mercoledì 31 gennaio 2018

 

Export agroalimentare: la 

Sicilia torna a fare affari 

con il Canada.

 
 



Il mondo dell’export dei prodotti agricoli siciliano riceve un nuovo impulso per l’apertura del commercio su nuovi mercati.
Lo testimonia il nuovo programma di esportazione di agrumi siglato con le autorità cinesi, che prevede un volume iniziale di 50 container, per circa 1.000 tonnellate di prodotto. Ma la Cina non è l’unico partner internazionale, un’importante novità riguarda la riapertura del canale di esportazione verso il Canada, un mercato che era rimasto precluso al pomodoro siciliano per via della Tuta absoluta, un insetto presente nel territorio regionale. La disciplina fitosanitaria canadese degli ultimi anni ha messo in quarantena i prodotti provenienti da piantagioni soggette alla presenza di tale insetto, fermando di fatto le importazioni del pomodoro siciliano. Finalmente, dopo anni di stallo, si riaprono i flussi di mercato verso il Canada e sul sito dell’Assessorato regionale all’Agricoltura è possibile aderire all’avviso pubblico rivolto alle aziende interessate all’esportazione di pomodoro per il consumo fresco in Canada.
Tuttavia, viene precisato che l’Italia può esportare solo a condizione che la coltivazione di pomodoro venga condotta secondo un sistema (System Approach), concordato con le autorità canadesi, al fine di ridurre il rischio di introdurre il parassita.
Pertanto le aziende interessate ad intraprendere la commercializzazione di questo prodotto, potranno manifestare il proprio interesse (inviando la lettera di adesione presente sul sito) al Servizio Fitosanitario Regionale, entro il 12 febbraio 2018, che avrà cura di coordinare le procedure tecniche, nonchè le attività di visita della delegazione degli ispettori canedesi.
“In un momento di crisi come quello che sta attraversando in questi giorni il comparto dell’ortofrutta in Sicilia, l’export extra UE può rappresentare un grande volano per le aziende siciliane che puntano su tipicità e qualità del prodotto – afferma l’Assessore Bandiera – Contiamo di concludere la trattativa entro questa campagna commerciale o al massimo entro l’inizio della prossima”.-

Regeni, Al Sisi:

“Non finiremo di cercare i 

colpevoli”. Intanto inaugura 

il super-giacimento di gas con 

Eni e ambasciatore.

 

Regeni, Al Sisi: “Non finiremo di cercare i colpevoli”. Intanto inaugura il super-giacimento di gas con Eni e ambasciatore


La visita del presidente egiziano con l'ad di Eni e il rappresentante diplomatico Giampaolo Cantini ai pozzi da 850 miliardi di metri cubi scoperti nel 2015 è stato un momento patriottico trasmesso in diretta tv. E conferma quello che i media di Stato sostengono da mesi: le tensioni provocate dalla morte del ricercatore sono terminate.

Due anni fa di questi giorni Giulio Regeni era tra le mani dei suoi aguzzini, che lo stavano torturando prima di ucciderlo e gettarlo il 3 febbraio 2016 lungo la superstrada che collega il Cairo e Alessandria. Oggi è il giorno di un’inaugurazione simbolica, ma di acclarata efficacia per la propaganda di governo egiziana. La visita del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi agli impianti del giacimento gasiero di Zohr per cerimonia di avvio della produzione è stato un rafforzamento della sua immagine, un momento patriottico trasmesso integralmente in diretta televisiva. E conferma quello che i media di stato egiziani ormai sostengono dal 14 settembre (giorno del rientro del nostro ambasciatore al Cairo): le tensioni diplomatiche tra Italia ed Egitto provocate dalla morte del ricercatore di Fiumicello sono terminate.

I giornalisti di regime, partiti all’alba dal Cairo con un convoglio governativo, hanno avuto un compito semplice. La presenza di Claudio De Scalzi, amministratore delegato Eni (l’azienda italiana che ha scoperto il maxi giacimento e che ora detiene il 60% della concessione) e dell’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini hanno confermato agli spettatori egiziani che tra Roma e il Cairo i rapporti sono tornati a funzionare a gonfie vele. “Non smetteremo di cercare i criminali che hanno fatto questo” per consegnarli “all’autorità giudiziaria”, ha detto il presidente egiziano parlando di Giulio Regeni e sostenendo che il crimine è stato commesso “per rovinare i rapporti con l’Italia” e “per danneggiare l’Egitto”. “Non smetteremo mai”, ha detto ancora il generale  riferendosi alla ricerca dei “criminali che hanno fatto questo”. Una ricerca che viene condotta anche “per la famiglia“, ha detto il presidente, esprimendo le proprie “condoglianze”.

