domenica 31 marzo 2019
La pace di Conte, vede
Salvini e rilancia il governo.
Tria lancia l'allarme crescita, decreto in settimana. Boccia: 'Superare conflitti, azione massiva per crescita'.
Redazione ANSA
News
"Bel pomeriggio insieme nella campagna fiorentina. Bene le parole e le discussioni, rispettando ognuno le idee dell'altro, ma non perdiamo mai di vista la "ragione sociale" per cui siamo al governo: lavoriamo con la massima concentrazione per gli interessi degli italiani".
Lo scrive il premier Giuseppe Conte su facebook commentando l'incontro con Matteo Salvini. Se ero informato? Si lo ero, ma non è questo, piuttosto sono felice che Conte e Salvini si siano chiariti". Lo afferma il vicepremier Luigi Di Maio, raggiunto telefonicamente dall'ANSA, commentando l'incontro di questo pomeriggio tra il premier Giuseppe Conte e il vicepremier Matteo Salvini.
Allarme Tria, crescita a zero. In settimana il decreto -
L'Italia è a rischio crescita zero. Per questo bisogna portare a casa al più presto, e senz'altro entro il varo del Def, il decreto sblocca-cantieri e il decreto crescita, con l'obiettivo di dare ossigeno a una economia sempre più anemica. Ad ammettere che il Pil nel 2019 potrebbe registrare una sonora battuta d'arresto è lo stesso ministro dell'Economia, Giovanni Tria, convinto però che la ricetta dell'esecutivo possa funzionare a patto che la si smetta di "tifare contro l'Italia".
Di certo, ribadisce ancora una volta il titolare di via XX Settembre, "nessuno ci chiede una manovra correttiva", che rischierebbe solo di avvitare la crisi in un momento di frenata generale: "In Europa - ha spiegato Tria dal palco del Festival dell'Economia Civile di Firenze - c'è un rallentamento della crescita perché si è fermato il motore, la Germania".
E visti gli stretti legami con la manifattura tedesca della nostra industria, e lo storico ritmo lento dell'economia italiana, sempre un punto sotto la media Ue, ecco spiegato perché "la nostra economia è allo 'zero' mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento". Non si tratta di stime, sottolineano dal suo entourage, ma solo di una constatazione dello stato dell'arte, che il governo gialloverde è impegnato a contrastare con quella che di fatto si sta delineando come una vera e propria 'manovra', ma per la crescita.
Sarà da vedere se rappresenterà quella "azione massiva" invocata dal presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia: ora, ha detto in tv, è il tempo di chiudere i "conflitti" e di trovare "compattezza" come hanno fatto imprese e sindacati, per agganciare la ripresa e arrivare preparati all'impegnativo appuntamento dell'autunno, quando con la manovra saranno da sminare 23 miliardi di aumenti di Iva.
Altrimenti, se le divergenze che emergono di continuo tra Lega e Movimento 5 Stelle dovessero rivelarsi "strutturali" allora meglio sarebbe andare al voto anticipato, piuttosto di "galleggiare".
Tria poi mette in guardia anche da chi attacca il sistema bancario italiano: 'Significa avallare una campagna europea che ci sta mettendo in difficoltà e minare l'interesse nazionale'.
Conte osserva: 'Non mi sembra ci siano i presupposti per parlare di attacco alle banche. Conserviamoci tutti lucidi'. Dal M5s, intanto, Paragone rilancia sul caso di Claudia Bugno, consigliera del ministro dell'Economia e candidata al board della controllata StMicroelectronics: 'Tutto a posto ministro Tria?', dice. -(ANSA)
Juncker: “Italia non è un
rischio, ma la crescita zero
farà aumentare i problemi.
La Tav va fatta, l’Ue ci mette
888 milioni”.

Il presidente della Commissione europea a "Che tempo che fa": " I livelli annunciati dall’Italia si sono rivelati imprecisi e noi l'avevamo previsto: riteniamo che la crescita arriverà solo allo 0,2%, cioè a zero, è una sorta di stagnazione". La Nuova Via della Seta? "Sono favorevole. Non mi piace che i singoli Paesi sottoscrivano contratti individuali con la Cina, ma non vedo nell'accordo italiano alcun pericolo grave".
“Non andrei così lontano – ha risposto il presidente della Commissione Ue – Non mi piacciono i discorsi profetici, perché rischiano di avverarsi. Penso che l’Italia sappia quali sono i suoi problemi. La crescita italiana è in ritardo rispetto all’Europa, da vent’anni a questa parte. Bisognerà dunque che l’Italia torni a scoprire gli strumenti che le permetteranno di rilanciare la propria crescita, ma dire che l’Italia costituisce un rischio mi sembra un’esagerazione, anche se i livelli del debito pubblico sono pericolosamente alti. Il 130% è uno dei livelli di debito pubblico più alti al mondo e bisognerà correggerlo, ridurlo”.
Vuole crederci, Juncker, ma qualche sassolino dalla scarpa se lo toglie: “Noi della Commissione abbiamo aiutato molto l’Italia. A noi non piace tanto che l’Italia dica: Quelli parlano e non fanno nulla. Non è vero! Abbiamo appoggiato l’Italia per almeno un miliardo, di euro, non di lire”. “La Commissione ha proposto un sistema di riassegnazione dei rifugiati, ma non tutti i Paesi rispettano la norma giuridica sulla cui base gli Stati membri hanno raggiunto un accordo. La nostra solidarietà con l’Italia è totale”, ha aggiunto.
Sul tavolo dei rapporti tra Roma e Bruxelles i dossier sono diversi. L’Alta Velocità Torino-Lione è tra quelli che più divide le due sponde: “Sto studiando questo fascicolo, che è assai interessante – ha spiegato Juncker – L’Unione europea, concede 888 milioni circa di euro per cofinanziare questo progetto. Sono stati già impegnati alcuni crediti e desidererei che la costruzione di questa galleria si facesse, è assai importante per ragioni economiche, per ragioni sociali, e per ragioni ambientali. Nel 2010, solo l’8,8% delle merci sono state trasportate su ferro. Se questa galleria si costruisse, visto che è l’anello mancante tra Portogallo e Ungheria, il 40% delle merci sarebbero trasportate su ferro. Vale la pena farla”.
Nelle ultime settimane alla pila si è aggiunto anche il faldone relativo alla Nuova Via della Seta. “Io sono favorevole. Si tratta di un progetto assai ampio che permette all’Asia e all’Europa di cadere l’una nelle braccia dell’altra. E’ un bel progetto, un progetto che avvicina gli asiatici agli europei”, ha spiegato il presidente della Commissione. “Ciò che non mi piace tanto è che i Paesi europei, singolarmente, sottoscrivano contratti individuali con la Cina – ha aggiunto – Ma in quello che l’Italia ha fatto con la Cina non vedo alcun pericolo grave“.
Sottilissimo come al solito, Juncker usa parole di apprezzamento per il nostro Paese: “Senza l’Italia, la Germania e la Francia non esisterebbero. Ho sempre pensato che senza il motore francotedesco, che ogni tanto tossisce, l’Europa non possa costituirsi. Se la Germania e la Francia si ritenessero capaci di costruire l’Europa da sole, ebbene non funzionerebbe, ci vogliono anche le mani piccole, e le mani degli Italiani sono assai grandi“, ha detto Juncker.
