In una sola giornata
l'Assemblea regionale siciliana chiarisce come immagina il futuro della
politica: con meno donne ma più poltrone da spartire. E lo fa in modo
trasversale, nel senso che le due leggi sono votate da tutti. Compreso
il Movimento 5 stelle, che ha presentato l'emendamento soppressivo della
norma per obbligare i sindaci a comporre giunte con almeno il 40% di
parità di genere. Poi passato grazie al voto (segreto) di pezzi della
maggioranza. Cancelleri (M5s): "Per eleggere le donne non serve una
legge, basta candidarle in posizione utile. Noi abbiamo 20 consiglieri e
8 sono donne".
di Giuseppe Pipitone
28 Marzo 2019
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
No alle quota rosa. Sì a 355 posti da assessori in più nelle giunte dei comuni. In una sola giornata l’Assemblea regionale siciliana
chiarisce come immagina il futuro della politica: con più poltrone da
spartire, ma a patto che siano occupate dagli uomini. E lo fa in modo
trasversale, nel senso che le leggi in questione sono votate da tutti:
una anche dal Movimento 5 stelle. Sono stati i
grillini, infatti, a presentare l’emendamento che ha soppresso
l’articolo 1 del disegno di legge sulla composizione delle giunte
comunali in Sicilia. Solo che quell’articolo prevedeva l’obbligo di
garantire almeno il 40 percento di rappresentanza di genere nelle città con più di 15mila abitanti.
Quote rosa Ko col voto segreto –
“Per fare eleggere le donne non serve una legge, basta candidarle in posizioni utili all’elezione”, ha sostenuto Giancarlo Cancelleri, leader del M5s Sicilia. Con il voto segreto, però, la maggioranza del governatore Nello Musumeci è andata sotto. O meglio ha votato contro se stessa: l’emendamento “cancella quote rosa”,
infatti, è passato con 26 voti a favore e 16 contrari. I 5 stelle hanno
in totale 20 consiglieri regionali: è evidente, dunque, che quella
norma sia stata cancellata anche con il sostegno di politici di altri
schieramenti. Pure della maggioranza.
I franchi tiratori – Il governo della Sicilia è stato battuto anche su
I franchi tiratori-
Il governo della Sicilia è stato battuto anche un altro emendamento, anche questo soppresso: quello che prevedeva la incompatibilità
fra la carica di assessore e quella di consigliere comunale.
L’intero
disegno di legge si chiamava: “Norme in materia di composizione della
giunta comunale e di incompatibilità tra la carica di consigliere
comunale e la carica di assessore comunale”. In pratica tra quote rosa e incompatibilità la
maggioranza è riuscita a farsi cancellare le due norme simbolo della
riforma.
A rimanere in piedi sono stati, però, altri passaggi della
legge. Il più importante è quello che prevede più posti nelle giunte
comunali sull’isola. Una legge che moltiplica le poltrone da spartirsi
nelle amministrazioni locali. Una vera manna per i partiti: e infatti
l’articolo moltiplica poltrone è stato approvato dall’Ars senza colpi di
mano. Senza, cioè, che la maggioranza votasse contro la proposta del
governo.
Il poltronificio siciliano –
In
questo modo si creeranno fino a 355 posti da assessore in più. Toccherà
comunque ai sindaci decidere se allargare o meno le giunte. A Palermo, per esempio, al momento gli assessori sono 8: il sindaco Leoluca Orlando potrà
nominarne altri 3, fino a un massimo di 11. A Catania da 8 si può
arrivare a 10. La legge prevede 4 assessori per i comuni fino a 10mila
abitanti, 5 tra 10 e 30mila abitanti, 7 tra 30 e 100mila, 9 per le città
tra i 100 e 250 mila, 10 tra 250 e 500 mila, 11 quando gli abitanti
sono più di mezzo milione.
Gli attacchi bipartisan al voto bipartisan –
Assessori
a parte, però, a scatenare il dibattito in aula è stata soprattutto la
soppressione della legge sulle quote rosa. “È stata affossata una norma
di civiltà politica e di buon senso, peraltro già prevista dalla legge
nazionale. Un’altra occasione perduta per la Sicilia grazie a un accordo
trasversale fra destra e una parte dell’opposizione, talmente
imbarazzato dover ricorrere al voto segreto”, attacca Claudio Fava.
Concordi nel criticare la bocciatura sia maggioranza che opposizione,
nonostante l’emendamento soppressivo abbia riscosso un sostegno
trasversale, seppur col voto segreto.
Il capogruppo del Pd Giuseppe Lupo parla di “passo indietro sul terreno presenza delle donne nelle istituzioni“, mentre Marianna Caronia di Forza Italia definisce un “atto codardo”
la votazione col voto segreto: “C’è chi pensa, ma non ha il coraggio di
dire pubblicamente, che le donne in politica devono avere una posizione
residuale e soprattutto non devono sedere nei luoghi di governo”.
L’attacco con il lapsus: “Omofobi” –
I 5 stelle si sono difesi bollando il dibattito come “strumentale“.
“Non ci vuole una legge per fare entrare le donne in politica, per
farle fare le riempilista. In realtà basta candidarle. Per questo nel
gruppo parlamentare del M5s su venti deputati otto sono donne.
E molte erano capilista nei loro collegi. Per non parlare dei comuni,
dove nel nostro caso si deve parlare di quote azzurre”, ha provato a
difendere i suoi Cancelleri.
Non è bastato. L’esponente dell’Udc Eleonora Lo Curto
ha chiesto la parola a Sala d’Ercole, è salita sul podio del Parlamento
più antico d’Europa e ha scagliato il suo anatema contro i grillini.
Solo che si è confusa: “Siete omofobi“. Praticamente un assist. “Cosa c’entra? Al massimo si dice misogino“, hanno replicato i grillini.
La riforma per chi emigra –
L’Ars
ha anche modificato la legge per le elezioni nei comuni con meno di
15mila abitanti: fino ad oggi, quando c’era un unico candidato sindaco,
occorreva che votassero almeno il 50 percento più uno degli aventi
diritto. Ora il quorum sarà calcolato escludendo gli elettori residenti all’estero.
Una riforma che fotografa il prepotente ritorno alle emigrazioni di massa.
Dall’isola più a Sud d’Europa si continua a partire.
La classe
dirigente corre ai ripari: ci saranno più posti da assessore. Più
lavoro. Ma solo se fai il politico.-
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