lunedì 30 settembre 2019

Ecco la "batosta" nascosta 

dietro alle spese con carta.

 

Le spese per la gestione della carte è lievitata del 76 per cento. E così sulle nuove aliquote Iva per i pagamenti arriva il salasso.

 



Il governo prepara il piano per combattere l'uso del contante e soprattutto i pagamenti in cash. La mossa dell'esecutivo potrebbe approdare nelle prossima legge di Bilancio dopo un passaggio anche nella NaDef, la nota di aggiornamento del Def. 

 

 
 
 
In questo quadro va sottolineato che dietro le quinte l'esecutivo si prepara ad innalzare l'Iva per chi paga in contanti certi beni (il caso esempio di questi giorni sono le cene al ristorante). Gli sconti arriveranno solo per chi paga con carta che potrà recuperare l'1 per cento dell'Iva nell'estratto conto dello stesso mese o in quello successivo alle spese. Ma in questo nuovo corso che sta preparando l'esecutivo giallorosso va tenuto conto dei costi che si abbattono su chi usa le carte. Secondo le ultime stime, il canone annuo sulle carte di credito è cresciuto del 76%.

Non poco. Le banche negli ultimi anni hanno aumentato anche i costi per la gestione di questi flussi di denaro. Per chiarirci le idee, la gestione di una carta di credito costa circa l'86,9 per cento euro. E in questo scenario, come ricorda Libero, è anche intervenuta Bankitalia che ha parlato di una accelerazione rispetto al biennio precedente. In passato queste spese erano lievitate di 2,9 euro, una quota più bassa rispetto a quella degli ultimi tempi. Va detto che nel 2013 e nel 2015 queste spese avevano subito un rincaro tra i 5 e i 7 euro di media. Le spese sono lievitate contestualmente al canone annuo delle carte. E i dayti in questo senso sono molto chiari. Il canone delle carte di credito degli istituti tradizionali è lievitato del 19,44 per cento, quello delle banche online del 76 per cento.

Una vera impennata che dimostra, secondo i dati di Sostariffe, una vera e propria inversione di tendenza sui costi che riguardano da vicino i correntisti e tra poco tutti i contribuenti che vorranno seguire le indicazioni del governo sui presunti sconti Iva. Ma il salasso riguarda anche i bonifici. La commissione allo sportello è arrivata in media a 4,66 euro.

 L'uso delle carte in Italia è cresciuto del 6,8 per cento portando negli ultimi tempi la quota di denaro usato con strumenti elettronici a 80 miliardi di euro. Una cifra nettamente più bassa rispetto al flusso di soldi usati in contanti. E con i costi di gestione della carte probabilmente il cash resterà il metodo di pagamento preferito dagli italiani.-

domenica 29 settembre 2019

L'Iva entra nel conto 

corrente. Ecco il bal=

letto sui pagamenti.

 

Nell'ultima bozza della NaDef spuntano le cifre dell'Iva: solo uno sconto dell'1% con carta. Stangata per chi usa il contante.

 

Il governo studia un nuovo piano per combattere l'evasione: i giallorossi vogliono dichiarare guerra al contante. 




 
 
 
Ma di fatto dietro questa mossa dell'esecutivo c'è anche un altro punto da analizzare: l'aumento dell'Iva. L'intervento dell'esecutivo sarebbe sull'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto al 10 per cento che, ad esempio, viene applicata alla ristorazione. Dallo schema di bonus e malus dovrebbero restare fuori le aliquote del 4 per cento e quella del 22 per cento. A questo punto facciamo chiarezza sui pagamenti. L'esecutivo infatti potrebbe predisporre un aumento dell'aliquota del 10 al 12 per cento per chi paga in contanti. Stessa aliquota al 12 per chi paga con carta ma dopo potrà recuperare uno "sconto" sulla cifra pagata. Infatti nell'estratto conto del mese successivo, come riporta ilCorriere, il contribuente otterrà un rimborso del 3 per cento. E in questo modo chi usa le carte pagherà un punto percentuale di Iva in meno. Una inversione di tendenza questa rispetto alle ipotesi degli ultimi giorni.

Sempre riguardo alle aliquote, in un primo momento si parlava di una riduzione di due punti percentuali per i pagamenti con carta, adesso si discute solo di uno "sconto" dell'1 per cento. Per di più il pagamento in contanti costerebbe almeno il 2 per cento in più rispetto ad una prima bozza del piano fiscale che invece prevedeva un rincaro di un punto percentuale. La sensazione a questo punto è che le scelte dell'esecutivo giallorosso possano portare comunque ad una vera e propria stangata sui pagamenti. Il premier Conte continua a "giurare" che non ci sarà un rincaro delle aliquote ma di fatto, solo qualche giorno fa, ha aperto all'ipotesi di una "rimodulazione". Un giro di parole che ha il sapore del salasso. Molto probabilmente il governo metterà le mani nel portafoglio degli italiani con la scusa di incentivare il pagamento con le carte. Una mossa che potrebbe portare, dopo il "balletto" delle aliquote, ad una mazzata sui consumi.-

OLIVERI: CON CHI COLLOQIUAVA IL MOVIMENTO CIRANO QUNDO QUESTO BLOG PUBBLICAVA IL SEGUENTE POST ???...