L’avvio del primo mese sperimentale della produzione del giacimento di Zohr era stata annunciata lo scoro 16 dicembre. Il giorno prima gli inquirenti egiziani avevano consegnato agli avvocati egiziani di Regeni e alla procura di Roma il faldone di mille pagine contenente interrogatori e documenti sulla morte del ricercatore di Fiumicello.

Ma la cerimonia ufficiale è avvenuta solo oggi dopo un avvio che diversi esperti hanno ritenuto “lampo” per il tipo di giacimento in questione. Negli ultimi 3 anni, infatti, i lavori per iniziare l’estrazione non si sono mai fermati nonostante il ritiro ad aprile 2016 dell’allora ambasciatore Maurizio Massari (deciso dopo i depistaggi del governo egiziano sulla morte di Giulio Regeni il cui corpo era stato trovato con evidenti segni di tortura nella periferia del Cairo appena due mesi prima).

Lo aveva confermato in una nota rilasciata lo scorso 20 dicembre anche il gruppo del cane a sei zampe. “Eni ha avviato in meno di due anni e mezzo, un tempo record per questa tipologia di giacimento, la produzione del super-giant a gas di Zohr”, scriveva. “Zohr è uno dei sette progetti record di Eni caratterizzati da sviluppo e messa in produzione in tempi rapidi ed è la testimonianza del successo del Dual Exploration Model di Eni, adottato dalla società dal 2013″.

Il connubio tra l’azienda italiana e il governo egiziano è storico ed è andato avanti con cospicui investimenti (la previsione per i prossimi cinque anni è di circa 10 miliardi di dollari) nonostante l’instabilità delle casse egiziane che dopo la rivoluzione del 2011 ha accumulato circa 3,6 miliardi di dollari di debiti con le compagnie petrolifere presenti nel Paese. Ma nonostante le sofferenze e i mancati pagamenti da parte delle casse del Cairo, gli sforzi di Eni sono stati ripagati nell’agosto del 2015.

Zohr, infatti, è la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto nel Mar Mediterraneo. Si trova nel blocco di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto a circa 190 chilometri a nord di Port Said e ha un potenziale di oltre 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (circa 5,5 miliardi di barili di olio equivalente). Secondo il ministro del petrolio egiziano Tarek el-Molla la produzione dovrebbe salire a 2,7 miliardi cubi al giorno entro la fine del 2019 trasformando l’Egitto in un hub gasiero regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa.

Una risorsa senza precedenti in grado di sconvolgere gli assetti regionali energetici, come affermato anche recentemente dal Financial Times. “Con questo nuovo giacimento il mercato egiziano è in cambiamento”, ha scritto il prestigioso giornale economico. “L’autosufficienza energetica potrebbe essere raggiunta in meno di 18 mesi e il paese, ancora una volta, potrebbe diventare un esportatore e costruire la sua reputazione come uno dei più importanti hub commerciali nella regione posizionandosi anche come mediatori tra i mercati occidentali e mediorientali”.-

Cadavere di donna a pezzi

in valigie: è di Pamela 

Mastropietro, 18enne 

scomparsa.

 

Bagagli notati da passante che ha chiamato carabinieri.

 

 

Il corpo smembrato rinvenuto stamane dentro due trolley abbandonati nelle campagne di Pollenza è quello di Pamela Mastropietro, la 18enne allontanatasi volontariamente il 29 gennaio dalla comunità di recupero "Pars" di Corridonia, di cui era ospite. E' la conclusione a cui sono giunti i carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Macerata, dopo la prima ispezione del medico legale intervenuto e in base alle iniziali risultanze info-investigative.

 Le valige abbandonate in un fosso erano state notate da un passante, non lontano dal cancello di una villetta in Via dell'Industria.

Pensando che si trattasse di droga o di refurtiva ha chiamato i carabinieri, che hanno fatto la macabra scoperta. Tutta l'area è stata immediatamente interdetta. (ANSA)


  • SICILIA, ASSESSORE RIFIUTI:

  • “POTENZIARE DIFFERENZIATA,

  • ELIMINARE VECCHI ATO”.











