Condannati due ex deputati regionali e il candidato che in cambio di voti dava cibo per poveri.
Erano 22 gli imputati del processo Agorà, in cui veniva ipotizzata una serie di episodi di corruzione elettorale. Coinvolti politici, procacciatori di voti e anche esponenti mafiosi.
Il collegio ha accolto quasi del tutto le richieste del Pubblico Ministero e ha inflitto 10 anni e 10 mesi a Giuseppe Bevilacqua, considerato l’organizzatore di tutto, candidato alle elezioni comunali di Palermo del 2012 e non eletto.
Colpevole anche la sorella Teresa, che ha avuto inflitta una pena di 4 anni e mezzo; Anna Brigida Ragusa, 4 anni e 5 mesi; Pietra Romano, 4 anni e 3 mesi; Giusto Chiaracane, 4 anni e 2 mesi; Domenico Noto, Giuseppe Genna e Salvatore Ragusa, due anni e mezzo a testa.
Condannato anche il boss Natale Giuseppe Gambino, un anno e quattro mesi. L’altro imputato, Giuseppe Antonio Enea, un anno; e poi Carmelo Carramusa, Salvatore Cavallaro, Onofrio Donzelli, l’ex deputato Nino Dina, Vincenzo Di Trapani e Francesco Mineo, parlamentare di Grande Sud, che hanno avuto 8 mesi a testa.
Assolti Pietro Cosenza, Enzo Fantauzzo, Salvatore Machi’, Ferdinando Vitale, Salvatore Zago e Agostino Melodia.
Il metodo accaparramento voti di Bevilacqua pesava poco sulle tasche del candidato: 150 euro per un pacchetto di 30 voti, vale a dire 5 euro a preferenza. Ma l’accusa sostenne che il mancato consigliere comunale arrivava persino a utilizzare i generi alimentari del ‘Banco opere di carità’.
In pratica regalava pacchi di pasta, oppure li vendeva a prezzi stracciati agli stessi poveri che ne avevano diritto. Il parmigiano, invece, se lo portava a casa.-
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