Che ha rimarcato l’importanza delle singole sensibilità nazionali all’interno del contesto comunitario: “Io sono contrario al concetto di Stati uniti d’Europa, non si otterranno mai perché gli Europei non lo vogliono. Gli Italiani? Vogliono continuare a essere italiani! I bavaresi, bavaresi e, i fiamminghi, fiamminghi – aggiunge – L’Europa è un fattore di arricchimento delle nazionalità.
Ci vuole più Europa nella difesa, è evidente, ce ne vuole di più per quanto riguarda la solidarietà con i Paesi che sono colpiti duramente dalle crisi migratorie, ci vorrebbe più solidarietà con i lavoratori europei e credo di poter dire che l’Europa sociale, la dimensione sociale del mercato interno, sia insufficientemente corredata di strumenti. La Commissione ha fatto un gran numero di proposte in merito. Se desideriamo riconciliare i lavoratori con l’Europa dovremo aggiungere qualcosa di più di una semplice dose di sociale, l’Europa deve diventare più sociale“.-
Ponte sullo Stretto, Musu=
meci chiede un referendum.
L’opera che non c’è è costata
312 milioni. E la paghiamo
ancora.

Il governatore della Sicilia che non ha trovato niente di meglio di proporrre una consultazione per rilanciare l'idea del viadotto. E per provare a catalizzare le attenzioni nazionali, ultimamente tutte rivolte al Tav Torino-Lione. Intanto dopo sei anni dallo stop la società Stretto di Messina non è stata liquidata. È inattiva ma costa ancora. I giudici della Corte dei Conti: "Non sono prevedibili tempi certi per la chiusura della procedura di liquidazione".
di Manuela Modica | 31 Marzo 2019
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
Un referendum sul ponte sullo Stretto. Rieccolo. Puntuale a ogni scadenza elettorale il ponte mai realizzato tra Messina e Villa San Giovanni torna ad animare il dibattito politico. L’ultimo a rispolverarlo è Nello Musumeci, il governatore della Sicilia che non ha trovato niente di meglio di proporrre un referendum per replicare a Danilo Toninelli. E per provare a catalizzare le attenzioni nazionali, ultimamente tutte rivolte al Tav Torino-Lione.
“Mi pare offensivo per i siciliani parlare di ponte viste le condizioni delle strade e delle ferrovie”, ha detto il ministro delle Infrastrutture, visitando l’isola. “Ci vuole un referendum per capire se i siciliani sono favorevoli all’opera”, ha rilanciato il presidente. Provando a riaprire – con scarso successo – il dibattito sul ponte, proprio in tempo per le Europee.
E negli stessi giorni in cui Eurolink, il consorzio costituito per realizzare il grande viadotto, ha deciso di fare ricorso contro la decisione del Tribunale delle imprese di Roma che lo scorso autunno ha detto no al risarcimento da 700 milioni, oltre a rivalutazioni e interessi, chiesto dopo lo stop all’opera imposto nel 2013 dal governo di Mario Monti. Il procedimento è ora incardinato di fronte alla Corte d’appello e rischia di far aumentare ancora il costo di un’infrastruttura mai fatta.
Finora l’inesistente ponte sullo Stretto ha succhiato alle casse dello Stato più di 312 milioni di euro (costi capitalizzati di Stretto di Messina dal 1981, riferiti nella relazione della Corte dei conti 2016). La messa in liquidazione della Stretto di Messina Spa, avviata il 15 aprile del 2013, doveva durare un anno ma sei anni dopo non è ancora avvenuta. Una questione sottolineata a più riprese dalla Corte dei conti nelle relazioni annuali dal 2016 fino all’ultima del novembre 2018: “La mancata estinzione determina un ulteriore onere finanziario per il mantenimento in vita della concessionaria, che la legge indicava – appunto – in un solo anno”.
Sei anni dopo, nonostante le sollecitazioni della Corte dei conti, la società non è stata ancora liquidata. Nel tempo è stato solo ridotto l’onere finanziario di due milioni e mezzo fino al 2015, un milione e mezzo nel 2016, sotto il milione solo dal 2017. È inattiva ma costa ancora: dall’1 gennaio del 2014 la Stretto di Messina non ha più dipendenti, ma al “31 dicembre 2015, le risorse (in distacco) erano otto (ridotte a sette, da gennaio 2016) – si legge nella relazione dei giudici – ed ulteriori cinque sono utilizzate parzialmente”.
Per il personale distaccato presso la società nel 2014 è stato speso 1,294.000 poi ridotto nel 2015 a 963 mila euro. Mentre per le prestazioni professionali di terzi – gli avvocati che sostengono la difesa contro la richiesta di penali di Eurolink, dopo la messa in liquidazione – si spendevano 707mila di euro nel 2014, poi 344 mila dal 2015 e 288 mila nel 2016. Per Vincenzo Fortunato, invece, commissario liquidatore nominato nel maggio del 2013, il compenso è stato di 174 mila euro nel 2014 poi sceso a 135 mila.
Una macchina mangiasoldi con la spada di Damocle della penale, che però secondo la Corte dei conti e l’Avvocatura dello Stato, non è questione che può giustificare un simile ritardo nella definitiva liquidazione: “La pendenza giudiziale (il contenzioso sulle penali, ndr) non impedisce, quale regola generale, la conclusione della fase di liquidazione, con subentro, nelle posizioni giuridiche attive e passive della società in liquidazione, dei soci della stessa (Anas con l’82%, Rfi 13%, Regione Sicilia e Regione Calabria entrambe con il 2,5%, ndr)”.
Un ritardo dovuto anche ai rimpalli di responsabilità tra ministero dell’Economia, ministero delle Infrastrutture e presidenza del Consiglio, per questo nella relazione di novembre si sottolinea: “A due anni dalle sollecitazioni della Corte dei conti – scrivono i giudici a novembre – la liquidazione della società resta un tema sospeso, non avendo le amministrazioni competenti assunto, nei fatti, alcuna conseguente iniziativa concreta. Al contrario, ognuna di esse ha prospettato soluzioni differenziate, peraltro tutte allo stato di intenzione, che rischiano, per la loro eterogeneità, di prolungare lo stallo nella definizione della vicenda”.
Il ministero delle Infrastrutture, tuttavia, riferiscono i giudici, “rammenta di aver costantemente chiesto a Stretto di Messina e ad Anas di procedere con urgenza e senza ulteriori indugi”, al contenimento ulteriore dei costi, “al fine di porre fine alla annosa vicenda, liquidando definitivamente la società”. Per la Corte non c’è dubbio: la società va chiusa. “La chiusura comporterebbe l’estinzione dei gravosi oneri finanziari per il mantenimento della struttura. In tal senso l’abbattimento dei costi di un ulteriore 20 percento previsto per l’esercizio in corso appare misura doverosa ma del tutto insufficiente”.
Mentre da Anas insistono che la società finché il giudizio resta pendente non può essere liquidata. Un giudizio civile: i tempi per la definitiva liquidazione potrebbero perciò essere ancora lunghi, per questo Rfi “evidenzia l’opportunità di svolgere una valutazione prognostica sulla durata del contenzioso – riferiscono nella relazione i giudici – infatti, dopo la pronuncia delle sezioni unite della Cassazione del gennaio 2018 dichiarativa della giurisdizione del giudice civile, non sono prevedibili tempi certi per la chiusura della procedura di liquidazione”.