Di | mercoledì, 31 gennaio, 2018
pubblicato da www.linformazione.eu


“Sui termovalorizzatori sono in linea con quanto detto dal presidente della Regione. Serve una riforma per eliminare i vecchi Ato e Aro, ovvero 54 sovrastrutture inutili. Vogliamo tornare ai vecchi ambiti delle nove province con una struttura snella”. Lo ha detto l’assessore regionale all’Ambiente e territorio, Toto Cordaro. “Tutto ovviamente passa attraverso la collaborazione dei cittadini con l’incremento della differenziata – ha spiegato – I numeri della differenziata sono ridicoli. La percentuale di umido rispetto al totale è di circa il 15%. A regime, saranno i singoli ambiti a stabilire come smaltirla. Prima la riforma deve passare all’Ars. Il governo regionale deve dare l’indirizzo politico e non deve occuparsi di smaltire i rifiuti”.-

Ansa

Ex province: arrivano i 

nuovi Commissari. Ancora 

incognita sulle elezioni.

 
 


Quando potrà tornare il confronto democratico all’interno delle ex Province e dei Liberi Consorzi? Al momento quel giorno sembra lontano ed anche incerto, considerando il giudizio pendente dinnanzi alla Corte Costituzionale tra la Regione ed il Consiglio dei Ministri sull’elezione diretta dei vertici degli Enti. Intanto, nelle more della sentenza costituzionale il Presidente della Regione, Nello Musumeci ha deciso di prolungare il periodo di commissariamento e di rinnovare quelle cariche che erano stato decise dall’allora Governo Crocetta.
Le Città Metropolitane di Catania e Palermo, restano blindate su Bianco e Orlando dopo la sentenza del Tar che li ha confermati nella carica di sindaco metropolitano, la novità riguarda Messina. Infatti, il Governatore ha deciso che il Commissario Calanna lascerà la guida dell’ente entro la metà del mese di febbraio, a quel punto si insedierà un nuovo Commissario straordinario sul cui nome, però, rimane ancora sconosciuto.
Rinnovati anche i vertici dei sei Liberi Consorzi, nei quali si registrano conferme e nuove nomine. Ad Agrigento, arriva l’ex magistrato Alberto di Pisa, già procuratore a Palermo, Marsala e Termini Imerese. Ferdinando Guarino, che è stato questore ad Enna e vicario ad Agrigento e l’Aquila viene nominato ad Enna.
Nuova guida anche per Ragusa, dove Musumeci ha nominato come Commissario un ex segretario generale della Provincia regionale e del Comune di Ragusa, Salvatore Pizza. A Siracusa torna Elda Floreno, prefetto ad Enna e nella stessa Siracusa, e già nominata Commissario dell’ex Provincia di Ragusa.
Le conferme, invece, riguardano Trapani, che continuerà ad essere guidata da Raimondo Cerami e Caltanisetta, con Rosalba Panvini che resta salda al suo posto, almeno fino alla rotazione dei dirigenti regionali.
Un elenco di commissariamenti, che nell’incertezza della legge rimangono necessari. Tuttavia, il Governo regionale si è limitato a rinnovare le cariche senza sbottonarsi sui possibili scenari elettorali. Su quest’aspetto, infatti, non si conoscono ancora le intenzioni di Musumeci sul destino degli Enti, commissariati sotto commissariamento da anni. Bandire elezioni prima della sentenza della Corte Costituzionale, basandosi sulla legge regionale dell’agosto scorso che ha ripristinato l’elezione diretta dei vertici, potrebbe essere un azzardo nel caso in cui la Consulta dovesse accogliere il ricorso del CdM. È vero anche che dopo la bocciatura referendaria della riforma Boschi che aboliva le Ex Province, la Legge Delrio potrebbe essere cassata dai giudici costituzionali, a quel punto l’autonomia statutaria della Regione siciliana potrebbe prevalere e le elezioni di Città Metropolitane e Liberi Consorzi, essere del tutto legittime.-

Sicilia. Contro Renzi circoli 

e dirigenti Pd. 

A Crocetta l’esclusione 

proprio non va giù.

