venerdì 30 novembre 2018

 

“Devi morire” su Facebook

 

La rotatorio intasa traffico automobilistico e lui 

augura morte a sindaco: “ Come Falcone e 

Borsellino”.

 
 
Nato per aggregare, riunire, rinsaldare, Facebook si sta rivelando sempre più ‘vetrina’, per manifestare odi e dissensi. Ne sa qualcosa il sindaco di Crotone, Ugo Pugliese, che ha depositato una denuncia querela in Procura contro l’autore di un post apparso questa mattina su Facebook:  il tizio gli augura la morte.

“Sindaco ti auguro di fare la fine di Falcone e Borsellino” scrive l’autore del post sul social, subito dopo aver constatato che sono – “le ore 10 e siamo ancora qua” – riferendosi al disagio subito dagli automobilisti a causa della nuova rotatoria che il Comune sta realizzando nel quartiere Farina e che nei giorni scorsi ha provocato un’accesa polemica con gli abitanti della zona.

L’autore del macabro post doveva essere decisamente arrabbiato se ha scomodato addirittura i giudici Falcone e Borsellino, circostanza che il sindaco Pugliese, nell’annunciare di essersi rivolto all’Autorità giudiziaria, ha definito vergognosa.

” Per una rotatoria. Da una rotatoria si passa – dice Pugliese – anche con disagio. La strada davanti a Falcone e Borsellino è stata tranciata. Dobbiamo inchinarci davanti a questi uomini”.

 Per il sindaco di Crotone le “scelte amministrative si possono anche discutere, si possono anche esporre con la civiltà che ha caratterizzato un gruppo di cittadini che sono stati ricevuti nella Casa Comunale. Ma –dice con amarezza- questa deriva che hanno assunto i social non è ammissibile.

Ho taciuto davanti ad insulti gratuiti che toccavano personalmente me e la mia famiglia – conclude Pugliese – perchè sono il sindaco di questa città e non scendo nelle polemiche inutili, sterili, inconsistenti di pochi leoni da tastiera. Ma adesso la misura è colma”. In caso di condanna dell’autore del post, annuncia il sindaco, le somme liquidate a titolo di risarcimento del danno saranno devolute in beneficenza.

Certo, se ad ogni offesa, espressione d’odio, manifestati su Facebook, corrispondesse condanna e successivo risarcimento poi devoluto in beneficenza, verrebbero finalmente sconfitte  fame e povertà nel mondo.-

 

Organizzato dall'AMMI

 

“Medici in scena” al Teatro Vittorio Emanuele 

con “Odisseus, una storia come non l’ha 

mai raccontata Nessuno”.

 
 

di Anna Marullo di Condojanni


Medici in scena, torna al Vittorio Emanuele per la sua sesta edizione. Lo spettacolo organizzato dall’Associazione mogli medici italiani (AMMI), si terrà il 20 dicembre alle ore 20 ed ha già fatto registrare il tutto esaurito in platea.



“L’idea è nata da uno spettacolo che l’Associazione faceva a Natale, che ha rivelato la bravura dei nostri medici nelle vesti di attori. Poi per due anni abbiamo fatto lo spettacolo Tale e quale show, quest’anno facciamo l’Odissea, la storia di Ulisse rivista da Nino Celona. Di più non so, sarà tutto una sorpresa, posso dire che medici in scena è fiore all’occhiello dell’AMMI” – spiega la presidente Francesca De Domenico Leonardi.

L’evento sarà presentato da Letizia Lucca.

“Il messaggio che vogliamo dare è che insieme si può fare tanto, è uno spettacolo di solidarietà. Il ricavato sarà devoluto all’associazione “Cambiamenti” che si occupa della promozione sociale della Sla e di tutte le altre malattie neuromuscolari rare. Vogliamo dare un aiuto alle famiglie che hanno le persone malate in casa”- spiega la presidente AMMI.

L’Odissea è un progetto che Nino Celona teneva nel cassetto da molti anni e che finalmente vede la luce: “Si tratta di una storia che si presta a tante trovate sceniche e teatrali che hanno un taglio comico”- spiega il regista che si dice entusiasta dello spettacolo e degli attori.

Un gruppo di medici che è cresciuto nel tempo e che oggi conta 27 attori, ben 13 in più rispetto all’anno scorso. “una grande famiglia dalla complicità enorme tra chi è rappresentato e chi rappresenta”. Spiega Massimo Pulitanò le cui musiche fanno da sottofondo allo spettacolo. Una rivelazione anche Katia Bevacqua che ha realizzato costumi ricchi di accessori da lei stessa confezionati e per i quali ha studiato a fondo uso e costumi degli antichi greci.-

La ricerca s'impone contro la 

malattia invalidante.

 

Artrite reumatoide: 240mila malati in Italia.

 
 
Sono 240mila gli italiani con artrite reumatoide, malattia autoimmune che infiamma e danneggia le articolazioni, soprattutto nelle donne con un impatto invalidante e può colpire ad ogni età con una prevalenza oltre i 18 anni.

Non esiste cura ma la ricerca s’impone grazie allo studio della struttura simmetrica: nei giorni scorsi la presentazione dei cosiddetti JAK, una classe di enzimi, precisamente le “chinasi”, essenziali per il trasferimento della cascata infiammatoria su cui Pfizer ha lavorato molto.




“L’innovazione consiste nel fatto che tali inibitori sono in grado di bloccare contemporaneamente numerose citochine che causano l’infiammazione – spiega Roberto Caporali, associato di Reumatologia, Università di Pavia – mentre con le terapie biologiche viene colpita una chitochina alla volta”.

Rapidità d’azione e capacità di controllo premiate dall’AIFA, che di recente ha approvato la rimborsabilità per chi soffre della patologia moderata e severa, con alcuni parametri.

Secondo Silvia Tonolo, presidente Ass. Naz. Malati Reumatici: “Purtroppo, l’Artrite Reumatoide evolve in un danno alle articolazioni e porta a una progressiva disabilità con conseguenze sulla vita quotidiana, tra cui l’impossibilità a compiere azioni semplici come vestirsi oppure lavorare.