Ma è un argomento, invece, ancora aperto sul fronte politico. Quando Toninelli parla di ponte sullo Stretto si trova ai piedi della frana di Letojanni, ovvero una montagna di detriti che il 5 ottobre del 2015 hanno invaso la corsia ovest della Messina – Catania e finora mai rimossi. Rimpalli di responsabilità, intoppi burocratici, perfino inchieste giudiziarie, poi cambi di governo e di nomine: tutto nel calderone dell’immobilità di una frana che se tutto magicamente filasse liscio d’ora in poi verrebbe rimossa solo tra più di due anni, cioè sei anni dopo l’evento. È qui che si trova il ministro quando sottolinea che parlare di ponte ai siciliani “sembra offensivo”.
Frase che risveglia Musumeci e la sua proposta di referendum, sulla scia dei piemontesi col Tav. Nel botta e risposta tra 5stelle e governo regionale, si inserisce Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia: “Davvero pensiamo che in una regione con reti ferroviarie da fine ‘800, una viabilità interna che non esiste, chilometri di autostrade e statali in condizioni di precarietà, dove servono ore e ore per spostarsi in treno da Trapani a Ragusa il ponte sia un’opera strategica? La verità è che il discorso sul ponte di Messina è l’arma di distrazione per evitare di dover affrontare i nodi strategici del trasporto in Sicilia”. Un’arma di distrazione che non smette di drenare soldi pubblici.-
Formula 1: Hamilton vince
il del Gp Bahrain, Leclerc
terzo, tradito dal motore.
Bottas completa la doppietta Mercedes, monegasco 'tradito' dal motore.
© ANSA/EPA
Redazione ANSA
News
Lewis Hamilton, su Mercedes, vince il Gp del Bahrain,
seconda prova del Mondiale di Formula 1.
A Sakhir, la Mercedes fa doppietta grazie al secondo posto di Valtteri Bottas, vincitore della prima gara in Australia. Terzo sul podio il ferrarista Charles Leclerc, 'tradito' dal motore quando era in testa a dieci giri dalla fine.
Per Leclerc è il primo podio in Formula 1 dopo la prima pole position conquistata ieri, ma la delusione è tanta ugualmente, non lenita dal punto in più preso grazie al giro veloce in gara. La gara si è conclusa con la safety car in pista per problemi alle due Renault, situazione che ha impedito a Max Verstappen di prendersi il terzo posto ai danni del ferrarista, molto più lento di lui.
Quinto posto per Sebastian Vettel, anche lui vittima della sfortuna a causa della perdita dell'alettone anteriore che lo ha costretto a un quarto stop ai box. A punti sono andati nell'ordine anche Lando Norris (McLaren), sesto, Kimi Raikkonen (Alfa Romeo), Pierre Gasly (Red Bull), Alexander Albon (Toro Rosso) e Sergio Perez (Racing Point), decimo
.
Fair play Hamilton, Ferrari meritava di vincere -
"E' stata una gara difficile, la Ferrari meritava di vincere". Lewis Hamilton, primo sul traguardo di Sakhir grazie al problema al motore avuto da Leclerc quando era in testa, rende l'onore delle armi al monegasco, terzo sul podio. "Oggi siamo stati fortunati ma bisogna saper prendere le opportunità quando capitano" ha aggiunto il pilota Mercedes. E su Leclerc ha aggiunto: "Questo ragazzo ha tante vittorie nel suo futuro".
Leclerc: "deluso ma torneremo più forti" -
"Sono molto deluso. Quanto avvenuto è un peccato ma questo fa parte delle corse e noi torneremo più forti". Queste le prime parole di Charles Leclerc dopo il Gp del Bahrain, che ha chiuso terzo per problemi tecnici dopo essere stato a lungo al comando. "Sono contento della mia prestazione e perché il team ha fatto un lavoro fantastico per recuperare dopo l'Australia - ha aggiunto -. Abbiamo avuto anche fortuna in una situazione sfortunata. Io non guardo al risultato ma alle cose che posso fare meglio"
Binotto: "doppietta mancata, problemi affidabilità" -
"Oggi è una doppietta mancata. Sono cose che possono capitare, ma bisogna dire che ci è mancata affidabilità e su questo dobbiamo lavorare". Così il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, commenta il risultato del Gp del Bahrain. "Ci sono tante cose positive, dalla prestazione alla reazione avuta dopo l'Australia. Leclerc aveva voglia di fare bene e si vedeva. Mi spiace per lui, ma si impara anche da questo. Quanto a Vettel, dobbiamo parlare e capire cosa gli è successo", ha aggiunto Binotto.
La gara
Ferrari subito in evidenza nei primi giri del Gp del Gp del Bahrain, seconda prova del mondiale di Formula 1. Sebastian Vettel brucia, scattato dalla prima fila, ha bruciato al via il compagno di squadra Charles Leclerc, che era in pole position. Nella bagarre delle prime curve, Valtteri Bottas con la Mercedes ha superato il monegasco, il quale però ha subito reagito, riprendendosi il secondo posto. Dietro alle due Rosse, entrambe le Mercedes, con Lewis Hamilton davanti a Bottas. Dopo pochi giri nuovo sorpasso di Leclerc che torna in testa al Gp, davanti a Vettel. Al 14mo giro pit stop Leclerc, Hamilton e Vettel.
E' Charles Leclerc il leader del Gp del Bahrain a metà gara. Il giovane pilota, alla seconda prova sulla Ferrari, ha superato nei primi giri il compagno di squadra, Sebastian Vettel, che lo aveva bruciato in partenza e ha conservato la leadership anche dopo il primo turno di pit stop. Il tedesco è al secondo posto, ma staccato di circa otto secondi da Leclerc, dopo aver sorpassato Lewis Hamilton, che precede a sua volta l'altra Mercedes di Valtteri Bottas.
Sfortuna Ferrari nel Gp del Bahrain. Charles Leclerc, ampiamente in testa fino al 48/o giro, lamenta improvvisamente problemi alla power unit e viene superato da Lewis Hamilton, che lo tallonava da vicino. Male anche Sebastian Vettel, che in precedenza era stato costretto a fermarsi quando era terzo per la perdita improvvisa dell'alettone anteriore, rientrando poi nelle retrovie.-

A Sakhir, la Mercedes fa doppietta grazie al secondo posto di Valtteri Bottas, vincitore della prima gara in Australia. Terzo sul podio il ferrarista Charles Leclerc, 'tradito' dal motore quando era in testa a dieci giri dalla fine.
Per Leclerc è il primo podio in Formula 1 dopo la prima pole position conquistata ieri, ma la delusione è tanta ugualmente, non lenita dal punto in più preso grazie al giro veloce in gara. La gara si è conclusa con la safety car in pista per problemi alle due Renault, situazione che ha impedito a Max Verstappen di prendersi il terzo posto ai danni del ferrarista, molto più lento di lui.
Quinto posto per Sebastian Vettel, anche lui vittima della sfortuna a causa della perdita dell'alettone anteriore che lo ha costretto a un quarto stop ai box. A punti sono andati nell'ordine anche Lando Norris (McLaren), sesto, Kimi Raikkonen (Alfa Romeo), Pierre Gasly (Red Bull), Alexander Albon (Toro Rosso) e Sergio Perez (Racing Point), decimo
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Fair play Hamilton, Ferrari meritava di vincere -
"E' stata una gara difficile, la Ferrari meritava di vincere". Lewis Hamilton, primo sul traguardo di Sakhir grazie al problema al motore avuto da Leclerc quando era in testa, rende l'onore delle armi al monegasco, terzo sul podio. "Oggi siamo stati fortunati ma bisogna saper prendere le opportunità quando capitano" ha aggiunto il pilota Mercedes. E su Leclerc ha aggiunto: "Questo ragazzo ha tante vittorie nel suo futuro".