 
 

Un pezzo di Sicilia in rivolta contro il leader Pd sulla questione liste. “In queste ore stiamo assistendo allo sfregio, non solo del partito ma della dignità di centinaia di militanti e di elettori” – dice la giovane e battagliera Magda Culotta, deputata uscente e sindaco di Pollina (Palermo). “Renzi ha chiesto di fermare le polemiche? Il segretario non stia sereno, perché non resteremo zitti e non faremo finta che nulla sia accaduto. La Sicilia è in rivolta in maniera trasversale”. 

Ieri si è autosospesa, a esempio, tutta la Federazione provinciale dei Giovani democratici di Agrigento. “Abbiamo chiesto – spiegano – nel rispetto del nostro statuto e dei valori di pluralità che ne stanno alla base, un legittimo coinvolgimento dei territori, dei loro militanti e dirigenti. Oggi, invece, ci ritroviamo costretti a sostenere nella nostra provincia, candidati che nulla hanno in comune con la nostra storia politica, con i nostri ideali, con la nostra militanza. Non possiamo e non vogliamo fare campagna elettorale per il ‘Partito di Renzi’“. E ancora: “Voteremo Partito democratico perché, nonostante tutto, siamo convinti che rimanga l’unica proposta seria per il Paese, ma non parteciperemo attivamente alla campagna elettorale”. 

I circoli della provincia di Caltanissetta, invece, hanno deciso di autoconvocarsi in assemblea permanente nella sede della federazione provinciale fino al 4 marzo, per definire iniziative ed azioni durante la campagna elettorale. Promuoveranno la protesta attraverso l’affissione dei manifesti con l’hashtag #NoPotentati in tutte le sedi locali del Partito democratico.

“Mi chiedo, come possa Renzi – aggiunge Culotta – proseguire la campagna elettorale e far finta di nulla, se chiudono i circoli si autosospendono i dirigenti, e se si è lavorato alla composizione delle liste in una segreteria parallela, anziché servirsi della sede del partito e dei suoi funzionari?”

Per l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta, rimasto fuori dalle liste: “Siamo di fronte a un partito che è diventato il lato ‘b’ di Forza Italia, a un assetto che si configura come un vero e proprio regime. Renzi ha fatto la sua rottamazione, ma poi? Ha messo in gioco i rappresentanti del blocco di potere italiano e siciliano. Il blocco di potere della Sicilia e affaristico, mafioso, massone, ed è dentro questo blocco che nascono diverse candidature del Pd in Sicilia”. 

Restano le parole di un esponente storico del Pd palermitano e regionale, il deputato dell’Ars Antonello Cracolici: “Si sono cancellate storie percorsi: si tenta di chiamarlo ‘rinnovamento’ ma è semplicemente cancellazione delle differenze, delle storie e in particolare della Sinistra. Non posso stare zitto. Ognuno dovrà assumersi tutta la responsabilità di quanto sta avvenendo. Il ‘dopo 4 marzo’ rischia di presentarsi come il tempo di ulteriori divisioni e ulteriori addii. Ma chissà, forse in definitiva è quello che si vuole”.-

ELEZIONI, ALFIERO GRANDI: "CANDIDATI SCELTI PER FEDETA' AL CAPO E PARACADUTATI. E' L'EFFETTO DI QUESTA LEGGE ELETTORALE. CHE ABOLIREMO".


 

Gli ex Comitati del No a febbraio iniziano la raccolta firme per presentare al Senato un nuovo sistema di voto di iniziativa popolare: "Puntiamo al proporzionale con il voto disgiunto e alla reintroduzione delle preferenze".

 

 

Elezioni, Alfiero Grandi: “Candidati scelti per fedeltà al capo e paracadutati. È l’effetto di questa legge elettorale. Che aboliremo”

“Sepolcri imbiancati, sono solo sepolcri imbiancati, ma in questo modo non fanno altro che darci una mano nella nostra campagna per cambiare la legge…”. Alfiero Grandi è il vicepresidente del Comitato per la democrazia costituente, l’associazione che nei giorni scorsi ha presentato in Cassazione l’istanza per dare l’avvio alla raccolta di firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che riforma il meccanismo elettorale delle Politiche e mette fine alla genia dei Rosatellum.

Di chi parla?

Nei partiti si moltiplicano i pentiti che si stracciano le vesti facendo finta di accorgersi dei difetti macroscopici di questa legge elettorale solo ora… ma se l’hanno fatto apposta!

Per esempio?

