ENNIO SALVO D'ANDRIA
LA STORIA, come dice Petrarca, è fatta dai viventi che scelgono le persone, tirandole fuori dal loro sepolcro. E stasera, si vuole, in presenza di tante amiche e tanti amici, che ringrazio per essere intervenuti qui numerosi, tirare fuori dal suo sepolcro un uomo che ha scritto da protagonista delle pagine di storia del nostro territorio incidendo, in generale, sullo sviluppo e sul suo assetto sociale.
Ennio Salvo d'Andria, nato a Patti nel 1915, era di origine borghese e trascorse la sua adolescenza nel clima del crepuscolarismo e del futurismo; si formò attraverso la lettura dei classici e della produzione del Romanticismo e del Verismo, non senza sentire l' influenza di esperienze settentrionali ed europee;
frequentò a Patti il Regio Ginnasio negli anni trenta, periodo che esercitò, senza alcuna ombra di dubbio, una notevole influenza sulla sua formazione. Successivamente egli continuò e completò gli studi classici a Firenze, divenendo sempre più attento ai problemi sociali. Fu categoricamente avverso all'ideologia fascista, seguendo per tutta la vita e con ferma convinzione l'ideologia Social Democratica.
Il nostro giovane scrittore e poeta esordì a Firenze nel 1935 a soli 19 anni con il volume di liriche Lupesuche, edito dalla Bemporad; e in seguito pubblicò un secondo volume La Terra del Sole, volumi nei quali la sua forza creativa ci pone davanti alle meravigliose bellezze del suo paese
natio e dell'intera Sicilia: l'azzurro del mare, i giardini di aranci e limoni in fiore con i loro piacevoli profumi e splendide luci; e ancora le notti , il silenzio, la pace lungo la strada interminabile sotto il riflesso della luna e, volgendo lo sguardo all'orizzonte, le brulicanti piccolissime luci delle lampare dei pescatori sul mare di San Giorgio, sul mare del golfo di Patti Marina e di Oliveri; e tutto ciò non senza una malinconica nostalgia e dolci ricordi del passato nella consapevolezza della fugacità del tempo che travolge ogni cosa.
Nel corso degli anni, il legame con la sua terra natia fu sempre vivo e, come afferma il Ponzano è sempre "La sua terra che gli sorride nella città tumultuosa con un fascino di lontananza, di ricordo e di gioia" (G.M. Ponzano).
E infatti, sia nelle liriche La Terra del Sole che in quelle del volume Lupesuche e anche in quelle di Fatuo pullulano sogni e malinconie di giovinezza.
San Giorgio (Lettura STEFANO)
Or ti rivedo alfin,
mia dolce terra. Culla dei sogni miei di giovinezza;
mi perderò ramingo alla ricerca
d'un sol brano d' amore .... di poesia
Quando nella città tumultuosa Oppresso dall'angoscia
e dal lavoro Mi sento il corpo e , l'anima straziati
Allor t'invoco e penso a questo lido
E qui l'anima mia, pura sorride
Ai molteplici incanti di natura
Seco vagando nella calma immensa.
Su questo lido l'anima mia stanca
Mentre che il cielo lentamente oscura
Si leva obliando il mio desti fatale.
Nel suo primo romanzo, Sicilia Un Giorno, il prof Ennio Salvo, traccia uno spaccato della sua terra: improntato anch'esso ai ricordi della sua prima giovinezza, è ambientato a Patti e nei suoi dintorni, calato nell'ambiente siciliano, nella vita degli umili, nella vita grama dei contadini e dei pescatori.
Fra i molti personaggi del romanzo, Cono, il figlio del fattore, ha un ruolo di primo piano; verso di lui che Ennio nutre un profondo sentimento di amicizia, sentimento contraccambiato da Cono e che si mantiene sempre vivo, nonostante le forti differenze culturali che Cono stesso riconosce: (lettura)
" Io e te viviamo in due mondi differenti e sarebbe un miracolo se ci si potesse intendere. La colpa non è mia e non è tua ma tutt'e due subiamo le conseguenze e credo che anche a te qualche volta piacerebbe ricominciare da capo in un altro modo e sentirti in pace con qualcuno. Io certe sere penso che il mondo è tanto grande e che ci sono anche le stelle lontane e la luna, e noi siamo piccoli piccoli che nessuno ci vede, e pure tra me e te c'è qualcosa che neppure quella si vede perché dentro di noi, ma ci fa sembrare tanto lontani anche quando siamo seduti sullo stesso sasso".
