giovedì 31 maggio 2018

OLIVERI: MEMBRI DEL MOVIMENTO CIRANO.



Membri del movimento




  • Alessio Magazzù – Tecnico web
  • Nunzia Lo Presti
  • Oreste Triolo – Collegio Probiviri
  • Cuppari Rino
  • Giuseppe Triolo – Socio esecutivo
  • Nicola Bertino – Vice presidente
  • Giuseppe Chiofalo – Socio esecutivo
  • Francesco Iarrera (di Pietro) – Socio esecutivo
  • Francesco Iarrera (di Rosario) – Presidente
  • Salvatore Iarrera (di Tindaro) – Socio esecutivo
  • Salvatore Iarrera (di Stefano) – Socio esecutivo
  • Salvatore Chiofalo – Collegio probiviri
  • Pasqualina Iarrera – Socio esecutivo
  • Vittoria Cardile – Segretario e responsabile Cirano giovani
  • Salvatore Giunta – Socio esecutivo
  • Laurent Lavagnini – Consulente politiche sociali e sanitarie
  • Marina Di Maria
  • Attilio Chistolini – Revisore di bozza, rapporti con la stampa
  • Daniele Di Mario
  • Santi Rizzo
  • Nino Torre
  • Renato Cilona – Esperto Amministrazione
  • Gianluca Sidoti – Esperto Amministrazione
  • Juergen Mostert – Tesoriere
  • Franca Giunta
  • Nunzio Orlando
  • Francesco Arlotta – Responsabile Cirano giovani
  • Francesca Greco
  • Marco Tuccinardi
  • Tiziano Gullo
  • Lucy Brigandì
  • Nino Micari
  • Tindaro Bonanno -

Sant’ Angelo di Brolo, 

vigile urbano ed un complice 

arrestati per estorsione,

 




I Carabinieri della Compagnia di Patti hanno dato esecuzione ad una ordinanza applicativa di misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Patti su richiesta di quella Procura della Repubblica, nei confronti di 2 persone ritenute responsabili del reato di estorsione in concorso. 

Il provvedimento scaturisce dagli esiti di una attività di indagine, sviluppata in breve dal Nucleo Operativo e Radiomobile, coadiuvato dalla Stazione Carabinieri di S. Angelo di Brolo, le cui risultanze hanno consentito di ricostruire chiaramente il grave episodio estorsivo. In particolare i militari sono riusciti a documentare come Aurelio PETRELLI, vigile urbano dipendente dal Comune di S. Angelo di Brolo e Vincenzo SIRAGUSANO, alla fine dello scorso mese di aprile, avessero avvicinato un bracciante agricolo sulla pubblica via, intimandogli la consegna di 650 euro, come restituzione di un prestito, di fatto mai effettuato. 

Oltre ad intimorire la vittima con reiterate e gravi minacce di morte, uno degli indagati percuoteva il malcapitato con un pugno, fortunatamente senza cagionargli gravi conseguenze. Purtroppo per gli indagati, tale episodio di aggressione fisica veniva ripreso da una telecamera di videosorveglianza, i cui filmati venivano prontamente acquisiti dai carabinieri. 

La serrata attività investigativa consentiva così di offrire all’Autorità Giudiziaria gli utili elementi probatori sulla base dei quali è stata emessa l’ordinanza.-

Governo, diretta: Salvini 

cancella i comizi in 

Lombardia e torna a Roma: 

“Deve seguire le trattative 

per l’esecutivo”.

 

Governo, diretta: Salvini cancella i comizi in Lombardia e torna a Roma: “Deve seguire le trattative per l’esecutivo”


CRONACA ORA PER ORA - Il segretario del Carroccio nella Capitale: probabile un incontro con Di Maio per decidere sull'eventuale via libera allo spostamento di Savona dal ministero dell'Economia a un'altra delega, sotto l'egida del Quirinale. Per il Mef si fa il nome di Ciocca, ex Bankitalia. Conte intanto non fa lezione a Firenze: è ripartito per Roma.

