deterrente, Trenitalia prevedeva una significativa
riduzione del fenomeno. Tale attività avrebbe consentito di recuperare
risorse da destinare al potenziamento della flotta e al miglioramento
dei servizi a beneficio di chi rispetta le regole per viaggiare sui
treni».-
Moody's:
'Anemica la crescita dell'
Italia nel 2019, Pil +0,4%'.
'Alta incertezza politica, rischio e' crescita più bassa'.
''Ci aspettiamo che la crescita economica dell'Italia
resti anemica nel 2019'' con un Pil crescita dello 0,4% quest'anno e
dello 0,8% nel 2020. Lo afferma l'agenzia Moody's in un rapporto sulla
crescita mondiale, prevista in rallentamento nel 2019 e nel 2020.
''L'incertezza politica'' in Italia resterà elevata'' nel 2019 e ''c'è
il rischio di una crescita molto più debole di quanto anticipato nelle
nostre previsioni''.
Il 2018 si è chiuso per l'economia italiana ''con una recessione
nella seconda parte'' dell'anno, afferma Moody's.
''Uno dei motivi
principali per una piu' debole attivita' economica e' stata il calo
della domanda interna innescato'' da un calo della fiducia e da piu'
stringenti condizioni finanziarie sulla scia di un aumento degli spread.
''Gli spread sono in qualche modo calati dopo l'accordo fra il governo e
l'Ue in dicembre, ma restano elevati'' spiega Moody's. ''Un
deterioramento delle condizioni economiche potrebbe rafforzare
l'instabilita' politica'' e mettere sotto pressione la fiducia di
investitori e consumatori.
''Le dinamiche politiche ed economiche stanno
creando significativi rischi al ribasso per l'economia italiana''. (ANSA)
Decine di comuni stanno accedendo con propri progetti alla
rimodulazione del Masterplan ma manca all’appello il comune di Alcara li
Fusi nonostante i gravissimi problemi di viabilità dettati dal dissesto
idrogeologico.
La denuncia arriva dal gruppo di minoranza “Alcara
nel cuore” che ha deciso di farsi parte attiva nella mediazione politica
per interloquire direttamente con i vertici della Città metropolitana
di Messina. Il tentativo è quello di far entrare nei nuovi progetti del
Masterplan provinciale i lavori per strada provinciale 161 che porta da
Alcara li Fusi a Longi, Galati Mamertino, Frazzanò e Mirto.
Nella lettera firmata dai Consiglieri Comunali Nicola Vaneria,
Mariella Parrino e Nunziatina Oriti, si denunciano le condizioni di
stabilità della Strada Provinciale 161/A (Alcara li Fusi – Longi),
nonostante l’ultimo intervento, eseguito dalla Città Metropolitana di
Messina.
La stessa ex Provincia, si ricorda, non ha ancora stilato
un progetto complessivo per la risoluzione della criticità idraulica,
con opere di raccolta delle acque, consolidamento dei luoghi e infine
ripristino della strada, interessata da movimenti franosi sia in C.da
Villicano che nei tratti più a monte, quali le C.de Murà e Lanzeri.
La mancanza di un valido progetto complessivo, quindi, espone la Città
Metropolitana di Messina al rischio di predisporre ulteriori
interventi-tampone che non risolveranno i problemi aggravando la
interruzione della viabilità . Inoltre la strada, opportunamente
sistemata ed adeguata per tutto il tratto, rappresenta un’arteria
strategica, vero e proprio volano di sviluppo per l’incremento
turistico-naturalistico, oltre che una fondamentale via di fuga in caso
di calamità. Per questo la minoranza chiede alla Città Metropolitana di
far predisporre un Progetto Esecutivo per la risoluzione della criticità
idraulica, con opere di raccolta delle acque, consolidamento dei luoghi
e infine ripristino complessivo della Strada Provinciale 161.-
Avvocato Generale
incrimina Netanyahu.
Media, sospetta corruzione e frode ma ci sarà audizione premier.
(ANSAmed) - TEL AVIV, 28 FEB - L'Avvocato Generale dello
stato Avichai Mandelblit ha stabilito di incriminare il premier
Benyamin Netanyahu per sospetta corruzione e frode in inchieste
che lo coinvolgono. Lo dicono i media aggiungendo che al premier
sarà data la facoltà di difendersi in un'audizione prima della
decisione definitiva. Netanyahu darà la sua riposta pubblica in
un discorso in tv alle 20 (ora locale). (ANSA)
Immigrati segregano 4
minori, poi mordono e
stuprano 'la preda'.
Cinque
ragazzi hanno convinto alcune amiche minorenni a passare un pomeriggio a
casa di uno di loro. Tre giovani sono state segregate, una abusata per
ore.
Giorgia Baroncini - Gio, 28/02/2019 - 16:02 pubblicato da www.ilgiornale.it
Sono state attirate in casa di un amico per trascorre un pomeriggio in compagnia.
Poi sono state chiuse per ore con la forza nell'appartamento, mentre una di loro è stata costretta a subire violenze sessuali.
Il terribile episodio è avvenuto lo scorso 14 luglio, quando il branco
di cinque giovani stranieri, dopo avere assunto droga e alcolici, ha
rinchiuso quattro ragazzine minorenni in una stanza per poi abusare di una di loro. "Hanno agito come animali che aggrediscono la loro preda", si legge nell'ordinanza.
I fatti
Una volta entrati in casa, come riporta il Corriere,
i ragazzi hanno chiuso la porta a chiave intimando le giovani di non
gridare e non provare a chiedere aiuto. Il branco avrebbe anche
minacciato le minorenni di buttarle dalla finestra. Tre delle ragazzine
sono state così segregate in una parte della casa. La quarta è stata
morsa e costretta a subire per ore violenze sessuali dai componenti del
branco che, per tutto il tempo, hanno anche assunto marijuana.
Le indagini
Dopo oltre tre lunghe ore le ragazzine sono state lasciate libere. Solo alcuni giorni più tardi, la violenza è stata segnalata alle forze dell'ordine, che hanno avviato un'indagine.
Gli arresti
I cinque giovani del branco, tre albanesi e due marocchini, sono stati ora arrestati con l'accusa di violenza sessuale di gruppo, sequestro
di persona e lesioni personali, oltre che di detenzione e traffico di
droga. I tre appena maggiorenni si trovano al Bassone di Como e nel
carcere di Varese, i due minorenni al Beccaria.-
Bocciati e contenti.
