sabato 31 marzo 2018

Taverna, l’urlatrice

a 5 Stelle trasforma

il Senato in osteria.



La pasionaria eletta vicepresidente di Palazzo Madama è famosa per le piazzate volgari, tra parolacce e insulti .






«Ahooo, io nun so’ un politicooo». Sembra ieri che Paola Taverna rimbrottava gli abitanti della borgata romana di Tor Sapienza che la contestavano come un Renzi qualunque.











Archeologia, vista la velocità con cui i grillini vanno smettendo le tute acetate di lotta per indossare il doppiopetto di governo. Se ce la fa anche lei, l’irriducibile Paola Taverna, la senatrice di cui Maurizio Gasparri disse «è la prova vivente che il Senato va abolito», ce la possono fare tutti. Il fatto che la sua nomina a vicepresidente del Senato, nel gran mercato delle trattative, sia passata quasi inosservata dà il segno dei tempi. E ora le scommesse sono aperte: ce la farà la parlamentare il cui eloquio sfiora la sindrome di Tourette a imitare Roberto Fico, di cui si dice che abbia anche il pigiama in grisaglia, o prenderà il sopravvento la vecchia Taverna, quella capace di trasformare il Senato in osteria? Lei, va detto, ci sta provando. Come prima cosa ha diffuso sul web una sua foto in giacca, con l’aria pensosa mentre ripassa la Costituzione, poi ha annunciato che anche lei rinuncerà all’indennità di funzione. Che differenza di stile rispetto a quello esibito sul palco di Ostia, quando urlava agli oppositori della Raggi: «Ma va a morì ammazzato, potevi fa la metro e ora rompi li cojoni perché volemo fa la funivia?». La foto da statista dev’essere apparsa così improbabile ai suoi fan che una manina perfida ha subito ritoccato l’immagine capovolgendo la Costituzione. Ma lei non si perderà d’animo per così poco. Alle critiche saprà replicare con garbo istituzionale, come quando definì il governo Gentiloni «una torta di letame» e chiosò la permanenza di Maria Elena Boschi e altri renziani al potere con parole immortali: «Si prevede l’innalzamento del livello di sicurezza dei fiumi per inondazione di vomito da chi con un NO pensava di esserseli levati dalle palle». Cosa succederà però quando sarà lei a presiedere e in aula ci sarà da zittire un provocatore, sedare un conflitto, fare da paciere tra due litiganti? I vicini di scranno temono che finisca per mettere in pratica un nobile detto romano che pare ispirare alcune delle sue più intense invettive: «Si tte sputo, te mprofumo» (tradotto: sei così infimo che se ti bersaglio con una mia formazione salivare, ti rendo migliore, ndr). E lei ha annunciato a più riprese l’intenzione di «mprofumare» gli avversari politici. Quasi un’ossessione. Fece scalpore quando lo rivolse a Silvio Berlusconi: «Un giorno di questi je sputo». L’espressione ebbe una tale eco che la senatrice pensò bene di concedere il bis, consigliando al Pd Stefano Esposito di «sputatte allo specchio alla mattina». Altro che «aula grigia e sorda». Con show come questi le dirette dal Senato avranno lo share di Zelig. Alla Taverna basterà ripercorrere il repertorio di questi anni, ma sul più visibile palcoscenico di seconda carica dello Stato. Agli ex M5s: «Fate pena... e pure un po’ schifo». Sulle candidature di Bernini e Casellati: «Fa bene Berlusconi, così dimostra che non frequenta solo mignotte». A Renzi: «Sta fuori come un balcone» e «dice solo minchiate». Nei momenti più alti, potrebbe dare anche sfogo alla sua passione, la poesia: «Proponi accordi strani e vedi prospettive / Mentre io guardo ’ste mmerde e genero invettive». Se invece cedesse alla tentazione di reprimere la sua natura più verace, per la prossima legislatura si potrà sempre ripiegare sulla sorella Annalisa, attivista M5s il cui talento non ha ancora ricevuto il giusto riconoscimento. Ne diede l’assaggio l’anno scorso con un messaggio alla Raggi che farebbe arrossire Bombolo: «Hai rotto il cazzo, smettila di fare la bambina deficiente altrimenti te appendemo pe le orecchie sui fili dei panni». Chapeau.-



Trasporto pubblico Sicilia, 

Messina penalizzata e treni 

“oscurati” dai bus.

Allarme Uil.

E se i forti interessi sul gommato finissero per penalizzare il trasporto ferroviario in Sicilia? A porsi la domanda è Michele Barresi, segretario regionale della Uil Mobilità, in virtù degli oltre 18 milioni 600mila euro (18.607.533,12 per la precisione) spesi dalla Regione per cofinanziare lo svecchiamento degli autobus di linea impegnati nel trasporto pubblico extraurbano.
La situazione del trasporto pubblico locale su gomma, nell’isola, presenta delle criticità non distanti da quello ferroviario, come rileva il sindacalista anticipando alcuni temi del suo intervento al congresso territoriale di Messina, Caltanissetta ed Enna della Uil Trasporti, in programma martedì prossimo alle 9,30 a palazzo dei Leoni, dal titolo “Il nostro impegno per lo sviluppo e crescita della Sicilia”.
Giusto innanzitutto procedere al rinnovo del parco macchine in dotazione alle aziende locali. Il decreto 467 del dirigente generale del dipartimento delle Infrastrutture, della mobilità e dei trasporti, che fa seguito a quanto annunciato dal governatore, Nello Musumeci, permette di rottamare mezzi risalenti addirittura agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso. Mezzi con quasi 40 anni di vita. In tutto sono 202 autobus sostituiti grazie a cofinanziamenti regionali riguardanti somme risalenti anche al 2015: “Si tratta sicuramente di un fatto positivo – commenta Barresi – data la vetustà della flotta. Va ricordato in ogni caso che il trasporto pubblico locale su gomma, al pari di quello ferroviario, non è disciplinato in questo momento da alcun contratto di servizio. Rosario Crocetta, è vero, ci ha lasciato poco prima della fine del mandato il Piano regionale dei trasporti, che mancava dal 2005. Ma non sappiamo se resterà integro”. Anche a causa della mancanza di contratto nei due settori nevralgici della mobilità regionale.