Leclerc: "deluso ma torneremo più forti" -
"Sono molto deluso. Quanto avvenuto è un peccato ma questo fa parte delle corse e noi torneremo più forti". Queste le prime parole di Charles Leclerc dopo il Gp del Bahrain, che ha chiuso terzo per problemi tecnici dopo essere stato a lungo al comando. "Sono contento della mia prestazione e perché il team ha fatto un lavoro fantastico per recuperare dopo l'Australia - ha aggiunto -. Abbiamo avuto anche fortuna in una situazione sfortunata. Io non guardo al risultato ma alle cose che posso fare meglio"
Binotto: "doppietta mancata, problemi affidabilità" -
"Oggi è una doppietta mancata. Sono cose che possono capitare, ma bisogna dire che ci è mancata affidabilità e su questo dobbiamo lavorare". Così il team principal della Ferrari, Mattia Binotto, commenta il risultato del Gp del Bahrain. "Ci sono tante cose positive, dalla prestazione alla reazione avuta dopo l'Australia. Leclerc aveva voglia di fare bene e si vedeva. Mi spiace per lui, ma si impara anche da questo. Quanto a Vettel, dobbiamo parlare e capire cosa gli è successo", ha aggiunto Binotto.
La gara
Ferrari subito in evidenza nei primi giri del Gp del Gp del Bahrain, seconda prova del mondiale di Formula 1. Sebastian Vettel brucia, scattato dalla prima fila, ha bruciato al via il compagno di squadra Charles Leclerc, che era in pole position. Nella bagarre delle prime curve, Valtteri Bottas con la Mercedes ha superato il monegasco, il quale però ha subito reagito, riprendendosi il secondo posto. Dietro alle due Rosse, entrambe le Mercedes, con Lewis Hamilton davanti a Bottas. Dopo pochi giri nuovo sorpasso di Leclerc che torna in testa al Gp, davanti a Vettel. Al 14mo giro pit stop Leclerc, Hamilton e Vettel.
E' Charles Leclerc il leader del Gp del Bahrain a metà gara. Il giovane pilota, alla seconda prova sulla Ferrari, ha superato nei primi giri il compagno di squadra, Sebastian Vettel, che lo aveva bruciato in partenza e ha conservato la leadership anche dopo il primo turno di pit stop. Il tedesco è al secondo posto, ma staccato di circa otto secondi da Leclerc, dopo aver sorpassato Lewis Hamilton, che precede a sua volta l'altra Mercedes di Valtteri Bottas.
Sfortuna Ferrari nel Gp del Bahrain. Charles Leclerc, ampiamente in testa fino al 48/o giro, lamenta improvvisamente problemi alla power unit e viene superato da Lewis Hamilton, che lo tallonava da vicino. Male anche Sebastian Vettel, che in precedenza era stato costretto a fermarsi quando era terzo per la perdita improvvisa dell'alettone anteriore, rientrando poi nelle retrovie.-
Banche, ministro Tria:
“Attaccarle mina interesse
nazionale”. La replica di
Conte: “Nessun attacco,
conserviamoci lucidi”.
Il titolare di via XX Settembre al Festival dell’Economia civile a Firenze: "Si è fermata la Germania e di conseguenza si è fermata la parte più produttiva dell’Italia. Sblocca cantieri? Spero venga approvato subito, anche prima del Def. Manovra correttiva? Nessuno ce la chiede". Il premier: "Varare al più presto il decreto per i truffati delle banche".
Il sistema bancario italiano “è uno dei più sani d’Europa e forse del mondo” e dopo la crisi del 2008 è diventato chiaro che “non avevamo titoli velenosi, derivati pericolosi, tossici, come le avevano e in alcuni casi hanno ancora molte banche europee, in primo luogo tedesche“.
Per questo “attaccare il sistema, mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo, significa avallare una delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà”, ma anche “minare l’interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all’unione bancaria”.
È il commento del ministro dell’Economia Giovanni Tria a due giorni dalla firma della legge che istituisce la nuova commissione d’inchiesta sulle banche voluta dal M5s. Il titolare del Mef ha parlato da Firenze, dove è ospite del Festival dell’Economia civile, al quale ha preso parte anche Giuseppe Conte.
“Non mi sembra che ci siano i presupposti per parlare di attacco alle banche, conserviamoci tutti lucidi“, ha detto il presidente del Consiglio uscendo da Palazzo Vecchio dove è in corso il forum. “Il mio motto è ‘sobri nelle parole, generosi nelle azioni”, ha detto il premier rispondendo a chi gli chiedeva un commento sulle polemiche tra i ministri. “Lo dico a tutti i ministri”, ha aggiunto spiegando che questo è quello che “stiamo facendo tutti. Le polemiche lasciano il tempo che trovano”.
Ora, spiega il presidente del Consiglio, è tempo di agire: “Sicuramente adesso dobbiamo varare e licenziare al più presto il decreto per i truffati delle banche (inserito in legge di Bilancio ma che ancora aspetta i decreti attuativi del Mef per diventare realtà, ndr)- ha spiegato Conte ai giornalisti – Lo abbiamo detto. C’è solo qualche aspetto tecnico, ma sicuramente domani vedo anche il ministro Tria. Va varato al più presto il decreto”.
Crescita e Germania –“Siamo di fronte – ha detto il titolare del Mef – a un rallentamento della crescita in tutta Europa. Si è fermata la Germania e di conseguenza si è fermata la parte più produttiva dell’Italia, quella del manifatturiero che esporta. Ora siccome l’Italia da anni cresce un punto in meno degli altri paesi europei noi ci avviamo verso lo zero mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento“.
Una visione confermata anche dall’ultimo report del Centro studi Confindustria che ha azzerato la sua stima di crescita del Pil italiano nel 2019: dalla metà del 2018 in poi, spiegavano gli economisti di via dell’Astronomia, l’Italia ha subito, più degli altri Paesi europei, il rapido peggioramento del contesto economico internazionale e in particolare il deterioramento in Germania. In particolare il nostro Paese ha subito più di altri gli effetti del blocco del settore auto motive tedesco che si è trasmesso al resto dell’economia.
Ma non è solo una questione di crescita. Secondo il ministro, infatti, “la crescita è necessaria e non sufficiente, ma ci vuole. Se guardiamo al tipo di crescita, questa può essere non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita. Serve dunque una crescita equilibrata e non squilibrata, altrimenti si ha un impatto anche sociale. Inseguiamo la stabilità finanziaria ma non può esserci senza stabilità sociale“. Un’opinione, quest’ultima, che Tria ha usato per rispondere alla provocazione del direttore del Festival, Lorenzo Bechetti, che aveva parlato di Bil, benessere interno lordo.
La commissione e le banche –Il ministro è intervenuto anche sul dibattito relativo a quali debbano essere i limiti e le funzioni della nuova commissione d’inchiesta sulle banche fortemente voluta dai Cinquestelle che ora premono per Gianluigi Paragone presidente. Secondo Tria, “mettere in dubbio la sua solidità” del sistema bancario “ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo”, significa “avallare una delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà”. A suo parere si va contro l’interesse nazionale proprio nel momento in cui è aperto il dossier sull’unione bancaria.
Secondo il ministro Tria, “la crisi bancaria italiana viene dalla seconda recessione ed è lì che è venuto fuori il problema” perché “le regole internazionali si sono molto irrigidite, ponendo oneri al sistema bancario, e quello italiano era molto indebolito“. Oggi, però, “si è consolidato e gli npl si sono ridotti di molto, dimezzati“, ha proseguito il ministro parlando dei Non performing loans (Npl), crediti per i quali la riscossione è difficile se non impossibile.