 

mercoledì 24 febbraio 2010

 

LA QUESTIONE FERROVIARIA 

 

Recentemente il blog OLIVERI LIBERA ha pubblicato un post intitolato "LA QUESTIONE FERROVIARIA DI OLIVERI".

Maurizio Pirrotti giustamente lamenta che "rischia di assumere i contorni di una vera e propria telenovela".

Io aggiungo che già di fatto è una telenovela a puntate e che ogni puntata ci riserva una nuova sorpresa.

Temo sia stata ideata da una mente diabolica che ha tutto l'interesse di creare confusione perchè - come di dice - NTA CUNFUSIONI U SIGNURI PIDDIU A BIRRITTA.

Noi invece abbiamo perso i treni. Si dice che presto ce ne concederanno altri due. Sommati ai quattro attuali saranno sei. Di gran lunga inferiori ai 24 che avevamo.Nessuno ci ha saputo - o voluto - spiegare il motivo di tale penalizzazione.

Sperando in un possibile futuro migliore, archiviamo momentaneamente l'argomento.
L'altra fondata preoccupazione di Maurizio riguarda il dubbio amletico: "IL TRATTO A BINARIO UNICO RESTERA' O VERRA' SMANTELLATO A GIUGNO" ?.

Oso rispondere catagoricamente: ALLA DATA ODIERNA NON ESISTE ALCUN PROVVEDIMENTO UFFICIALE OD UFFICIOSO EMANATO DAI DUE ENTI LEGITTIMATI AD ADOTTARLO: RFI e REGIONE SICILIANA.

Esisteva ed esiste la volontà ed il desiderio spasmodico di alcuni Sindaci e relative adiacenze cancerogene i quali (Sindaci ed adiacenze) DISINTERESSATAMENTE E CON MOTIVAZIONI CONTRADDITTORIE lottano eroicamente per liberare i loro sudditi dalla schiavitù delle rotaie. Dalle quali non è possibile ricavare la benchè minima percentuale di utile mentre dal gommato o da altri usi è possibile creare i presupposti per il conseguimento di sani utili.

Sconoscono costoro che non è legittimo revocare le delibere dei rispettivi Consigli Comunali con una inutile, insignificante ed inefficace Conferenza di Servizio.
Detto tratto di linea ferrata è stato imposto dalla Ferrovia la quale non ha voluto concedere le fermate sul nuovo tracciato a doppio binario.

Questo risulta agli atti esistenti nei Comuni di Patti, Oliveri, Falcone, Furnari e Terme Vigliatore.
Per tale motivo RFI non ha mai pensato nè pensa tuttora di SMANTELLARLO.

La REGIONE SICILIANA - altro Ente legittimato a chiedere la soppressione previo la manifestazione di volontà di tutti i Consigli Comunali dei cinque Comuni interessati - non puo' autonomamente revocare il proprio Decreto n. 1238 del 23.10.1987 col quale ha approvato il progetto relativo al raddoppio di tratti della linea ferroviaria Palermo - Messina.

L'art. 5 del citato Decreto testualmente recita:

"Per entrambi i progetti, Patti-Terme Vigliatore e Acquedolci-Patti, così come suggerito dal Consiglio regionale dell'urbanistica, si prescrive:

A) nel corso della progettazione esecutiva, compatibilmente con le esighenze tecniche funzionali, si dovrà effettuare il coordinamento fra l'Ente FS, il Concessionario e le Amministrazioni Comunali al fine di garentire la fruibilità delle previsioni urbanistiche con le opere connesse al tracciato principale;

B) in relazione allo smaltimento dei materiali di risulta degli scavi, prima dell'inizio dei lavori, dovrà essere redatto il piano delle discariche contenente sia la loro localizzazione che le modalità di gestione e le previsioni di recupero ambientale a discarica colmata. Tale piano dovrà essere sottoposto alle autorizzazioni previste dalla legislazione esistente;

C) L'ENTE FS, UNITAMENTE AL CONCESSIONARIO RESTA IMPEGNATO A PREDISPORRE UNO STUDIO DI INTERVENTI MOGLIORATIVI NELLA LINEA ESISTENTE UTILI PER UNA QUALIFICAZIONE DEI TERRENI URBANI ATTRAVERSATI QUALI LA ELIMANAZIONE DEI PASSAGGI A LIVELLO, L'ALLARGAMENTO DEI SOTTOPASSI FERROVIARI ED IN GENERE OGNI ALTRO INTERVENTO ORIENTATO AD UN PIU' IDONEO INSERIMENTO DELLA LINEA ESISTENTE NEL TERRITORIO".

Alcuni Comuni virtuosi hanno chiesto ed ottenuto il rispetto del citato art. 5.-
Altri distratti o disinteressati - come Oliveri - hanno omesso di richiedere il rispetto dei propri diritti.

MA L'ASPETTO PEGGIORE DELLA VICENDA E' CHE I NOVELLI SPROVVEDUTI AMMINISTRATORI RITENGONO DI POTERE RIVERSARE SUI PREDECESSORI LE LORO PALESI RESPONSABILITA'.

