giovedì 30 novembre 2017

Dalla sinistra ai

Cinque Stelle: ci

vogliono tassare la casa.


Da D'Alema a Bersani, fino alla Boldrini: c'è nostalgia dell'Imu. L'idea in passato piaceva pure ai grillini. Immobili nel mirino.


Il mercato immobiliare, dopo una crescita nel 2016, in questo 2017 fa registrare solo un tiepido aumento del 5 per cento.





Eppure c'è chi pensa ancora di poter tornare a tartassare la prima casa. Una mossa che di certo non farebbe bene al mercato del settore. Tra i fan della bastonata fiscale sulla prima casa c'è Massimo D'Alema che non ha nascosto la sua intenzione di voler puntare nuovamente sull'Imu. Non è un pensiero isolato. Infatti a sinistra la tassa sulla casa sta diventando una sorta di filo rosso programmatico che rischia di riservare amare sorprese per chi ha una casa. Mdp e i bersaniani infatti non hanno ancora rinunciato all'idea di tassare chi ha per esempio una proprietà immobiliare che supera un milione e mezzo di euro. Come ricorda ilGiorno, queste mosse a sinistra servono anche per dare un segnale allo zoccolo duro dell'elettorato rosso. E così anche la Boldrini qualche settimana fa ha esposto uno dei suoi punti programmatici: "Ripristiniamo, per chi ha grandi patrimoni, la tassa sulla prima casa. Come prevede la Costituzione, chi ha di più deve contribuire di più". Parole chiare che annunciano stangate sui tetti delle case. In questo quadro anche la Cgil tifa per una tassa sulla casa. La Camusso non ha mai fatto mistero di volere un'imposta sui grandi patrimoni con un'addizionale secca all'1 per cento per chi ha una dote almeno di 800mila euro. Il tutto per portare nelle casse dell'erario le risorse per ridurre l'età per la pensione. E uno studio in questo senso a quanto pare sarebbe stato portato avanti dal centro studi che fa riferimento a l'ex ministro dell'Economia, Vincenzo Visco. E a quanto pare, come aveva ricordato il Giornale, anche il Movimento Cinque Stelle in passato aveva pensato a imposte di questo tipo di imposta per dare ossigeno al reddito di cittadinanza. Questo punto non figura più nel programma grillino ma non è escluso che possa tornare per assicurare le coperture ad altre proposte pentastellate. Insomma da sinistra e dai cinque stelle può arrivare un vento "tassarolo" che può scoperchiare i tetti delle nostre case...

Etruria,

in commissione banche il Pd

dà tutte le colpe a Bankitalia:

“Sue le vere responsabilità,

emerge l’inenarrabile”.

di | 30 novembre 2017 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it

        
Etruria, in commissione banche il Pd dà tutte le colpe a Bankitalia: “Sue le vere responsabilità, emerge l’inenarrabile”