 

Ha lasciato la Lombardia per tornare a Roma e partecipare all’ennesima giornata di trattative per far partire il governo. Nel giorno numero 88 della peggiore crisi politica che l’Italia abbia mai vissuto, il pulsante per fare partire un esecutivo politico è di nuovo nelle mani di Matteo Salvini. Il deputato della Lega Fabrizio Cecchetti ha annunciato in mattinata che il segretario non avrebbe partecipato alla prima tappa degli appuntamenti elettorali programmati in giornata in Lombardia: “Salvini si scusa ma in questo momento è stato chiamato a Roma. Penso che questo impegno sia importantissimo”.
Il segretario del Carroccio, dunque, sta valutando la proposta lanciata nel tardo pomeriggio di ieri da Luigi Di Maio. I due leader dovrebbero vedersi di nuovo oggi a Roma. Dopo essere stato ricevuto al Quirinale – primo incontro con Sergio Mattarella dopo averne chiesto l’impeachment e dunque la galera – il capo politico del M5s ha chiesto a quello della Lega di togliere Paolo Savona dall’indicazione per il ministro dell’Economia e magari dargli una delega meno “delicata” dal punto di vista dello sguardo dall’estero e quindi – dall’ottica del capo dello Stato – anche costituzionale. In questo modo è tornata a vivere l’ipotesi di un governo guidato da Lega e M5s. In via XX Settembre, secondo secondo Repubblica e Corriere della Sera, andrebbe Pierluigi Ciocca, ex vice direttore generale della Banca d’Italia, in passato molto vicino a Carlo Azeglio Ciampi e con ottime entrature a Bruxelles.
L’appello del capo politico del M5s è seguito “con molta attenzione” dal Colle, visto che anche Salvini in serata ha aperto. “La porta io non l’ho mai chiusa”, ha detto il leader del Carroccio da Genova.”Sono l’unico – ha aggiunto – che dal 4 marzo sta lavorando come un dannato per dare un governo a questo paese però un governo con una dignittà. Non è che se uno si alza male a Berlino a Parigi la mattina salta un ministro del governo italiano. Come stiamo facendo dal 4 marzo faremo la scelta migliore per il paese, delle belle idee in testa ce l’abbiamo”. Oggi, dunque, Salvini ha annullato gli impegni elettorali in Lombardia per le amministrative ed è tornato a Roma.
A spingere il numero uno della Lega a valutare la proposta di Di Maio cì sarebbe soprattutto il pressing dei suoi: secondo retroscena pubblicati dai vari quotidiani motli dirigenti del Carroccio sarebbero contrari a tornare alle urne a luglio – agosto.  E in attesa che Salvini decida se dare il suo via libera a un governo con Giuseppe Conte premier e Savona al vertice di un altro dicastero – si parla degli Esteri o degli Affari Europei – il premier incaricato Carlo Cottarelli per ora resta in stand by.

CRONACA ORA PER ORA.

10.43 – Conte ripartito per Roma, sostituito per la lezione a Firenze
Niente lezione stamani all’Ateneo di Firenze per il professor Giuseppe Conte che è stato sostituito da uno dei suoi assistenti. Secondo quanto si apprende Conte ieri, dopo la lezione tenuta nel pomeriggio, è ripartito per Roma, dove risiede, e stamani non avrebbe preso il treno per Firenze.
10.23 – Possibile nuovo incontro Di Maio-Salvini
Potrebbe tenersi oggi un nuovo vertice tra i due leader di M5S e Lega, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, che ha lasciato la Lombardia -dove oggi aveva una serie di incontri pubblici- richiamato a Roma. Dal M5S spiegano che un incontro non è ancora in agenda, ma è possibile si tenga già nelle prossime ore.
10.21 – Casellati uscita dal Quirinale
Il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ha appena lasciato il Quirinale.
10.01 – Cottarelli alla Camera
Il presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli è giunto a Montecitorio ed è al lavoro nella sala dei Busti che gli è stata messa a disposizione dalla Camera.
9.50 – Giovannini: “Cottarelli o M5s-Lega? 50 e 50”
Da statistico direi che siamo al 50% dell’uno e dell’altro”. Così Enrico Giovannini, portavoce dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile, ai cronisti che gli chiedevano a margine del Festival dello Sviluppo Sostenibile se ritenesse più probabile a questo punto un governo Cottarelli o un esecutivo Lega-Movimento 5 Stelle. “Stiamo seguendo tutti l’evolversi della situazione. Quello che però importa, a mio parere, è la chiarezza su dove vogliamo andare”.
9.40 – Salvini cancella appuntamenti in Lombardia e torna a Roma
Il segretario della Lega Matteo Salvini “non parteciperà questa mattina a questa iniziativa, si scusa ma in questo momento è stato chiamato a Roma” per la trattativa sul governo: lo ha annunciato il deputato Fabrizio Cecchetti alla prima tappa degli appuntamenti elettorali che erano in programma oggi in Lombardia. Salvini era atteso da decine di sostenitori e altrettanti giornalisti al gazebo leghista di Bareggio, dove si voterà per le Comunali il 10 giugno. Dopo Cecchetti anche un altro deputato della zona, Massimo Garavaglia, ha sottolineato al microfono “l’importanza” del momento politico a Roma, per tranquillizzare i presenti.-

Milano accelera in attesa 

governo, spread a 222.