Attualmente, il Tpl si regge su concessioni date ai privati in proroga fino al 2019. “La Sicilia su gomma – aggiunge il dirigente della Uil – ha un triste primato. Ha ridotto dal 2012 a oggi le risorse regionali a favore del Tpl su gomma più di tutte le altre regioni d’Italia: meno 32% contro una media nazionale del meno 12% (dati Astra Sicilia) passando da trasferimenti regionali per 220 milioni di euro del 2013 ai 157 milioni del 2016 e con un riconoscimento chilometrico che inspiegabilmente differisce anche da azienda ad azienda. E questo è un caso che ci riguarda molto da vicino. L’Atm Messina infatti – prosegue con riferimento al trasporto urbano – in un contesto già critico è trattata da Cenerentola e ha aperto un contenzioso legale per 13 milioni di euro di mancati contributi da parte della Regione al dicembre 2016, rivendicando l’adeguamento del contributo chilometrico. Messina riceve ogni anno un quarto dei contributi chilometrici rispetto alla Amt Catania e un quinto rispetto l’Amat di Palermo senza alcuna proporzione tra chilometri prodotti, area e utenza servita. Semplicemente una penalizzazione politica a cui i rappresentanti politici del territorio non sanno ribellarsi”.
In merito alle concessionarie del trasporto pubblico su gomma extraurbane, stando alla lettura del decreto, a beneficiare del cofinanziamento nella città dello Stretto sono state Giuntabus, Jonica Trasporti e Sais Autolinee. Insieme a Camarda & Drago e Sberna Autolinee, di Sant’Agata Militello, e Magistro, di Brolo. Nel quadro si possono inserire pure l’Ast, che è interamente di proprietà della Regione, e l’ennese Interbus Spa, che comunque opera sul territorio peloritano. Niente contributo per Campagna & Ciccolo, Giunta Trasporti, Saia Trasporti, Tai Srl (tutte di Messina) e Bevacqua & Vitanza (Tortorici).

“Non c’è mai stato – sostiene Barresi – il coraggio di razionalizzare le concessioni. D’accordo sul fatto che il Piano regionale prevede l’integrazione tra gomma e ferro ma, senza rinnovo del contratto di servizio, molte tratte e orari si sovrappongono con il risultato di avere bus e treni o sovraffollati o pressoché vuoti. Senza potere usufruire delle necessarie coincidenze. Non c’è nemmeno il controllo dell’effettivo chilometraggio, sebbene i privati vivano di rimborsi chilometrici”.

Per comprendere come il contratto di servizio del trasporto gommato sia atteso dagli addetti lavori, basti pensare che “il suo rinnovo era uno dei primi obiettivi del governo Crocetta…”. “Nel trasporto su gomma – conclude Barresi – ci sono tanti e importanti interessi in ballo, dispute economiche non indifferenti, tali da impedire la razionalizzazione.

 Alla luce del perdurare del rinvio del rinnovo del contratto di servizio ferroviario, rinvio di cui non comprendiamo le ragioni, non vorremmo si volesse dare preferenza alla gomma, visto che sul ferro ci sono meno interessi. Chiaramente i livelli occupazionali del Tpl su gomma vanno tutelati ma i due servizi devono essere integrati”.-

Scuola. Organici siciliani 

penalizzati, Musumeci 

spera nel governo che verrà.

 
 
Il grido di allarme lanciato dalla Cgil, riguardante la limitata assegnazione alla Sicilia di nuovi posti per gli organici della scuola, preoccupa il governo regionale sia in ordine alle scarse opportunità di rilancio e potenziamento del sistema educativo nell’Isola, quanto in relazione alle irrisolte attese dei docenti siciliani che, operando al Nord da alcuni anni, riponevano nella programmazione annuale del Miur concrete prospettive di rientro in sede.
Sorprende come, a fronte di un totale nazionale di 3.530 posti disponibili, solo 117 siano stati riservati alla Sicilia che, nonostante il riconosciuto calo demografico, necessita comunque di interventi utili a colmare i ritardi esistenti nei confronti del sistema nazionale dell’istruzione scolastica. Si fa riferimento, in particolare, all’esigenza di crescita del tempo pieno, praticamente inesistente in Sicilia, di incremento delle azioni di potenziamento finalizzate all’interdizione del grave fenomeno della dispersione scolastica e di necessario rafforzamento delle attività relative alla scuola materna e dell’infanzia, alla quale sono state attribuite solo 92 nuove risorse.
Nel merito della questione, interviene il presidente Nello Musumeci: “La qualità dell’istruzione scolastica è di fondamentale importanza. Per tale ragione, ancorchè non direttamente competente in materia di dimensionamento degli organici della scuola, la Regione Siciliana intende aprire un costruttivo dialogo con il governo nazionale, appena quest’ultimo sarà costituito, per condividere scelte e percorsi che, responsabilizzando Stato e Regione, possano consentire di raggiungere obiettivi di reale miglioramento del sistema scolastico siciliano, venendo anche incontro alle differenziate e comprensibili esigenze di tanti docenti”.
Al presidente della Regione, si unisce la dichiarazione dell’assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale, Roberto Lagalla: “Pur prendendo atto del progressivo calo di iscrizioni nelle scuole dell’Isola, dovuto allo sfavorevole indice di natalità, occorre osservare come i disequilibri esistenti tra il Nord e il Sud del Paese non potranno essere corretti se non a fronte di interventi coraggiosi, anche in termini di investimenti, con l’obiettivo di contenere, attraverso l’allungamento del tempo scuola, il drammatico fenomeno della dispersione scolastica che, particolarmente elevato in Sicilia (oltre il 25%), pregiudica le potenzialità di crescita delle giovani generazioni e mina le basi dell’auspicato processo di sviluppo della Regione”.
Il governo regionale spera inoltre che, in relazione all’esigenza di una copertura stabile di alcune migliaia di posti di sostegno, rimasti vacanti in organico, si possa raggiungere con il Miur un’efficace ed equilibrata intesa, capace di garantire qualificata risposta all’utenza e il soddisfacimento delle aspettative di molti docenti precari o fuori sede.-

Nuovo Governo, 

dal bluff M5s sulla Flat

tax ai soliti noti tutte le 

strade portano alla farsa.