“Il sistema bancario italiano non ha qualcosa da nascondere, sono altri i sistemi bancari che hanno problemi da nascondere“, ha proseguito facendo appunto riferimento al fatto che “molte banche europee, in primo luogo tedesche, avevano e in alcuni casi hanno ancora titoli velenosi, derivati pericolosi, tossici”. È notizia di tre settimane fa il pressing del governo di Angela Merkel per una fusione tra Deutsche Bank, la prima banca tedesca, e Commerzbank, di cui lo Stato tedesco è azionista per il 15,6%. Secondo Die Welt, Berlino lavora alla creazione di un colosso da quando è salito alle stelle il prezzo dei credit default swap sulle obbligazioni Deutsche Bank (in pratica contratti di assicurazione contro il rischio di insolvenza dell’istituto).
I decreti e il Def –Parlando da Palazzo Vecchio il ministro si è espresso anche sulle misure che saranno varate dal governo nelle prossime settimane. A cominciare dal decreto sblocca cantieri. “Spero che venga approvato subito, anche prima dell’approvazione del Def. In questi giorni si approveranno i decreti sblocca cantieri e poi le misure necessarie per contrastare la stagnazione, questo rallentamento” con il decreto Crescita. Anche in questo caso “spero prima del Documento economica e finanziaria”, ha ribadito Tria. Sulla manovra correttiva, invece, il titolare di via XX settembre ha spiegato: “Nessuno ce la chiede”.
In Italia “c’è voglia di fare, non di piangersi addosso. C’è una spinta che vuole fare e togliere ‘lacci e lacciuoli’, come si diceva negli anni 70-80″, ha proseguito il ministro, sottolineando però che il punto di partenza di ogni provvedimento sarà “tenere sotto controllo la corruzione e le patologie che si possono presentare”.
Per Tria “bisogna avere equilibrio” perché si è detto convinto che “in Italia non ci sia più corruzione rispetto ad altri Paesi: magari c’è più contrasto e quindi i fenomeni emergono di più“. “In Italia, ho sempre detto, si è legiferato soltanto per la patologia della situazione e non per la fisiologia… Poi – ha concluso – si combattono le patologie ma nessuno vuole lo stato di polizia, una dittatura”.-
Il ceto "malestante": prima
vittima dell'omologazione.
Francesco Alberoni
- Dom, 31/03/2019 - 06:00
pubblicato da www.ilgiornale.it
Giovedì sul Giornale c'era un articolo di Vittorio Macioce che introduceva un neologismo, «i malestanti», cioè i vecchi benestanti oggi immiseriti e prossimi alla povertà.
Poiché lui ne fa un bell'elenco io mi limito a ricordare gli insegnanti, gli impiegati pubblici, i giovani precari, i licenziati dopo i cinquant'anni, i negozianti rovinati dal commercio elettronico, i giornalisti, gli scrittori, gli intellettuali che vivevano scrivendo. È sul loro malcontento che hanno prosperato i partiti populisti che distribuiscono aiuti economici.
Ma un'aggravante è costituita dalla trasformazione dei rapporti di lavoro all'interno delle imprese, con le comunicazioni internet fatte di formule burocratiche scompare la comunicazione orale, il dibattito, scompare la comunicazione dal basso verso l'alto e, quindi, la mobilità e la creatività.
Se nel passato un operaio aveva un'idea innovativa la comunicava al suo datore di lavoro, o la realizzava diventando un piccolo imprenditore. Se un impiegato aveva un'idea su come rendere più efficiente il gruppo di lavoro la esponeva al dirigente. Oggi non si può più fare. Tutte le decisioni vengono prese in alto e trasmesse verso il basso con moduli burocratici che puoi solo decifrare. Chi volesse fare una proposta non ha il mezzo per comunicarla e nessuno lo ascolterebbe.
Oggi il profitto non viene più cercato nell'invenzione, nella differenziazione, nella creazione del meglio e del bello, ma nella riduzione dei costi, dei prezzi e riproponendo al consumatore varianti di ciò che ha già comprato in precedenza. Non è solo perché mancano soldi, ma perché scompare tutto ciò che è bello, elevato, raffinato, intelligente, mentre viene intenzionalmente livellato tutto, e viene promosso l'ovvio, il facile, il banale e viene contrastato, anzi deriso, il sapere, il gusto estetico.
Se potevamo dire che gli italiani erano creativi e i cinesi più ripetitivi, oggi possiamo dire che in ampia misura siamo già diventati tutti cinesi. La via della Seta da noi è già arrivata. È arrivata 30 anni fa, quando i cinesi ci hanno imposto la loro setaccia a basso prezzo scacciando la nostra, elegante, raffinata, preziosa. -
Gli indispensabili.
Alessandro Sallusti
- Dom, 31/03/2019 - 15:50
pubblicato da www.ilgiornale.it
Silvio Berlusconi ha celebrato ieri i 25 anni dalla fulminea vittoria alle elezioni Politiche del marzo '94 e aperto la campagna elettorale per le Europee di maggio.
«Siamo stati, siamo e saremo indispensabili» è il motto con cui il Cavaliere ha arringato i suoi a Roma. Berlusconi si riferiva al suo partito, e gli faccio i migliori auguri che così sia, ma quell'aggettivo «indispensabile» può essere letto in modo più ampio.
Chiunque governi o si candidi a governare questo strano Paese deve infatti sapere che - senza quella parte di Italia che Forza Italia ha politicamente e culturalmente rappresentato negli ultimi 25 anni - è destinato a fallire.
«Indispensabili» sono i milioni di italiani che magari non si entusiasmano per il raduno dei cattolici sulla famiglia, ma vogliono continuare a essere mamma e papà (non Genitore 1 e Genitore 2) e che certo non sfileranno mai in quelle pagliacciate che sono i gay pride o i raduni pro trans; «indispensabile» è chi pretende una rigorosa politica dell'immigrazione senza rinunciare alla solidarietà e alla lotta contro ogni tipo di razzismo; «indispensabile» è chi chiede meno Stato e meno assistenzialismo perché solo così si può crescere tutti e aiutare chi resta indietro; «indispensabile» è chi pretende un sistema bancario migliore, non chi vuole distruggerlo; «indispensabile» è chi vuole più cantieri non chi odia il progresso; chi l'Europa vuole cambiarla, non abbandonarla.
«Indispensabili» non sono gli intellettuali a gettone e neppure le piazze a comando. «Indispensabili», per governare bene e a lungo, siete tutti voi che non urlate e che non apprezzate gli urlatori, gli arroganti e gli incapaci. Voi ai quali, a differenza di Michele Santoro e Vauro, non passa neppure per scherzo nella testa di pagare qualcuno per uccidere l'avversario politico. Voi che sulle libertà e sui valori non cambiate idea neppure quando cambia il vento e tutto sembra perso.
Voi siete «indispensabili» molto più di quei politici, uomini e donne, pronti a boicottare il partito o a cambiare casacca in cambio di uno stipendio più sicuro. Voi, se state uniti e non seguite mode e sirene, siete «indispensabili» a chiunque per governare. Meglio condizionare e negoziare da liberi che illudersi di comandare da servi.-
Spadafora: "Fontana per la
famiglia non ha fatto nulla"
Il
grillino Vincenzo Spadafora, ospite del programma di Lucia Annunziata
Mezz'ora in più, respinge la "narrazione" secondo cui il M5S sia contro
la famiglia naturale "Ma queste famiglie vanno aiutate e non abbiamo
visto dal ministro Fontana grandi aiuti".