Politica

Il procuratore di Arezzo Rossi in audizione ha detto che Pier Luigi Boschi non partecipò ai cda che hanno deliberato finanziamenti finiti poi in sofferenza configurando "il reato di bancarotta". E ha definito "strano" che via Nazionale abbia spinto per la fusione con Pop Vicenza. I renziani raccolgono l'assist: "Non solo non ha vigilato ma è colpevole del crac".
La “vera responsabilità” del fallimento di Banca Etruria? Tutta di Banca d’Italia, non solo in termini di vigilanza ma “per un suo ruolo financo eccessivo” nella gestione della crisi dell’istituto. “Sciocchezze”, invece, le discussioni le colpe dell’ex vicepresidente Pierluigi Boschi. Come attestato del resto dal procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi, fino a dicembre 2015 consulente per gli affari giuridici del governo Renzi. Che ha escluso che Boschi senior abbia partecipato alle riunioni durante le quali furono deliberati finanziamenti finiti poi in sofferenza configurando il reato di bancarotta. Nella commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario va in scena, come da programmi del Pd, la difesa del Giglio magico attraverso l’attribuzione di tutte le colpe del crac aretino al capro espiatorio individuato in ottobre da Matteo Renzi: Ignazio Visco e la sua via Nazionale. “Quello che sta uscendo ha dell’incredibile, dell’inenarrabile, emerge che Bankitalia non ha vigilato per nulla”, fanno filtrare dal Nazareno.
“Dalla relazione Bankitalia a noi inviata, dopo la terza ispezione su Etruria, si legge che “è stata lasciata inevasa la richiesta dell’organo di vigilanza di operazione con partner di elevato standing, e non è stata portata all’attenzione dell’assemblea dei soci l’unica offerta giuridicamente rilevante cioè quella avanzata da banca Popolare di Vicenza”, ha esordito Rossi rievocando i fatti del biennio 2013-2015. “Ci è sembrato un poco strano“, visto che “nella relazione ispettiva, già quella del 2012 su Vicenza, sembra di leggere le relazioni su Etruria. Ci sono l’inadeguatezza degli organi, i crediti deteriorati e anche le azioni baciate che almeno noi (ad Arezzo) non ce l’avevamo”. Insomma: via Nazionale ha cercato di imporre all’Etruria il matrimonio con un altro zoppo, quella Pop Vicenza finita in liquidazione lo scorso giugno, ritenendola evidentemente un “partner di elevato standing”. Bankitalia nel febbraio 2015, ha ricordato, “stigmatizza l’operato dei vertici di Etruria e, come si legge, “il ruolo contraddittorio del presidente Rosi che nelle trattative con Vicenza, a fronte di rassicurazioni che forniva, teneva comportamenti che hanno portato all’interruzione della trattativa””. E “l’impressione è che questo” “sia stato determinante nel commissariamento”.
In effetti a fronte della mancata fusione, da lei stessa propiziata, via Nazionale censurò e sanzionò i vertici fino ad arrivare al commissariamento dell’istituto. Ed è vero anche che Visco, audito dalla Camera nel giugno 2016, disse il falso negando che il gran rifiuto a Gianni Zonin fosse tra le cause della richiesta di commissariamento inviata al ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan nonostante il provvedimento citi proprio la mancata presentazione all’Assemblea dei soci dell'”unica offerta giuridicamente rilevante presentata”. Insomma: il Pd si è visto servire su un piatto d’argento l’occasione per festeggiare lo “sgretolamento del castello di sciocchezze” sul fallimento dell’Etruria. “La verità, prima o poi, viene a galla”, ha esultato Andrea Marcucci.
Anche perché Rossi, nelle parti non secretate dell’audizione (la cui diretta video è stata però interrotta tutte le volte che venivano toccati “aspetti riservati”), non ha detto una parola per esempio sugli incontri di Pier Luigi Boschi con Flavio Carboni. Cioè il faccendiere, a processo per la cosiddetta loggia P3, che a Il Fatto Quotidiano ha raccontato come Boschi gli chiese di individuare “persone adeguate” per ruoli di vertice all’interno della banca. Mentre ha tenuto ha sottolineare che “le persone si distinguono non per di chi sono figli o padri, per il loro orientamento sessuale o politico, ma per i comportamenti” e “noi sulla responsabilità per la bancarotta vediamo i comportamenti e questi discendono dalle delibere. I conflitti di interesse li abbiamo tutti evidenziati, per noi i crediti valgono se vanno poi in sofferenza altrimenti non costituiscono il reato bancarotta”.
E Boschi, entrato in cda nel 2011 come amministratore senza deleghe e diventato uno dei due vicepresidenti nel maggio 2014 assieme a Lorenzo Rosi, non risulta aver firmato le delibere incriminate. Ciò non toglie che la stessa Bankitalia l’abbia sanzionato nel 2014 per “violazioni di disposizioni sulla governance, carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nella gestione nel controllo del credito e omesse e inesatte segnalazioni alla vigilanza” e Consob gli abbia inflitto una multa da 120mila euro per violazioni relative ai prospetti informativi delle obbligazioni vendute ai piccoli risparmiatori. Il liquidatore dell’Etruria Giuseppe Santoni chiede poi in sede civile a lui e agli altri ex amministratori il risarcimento di 465 milioni complessivi di danni, ritenendoli responsabili del disastro finanziario dell’istituto. “Le sanzioni sono diverse dalle azioni penali”, è stato il commento di Rossi. Quanto al mancato rinvio a giudizio di Boschi senior, “quello del signor Boschi non è un caso singolo” perché “Bankitalia ha sanzionato tutti i membri dei consigli di amministrazione, ma dei membri degli ultimi due cda non ne sono stati rinviati a giudizio 14”. E lui “non ha mai partecipato a delibere per finanziamenti che fondano il reato di bancarotta”. Boschi, ha quindi ricordato il pm, non era né nel comitato esecutivo né in quello credito.
Infine a Rossi è stato chiesto della telefonata del 3 febbraio 2015 tra lo stesso Boschi e Vincenzo Consoli, durante la quale il padre dell’allora ministro spiegava al dg di Veneto Banca che il giorno dopo avrebbe “parlato col presidente” della possibilità di unire i due istituti. Il procuratore di Arezzo si è limitato a dire che l’intercettazione “non risulta” agli atti della sua inchiesta sulla bancarotta. Forse “si tratta di accertamenti disposti dalla Procura di Vicenza di cui non ci ha reso partecipi”, ha detto.
Resta da vedere, ora, se la commissione di inchiesta sentirà anche l’ex amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni. Ferruccio de Bortoli nel suo ultimo libro ha rivelato che nel 2015 l’allora ministra Boschi gli chiese di salvare Banca Etruria. Ghizzoni non confermato né smentito, ma ha anticipato che avrebbe raccontato la sua versione dei fatti davanti all’organo parlamentare.-