 

Asia positiva, sale euro, crisi Italia fa meno paura

 

 

Piazza Affari accelera mentre i mercati guardano alla possibile formazione di un governo politico, con la ripresa delle trattative tra Lega e M5s, e accantonano i timori di un'uscita dell'Italia dall'euro. Il Ftse Mib sale dello 0,88% mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, ha cancellato tutti gli impegni per essere a Roma. Lo spread scende di 25 punti base, a quota 222, con il rendimento dei nostri btp decennali poco sopra il 2,6%. Positive anche le altre Borse europee, con Madrid, Londra e Parigi in rialzo dello 0,3% e la sola Francoforte in calo (-0,1%). In forma anche l'euro, che tratta a 1,1705 dollari.

Avvio positivo per la Borsa di Madrid mentre è iniziato in Parlamento il dibattito sulla mozione di sfiducia presentata contro il premier Mariano Rajoy dal leader socialista Pedro Sanchez. L'indice Ibex 35 ha iniziato le contrattazioni in progresso dello 0,62% a 9.625 punti in attesa del voto di fiducia di domani, il cui esito, alquanto incerto, potrebbe contribuire ad agitare i mercati.

Apertura in cauto rialzo per le Borse europee. A Parigi l'indice Cac 40 ha avviato le contrattazioni in progresso dello 0,25%, a quota 5.440 punti, a Francoforte il Dax sale dello 0,1%, a 12.796 punti, mentre a Londra il Ftse 100 avanza dello 0,2%, a 7.689 punti.

Asia positiva, sale euro, crisi Italia fa meno paura  - Seduta positiva per le Borse asiatiche, in linea con Wall Street, mentre gli investitori iniziano a considerare eccessiva la reazione dei mercati alla crisi politica italiana. Tokyo ha chiuso in rialzo dello 0,83%, Seul dello 0,47%, Sydney dello 0,45% mentre Hong Kong avanza dello 0,82%. Indossano la maglia rosa i listini di Shanghai (+1,78%) e Shenzhen (+1,80%), in scia ai buoni risultati dell'indice pmi manifatturiero di maggio. In deciso recupero anche l'euro, che sale a 1,168 sul dollaro e a 127 sullo yen mentre M5S e Lega stanno esplorando la possibilità di dar vita a un esecutivo politico. Positivi anche i future sulle Borse europee che non sembrano scontare l'imminente annuncio del presidente Usa, Donald Trump, di dazi per l'import di acciaio e alluminio da Messico, Canada e Ue. Il petrolio wti tratta attorno ai 68 dollari al barile, poco sotto i livelli della chiusura di New York. Attesi molti dati macro, tra cui quelli su disoccupazione e inflazione sia in Europa che negli Usa.

L'oro è in rialzo a 1.305,39 dollari segnando un progresso dello 0,31%.  (ANSA)

Governo, 

Lega e M5s ci riprovano.

 

Salvini a Roma, salta comizio in Lombardia.

 

 

Il segretario della Lega Matteo Salvini "non parteciperà questa mattina a questa iniziativa, si scusa ma in questo momento è stato chiamato a Roma" per la trattativa sul governo: lo ha annunciato il deputato Fabrizio Cecchetti alla prima tappa degli appuntamenti elettorali che erano in programma oggi in Lombardia.
Il presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati ha lasciato il Quirinale.

Salvini era atteso da decine di sostenitori e altrettanti giornalisti al gazebo leghista di Bareggio, dove si voterà per le Comunali il 10 giugno. Dopo Cecchetti anche un altro deputato della zona, Massimo Garavaglia, ha sottolineato al microfono "l'importanza" del momento politico a Roma, per tranquillizzare i presenti. Ufficialmente, Salvini aveva in agenda una lunga serie di incontri pubblici fino a questa sera fra le province di Milano, Monza, Lecco e Sondrio. Non è ancora chiaro se tutti gli appuntamenti siano stati cancellati.

Il presidente del Consiglio incaricato Carlo Cottarelli è giunto a Montecitorio ed è al lavoro nella sala dei Busti che gli è stata messa a disposizione dalla Camera.