Dopo l’Europa anche gli italiani sfiduciano il governo. Ma Conte ride.
Alessandro Sallusti - Gio, 28/02/2019 - 15:00
pubblicato da www.ilgiornale.it
Il
giudizio che brucia non è tanto e solo quello dell’Europa che ha
bocciato come «preoccupante» la situazione economica dell’Italia ma
quello del «popolo italiano», in millantato nome del quale Di Maio fa e
disfa, come se stesse giocando a Monopoli.
Anche l’indice di fiducia di imprese e consumatori (comunicato
ieri dall’Istat) è infatti crollato ai minimi degli ultimi quattro anni,
un dato pesantemente negativo che va ad aggiungersi a quelli su
crescita e produzione industriale.
Non solo, quindi, i cattivi
burocrati europei ma i cittadini non si fidano di questo governo e delle
sue ricette economiche. La sfiducia riguarda l’incertezza nelle
decisioni, l’incapacità generale, l’estenuante balletto di ordini e
contrordini tra Cinque Stelle e Lega e forse, soprattutto, l’utilità del
reddito di cittadinanza approvato ieri in prima lettura dal Senato, con
annessa festa dei proponenti grillini. La reazione che ha avuto il
premier Conte a questa ennesima bocciatura è da incorniciare: «Va tutto
bene, sono sbagliati i dati, è il momento di cambiare - ha detto - il
sistema con cui si calcolano i parametri economici». Che è come
prendersela con il termometro se segna febbre o col metro se non ti dice
che sei alto come vorresti.
Misuriamo
pure il Pil con il «dimaiometro» e la crescita industriale in «gradi
Conte», mettiamo ai voti sulla piattaforma Rousseau della Casaleggio se
si può dire che un euro può valere un euro e mezzo e cambiamo pure il
cognome a Toninelli, ma comunque la giri la realtà è quella e restiamo
nella «melma», che puoi chiamare anche «fiorellino» ma è sempre quella
cosa lì. Il governo oggi sembra come i bambini che pretendono di avere
ragione contro l’evidenza dei fatti e delle leggi fisiche. Di Maio e
Conte pensano di saperne più degli economisti (e passi), più degli
imprenditori (e già qui la cosa dovrebbe fare riflettere) ma più dei
numeri è davvero eccessivo e pericoloso.
L’uomo saggio - diceva un
vecchio filosofo - dubita spesso e cambia opinione mentre lo stupido è
ostinato e non ha dubbi, conosce tutto tranne la sua ignoranza. Per
l’appunto.-
Primarie Pd, il confronto
tra candidati. Giachetti,
Zingaretti e Martina d’ac=
cordo sulla patrimoniale:
“Non va fatta”.
Il faccia a faccia su
SkyTg24 tra i tre aspiranti segretari del Partito democratico: “Puntiamo
a un milione di voti nei gazebo". Chiusura unanime su un eventuale
provvedimento che tassi i ricchi. Giachetti sulla giustizia: “Malata”.
Scintille del deputato dem con il governatore della Regione Lazio: "Mi
rincresce che 8 deputati al Parlamento europeo abbiano votato al insieme
a M5s e Lega e tra quelli c'era un suo grande sostenitore".
di F. Q. | 28 Febbraio 2019
Tutti i possibili segretari del Pd sono d’accordo: il principale partito di centrosinistra non farà la patrimoniale una volta tornato al governo del Paese. Evitare la tassa sui cittadini più facoltosi mette d’accordo Nicola Zingaretti, Maurizio Martina e Roberto Giachetti
che, nel corso del confronto su SkyTg24, rispondono con un secco “no
all’ipotesi di introdurre una imposta patrimoniale nel caso andassero
alla guida del Paese.
Giachetti: “Giustizia malata” –
Diversa l’opinione sulla giustizia, il conduttore ha chiesto ai tre un’opinione sull’arresto dei genitori di Matteo Renzi. “Qualcuno ha parlato di giustizia a orologeria”, ha fatto notare. “La giustizia italiana é malata,
l’ho pensato per certe cose capitate a Berlusconi, a Mastella, perfino
per certe intercettazioni della Raggi. Colpisce nomi illustri e se ne
parla, ma tanta gente subisce ingiustizie. Va riformata a prescindere di
chi é colpito”, ha detto Giachetti. “Rispetto per i magistrati”,
ribatte Maurizio Martina mentre Zingaretti: “Non credo alla giustizia a orologeria”.
Le alleanze: “Mai con M5s e destra” – Più simili le opinioni su a
ltri temi, a partire alleanze. “Mai con il M5s“, è il tema che ha trovato concordi i tre aspiranti segretari. “Mai con il M5s, la destra e Lega” ma una “alleanza con le persone”, ha detto il governatore della Regione Lazio.
“Qualcuno ci vuole riportare all’Unione,
che una volta al governo vedeva i partiti litigare tutti i giorni .
Voglio andare avanti, mantenendo l’aspirazione alla vocazione
maggioritaria, offrire una proposta univoca al Paese”, la linea dell’ex
candidato sindaco di Roma. “Mai con M5s e Fi senza. Pensarci maggioritari anche in questo tempo, è decisivo”, ha detto l’ex ministro dell’Agricoltura.
Giachetti ha anche minacciato di uscire dal Pd in caso di avvicinamento
ai 5 stelle. “Io sono stato in minoranza nel Pd per anni e sono sempre
stato in una cornice condivisa, e diversamente dagli altri mi sono
adeguato anche quando non condividevo certe scelte. Dipende dove si
vuole andare. Il partito è una comunità e non una caserma: non voglio
posti, vado in minoranza. Se però si vuole andare con M5s o far rientrare i fuoriusciti allora non è più il mio partito”, ha detto il deputato. Zingaretti ha ribattuto: “Allora resti perchè nessuno vuole andare con M5S“.
“Ai gazebo almeno un milione” –
Anche sui numeri delle primare i tre condividiono ottimismo: Zingaretti ha indicato la cifra di un milione, mentre Martina ha parlato di 2 milioni.