Altra figura dominante nel romanzo la bella Niana, figlia di umili pescatori di Mongiove, creatura semplice e fragile, compagna del grande musicista Bindo, che, in preda ad una crisi depressiva, muore in mare, dopo che, con la sua barca, si era schiantato volutamente contro la pietra di Patti.
Bindo vede in Ennio il giovane capace di comprenderlo e lo considera un vero amico.
Niana, dopo la tragica scomparsa di Bindo, ravvisa in Ennio l'uomo che possa sostituire il compagno che aveva perdutamente amato.
Il romanzo Sicilia Un Giorno è un'opera di largo respiro dove le passioni giovanili e i ricordi si intrecciano con fatti e avvenimenti reali.
Nel 1937 è stato pubblicato a Firenze dalla casa editrice Humana il volume Francesco Moriconi, il poverello d'Assisi; dedicato, con filiale affetto, a sua Eccellenza Antonio Mantiero che era stato vescovo per molti anni, della diocesi di Patti e, successivamente, arcivescovo di Treviso.
Il prof Ennio, dopo una breve descrizione del burrascoso periodo della chiesa all'epoca in cui era vissuto San Francesco, traccia a grandi linee la vita del nostro Santo, che diede nuova luce alla chiesa attraverso il suo messaggio di profonda fede, di umiltà , di semplicità , di perdono e di amore per l'intero creato.
È anche del 1937 la sintesi drammatica España, dedicata al grande scrittore Ernesto Gimenez Caballero, che in quel tempo ha descritto con appassionate parole la sua povera Spagna devastata da briganti e da una politica egoista di farabutti incalliti.
Ariba España al contempo una sintesi di dolore e di alto sentimento patriottico: Juanita incarna i sentimenti più nobili e universali: l'amore per la sua terra, la Spagna, l'amore per la sua famiglia decimata dalla furia inumana e repressiva bolscevica, l'amore per i suoi concittadini che combattono e muoiono per una giusta causa: la libertà .
Nel 1939 pubblica, sempre a Firenze, il romanzo I Picciotti di Gibilrossa, per il quale gli viene assegnato il primo Premio Nazionale per Soggetti Cinematografici, essendo stato giudicato dal drammaturgo e regista cinematografico e teatrale di fama internazionale, Blasetti, la migliore opera di quegli anni.
È un romanzo storico, che tratta dell'Italia prima dell'Unità, ancora divisa in tanti piccoli stati, e della Sicilia facente parte del Regno delle Due Sicilie, governato, con poteri assoluti e dispotici, da un Re Borbonico.
In quei tempi non era lecito parlare d'Indipendenza nazionale e di uguaglianza di diritti e molti giovani, che cospiravano per l'Unita d'Italia, finirono sulla forca; ma non per questo è stato spento il desiderio di Libertà .
Il testo è ricco di sentimenti e valori universali: l'amore di patria, l'amicizia, lo spirito di abnegazione, gli atti di eroismo.
Spisidda, Frate Focu, Nunzio Rizzo, il Principe sono i quattro personaggi di rilievo che organizzarono, nel 1860 a Gibilrossa un comitato clandestino di giovani guerriglieri disposti a tutto pur di cacciare i Borboni che opprimevano il loro paese. Non mancano nel romanzo i sentimenti idilliaci: la Baronessa Shara, figlia del Barone Lasti, anch'essa un'eroina simpatizzante del movimento rivoluzionario antiborbonico, rappresenta, nella trama del romanzo, una donna coraggiosa che segue, nella cruenta lotta di liberazione, Nunzio Rizzo verso il quale è nato un idilliaco sentimento d'amore; e ancora la dolce e bella Maria, altra figura emblematica del romanzo, tracciò in quegli anni un profondo solco nel cuore di Spisidda (così si faceva chiamare, per non farsi riconoscere dai soldati borbonici che lo ricercavano, Aurelio, Principe di Torremuzza, dopo che era fuggito da Palermo, perché considerato un pericoloso cospiratore antiborbonico).