I farmaci orali oltre ad agire rapidamente sul dolore, cosa che per noi pazienti è fondamentale per gestire la patologia nell’ambito della quotidianità, hanno sicuramente una marcia in più per quanto riguarda l’aderenza terapeutica; il fatto di poterli portare con sé al lavoro o in viaggio, di non usare aghi che impauriscono o creano disagi, rappresenta un beneficio che influisce positivamente sulla nostra qualità di vita”.-

 

Dall’Università al mondo 

del 'business'.

 

Daniela Baglieri: la siciliana ‘al vertice’ che il 

mondo ci invidia.

 
 
Pluripremiata, apprezzata per le sue capacità e competenze che travalicano i confini nazionali, selezionata in alcuni tra i più importanti organismi internazionali d’impresa. C’è un’eccellenza a Messina, che Catania corteggia e il resto del mondo ci invidia, è la Professoressa Daniela Baglieri.
Professore Ordinario di Economia e Gestione delle Imprese all’Università di Messina, in cui ricopre anche l’incarico di Pro-Rettore all’Innovazione & Trasferimento Tecnologico, Daniela Baglieri si divide tra la carriera universitaria e quella da business woman.

L’incarico importante è arrivato nell’estate del 2016, quando l’allora presidente Crocetta la scelse quale presidente della SAC – Società Aeroporti Catania – che gestisce il quinto scalo aeroportuale in Italia per numero di passeggeri, con un trend in forte crescita.

 Da allora gli incarichi si sono moltiplicati, la docente messinese è entrata a far parte anche del Consiglio Direttivo di Assoaeroporti, l’associazione italiana dei gestori aeroportuali, ruolo in cui è stata riconfermata anche nel 2018. In pochi sanno, tuttavia, che Daniela Baglieri fa anche parte dell’Advisory Board Italy di Unicredit, un organismo costituito allo scopo di offrire consulenze al Direttore Generale e al Top Managment e contribuire alla definizione degli indirizzi strategici del business italiano. Una sorta di consiglio di saggi, i cui membri, 15 in tutto, rappresentano il meglio che il panorama italiano possa offrire per conoscenza, esperienza, affidabilità.

Pur consapevole dell’importanza del ruolo che riveste, Daniela Baglieri è riuscita a mantenere quella semplicità tipica di chi considera la sua una “missione sociale”.
“La Sicilia da sola non riesce a crescere – ci ha rivelato nel corso di una intervista – è necessario connettersi, entrare in reti nazionali ed internazionali. E’ questo il mio ruolo, che cerco di svolgere nel migliore dei modi. Da presidente del cda di Sac, ad esempio, ho cercato di avviare un programma di alternanza scuola-lavoro, ricevendo ben 1400 studenti, ma ho anche cercato di stringere delle relazioni istituzionali importanti. Sono stata riconfermata nel direttivo di Assoaeroporti, sto tenendo un ciclo di seminari sul Transportation Management alla Luiss Business School. Noi abbiamo bisogno di conoscere la nostra storia e crederci, però con una visione globale”.
Si sente quasi una broker, come ci rivela a margine della nostra chiacchierata, un intermediario in grado di mettere in connessione mondi diversi: università, istituzioni, aziende.

Nel suo curriculum, Baglieri, che insegna Innovation & Entrepreneurship nei corsi magistrali del dipartimento di Economia e Ingegneria dell’ateneo messinese, vanta numerose esperienze di ricerca e oltre 60 pubblicazioni nelle riviste straniere di settore più importanti; inoltre è visiting professor e titolare del corso Digital Innovation nell’Università di Innopolis a Kazan, in Russia; attualmente sta lavorando al progetto RESUME per la creazione di un network di incubatori nel Mediterraneo a favore dell’imprenditorialità high-tech.

Essere donna, per lei, è un valore aggiunto, non a caso nel 2017 la WIB, Woman in Business Worldwide, l’ha incoronata vincitrice dell’European Business Award 2017, premio assegnato a quelle donne che sono state in grado di raggiungere posizioni di vertice in enti pubblici o aziende private di importanza e pregio.

In un mondo in cui le posizioni apicali sono troppo spesso appannaggio del genere maschile, esempi come quello di Daniela Baglieri assumono un’importanza rilevante, poiché rappresentano la prova che il merito non ha colore, né di genere, né politico, e non può essere mai dissociato da quel tendere ad agire per tutelare non i propri interessi, ma quelli della collettività.-

Regeni, 

Parlamento egiziano contro 

Fico: “Ingiustificabile”. 

Moavero convoca l’ambas= 

ciatore: “Forte inquietudine”.

 

Regeni, Parlamento egiziano contro Fico: “Ingiustificabile”. Moavero convoca l’ambasciatore: “Forte inquietudine”



La Camera del Cairo in un comunicato ufficiale ha fatto sapere di accogliere con "sorpresa" e "disapprovazione" la decisione del presidente di Montecitorio di interrompere i rapporti diplomatici in attesa di evoluzioni sulle indagini sulla morte del ricercatore. Ultimatum del vicepremier M5s Di Maio: "Altrimenti trarremo conclusioni e tutti ne risentiranno, anche l'Eni". E il ministro degli Esteri ha dato il suo sostegno: "Incontri tra i pm deludenti".

 

“Atteggiamento ingiustificabile” e una scelta che il Parlamento egiziano non solo ha accolto con “grande sorpresa” e “rammarico”, ma che pure “disapprova”. Poco più di 24 ore dopo la decisione di Roberto Fico di interrompere le relazioni diplomatiche tra le Camere dei due Paesi in assenza di evoluzioni sul caso Regeni, è arrivata la risposta del Cairo.

E i segnali confermano un clima di tensione crescente. In serata il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi ha formalmente convocato alla Farnesina l’ambasciatore egiziano Hisham Badr “per sollecitare le autorità egiziane ad agire rapidamente al fine di rispettare l’impegno, assunto ai più alti livelli politici, di fare piena giustizia sul barbaro omicidio di Giulio Regeni”.