MA LA DOCUMENTAZIONE ESISTENTE NON GLIELO CONSENTE.-

24.Febbraio.2010 Antonio Amodeo

Ma quanto inquinano 

questi gretini.

 

Migliaia in piazza, ma anche manifestare rovina l'ambiente.

 



Ho visto ieri migliaia di ragazzi sfilare felici e pacifici per le vie di Milano per protestare contro la modernità che a loro dire provoca i cambiamenti climatici. 

 

 

 
 
 
Poi li ho rivisti sfiniti bivaccare attorno ai locali fast food del centro, quelli per intenderci gestiti dalle multinazionali, abbuffarsi con pizze e panini imbottiti di quantità industriali di schifezze prodotte in serie e attrezzati con forchette, bottiglie e bicchieri di plastica che ore dopo giacevano ancora abbandonati nei pressi. Infine li ho visti sfollare imbufaliti perché il contemporaneo sciopero dei mezzi pubblici, più o meno inquinanti, impediva loro di tornare a casa nel modo più comodo e veloce. Mi è venuta voglia di abbracciarli per la loro manifesta ingenuità e contraddizione, siamo stati tutti ragazzi e oggi lo dico con una certa invidia tocca a loro.

Sempre ieri ho visto delegazioni di questi ragazzi essere ricevute e riverite da alcuni dei loro nemici del «potere costituito» che sta avvelenando il mondo. A Milano dal sindaco Beppe Sala, il fan di Greta che ha inaugurato quell' Expo che attirò milioni di visitatori giunti in aereo da tutte le parti del mondo, colui che ha incentivato (per fortuna, diciamo noi) l' innalzamento di nuovi grattacieli e l' espansione di moderni quartieri grazie ai quali Milano sta nel Gotha mondiale delle città più commerciali, tecnologiche, lussuose e ricche del mondo. A Roma invece ho visto l' abbraccio dei gretini con il ministro della Scuola, Lorenzo Fioramonti, il cui partito ha dato via libera alla Tav, al Tap, all' Ilva di Taranto e a tante altre cose per noi utili ma che fanno inorridire gli ambientalisti. Lui dice di poter salvare il mondo anche se nell' ultimo anno (nel precedente governo era viceministro) non è riuscito a salvare, impresa almeno all' apparenza più a portata di mano, settanta edifici scolastici che sono miseramente crollati lui regnante.

I politici più che la terra vogliono salvare sé stessi, nel senso di garantirsi il voto dei neo e futuri diciottenni affascinati da Greta. E questi ci cascano, ignorando che la terra, comunque vadano le cose, sopravviverà come ha fatto fin dall' origine a qualsiasi cambiamento climatico. A rischiare siamo solo noi e non sarà una tassa sulle merendine o il car sharing a garantirci la salvezza. Semmai, oltre che piantare un alberello, dovremmo costruire qualche bunker.

Così, tanto per non fare la fine dei dinosauri che, pur non inquinando, furono spazzati via in men che non si dica da una catastrofe climatica, non attribuibile all' uomo che era di lì da venire.-

sabato 28 settembre 2019

ALTRI COMMISSARI A RISCHIO : GUAI PER LA VON DER LEYEN.

 

Andrea Muratore  

 

Nella nomina del commissario europeo l’Italia ha incassato un risultato di medio spessore, ottenendo per Paolo Gentiloni l’incarico dimezzato agli Affari Europei “commissariato” dal superfalco lettone Valdis Dombrovskis. In ogni caso, per Roma la procedura di nomina dell’ex premier del Pd non dovrebbe riservare particolari insidie e, anzi, sia il primo che il secondo governo Conte hanno vagliato una rosa di nomi non attaccabile per ragioni di conflitto d’interesse, scandali o sospetti di alcun tipo.

Lo stesso non si può dire per altri Paesi Ue. E se inizialmente l’Europarlamento ha alzato il tiro contro i commissari di Romania e Ungheria, bocciati dalle commissioni di garanzia, non è detto che le prossime audizioni non possano riservare sorprese. Specie dopo la reazione carica di fair play del premier ungherese Viktor Orban: il leader magiaro non ha accolto in maniera scomposta la bocciatura del designato commissario Laszlo Trocsanyi per conflitto di interessi, lasciando intendere che il governo di Fidesz ha già pronta un’ampia rosa di alternative.
 
E se a mostrarsi accomodante è un governo che all’Europarlamento, specie dal gruppo dei Verdi e dei Liberali, è guardato con sospetto, il minuzioso controllo esercitato nei confronti dei commissari dei “cattivi” euroscettici dell’Est non può restare un caso isolato. Da abile giocatore politico Orban ributta la palla nel campo di Strasburgo: “ora sta a voi”, bisognerà giudicare con uguale scrutinio i presunti conflitti d’interesse dei prossimi commissari destinati all’audizione. E le commissioni potrebbero diventare un Vietnam. 
 