Nel romanzo non mancano atti di eroismo, a tal punto che, pur essendo inferiori numericamente, I Picciotti riuscirono, grazie anche all'insurrezione dei cittadini, a cacciare i soldati Borbonici da Gibilrossa. Con lo sbarco dei Mille a Marsala nel 1860 con a capo Giuseppe Garibaldi e l'arrivo a Gibilrossa, già liberata eroicamente dai Picciotti, si conclude l'opera.
Sono degli anni successivi racconti e saggi: la commedia Due mogli di
Occasione, Paradiso di Seconda Classe.
Il radiogramma l'Organo Seppellito è un'opera autobiografica ambientata nelle fiorenti vallate di Magaro e Marotta con le loro ubertose colline di un tempo e lo storico e mitico casolare di Malamura, casa degli avi, così da lui amorevolmente chiamata, dove il protagonista dell'opera, Canio, grande musicista di organo, ritornato dall'India con una cospicua somma di denaro che gli aveva permesso di acquistare tutta la vallata e le colline circostanti, decide di andare a vivere insieme a Lorita. È proprio la, in questo luogo, a cui Canio è affettivamente legato, lontano dai rumori assordanti della città , che concluderanno i loro giorni; ma l'organo di Canio, pur rimanendo seppellito sotto le macerie del casolare, continuerà a suonare sempre, diffondendo tutt'intorno nell'aria le dolci melodie di un tempo con meraviglia mista a sgomento per i viandanti:
Parla il VIANDANTE:
arrivai a sera nella valle di Malamura e per via si levò il vento sempre più forte e le saette sghembarono tra le nubi del cielo. La storia era troppo fascinosa ed irreale perché non la seguissi. Quella leggenda aveva trascinato molti uomini nel disordine. Avvicinandomi ai ruderi della casa di Canio la musica mi raggiunse, mi circondò dapprima affettuosa e carezzevole, poi mi turbò, mi sconvolse fino all'esasperazione. Cosa c'era di tanto tragico in quella musica misteriosa? Io non saprò mai ridirlo. Ma quando da una scala esterna di sottile alabastro ancora aggrappata ai ruderi della torre cominciarono a scendere due ombre tremolanti, io fuggii attraverso la valle per chiedere rifugio al vecchio di Malamura.
Egli abitava in una torraccia cadente alle falde dei colli e si ostinava in una vita illogica e irreale drogato dalla musica e dalla leggenda.
Parla il VECCHIO con voce molto pacata:
Ma non è leggenda, figliuolo, è una storia tragicamente vera intessuta di lacrime e di follie. Canio non è morto ancora se tutte le sere scende con Lorita dalla scala infranta e ne risale alle prime luci dell'alba. La musica non cesserà mai e Canio sarà sempre fedele al suo appuntamento col destino.
E il VECCHIO ancora:
Taci non indagare. Ed io non ho ancora finito ...
Essi non sono ancora morti perché risorgono tutte le sere dai ruderi scendendo la scala d'alabastro, ed è come se venissero già dal cielo, e vanno abbracciati per i sentieri del bosco.
La musica è la loro anima ed essi vivranno finché tra le macerie vagherà la musica dell'organo seppellito. Poi all'alba ritornano ... Sono leggeri; ma il vento non li turba nella loro ascesa verso l'infinito. Guarda, son la , essi risalgono la scala infranta, ma tu non li puoi vedere perché le tue pupille non hanno la limpidezza di chi ha tanto sofferto, né il tuo pensiero ha penetrato ancora il poema di Pitagora intonato da Canio sulla lira di Orfeo.
Indimenticabile è la dolce musica del grande maestro Canio composta su ispirazione dell'affascinante Lorita e tali melodiose note vivranno fuori dal tempo che tutto travolge nel suo inesorabile oblio.
Il casolare di Marotta, la vallata e le colline di Magaro sono state immortalate dal prof Ennio, con il mitico nome di Malamura nella sua opera l'Organo Seppellito; quei luoghi un tempo erano abitati da laboriosi coloni che con il loro duro e assiduo lavoro giornaliero li rendevano fiorenti, mediante la coltivazione di uliveti, vigneti e agrumeti essendo stati, per parecchi decenni, gli artefici di una ricca economia curtense.