Giachetti non si è sbilanciato ma ha insistito su un successo in
termini numerici. “Imboscate non ne temo in Assemblea, ci sarà un
confronto sui contenuti se nessun candidato supera il 50% alle
primarie”, ha detto il governatore della Regione Lazio. “Noi siamo gli
unici che portiamo le persone fisicamente a votare per scegliere la
propria classe dirigente. Per le primarie farlocche di Salvini hanno
votato 5mila persone, Di Maio è stato scelto con 37mila click. Mi auguro
che vengano tante persone, lavoro per un numero alto”, è l’opinione di
Giachetti. Anche sul reddito di cittadinanza le opinioni sono molto simili. “È una polpetta avvelenata, va cambiato e usare i soldi per chi crea lavoro”, dice Giachetti.
Per Zingaretti “il Reddito di cittadinanzanon va abolito ma cambiato in maniera radicale,
facendo investimenti per creare posti di lavoro. Era molto meglio il
reddito di inclusione fatta dal Pd”. Anche Martina rafforzerebbe “i il
reddito di inclusione introdotto da noi, poi bisogna abbattere il cuneo
fiscale e abolirei il decreto dignità di Di Maio. Infine serve il
salario minimo legale per chi é non coperto da contratto nazionale”.
L’ex ministro dell’agricoltura abolirebbe anche “la legge Bossi-Fini e
il decreto Salvini”.
Scintille Giachetti-Zingaretti –
L’ex renziano e il governatore del Lazio sono entrati in contrasti
quando il primo ha ricordato al secondo l’astensione in Europa di 8 eurodeputati Pd
sul voto sul Venezuela. Tra questi, Goffredo Bettini, l’uomo che ha
creato la carriera politica di Zingaretti. “Mi rincresce -ha detto
Giachetti- che 8 deputati al Parlamento europeo abbiano votato al
insieme a M5s e Lega e tra quelli c’era un grande sostenitore di
Zingaretti, Goffredo Bettini, che non ha dato lustro alla proposta Pd”. Ha ribattuto Zingaretti: “È stata una scelta parlamentare
legata alla volontà di spingere per una maggiore adesione allo sforzo
del commissario Mogherini come ha spiegato poi lo stesso commissario”.
Controreplica di Giachetti: “Questo è il racconto che fa Nicola…“. E incalza sulle contraddizioni dentro la mozione Zingaretti: “Lui ha il sostegno del ministro Marco Minniti e contemporaneamente una senatrice che ha definito le politiche migratorie di Marco Minniti da schiavista. Ha l’ex-ministro del Lavoro Giuliano Poletti e chi vuole cancellare il Jobs Act”.
“Renzi s’impegni di più” –
Condivisa anche l’opinione sul futuro nel partito dell’ex presidente del consiglio. “Se io sarò segretario e Renzi vorrà impegnarsi io sarò l’uomo più felice del mondo.
Di fronte a noi abbiamo Salvini, dobbiamo combattere insieme”, ha detto
Zingaretti sèiegando di avere “un ottimo rapporto” con l’ex premier e
di averne condiviso battaglie. “Matteo – ha detto Giachetti – è un arma di punta del Pd,
basta vedere il suo intervento ieri in Senato”. “Quanto manchiamo noi a
Renzi? Io credo – ha detto Martina – che anche lui vive la sfida di
costruire una alternativa, non possiamo costruire il dibattito sull’
ossessione renziani e antirenziani, basta, voglio i democratici. Chiedo a
tutti una mano, la sfida è fuori di noi”.
In erasmus con Calenda –
Spazio anche a domande più leggere. “Con chi fareste l’Erasmus?”, ha chiesto il conduttore. “L’Erasmus lo farei con Carlo Calenda, è una persona che mi incuriosisce molto mentre Matteo lo conosco di più“, dice Zingaretti. Giachetti ovviamente non ha dubbi: “Scelgo tutta la vita Matteo Renzi“.
Ma l’ex-ministro dello Sviluppo viene scelto anche da Maurizio Martina:
“Lo scelgo anche perchè abbiamo da lavorare insieme. E poi non potrei
mai chiederlo a Matteo dopo il 3 a 3 di ieri nella partita
Atalanta-Fiorentina…”.-
Prostituzione: Salvini, sì alla
riapertura delle case chiuse.
Poi il ministro frena: 'Ma in contratto di governo non c'è'.
"Ero e continuo a essere favorevole alla riapertura delle
case chiuse. Non c'è nel contratto di governo, perché i 5S non la
pensano così, però io continuo a ritenere che togliere alle mafie, alle
strade e al degrado questo business, anche dal punto di vista
sanitario", sia la strada giusta e "che il modello austriaco sia quello
più efficiente".
Così il vicepremier Salvini a margine della cerimonia
di consegna di Costa Venezia, a Monfalcone, rispondendo a una domanda
specifica. Subito dopo, però, Salvini ha frenato sull'argomento, scherzando con i giornalisti.
"Non aggiungiamo però problema a problema - ha concluso Salvini -
chiudiamo prima quelli aperti prima di riaprire le case chiuse".(ANSA)
Le toghe rosse contro
Salvini: così difendono
Ong e migranti.
Le
parole del segretario di Magistratura democratica nella relazione con
cui venerdì aprirà il XXII Congresso della corrente di sinistra delle
toghe.
Nico Di Giuseppe - Gio, 28/02/2019 - 09:23
pubblicato da www.ilgiornale.it
"Il
processo penale si allontana dal suo paradigma garantista: quello per
cui, come ha scritto Cordero, "la caccia vale più della preda".
Se i termini si invertono, la caccia non ha bisogno di regole e
anzi delle regole che la ostacolano deve liberarsi. E la preda
catturata deve essere esibita". Lo sottolinea Mariarosaria Guglielmi,
segretario di Magistratura democratica nella relazione con cui venerdì aprirà il XXII Congresso della corrente di sinistra delle toghe, a proposito dell'arresto e del rientro in Italia del terrorista Cesare Battisti.
"La messa in scena organizzata dalla propaganda di Stato per
"celebrare" la fine della latitanza di Battisti - ha detto il segretario
di Md - ha trasformato la vittoria dello Stato di diritto e la chiusura
di una vicenda dolorosa della nostra storia in una pagina umiliante,
che, come denunciato dall'Unione delle Camere penali, rappresenta nel
modo più plastico e drammatico un'idea arcaica di giustizia ed un
concetto primitivo della dignità umana, estranei alla cultura del nostro
Paese".
Attacchi anche alla riforma della legittima difesa dopo lo scontro tra Salvini e il presidente dell'Anm Minisci.