Questo perché la spada di Damocle pende su numerosi pezzi grossi della prossima Commissione von der Leyen. Un nome su tutti: Sylvie Goulard, francese e macroniana di ferro, destinata a guidare la neoistituita autorità europea sulla Difesa, nei disegni di Parigi fortemente legata all’interesse nazionale. Sulla Goulard pende il sospetto dello scandalo sull’utilizzo allegro dei rimborsi elettorali nella sua esperienza da eurodeputata, che in soli tre giorni (17 maggio-20 maggio 2017) posero fine alla sua brevissima esperienza da ministro della Difesa del primo governo macroniano. Caduta in piedi come vicegovernatore della Banca di Francia, la Goulard dovrà rispondere di questi sospetti.
Ma sarà in buona compagnia, come ricorda il Corriere della Sera: “Il più volte ministro liberale belga Didier Reynders, destinato alla Giustizia, è stato indagato per presunte corruzioni (e appena archiviato). Janusz Wojciechoswski, inviato dal governo sovranista polacco, è stato fino a ieri nel mirino dell’ antifrode comunitaria Olaf per rimborsi irregolari da eurodeputato.

 La popolare croata Dubravka Suica ha insospettito per un rapido arricchimento. La socialista portoghese Elisa Ferreira”, destinata alle politiche per la coesione e ai rispettivi considerevoli portafogli, “è criticata per il ruolo del marito, che gestisce fondi Ue in Portogallo”. Parliamo di un’equa rappresentanza nei sospetti tra liberali, socialisti e popolari: come farà l’Europarlamento a giustificare un eventuale cambio di passo verso i nuovi casi sospetti? Potrà dare un dispiacere alla von der Leyen bocciando l’alleata francese o, ad esempio, il polacco esponente di quel PiS conservatore che coi suoi voti è stato l’ago della bilancia, assieme al Movimento cinque stelle, per la sua elezione? Nel caso di bocciature a raffica, come si comporterà la von der Leyen?

L’ex ministro della Difesa tedesco ha dimostrato più volte in passato di saper uscire da situazioni difficili, superando anche uno scandalo di consulenze che ne pregiudicò il ruolo di delfino di Angela Merkel nella Cdu. Ma con una Commissione in larga parte sub judice, la von der Leyen partirebbe in salita nel suo quinquennio alla guida dell’Ue. E forse nelle mosse di leader come Orban, accomodanti nei suoi confronti nonostante le mosse dell’Europarlamento, la von der Leyen può trovare una sponda insperata.-

venerdì 27 settembre 2019

Sprint 5s-Pd sulla cittadi=

nanza. Pronto il regalo 

agli immigrati.

 

Il testo sarà in commissione Affari costituzionali da giovedì 3 ottobre. Il governo giallorosso esulta: "Introduciamo lo ius culturae".




Ripartirà giovedì 3 ottobre in commissione Affari costituzionali alla Camera la discussione sulle proposte di legge in materia di cittadinanza

 

 
 
 
Il relatore sarà Giuseppe Brescia (M5s), presidente della commissione. Nell'ottobre 2018 il testo, a prima firma Laura Boldrini, infatti, era già stato incardinato in quota opposizioni (Leu). Ma di cosa parla questo fantomatico testo? Di ius culturae, di dare la cittadinanza italiana ai figli di immigrati.
"In commissione arriveranno altre proposte di altri gruppi - osserva Brescia - tra cui anche quella del Movimento 5 stelle e le esamineremo.

Personalmente credo che lo ius culturae possa rappresentare una soluzione ragionevole, anche perché mette al centro le nostre scuole come potente fattore di integrazione. Spero che la politica tutta maggioranza e opposizione, si dimostri all'altezza di un dibattito che chiama in causa diritti e doveri, appartenenza e inclusione".

M5S e Pd, quindi, stanno lavorando per permettere l'introduzione dello ius culturae, il principio del diritto per cui i figli di immigrati acquisiscono la cittadinanza italiana, a patto che ne abbiano frequentato le scuole o vi abbiano compiuto percorsi formativi equivalenti per un determinato numero di anni.

E visto che se ne discute e che arriva il primo sprint iniziale, i gialli e i rossi iniziano a cantare vittoria perché "il trattamento riservati ai migranti sta cambiando". E così arriva il regalino. "Siamo ancora all'inizio - continua Brescia - ma credo si possa lavorare per introdurre lo ius culturae, legando la cittadinanza alla positiva conclusione di un ciclo di studi, e non alla sola frequenza. Serve una discussione che metta all'angolo propaganda e falsi miti, guardi in faccia la realtà e dia un segnale positivo a chi si vuole integrare".

Al pensiero grillino segue a ruota quello democrat. "Non abbiamo molto scuse. Se tutti crediamo in quel che abbiamo dichiarato in questi anni lo ius soli si può fare", dice Matteo Orfini, parlamentare del Partito democratico, in un post su Fb elencando le posizioni a favore dello ius soli espresse da esponenti del centrosinistra nella scorsa legislatura da Renzi a Delrio a Zingaretti.

"Se per tagliare i parlamentari ci vogliono solo 2 ore, come dice spesso Di Maio, per fare lo ius soli ci vogliono solo pochi giorni. Pochi giorni - prosegue - per restituire un diritto negato a tante persone. Ieri ho fatto una proposta e sono stato attaccato da Salvini, da Fontana, dalla Santanchè, dalla Meloni, dalla Gelmini. Che ne dite, lo facciamo o ci spaventiamo di Salvini?"

