Le ordinanze
di misura cautelare sono state eseguite questa mattina nel corso
dell'operazione "Eclissi". Tra i destinatari c'è anche "Robertino" il
pugile, responsabile dell’aggressione al giornalista Rai Daniele
Piervincenzi, e suo fratello Carmine, detto "Romoletto". I due sono
ritenuti mandanti dell’omicidio di Giovanni Galleoni e Francesco
Antonini, uccisi nel novembre del 2011 a Ostia, evento che segna la loro
"inesorabile ascesa al potere".
di Vincenzo Bisbiglia 25 gennaio 2018
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
Omicidio, estorsione, usura, traffico di stupefacenti. Ma anche il “controllo di appalti e servizi pubblici” nel X municipio di Roma, dove il clan esercita il suo potere “in un’area di impunità, scaturente dalla forza evocativa e minatoria
del nome”. Per la prima volta l’accusa nei confronti della famiglia che
da decenni domina il litorale romano entra in un’ordinanza che la
riguarda: 32 membri del clan Spada sono stati arrestati nelle prime ore del mattino a Ostia da polizia e carabinieri “per il reato di cui all’art 416 bis, per aver promosso diretto e organizzato sul litorale laziale e segnatamente in Ostia un’associazione di tipo mafioso“, si legge nell’ordinanza firmata dal Gip del tribunale di Roma Simonetta D’Alessandro su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Capi e affiliati sono ritenuti “responsabili, tra l’altro, di aver
costituito, promosso e fatto parte di “un’associazione a delinquere di
tipo mafioso sul territorio laziale” e in particolare ad Ostia “che ha
provocato un profondo degrado sul territorio, consentendo il dilagare di reati gravissimi e lesivi di beni primari”, scrive il gip nell’ordinanza. L’unica ordinanza non eseguita è stata quella nei confronti di Nader Amna Saber Abdelgawad detto ‘l’egizianò, visto che è nato in Egitto nel 1986, che risulta latitante e non presente sul territorio nazionale.
Vasta la gamma dei reati contestati: omicidio, estorsione, usura,
detenzione e porto di armi e di esplosivi, incendio e danneggiamento
aggravati, ed altri reati contro la persona, di traffico di
stupefacenti, di attribuzione fittizia di beni e di acquisire, in modo
diretto e indiretto. Poi ci sono la gestione e comunque il controllo di
attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, di appalti e servizi pubblici, il controllo di attività di balneazione
sul litorale lidense, di sale giochi e di esercizi commerciali di varia
tipologia, “finanziandoli con il prezzo, il prodotto e il profitto dei
reati di estorsione, usura e traffico di stupefacenti e per realizzare
profitti o vantaggi ingiusti per il conseguimento ed il mantenimento
delle finalità dell’associazione”.
Tra i destinatari delle misure cautelari c’è anche Roberto Spada – il responsabile della testata contro il giornalista della trasmissione di Rai 2 Nemo, Daniele Piervincenzi. Spada, rinviato a giudizio nei giorni scorsi proprio per la violenza al giornalista, è ritenuto dagli inquirenti “reggente del clan con potere decisionale” ed è attualmente detenuto nel carcere di Tolmezzo (Udine). Arrestato anche il fratello Carmine Spada, detto “Romoletto”, considerato il capo del clan. I due sono ritenuti mandanti del duplice omicidio di Giovanni Galleoni (detto Baficchio) e Francesco Antonini (Sorcanera), uccisi nel novembre del 2011 a Ostia. Evento che “segna l’inesorabile ascesa al potere
del clan Spada – scrive chi indaga – il cui prestigio criminale vede
una progressiva crescita in forza dell’alleanza con l’organizzazione
facente capo alla famiglia Fasciani e in concomitanza con l’indebolimento della famiglia dei “Baficchio” (Galleone – Cardoni)”.
Carmine e Roberto Spada subirono anche tentativi di omicidio che non denunciarono, hanno spiegato in conferenza stampa gli inquirenti, secondo cui si tratta della “conferma ulteriore della mafiosità del clan e del clima di omertà vigente
a Ostia”. Gli agguati, avvenuti a colpi di pistola, risalgono al 2016.
Carmine ne subì uno il 4 novembre all’interno di un distributore di
benzina e l’altro sotto casa. Qualche giorno più tardi anche Roberto fu
vittima di un attentato. Gli episodi sono emersi grazie ai servizi di
intercettazione.
“Un sodalizio – prosegue la D’Alessandro nell’ordinanza – che ha
fondato la sua potenza sull’organizzazione a base familistica e sulla
ripartizione delle competenze, consentendo al complesso dei soggetti
chiamati a rispondere anche solo di reati satellite di gravitare in
un’area di impunità, scaturente dalla forza evocativa e minatoria
del nome degli Spada”. Una capacità minatoria ben esemplificata dalle
parole di chi quella forza era costretto a subire: “Purtroppo questo a
me mi hanno chiesto e l’ho dovuto fa! – diceva
intercettato il titolare di un’attività commerciale “protetto dagli
Spada” e vessato dalle richieste “dei napoletani” – se vuoi stare qua
sennò ogni notte è buona per la tanica! Meglio stare con gli Spada“.
“L’attività investigativa ripercorre l’ultimo decennio di indagini
effettuate nel territorio di Ostia – scrive il gip – ed evidenzia
l’ormai profonda penetrazione della criminalità organizzata nelle attività economiche del litorale”. Per il magistrato è “in atto, da anni ormai, un continuo riposizionamento delle zone di influenza, come si evince dalla ininterrotta serie di attentati e di atti intimidatori che hanno interessato il litorale”. Tra questi “spicca la gambizzazione di Massimo Cardoni,
avvenuta ad Ostia ma soprattutto il duplice omicidio in danno di
Giovanni Galleoni capo indiscusso del clan Baficchio, e di Francesco
Antonini”.
Su Twitter la sindaca di Roma Virginia Raggi
ha esultato: “Roma rinasce con l’operazione contro il clan Spada a
Ostia. Grazie alle forze dell’ordine, Procura, Direzione distrettuale
antimafia e il ministro Minniti. Tutti insieme per dire no alla criminalità. #FuorilaMafiadaRoma“. All’operazione ha partecipato anche la Guardia Costiera,
con il proprio Nucleo speciale d’intervento, che ha curato la
ricostruzione del segmento economico di maggior interesse per il
presunto sodalizio mafioso degli Spada, vale a dire quello della gestione illecita del litorale romano.-
Nessun commento:
Posta un commento