Ma soprattutto, ha sottolineato che gli esiti della riunione svoltasi nei giorni scorsi a Il Cairo tra magistrati italiani ed egiziani hanno determinato “una forte inquietudine in Italia“. L’ambasciatore da parte sua ha manifestato la volontà del Cairo di proseguire la cooperazione giudiziaria tra le due Procure.
Se ieri il presidente M5s di Montecitorio ha fatto l’annuncio in totale autonomia e lo stesso premier Giuseppe Conte ha frenato dicendo di “non sapere i motivi del gesto”, oggi ha ricevuto il sostegno anche del governo. O almeno di una parte. Intanto il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio ha dato un altro ultimatum: “Se dal governo egiziano non arrivano risposte entro l’anno sul caso Regeni ne trarremo le conclusioni”.

 E alla domanda se “le conclusioni” per Di Maio riguarderanno anche le attività dell’Eni nel Paese, il leader M5s ha replicato: “Tutto ne risentirà”. Poi, in sostegno dei due esponenti grillini, è intervenuto anche il ministro degli Esteri Moavero Milanesi, già molto innervosito dalla messa in discussione della firma al Global compact: “Giulio Regeni per noi deve rimanere un punto fermo”, ha detto, “così come la sua scelta di affrontare un lavoro all’estero può essere un esempio.

Non c’è nessun paragone tra rapporti commerciali, economici e la verità su un’uccisione così barbara”. Quindi ha ricordato l’ennesimo incontro a vuoto dei pm italiani con quelli del Cairo, al termine del quale la procura di Roma ha deciso di indagare 7 agenti egiziani per sequestro di persona: “Lo abbiamo ripetuto in tutti i nostri incontri con le autorità egiziane”, ha detto oggi il ministro degli Esteri, “e, nei mesi scorsi, abbiamo sempre ricevuto rassicurazioni. Per cui le notizie emerse dagli ultimi incontri tra le due procure sono effettivamente molto deludenti, per questo noi continueremo a lavorare. Per quanto riguarda le decisioni delle aziende che hanno un loro ambito di autonomia, ne parleremo a livello del governo quando Conte ritornerà dal G20″.

di Manolo Lanaro
 
Per il Parlamento egiziano, si legge in una nota citata dal sito di “al-Masry al-Youm”, quella di Fico è una “posizione ingiustificata”. Nel comunicato si “disapprova” la decisione della controparte italiana di prendere un tale provvedimento senza “aspettare i risultati delle indagini” sul caso del ricercatore, definito da ‘al-Masry al-Youm’ il “turista italiano”. Le dichiarazioni di Fico, si legge nella nota, arrivano dopo un incontro tra le procure italiana ed egiziana durante il quale le parti “hanno affermato di essersi scambiate i punti di vista in un clima positivo“, sottolineato che “le indagini vanno avanti in modo costruttivo” e confermato “la volontà di continuare la collaborazione reciproca fino a un risultato definitivo (sulle indagini, ndr) in un futuro prossimo”.

Il Parlamento egiziano, affermando di “rispettare i principi di imparzialità e trasparenza” della magistratura, ha ribadito di volersi “attenere alla sovranità della legge” e di “non voler influenzare né interferire nel lavoro delle autorità investigative”, sottolineando che “le azioni unilaterali non sono nell’interesse dei due Paesi e non aiutano gli sforzi di rivelare la verità ed attuare la giustizia”.

“Lo Stato egiziano – conclude la nota – ha interesse nel rivelare i dettagli di quanto accaduto a Regeni considerando che (la morte, ndr) è avvenuta sul proprio territorio, come confermato a tutti i livelli e anche dal presidente del Parlamento, Ali Abdel Aal, a Fico durante i loro incontri al Cairo e a Roma”.

Solo a fine agosto scorso avevano fatto discutere le dichiarazioni Di Maio sul caso. “Al-Sisi mi ha detto che Regeni è uno di noi”, aveva dichiarato al termine di un incontro al Cairo con il presidente egiziano. Frasi ritenute dalle opposizioni non opportune. Oggi, il leader M5s, nonostante il silenzio subito dopo il gesto di rottura di Fico, ha deciso di sostenere l’azione del collega: “Questo governo ha provato in questi mesi la strada del dialogo con l’Egitto che deve darci delle risposte sull’omicidio di Giulio Regeni”, ha detto a margine di un incontro al Mise.

“Noi ci aspettiamo delle risposte non solo dalle nostre procure, che ringrazio per il lavoro che stanno facendo, ma anche da uno Stato che ci ha assicurato risposte efficaci”, ha detto sottolineando “che devono arrivare in questo periodo” e che ancora non stanno arrivando. “Lo abbiamo sempre detto. Abbiamo provato una strada ma se questa strada non porta a segnali dall’Egitto sull’individuazione del responsabile della morte di Giulio Regeni trarremo le conseguenze”. Conseguenze che a detta del vicepremier “non riguardano solo” la questione del blocco dell’export delle armi verso l’Egitto (aumentato da quando è in carica il governo Lega-M5s, come raccontato da Ilfattoquotidiano.it).

“Tutto quello che si fa come aziende in Egitto riguarda il libero mercato, ma è chiaro ed evidente che in un quadro di relazioni che riguardano anche l’economia tutto risentirà delle mancate risposte sull’omicidio di Giulio Regeni”. Quindi appunto anche l’Eni.

 di Alberto Sofia
 
La situazione rimane molto tesa a livello politico. E non tutti dentro l’esecutivo concordano con la decisione di interrompere le relazioni con il Cairo. Divise anche le opposizioni. Silenzio totale dal Partito democratico, mentre per Forza Italia è sbagliato toccare i rapporti con l’Egitto. “L’Italia deve esigere tutta la verità sul caso Regeni”, ha detto il senatore Maurizio Gasparri di Forza Italia.

 “E bene fanno, quelli che hanno i poteri, ad andare avanti nelle indagini senza guardare in faccia nessuno. Ma tornare alla rottura dei rapporti con l’Egitto sarebbe una follia. Non solo per gli interessi energetici che l’Italia ha, ma anche per il ruolo fondamentale che l’Egitto di Al-Sisi ha nel controllo dei flussi migratori”.