Tutta l'ala rossa, gialla e della Cei, quindi, si dice entusiasta per la proposta. Il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, si lascia pure scappare che "lo Ius culturae è da promuovere, perché l'integrazione, senza il riconoscimento da un punto di vista normativo, sarebbe un contenitore vuoto".-

giovedì 26 settembre 2019

LA PROPOSTA DI DI MAIO PER FERMARE I MIGRANTI.








Mauro Indelicato 

 


Luigi Di Maio appare uno dei principali esponenti del governo a mostrarsi più scettico circa gli esiti del vertice di Malta.

Mentre il presidente del consiglio Giuseppe Conte, da New York in cui proprio insieme al ministro degli esteri si trova per partecipare all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, esprime a più riprese soddisfazione per quanto deciso nel summit di La Valletta, il capo politico del Movimento cinque stelle parla invece di “primo passo”. Toni più cauti, dunque, anche perché nel gioco delle parti tutto interno al governo giallorosso in questo momento lo stesso Di Maio ha necessità di apparire il meno appiattito possibile sulle posizioni del premier.

Ecco quindi che, nella sua prima uscita internazionale da titolare degli esteri, a New York il ministro prova ad orientare il discorso su quelle che possono essere le altre soluzioni da adottare per affrontare la tematica dell’immigrazione. Nei giorni scorsi è trapelato il piano volto a velocizzare i rimpatri, intensificando rapporti ed accordi soprattutto con Tunisia, Algeria e Marocco. Un percorso però di difficile attuazione, come già spiegato mercoledì su InsideOver.

L’altra proposta riguarda invece la riesumazione di un progetto di cui parla Marco Minniti quando quest’ultimo è ministro dell’interno nel governo Gentiloni: affidare all’Onu i migranti respinti dalla Guardia costiera libica.

Il piano di Di Maio con l’Unhcr 

“Ho incontrato Filippo Grandi dell’Unhcr e abbiamo intenzione di avviare un progetto con l’ Oim, implementando i fondi della cooperazione e dello sviluppo in Libia”: così dichiara Luigi Di Maio in un incontro con la stampa tenuto nell’ufficio dell’ambasciatore italiano presso le Nazioni Unite. L’Oim è l’agenzia dell’Onu che si occupa di migranti e rifugiati. Ha diverse strutture operative in alcuni paesi africani, è presente a Tripoli ed in altre zone della Tripolitania, negli ultimi anni gestisce e sovrintende a decine di rimpatri di migranti in Libia desiderosi di rientrare nei propri paesi di origine.

L’idea di Di Maio è quella di affidare proprio all’Unchr ed all’Oim quelle persone che vengono respinte dalla Guardia Costiera libica. Un modo per superare le obiezioni di chi teme, dopo i salvataggi operati dalle autorità di Tripoli, che i migranti possano cadere nuovamente nelle grinfie dei loro carnefici ed assorbiti dal conflitto in coso nella capitale libica.

Il ministro degli Esteri pensa poi a centri di accoglienza gestiti direttamente dall’Oim: si tratterebbe, come confermano fonti vicine al leader del M5S, di un modo anche per assistere coloro che vogliono essere rimpatriati. Il piano non è molto diverso rispetto a quello che l’allora ministro degli interni Minniti prevede nel 2017: non hotspot in nord Africa, che nessun Paese interessato vuole, ma centri di accoglienza gestiti dall’Onu in Libia volti a facilitare i rimpatri e ad assistere in condizioni più adeguate i migranti trattenuti dalla Guardia costiera libica. Quest’ultima è tutt’altro che inattiva: nel solo mese di settembre, tengono a sottolineare da Tripoli, quasi 500 persone vengono bloccate a bordo di barconi diretti verso l’Italia.

Per attuare il piano, Di Maio pensa a sbloccare anche lo stallo del dossier libico. Questo giovedì dovrebbe presiedere, assieme all’omologo francese Le Drian, una ministeriale con i colleghi dei paesi dell’Ue proprio sulla Libia. Inoltre, come fa sapere lo stesso ministro da New York, sono in corso colloqui con il premier libico Al Sarraj. Il piano ha dei costi ancora da quantificare: l’Italia, per dare modo all’Oim ed all’Unhcr di operare, dovrebbe aumentare i fondi destinati alla cooperazione ed allo sviluppo in Libia.

Il rischio stop al piano da parte del Pd

L’idea di far gestire l’accoglienza ed il soccorso dei migranti in Libia, come detto, non è nuova: ci prova Minniti da ministro, viene proposta in più occasioni da altri partiti ed associazioni, ma alla fine non viene mai attuata. A differenza della proposta di rotazione dei porti tra i Paesi del Magreb, annunciata in precedenza, la quale è da considerare sostanzialmente inattuabile, il piano volto a dare maggiori responsabilità all’Oim non è velleitario. Ma incontra delle difficoltà innanzitutto tecniche: occorrono tanti mesi e tanti incontri, oltre che ad una decisa azione diplomatica, per rendere attuabile la proposta. Occorrono quindi tempo e soldi, dunque il piano di cui parla Di Maio non risponde alle esigenze di immediatezza imposte dalle circostanze attuali all’esecutivo giallorosso.