“D’accordo sulla Flat tax se costituzionale”. Si condensa in questa posizione del Movimento 5 stelle la grande farsa messa in scena con il centrodestra per la formazione del nuovo Governo. Farsa arricchita dalla composizione sempre più allarmante dei vertici istituzionali delle Camere. Tale da indurre a ritenere che, proprio a partire dall’abolizione dei vitalizi declamata da Luigi Di Maio, si risolverà tutto in una bolla di sapone. Come sempre.
L’elezione dei membri degli uffici di presidenza di Montecitorio e palazzo Madama prosegue sulla falsariga di quella dei presidenti delle Camere e dei capigruppo. La deputata forzista Mara Carfagna, prestata dalla politica dal mondo dei concorsi di bellezza e dei calendari osé, vanta come unico, vero trascorso amministrativo di rilievo la partecipazione, in qualità di ministro alle Pari opportunità, all’esecutivo guidato da Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2011. Quello che molti ricordano per la discussa riforma della scuola ad opera di Mariastella Gelmini; l’emendamento anti – precari alla Finanziaria 2009 promosso principalmente dalla Lega nord: lo spread: le polemiche con l’Unione europea sui conti dello Stato: il salto della quaglia dei cosiddetti Responsabili, tra i quali Domenico Scilipoti e Antonio Razzi: l’esodo e il declino di Gianfranco Fini: il golpe bianco internazionale contro l’allora premier. Per queste e altre cose ma non per provvedimenti degni di nota della ex showgirl salernitana.
Con lei Ettore Rosato, colui che presta il proprio nome a una delle peggiori leggi elettorali di sempre. Il Rosatellum 2.0. Voluto dal suo partito, il Pd, votato da Forza Italia e Carroccio e totalmente inidoneo alla formazione di una maggioranza stabile di governo. Un’investitura, la sua, che eppure non accontenta il capogruppo del Nazareno, Graziano Delrio: “La composizione dell’ufficio di presidenza della Camera non rispetta il voto del 4 marzo, il Pd ha un solo componente eppure è il secondo partito”, il commento dell’esponente della forza politica che nella precedente legislatura, nonostante appena una manciata di voti in più del centrodestra, nonostante i pentastellati avessero superato il 23%, si è accaparrata la guida di entrambi i rami del Parlamento insieme al Quirinale. Determinando l’elezione di Sergio Mattarella, colui che è ora chiamato a dare l’incarico al prossimo presidente del Consiglio.
A Montecitorio non lascia indifferenti nemmeno l’elezione a questore di Edmondo Cirielli (Fratelli d’Italia), noto per aver dato il nome, e il proprio personale contributo, alla legge 251/2005, quella che riduce i termini di prescrizione dei reati.
In Senato, tra i quattro vice di Maria Elisabetta Alberti Casellati, spicca il leghista Roberto Calderoli, In piena continuità con la linea dell’ex segretario federale, Umberto Bossi. Tristemente noto per il suo repertorio di frasi xenofobe e omofobe, è artefice di un’altra legge elettorale disastrosa, il Pocellum, dichiarata parzialmente incostituzionale dalla Consulta. Oltre che dell’ostentazione in tv di una t-shirt con una vignetta satirica su Maometto che, dopo la sanguinosa rivolta che ne scaturì a Bengasi, portò alle sue dimissioni dalla carica di ministro, nel 2006. Completa il quadro, ancora per Fdi, Ignazio La Russa. A sua volta protagonista di un’era, quella della Seconda Repubblica, e di quattro esecutivi di centrodestra che hanno lasciato il segno solo in negativo.
A chi pensasse siano queste soltanto illazioni, bastino alcuni dati di assoluto dominio pubblico. Tra i quali quelli resi noti dall’Inps proprio ieri, per i quali quasi il 71% delle pensioni è sotto i mille euro. Integra il quadretto la classifica di Eurostat secondo cui l’Italia conta, in valori assoluti, il più alto numero di poveri in Europa. Quattro milioni e 742mila, nel 2016, stando all’Istat, per un totale di un milione e 619mila le famiglie.
L’impronta del malgoverno degli ultimi 24 anni si vede tutta. L’Italia è un Paese sempre più in declino. Diverse regioni al suo interno, tutte meridionali, sono tra quelle del Vecchio continente con il reddito pro capite più basso e con il tasso di disoccupazione più alto. Ed è impensabile che le responsabilità non debbano essere ricondotte a chi in questo ultimo quarto di secolo ha governato. Riforma delle pensioni, spending review, austerità, insieme all’aumento dell’Iva che vedrà un ulteriore incremento il prossimo anno hanno solo partecipato, insieme ad altre nefaste misure costantemente ed esclusivamente a favore delle banche, dei mercati, dei poteri forti, a peggiorare lo stato di recessione e arretratezza socio – economico – culturale in cui versa gran parte della popolazione. Senza riuscire nemmeno ad arginare la crescita del debito pubblico.
E dal momento che la distribuzione delle cariche più prestigiose, e più remunerative, non lascia intravedere nessuna rottura con il passato, non si capisce perché mai si debba dare credito a Di Maio quando promette l’imminente abolizione dei vitalizi. Per prevedere il futuro, del resto, è sufficiente conoscere bene il passato. E quello recente è caratterizzato dall’aborto, proprio per mano dei protagonisti dell’ultima legislatura a guida Pd, della proposta di legge e firma del Dem Matteo Richetti, tesa ad assoggettare i parlamentari alla stessa normativa pensionistica dei comuni mortali.
Ulteriori indizi sul fatto che forse le cose non vanno esattamente come vengono raccontate agli italiani li offrono la richiesta di riabilitazione rivolta da Berlusconi ai magistrati, così da potersi ricandidare già prima dell’estate. O le dichiarazioni al Corsera di Davide Casaleggio, per nulla scandalizzato da un possibile ritorno alle urne. O il movimento ereditato dal padre che apre alla Flat tax qualora fosse costituzionale. Ben conoscendo il contenuto del secondo comma dell’articolo 53 della Costituzione: “Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”.
Il tutto, in un contesto nel quale si continuano a violare le più elementari norme democratiche. L’ultimo capolavoro arriva dall’esecutivo di Paolo Gentiloni, ancora in carica. Mantenuto in piedi unicamente per gli affari correnti, è intervenuto, sebbene ormai delegittimato dall’esito delle politiche del 4 marzo, in una vicenda estremamente delicata come quella dell’avvelenamento dell’ex spia russa Sergey Skripal e della figlia, espellendo due diplomatici di Mosca. E chissà ancora per quanto tempo i cittadini dovranno sottostare alle decisioni di un governo ormai autoreferenziale, attendendo che ne venga formato uno nuovo, nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico.
Tanti illusionismi, insomma, tante incognite. Con un’unica certezza: le indennità dei parlamentari e dei ministri vengono corrisposte regolarmente.-

venerdì 30 marzo 2018

L’UE rilancia il comparto 

dell’Europa della Difesa.