Pd, nuovo attacco a

Bankitalia Orfini: "Su

Banca Etruria emersa

sua vera responsabilità"


Il presidente Pd attacca Via Nazionale. L'audizione del procuratore di Arezzo Roberto Rossi in commissione banche: "Strano che Banca d'Italia incentivasse fusione con Etruria". La replica: mai sostenute nozze con Bpvi.




MILANO - Torna a riaccendersi lo scontro tra il Partito democratico e Banca d'Italia. L'ultimo attacco arriva dal presidente dem Matteo Orfini. "Si sta sgretolando il castello di sciocchezze e sta emergendo la vera responsabilità" del fallimento di Banca Etruria "che è stata della Banca d'Italia" non solo in termini di vigilanza ma "per un suo ruolo financo eccessivo", ha detto.

L'AUDIZIONE DEL PROCURATORE ROSSI

Un attacco che arriva al termine dell'audizione del procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi sul caso dell'istituto toscano presso la commissione di inchiesta sulle banche. Questa mattina Rossi aveva posto l'accento sulla spinta esercitata da Banca d'Italia nel 2013 su Banca Etruria per scegliere Banca Popolare di Vicenza come partner "di elevato standing" in vista di una possibile fusione l'istituto toscano, definendo questa scelta "singolare". "Ci è sembrato un poco strano" - aveva detto Rossi -  che venisse dalla Banca d'Italia incentivata l'aggregazione di Banca Etruria con Popolare di Vicenza la quale, "leggendo dalle fonti aperte le ispezioni" di Via Nazionale "era in condizioni simili". Secondo Rossi inoltre la mancata operazione portò poi Bankitalia a censurare e sanzionare i vertici e al commissariamento dell'istituto a febbraio 2015.

LA REPLICA DI BANKITALIA


Circostanze, queste, smentita da fonti di Via Nazionale: "Dopo le ispezioni del 2013, e le irregolarità emerse, Bankitalia ha chiesto ad Etruria di adottare una serie di misure correttive e di ricercare l'aggregazione con un partner di elevato standing", si spiaga da Banca d'Italia. "La scelta del partner è stata rimessa all'autonoma valutazione degli organi aziendali" spiegano rimandando a quanto già sul sito dell'istituto. Quanto al motivo del commissariamento della banca,  Bankitalia fa sapere di avere contestato a Banca
Etruria non la mancata aggregazione con la Popolare di Vicenza Vicenza ma il fatto che l'unica proposta di aggregazione ricevuta, che era proprio quella di Vicenza, non fosse stata portata a conoscenza dell'Assemblea, unico organismo cui spettava la decisione

ROSSI: "PER BANKITALIA ETRURIA ERA OPERAZIONE PRIORITARIA"

Il procuratore di Arezzo ha ricordato come la Banca d'Italia chiese nel dicembre 2013, a seguito di ispezioni e azioni di vigilanza, "ad Etruria di integrarsi in gruppo di elevato standing con 'le necessarie risorse patrimoniali e professionali'. E qui, spiega il pm, abbiamo tracce documentali di tentativi di ricerca di un gruppo che possa risollevare le sorti di Etruria, vengono investiti diversi organi e advisor come Mediobanca per un'operazione che Bankitalia definisce operazione 'prioritaria'. Bankitalia ci dà notizia di alcuni contatti, fra cui una banca israeliana, ma nessuno concreto. -

L'unica trattativa concreta fu quella con Bpvi che aveva fatto un' offerta da 1 euro per azione".