Oggi quei luoghi sono in preda ad un deprimente abbandono: le colline sono state cementificate, il casolare storico di Malamura, situato sull'amena collina di Marotta, che fu per molti anni abitato dal mio illustre e indimenticabile prof Ennio Salvo, è ridotto ad un vecchio rudere.
Quella vallata e quelle colline, un tempo lussureggianti e che ispirarono il poeta e scrittore Ennio Salvo d'Andria e l'eccentrico famoso pittore norvegese Jack Frieling sono state abbandonate ad un desolante destino; e di esse non rimane che la profonda, eterna e bucolica poesia del prof Ennio Salvo ...
Altre opere del prof Ennio sono: La Bestia ,Il Signore di Warwich , Dieci Anni in Sicilia, la Sicilia Culla dell'Arte Dorica, C'è Qualcuno che Piange, Due Barche Erranti .
Ultimo dei suoi scritti è stato il romanzo Undicesimo comandamento nel quale la signora Calamanni è rosa dal tarlo roditore di come fare per salvarsi l'anima. Essa, alla fine, scopre che Mosè, per dare ampia libertà alle mogli infedeli, ha evitato di scrivere l'undicesimo comandamento, non desiderare l'uomo d'altri. E' un'opera ironica e mordace, la cui trama è sorretta da un dialogo vivacissimo, ricco di battute irresistibili, nella quale il Professore Ennio Salvo D'Andria celebra una sorridente, ma feroce vendetta nei confronti delle convenzioni che opprimono la società .
Oltre la cospicua produzione letteraria sono numerosissimi gli articoli politici pubblicati su quotidiani italiani ed europei. Durante la sua permanenza a Firenze fu giornalista, direttore e redattore capo di diverse testate di giornali.
Il prof Ennio alla fine della disastrosa seconda guerra mondiale per un decennio visse in Sicilia a San Giorgio, in contrada Marotta, soggiornando in quella casa degli avi a cui lui, amorevolmente, aveva dato il nome di Malamura.
A San Giorgio come ad Oliveri svolse attività politiche e sindacali. Fu Lui a risollevare dalla miseria e dalla schiavitù i marinai delle tonnare di San Giorgio e di Oliveri, facendo ottenere gli assegni familiari a tutti gli iscritti alle cooperative locali.
Nel 1948 dopo avere ottenuto per il piccolo borgo marinaro di San Giorgio l'istituzione della delegazione comunale, fu il promotore della rivolta popolare che portò alla realizzazione del locale cimitero
Per ben cinque anni fu sindaco del borgo marinaro di Oliveri, favorendo la
modernizzazione del paese che si presentava assai arretrato, senza strade, fognature , privo di farmacia, di rete idrica ed elettrica.
Successivamente ritornò a Firenze ove riordinò i suoi scritti dedicandosi anche ad una attività di antiquariato.
Gli ultimi anni li trascorse in quella Sicilia che aveva tanto amato. Era il mese di novembre del 1974 ed il sole volgeva al tramonto dietro i monti Nebrodi quando l'anima mite, pura e cristallina del prof Ennio lasciava per sempre questa terra.
Il Prof. Ennio Salvo D'Andria, uomo di cultura e dal' intelligenza viva, ha trasmesso valori intramontabili quali giustizia, equità , patriottismo, amicizia, solidarietà umana...
E proprio per questo ha lasciato, con il suo esempio e grazie alla sua non esigua produzione letteraria, una eredità che merita di essere tenuta in conto e mantenuta viva per l'uomo dell'oggi e del domani.
Conosci questa Sicilia
Conosci questa Sicilia?
La terra delle adolescenze
Misteriose e irrequiete
La terra della cattiveria
Del dramma, della paura
La terra dell'amicizia e dell'amore
La terra della magia ....
Conosci questa Sicilia
Torbida e luminosa?
Questa terra di solitudine?
San Giorgio di Gioiosa Marea, 6 agosto 2019
Giuseppe Costa