"Un'idea arcaica di giustizia come vendetta privata ispira la nuova
disciplina della legittima difesa. Messa al primo punto degli interventi
nell'area penale previsti dal contratto di governo, questa riforma
persegue in modo evidente la costruzione di una emergenza e di una
retorica disancorate da razionali considerazioni volte a contemperare la
molteplicità delle situazioni fattuali e la ponderazione degli
interessi in gioco con la rigidità di un dato normativo", afferma
Guglielmi per il quale quella della legittima difesa è una "riforma
'manifesto', con gravissime implicazioni sul piano culturale come su
quello giuridico: anteporre l'inviolabilità del domicilio alla tutela
incondizionata della vita umana significa consumare un ulteriore strappo
con il sistema dei valori della nostra Costituzione, sovvertendo la
collocazione che da questo sistema ricevono e la graduazione della loro
tutela conforme ad elementari principi di civiltà giuridica".
Non
poteva mancare poi l'allarme del razzismo e le critiche sulla gestione
dei migranti. "La costruzione di nuove soggettività di tipo identitario è
parte rilevante della strategia del populismo e dei neonazionalismi,
che, alimentando strumentalmente la percezione dell'invasione da parte
degli stranieri, ha innescato anche nel nostro Paese una deriva xenofoba
e razzista, e sta rimettendo in discussione i principi e i valori
fondanti della democrazia europea.
Con la chiusura dei nostri porti e la
messa al bando delle Ong si è consumata una violazione senza precedenti
degli obblighi giuridici e morali di soccorso e di accoglienza, che
derivano dal diritto interno ed internazionale.
Con le vicende delle
navi Aquarius e Diciotti abbiamo scritto una pagina nuova per il nostro
Paese imboccando un percorso, sconosciuto ed inquietante, distante dalla
traccia culturale e simbolica sino ad oggi mai abbandonata nella storia
dell'Italia repubblicana. Sulla sorte dei migranti abbiamo ingaggiato
una sfida con l'Europa "per la solidarietà" che rappresenta
un'inversione morale di questo principio e abbiamo simbolicamente
impresso una forte accelerazione al progetto di chiudere il nostro Paese
nelle frontiere emotive del rifiuto e della paura".-
Fibrosi cistica,
lo Stato ha versato oltre 10
milioni per il reparto adulti
all’Umberto I di Roma.
Ma la struttura non esiste.
Dal 1994 al 2016, per
effetto della legge n. 548, la Regione Lazio ha ricevuto quasi 500mila
euro ogni anno. Soldi, spiegano dalla Regione, “cui il Policlinico ha
costantemente attinto”, ma che non sono mai stati utilizzati per lo
scopo cui sarebbero dovuti servire. L'assessore D'Amato: "Il
finanziamento non è in alcun modo vincolato ma è erogato come
contributo". Intanto i malati maggiorenni sono ancora oggi costretti a
rivolgersi ai pediatri e si chiede alla Lega Italiana Fibrosi Cistica
(Lifc) di pagare per avere un reparto.
di Vincenzo Bisbiglia | 28 Febbraio 2019
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
Una struttura attesa da 25 anni ma mai realizzata. Con lo Stato italiano che dal 1994 al 2016 ha girato ogni anno alla Regione Lazio quasi 500mila euro. Se li sommiamo, arriviamo a superare la cifra di 10 milioni. Soldi mai utilizzati per lo scopo cui sarebbero dovuti servire: costruire un (vero) reparto per adulti da destinare ai malati di fibrosi cistica all’interno del Policlinico Umberto I.
Tanto che ora l’importante ospedale romano vuole sì realizzare il reparto – con soli 11 posti – ma a spese della Lega Italiana Fibrosi Cistica (Lifc), quindi dei malati e delle loro famiglie. “Con i soldi sin qui messi a disposizione, ci si poteva costruire non un singolo reparto, ma una vera e propria clinica”, commenta la consigliera regionale di Fratelli d’Italia, Chiara Colosimo, che nei giorni scorsi ha presentato un dettagliato question time in Consiglio regionale. Il risultato è che per fare i ricoveri e le terapie periodiche, i circa 300 adulti presenti nella regione devono far riferimento ai reparti, entrambi pediatrici, di Bambin Gesù (25 posti) e Umberto I (10 posti). Con tutto l’imbarazzo, la promiscuità e le problematiche del caso.
I NUMERI DELLA FIBROSI CISTICA NEL LAZIO –
Ma andiamo con ordine. Ad oggi nel Lazio si contano circa 600 malati di fibrosi cistica – il 10% dei malati italiani – una patologia genetica classificata come “rara”
che almeno fino agli anni ‘80 non dava grandi aspettative di vita. Nel
tempo, tuttavia, la ricerca ha fatto passi da gigante e già alla fine
del secolo, i bambini riuscivano a superare la soglia dei 20 anni. Oggi,
secondo i dati forniti dalla Lifc, la vita media è salita fino ai 40 anni, anche se ci sono malati che sono riusciti a superare i 60 anni. In generale, circa il 55% dei pazienti è maggiorenne. A inizio anni ‘90 il Parlamento iniziò a porsi il problema e il 23 dicembre 1993 approvò la legge n. 548 che, fra le altre cose, stanziava in totale 15 miliardi di lire per il 1994 e 10 miliardi “per ciascuno degli anni 1995 e 1996”. Soldi, rapportati alla percentuale dei malati, confermati anche negli anni a venire, fino al 2016, mentre il reparto pediatrico attualmente esistente all’Umberto I ha subito solo un veloce restyling nel 1999.
DOVE SONO FINITI 20 ANNI DI FONDI STATALI? –
Il Lazio, a questo proposito, ha da subito iscritto in bilancio un fondo ad hoc, nel quale ogni anno veniva previsto prima 1 miliardo di lire e poi, dal 2002, circa 490mila euro. Soldi, spiegano dalla Regione, “cui il Policlinico ha costantemente attinto”. Un fondo “non vincolato” secondo quanto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato, ha risposto alla consigliera Colosimo durante il question time, focalizzandosi però solo sugli ultimi 6 bilanci (quelli di competenza della Giunta Zingaretti). Ciò vuol dire che in questi anni il denaro è finito nelle casse dell’ospedale ma poi è stato impiegato in maniera differente, tanto che “quanto stanziato nel 2018 è servito soprattutto per le spese del personale”. “Il finanziamento – ha fatto sapere a IlFattoQuotidiano.it l’assessore D’Amato – non è in alcun modo vincolato
alle esigenze di un reparto adulti per malati di fibrosi cistica ma è
erogato come contributo al funzionamento del Centro di Riferimento,
attivo per tuttii pazienti con questa patologia”. Sarebbe dovuto essere dunque l’ospedale a investire almeno parte dei fondi ricevuti in questi due decenni in una struttura idonea.