Rossi ha spiegato poi come "dalla relazione Bankitalia a noi inviata, la terza ispezione su Etruria, si legge che "è stata lasciata inevasa la richiesta dell'organo di vigilanza di operazione con partner di elevato standing, non è stata portata all'attenzione dell'assemblea dei soci l'unica offerta giuridicamente rilevante cioè quella avanzata da Bpvi".

Per il procuratore di Arezzo quindi Bankitalia nel febbraio 2015, "stigmatizza l'operato dei vertici di Etruria e, come si legge, "il ruolo contraddittorio del presidente Rosi che nelle trattative con Vicenza, a fronte di rassicurazioni che forniva, teneva comportamenti che hanno portato all'interruzione della trattativa". Subito dopo, ricorda Rossi, arriva il commissariamento e sanzioni al cda di Etruria proprio per non aver proceduto all'aggregazione. "Dobbiamo ritenere - ha aggiunto Rossi - che Bpvi era ritenuto un partner di elevato standing. Alla fine noi abbiamo questo quadro e e poi abbiamo letto dichiarazioni dell'ispettore Bankitalia in cui ci venivano relazionati condizioni di Bpvi non dissimili da Etruria. L'abbiamo trovato un po' singolare che venisse incentivata questa aggregazione. Nella  relazione ispettiva, già quella del 2012 su Vicenza, sembra di leggere le relazioni su Etruria. Ci sono l'inadeguatezza degli organi, i crediti deteriorati e anche le azioni baciate che almeno noi (ad Arezzo) non ce l'avevamo. L'impressione è che questo sia stato determinante nel commissariamento".

"Ora - ha concluso Rossi - approfondiremo, abbiamo fatto già richiesta ai colleghi di Vicenza di mandarci i documenti. Da quello letto a fonti aperte qui da voi nella Commissione ci è sembrato un pochino strano".-




CATANIA, INFANZIA NEGATA.

SPACCIA A SEI ANNI.


Di Redazione
giovedì, 30 novembre, 2017
Pubblicato da www.linformazione.eu


Anche un bimbo di 6 anni veniva utilizzato per lo spaccio di droga a Catania dall’organizzazione sgominata stamane dai carabinieri che hanno arrestato 36 persone per smercio di cocaina e marijuana nel rione di Librino. E’ uno dei particolari resi noti durante la conferenza stampa dell’operazione, denominata “chilometri zero”, alla quale ha preso parte, tra gli altri, il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro. “A questo bambino è stato sottratto il futuro”, hanno detto gli investigatori. Il bambino veniva utilizzato durante la fase di spaccio con diverse modalità. Gli investigatori hanno sottolineato che si cercherà di “recuperare al più presto” il minorenne.
I militari hanno al setaccio un intero agglomerato della periferia sud della città, il quartiere Librino, considerato il più redditizio ‘supermarket’ della droga, a conclusione una imponente e complessa attività investigativa che ha portato all’emissione di un provvedimento di custodia cautelare in carcere nei confronti di 36 indagati. L’ordinanza è stata emessa dal Gip su richiesta della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania ipotizzando i reati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di cocaina e marijuana per conto di Cosa Nostra catanese.-

Ansa


SICILIA, PRIMA SEDUTA DELLA GIUNTA

REGIONALE. MANCA SGARBI.