Le liste dei candidati scelti in base alla fedeltà al capo non sono un caso, derivano dal potere dato ai segretari di partito e alle consorterie, come i famosi “paracadutati” nei collegi: sono una conseguenza inevitabile della legge, perché ha reso impossibile un rapporto dei candidati e futuri eletti con il territorio.

Ma la reintroduzione di una quota di maggioritario non doveva proprio raggiungere questo scopo?

Certo, se non fosse che hanno moltiplicato l’ampiezza dei collegi in modo tale da disinnescare il meccanismo di rappresentanza, nel Mattarellum erano uno ogni 100 mila abitanti, oggi sono enormi, il rapporto è in pratica uno ogni 250 mila alla Camera e il doppio per il Senato: l’elezione quindi dipende da chi ti ha messo lì, si vota la lista non la persona.

È la logica che ha portato Maria Elena Boschi a essere candidata a Bolzano e in 5 listini plurinominali?

Certamente non si è posta il problema se era veramente rappresentativa del territorio oppure no, pensa di essere eletta raccogliendo il bacino di voti Pd a prescindere dal suo radicamento e ne è convinto anche chi ce l’ha messa; come in tanti altri casi, i cittadini non la riconoscono e non sapranno neanche come avvicinarla in futuro, queste logiche creano quella scarsa fiducia nella classe politica che sta minando la democrazia.

Dobbiamo aspettarci un altro Parlamento di nominati?

Sarà composto sicuramente da persone che non rappresentano il territorio e non hanno autonomia dalle segreterie.

E che governo ne uscirà?

Questa legge elettorale è stata fatta per avere degli esiti imprevedibili, si cercherà di mantenere più a lungo possibile lo status quo con un governo tenuto in sella per elaborare una nuova legge elettorale e andare poi a votare, ma in realtà non si vuole fare né l’una né l’altro, adesso perfino l’ex presidente Napolitano dice che la legge va cambiata ma un Parlamento fatto in questo modo non favorisce la modifica; ecco perché abbiamo deciso di forzare la mano con una legge di iniziativa popolare e, se servirà, con la convocazione l’anno prossimo di un referendum abrogativo, presenteremo ricorsi anche alla Corte costituzionale.

Qual è il cronoprogramma della vostra campagna?

Il nuovo regolamento del Senato prevede che una legge di iniziativa popolare debba essere discussa entro 3 mesi dalla presentazione delle firme, partiremo con la raccolta nella prima decade di febbraio e entro 5 mesi la completeremo, servono almeno 55 mila firme per stare tranquilli.

Che cosa prevede il progetto di legge?

Per la legge vigente, che impone un voto unico congiunto per un collegio uninominale e un collegio plurinominale proporzionale, le elettrici e gli elettori si troveranno a votare in blocco da tre a cinque candidati, tutti indicati dalle segreterie di partito; la nostra proposta trasforma il collegio uninominale da maggioritario in proporzionale, introduce il voto disgiunto e le preferenze; ma oltre a riformare le elezioni di Camera e Senato ci occupiamo anche della democrazia interna ai partiti a tutela degli iscritti.

In che modo?

Quello che è andato in scena tra Renzi e le minoranze Pd di Orlando e Emiliano è deprimente: tutti in mano al capo che ti ricatta, abbiamo poi i partiti padronali nel centrodestra e i 5stelle, che purtroppo anche loro non sono riusciti a mettere in campo un meccanismo alternativo adeguato: per le candidature servono regole trasparenti che rispettino gli iscritti; in Germania la Spd ha consultato 440 mila iscritti su un programma preciso per dare il via alla Grosse Koalition con la Merkel, altro che le primarie dove votano tutti quelli che passano.-


Orlando avvia accertamenti 

su Giuseppe Cioffi, giudice 

dei fratelli Cesaro.

 

Chiesta apertura di una pratica al Csm. Lui smentisce presenza a convention Forza Italia.