Il grillino Vincenzo Spadafora, ospite del programma di Lucia Annunziata Mezz'ora in più, respinge la "narrazione" secondo cui il M5S sia contro la famiglia naturale "Ma queste famiglie vanno aiutate e non abbiamo visto dal ministro Fontana grandi aiuti".
Francesco Curridori
- Dom, 31/03/2019 - 16:28
pubblicato da www.ilgiornale.it
"Al di là dei proclami, non c'è molta traccia di aiuti, Non si può andare in giro e dire 'siamo per la famiglia naturale' e poi non si fa nulla...".
Il grillino Spadafora, ospite del programma di Lucia Annunziata Mezz'ora in più, respinge la "narrazione" secondo cui il M5S sia contro la famiglia naturale "ma - aggiunge - queste famiglie vanno aiutate e non abbiamo visto dal ministro Fontana grandi aiuti".
Il sottosegretario pentastellato si dice preoccupato per "il clima di odio" che arriva da Verona"verso chi non la pensa in quel modo, come se fossero fuori dal mondo, invece fuori dal mondo sono loro".
Un clima che alimenta le tensioni tra M5S e Lega, due forze che "presentano due idee della società diverse", dice prima di sferrare un ennesimo attacco. La Lega "si sta spostando molto a destra, - sottolinea Spadafora -una destra che può fare paura al nostro paese. Non credo che molte donne della Lega siano contente che la Lega abbia messo il cappello sul congresso della famiglia a Verona".
E poi aggiunge:"Quest'incontro ha dato sfogo a una serie di istinti omofobi e razzisti di cui questo paese non ha bisogno. Come se pensassero che diminuendo i diritti di tutte le altre realtà sociali loro possano vivere meglio".
Immancabile, infine, un riferimento in merito alla polemica nata ieri tra Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte in tema di adozioni: "Potremmo dire Roma-Verona 2 a 0 con autogol del Capitano", commenta Spadafora che ha ritenuto corretto "il richiamo da Palazzo Chigi a stare più sulle carte, piuttosto che andare solo in giro a fare propaganda".-
Tria: 'Chi attacca le banche
mina il nostro Paese'. Conte:
'Non c'è attacco'.
Il premier: 'Conserviamoci tutti lucidi' ha detto a proposito dei timori espressi dal ministro dell'Economia.
++ Conte a ministri:sobri in parole,generosi in azioni ++ © ANSA
Redazione ANSA
News
Il ministro dell'Economia e Finanza Giovanni Tria a Firenze interviene al Festival dell'Economia civile.
"Una manovra correttiva? Nessuno ce la chiede", ha detto il ministro
che annuncia come "In questi giorni si approveranno i decreti sblocca
cantieri e poi le misure necessarie per contrastare la stagnazione,
questo rallentamento - ha spiegato Tria -. Spero anche prima del
Documento di economia e finanza".
Il responsabile dell'Economia torna anche a parlare di banche: "Attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo, significa avallare una delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà". E significa "minare l'interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all'unione bancaria".
Ma il premier Conte replica: 'Non mi sembra ci siano i presupposti per parlare di attacco alle banche... Conserviamoci tutti lucidi'. E a proposito delle polemiche tra ministri suggerisce: 'Il mio motto è sobri nelle parole generosi nelle azioni'. Sulla frenata dell'economia: 'La drammatica perdita di fiducia in noi stessi e negli altri frena lo slancio verso il futuro. Mina il funzionamento dei mercati e accresce oltre misura i costi di transazione'. E, comunque, 'Le riforme già varate non sono nulla rispetto a quello che ancora faremo. Ma forse le maggiori energie fisiche e mentali le ho spese in questa mia esperienza di governo per ricostruire la fiducia tra le persone, tra cittadini e istituzioni'.
Il reddito di cittadinanza e quota 100, sottolinea il premier, 'esprimono una politica a forte impatto sociale. Per proteggere i più deboli e vulnerabili. Dobbiamo continuare a lavorare per invertire l'esclusione di fasce sempre più ampie della popolazione" e introdurre "operazioni riparatrici nei confronti di lavoratori che sono state una concreta violazione del patto sociale'.
Conte ha aggiunto che 'Sicuramente adesso dobbiamo varare e licenziare al più presto il decreto per i truffati delle banche. Lo abbiamo detto. C'è solo qualche aspetto tecnico ma sicuramente domani vedo anche il ministro Tria. Va varato al più presto il decreto .
Comunque per Tria 'A parte alcuni casi, che sono veramente pochi, di malagestione delle banche italiane, il sistema bancario italiano è uno dei più sani d'Europa e forse del mondo". Che aggiunge: "dopo la crisi del 2008 questo era chiaro non avevamo titoli velenosi, derivati pericolosi, tossici, come le avevano e in alcuni casi hanno ancora molte banche europee, in primo luogo tedesche'.
Sulla crescita Tria ha sottolineato che "è necessaria e non sufficiente, ma ci vuole. Se guardiamo al tipo di crescita, questa può essere non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita. Serve dunque una crescita equilibrata e non squilibrata, altrimenti si ha un impatto anche sociale. Inseguiamo la stabilità finanziaria ma non può esserci senza stabilità sociale". Lo ha detto rispondendo alla provocazione del direttore del Festival dell'Economia Civile, Lorenzo Bechetti, che aveva parlato di Bil, benessere interesse lordo.
Secondo il responsabile dell'Economia "la parte più produttiva dell'Italia è ferma". In questo momento c'è "un rallentamento della crescita in Europa", perché "si è fermato il motore, la Germania", e conseguentemente "si è fermata anche la parte più produttiva dell'Italia, quella del manifatturiero che esporta". Il problema, ha sottolineato, è che l'Italia "da dieci anni cresce un punto percentuale in meno del resto d'Europa, significa che la nostra economia è allo 'zero' mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento", ha aggiunto.
In Italia "c'è voglia di fare, non di piangersi addosso. C'è una spinta che vuole fare e togliere 'lacci e lacciuoli', come si diceva negli anni 70-80". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria a Firenze sottolineando però che il punto di partenza di ogni provvedimento e decisione sarà "tenere sotto controllo la corruzione e le patologie che si possono presentare".
Tria ha sottolineato che "bisogna avere equilibrio" perché si è detto convinto che "in Italia non ci sia più corruzione rispetto ad altri Paesi: magari c'è più contrasto e quindi i fenomeni emergono di più". "In Italia, ho sempre detto, si è legiferato soltanto per la patologia della situazione e non per la fisiologia... Poi - ha concluso - si combattono le patologie ma nessuno vuole lo stato di polizia, una dittatura". (ANSA)
Il responsabile dell'Economia torna anche a parlare di banche: "Attaccare il sistema bancario italiano, mettere in dubbio la sua solidità ma anche la sua resilienza e porre un sospetto su questo, significa avallare una delle campagne europee che ci stanno attaccando e mettendo in difficoltà". E significa "minare l'interesse nazionale, nel momento in cui stiamo negoziando come arrivare all'unione bancaria".