Di Redazione
giovedì, 30 novembre, 2017
Pubblicato da www.linformazione.eu


Manca solo Vittorio Sgarbi che dopo avere salutato i colleghi assessori ha preso un aereo per impegni, nella prima foto di gruppo della giunta di Nello Musumeci. Il presidente della Regione ha riunito a Palazzo d’Orleans la sua squadra di governo per la prima seduta, a meno 24 ore dalla firma dei decreti di nomina. Dopo le foto Musumeci ha invitato cronisti, fotografi e cameraman a uscire dalla sala Alessi, al terzo piano del Palazzo. “Questa giunta vuole mantenere un profilo basso – ha detto Musumeci – Vi stupiremo ma vogliamo parlare con i fatti, anche in questo vogliamo rimarcare il cambiamento”. Per la prima apparizione in giunta, alcuni assessori si sono presentati con i propri familiari, che hanno lasciato la sala insieme con i cronisti. Subito dopo Musumeci ha riunito la giunta a porte chiuse, a fianco del governatore il segretario di giunta, Antonella Buonisi e l’intera squadra, tranne Sgarbi.-

La Giunta della Regione Sicilia quasi al completo.
Manca Vittorio Sgarbi.
Ansa

Principio di incendio a Roma

in ospedale Fatebenefratelli.


Un principio di incendio si è sviluppato

all'interno di uno stanzino.

Sul posto al lavoro i Vigili del Fuoco.






Un principio di incendio si è sviluppato nell'ospedale Fatebenefratelli di Roma all'Isola Tiberina.  Sul posto sono al lavoro i vigili del fuoco.
"Il sistema antincendio ha funzionato a perfezione. L'allarme e la squadra antincendio dell'ospedale si sono attivati immediatamente", si apprende dall'ospedale. A quanto riferito, il principio di incendio si è sviluppato in uno stanzino non accessibile al pubblico che si trova tra la farmacia e l'accettazione.
"L'attività di assistenza non ha subito interruzioni, tutto sta funzionando regolarmente - aggiungono dall'Isola Tiberina - sono stati evacuati a scopo precauzionale per il fumo alcuni uffici limitrofi ma non i reparti". (ANSA)

OLIVERI: I CITTADINI PAGANO QUOTIDIANAMENTE L'ERRORE DI AVERE SCELTO AMMINISTRATORI IMPROVVISATI, INCOMPETENTI ED IRRESPONSABILI.


Chi rovina (un paese)

non paga.


L'irresponsabilità, l'incompetenza, il pressappochismo ispirano molte scelte di politici improvvisati, affiancati da false autorità di garanzia.



L'irresponsabilità, l'incompetenza, il pressappochismo ispirano molte scelte di politici improvvisati, affiancati da false autorità di garanzia.



E nessuno li chiama a rispondere per i loro errori sostanziali e devastanti. È sufficiente andare a verificare lo stato di una piccola cittadina a Ferrara: Sant'Agostino. Colpita dal terremoto del 2012, ha subìto una inaudita violenza, programmata dall'allora sindaco Fabrizio Toselli, con il contributo determinante dell'allora ministro dell'Interno Cancellieri e dell'allora prefetto, con l'autorizzazione della Sovrintendente alle Belle arti. Invece di imbragare e consolidare l'edificio del Comune, un bel palazzo dell'Ottocento, hanno pensato bene di demolirlo. Ho fatto di tutto per impedirlo, insieme a Italia Nostra, ma la sentenza è stata eseguita. Il Comune era assolutamente isolato, e dove sorgeva sono rimaste le rovine. In cinque anni non si è fatto nulla. La ridicola retorica del progresso e dello sviluppo indusse una parte della popolazione a contestarmi con urla e insulti quando andai sul posto. Oggi resta un vuoto, un buco. Il sindaco ha abbandonato la città devastata e dal giorno del delitto, il 19 luglio 2012, non è capitato più nulla. Si dovrebbero vergognare quelle «autorità» per il loro errore, per la mortificazione e l'umiliazione che hanno generato, ingannando quei cittadini che applaudivano, inconsapevoli e illusi. Ora Sant'Agostino resta con la sua desolazione e la sua ferita.

Nessuno paga. E nessuno si vergogna.-


Fini ora scarica la Tulliani

per salvarsi dall'inchiesta.


L'ex leader di An, Gianfranco Fini: "Non ho riferito della casa per timore di ripercussioni laceranti in famiglia".



Gianfranco Fini ha un po' di confusione. Le sue dichiarazioni davanti ai magistrati di Roma che indagano per riciclaggio internazionale di denaro non sembrano seguire una linea chiara.