 


Al Csm è stata chiesta l'apertura di una pratica sul giudice, Giuseppe Cioffi, che deve giudicare i fratelli di Luigi Cesaro, Aniello e Raffaele, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Ad avanzare la richiesta, il consigliere di Unicost Francesco Cananzi. Il vicepresidente del Csm, Giovanni Legnini, ha annunciato che il Comitato di presidenza si riunirà nel pomeriggio per decidere. E' bene che il Csm abbia contezza di quanto sta accadendo" ha detto Cananzi, spiegando che obiettivo della pratica è "la tutela dell' imparzialità della funzione giudiziaria". Alla richiesta di Cananzi si è associato anche il togato di Area Lucio Aschettino.
Anche il ministro Orlando ha avviato un accertamento su di lui.
Il giudice Cioffi intanto ha smentito una sua partecipazione a una convention di Forza Italia e ha parlato solo di un caffè con gli amici nello stesso hotel spiegando così la sua presenza nella stessa location dove il 14 e 15 ottobre si è riunito il partito di Berlusconi. Cioffi è presidente del collegio giudicante al processo in cui sono imputati Aniello e Raffaele Cesaro, fratelli del parlamentare uscente azzurro Luigi Cesaro e capolista al Senato per Forza Italia nel collegio Campania3 che comprende Napoli e Salerno.
La notizia della sua presunta partecipazione all'incontro forzista è stata pubblicata da alcuni organi di stampa che hanno anche allegato all'articolo una sua foto con tanto di bandiere di Forza Italia. "Non ho mai preso parte alla convention - sottolinea all'Ansa - mi sono solo trovato il giorno dopo a prendere un caffè con alcuni amici presso il bar dell'albergo dove si era tenuto il meeting, con le bandiere del partito che ancora non erano state rimosse".
La foto, dice ancora Cioffi, "non dice ciò che è veramente accaduto. E' stata estrapolata per attaccare me e la magistratura". "La verità - spiega - è che io ero ad Ischia in una casa privata quando si è tenuta la convention, a cui peraltro non ho assolutamente partecipato. Il giorno dopo, ricordo era domenica 15 ottobre, era una bellissima giornata ed ero particolarmente felice perché il Napoli aveva vinto all'Olimpico contro la Roma, ho incontrato degli amici, tra cui uno che aveva preso parte alla convention del giorno prima". "Loro mi hanno invitato a prendere un caffè presso il bar dell'albergo; lì sono stato fotografato. Le bandiere c'erano, ma forse perché non erano state ancora rimosse. In ogni caso sono sempre stato lontano dalla politica e continuerò a farlo", conclude il magistrato.
Aniello e Raffaele Cesaro sono imputati di concorso esterno in associazione mafiosa per presunti rapporti con la camorra rispetto alla vicenda del piano di insediamento produttivo di Marano. L'inchiesta è condotta dai pm Mariella Di Mauro e Giuseppe Visone sotto il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. (ANSA)

Adrano, arrestato per 

droga poliziotto di 

Terme Vigliatore.

 
Di

C’è anche un poliziotto di Terme Vigliatore Francesco Palana, tra le 33 persone coinvolte nell’inchiesta antimafia scattata ieri ad Adrano. Palana, che per molti anni è stato in servizio nel commissariato di Capo d’Orlando, era stato trasferito nel catanese diversi anni fa e nell’estate del 2016 era stato arrestato perché sorpreso con droga sulla propria auto sull’autostrada Messina-Catania. Proprio quell’arresto (all’epoca tenuto segretissimo) faceva parte delle verifiche che i suoi colleghi stavano svolgendo riguardo il suo coinvolgimenti nell’organizzazione che gestiva il mercato ortofrutticolo, il traffico della droga, le estorsioni, i furti di Bancomat e gli assalti in villa a scopo di rapina ad Adrano.

Francesco Palana, 45 anni, assistente capo della Polizia, secondo gli investigatori trafficava droga per conto del boss Alfio Santangelo. Per gli inquirenti era lui ad avere rapporti diretti con Salvatore Crimi uomo di fiducia del capo clan .-

Il nuovo corso di Forza

Italia: un candidato su

9 è al debutto.



Gli esordienti sono 242 per la Camera e 126 per il Senato Berlusconi zittisce i delusi: ho preso io le decisioni.






Si sapeva, che il rinnovamento andava per traverso a qualcuno. A molti, in Forza Italia, visto che cambia tra gli azzurri l'85% dei candidati alla Camera e l'83% di quelli al Senato.







Però è così, l'ho deciso io e il gruppo ristretto incaricato, fa sapere Silvio Berlusconi, mettendo la parola fine a recriminazioni e polemiche di esclusi e poco «blindati». Il giorno dopo il deposito delle liste è il momento dei ringraziamenti per chi è stato premiato, valorizzato, promosso, delle lamentele di chi sperava di ottenere di meglio e delle accuse di chi è ormai fuori.