Per Fratelli d’Italia invece, l’errore è stato quello di Roberto Fico dal momento che ha scelto di agire in autonomia. “Il presidente della Camera”, ha detto il vicepresidente di Montecitorio Fabio Rampelli, “dopo aver schiaffeggiato la vittoria italiana nel centesimo anniversario della Prima guerra mondiale, si è prima preso la licenza di fare il ministro degli Esteri interrompendo le relazioni diplomatiche con l’Egitto per il caso Regeni senza concordarlo con gli Affari esteri né con la Presidenza del Consiglio e poi appunto di intimare a Conte la sottoscrizione del trattato Onu sull’immigrazione, il Global Compact. Nessuno ha mai creduto che questo governo sarebbe andato ‘de planò, ma nemmeno che sarebbero volati gli stracci nella coalizione dopo soli 6 mesi. In questo caos politico e diplomatico la Lega Nord è con le spalle al muro”.-

Presunti abusi del padre di Di 

Maio, il fascicolo in Procura

 

M5s fa quadrato sul vicepremier. 

Fico attacca sul decreto sicurezza.

 

I vigili urbani di Mariglianella (Napoli) hanno depositato alla Procura di Nola il fascicolo sui presunti abusi edilizi relativi a 4 manufatti, adibiti a deposito, trovati su un terreno di proprietà di Antonio Di Maio, padre di Luigi Di Maio e della zia del vicepremier. Lo ha detto il sindaco Felice Di Maiolo. "Ora si devono attendere i riscontri degli inquirenti", ha commentato. Ieri i vigili hanno sequestrato il terreno sul quale sono stati trovati anche dei rifiuti, perlopiù scarti edili.

M5s fa quadrato intorno a Luigi Di Maio dopo l'inchiesta delle Iene sui lavoratori in nero nell'azienda del padre. E mentre dalle pagine del Corriere Antonio Di Maio si addossa e le colpe e chiama fuori il figlio, sul blog M5s in un post si denuncia la delegittimazione ai danni dei pentastellati a tutti i livelli.

"La delegittimazione del MoVimento 5 Stelle da parte del quarto potere colpisce a tutti i livelli. Colpisce i nostri sindaci, colpisce i nostri parlamentari. Colpiscono anche Luigi Di Maio in questi giorni, essendo immacolato usano i parenti sbattendo in prima pagina suo padre per storie di 10 anni fa. E attenzione non è che Luigi sia sotto accusa per aver aiutato il babbo mentre era ministro, come è stato per Renzi e Boschi ma per un vincolo di sangue". E' quanto si legge in un passaggio di un posto sul blog M5s.

Intanto il presidente della Camera Roberto Fico si smarca su una serie di temi 'caldi' per il governo. "Se la mia assenza al momento della votazione è stata interpretata come una presa di distanza dal provvedimento? Bè, avete interpretato bene". Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico a margine del convegno sui beni comuni in corso all'accademia dei Lincei a proposito dell'assenza nel corso della votazione sul decreto sicurezza. "Perche io sono il presidente della Camera e rispetto il mio ruolo fino in fondo, diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale. Se poi parliamo del decreto nel merito, dopo che è passato, questo è un altro discorso", ha concluso.

"Assolutamente sì. Ritengo che l'Italia dovrebbe dire sì al global compact ed invito tutti a leggersi davvero il contenuto di questo accordo, perche, tra l'altro,ci consentirebbe di non restare soli nella gestione del fenomeno dell'immigrazione", ha detto inoltre Fico.

Ma da Fico arriva anche il sostegno al vicepremier. "Solidarietà a Luigi Di Maio che in questo momento sta subendo un fango incredibile", dice il presidente della Camera. "Quando leggo articoli di stampa o ascolto una trasmissione - aggiunge - non c'è mai niente che faccia riferimento a una colpa di Luigi, niente che faccia riferimento a una sua colpa né passata né nelle sue vesti di ministro.

Questo non è modo di fare, non è più politica, sono attacchi personali ingiustificati, che nella nostra società fanno solo male, non hanno senso".-

Manovra: 

disgelo Italia-Ue. Juncker: 

'Facciamo progressi'.

 

Anche il premier Giuseppe Conte si dice ottimista sulla possibilità che il nostro Paese non sia sottoposto alla procedura di infrazione.

 

Segnali di distensione tra l'Italia e l'Ue sulla manovra mentre anche il premier Giuseppe Conte si dice "ottimista" sulla possibilità per l'Italia di evitare una procedura di infrazione.

"Non si deve drammatizzare la questione dell'ipotesi di infrazione all'Italia" sulla manovra, ha detto il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker in una conferenza stampa a Buenos Aires a margine del G20.

"Stiamo facendo progressi". "Ho incontrato il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte a Bruxelles, e lo incontrerò ancora qui", ha ricordato Juncker.

"Non siamo in guerra con l'Italia, l'atmosfera è buona", ha assicurato rispondendo a una domanda sulla trattativa sulla manovra. "Siamo con l'Italia - ha aggiunto - se l'Italia è con noi".

"Sono sempre ottimista se no non mi sarei neppure seduto al tavolo e non sarei andato a Bruxelles", ha detto il premier Conte replicando a una domanda sulle parole del ministro dell'Economia, Giuseppe Tria, che si è detto fiducioso sulla possibilità di evitare la procedura di infrazione europea sulla manovra.

"Lo sono anche io", ha aggiunto. (ANSA)


Pioggia di miliardi per 

le ferrovie siciliane, 

Comitato Pendolari: 

“Basta con gli annunci”.

 


pubblicato da www.AMnotizie.it





“Basta con gli annunci, vogliamo la definizione di un piano di investimenti con un cronoprogramma definitivo”. 


Sono le richieste del Comitato Pendolari Siciliani – Ciufer dopo le dichiarazioni dell’Amministratore delegato e direttore generale di Rete Ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile che ha annunciato nei giorni scorsi alcuni degli interventi previsti nel piano degli investimenti da 14 miliardi per la Sicilia.

“Riteniamo opportuno e doveroso fare presente all’Ad Gentile e all’opinione pubblica che l’ennesimo annuncio sui tempi di percorrenza della Catania-Palermo continua ad essere una presa in giro per la Sicilia e i siciliani (alta velocità, velocità light, etc) ed è veramente riduttivo parlare della sola Catania-Palermo.