Ma il premier Conte replica: 'Non mi sembra ci siano i presupposti per parlare di attacco alle banche... Conserviamoci tutti lucidi'. E a proposito delle polemiche tra ministri suggerisce: 'Il mio motto è sobri nelle parole generosi nelle azioni'. Sulla frenata dell'economia: 'La drammatica perdita di fiducia in noi stessi e negli altri frena lo slancio verso il futuro. Mina il funzionamento dei mercati e accresce oltre misura i costi di transazione'. E, comunque, 'Le riforme già varate non sono nulla rispetto a quello che ancora faremo. Ma forse le maggiori energie fisiche e mentali le ho spese in questa mia esperienza di governo per ricostruire la fiducia tra le persone, tra cittadini e istituzioni'.
Il reddito di cittadinanza e quota 100, sottolinea il premier, 'esprimono una politica a forte impatto sociale. Per proteggere i più deboli e vulnerabili. Dobbiamo continuare a lavorare per invertire l'esclusione di fasce sempre più ampie della popolazione" e introdurre "operazioni riparatrici nei confronti di lavoratori che sono state una concreta violazione del patto sociale'.
Conte ha aggiunto che 'Sicuramente adesso dobbiamo varare e licenziare al più presto il decreto per i truffati delle banche. Lo abbiamo detto. C'è solo qualche aspetto tecnico ma sicuramente domani vedo anche il ministro Tria. Va varato al più presto il decreto .
Comunque per Tria 'A parte alcuni casi, che sono veramente pochi, di malagestione delle banche italiane, il sistema bancario italiano è uno dei più sani d'Europa e forse del mondo". Che aggiunge: "dopo la crisi del 2008 questo era chiaro non avevamo titoli velenosi, derivati pericolosi, tossici, come le avevano e in alcuni casi hanno ancora molte banche europee, in primo luogo tedesche'.
Sulla crescita Tria ha sottolineato che "è necessaria e non sufficiente, ma ci vuole. Se guardiamo al tipo di crescita, questa può essere non inclusiva ma diretta, con un modello sbagliato che porta alla non crescita. Serve dunque una crescita equilibrata e non squilibrata, altrimenti si ha un impatto anche sociale. Inseguiamo la stabilità finanziaria ma non può esserci senza stabilità sociale". Lo ha detto rispondendo alla provocazione del direttore del Festival dell'Economia Civile, Lorenzo Bechetti, che aveva parlato di Bil, benessere interesse lordo.
Secondo il responsabile dell'Economia "la parte più produttiva dell'Italia è ferma". In questo momento c'è "un rallentamento della crescita in Europa", perché "si è fermato il motore, la Germania", e conseguentemente "si è fermata anche la parte più produttiva dell'Italia, quella del manifatturiero che esporta". Il problema, ha sottolineato, è che l'Italia "da dieci anni cresce un punto percentuale in meno del resto d'Europa, significa che la nostra economia è allo 'zero' mentre la Germania riesce a rimanere allo 0,7-0,8 per cento", ha aggiunto.
In Italia "c'è voglia di fare, non di piangersi addosso. C'è una spinta che vuole fare e togliere 'lacci e lacciuoli', come si diceva negli anni 70-80". Così il ministro dell'Economia Giovanni Tria a Firenze sottolineando però che il punto di partenza di ogni provvedimento e decisione sarà "tenere sotto controllo la corruzione e le patologie che si possono presentare".
Tria ha sottolineato che "bisogna avere equilibrio" perché si è detto convinto che "in Italia non ci sia più corruzione rispetto ad altri Paesi: magari c'è più contrasto e quindi i fenomeni emergono di più". "In Italia, ho sempre detto, si è legiferato soltanto per la patologia della situazione e non per la fisiologia... Poi - ha concluso - si combattono le patologie ma nessuno vuole lo stato di polizia, una dittatura". (ANSA)
Ho visto il Medioevo.
Non è poi così male.
Alessandro Sallusti
- Sab, 30/03/2019 - 15:42
pubblicato da www.ilgiornale.it
Ieri ho fatto un salto nel Medioevo, devo dire che non mi sono trovato male. Al Forum mondiale delle famiglie aperto a Verona non ho visto roghi, e neppure streghe.
Non mi sono imbattuto in stanze della tortura e neppure sono stato sottoposto pur essendo un discreto e noto peccatore a processi sommari degni dell'Inquisizione.
In compenso ho visto e sentito applaudire il governatore del Veneto, Luca Zaia, quando ha detto che non i gay ma gli omofobi sono affetti da problemi patologici; più intenso il battimani per il trasgressivo conduttore de «La Zanzara» su Radio24, Giuseppe Cruciani, che ha sostenuto la seguente tesi: sono a favore di aborto, divorzio, unioni gay, fecondazione assistita e pure utero in affitto, ma ancor prima sono a favore che voi possiate liberamente e serenamente sostenere le vostri tesi. Successo ha avuto anche l'ambasciatore dell'Ungheria, pronipote dell'imperatore Cecco Beppe e di sua moglie Sissi, che ha invitato i delegati a scendere in campo sui social a patto di non rispondere con insulti a quelli che sicuramente, visto il clima, riceveranno.
Una cosa mi è sembrata chiara: se il governo Conte ha ritirato il patrocinio per paura di sporcarsi le mani con questi ultrà della famiglia naturale quella cioè che nasce dall'unione di un uomo e di una donna non potrà mai essere il governo di tutti gli italiani.
A Verona ci sono idee, vecchie nel senso di immutabili e tutto sommato banali: il mondo va avanti perché qualcuno fa figli, e questi qualcuno non possono essere che un uomo e una donna uniti da un atto di amore.
Non è un problema esclusivamente etico o religioso, è un fatto incontestabile con il quale l'economia e la politica devono fare laicamente i conti, pena l'estinzione o la resa ad altre culture.
Mettere in condizione le donne di fare più figli e meno aborti (la riproduzione di un feto abortivo fatta circolare come provocazione choc può essere stata una scelta respingente, ma non un falso) non mi sembra un obiettivo medioevale o terroristico.
Semmai è quello che è mancato nella frenesia, a volte nell'impazzimento, del dibattito culturale e politico degli ultimi cinquant'anni, tutto teso all'emancipazione.
Che è cosa buona se alla fine non ci porta a emanciparci anche dal senso per cui si viene e si sta al mondo.-
CONFERENZA DELLE REGIONI.
By La Redazione |
Autobus meno inquinanti, riqualificazione delle periferie, illuminazione pubblica e servizi di digitalizzazione dei processi amministrativi degli enti locali. Sono alcuni degli ambiti su cui le Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina potranno intervenire grazie a circa 18 milioni che saranno suddivisi in parti uguali ai tre Comuni.
La Conferenza delle Regioni, a cui ha partecipato il vicepresidente della Regione e assessore all’Economia, Gaetano Armao, ha dato il via libera all’aumento dei fondi Poc, Programma operativo complementare di Azione Coesione Citta metropolitane 2014-2020 (quota di cofinanziamento statale del programma comunitario) destinati alla Sicilia e previsti dal Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica.
Un Programma, il Poc, che si prefigge di incidere rapidamente su alcuni nodi tuttora irrisolti che ostacolano lo sviluppo delle maggiori aree urbane del Paese. In particolare, i finanziamenti saranno rivolti ad interventi di digitalizzazione dei processi amministrativi dei Comuni e delle loro società in house (Agenda digitale metropolitana); alla riduzione dei consumi energetici negli edifici e nelle strutture pubbliche: le amministrazioni comunali potranno, cioè, ammodernare e sostituire le fonti di illuminazione con materiali a basso consumo (illuminazione pubblica sostenibile).