 
 
Le relazioni tra l’Unione Europea e la Russia erano già compromesse dopo l’annessione della Crimea e l’inizio del conflitto nell’est dell’Ucraina nel 2014.
La recente notizia dell’avvelenamento in Gran Bretagna di un agente russo doppiogiochista, attribuito al controspionaggio russo – pur se con la formula del dubbio – ha ulteriormente peggiorato i rapporti tra le due potenze. In questo contesto di tensioni crescenti con la Russia, le preoccupazioni dell’esecutivo Ue sono rivolte al problema di localizzare gli itinerari praticabili e alla difficoltà di espletare rapidamente le pratiche burocratiche necessarie per spostare, ad esempio, forze blindate dall’Olanda all’Estonia, verificando perciò larghezza delle strade, praticabilità di ponti e tunnel, insomma l’esistenza di infrastrutture idonee.
All’inizio dello scorso dicembre l’UE aveva già lanciato la sua proposta di Cooperazione strutturata permanente di difesa tra 25 paesi membri, con la sola eccezione di Gran Bretagna, Danimarca e Malta, per sostenere la messa in opera di progetti militari e la concezione di nuovi armamenti. Mercoledì scorso, alla Cooperazione rafforzata, la Commissione europea ha fatto seguire il piano d’azione per migliorare la mobilità delle truppe e delle strutture militari sul territorio europeo. L’obiettivo è quello di preparare il territorio europeo ai movimenti militari e rilanciare il compartimento dell’Europa della Difesa, un settore che la maggior parte dei Paesi membri custodisce gelosamente come estremo elemento della propria sovranità nazionale.
Prima di avviare progetti concreti, la Commissione ha redatto una sorta di mappa della mobilità militare per verificare se le infrastrutture di trasporto esistenti siano realmente adeguate alle richieste odierne della sicurezza collettiva. L’Esecutivo ha anche manifestato l’impegno a semplificare le procedure doganali per le operazioni militari ed armonizzare le norme legate al trasporto di sostanze pericolose del comparto militare. Sarà poi compito della burocrazia quello di reperire i fondi necessari per adeguare le infrastrutture di trasporto esistenti. Una vera e propria preparazione bellica mascherata dall’alibi dei progetti a doppio uso, sia commerciale sia militare. Rimane sempre il problema di trovare le risorse finanziarie necessarie all’attuazione del programma.
Il piano d’azione militare della Commissione, chiaramente concentrato sulla Russia e sulla minaccia che secondo l’esecutivo essa rappresenterebbe per l’Europa, non ha ancora ottenuto l’approvazione degli Stati membri, molti dei quali non vedono assolutamente nella Russia una minaccia potenziale, anzi, addirittura, non ritengono che la situazione internazionale possa giustificare una vera e propria mobilitazione militare.
Certo la politica internazionale ci dimostra una evoluzione imprevedibile e prudenza vuole che una organizzazione strutturata come l’Unione europea possa essere pronta ad attivare le sue autodifese se malauguratamente ce ne fosse bisogno. Ma, obbedendo ai principi ispiratori ed alla vocazione naturale al mantenimento della Pace – convalidata persino dall’ottenimento di un premio Nobel – sarebbe più opportuno che l’Unione europea studiasse con attenzione manovre per lottare l’impoverimento delle famiglie, la mancanza di occupazione, la recessione economica, la salvaguardia dell’ambiente, piuttosto che perdersi nell’elucubrazione di pratiche militari obsolete e ormai anacronistiche (spostare carri armati e truppe per ferrovia o per strade e autostrada, quando con l’uso di un solo pulsante si potrebbero cancellare interi continenti), in un fantasioso scenario di guerra contro nemici immaginari.-

Messina. 

Delibera Tari, Barrile: 

“ Va approvata entro sabato 

ma non ce n’è traccia in aula”

 
 
“Fino all’ultimo, la giunta dei ritardatari cronici continua ad avere una condotta inaccettabile, cercando di mettere spalle al muro il consiglio comunale, a cui non vengono comunicate agende, trasmesse documentazioni per tempo e inoltrate le proposte in modo da poter essere valutate, pretendendo che in aula si votino atti alla cieca”. Lo dice la presidente del Consiglio Comunale di Messina, Emilia Barrile, riguardo l’imminente scadenza dei termini di approvazione della delibera delle tariffe TARI.
“Entro sabato la delibera va approvata. Oggi è venerdì e, ad ora, non ho ancora ricevuto neppure la richiesta per portarla in aula e poterla calendarizzare. Come ogni volta in questi 5 anni, il sindaco e i suoi giocano in modo inqualificabile. È bene che, una volta per tutte, si faccia comprendere ai cittadini quali sono le conseguenze di questi comportamenti. Al di là della responsabilità personale che ogni consigliere ha davanti alla legge per gli atti che vota, e dei quali deve saper rispondere (e quindi deve conoscerli e avere almeno il tempo di valutarli), esiste quella verso la società che è prioritaria. E come pronunciarmi su una proposta che non sono riuscito neppure a leggere, se è il caso? Per esempio, in questo caso, la giunta ha approvato il piano tariffario ma il consiglio non ne sa nulla. Ma ipotizziamo che il costo previsto sia più alto degli anni passati. Bisognerà ridurre (ancora) i servizi, cosa che sul bilancio non ha effetti. Tra l’altro il previsionale 2018 non è ancora stato redatto e quindi sarebbe ancora possibile intervenire. Ma in 24 ore tutto questo è impensabile”– conclude Barrile.-

Inchiesta Cas: 

Gazzara e Armonium 

dal carcere ai domiciliari.

 

Il Tribunale del Riesame di Messina ha concesso gli arresti domiciliari ad Antonino Gazzara, ex vice presidente del Cas,  Consorzio per le autostrade siciliane, e a Nicola Armonium, gestore di fatto della società di consulenza ‘Pachira Partners srl ‘.
L’inchiesta della procura messinese, che li vede indagati, è quella sulla gara d’appalto, pubblicata nel 2013, per l’affidamento dei lavori di tre lotti dell’autostrada Siracusa-Gela. Il Riesame, accogliendo in parte il ricorso della difesa ha sostituito la custodia cautelare in carcere con la misura degli arresti domiciliari.
L’inchiesta è stata avviata a seguito della trasmissione di atti da parte del Tar. Le indagini sui subappalti proposti dalle imprese appaltatrici avrebbe fatto emergere un affidamento di servizi di consulenza legale e amministrativa, alla Pachira Partners Srl, per l’importo di 1.650.000 euro. Gli investigatori hanno indagato anche sui rapporti tra Armonium e Gazzara, che, secondo la procura, avrebbe favorito una gestione favorevole all’appaltatore, attraverso una serie di interventi. Per contro, Gazzara avrebbe ricevuto incarichi professionali dalla  Pachira per circa 30mila euro e la promessa di consulenze future.
 Il  Riesame ha invece respinto le richieste dei revoca dei domiciliari inoltrate per Antonio D’Andrea, presidente di ‘Cosige Scarl’, e Duccio Astaldi, ex presidente del consiglio di gestione della società ‘Condotte D’acqua Spa’,  indagati nella stessa inchiesta.-

Regione Lazio, 

Zingaretti chiude l’accordo 

con M5s e Forza Italia: 

fiducia a tempo per un anno

Ma verifica tra 6 mesi.