Contatti tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini in vista delle ore decisive per un'eventuale riapertura della trattativa per il governo giallo-verde. Secondo fonti del Movimento i contatti tra i due sono frequenti anche in queste ore, dopo la proposta di Di Maio di "spostare" Paolo Savona dal Mef a un altro ministero per dare il via al governo. (ANSA)

La notte delle tre
trattative che ha 

partorito solo "no".



Tra martedì e mercoledì si sono riaperti i giochi per un governo politico: ma sono arrivati soltanto "No". E Matteo ha rifiutato anche Palazzo Chigi.







A volte per orientarsi nel caos e nella confusione ti devi affidare agli aneddoti e all'intuizione. Qualche giorno fa, quando Giuseppe Conte si dava da fare per mettere in piedi un governo, leghisti e grillini sognavano il matrimonio e il nome della discordia, quello del professore Paolo Savona, faceva capolino, chi chiedeva a Silvio Berlusconi una previsione sull'epilogo dell'intera vicenda, riceveva questa risposta: «Salvini su Savona sta facendo solo manfrina.








Lui ha in mente solo un numero: il 25%». Sottintendendo che l'obiettivo del Carroccio fosse quello di tornare subito al voto, facendo il pieno di voti. Più o meno la confidenza fatta ad un amico domenica scorsa, il giorno in cui il governo Conte fu archiviato, da Giancarlo Giorgetti, l'alter ego di Salvini: «Matteo ha usato la candidatura di Savona come un piede di porco per far saltare tutto». E lo stesso discorso faceva ieri il professore Antonio Rinaldi, uno dei collaboratori di Savona, mentre al Quirinale, meta di un andirivieni continuo (Cottarelli, Di Maio e altri) esploravano, con molta fantasia, tutte le mediazioni possibili, come quella di uno spacchettamento in due del ministero dell'Economia, da una parte il Tesoro e dall'altra le Finanze. «A Savona vorrebbero dare quest'ultimo spiegava il professore ma non accetterà mai. Pretendono addirittura che lui rinunci ad entrare nel governo. Ma che significa? Dovrebbe rinunciare a proporlo Salvini, ma non lo farà. La verità è che Salvini vuole andare alle elezioni... e nei suoi panni chi non lo farebbe?! Se poi Berlusconi nel frattempo facesse un passo indietro, con l'impegno solenne che noi faremmo di tutto per nominarlo senatore a vita per meriti, sarebbe perfetto».
Bisogna partire da qui per orientarsi in quella selva di proposte, controproposte, mediazioni, compromessi, che stanno caratterizzando queste giornate. Il leader leghista punta alle urne. Il suo sogno è ripresentarsi da Sergio Mattarella, sull'onda di un nuovo successo elettorale, per dire: «Dove eravamo rimasti... nel nuovo governo che mi onoro di presiedere il ministro dell'Economia è il professore Paolo Savona...». Insomma, il leader della Lega persegue una vittoria completa, sente che è alla sua portata, che gli avversari non sono all'altezza, o perché sono troppo deboli o perché sono troppo indecisi. Per farlo deflettere da questa strategia «militare», gli altri dovrebbero offrirgli un successo inequivocabile già oggi. «Mattarella ironizza Maurizio Gasparri dovrebbe ripensarci... dovrebbe dire: Matteo ma tu volevi Paolo Savona, proprio Paolo... ah ma non avevo capito... pensavo che ti riferissi al fratello!». Già, l'unica ipotesi che potrebbe far desistere Salvini è una resa incondizionata degli altri, a cominciare dal capo dello Stato che dovrebbe anche perdere la faccia.