Nel Contratto Istituzionale di Sviluppo firmato nei primi mesi del 2013, veniva previsto proprio per la Palermo-Catania di portare i tempi di percorrenza dalle attuali 2 ore e 45 a 2 ore e 30 entro il 2014. Peccato che siamo nel 2018 e per arrivare da Catania a Palermo ci vogliono sempre 3 ore circa.”

Nel 2009, Rete Ferroviaria Italiana aveva chiesto ed ottenuto nel Contratto di Programma 2007-2011, 30 milioni di euro per ammodernare e velocizzare l’attuale tracciato della Catania-Palermo, portando i tempi di percorrenza al di sotto delle 2 ore e 30. Come mai Rete Ferroviaria Italiana Spa dal 2009 ad oggi non ha mai dato seguito a questo Contratto di Programma? Se oggi con appena un miliardo di euro si penserà a raddoppiare una piccola parte, tutto il resto, quando verrà ammodernato?

Dal 2003 ad oggi la spesa prevista per ammodernare tutta la rete ferroviaria era ed è di oltre 14 miliardi, ma quando si parla di Sicilia arrivano appena le briciole. Per la Catania-Palermo per cui la spesa prevista era di circa 6 miliardi, sono stati finanziati appena 823 milioni, ma i lavori che devono ancora iniziare. 

Tra le tratte in situazioni critiche il Comitato Pendolari cita:

Raddoppio Catania-Palermo: doveva essere l’unica linea ad alta velocità per collegare Palermo con Catania in 1 ora e 20 minuti, mentre sembra che finisca la sua corsa veloce da Catania a Raddusa-Catenanuova e il rimanente tracciato resterà ad unico binario anche se verrà ammodernato, chissà quando, in considerazione che al momento non ci sia alcun importo finanziato.

Castelbuono-Patti: nel 2003 erano previsti per il raddoppio 4,3 miliardi oggi scomparsi dai finanziamenti e non se ne parla nemmeno.”

Il Comitato chiede di fare il punto sullo stato dei lavori e/o dei finanziamenti che in alcuni casi dal 2003 ad oggi sono stati quasi raddoppiati e di avere il quadro degli investimenti infrastrutturali previsti nei 14 miliardi da spendere in Sicilia da oltre 15 anni.

La nota del comitato continua: “Non ci sorprende la dichiarazione di qualche mese fa dell’Ad di Rfi Spa Gentile che in Sicilia non serve l’alta velocità. In tempi non sospetti avevamo dichiarato che alla Sicilia non serviva l’alta velocità bensì la normale velocità, per ammodernare e velocizzare tutte le infrastrutture ferroviarie esistenti, dando così ai siciliani la possibilità di poter viaggiare in condizioni più umane e dignitose.

In conclusione desideriamo evidenziare, ancora una volta, che continueremo come sempre, con ogni mezzo legale, nella nostra battaglia per una mobilità eco ed equo-sostenibile che veda uscire finalmente la Sicilia da quella gogna di arretratezza in cui è stata relegata volutamente, ahimè, non solo da una classe politica regionale poco attenta ai bisogni dello sviluppo del territorio pari passo a quello nazionale ma anche da parte dei parlamentari nazionali, che in tutti questi anni, non hanno portato avanti un attento programma di progettazione e di finanziamenti per cercare di fare uscire il territorio siciliano da quel gap infrastrutturale che ha allontanato la Sicilia dal continente Italia.”-

 

Corruzione ad 'alta quota'.

 

Mazzette sull’Etna: imprenditore prometteva la 

‘funivia delle meraviglie’, 5 arresti. 

Sospesi funzionario e poliziotto.

 
 
 
Operazione anticorruzione in ‘alta quota’, sull’Etna. La Guardia di Finanza ha eseguito l’ordinanza per gli arresti domiciliari di Francesco Barone, 64 anni, dirigente dell’area tecnica del Comune di Linguaglossa; di Francesco Augusto Russo Morosoli, 41 anni rappresentante legale della Russo Morosoli Invest spa; di Agatino Simone Lo Grasso, 46 anni, e di Salvatore Di Franco, 58 anni, entrambi dirigenti dell’impresa.

Sono accusati di turbata libertà degli incanti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio correlati a gare pubbliche, indette per l’affidamento del servizio di trasposto a fini turistici sul versante Nord dell’Etna (pista rotabile di Piano Provenzana) negli anni 2016, 2017 e 2018, e per l’affidamento in concessione di un immobile di proprietà del Comune di Linguaglossa, di Monte Conca, avvenuto nel 2018. Morosoli deve rispondere anche del reato di estorsione ai danni di dipendenti dell’emittente televisiva Ultima Tv e di sottrazione fraudolenta di beni al pagamento delle imposte.

Arresti domiciliari anche per il sindaco di Bronte, Graziano Calanna, 47 anni, per istigazione alla corruzione, in relazione alla richiesta di utilità corruttive indebite per procedere all’affidamento a un’impresa privata della gestione della manutenzione e sfruttamento dell’energia elettrica prodotta dall’acquedotto comunale di Bronte. Il Gip ha anche disposto la misura interdittiva della sospensione dai pubblici uffici nei confronti di Orazio Di Stefano, funzionario dell’Ente Parco dell’Etna, per corruzione connessa alla rivelazione di segreti d’ufficio, e nei confronti di Alessandro Galante, agente della Polizia di Stato, per concorso nel reato di turbata libertà degli incanti connesso all’immobile di Monte Conca.

L’impianto faraonico promesso da Francesco Augusto Russo Morosoli

Francesco Augusto Russo Morosoli, a metà novembre aveva firmato il contratto per la funivia delle meraviglie. Salire sull’Etna, era stata la sua promessa, sarebbe stata un’esperienza indimenticabile.

 Oggi, però, per l’accusa, sarebbe stato uno dei tasselli fondamentali della gestione monopolistica del settore delle escursioni sul vulcano, foraggiata da mazzette e favori.

“Entro il 2020, era stato l’annuncio solo alcune settimane fa, ‘a Muntagna’ sarà scalabile con una funivia nuova di zecca”. Tecnologia altoatesina, design sabaudo. La realizzazione doveva essere affidata agli stabilimenti Leitner di Vipiteno (Bolzano), dove era stata siglata l’intesa per creare la nuova cabinovia, interamente finanziata con capitali privati del Gruppo Russo Morosoli.