Ma lo scoglio più importante il ministro degli esteri potrebbe averlo dentro casa. In primo luogo perché l’approccio alla questione migratoria appare diverso da quello di Conte: quest’ultimo ne fa un’occasione per dimostrare l’importanza del dialogo in Europa e punta alla redistribuzione, oltre che al superamento del trattato di Dublino, elementi che Di Maio ritiene pure importanti ma non risolutivi. Secondo il ministro degli Esteri invece, la vera soluzione consiste nel non far partire più i migranti dal nord Africa. L’ostacolo ancora maggiore è rappresentato però dal Pd.

I democratici già nel 2017 a più riprese sconfessano Minniti, sia quando quest’ultimo attua il cosiddetto “codice delle ong“, sia quando l’allora ministro parla per l’appunto di far gestire i campi in Libia all’Onu. C’è da scommettere come da più parti nel Pd si proverà a far passare per “disumana” l’idea di non far partire i migranti dal Paese nordafricano. La sola idea di dare credito alla guardia costiera libica, che pure dall’Italia viene supportata ed addestrata, viene considerata non in linea con quelle che devono essere le politiche migratorie del nostro paese. In poche parole, all’interno dell’attuale maggioranza saranno in tanti a continuare a considerare l’opera delle ong come unico modo per salvare le persone a bordo dei barchini che attraversano il Mediterraneo.-

Roma, straniero accoltella 

vigilante. Poi si spara in 

metropolitana.

 

Terrore a Roma nel tunnel della metro B: addetto alla sicurezza colpito con un coltello al collo più volte. In gravi condizioni.

 




Paura nella metro di Roma. Un uomo di colore ha accoltellato un viglilante per disarmarlo e poi ha usato la pistola per spararsi. 

 

 
 
 
Tutto è accaduto nel tunnel della metro B della stazione Tiburtina della Capitale. Sul posto è immediatamente intervenuta la polizia. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il vigilante sarebbe stato accoltellato più volte proprio al collo. L'uomo adesso si trova ricoverato in ospedale e versa in gravi condizioni. L'aggressore dopo aver disarmato la guardia giurata si è sparato in testa togliendosi la vita. Ancora ignote le motivazioni sia dell’accoltellamento che del successivo suicidio da parte del giovane straniero.

Adesso gli investigatori cercheranno di ricostruire l'esatta dinamica dei fatti anche grazie all'uso dei video registrati dalle telecamere di sicurezza. A quanto pare la furia dello straniero sarebbe scattata dopo una colluttazione con il vigilante. L'addetto alla sicurezza è un 55enne impiegato in servizi per le Ferrovie dello Stato della società Urbe. Al momento la metro funziona regolarmente, mentre è chiuso il tunnel lato via Lorenzo il Magnifico.-

Cara Greta, non ti ho 

rubato proprio niente.

 

Non sarà Greta a rubarci i meriti e vediamo se i gretini saranno altrettanto capaci. Occhio, che per farlo più che manifestare serve studiare.

 



«Come osate, avete rubato i miei sogni e la mia infanzia, io non vi perdono», ha tuonato ieri l'altro la giovane ecoattivista Greta rivolta ai grandi del mondo, riuniti all' assemblea dell' Onu, perché a suo dire «siamo all'inizio di un'estinzione di massa». 

 

In effetti non siamo messi bene, ma tutti gli studi provano che siamo messi molto meglio del passato e che il futuro che ci attende è meglio di quanto si possa pensare.

Qualche esempio. Un milione e ottocentomila bambini muoiono ogni anno nei paesi in via di sviluppo, a causa della diarrea da acqua insalubre e da condizioni igieniche inadeguate. Non è una strage del progresso, è il suo opposto, cioè parliamo di persone ancora non toccate dal progresso, dalle tecnologie, impossibilitate a raggiungere gli ospedali più vicini per mancanza di strade, di auto, di aerei, in sintesi di tutto ciò che Greta vorrebbe mettere all'indice con la sua retorica da professorina.

Ciò nonostante le generazioni che Greta «non perdona» qualcosa hanno fatto. La mortalità infantile in quegli stessi paesi nel 1980 era del 20 per cento, oggi è pressoché dimezzata e la percentuale di persone denutrite dal 1970 a oggi è scesa dal 35 al 15 per cento, prova che è il progresso, con la sua sempre maggiore mobilità di persone e merci che può togliere l'uomo dal degrado ed evitare le catastrofi. Oggi - come documenta una ricerca pubblicata in America da Peter Diamandis - un guerriero masai con un cellulare dispone della stessa connettività con il resto del mondo che il presidente degli Stati Uniti aveva solo pochi anni fa, nel 2005.

Il progresso inquina? Certo, ma le nostre generazioni sono state capaci di passare dal fuoco al carbone ai pannelli solari in cent'anni, dai calessi alle auto a gasolio a quelle elettriche in cinquanta attraverso errori non evitabili. Thomas Edison raccontò di avere inventato la lampadina dopo avere fallito mille volte di fila. E, accusato di questo, rispose: «Io non ho fallito, ho solo scoperto mille modi che non funzionano».