È possibile? Tutto è possibile, ma anche molto difficile. Anche perché Salvini preferisce le elezioni a qualsiasi altro scenario. Ogni altra ipotesi la considera una subordinata. Esattamente la posizione opposta a quella di Luigi Di Maio, che, da vero disperato, farebbe ogni cosa, ma proprio tutto, per non andare alle urne: i leghisti, infatti, stanno erodendo non poco il consenso Cinque stelle (secondo i sondaggi 3 punti e mezzo). «Salvini ammette il grillino Angelo Tofalo ci sta facendo davvero male». Per cui da martedì sera a ieri sera le proposte si sono sprecate. Intorno alla mezzanotte il grillino Vito Crimi dava per fatta un'intesa con la Lega e Fratelli d'Italia, per un governo guidato da Conte e senza Savona all'economia. «Lo hanno detto anche a me» raccontava a quell'ora l'ex presidente del Senato, Renato Schifani: «La situazione è grave. Berlusconi oggi ha telefonato a Draghi che gli ha prospettato un quadro drammatico per i titoli a breve. Se lo spread va su gli ha spiegato e le agenzie abbassano il rating dell'Italia, la Bce non può comprare i titoli italiani».
Tutto fatto? Nient'affatto, per il primo «niet» leghista. Dalle 24 alle 4 mattino del giorno dopo, altre due ipotesi che sono arrivate pure alle orecchie del Cavaliere a Palazzo Grazioli. Prima un governo Cinque stelle-centrodestra a guida centrodestra: ipotesi bocciata da Di Maio. Poi, la «fiducia tecnica» al governo di Cottarelli per andare oltre il mese di agosto. «No» di Di Maio, il quale il giorno dopo, terrorizzato, ha rilanciato con una serie di avance. Nell'ordine: esecutivo politico a guida leghista (premier Giorgetti); spacchettamento del ministero dell'Economia; il professore Savona nel governo ma in un ruolo diverso dal Mef. Niente da fare, Salvini ha detto «No». Dal Colle sono arrivati anche a proporgli la guida del governo, ma il leader leghista ha nicchiato. «Ma perché ha spiegato ai suoi dovrei andare a Palazzo Chigi alla vigilia di un'estate rovente per i titoli italiani? Può stare lì Cottarelli e intanto il Paese va alle elezioni». Naturalmente, ogni «No» è stato condito dall'unica controproposta che il Quirinale non avrebbe mai potuto accettare, pardon, subire: Savona all'Economia.
E stando fermo, il leader leghista potrebbe anche ottenere l'altro obiettivo che ha nel mirino: le elezioni a settembre o a ottobre. L'ipotesi luglio, infatti, per lui sarebbe indigesta: in quel periodo le fabbriche del Nord, serbatoio del voto leghista, sarebbero chiuse e molti elettori sarebbero portati a disertare le urne per non ritardare le vacanze. E, tergiversando tergiversando, ieri si è chiusa anche la «finestra» del voto il 29 luglio. «Era l'unica vera arma di persuasione su Salvini ha commentato con una punta di sarcasmo Matteo Renzi - ma per usarla al Quirinale dovrebbero avere le palle».
Appunto, senza muoversi, Salvini sta piegando gli altri. Un «mix» di minacce, ma anche ammiccamenti. Che escono dalla sua bocca, ma anche dalle bocche dei suoi, come il vicepresidente della Lega, Lorenzo Fontana. Minacce: «La verità è che non è l'Europa a porre problemi su Savona, semmai tutto nasce dai suoi cattivi rapporti con Draghi e Visco. Si tratta di questioni personali». Ammiccamenti: «Sì, noi puntiamo al voto, ma vogliamo andarci con l'intero centrodestra. E Forza Italia potrebbe avere un ruolo prezioso, quello di legittimarci a livello internazionale. Io ho sempre storto il naso sull'alleanza con i grillini. Senza contare che Savona è stato vittima dello stesso meccanismo che fece fuori Berlusconi nel 2011». Discorsi che spiegano perché ieri sera un Di Maio scuro in volto, si sarebbe lasciato andare ad uno sfogo con i suoi: «Salvini mi sta facendo davvero incazzare!». Intanto da 24 ore i ministri candidati a far parte dell'ipotetico governo Cottarelli sono a zonzo per Roma in abito da cerimonia per il giuramento. «Dovete pazientare», è la preghiera che il premier in predicato ieri ha rivolto a tutti loro alle 8 di sera in un giro di telefonate.-

Spread, così consumatori e 

imprese rischiano di pagare 

il conto della politica insieme 

allo Stato.

 

Spread, così consumatori e imprese rischiano di pagare il conto della politica insieme allo Stato


L'economista Daveri: "Se c'è un aumento di costi che riescono a scaricare sui clienti, le banche continuano a prestare. Se, invece, stabiliscono che non è un buon momento, allora ci potrebbe essere una restrizione del credito".