 

Regione Lazio, Zingaretti chiude l’accordo con M5s e Forza Italia: fiducia a tempo per un anno. Ma verifica tra 6 mesi





Il governatore si è presentato alle opposizioni con un documento di 7 pagine, diviso in 8 punti, intitolato “programma di lavoro per l’avvio dell’XI Legislatura”. Un programma, bisogna dire, abbastanza generico. Lega e Fratelli d’Italia, insieme a Sergio Pirozzi, proveranno invece a raccogliere le firme per la mozione di sfiducia da presentare entro il mese di aprile.

 

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Un periodo di prova di un anno, con verifica semestrale. È a tempo la fiducia che il Movimento 5 Stelle in primis e Forza Italia a ruota si apprestano ad assegnare a Nicola Zingaretti e alla sua non-maggioranza di centrosinistra. Questo il risultato delle consultazioni che, nelle ultime 48 ore, il neo rieletto presidente della Regione Lazio ha portato a termine con i leader delle opposizioni. Zingaretti ha incassato anche l’indisponibilità di Lega e Fratelli d’Italia che nei prossimi giorni, insieme a Sergio Pirozzi, proveranno a raccogliere le firme per la mozione di sfiducia da presentare entro il mese di aprile. Difficile, allo stato, che si possano raggiungere le 10 sottoscrizione richieste, vista la volontà degli altri partiti di dare comunque il via all’XI legislatura del Lazio. Sulla base delle disponibilità raccolte, il presidente del Consiglio regionale designato, Daniele Leodori, porterà avanti le trattative parallele per la spartizione dei posti nell’ufficio di presidenza e, successivamente, delle titolarità delle commissioni. Tutto ciò con un occhio anche ai fragili equilibri nel Pd e nel centrosinistra tutto. Per chi rimarrà escluso da questo giro, comunque, arriverà anche il turno delle poltrone negli house organ, anche quelli non poco ambiti. Insomma: ce ne sarà per tutti.
BILANCIO LEGGERO SUBITO, POI IL COLLEGATO A GIUGNO

Zingaretti si è presentato alle opposizioni con un documento di 7 pagine, diviso in 8 punti, intitolato “programma di lavoro per l’avvio dell’XI Legislatura”. Un programma, bisogna dire, abbastanza generico, dove fra le priorità amministrative si dà la precedenza alle infrastrutture per i trasporti e al taglio delle liste di attesa nella sanità, mentre fra quelle legislative si parla di “piano del sociale 2018-2020”, piano territoriale paesaggistico, testo unico del commercio, piano rifiuti, riforma di LazioDisu, riorganizzazione degli enti locali e piano triennale del turismo. Saranno soprattutto la sanità e i rifiuti a determinare l’apprezzamento del gruppo pentastellato che ha le idee molto chiare sul da farsi. Se l’accordo sulle liste d’attesa potrebbe trovarsi agevolmente sospendendo il programma intramoenia per le attese che superano i 60 giorni (soluzione molto popolare ma da sempre osteggiata dai direttori sanitari), da capire davvero è cosa accadrà rispetto al ciclo dei rifiuti. Su questo punto il M5s punta al piano “rifiuti zero” senza la realizzazione di ulteriori impianti, mentre la Regione a trazione centrosinistra il 20 marzo scorso ha già ricevuto dalla Città Metropolitana l’elenco dei siti dove collocare la nuova discarica o il nuovo termovalorizzatore. Prima di ogni cosa, però c’è da approvare il bilancio 2017, che l’assessora Alessandra Sartore ha praticamente chiuso. Nero su bianco, il governatore scrive che “se il quadro politico lo richiedesse, la legge di stabilità potrebbe assumere veste minimale rimandando a un possibile ‘collegato‘ la sede in cui raccogliere norme più sostanziali, anche alla luce del confronto in commissione in aula nella sessione di bilancio”. Tradotto: adesso partiamo, poi ci sarà tutto il tempo di correggere in corsa. Anche perché varare il bilancio servirà ai politici con incarichi per insediarsi con il proprio staff.

IL RISIKO DELLE POLTRONE

E proprio le poltrone sono l’altro argomento caldo di questi giorni. In vista del primo consiglio regionale, atteso per mercoledì 4 aprile, va formandosi il futuro ufficio di presidenza. Daniele Leodori (Pd, franceschiniano) è ormai certo di essere riconfermato numero uno della Pisana. Le vicepresidenze andranno all’opposizione: una a Forza Italia (in lotta la componente di Gasparri, con Adriano Palozzi, e quella di Tajani, con Giuseppe Simeone) e una al M5s (Devid Porrello). I segretariati d’Aula dovrebbero andare a Forza Italia (Antonello Aurigemma o lo sconfitto del duello Palozzi-Simeone), alla lista civica Zingaretti (Gianluca Quadrana) e a una donna del Pd. Sull’incarico aveva messo gli occhi la franceschiniana Michela Di Biase, ma la contestuale presidenza a Leodori sarebbe difficile da accettare per le altre anime dem; i “turborenziani” sono rimasti finora a bocca asciutta e in consiglio sono rappresentanti da Eugenio Patanè – bisognerebbe convincere Forza Italia a nominare una donna – e Valentina Grippo, ultima degli eletti. Le presidenze delle 11 commissioni – 8 istitutive e 3 speciali – invece, saranno assegnate in maniera proporzionale fra le forze politiche che si saranno dimostrate “collaborative”. Movimenti, infine, anche nello staff di Zingaretti. Una recentissima modifica del regolamento ha istituito due vice capo di gabinetto, con una delle due poltrone prenotata da Mario Ciarla, mentre l’altra dipenderà anche dalla posizione di Enzo Foschi in vista delle elezioni al Municipio VIII. Albino Ruberti, ex presidente della capitolina Zetema e neo capo di gabinetto, sarà di fatto anche l’assessore ombra alla Cultura, delega formalmente trattenuta dal governatore e che da sempre interessa al mondo ex-Ds legato a Goffredo Bettini.-

Mediaset a nozze con Sky, 

Berlusconi mette Premium 

nelle mani del vecchio 

nemico Rupert Murdoch.