Dodici piloni lunghi 196 metri contro i 20 oggi esistenti, una portata oraria di duemila persone l’ora, rispetto alle 1.200 di oggi, 35 cabine Diamond Evo, firmate Pininfarina, più resistenti alle raffiche di vento e in grado di trasportare fino a dieci persone. Una lunghezza che sfiora i duemila metri, come si legge nelle note tecniche dell’impianto, con una velocità oraria di sei metri al secondo e un tempo di percorrenza di 5 minuti e 20 secondi per conquistare il vulcano più alto d’Europa.

“Un grande progetto di riqualificazione e ammodernamento” – lo aveva definito Russo Morosoli – “un impianto rispettoso dell’ambiente con soli 12 sostegni necessari alle funi, la metà di quelli esistenti”.

L’impianto, secondo il progetto, non doveva nascere dalle ceneri delle vecchie funivie sempre distrutte dalla lava (ben cinque volte dall’inaugurazione del 1956) ma dalla volontà di ammodernare e riqualificare la stazione sciistica e turistica siciliana. Ma ora ecco il terremoto giudiziario, imprevedibile come un’eruzione.-

 

Traffico di droga tra 

Calabria e Sicilia.

 

Venditori ambulanti e corrieri di cocaina, 

hashish e marijuana: 14 arresti.

 
 
Cocaina, hashish e marijuana partivano da Reggio Calabria, raggiungevano Palermo e da lì Agrigento e l’isola di Lampedusa. E’ quanto portato alla luce da una vasta operazione di polizia, che ha impegnato 4 Squadre mobili: quelle di Palermo, Reggio Calabria, Agrigento e Siracusa. Eseguite 14 ordinanze di misure cautelari.

L’hanno chiamata ‘Operazione Lampedusa’ l’indagine coordinata dalla Dda di Palermo che ha stabilito il traffico di cocaina, hashish e marijuana tra le due regioni che avveniva attraverso una fitta rete di corrieri che, grazie al lavoro di ambulanti, attraversano le varie province.

Ambulanti che si spostavano nei vari mercati rionali e così trasportavano la droga senza destare sospetto. Lo stupefacente, pur provenendo per la maggior parte dalla Calabria, aveva anche fonti di approvvigionamento locali.-

 

Il Comitato pendolari chiede 

che fine abbiano fatto 

soldi e opere.

 

Ferrovie siciliane ferme agli accordi tra Cuffaro e Lunardi.

 
 
Un accordo di programma, mai attuato, risalente ai tempi del governatore Salvatore Cuffaro e del ministro Pietro Lunardi e una politica assente ingiustificata, a Palermo come a Roma. Questo il vero stato dell’arte delle ferrovie siciliane, dipinto dal Comitato pendolari in risposta alle ultime dichiarazioni dell’amministratore delegato di Rete ferroviaria Italiana, Maurizio Gentile, in relazione a una serie di interventi teoricamente previsti nel piano degli investimenti da 14 miliardi per la Sicilia. Dichiarazioni che lasciano poco spazio alle speranze se confrontate a una realtà che, prima ancora dell’alta velocità, avrebbe bisogno della “normale velocità” nella realizzazione delle infrastrutture.

“I siciliani – ricorda Giosuè Malaponti, presidente del Comitato pendolari siciliani – si aspettano ancora di vedere realizzate quelle opere che furono iscritte nel primo accordo di programma quadro tra Regione siciliana (Cuffaro presidente) e il ministero dei Trasporti (Lunardi ministro), quasi ventanni fa, e precisamente nei primi giorni di ottobre del 2001″.

Una Sicilia degradata e lasciata volutamente indietro, secondo Malaponti, “non solo da una classe politica regionale poca attenta ai bisogni dello sviluppo del territorio pari passo a quello nazionale ma anche da parte dei parlamentari nazionali, che in tutti questi anni, non hanno portato avanti un attento programma di progettazione e di finanziamenti per cercare di fare uscire il territorio siciliano da quel gap infrastrutturale che ha allontanato la Sicilia dal continente Italia“.

Sono soprattutto le dichiarazioni di Gentile sui tempi di percorrenza della tratta Catania-Palermo ad accendere Malaponti: “Continua ad essere una presa in giro per la Sicilia e i siciliani”. Stando al contratto istituzionale di sviluppo firmato nei primi mesi del 2013, sarebbero dovuti scendere “dalle attuali 2 ore e 45 (che poi nella realtà sono sempre circa 3 ore) a 2 ore e 30 entro il 2014. Peccato – fa rilevare – che siamo nel 2018 e per arrivare da Catania a Palermo ci vogliono sempre 3 ore circa”.

Il presidente del Ciufer torna poi al 2009, quando “dopo l’operazione Freccia Rotta, Rfi Spa aveva chiesto ed ottenuto, nel contratto di programma 2007-2011, 30 milioni di euro per ammodernare e velocizzare l’attuale tracciato della Catania-Palermo, portando i tempi di percorrenza al di sotto delle 2 ore e 30. Come mai Rete ferroviaria italiana Spa dal 2009 ad oggi – domanda – non ha mai dato seguito a questo contratto di programma? Se oggi con appena un miliardo di euro si penserà a raddoppiare una piccola parte, tutto il resto, quando verrà ammodernato?”.

“Un raddoppio che non verrà mai raddoppiato”, insiste Malaponti, tenuto conto che “dal 2003 ad oggi la spesa prevista per ammodernare tutta la rete ferroviaria era ed è di oltre 14 miliardi, ma quando si parla di Sicilia arrivano appena le briciole. Per esempio, su un investimento di circa 6 miliardi sulla Napoli-Bari, sono stati finanziati circa 3 miliardi, mentre per la Catania – Palermo per cui la spesa prevista era di circa 6 miliardi, sono stati finanziati appena 823 milioni. Lavori che devono ancora iniziare”.

Questo il quadro della situazione nell’intera rete siciliana stando al report del numero uno del Ciufer.