I predecessori di Greta non sono stati - non siamo stati, parlo della mia generazione - «ladri di sogni» ma sognatori che hanno combattuto - e in buona parte sconfitto - la malvagità degli uomini e migliorato il mondo, in una corsa a tappe tuttora in corso. Non sarà Greta a rubarci questi meriti e vediamo se i gretini saranno altrettanto capaci. Occhio, che per farlo più che manifestare serve studiare.-

Migranti, la clausola anti 

Italia: intesa sospesa se 

aumentano gli sbarchi.

 

Nel documento sottoscritto a Malta c'è una clausola che rischia di penalizzare soltanto l'Italia: ecco come funziona il meccanismo volontario.

 



C'è una clausola nel documento sui migranti, che è stato sottoscritto dal ministro dell'Interno Luciana Lamorgese a Malta, che rischia di trasformarsi in una vera e propria fregatura per l'Italia Nel caso in cui i flussi dovessero farsi massicci, i Paesi che hanno aderito al piano di ripartizione, potranno infatti chiamarsi fuori e lasciare tutto il peso della gestione degli arrivi al nostro Paese. 




 
 
 
Certo, non è l'unica, pesantissima falla di un'intesa che non è stata affatto pensata per arginare l'emergenza immigrazione ma per far ripartire il business dell'accoglienza, ma è senza alcun dubbio quella più smaccatamente anti italiana.

Che l'accordo di Malta, cinque paginette in tutto che dovranno essere ratificate il prossimo 8 ottobre, faccia acqua da tutte le parti, è apparso chiaro sin da subito. Non a caso, una volta avuto in mano il testo, a Bruxelles hanno immediatamente messo le mani avanti sottolineando più volte che "il meccanismo è su base volontaria".

Una puntualizzazione importantissima per far capire che è tutto campato per aria e che non c'è la fattiva volontà di aiutare l'Italia nella gestione dell'emergenza immigrazione. "Non è un accordo obbligatorio, né legislazione comunitaria - hanno spiegato all'agenzia Agi fonti europee vicine al dossier - non sarà legalmente vincolante".

Oltre all’Italia Germania, Francia e Finlandia, che hanno già sottoscritto l'accordo, Portogallo, Belgio, Irlanda e Lussemburgo avrebbero già fatto capire alla Commissione europea di essere disposte a parteciparvi. Il punto è che, non essendo "vicolante", non rischiano nulla a fare un passo avanti. Come si legge nel documento, infatti, "ogni Stato membro può sempre offrire un posto alternativo di sicurezza su base volontaria".

"Nel caso di uno sproporzionato aumento della pressione migratoria in uno degli Stati partecipanti, calcolato in relazione ai limiti delle capacità di accoglienza, o ad un alto numero di richieste per la protezione internazionale - si legge ancora - un posto di sicurezza alternativo sarà proposto su base volontaria".

Nessun obbligo, insomma, solo buoni propositi. E tra le pieghe del documento, i cui dettagli sono "ancora vaghi" dal momento che si limitano solo a enucleare le "grandi linee" del meccanismo temporaneo, è già stata inserita una exit strategy che lascerà tutto il peso della ripartizione dei migranti sulle spalle degli italiani. Questa è stata, infatti, pensata solo per sei mesi che ovviamente potranno essere rinnovati, ma che potranno essere interroti non appena l'afflusso dovesse farsi eccessivo.

In questo caso, gli Stati membri potranno infatti persino uscire dal patto in men che non si dica. Come rivela l'Ansa, il documento di Malta lo dice chiaro e tondo: se "nei sei mesi il numero dei ricollocati dovesse aumentare in modo sostanziale, gli Stati che partecipano si riuniranno per consultazioni. Durante le consultazioni - continua - il meccanismo potrà essere sospeso".
L'unico effetto vero si avrà sulle partenze.

Le organizzazioni non governative hanno già intravisto l'opportunità di poter riprendere le proprie incursioni nel Mar Mediterraneo. Dopo che il governo giallorosso ha riperto i porti chiusi dall'ex ministro Matteo Salvini, il documento di Malta mette nero su bianco la volontà di imprimere una forte discontinuità con quanto fatto sin qui dal leader leghista. Sebbene nella bozza i firmatari si siano impegnati a evitare che il meccanismo temporaneo di ripartizione "non apra nuove strade irregolari verso le coste europee" e non creai "nuovi fattori di attrazione", la linea morbida, che di fatto accantona la lotta all'immigrazione clandestina, riaprirà i viaggi della speranza.

A nulla, infatti, varranno le regole che l'intesa si ripropone di dare alle navi messe in mare dalle ong. Queste dovranno "essere registrate secondo la legge nazionale dello Stato di bandiera" e, laddove è possibile, saranno registrate come "imbarcazioni per il salvataggio". Sarà lo stato di bandiera, poi, ad assicurarsi che "siano qualificate in modo adeguato ed equipaggiate per condurre tali operazioni". Niente di più. Per il resto potranno andare avanti a fare quello che vogliono. Anche perché i dem e i Cinque Stelle hanno già fatto sapere che presto smantelleranno i decreti Sicurezza. A quel punto tutto sarà pronto per una nuova maxi ondata.-

martedì 24 settembre 2019

Soldi, amici e propaganda: 

le Ong sono un'arma di 

Francia e Germania.

 

I legami delle Ong che gestiscono Ocean Viking, Sea Watch e, un tempo, Aquarius, dimostrano che dietro queste organizzazioni ci sia qualcosa di più dell'umanitarismo.