 

Mediaset a nozze con Sky, Berlusconi mette Premium nelle mani del vecchio nemico Rupert Murdoch




Alla vigilia delle consultazioni Arcore chiude una storica intesa sulla pay tv con il gruppo di Rupert Murdoch. Lo stesso che nel 2006 aveva tentato la conquista di Telecom Italia per unire infrastruttura e contenuti come oggi avrebbe voluto fare il nemico di Cologno Vincent Bolloré. Per Parigi, già in difficoltà su Tim una doppia beffa. Per le aziende dell'ex Cavaliere è comunque una resa, benché remunerativa.

 

Alla fine Mediaset andrà a nozze con Sky. La partita politica è data per persa, quella giudiziaria, evidentemente, pure. E così la famiglia Berlusconi cerca di uscire una volta per tutte dalla trappola francese firmando una pace a sorpresa con lo squalo australiano Rupert Murdoch, nemico di vecchia data oggi salvatore della patria. Una vera e propria beffa. E non tanto per il cessate il fuoco tra due imprenditori anagraficamente sul viale del tramonto. Quanto piuttosto per il fatto che, se tutto andrà come sembra, il progetto industriale costosamente caldeggiato da Vincent Bolloré di unire l’infrastruttura di Telecom Italia con i contenuti di Mediaset, verrà definitivamente affossato proprio per mano di colui che l’idea l’aveva avuta per primo nel 2006, quando aveva tentato la fusione della sua Sky Italia con la Telecom di Marco Tronchetti Provera. Con tanto di memorabile scambio con Palazzo Chigi, premier Romano Prodi.
Niente a che vedere con l’accordo annunciato in sordina nella serata di venerdì santo, a esodo pasquale già in corso, che di epocale ha il significato politico più che i risvolti propriamente industriali la cui caratteristica più saliente sarà la diminuzione della concorrenza. Si prevede infatti che la pay tv di Cologno oggetto del contendere con Bolloré, porti i suoi canali del cinema e delle serie tv nel bouquet satellitare del gruppo ancora controllato da Murdoch, mentre Sky sbarcherà nel digitale terrestre – anche con parte della sua offerta sportiva – su bande detenute dal Biscione. In pratica 5 canali di cinema e 4 canali di serie tv attualmente disponibili solo su Mediaset Premium, saranno visibili a tutti gli abbonati Sky via satellite senza nessun costo aggiuntivo. Inoltre, tutti i film e le serie tv disponibili on demand saranno inclusi tra i contenuti già a disposizione delle oltre 3,1 milioni di famiglie abbonate. Che quindi se hanno sottoscritto il pacchetto Cinema potranno vedere Premium Cinema e Premium Cinema +24. Sulla base di un secondo accordo commerciale relativo alla distribuzione di contenuti sulla piattaforma digitale terrestre, invece, Sky Italia affitterà banda sui multiplex gestiti dalla società Ei Towers del gruppo Mediaset, per distribuire direttamente una sua offerta a pagamento pensata appositamente per il digitale terrestre. A partire dal primo giugno 2018, Sky creerà una sua offerta televisiva a pagamento in digitale terrestre che combinerà una selezione dei canali Sky e Fox con i 9 canali targati Mediaset, 5 di cinema e 4 di serie tv, che contemporaneamente andranno ad arricchire l’offerta via satellite.
Ma l’intesa va oltre e prepara, di fatto, la cessione di gran parte delle attività della pay tv del Biscione a Sky. A parte l’avvio a breve dello scambio di piattaforme, con la presenza di Mediaset sul satellite che dovrebbe arrivare prima dello sbarco di Sky nel digitale previsto entro giugno, il Biscione – si legge in una nota – “potrebbe valutare l’opportunità di ampliare il perimetro della partnership con Sky Italia all’area operation pay” e cioè ad ambiti come la manutenzione tecnica, l’accesso condizionato, l’assistenza ai clienti, le attività commerciali e altre analoghe attività operative così da poter conseguire, in futuro, “ulteriori benefici economici”. Ma soprattutto, ed è la cosa che più sembra premere agli eredi di Silvio Berlusconi, Mediaset ha “ottenuto da Sky Italia il diritto di opzione senza obblighi di esercizio a cedere all’operatore satellitare, in una finestra temporale compresa fra novembre e dicembre 2018, l’intera partecipazione in una newco nella quale sarà previamente conferito da Premium il ramo d’azienda costituito dalla sua piattaforma tecnologica”, appunto l’area operation pay. Nel caso Mediaset decidesse di esercitarlo, il trasferimento della newco a Sky Italia avrebbe luogo “immediatamente e l’operazione sarebbe naturalmente sottoposta all’approvazione delle autorità competenti (Agcm e Agcom). L’eventuale esercizio del diritto di vendita non comporterà alcuna discontinuità all’attività di Mediaset Premium che continuerà a gestire la propria offerta e la propria base clienti”, sottolinea il Biscione.
L’intesa è stata firmata dagli amministratori delegati di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, e dal suo omologo di Sky, Andrea Zappia proprio nei giorni in cui la guerra a Bollorè in Telecom Italia sta registrando i colpi più bassi contro il raider francese che avrebbe voluto unire Telecom e Mediaset come già prima di lui avrebbe, si dice, tanto voluto anche l’ex Cavaliere. Ma non certo sotto l’egida di un azionista diverso dalla famiglia Berlusconi. “E’ stato raggiunto oggi un accordo tra Mediaset e Sky Italia che prevede benefici per entrambe le società“, esordisce la nota che annuncia l’accordo. Ed evidentemente i benefici attesi valgono molto più di quanto Fininvest si aspetti di ottenere dal tribunale dove Bollorè è stato chiamato a rispondere del mancato rispetto del contratto su Premium. Che ora la stessa Mediaset non sembra a sua volta essere intenzionata a rispettare.
“Gli abbonati Sky troveranno entro l’estate inclusi nei loro abbonamenti e senza costi aggiuntivi l’intera offerta di canali Cinema e Serie Tv di Premium, tutti in hd: sarà quasi come avere due offerte paytv al prezzo di una”, ha spiegato Zappia. “Dopo il lancio di Sky Q e l’annuncio della partnership con Netflix – ha continuato – l’accordo conferma la determinazione di Sky di offrire la miglior esperienza televisiva possibile agli italiani. L’altra ottima notizia è per chi invece non è ancora cliente Sky: grazie a questa nuova partnership offriremo ancora più libertà di scelta a coloro che vogliano accedere alla paytv, lanciando a giugno una offerta pensata per il digitale terrestre”. Dalla famiglia Berlusconi, invece, un tiepido comunicato senza dichiarazioni, mentre il patriarca ancora in politica alla vigilia delle consultazioni inneggia alla responsabilità, in nome della stabilità del Paese. Dai nemici mi guardi Dio che dagli amici mi guardo io, resta invece sottinteso.-

Papa Francesco alla via 

Crucis: "Sfidiamo le 

coscienze addormentate".