Raddoppio Catania-Palermo – Il raddoppio della Catania – Palermo doveva essere l’unica linea ad alta velocità e capacità a collegare Palermo con Catania in 1 ora e 20 minuti, mentre sembra che finisca la sua corsa veloce da Catania a Raddusa – Catenanuova e il rimanente tracciato resterà ad unico binario anche se verrà ammodernato, chissà quando, in considerazione che al momento non ci sia alcun importo finanziato.

Castelbuono-Patti – Nel 2003 erano previsti per il raddoppio 4,3 miliardi oggi scomparsi dai finanziamenti e non se ne parla nemmeno.

Fiumefreddo-Giampilieri – Fino a quando non vedremo posta la prima pietra e l’apertura dei cantieri non ci bastano le conferenze dei servizi che restano solo dei passaggi obbligati.

Caltagirone-Gela – La linea è chiusa dall’11 maggio 2011 per il crollo di alcune arcate del ponte ferroviario, finito di demolire nell’ottobre 2014 ed anche qui un nulla di fatto a distanza di sette anni e mezzo e non si hanno date certe nonostante siano stati finanziati 90 milioni di euro per la riapertura e la messa in sicurezza degli altri viadotti del tracciato.

Gela-Canicattì – In questa tratta sono stati spesi per ammodernamenti 35 milioni, da oltre tre anni e mezzo, lasciando la stessa ancora non elettrificata.

Alcamo-Trapani Via Milo – Linea ferroviaria chiusa per smottamenti dal 25 febbraio 2013 e ad oggi non viene prospettato nessun intervento di riapertura, se non il finanziamento sbandierato di circa 70 milioni risalente a circa 4 anni fa che è diventato oggi di oltre 140 milioni ma di date certe di inizio lavori non se ne parla.

Velocizzazione della Alcamo-Trapani – Nel 2003 erano previsti 300 milioni.

Velocizzazione della Siracusa-Ragusa-Gela – Nel 2003 erano previsti 600 milioni.

Catania Centrale interramento stazione – Nel 2003 erano previsti 427 milioni.

Velocizzazione Bicocca-Targia – Nel 2003 erano previsti 76 milioni.

“Di tutte queste opere elencate – prosegue Malaponti – qualcuno ci potrà spiegare lo stato dei lavori e/o dei finanziamenti che in alcuni casi dal 2003 ad oggi sono stati quasi raddoppiati? Allora una volta per tutte è possibile avere il quadro degli investimenti infrastrutturali previsti nei 14 miliardi da spendere da in Sicilia da oltre 15 anni? E’ possibile venire a conoscenza del piano degli investimenti aggiornato con il relativo cronoprogramma che stabilisce tempi, modi, progetti e finanziamenti già confermati?”.

“Non ci sorprende – conclude – la dichiarazione di qualche mese fa dell’Ad di Rfi Spa Gentile che in Sicilia non serve l’alta velocità. In tempi non sospetti avevamo dichiarato che alla Sicilia non serviva l’alta velocità ma la normale velocità. 

Si, proprio la normale velocità nell’ammodernare e velocizzare tutte le infrastrutture ferroviarie esistenti, dando così ai siciliani la possibilità di poter viaggiare in condizioni più umane e dignitose”.-

M5s fa quadrato su 

Di Maio. Fico attacca 

su decreto sicurezza.

 

Post sul blog dei pentastellati. Il padre del 

vicepremier: 'Colpa mia'.

 

M5s fa quadrato intorno a Luigi Di Maio dopo l'inchiesta delle Iene sui lavoratori in nero nell'azienda del padre. E mentre dalle pagine del Corriere Antonio Di Maio si addossa e le colpe e chiama fuori il figlio, sul blog M5s in un post si denuncia la delegittimazione ai danni dei pentastellati a tutti i livelli.

"La delegittimazione del MoVimento 5 Stelle da parte del quarto potere colpisce a tutti i livelli. Colpisce i nostri sindaci, colpisce i nostri parlamentari. Colpiscono anche Luigi Di Maio in questi giorni, essendo immacolato usano i parenti sbattendo in prima pagina suo padre per storie di 10 anni fa. E attenzione non è che Luigi sia sotto accusa per aver aiutato il babbo mentre era ministro, come è stato per Renzi e Boschi ma per un vincolo di sangue". E' quanto si legge in un passaggio di un posto sul blog M5s.

Intanto il presidente della Camera Roberto Fico si smarca su una serie di temi 'caldi' per il governo. "Se la mia assenza al momento della votazione è stata interpretata come una presa di distanza dal provvedimento? Bè, avete interpretato bene". Lo ha detto il presidente della Camera Roberto Fico a margine del convegno sui beni comuni in corso all'accademia dei Lincei a proposito dell'assenza nel corso della votazione sul decreto sicurezza.

"Perche io sono il presidente della Camera e rispetto il mio ruolo fino in fondo, diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale. Se poi parliamo del decreto nel merito, dopo che è passato, questo è un altro discorso", ha concluso.

"Assolutamente sì. Ritengo che l'Italia dovrebbe dire sì al global compact ed invito tutti a leggersi davvero il contenuto di questo accordo, perche, tra l'altro,ci consentirebbe di non restare soli nella gestione del fenomeno dell'immigrazione", ha detto inoltre Fico.

Ma da Fico arriva anche il sostegno al vicepremier. "Solidarietà a Luigi Di Maio che in questo momento sta subendo un fango incredibile", dice il presidente della Camera. "Quando leggo articoli di stampa o ascolto una trasmissione - aggiunge - non c'è mai niente che faccia riferimento a una colpa di Luigi, niente che faccia riferimento a una sua colpa né passata né nelle sue vesti di ministro.

Questo non è modo di fare, non è più politica, sono attacchi personali ingiustificati, che nella nostra società fanno solo male, non hanno senso". (ANSA)

Decreto Sicurezza, Fico: 

“Ho preso le distanze? 

Avete interpretato bene. 

Global compact? Bisogna 

aderire assolutamente”.

 

Decreto Sicurezza, Fico: “Ho preso le distanze? Avete interpretato bene. Global compact? Bisogna aderire assolutamente”



La replica del ministro dell'Interno Salvini: "Non ho capito se hanno letto il decreto, visto che aumenta la lotta alla mafia".

