mercoledì 27 marzo 2019

PALERMO: CORRUZIONE ALLE COMUNALI DEL 2012.

Il processo scaturito dall’inchiesta sulle elezioni comunali di Palermo del 2012 , svoltosi davanti ai giudici della quinta sezione del tribunale del capoluogo siciliano, si è concluso con 16 condanne e 6 assoluzioni.

Erano 22 gli imputati del processo Agorà, in cui veniva ipotizzata una serie di episodi di corruzione elettorale. Coinvolti politici, procacciatori di voti e anche esponenti mafiosi.

 Il collegio ha accolto quasi del tutto le richieste del Pubblico Ministero e ha inflitto 10 anni e 10 mesi a Giuseppe Bevilacqua, considerato l’organizzatore di tutto, candidato alle elezioni comunali di Palermo del 2012 e non eletto.

Colpevole anche la sorella Teresa, che ha avuto inflitta una pena di 4 anni e mezzo; Anna Brigida Ragusa, 4 anni e 5 mesi; Pietra Romano, 4 anni e 3 mesi; Giusto Chiaracane, 4 anni e 2 mesi; Domenico Noto, Giuseppe Genna e Salvatore Ragusa, due anni e mezzo a testa.

Condannato anche il boss Natale Giuseppe Gambino, un anno e quattro mesi. L’altro imputato, Giuseppe Antonio Enea, un anno;  e poi Carmelo Carramusa, Salvatore Cavallaro, Onofrio Donzelli, l’ex deputato Nino Dina, Vincenzo Di Trapani e Francesco Mineo, parlamentare di Grande Sud,  che hanno avuto 8 mesi a testa.

Assolti Pietro Cosenza, Enzo Fantauzzo, Salvatore Machi’, Ferdinando Vitale, Salvatore Zago e Agostino Melodia.

Il metodo accaparramento voti di Bevilacqua pesava poco sulle tasche del candidato:  150 euro per un pacchetto di 30 voti, vale a dire 5 euro a preferenza. Ma l’accusa sostenne che il mancato consigliere comunale arrivava persino a utilizzare i generi alimentari del  ‘Banco opere di carità’.

In pratica regalava pacchi di pasta, oppure li vendeva a prezzi stracciati agli stessi poveri che ne avevano diritto. Il parmigiano, invece, se lo portava a casa.-

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