venerdì 26 gennaio 2018

 

Referendum su insularità 

Sicilia, Genovese appoggia 

Armao: “Trasporti 

e mobilità penalizzati”.

 
 
“Quello dei costi connessi all’insularità è un tema di cruciale importanza su cui la politica ha il dovere di intervenire, dando voce ai cittadini siciliani. Ed è per questo che vi invito a firmare la petizione proposta dall’assessore regionale all’Economia, Gaetano Armao”. A intervenire, in un post pubblicato oggi su Facebook, è Luigi Genovese, deputato regionale di Forza Italia e, soprattutto, figlio di Francantonio Genovese. Politico e socio della Caronte & Tourist, compagnia di navigazione leader nei trasporti nel Mediterraneo da e per la Sicilia, che, come si apprende dal sito istituzionale della società, gestisce il traghettamento sullo Stretto di Messina, il cabotaggio sulla linea Messina – Salerno (tramite la Cartour Srl) e sulla tratta Napoli – Catania (con l’acquisizione della New Ttt Lines), i collegamenti con le isole minori con la Ngi, la Maddalena Lines e il comparto navi della Siremar, recentemente acquisita attraverso la partecipata Caronte & Tourist Isole Minori.
Il parlamentare dell’Ars si dice favorevole alla petizione online dell’Unione dei Siciliani, da inoltrare alla stessa Assemblea regionale siciliana affinché nell’anno in corso venga indetto un referendum con il seguente testo: “Volete voi che la Regione Siciliana intraprenda le iniziative istituzionali necessarie al riconoscimento del grave e permanente svantaggio derivante dall’insularità mediante l’inserimento di detto principio nello Statuto in coerenza con l’art. 174, terzo comma, del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea?”.
“Più o meno tre miliardi di euro ogni anno: è il costo, secondo alcuni esperti, cui dobbiamo far fronte per il semplice fatto di vivere su un’isola”, fa notare il neo deputato su Facebook. “È la traduzione economica – prosegue – di un handicap strutturale che ha una chiara incidenza su alcuni segmenti chiave: impresa, trasporti, mobilità, attrazione di investimenti stranieri… solo per citarne alcuni”.
L’iniziativa, tuttavia, al di là del merito, appare contraddittoria nella forma. Le prime perplessità nascono dal fatto che Francantonio Genovese è stato per lungo tempo acerrimo nemico del Ponte. A chi in un post successivamente rimosso rimprovera all’esponente di Fi il proprio lignaggio, lui replica riproponendo il link, anch’esso rimosso, dell’intervista rilasciata a L’Eco del Sud lo scorso 12 ottobre, nella quale si dichiara favorevole all’infrastruttura. Meno convincente la risposta a chi gli chiede tariffe più basse per i residenti impegnati nel traghettamento dello Stretto: “Né io, né la mia famiglia ci occupiamo della gestione amministrativa della società. Per qualsiasi richiesta o iniziativa, puoi scrivere nell’apposito spazio riservato ai clienti sul sito ufficiale”.
Tuttavia, se non sono i proprietari della compagnia a potere intervenire sui prezzi, chi può farlo? Interrogativo che può essere spostato sul versante della proposta contenuta nella petizione: perché demandare a una petizione un intervento che chi siede a palazzo potrebbe effettuare già? “Finché non verranno riconosciuti gli svantaggi derivanti dall’insularità – si legge nel testo alla sottoscrizione del quale sono invitati gli elettori – i cittadini siciliani, e con essi le loro imprese e i loro prodotti, sosterranno sempre e in tutti i settori costi maggiori degli altri italiani. In Sicilia prendere un aereo, gestire un’attività produttiva, pagare i costi dell’energia, ecc., comporta spese molto più elevate. Tutto questo va riconosciuto e vanno garantite pari opportunità. Siamo stanchi di essere considerati cittadini di serie B”.
Tutto condivisibile. Se non fosse che Armao e Genovese sono esponenti della maggioranza. Il primo lo era anche ai tempi di Raffaele Lombardo, tre legislature fa. Perché non operare direttamente all’interno delle istituzioni di cui fanno parte, forti dei numeri che consentono loro di governare, per deliberare l’indizione della consultazione popolare?
Da registrare pure lo scetticismo del Movimento 5 stelle, secondo cui è preferibile “sollecitare il Governo nazionale ad applicare la risoluzione del Parlamento Ue che riconosce le condizioni di insularità anche alla Sicilia e alla Sardegna, approvata a febbraio 2016”. “Proposta senza senso – secondo Rino Piscitello, coordinatore dell’Unione dei siciliani – in quanto una risoluzione del Parlamento europeo, come sanno anche gli studenti di primo anno di Giurisprudenza, ha il valore di raccomandazione e non può essere quindi applicata finché le proposte in essa contenute non vengano approvate dagli organi decisionali dell’Ue, quali il Consiglio e la Commissione. L’inserimento in Statuto renderebbe invece il riconoscimento della condizione di insularità un obbligo costituzionale”.
Proprio per le ragioni che spiega Piscitello, si farebbe ancora prima se il prossimo Parlamento nazionale, la cui maggioranza secondo i sondaggi sarà di centrodestra, deliberasse la realizzazione di tutte quelle infrastrutture finora negate alla Sicilia, capaci di trasformarne gli abitanti in cittadini di serie A. Si potrebbe iniziare, per esempio, dal recupero del progetto esecutivo del Ponte. Progetto già esistente ma affossato tra il 2006 e il 2013 da un centrosinistra nel quale all’epoca militava Francantonio Genovese. Oggi in Forza Italia ma impossibilitato perfino a mettere mano alle tariffe applicate dall’azienda di cui è proprietario.-

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