Il malumore del leader di Fi, soprattutto per il caso Campania, traspare tra le righe di un lungo comunicato stampa, in cui si ribadisce che «tutte le liste sono state decise dal tavolo nazionale, condivise all'unanimità e come tali depositate dai delegati nella loro versione approvata». Insomma, «ogni retroscena è destituito di fondamento». Niente manovre sotterranee e blitz notturni dei singoli dirigenti o coordinatori regionali. Proprio a questi ultimi va un ringraziamento particolare, per il loro lavoro di talent scout di nuove leve. Che sono davvero tante, basti pensare che alla Camera su 284 candidati 242 sono al debutto e i ricandidati solo il 15%: 42 su 56. Al Senato, su 152 in corsa le nuove leve sono 126, cioè l'83%, e i ricandidati 26 su 43 uscenti.

Vuol dire che c'è un esercito di debuttanti in politica nazionale (una buona parte l'ha fatta sul territorio, ma l'altra viene dritta dalla società civile), che ora va preparato alla campagna elettorale. Ed è questa la fase 2 di Fi. Sciolto il tavolo che ha selezionato i nomi - Ghedini, Tajani, Giacomoni, Fontana, Brunetta, Romani-, ci si riorganizza per «allenare» i candidati a dare il loro meglio nei collegi, a saper illustrare gli obiettivi, rispondere alle domande dei giornalisti, replicare agli attacchi, non cadere nelle trappole. Si sta mettendo insieme un vademecum per ognuno, con il programma del centrodestra in pillole e le cose fatte dai governi Berlusconi, per contrastare chi dice che le promesse il Cavaliere non le ha mantenute e non le manterrà, snocciolando una serie di impegni centrati, dall'immigrazione ai rifuiti, dal terremoto alle riforme.

Nella villa di Arcore Berlusconi ha deciso di riposarsi un po', dopo gli ultimi giorni infuocati. Infatti non sarà stasera a Porta a porta di Bruno Vespa e posta solo su Facebook un video sulla flat tax. Ma presto inizierà all'attacco il mese di campagna elettorale, intenso e pianificato, con interventi a raffica su tv e stampa, interviste a Tg e talk show. Come e più delle ultime settimane già molto fitte. Vorrebbe anche un incontro con tutti i candidati azzurri, per galvanizzarli e spronarli a dovere.

Solo dopo il voto del 4 marzo si saprà quanti e quali verranno eletti. Ma le percentuali nelle liste già dicono che saranno loro a dare un volto nuovo al partito, più competente e pragmatico, più legato al territorio e alle categorie sociali, più vicino alla gente, nelle intenzioni del Cavaliere e dei dirigenti azzurri. Intanto si prevede che le prime sedute del nuovo Senato, quello che Matteo Renzi non è riuscito a cancellare, per l'elezione del successore di Pietro Grasso, le potrebbe presiedere uno dei suoi fedelissimi: il tesoriere di Fi Alfredo Messina, Giancarlo Serafini o Giacomo Caliendo.-


CROCETTA SENZA POLTRONA PERDE IL SENNO E VEDE OVUNQUE DIAVOLI, MAFIOSI E SETTE.


Caduta di stile




Rimasto fuori dai giochi l'ex governatore punta il dito contro tutti agitando la cultura del sospetto. Un comportamento poco consono a chi ha ricoperto ogni carica ed oggi è rimasto senza candidatura.



di Rosaria Brancato
Mercoledì, 31. Gennaio 2018 - 6:46
pubblicato da www.tempostretto.it



D’accordo, ritrovarsi dalle stelle alle stalle, per chi è abituato al potere in modo ininterrotto può anche essere traumatico, ma la caduta di stile con la quale l’ormai ex governatore Crocetta sta affrontando la sua uscita di scena, ha del patologico.

Nessuno lo ha creduto quando ha dichiarato “Non ho alcun risentimento, per me la politica è servizio, non sarà la mancata candidatura a farmi rinunciare alla politica”.

Nessuno gli ha creduto anche quando ha annunciato che avrebbe presentato la lista del Megafono per le Politiche, memori della tragicomica storiella andata in scena alle Regionali.

Nessuno però si sarebbe aspettato un crescendo rossiniano da film horror.