È così che le 300 persone affette da fibrosi cistica
in questi anni hanno dovuto continuare ad andare dal pediatra invece di
essere accolti da un reparto specifico abbondantemente finanziato.
“Questa popolazione adulta non riceva assistenza né cure adeguate”, si legge in un carteggio fra Silvia Ranocchiari, membro della Lega Italiana Fibrosi Cistica Lazio, e la segreteria tecnica di Nicola Zingaretti, in quanto “è di tutta evidenza come le problematiche di un adulto e il tipo di specialità mediche necessarie siano completamente diverse da quelle pediatriche”. Inoltre, “gli adulti affetti da fibrosi cistica ricevono oggi assistenza e cure in maniera del tutto surrettizia da strutture e personale pediatrico”.
IL “CENTRO ADULTI” A CARICO DEI MALATI –
Un problema reale, dunque, visto che “si prevede che nel 2025 i pazienti adulti saranno il 70%”. Nel 2016 la Regione Lazio ha approvato una delibera con la quale si dà l’ok alla realizzazione di un reparto ad hoc per adulti, mettendo a disposizione dei locali all’interno della struttura del Policlinico Umberto I. Ma attenzione, perché le spese per la ristrutturazione, pari a 500mila euro, saranno a cura della Lifc (quindi dei malati e delle loro famiglie). “Inoltre – scrive sempre Ranocchiari – tale Centro Adulti prevede solo 10 posti letto, un numero insufficiente visto l’aumento della popolazione adulta”. Attacca invece la consigliera di Fdi, Chiara Colosimo: “Il presidente Zingaretti, l’assessore Alessio D’Amato e la direzione sanitaria del Policlinico Umberto I devono spiegare come sono stati spesi in questi anni i circa 10 milioni stanziati dallo Stato e perché il centro per adulti è rimasto lo stesso dal 1999”. “È intendimento dell’Azienda ospedaliero-universitaria – fa sapere sempre l’assessore D’Amato – creare a breve un unico polo di riferimento come unità operativa per la diagnosi ed il trattamento della fibrosi cistica, anche per i pazienti non in età pediatrica“.
IL PROGETTO IN “FASE DI STALLO” –
Non bastasse, il “Progetto Adulti Fc” è in una “fase di stallo” secondo la presidente della Lifc Lazio, Silvana Mattia Colombi, che in una missiva del 15 febbraio scorso spiega: “Il reparto pediatrico continua ad accogliere negli stessi ambienti neonati, bambini, adolescenti, adulti di tutte le età ed anche pazienti trapiantati di polmone e seguiti in follow-up, vanificando con questa situazione di promiscuità tutte le misure di prevenzione adottate negli ambulatori”. E ancora: “La Lifc Lazio chiede con forza di conoscere il futuro del centro e le decisioni che le direzioni del Policlinico Umberto I intendono assumere nell’immediato per risolvere i problemi
descritti. Qualora il progetto non fosse ritenuto realizzabile in tempi
brevi, i malati tutti sarebbero disponibili a valutare soluzioni
alternative”. IlFattoQuotidiano.it ha provato più volte a contattare i vertici del Policlinico Umberto I, scrivendo sia alla direzione generale sia alla direzione sanitaria, e-mail cui non è mai stata fornita risposta.-
Autonomia, Di Maio: 'Non
spaccherò in due l'Italia'.
Intervista a 'Repubblica'. Stefani: 'E' nel contratto. Testo condiviso con premier e ministri'.
Nuova tensione nella maggioranza sull'autonomia. Ieri l'aut
aut di Matteo Salvini a Luigi Di Maio: 'Ora basta, è arrivato il
momento di accelerare e chiudere dossier sul tavolo da troppo tempo,
dalla Tav all'autonomia. Non si può arrivare alle europee di fine maggio
restando fermi, inerti. "Ho dato la mia parola e il governo non cade ma
M5s continui a lavorare".
Dalle colonne di Repubblica la replica del leader M5s. "Noi
sosteniamo l'autonomia ma non lo spacca-Italia - dice - All'ottimo
ministro Stefani lo abbiamo detto chiaramente: permetteremo alle Regioni che lo chiedono di poter gestire alcuni servizi.
Ma il percorso non sarà breve. Ci sarà una pre-intesa approvata in Cdm
dopo un vaglio politico mio, di Salvini e di Conte.
Poi il presidente
inizierà una trattativa con i governatori di Lombardia, Veneto ed Emilia
Romagna. Infine si andrà in Parlamento e lì i presidenti delle Camere
decideranno se sarà emendabile o no il testo delle intese".
"Io so che questo governo si basa su un contratto, e le autonomie sono in quel contratto", dice intanto il ministro Erika Stefani
che, intervistata dal Corriere della Sera, ribadisce che "il nostro
obiettivo" è chiudere con Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna prima delle Europee. "La trattativa tra Stato e Regioni - evidenzia - è in corso da luglio scorso. Oggi abbiamo un testo che ha l'ok del Mef sull'impianto finanziario e sottolineo che il nostro lavoro sull'autonomia è sempre stato condiviso sia con il premier che con tutti i ministeri coinvolti". (ANSA)
Usa-Nord Corea:
fumata nera nel vertice
di Hanoi, non c'è l'accordo
fra Trump e Kim.
Le riunioni sulla denuclearizzazione continueranno in futuro.
"Nessun accordo è stato raggiunto" al
summit di Hanoi tra il presidente Donald Tump e il leader nordcoreano
Kim Jong-un: lo riferisce la Casa Bianca, aggiungendo che le riunioni
sulla denuclearizzazione continueranno in futuro.
Il leader nordcoreano Kim Jong-una aveva lasciato poco prima il
Metropole hotel a conclusione dei colloqui con Donald Trump. Lo si vede
dalle immagini delle tv internazionali che confermano la cancellazione del pranzo col tycoon e anche la cerimonia di firma della dichiarazione congiunta a chiusura del secondo summit di Hanoi.
"Abbiamo avuto un tempo molto produttivo - ha detto Trump in
conferenza stampa - c'erano diverse opzioni ma questa volta abbiamo
deciso che non era una buona cosa firmare una dichiarazione congiunta al summit".
