La visita del presidente
egiziano con l'ad di Eni e il rappresentante diplomatico Giampaolo
Cantini ai pozzi da 850 miliardi di metri cubi scoperti nel 2015 è stato
un momento patriottico trasmesso in diretta tv. E conferma quello che i
media di Stato sostengono da mesi: le tensioni provocate dalla morte
del ricercatore sono terminate.
di Laura Cappon | 31 gennaio 2018
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
Due anni fa di questi giorni Giulio Regeni era tra le mani dei suoi aguzzini, che lo stavano torturando prima di ucciderlo e gettarlo il 3 febbraio 2016 lungo la superstrada che collega il Cairo e Alessandria. Oggi è il giorno di un’inaugurazione simbolica, ma di acclarata efficacia per la propaganda di governo egiziana. La visita del presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi agli impianti del giacimento gasiero di Zohr per cerimonia di avvio della produzione è stato un rafforzamento della sua immagine, un momento patriottico trasmesso integralmente in diretta televisiva. E conferma quello che i media di stato egiziani ormai sostengono dal 14 settembre
(giorno del rientro del nostro ambasciatore al Cairo): le tensioni
diplomatiche tra Italia ed Egitto provocate dalla morte del ricercatore
di Fiumicello sono terminate.
I giornalisti di regime, partiti all’alba dal Cairo con un
convoglio governativo, hanno avuto un compito semplice. La presenza di Claudio De Scalzi, amministratore delegato Eni (l’azienda italiana che ha scoperto il maxi giacimento e che ora detiene il 60% della concessione) e dell’ambasciatore italiano Giampaolo Cantini
hanno confermato agli spettatori egiziani che tra Roma e il Cairo i
rapporti sono tornati a funzionare a gonfie vele. “Non smetteremo di
cercare i criminali che hanno fatto questo” per consegnarli
“all’autorità giudiziaria”, ha detto il presidente egiziano parlando di
Giulio Regeni e sostenendo che il crimine è stato commesso “per rovinare i rapporti con l’Italia” e “per danneggiare l’Egitto”. “Non smetteremo mai”, ha detto ancora il generale riferendosi alla ricerca dei “criminali che hanno fatto questo”. Una ricerca che viene condotta anche “per la famiglia“, ha detto il presidente, esprimendo le proprie “condoglianze”.
L’avvio del primo mese sperimentale della produzione del giacimento di Zohr era stata annunciata lo scoro 16 dicembre.
Il giorno prima gli inquirenti egiziani avevano consegnato agli
avvocati egiziani di Regeni e alla procura di Roma il faldone di mille
pagine contenente interrogatori e documenti sulla morte del ricercatore
di Fiumicello.
Ma la cerimonia ufficiale è avvenuta solo oggi dopo un avvio
che diversi esperti hanno ritenuto “lampo” per il tipo di giacimento in
questione. Negli ultimi 3 anni, infatti, i lavori per iniziare
l’estrazione non si sono mai fermati nonostante il ritiro ad aprile 2016
dell’allora ambasciatore Maurizio Massari (deciso dopo i depistaggi
del governo egiziano sulla morte di Giulio Regeni il cui corpo era
stato trovato con evidenti segni di tortura nella periferia del Cairo
appena due mesi prima).
Lo aveva confermato in una nota rilasciata lo scorso 20 dicembre anche il gruppo del cane a sei zampe. “Eni ha avviato in meno di due anni e mezzo, un tempo record
per questa tipologia di giacimento, la produzione del super-giant a gas
di Zohr”, scriveva. “Zohr è uno dei sette progetti record di Eni
caratterizzati da sviluppo e messa in produzione in tempi rapidi ed è la
testimonianza del successo del Dual Exploration Model di Eni, adottato dalla società dal 2013″.
Il connubio tra l’azienda italiana e il governo egiziano è storico ed è andato avanti con cospicui investimenti (la previsione per i prossimi cinque anni è di circa 10 miliardi
di dollari) nonostante l’instabilità delle casse egiziane che dopo la
rivoluzione del 2011 ha accumulato circa 3,6 miliardi di dollari di
debiti con le compagnie petrolifere presenti nel Paese. Ma nonostante le
sofferenze e i mancati pagamenti da parte delle casse del Cairo, gli
sforzi di Eni sono stati ripagati nell’agosto del 2015.
Zohr, infatti, è la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto nel Mar Mediterraneo. Si trova nel blocco di Shorouk, nell’offshore dell’Egitto a circa 190 chilometri a nord di Port Said e ha un potenziale di oltre 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (circa 5,5 miliardi di barili di olio equivalente). Secondo il ministro del petrolio egiziano Tarek el-Molla la produzione dovrebbe salire a 2,7 miliardi cubi al giorno entro la fine del 2019 trasformando l’Egitto in un hub gasiero regionale per il Medio Oriente e il Nord Africa.
Una risorsa senza precedenti in grado di sconvolgere gli assetti regionali energetici, come affermato anche recentemente dal Financial Times.
“Con questo nuovo giacimento il mercato egiziano è in cambiamento”, ha
scritto il prestigioso giornale economico. “L’autosufficienza energetica
potrebbe essere raggiunta in meno di 18 mesi e il paese, ancora una
volta, potrebbe diventare un esportatore e costruire la sua reputazione
come uno dei più importanti hub commerciali nella regione posizionandosi
anche come mediatori tra i mercati occidentali e mediorientali”.-
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