 

La crisi politica ha innescato un meccanismo a catena che mieterà le prime vittime nell’economia reale, fatta di imprese, banche e consumatori. “Con l’innalzamento dello spread è aumentato il costo per finanziarsi di aziende e istituti di credito”, spiega Francesco Daveri, professore di macroeconomia alla SDA Bocconi di Milano. “L’aumento dei tassi d’interesse che viene richiesto dagli investitori per comprare titoli pubblici italiani si riflette infatti anche sul settore privato: aziende e banche, che vogliono finanziarsi sul mercato, sono costrette ad aumentare i tassi a cui loro offrono le loro obbligazioni”, precisa Daveri. In pratica, se l’Italia è percepita come più rischiosa, gli investitori chiedono di guadagnare di più sui prestiti per compensare la maggiore probabilità di default. Così accade che, come spiega Daveri, “le imprese che vogliono finanziarsi per investire pagano un aggravio di costo d’interesse” e che “lo stesso accade anche per le banche che si rivolgono al mercato interbancario”.
Questo spiega in parte il motivo per cui gli investitori hanno deciso di disfarsi a piene mani delle azioni del settore bancario italiano in Borsa. Ma ci sono anche altre ragioni. “Innanzitutto gli istituti di credito hanno in pancia molti titoli pubblici. Quindi se per caso il mercato ritiene più probabile un default, allora questi titoli valgono di meno”, aggiunge. L’impatto di questa situazione sui bilanci bancari non è però prevedibile perché gli istituti di credito potrebbero “scaricare l’aggravio di costi sui clienti in vari modo magari facendo pagare di più i mutui o nascondendolo da qualche altra parte nei costi di gestione dei conti correnti”. Infine l’effetto finale per i consumatori è tutto da verificare: “Può accadere che magari le banche decidano anche di farsi concorrenza e di non scaricare sui clienti o di farlo solo in parte. Alcune in modo più trasparente e altre meno. – continua Daveri – Ma sicuramente se c’è un aumento dei costi della raccolta dei fondi per il settore bancario, questo si tradurrà prima o poi anche in un aumento dei costi per chi si indebita nei confronti delle banche”. Non certo una buona notizia per gli italiani e per le imprese.
Quanto ai conti pubblici, invece l’impatto dell’aumento dello spread non è immediato e si manifesterà in due tempi: il primo nella fase di rifinanziamento del debito in scadenza con maggiori costi per le casse pubbliche; il secondo nel bilancio pubblico con l’aumento della voce della spesa per interessi alla quale il governo dovrà trovare copertura. “L’aumento della spesa pubblica per interessi andrà finanziato – precisa -. Quindi o aumentiamo le tasse o aumenta il deficit o tagliamo delle altre spese. Questo è quello che può accadere”. Ma di quali cifre stiamo parlando? “Il calcolo che si può fare è che per ogni 100 punti base, se il governo deve rinnovare 350 miliardi di debito sui prossimi dodici mesi questo vorrebbe dire 3,5 miliardi in più – stima il docente – Poi quando si rinnova tutto il debito, il che avviene in sei o sette anni, a quel punto il costo diventa 21 miliardi circa. Questa stima vale per 100 punti, se poi l’aumento è di 300, allora bisogna moltiplicare tutto per tre. Ci sono quindi degli effetti consistenti perché al momento il pagamento degli interessi sul debito in percentuale sul pil è 3,7 punti ed è quindi qualcosa come 60 miliardi”. Ma le conseguenze non si limitano a questo: “Il costo per lo Stato sale perché aumenta la spesa per interessi – spiega – quindi cresce il debito e porta ad un avvitamento del deficit e del debito”.
Non resta che chiedersi se l’Italia non rischia di ritrovarsi nella stessa situazione della Grecia costretta a tagliare stipendi pubblici e pensioni per risanare il debito. Per il professore siamo lontani da scenari apocalittici che peraltro accomunano situazioni molto differenti. “Nel caso di Atene lo spread non è stato rilevante: il debito greco è scomparso dal mercato e i prestiti sono stati fatti a tassi, per così dire politici, da parte degli altri governi dell’Europa piuttosto che dal Fondo monetario e dalla cosiddetta Troika – ricorda – Più che altro l’effetto che c’è stato e che può esserci anche da noi è che le banche taglino il credito disponibile a fronte del fatto che gli costa di più procurarselo. Insomma se c’è un aumento di costi che riescono a scaricare sui clienti, le banche continuano a prestare. Se, invece, stabiliscono che non è un buon momento, allora ci potrebbe essere una restrizione del credito”. Il rischio insomma è che, a medio termine, torni d’attualità il cosiddetto credit crunch, l’assottigliamento dei prestiti concessi dalle banche. Intanto, in attesa di un nuovo governo, il primo dato di fatto è che la fiducia dei consumatori si sta logorando: “Sarà inevitabile che nel secondo semestre ci sia un rallentamento dell’economia. Ci stiamo già avvitando”, conclude auspicando un segnale chiaro della politica romana ai tanti dubbi degli investitori e dei cittadini.-