Le Città potranno, poi, acquistare nuovi mezzi pubblici eco-compatibili (scuolabus e mini bus elettrici per i centri storici o a chiamata in aree periferiche). Infine, il programma Poc, agendo in complementarietà con la strategia del Pon Metro (Programma operativo nazionale) prevede servizi per l’inclusione sociale e misure per combattere la povertà nelle aree delle grandi città a basso tasso di legalità. (sostenere efficienza e responsabilità). -
Adozioni, Palazzo Chigi:
“Il ministro Fontana non
ha mai rimesso le deleghe.
Blocco delle attività e
danni alle famiglie”.

Scontro nell'esecutivo sugli affidamenti internazionali. Salvini attacca il premier: "Chiederò più velocità". Palazzo Chigi: "Studi prima di parlare. Deleghe sono del ministro leghista. Polemiche incomprensibili". Dal ministero fanno sapere che il vicesegretario della Lega ha chiesto di rinunciare alle deleghe. Ma dalla presidenza del consiglio replicano di nuovo: "Falso. Ha determinato un blocco delle attività amministrative in capo al Dipartimento del ministro Fontana, con conseguenti pregiudizi per le famiglie italiane".
Lorenzo Fontana non ha mai rimesso le deleghe per le adozioni. Ma ha bloccato le attività amministrative “con conseguenti pregiudizi per le famiglie italiane”. È scontro tra la presidenza del consiglio e il ministro della Lega. Dopo il caso del patrocinio al congresso di Verona, il premier Giuseppe Conte entra di nuovo in rotta di collisione con il ministro della Famiglia. Il motivo? Il caso sulle adozioni, scoppiato nel governo nel pomeriggio in cui Matteo Salvini partecipa al Congresso delle Famiglie. E questa volta il presidente del Consiglio risponde colpo su colpo alle provocazioni del suo vice.
Al ministro dell’Interno non è piaciuta l’intervista al Fatto Quotidiano del grillino Vincenzo Spadafora: “Al Forum veronese rivangano il passato, la realtà è già più avanti”, spiegava il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità. Che, parlando del Congresso delle Famiglie in corso a Verona, ha escluso in futuro nuove alleanze del M5s con la Lega. “Spadafora si occupi di rendere più veloci le adozioni, ci sono più di 30mila famiglie che attendono di adottare un bambino“, ha detto il vicepremier leghista, ingaggiando un duello a distanza con l’alleato del M5s.
Che gli replica da Roma, direttamente dalla voce dell'altro vice premier, Luigi Di Maio. “Almeno le deleghe si dovrebbe leggerle prima di accusare qualcuno. La delega alle adozioni non è del sottosegretario Spadafora è una delega che ha in capo il presidente del Consiglio dei ministri e il ministro Fontana in compartecipazione. Evitiamo di dire cose inesatte“, ha replicato il capo politico del Movimento 5 Stelle, parlando all’iniziativa Oggi protagonisti a Cinecittà. Proprio negli stessi minuti in cui Salvini da Verona rincarava la dose e alzava il tiro parlando con i giornalisti: “Sulle adozioni mi aspetto di più dal presidente del Consiglio. Sarò il primo a stimolarlo perché siano più veloci“.
Un affondo cui replicava direttamente Palazzo Chigi, con una nota dura: “La delega in materia di adozioni di minori italiani e stranieri è attualmente ed è sempre stata in capo al ministro della Lega Fontana il Presidente del Consiglio ha solo mantenuto le funzioni di Presidente della Commissione per le adozioni internazionali. Spetta quindi a Fontana adoperarsi – come chiesto da Salvini – per rendere le adozioni più veloci e dare risposta alle 30.000 famiglie che aspettano. Rimane confermato che bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare nei ministeri tutti i giorni e studiare le cose prima di parlare altrimenti si fa solo confusione”.
Insomma: Salvini tirava in ballo Conte che replicava secco. Questa è la più importante novità della giornata di sabato: secondo Repubblica, il premier non ha digerito l’ennesima tirata di giacca e avrebbe riferito ai suoi il timore di una campagna elettorale del leader del Carroccio con varie bordate contro la sua presidenza. L’intenzione di Conte sarebbe però quella di non farne passare più “nemmeno una”, tanto che forse per la prima volta il premier ha smesso i panni del mediatore e ha scelto di fatto di prendere le difese dei Cinquestelle con toni che finora non aveva utilizzato nei confronti di un suo vice.
Dall’altra parte il Corriere racconta di un Salvini stupito e visibilmente irritato prima dagli attacchi reiterati del M5s al Congresso di Verona e poi dall’atteggiamento del premier. “Ogni giorno mi danno del retrogrado”, avrebbe sbottato il ministro. Che per una volta è stata anche protagonista di una gaffe: il suo discorso sul palco è cominciato con la stessa citazione già usata da Giorgia Meloni 10 minuti prima. Colpa dell’ira per il botta e risposta con Conte?
E Salvini non sapeva ancora che il dibattito sarebbe continuato. Perché in serata fonti del ministero della Famiglia hanno poi fatto sapere che “da oltre un mese il Ministro Fontana ha chiesto di formalizzare la remissione della delega relativa alle adozioni internazionali a causa del fatto che il presidente Conte ha autonomamente indicato i componenti della struttura Cai (Commissione Adozioni Internazionali)”. Altra benzina sul fuoco. Perché dal ministero del leghista facevano filtrare che “questo ha comportato un grave problema nell’attuazione della delega, costringendo il Dipartimento Famiglia a chiedere di spostare alla segreteria generale della Presidenza i capitoli di bilancio delle adozioni internazionali. Si sottolinea inoltre che la presidenza della Commissione Adozioni Internazionali è stata fin dall’inizio in capo al Presidente del Consiglio, che ha scelto di non delegarla”.
Fonti di Palazzo Chigi hanno aspettato la tarda serata. Poi hanno fatto filtrare che “le deleghe relative alle adozioni nazionali e internazionali sono sempre rimaste in capo al Ministro Fontana. Non c’è mai stata, infatti, alcuna revoca delle deleghe. La presa di posizione del Dipartimento del Ministro Fontana ha provocato una grave situazione di stasi nell’attività della Commissione Adozioni, situazione che si è sbloccata solo grazie alle sollecitazioni giunte proprio dalla Segreteria generale della Presidenza del Consiglio”.
Il riferimento è appunto alla richiesta di spostare i capitoli di bilancio delle adozioni internazionali dai conti del ministero a quelli di Palazzo Chigi. “L’intervento del Segretario generale – continuano dalla presidenza del Consiglio – ha permesso infatti che si sbloccassero pagamenti per i rimborsi per le spese adottive che le famiglie interessate aspettavano da tempo”.
Ma non solo. Perché da Chigi vanno oltre. “Desta sorpresa – fanno sapere – che la non condivisione sulle nomine di alcuni componenti della commissione adozioni, legittima prerogativa del Presidente del Consiglio, possa aver determinato un blocco delle attività amministrative in capo al Dipartimento del ministro Fontana, con conseguenti pregiudizi per le famiglie italiane. Peraltro il Presidente Conte ha invitato il ministro Fontana a indicare un proprio nominativo tra i componenti della commissione.
Stiamo ancora attendendo la relativa indicazione. Queste polemiche sono davvero incomprensibili”. Insomma: da Verona i leghisti se la sono presi prima con un sottosegretario del M5s e poi direttamente con Conte, accusandoli di rallentare le procedure per le adozioni. La realtà, però, a sentire la presidenza del consiglio e ben diversa. A bloccare le adozioni sono gli stessi leghisti padroni di casa al Congresso delle famiglie. E nel governo esplode un nuovo caso.-
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