Come sottolinea il Tempo nel primo incontro con le toghe, l'ex leader di An aveva affermato di non sapere dell'acquisto da una società terza della famosa casa di Montecarlo. Acquisto che sarebbe stato portato a termine dalla compagna Elisabetta Tulliani e Giancarlo, il fratello. Poi nella seconda dichiarazione sempre davanti ai magistrati della Capitale avrebbe ammesso di essere stato a conoscenza dell'acquisto dell'immobile ma di aver mantenuto il silenzio su questa vicenda per "le ripercussioni laceranti che tali mie affermazioni avrebbero potuto causare nel mio ambito familiare, soprattutto con riferimento alle mie figlie". Ma in questo quadro vanno anche sottolineate le parole di Fini che come riporta sempre ilTempo ha reso nell'interrogatorio dello scorso 16 novembre: "Sono convinto che per affermare la mia onorabilità devo prescindere dalle mie vicende familiari, per quanto dolorose". Adesso si attende la prossima presa di posizione dell'ex presidente della Camera.-

L'ASSESSORE BERNADETTE GRASSO: ETICA DELLA RESPONSABILITA', SOBRIETA' E RIGORE.

Nuova giunta.



Riforma della burocrazia regionale ed emergenza Comuni al default, questi i primi impegni da affrontare per la neo assessore agli Enti Locali: "Dobbiamo snellire i procedimenti, la politica deve tornare a parlare con i burocrati ed avere il coraggio delle scelte".





di Rosaria Brancato
Giovedì, 30. Novembre 2017 - 11:54
Pubblicato da www.tempostretto.it


Più di ogni altra cosa serve etica della responsabilità, la politica deve avere il coraggio delle scelte, deve tornare a parlare con la burocrazia. La Sicilia deve ripartire e la politica necessita di rigore, sobrietà, trasparenza. Dobbiamo avere il coraggio di quelle scelte che siano d’impatto per tutti i siciliani”. Bernadette Grasso è come sempre un fiume in piena, entusiasta, determinata, appassionata, “da ieri mi chiamano assessore, ma proprio non riesco a sentirmi chiamata così, io sono Bernardette e voglio svolgere questo ruolo con umiltà, aperta alla collaborazione di tutti ed al servizio di tutti i siciliani. La mia storia è questa. Ringrazio il coordinatore regionale di Forza Italia Miccichè ed il governatore Musumeci per aver riconosciuto il mio impegno in questi anni e aver creduto in me”.
Per la verità Nello Musumeci su di lei aveva puntato sin dall’inizio, avendo avuto modo di conoscerla nei 5 anni all’Ars in quanto “compagni di banco”, seduti l’uno al fianco dell’altro in anni di un’opposizione che entrambi hanno fatto con lo stesso stile: mai fuori dalle righe e sempre sui fatti concreti. Il rapporto politico con Miccichè invece per Bernardette Grasso, neo assessore agli Enti locali, ex sindaco di Rocca di Caprileone ed al suo secondo mandato all’Ars (è stata eletta nel listino con Musumeci presidente) è di vecchia data. La Grasso nel 2012 è stata eletta in quel Grande Sud di Miccichè che di fatto, scendendo in campo in antitesi a Musumeci, portò alla vittoria di Crocetta. “Ho sempre apprezzato le battaglie che Miccichè ha fatto a Roma per la Sicilia e lui mi apprezza per la coerenza ed il rigore. Con Musumeci abbiamo condiviso questi 5 anni di opposizione al governo Crocetta e spesso dopo i miei interventi apprezzava il mio impegno e la passione che ci metto. Sono così, da sempre. Sin da quando ero in consiglio comunale a Rocca di Caprileone. Ho imparato tanto da mio padre, dalla mia famiglia. Soprattutto i principi che mi animano, la voglia di fare per la Sicilia. Non ho la bacchetta magica ma ascolterò tutti e non perché ho un ruolo privilegiato, ma perché voglio rappresentare tutto il territorio, ascoltando la gente comune, le associazioni, i sindacati, gli amministratori. Non sono sola. So che con me c’è l’intera deputazione, la classe dirigente, i siciliani”.
Da ex amministratrice conosce bene i guai e le pene degli Enti locali e delle ex Province dopo 5 anni della riforma barzelletta che ha portato gli Enti sull’orlo del default ma soprattutto ha creato gravissimi disagi ai cittadini. Il suo è un assessorato molto tecnico ma vitale per il futuro dell’isola e metterà lo stesso impegno e tenacia che l’hanno vista, ad esempio, vicepresidente della Commissione sanità Ars, in frontiera su tutte le battaglie. Non ama molto i riflettori ma in Assemblea e in Commissione è un caterpillar, tira dritto senza timori reverenziali né salamelecchi nei confronti di nessuno.
L’assessorato deve essere riformato. Ci sono le emergenze sul tappeto, i Comuni in dissesto e le ex province in condizioni disastrose, ma è importantissima anche la riforma della burocrazia regionale. Dobbiamo snellire i procedimenti, azzerare il più possibile l’intermediazione con i cittadini, aumentare i servizi on line. I politici devono poter parlare con i burocrati e la burocrazia deve essere d’aiuto ai siciliani, non un ostacolo. Tra le prime cose che farò ci sarà la mappatura delle competenze e dei bisogni. L’esperienza amministrativa che ho avuto è una marcia in più, perché anche da semplice consigliere comunale ti abitui a conoscere i problemi ed a cercare le soluzioni. Da assessore so che voglio avere il coraggio delle scelte. E’ importante”.