Rimasto privo di poltrona, palcoscenico e riflettori, è caduto in astinenza e rilascia dichiarazioni più simili a quelle di una star in là con l’età costretta a far spazio alle nuove leve e ad essere relegata al ruolo di comparsa che degne di un politico che ha ricoperto le più alte cariche per rappresentare la sua terra.

Si va da Renzi definito “serial killer che uccide quelli che non la pensano come lui” (lasciando immaginare che è lui, l’ex Re Saro la malcapitata vittima) alla definizione della Sicilia “Crocetto-priva” con un’ “immagine inquietante della Sicilia dove c'è un blocco di potere affaristico, mafioso e massone” . Un quadro a tinte fosche dal quale salva soltanto Leoluca Orlando che appena 2 giorni fa è entrato ufficialmente nel Pd e dimenticando d’aver visto in Orlando, negli ultimi 5 anni, un pronipote di Satana al punto da fargli la guerra e persino una legge contro, la riforma delle Province.

Davide Faraone, con il quale ha governato a giorni alterni e si è fatto dettare assessori e capi di gabinetto, è “quel genio della politica che ha azzerato storie”.

In un crescendo di pathos rispolvera il suo mantra preferito, l’antimafia più antimafia di tutte le antimafie e punta il dito: “Prima si candidavano i nipoti delle vittime di mafia adesso altri nipoti ma qui c’è un problema di igiene politica e di scelte culturali: ad Agrigento candidano il figlio dell’ex sindaco Sodano che ha pure un passato di simpatie di destra” (disse il governatore che si è attorniato di lombardiani, cuffariani, alfaniani).

Di mira ha preso però Messina, che vede come la culla di ogni nefandezza, la stessa Messina che ha ignorato sin dal dicembre 2012 quando promise 40 milioni di euro per salvare Palazzo Zanca dal default per passare poi ad una lunga catena di annunci e bugie. Da vero Vip della legalità, lo stesso Crocetta che lasciò in solitudine l’ex assessore Lucia Borsellino nei giorni delle dimissioni (quando lei scrisse la lettera “lascio per ragioni etiche e morali, sempre più inconciliabili con la prosecuzione del mio mandato” e ancora a proposito del caso Tutino “fatti come questo determinano una lesione all’immagine dell’istituzione”), attacca il Rettore Navarra, candidato del Pd. Dapprima ricorda che è nipote del boss mafioso Michele Navarra (lo zio) ucciso nel 1958, facendo ricadere le colpe degli avi sui nipoti, poi, alimentando la caratteristica cultura del sospetto “o con me o contro di me” cala l’affondo: “Navarra è stato voluto da Faraone per sostituire Genovese. A Messina esiste una massoneria deviata, collusa con la mafia e lo dimostrano le inchieste. In Sicilia è stato azzerato il movimento antimafia, non hanno candidato Crocetta e Antoci ma Navarra in una logica di dialogo con i potenti di Sicilia”.”.

Crocetta dimentica che se il Pd è ai minimi storici in Sicilia e se il centro-destra e il M5S hanno visto nelle Regionali e vedranno nelle Politiche più che campagne elettorali “passeggiate di salute” è anche per colpa dei suoi 5 anni di governo.

Il potere non solo logora chi non ce l’ha più ma addirittura causa attacchi di panico.

Dopo Renzi serial killer, complotti tra mafia-massoneria-poteri forti, ci aspettiamo da Crocetta (che evidentemente fino a ieri non si era accorto di un’isola popolata da loschi figuri), nell’ordine: esposti contro sette dedite al satanismo, una conferenza stampa per mostrare le prove che Renzi è persino vegano, i documenti d’iscrizione nel bisnonno di Faraone al club degli amici del Ku Klux Klan.

Che proprio Crocetta accusi Renzi, dopo avergli consegnato la Sicilia mani e piedi con l’accordo scellerato del 2014, che ha accettato un assessore al bilancio-tutor,  fa sorridere.

E’ come il marito tradito che mette le foto della moglie in bikini su facebook e dice al nuovo amante “sappi che ha la cellulite, cucina malissimo, ti farà fa le corna e soprattutto ha intrecciato rapporti di dubbia natura con il massone del piano di sotto,  il banchiere delle scie chimiche e un fan dell’Ayatollah”.

Il silenzio in questi casi non è soltanto d’oro. E’ doveroso.

Rosaria Brancato