Il presidente Donald Trump dice di aver "rifiutato la richiesta di togliere le sanzioni". Il tycoon afferma che le "differenze sono state ridotte", ma Kim "ha una certa visione che non coincide con la nostra".
Trump si difende in conferenza stampa, dopo il fallimento del negoziato sul nucleare con Kim Jong-un, anche dalle accuse lanciate ieri dal suo ex legale Michael Cohen dinanzi al Congresso: "nessuna collusione con i russi". (ANSA)
Legittima difesa, M5s in
rivolta Salvini a Di Maio:
"Tieni i tuoi o salta tutto".
Tra
i Cinque Stelle montano i malumori sulla legittima difesa. I dissidenti
a Di Maio: "La legge non s'ha da fare". Ma Salvini lo avverte: "Tieni i
tuoi...".
Sergio Rame - Mer, 27/02/2019 - 22:36
pubblicato da wwwilgiornale.it
Il governo traballa, ancora. A dividere nuovamente Cinque Stelle e Lega è la riforma della legittima difesa.
Il provvedimento, rinviato di una settimana,
è stato ricalendarizzaro alla Camera per il 5 marzo. E ora l'obiettivo è
cercare di ricompattare la maggioranza, facendo rientrare i malumori
dei grillini dissidenti. Il momento è delicato. Anche perché i leghisti
hanno mal digerito lo stop a quello che è uno dei cavalli di battaglia di Matteo Salvini.
La spiegazione ufficiale resta quella di un semplice rinvio per ragioni tecniche. "Nessuno scontro, anzi, la norma è pienamente condivisa", ha assicurato il guardasigilli Alfonso Bonafede. In realtà, stando a quanto riporta l'agenzia Lapresse, la "condivisione" è tutt'altro che granitica. Dopo il clamoroso tracollo del Movimento 5 Stelle in Sardegna, molti parlamentari pentastellati sono usciti allo scoperto e hanno avvertito Luigi Di Maio: "La legittima difesa non s'ha da fare".
Il malcontento starebbe salendo di ora in ora. Tanto che il pericolo
cova dietro l'angolo. Il capo politico del M5S ha sponsorizzato il
rinvio, certo di riuscire riprendere in mano la situazione. Ma, stando a
quanto trapela, Salvini lo avrebbe avvertito con estrama chiarezza: "Tieni i tuoi o salta tutto".
"La legge è nel contratto e rispetteremo i patti", ha assicurato Di Maio a telecamere accese. Ma dietro i riflettori la crisi è palpabile e l'opposizione grillina alla politica di "un governo troppo schiacciata sulla Lega" si fa sempre più sostenuta e numerosa.
"Il
timore - riferiscono fonti della maggioranza - è che proprio sulla
legittima difesa si possa creare quell'incidente parlamentare più volte
minacciato e mai arrivato". Il diktat è, dunque, prendere tempo
nella speranza che i mal di pancia si plachino.
Ma a infiammare gli
animi dei grillini, quelli che appartengono all'ala legata a Roberto Fico, ci ha pensato il voto sulla mozione che ha definitivamente stralciato il "Global Compact".
Sono in tre i pentastellati a votare "no" in dissenso del gruppo:
Giuseppe Brescia, Valentina Corneli e Doriana Sarli. Tutti notoriamente
contrari alle politiche migratorie dettate dalla Lega. "È stato lanciato un avvertimento - ipotizzano in Transatlantico - ora non c'è più il timore di uscire dalla mischia".-
mercoledì 27 febbraio 2019
Antisemitismo,
sospeso deputato Labour.
Williamson aveva minimizzato il fenomeno, scuse non sono bastate.
(ANSA) - LONDRA, 27 FEB - Mano pesante del Labour sul
deputato Chris Williamson, messo sotto accusa per una articolo
considerato provocatorio sul tema dei rigurgiti di antisemitismo
in cui rivendicava al partito di aver fatto "più di altri per
estirpare la piaga" e d'essersi scusato "pure troppo".
L'annuncio di un procedimento disciplinare nei suoi confronti, è
stato seguito dalla decisione di sospenderlo dai ranghi
laburisti per tutta la durata dell'investigazione. Una scelta
fatta dopo qualche esitazione sulla scia delle pressioni interne
ed esterne esercitate nei confronti di Jeremy Corbyn (di cui
Williamson è considerato un alleato), e sancita dal braccio
destro del leader, la segretaria organizzativa Jennie Formby.
Al
deputato non è bastato scusarsi. Il suo rammarico era stato
giudicato del resto "insincero" da vari colleghi delle correnti
più 'moderate che insistono ad accusare la sinistra interna (a
cui sia Williamson sia Corbyn appartengono) di alimentare di
fatto l'antisemitismo attraverso una cultura anti-sionista. (ANSA)
Reddito di cittadinanza, si
lavora alla convenzione coi
Caf. Disponibile sul sito dell’
Inps il modulo per la richiesta
Incontro al ministero del
Lavoro tra Inps e le organizzazioni di rappresentanza dei Centri di
assistenza fiscale per la stipula della convenzione che permetterà di
presentare le richieste nei Caf dal 6 marzo. Nuovo faccia a faccia
venerdì. Tutte le scadenze dei prossimi mesi.
di F. Q. | 27 Febbraio 2019
Mentre prosegue il tavolo al ministero del Lavoro tra l’Inps e le organizzazioni rappresentative dei Caf per definire la convenzione sulla ricezione delle domande del reddito di cittadinanza, è arrivata la prima data fissata dal Decretone. A partire dall’1 marzo, l’Istituto di previdenza avrebbero dovuto predisporre il modulo per la richiesta, mostrato in anteprima al Tg1 e già disponibile sul sito dell’Istituto nazionale di previdenza. E non è l’unico atto – tra decreti attuativi, intese con le Regioni, navigator,
struttura dei controlli – che nelle prossime settimane dovrà essere
predisposto per mettere pienamente in marcia la macchina per
l’erogazione del reddito.
Il modulo disponibile sul sito Inps –
Al di là della scadenza non vincolante sulla predisposizione del modulo (“entro 30 giorni dall’approvazione del Decretone”) centrata nel pomeriggio con la pubblicazione sul sito (qui il modulo),
si lavora a tappe forzate per firmare la convenzione tra i centri di
assistenza fiscale e l’Inps così da permettere ai Caf di ricevere le
domande di reddito di cittadinanza. Oggi le organizzazioni
rappresentative e i rappresentanti dell’Istituto di previdenza si sono
riuniti al ministero del Lavoro per un incontro che “si è concluso con
la volontà comune delle parti” di trovare “al più presto ad un accordo che consenta ai Caf di ricevere le domande dal 6 marzo”.