La prima cosa che farà nelle prossime ore sarà affrontare subito la questione relativa a quei Comuni che sono in dissesto ed agli Enti locali che non hanno avuto ancora le risorse. Contemporaneamente avvierà la mappatura perché la riforma della burocrazia regionale la ritiene il presupposto di tutti gli altri cambiamenti, tesi questa che condivide con Musumeci, il quale in campagna elettorale ha più volte ribadito l’urgenza.
Messaggi di congratulazioni le sono arrivati non soltanto da esponenti della coalizione o dell’opposizione ma anche da due ex assessori regionali al bilancio quali Baccei e Bianchi che ne hanno apprezzato in questi anni il rigore e la capacità di andare a fondo ai problemi.
Sono orgogliosa d’aver portato a casa importanti risultati nella sanità anche se in un ruolo d’opposizione, senza bussare alla porta di nessuno ma semplicemente lavorando in Assemblea per la mia provincia. Penso alle 3 unità operative che non sono state cancellate al Papardo o ai problemi che ho risolto a Sant’Agata di Militello. Continuerò a vigilare sulla rete ospedaliera e sulle questioni della sanità”.-

Rosaria Brancato

Como, Salvini strizza l’occhio

ai naziskin: “Problema è

Renzi, non presunti fascisti”.


di | 30 novembre 2017 
Pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it


        
Como, Salvini strizza l’occhio ai naziskin: “Problema è Renzi, non presunti fascisti”