 

Nella piazza del Colosseo super blindata 

circa 20 mila fedeli.

 

 

FOTO di ALESSANDRO DI MEO

"Vergogna": Papa Francesco comincia con questa parola la Via Crucis al Colosseo. Vergogna per quando si sceglie "il potere e il dio denaro"; vergogna per gli uomini, anche di Chiesa, che si fanno prendere dall'ambizione "perdendo la loro dignità". Vergogna perché "le nostre generazioni stanno lasciando ai giovani un mondo fratturato dalle divisioni e dalle guerre". Ma il Papa parla anche di speranza: quella di chi è capace di "sfidare la coscienza addormentata dell'umanità rischiando la vita" per servire poveri, scartati, immigrati. E il Papa difende anche la sua Chiesa, "fatta da peccatori" ma capace "nonostante i tentativi di screditarla" di essere "un modello di altruismo, un'arca di salvezza". E non possono non venire alla mente i tanti attacchi anche interni; Bergoglio chiede a Dio di "spogliarci dell'arroganza dei miopi e dei corrotti che hanno visto in te un'opportunità da sfruttare". Una celebrazione blindatissima, quella di stasera, con un dispiegamento di forze di polizia come non si era mai visto.
Nove i varchi di controllo con i metal detector, tanti gli agenti in borghese mescolati anche tra i fedeli. In un clima di allerta a livelli altissimi, le celebrazioni pasquali con il Papa non hanno comunque subito alcuna modifica e, tra i diversi appuntamenti è proprio quello di stasera al Colosseo, e la messa di domenica mattina a piazza San Pietro, dove viene riposta la massima attenzione. Ad accogliere il pontefice al Colosseo c'era, tra gli altri, il sindaco di Roma Virginia Raggi. Il pontefice ha affidato quest'anno le meditazioni della Via Crucis ad un gruppo di liceali romani, coordinati dal loro professore di religione, Andrea Monda. Le delusioni, le ingiustizie, i fallimenti, ma anche il coraggio, la speranza, la solidarietà: sono questi i temi risuonati nelle meditazioni.
"Mi guardo intorno e vedo occhi fissi sullo schermo del telefono, impegnati sui social network ad inchiodare ogni errore degli altri senza possibilità di perdono", diceva una delle preghiere. E ancora: "Cadiamo così tante volte che perdiamo il conto, ma speriamo sempre che ogni caduta sia l'ultima". "Ti vedo, Gesù", questo l'incipit di ogni stazione scelto dai giovani autori. Questi ragazzi sono stati anche tra i portatori della croce. Ma, stazione dopo stazione, sono stati rappresentati anche tutti gli scenari dove la guerra imperversa. La Siria, innanzitutto, con Riad Sargi, di Caritas, che ha portato insieme alla sua famiglia la croce per una stazione: "Porto tutta la sofferenza del popolo, dei bambini, dei padri e delle madri del nostro Paese", aveva detto ai media vaticani. Viene invece dall'Iraq suor Genevieve Al Haday: "Nella croce che porterò - aveva detto al Sir - sono riposte le speranze di pace del mio Paese e di tutto il Medio Oriente, il ricordo dei suoi martiri cristiani". Nel pomeriggio in basilica vaticana si era svolto il rito della Passione col Papa prostrato a terra e il predicatore padre Raniero Cantalamessa che ha invitato i giovani a "salvare l'amore dal possesso e dalla violenza". (ANSA)

Gaza, 15 palestinesi uccisi e 

oltre 1400 feriti negli scontri 

 

Migliaia di palestinesi 'in rivolta' nel Land Day. 

'Colpa Hamas'.

 

I manifestanti palestinesi morti durante i violenti scontri con l'esercito israeliano lungo la barriera difensiva tra Gaza e lo stato ebraico sono saliti a 15. Lo ha detto Ashraf al-Qidra, portavoce del ministero della sanità di Hamas a Gaza aggiungendo che i feriti sono 1.416.raico. Lo riferisce il ministero della sanità della Striscia, citato dall'agenzia palestinese Maan che parla anche di oltre 1.200 feriti.
L'esercito israeliano ha calcolato in circa 17 mila i manifestanti che "stanno lanciando bombe incendiare e sassi".
Gli scontri nei pressi del reticolato che divide Gaza da Israele, dove è in atto la 'Marcia per il ritorno' nell'ambito del 'Land day'.
Migliaia sono i palestinesi in "sommossa in sei luoghi lungo la Striscia di Gaza, bruciando gomme, lanciando sassi alla barriera di sicurezza e verso le truppe israeliane che rispondono con mezzi di dispersione e sparando verso i principali istigatori", riferisce l'esercito israeliano sottolineando che Hamas "mette in pericolo le vite dei civili e le usa a fini terroristici, è responsabile dei disordini violenti e di tutto quello che avviene sotto i suoi auspici".

L'esercito israeliano sottolinea di vedere "con grande severità ogni tentativo di far breccia nella sovranità israeliana o di danneggiare la barriera difensiva". L'esercito ha poi spiegato di aver "imposto una zona militare chiusa tutto attorno alla Striscia in accordo con la situazione in atto. Con il rinforzo delle truppe, l'esercito, se necessario è preparato a rispondere - ha continuato - ai violenti disordini programmati lungo il confine della Striscia".
Il ministro della difesa Avigdor Lieberman ha avvisato in arabo, sul suo profilo Twitter, che "ogni palestinese che da Gaza si avvicina alla barriera di sicurezza con Israele metterà la propria vita a rischio". L'avviso si riferisce alla situazione di tensione in corso alla frontiera con Gaza. (ANSA)

Governo, fughe e retromarce 

tra Lega e M5s: “Reddito 

cittadinanza? Sì, a tempo”, 

“Dialogo, ma l’unico premier 

è Di Maio”.