Venerdì il nuovo faccia a faccia –
Il governo, si legge in una nota, “ha incrementato di 15 milioni
le risorse disponibili per la gestione del reddito da parte dei Caf, ai
quali si aggiungeranno altre risorse che metterà a disposizione
l’Istituto”. Le parti si aggiorneranno venerdì prossimo per provare a definire in extremis l’intesa per la stipula della convenzione. Ma per strutturare in toto la macchina del reddito di cittadinanza saranno necessari almeno altri 15 atti, tra decreti attuativi, a partire da quelli su piattaforme web e monitoraggio delle spese, e intese con le Regioni, dai navigator ai Patti per il lavoro. E resta tutte da costruire anche la struttura dei controlli, per la quale servirà coinvolgere il Garante della Privacy e, con apposita convenzione, la Guardia di finanza.
La prima scadenza vincolante: 31 marzo –
Il 31 marzo è la prima delle scadenze vincolanti: entro quella data vanno infatti definiti con decreto attuativo del ministero del Lavoro, insieme ad Anpal e Garante, le modalità di accesso e condivisione dei dati tra le varie amministrazioni sul Sistema informativo
del reddito di cittadinanza, che sarà strutturato in due piattaforme.
Per mettere in piedi il sistema, peraltro, il ministero può avvalersi
anche di società esterne, anche in house, con cui però
vanno stipulate apposite convenzioni. Entro la fine di marzo vanno anche
individuate le modalità per consentire alle imprese che assumono al Sud di ottenere il doppio bonus sotto forma di credito d’imposta.
Le scadenze di aprile –
La macchina dei controlli non sarà invece pienamente operativa prima di fine aprile, termine entro cui adottare un decreto di concerto con il Mef e sempre sentito il Garante, per il monitoraggio delle spese. Va inoltre stipulata una convenzione con la Guardia di finanza, mentre l’Inps dovrà adottare un provvedimento ad hoc, sentito il Garante, per l’acquisizione delle informazioni necessarie a verificare i requisiti di accesso al beneficio. Il ministero guidato da Luigi Di Maio dovrà invece stilare la lista dei Paesi extra Unione europea
dai quali non è possibile ricevere documentazione su patrimonio e
composizione del nucleo familiare, uno dei ‘paletti’ aggiunti al Senato.
Entro luglio le procedure comunali –
Entro luglio poi andrà adottato il decreto per la suddivisione del beneficio ai vari componenti del nucleo familiare, che riceveranno la loro parte ciascuno con una card. Nello stesso mese i Comuni dovrnano attivare “le procedure amministrative per l’istituzione” dei lavori socialmente utili, fino a 16 ore, per i percettori del reddito. C’è poi la partita con le Regioni, senza scadenza specifica ma con l’urgenza di essere chiusa per fare partire la riforma dei centri per l’impiego.
I governatori andranno sentiti sia per l’assunzione dei navigator da
parte dell’Anpal, sia per predisporre un modello il Patto per il Lavoro,
e un accordo servirà anche per stabilire i casi di esonero dagli obblighi.-
Tria ora accusa la
Germania: "Ricattò
l'Italia sulle banche".
Il ministro del Tesoro svela un retroscena su Berlino. Schauble avrebbe fatto pressioni per il "sì" al bail-in da parte di Roma.
Luca Romano - Mer, 27/02/2019 - 17:06
pubblicato da www.ilgiornale.it
Il ministro del Tesoro, Giovanni Tria non usa giri di parole. Nella Commissione Finanze al Senato, il titolare del Mef svela un retroscena che riguarda la Germania, l'Italia e le banche.
Il ministro dell'Economia parla del periodo in cui venne introdotto il bail-in.
Proprio sul questo sistema la Germania decise di giocarsi una partita
durissima mettendo anche nel mirino l'Italia. Le parole del ministro non
lasciano spazio ad interpretazioni:
"Era ministro Saccomanni che
fu praticamente ricattato dal ministro delle finanze tedesco che avrebbe
detto che "se l'Italia non avesse accettato, si sarebbe diffusa la
notizia che l'Italia non accettava perché aveva il sistema bancario
prossimo al fallimento e questo avrebbe significato il fallimento del
sistema bancario", ha affermato il titolare di via XX Settembre.
Il ministro che di fatto avrebbe "minacciato" Roma sarebbe Wolfang
Schauble, il falco tedesco che aveva in mano il dicastero del Tesoro
mentre Saccomani si trovava al timone del Mef.
Il bail-in comunque
continua ad essere un sistema poco gradito al sistema bancario italiano
come ha sottolineato Patuelli, presidente dell'Abi, che lo ha
etichettato come "desueto".-
Al Senato sì al decretone tra tumulti e richiami. Il fascino sconosciuto della diplomazia.
By La Redazione |
pubblicto da www.ilgiornale.it
Via
libera dell’Aula del Senato al cosiddetto decretone con reddito di
cittadinanza e quota 100 per la pensione anticipata. I voti favorevoli
sono stati 149, i contrari 110 e gli astenuti 4. Ora il provvedimento
passa alla Camera in seconda lettura.
“Sono molto soddisfatto” – ha detto il ‘padre’ del reddito di cittadinanza, Luigi Di Maio.
Mentre il senatore Pd, Matteo Renzi, durante le dichiarazioni di voto, ha commentato: “Il
decreto su reddito di cittadinanza e quota 100 segna un clamoroso atto
di masochismo di fronte alla crisi economica che stiamo per vivere.
Mancano all’appello 40 miliardi di euro, manca anche il ministro
dell’Economia all’appello in quest’Aula e ne capisco l’imbarazzo”.
Ma
è stato Indescrivibile il tumulto in aula durante le dichiarazioni di
voto. Proteste si sono levate dai banchi del Pd durante l’intervento di Paola Taverna
(M5S). La vicepresidente del Senato ha attaccato ripetutamente il
Partito democratico difendendo il reddito di cittadinanza e
ridicolizzando “l’elemosina degli 80 euro del governo Renzi”. Poi la stilettata a Forza Italia, iin particolare ad Antonio Saccone,
che ieri ha mostrato in Aula un gilet con la foto di Luigi Di Maio in
versione steward degli stadi, ricordando il passato del leader dei
Cinquestelle. Saccone, lui sì con eleganza da ‘stadio’ avrebbe voluto
donare a Di Maio il gilet, invitandolo anche a “tornare a indossarlo e a liberare l’Italia della sua presenza”.