Politica

"Hanno sbagliato, non è questo il modo di risolvere il problema dell’immigrazione", aveva detto mercoledì dopo il blitz nella sede dell'associazione pro-immigrati . "Il ritorno al fascismo non esiste - ha detto invece oggi - il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinheads è evidente". "E' stata un'intimidazione, non violenza", ha detto Giorgia Meloni, presidente di Fdi. Le politiche di marzo si avvicinano.
Matteo Renzi condanna “senza se e senza ma”. Matteo Salvini dice che “il problema dell’Italia è Renzi e non i presunti fascisti“. A 24 ore dal blitz di stampo squadrista messo a segno a Como dagli Skinhead veneti, i leader di Partito Democratico e Lega fanno sentire la propria voce. Il primo lo fa dopo aver lasciato trascorrere un’intera giornata senza prendere posizione. Il secondo rettifica le parole di parziale condanna pronunciate a caldo e affianca le teste rasate sul tema a lui caro dell'”invasione dei migranti“, strizzando l’occhio al loro bacino elettorale. Il tutto nel completo silenzio del centrodestra.
“Il Pd è in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe lo fossero tutte le forze politiche”, ha detto il segretario dem in occasione della tappa ad Asti del suo tour Destinazione Italia. “Su questi temi non devono esserci divisioni”, ha aggiunto dicendosi “preoccupato per alcune considerazioni fatte in queste ore. C’è un atteggiamento quasi timido nel condannare gesti come questi che invece vanno condannati da tutte le parti politiche. “Vedo stamattina dichiarazioni stravaganti, anche su trasmissioni televisive, su questi temi – ha sottolineato ancora l’ex premier – non soltanto il Pd condanna con fermezza, ma chiede a tutte le forze politiche di essere unanimi nel condannare ogni tipo di violenza di impianto fascistoide“. Successivamente, Renzi è tornato sulla vicenda twittando che “qualsiasi gesto di violenza va condannato senza se e senza ma“. “Intimidazioni e provocazioni di segno fascistoide vanno respinti non solo dalla sinistra ma da tutta la comunità politica nazionale, senza eccezione alcuna. Su questi temi – ha concluso – non si scherza“.
“Il problema dell’Italia è solo Renzi, non i presunti fascisti – il commento del segretario della Lega – lui si occupa di fake news e del ritorno del fascismo che non esiste“. “Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante, ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinheads è evidente”, conclude il leader della Lega che ieri aveva detto: “Hanno sbagliato, non si entra in casa d’altri senza permesso, non è questo il modo di risolvere il problema dell’immigrazione che finora è stato affrontato con politiche sbagliate”. Parole non certo di condanna, ma che quantomeno esprimevano disapprovazione per l’irruzione. Ventiquattro ore più tardi – ovvero 24 ore in meno dalle politiche di marzo – la parziale retromarcia e la rettifica dei toni.
Una condanna condita da distinguo arriva anche da Giorgia Meloni: “Secondo me quello è un atto di intimidazione e per me l’intimidazione è inaccettabile – ha detto a L’aria che tira su La7 il presidente di Fratelli d’Italia – mi consenta però di dire che trovo abbastanza ridicolo l’appello di Matteo Renzi, perché la violenza non è oggettivamente quello che ieri si è visto a Como: è un atto di intimidazione ma non è un atto di violenza. La violenza noi l’abbiamo invece vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto gli appelli per la condanna delle violenze dei centri sociali. quello si può fare. Perché è gente di sinistra e le città si possono distruggere, si può dare fuoco alle macchine della gente, si può dare fuoco alle edicole”.
Il Pd, intanto, chiama alla mobilitazione: “Nessuno può banalizzare e minimizzare i tanti episodi di intolleranza e razzismo che stanno emergendo da più parti nel Paese – ha detto il vicesegretario del Partito democratico Maurizio Martina – occorre ora una reazione popolare, partecipata e aperta capace di coinvolgere tutte le persone che non vogliono accettare questa deriva pericolosa. Per questo proponiamo per sabato 9 dicembre a Como una grande manifestazione contro ogni intolleranza. Il Pd c’è”.-
 

SICILIA, “NO ALLA DISCARICA PER RIFIUTI

SPECIALI AD AGIRA”.


Di Redazione
giovedì, 30 novembre, 2017
Pubblicato da www.linformazione,eu


BCSicilia, Associazione per la salvaguardia e la promozione dei beni culturali e ambientali, sostiene l’iniziativa promossa dal Comitato cittadino “No discarica Agira” contro la realizzazione di una discarica per rifiuti speciali in contrada Serra Campana-Cote, a circa 5 Km dal centro di Agira e a 1,5 Km dalla Riserva Naturale Orientata di Vallone di Piano di Corte, area di interesse comunitario, protetta dal 2000 dalla Regione ed inclusa nella Rete Natura 2000.
Nonostante il progetto della società Agireco srl di Agira abbia ottenuto il nulla osta dalla Regione Siciliana e la stessa società aveva depositato apposita istanza presso gli uffici comunali circa un anno prima, il 7 novembre 2016, al comune di Agira (Enna), sindaco in testa, hanno dichiarato che “nessuno ne sapeva niente”.
Contro la realizzazione della discarica si sono immediatamente mobilitate migliaia di persone che hanno sollevato la questione e fatto pressione sull’amministrazione comunale di Agira perché riveda il caso e blocchi lo scellerato progetto che attenta gravemente all’ambiente ed alla salute dei cittadini con il suo carico da 57mila metri cubi di rifiuti speciali e pericolosi, tra cui l’amianto.
BCsicilia è a fianco del comitato di lotta a tutela del territorio ennese, area “speciale”, essendo l’unica zona dell’isola a non avere sbocchi sul mare, rappresentando quindi il volto più nascosto ed autentico della Sicilia, da tutelare contro ogni progetto speculativo ed inquinante.-

Nella foto: panorama di Agira (Enna)

Redazione