 

Governo, fughe e retromarce tra Lega e M5s: “Reddito cittadinanza? Sì, a tempo”, “Dialogo, ma l’unico premier è Di Maio”



Il leader del Carroccio, in visita a Ischia, è più possibilista: "Con i Cinquestelle ci sentiamo dopo Pasqua, ma si parte dal programma di centrodestra". Il capo politico dei grillini resta in silenzio, ma il Movimento ribadisce: "Parliamo con tutti, ma lui è l'unico candidato possibile per Palazzo Chigi".

 

Se il reddito di cittadinanza fosse temporaneo, non ci sarebbero pregiudiziali. Ma si parte dal programma di centrodestra. Avanti col dialogo con tutti sui temi. Ma il candidato alla presidenza del Consiglio resta solo Luigi Di Maio. Un passo avanti e uno indietro, un cenno e un rifiuto, un’apertura e una retromarcia. La Lega e il M5s continuano a guardarsi da lontano. Puntellando le proprie certezze, tentando di costruire almeno un dialogo con le altre forze



politiche. La differenza del giorno è che Matteo Salvini, durante una visita a Ischia, sottolinea che per il momento non ci sono numeri, ma nel futuro chissà. E invece dall’altra parte Luigi Di Maio non dice una parola all’Ansa che gli chiede di commentare le dichiarazioni del segretario leghista. Il capo politico dei Cinquestelle è al lavoro negli uffici del gruppo grillino alla Camera in vista delle consultazioni che cominceranno al Quirinale dal 4 aprile, mercoledì. Il Movimento per il momento parla attraverso il “Blog delle stelle” e rilancia: “Continuiamo a dialogare con tutte le forze politiche, mettendo al centro i temi su cui trovare convergenze nel solo interesse dei cittadini”. E’ Salvini che conferma che “con Di Maio ci sentiamo dopo Pasqua”. Spiega meglio: “Con i 5 stelle stiamo ragionando, se poi questo ragionamento andrà lontano o si fermerà non sono in grado di dirlo adesso”. Salvini premier? “La mia ambizione è di rappresentare tutti gli italiani facendo il presidente del Consiglio. Però non è una pregiudiziale perché a me interessa lavorare per l’Italia. Qualcun altro diceva: o io o il diluvio, io non ho l’arroganza di dire o io o nessuno”. Tutto questo mentre il Pd si avvia a uno scontro interno che durerà per diverse settimane, tra chi vuole aprire un dialogo e chi conferma l’Aventino che è più una trincea.
Il riferimento, neanche tanto velato, è alla controparte. Ed è confermato, d’altronde, da un altro pezzo di quella nota pubblicata sul Blog delle stelle. Una nota obbligata, per smentire un retroscena della Stampa che parlava della possibilità che il M5s possa arrivare a “sacrificare” Di Maio come presidente per far partire un governo di coalizione (ricostruzione messa in bocca al consigliere regionale Massimo Bugani e che lo stesso Bugani ha smentito categoricamente). Di Maio, ribadiscono i Cinquestelle nella nota, “è l’unico candidato premier del M5s con cui intendiamo andare al governo e cambiare il Paese dando finalmente agli italiani le risposte che attendono da trent’anni”. Bisogna rispettare quello che è stato promesso in campagna elettorale, è il ragionamento. Dopodiché, come afferma Emilio Carelli, ex direttore di SkyTg24 e ora deputato, “lo avevamo detto in campagna elettorale e lo stiamo facendo: dialogo con tutte le forze politiche, a destra e a sinistra, nell’interesse del Paese, affinché si faccia un governo che al più presto possa mettersi al lavoro per risolvere i problemi dei cittadini”.
Ma Salvini continua ad ammiccare, anche se in modo più rigido viste le reazioni dei Cinquestelle. “Se il reddito di cittadinanza – ragiona Salvini – non è un investimento illimitato per chi sta a casa, aperto a tutti (cosa che mi vedrebbe fortemente contrario perché sarebbe la fine del merito e dell’incentivo a fare impresa e cercare un lavoro) ma un investimento temporaneo per chi ha perso il lavoro ed è in attesa di trovare un nuovo lavoro ne possiamo parlare. Se invece è l’ennesimo provvedimento assistenzialista a tempo indeterminato, aperto a tutti, no perché è la fine dell’idea dello sviluppo”. E’ un’apertura al M5s, gli chiedono? No, “un’apertura al Paese“, risponde lui. “Se c’è qualcuno che è a casa, disperato, che per colpa della legge Fornero non ha né pensione né lavoro e io gli posso dare una mano son contento, non ho pregiudiziali di nessun tipo” dice.
Però, messa a parte questa “disponibilità”, c’è anche l’altro messaggio: il no ai veti, che – tra gli altri – oggi è stato auspicato anche dalla presidente del Senato

 

Maria Elisabetta Alberti Casellati in un’intervista al Corriere della Sera. Salvini la pensa allo stesso modo: “Non è che uno si siede al tavolo e dice: tu non mi piaci, vai via! Si parte dai progetti, non dai nomi, dai premier. Si parte dalle cose da fare: tasse, lavoro, sicurezza. l’importante sono le cose da fare”. E le cose da fare, per Salvini, sono innanzitutto nel programma del centrodestra: “Visto che il centrodestra è la coalizione che ha vinto, sono disposto a dar vita a un governo che parta dal programma di centrodestra e quindi dalla cancellazione della legge Fornero, dalla riduzione delle tasse, dal controllo dei confini, dalle espulsioni dei clandestini – rilancia il leader del Carroccio – Sono disposto a ragionare di redditi di inclusione, leggi di cittadinanza, prestito per entrare nel mondo del lavoro. Sono disposto a ragionare di tutto, ma si parta dal voto degli italiani“.



A Ischia Salvini ha denunciato i ritardi della ricostruzione dopo il terremoto dell’agosto 2017 e la necessità di dare più poteri ai sindaci. Ma ha anche fatto distinzioni tra diversi tipi di abusi edilizi. “L’abuso è abuso, poi un conto è la villa in spiaggia, un conto è la finestra, il soppalco o il garage” ha detto prima di entrare nella zona rossa di Casamicciola. “Qua molti, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, hanno lamentato l’inerzia totale della Regione – ha aggiunto Salvini – nel senso che mentre tutte le Regioni italiane da nord a sud sono intervenute in passato su abusi e maxi abusi mettendo delle regole e ponendo un punto fermo col passato, la Regione Campania, per ideologia non ha mosso un dito e quindi è rimasto tutto fermo e non fare le cose è il modo peggiore”.-