Oggi in aula, Taverna gli ha replicato: “Noi
siamo fieri di avere un capo politico che a 32 anni è incensurato e ha
fatto lavori umili, come tutti i ragazzi italiani, prima di fare il
ministro. Non sono certo io a doverle ricordare la storia del suo capo
politico”.
Da qui la reazione, rumorosa, del Pd e degli
Azzurri. Urla, cartelli, insulti. Tanto da rendere necessario
l’intervento della Presidente del Senato, Elisabetta Casellati, per
richiamare all’ordine i senatori, compresa la sua vice, al termine del
voto finale.
“Se continuiamo a usare toni irrispettosi diamo
un cattivissimo esempio anche ai cittadini che ci stanno guardando e che
poi saranno legittimati a rivolgersi a noi con gli stessi toni violenti”, ha detto rivolgendosi all’Assemblea. “Si
possono usare toni forti senza arrivare a espressioni violente:
riferimenti a impiccagioni e manette sono da censurare perché richiamano
un concetto di giustizia di popolo che è contraria al nostro percorso
di Stato di diritto”, ha aggiunto Casellati avvertendo che visionerà tutti i filmati dell’Aula. “Se ci sono stati comportamenti irrispettosi saranno debitamente censurati”, ha ammonito.
Questo
accade in un’aula del Senato, dove, in un clima da derby, si discute
del futuro dell’Italia. Non chiediamoci, da italiani, perché mai non
decolliamo. Sin quando avremo rappresentanti del nostro parlamento che
litigano come ubriachi in un’osteria; sin quando avremo provocatori da
strapazzo che credendo di usare intelligente sarcasmo, arrivano a
deridere un ministro e vicepremier, il suo onesto trascorso
occupazionale, rimarremo fermi al palo. Mentre l’Europa gongola. E
cresce.-
Conti pubblici, Ue: “Italia
il paese con più barriere
agli investimenti. Manovra
non aumenta il potenziale
di crescita”.
Il country report della
Commissione critica quota 100 perché aumenta la spesa pensionistica
peggiorando la sostenibilità dei conti. Il reddito di cittadinanza
sosterrà i consumi privati ma "potrebbe essere difficile da
implementare". In generale, con la legge di Bilancio "il governo intende
soprattutto aumentare la spesa corrente e dedica solo un piccolo
ammontare di spesa aggiuntiva agli investimenti". M5s: "Non perdono il
vizio di voler imporre politiche di austerity".
di F. Q. 27 Febbraio 2019
L’Italia è il Paese della Ue che più mette barriere a chi voglia investire sul suo territorio, anche se la nostra economia, in recessione tecnica, avrebbe bisogno di investimenti. E’ una delle considerazioni della Commissione Ue nel rapporto sulla Penisola presentato mercoledì. Il giudizio di Bruxelles sulla manovra 2019 resta negativo – nonostante la riduzione del rapporto deficit/pil che ha evitato la procedura di infrazione – perché “include misure che rovesciano elementi di importanti riforme fatte in precedenza, in particolare sulle pensioni, e non include interventi efficaci per aumentare il potenziale di crescita“.
Il reddito di cittadinanza avrà un impatto positivo sui consumi ma “potrebbe essere difficile da implementare”. Per quest’anno, come anticipato all’inizio di febbraio, il pil è previsto in aumento solo dello 0,2%. In ogni caso la valutazione finale sui conti pubblici e l’eventuale richiesta di una manovra correttiva è rinviata a dopo le elezioni europee e sarà basata sul Def che il governo deve presentare entro il 10 aprile.
Quel che manca nella legge di Bilancio, secondo Bruxelles, sono le riforme sul lato dell’offerta: “il governo intende soprattutto aumentare la spesa corrente
e dedica solo un piccolo ammontare di spesa aggiuntiva agli
investimenti nel 2019, nonostante questi siano ritenuti più efficaci
nello stimolare la crescita economica e supportare gli investimenti
privati”. Tra gli elementi causa di preoccupazione evidenziati nel
rapporto c’è proprio la dinamica degli investimenti, segnalata in
discesa sia per quelli nazionali che per quelli provenienti dall’estero.
Senza che, secondo Bruxelles, all’orizzonte ci siano azioni che
facciano prevedere una inversione del trend, anche se ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato un’accelerazione ed è atteso a breve un decreto per sbloccare i cantieri.
Tra i maggiori vincoli alla crescita viene citata la produttività
debole: il gap tra l’Italia e il resto della Ue resta “sostanziale” e
negli anni tra 2010 e 2017 la produttività del lavoro è aumentata in
media solo dello 0,5% l’anno contro una media europea dell’1,3 per cento
e nel 2018 si stima che sia rimasta stagnante.
Le barriere agli investimenti–
Il report sottolinea che il nostro Paese è quello che nell’Unione Europea in assoluto presenta l’ambiente più ostile
agli investitori. Sulle diciannove categorie individuate dai funzionari
della Commissione per misurare le ‘sfide’ che si trova davanti un
investitore che voglia mettere dei soldi nell’economia italiana, il
nostro Paese non ha barriere solo in tre: telecomunicazioni, energia e
trasporti, tutti settori che sono stati relativamente liberalizzati
negli ultimi decenni. Restano ostacoli nelle altre sedici categorie, per
esempio, nel campo dei rapporti con la Pubblica Amministrazione, alla voce “oneri regolatori ed amministrativi”, “Pubblica Amministrazione” in sé e per sé, “appalti“,
“sistema giudiziario”, “diritto fallimentare”, “quadro legislativo
della concorrenza e regolatorio”.
Ma anche istruzione, competenze,
educazione permanente, salari, tasse” e accesso a finanziamenti. E la
collaborazione tra università, centri di ricerca e imprese, considerata
insufficiente. I secondi peggiori nell’Ue per quanto concerne le
barriere agli investimenti sono Spagna e Portogallo, entrambi con cinque
categorie libere da barriere, contro le tre italiane. La Grecia non è
inclusa nella classifica, perché sottoposta a programma di salvataggio
fino al 2018.-