 

Non si muove da capo-corrente anche perché per dire la sua ha atteso l’approvazione del decreto. Ma il malessere di una parte del M5s nei confronti del decreto Sicurezza ora parla attraverso la voce del presidente della Camera Roberto Fico, che ricopre la più altra carica istituzionale tra i Cinquestelle, la terza dello Stato.

Fico non c’era al momento delle dichiarazioni di voto sul voto di fiducia sul decreto e ancora era stata vistosa la sua assenza al momento del voto sul provvedimento. Un segnale, avevano detto i giornali. Una presa di distanza? Oggi Fico, a margine di un convegno sui beni comuni all’Accademia dei Lincei, risponde che “sì, è stata interpretata bene”. Spiega: “Perché io sono il presidente della Camera e rispetto il mio ruolo fino in fondo, diritti di maggioranza e di opposizione, mando avanti i provvedimenti che arrivano in Aula con la collaborazione di tutti i capigruppo e rimango fedele al mio ruolo istituzionale.

Se poi parliamo del decreto nel merito, dopo che è passato, questo è un altro discorso“. A Fico ha risposto il ministro dell’Interno Matteo Salvini: “Non ho capito se hanno letto il decreto, né dove sta il problema, visto che aumenta la lotta alla mafia e al racket” ha detto al L’intervista di Maria Latella, su SkyTg24.
Nei giorni scorsi il M5s ha vissuto molte tensioni sia al Senato che alla Camera proprio sul decreto Sicurezza, con tanto di segnalazioni ai probiviri, rischio di sospensioni e addirittura di espulsioni per voti “non conformi” a quelli dei rispettivi gruppi parlamentari. Tra questi, come si ricorderà, i senatori Gregorio De Falco e Paola Nugnes ma anche i 19 deputati che avevano scritto una lettera al capogruppo Francesco D’Uva per esprimere il proprio malessere.

Tutti i malumori, però, erano rientrati più per disciplina, per rispetto del contratto di governo e del patto con la Lega che non per convinzione
.
Non solo. A chi ha chiesto al presidente dell’assemblea di Montecitorio se bisogna aderire al Global Compact, lui ha risposto così: “Assolutamente sì. Ritengo che l’Italia dovrebbe dire sì al global compact ed invito tutti a leggersi davvero il contenuto di questo accordo, perché, tra l’altro,ci consentirebbe di non restare soli nella gestione del fenomeno dell’immigrazione”.

Video di Alberto Sofia
 
Salvini ha replicato anche su questo: “Fico faccia votare il Parlamento e il Parlamento deciderà. Io sono contrario perché mette insieme migranti regolari e irregolari”. La Lega voterà contro? “Assolutamente”.-

Istat: 

il tasso di disoccupazione 

ad ottobre sale a 10,6%. 

Per i giovani cresce al 32,5%

 

Gli occupati ad ottobre stabili, +159.000 su anno.

 

Il tasso di disoccupazione a ottobre sale ancora toccando il 10,6% con una crescita di 0,2 punti su settembre, a seguito di un arrotondamento, e un calo di 0,5 punti su ottobre 2017. Il mese di settembre è stato rivisto al rialzo al 10,3%. Lo rileva l'Istat spiegando che i disoccupati nel mese erano 2.746.000, in crescita di 64.000 unità su settembre e in calo di 118.000 unità su ottobre 2017. Se si guarda al trimestre agosto-ottobre il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,2 punti sul trimestre precedente.

Per quanto riguarda i giovani, il tasso cresce rispetto a settembre arrivando al 32,5% (+0,1 punti ma il mese precedente è stato rivisto dal 31,6% al 32,4%)) ma resta in calo rispetto a ottobre 2017 (-1,6 punti). Lo rileva l'Istat. Il tasso di occupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni è al 17,6%, in lieve crescita sia sul mese (+0,1 punti) e sull'anno (+0,3 punti).

Gli occupati sono rimasti sostanzialmente stabili rispetto a settembre (+9.000 unità) mentre sono cresciuti di 159.000 unità su ottobre 2017. L'Istat spiega che il tasso di occupazione è rimasto stabile al 58,7%. L'occupazione appare in calo nel trimestre agosto-ottobre rispetto a quello precedente (-40.000 unità). La stabilità degli occupati su settembre deriva da un aumento dei dipendenti permanenti (+37.000) e da un calo per i lavoratori a termine (-13.000) e degli indipendenti (-16.000). (ANSA)

Valanga di lettere Inps: 

ricalcolo degli assegni ​

e richiesta di arretrati.



L'Inps sta inviando migliaia di lettere a diversi invalidi civili per chiedere indietro i soldi delle prestazioni pensionistiche erogate.






L'Inps sta inviando migliaia di lettere a diversi invalidi civili per chiedere indietro i soldi delle prestazioni pensionistiche erogate.








Nel mirino dell'Istituto di previdenza sociale sono finiti tutti coloro che percepiscono un assegno mensile di invalidità o una pensione di invalidità. Come ricorda Libero, nella comunicazione dell'Inps viene comunicato una rideterminazione dell'assegno con una conseguente sforbiciata all'assegno e la restituzione delle somme incassate negli ultimi due anni. 
Nella missiva Inps non vengono però specificati, sempre secondo Libero, i motivi del cambiamento degli importi. Il punto centrale della lettera dell'Inps è uno solo: la revoca della pensione di invalidità e la richiesta del pagamento di quanto "percepito indebitamente". L'unica mossa da poter fare in questi casi è recarsi personalmente agli uffici Inps più vicini e chiedere ulteriori spiegazioni.
Normalmente gli invalidi civili che non superano i limiti reddituali devono onorare l'obbligo di invio della dichiarazione dei redditi anche tramite i Caf. Ergo appare abbastanza improbabile l'ipotesi che possa esserci una discrepanza tra quanto dichiarato nel Red e i limiti determinati dalle normative. 
Inoltre è necessario farsi affiancare da un Caf anche nella fase successiva per poter considerare quali sono le contestazioni mosse dall'Inps. In alcune lettere non sono presenti nemmeno i limiti di tempo entro cui poter fare ricorso. L'onere della prova è comunque a carico del cittadino. Un ricorso può comunque essere presentato attraverso il portale web dell'Inps.-