 



C'è un filo conduttore che lega le Ong, l'Italia e la crisi di governo che ha portato al ribaltone di Giuseppe Conte.

 

 
 
 
L'asse franco-tedesco e, in particolare, la Francia. Perché queste "entità umanitarie", in questi anni, sono diventate più di semplici organizzazioni: sono armi. Armi in grado non solo di modificare la politica migratoria di un continente, come dimostrato dagli accordi di Malta e dall'impatto sulle elezioni nazionali ed europee, ma anche in grado di avvantaggiare un Paese rispetto a un altro. E a Parigi, inutile negarlo, le connessioni tra Ong e Stato sono parecchie così come è impossibile negare il loro peso nella nostra pollitica.

Come racconta La Verità, Ocean Viking, gestita da Sos Mediterraneée e Medici e senza frontiere, è un caso a dir poco emblematico. Perché queste due organizzazioni hanno degli indiscutibili legami con la politica francese a tal punto sa non poter considerare enti estranei alla strategia d'Oltralpe. Sos Mediterranée ha ricevuto fondi dal comune di Parigi: ben centomila euro per salvare migranti nel Mediterraneo. E la stessa capitale francese aveva elargito fondi pubblici già nel 2016 (25mila euro) e nel 2018 (30mila euro). Soldi dello Stato quindi, pubblici, e che sono entrati a far parte del "tesoro" con cui l'organizzazione recupera migranti tra Libia, Malta e Italia e impone sbarchi nonostante le leggi più severe di un governo.

E visto che la stessa gestiva quella nave Aquarius che, nel 2018, mise alla prova l'allora governo gialloverde e il ministro dell'Interno Matteo Salvini, tutto fa pensare che queste entità abbiano un ruolo nella politica europea. E soprattutto nel fare gli interessi del centrosinistra francese (che le finanzia, pubblicamente, e le incoraggia politicamente a proseguire nel loro lavoro nel mare antistante la Libia).

Del resto i legami politici sono ben noti. Sos Mediterranée prende soldi pubblici, mentre Medici senza frontiere è stata fondata, tra gli altri, da una vecchia conoscenza di Emmnauel Macron: Bernard Kouchner. Un uomo per tutte le stagioni che ha avuto anche un passato come ministro di François Mitterrand per poi passare brevemente anche con François Fillon.

Amicizie che contano, quindi. E se a questo legame con Parigi si sommano le strane connessioni della Sea Watch con gli interessi tedeschi, qualcosa non torna. O meglio, qualcosa torna, ma non piacerà alle anime belle che credono nell'assoluta innocenza delle organizzazioni che recuperano migranti.

Quando la nave Sea Watch 3 sfondava il blocco a Lampedusa mettendo in pericolo i nostri militari, la "Capitana" Carola Rackete, osannata da gran parte della sinistra, rivelò a distanza di qualche giorno che fu lo stesso ministro dell'Interno Horst Seehofer a chiederle di "far registrare e portare tutti i clandestini a Lampedusa". Lo ammise candidamente in un'intervista alla ti tedesca Zdf.

 E, come spiegato da ilGiornale.it, "la presenza dei due giornalisti della Ard aveva spinto Maaßen a ipotizzare un diretto coinvolgimento del governo tedesco nelle operazioni di 'salvataggio' della Sea Watch". Una verità confermata dallo stesso ex capo dei servizi tedeschi a InsideOver, in un'intervista in cui confermò che "alcuni Paesi europei sono segretamente soddisfatti della destabilizzazione". E queste organizzazioni destabilizzano: questo ormai è chiaro.-

domenica 15 settembre 2019

ENNIO  SALVO D'ANDRIA

LA  STORIA,  come dice Petrarca, è fatta dai viventi che scelgono le persone, tirandole fuori dal loro sepolcro. E stasera, si vuole,  in presenza di tante amiche e  tanti amici, che ringrazio per essere intervenuti qui numerosi, tirare fuori  dal suo sepolcro  un uomo che ha scritto da protagonista delle pagine di storia del nostro territorio incidendo, in generale, sullo sviluppo e sul suo assetto sociale.
Ennio Salvo d'Andria, nato a Patti nel 1915,  era di origine  borghese e trascorse  la sua  adolescenza nel clima del crepuscolarismo e  del futurismo; si formò attraverso la lettura dei classici e della produzione del Romanticismo e del Verismo, non senza sentire l' influenza di esperienze settentrionali  ed europee;
frequentò a Patti il Regio Ginnasio negli anni trenta, periodo che esercitò, senza alcuna ombra di  dubbio, una notevole influenza sulla  sua formazione. Successivamente egli continuò e completò gli studi classici a Firenze, divenendo sempre più attento ai  problemi sociali.  Fu categoricamente avverso all'ideologia fascista, seguendo per tutta la vita e con ferma convinzione l'ideologia Social Democratica.
Il nostro giovane scrittore e poeta esordì a Firenze nel 1935 a soli 19 anni con il volume di liriche Lupesuche, edito dalla Bemporad;  e in seguito pubblicò un secondo volume La Terra del Sole, volumi nei quali la sua forza creativa ci pone davanti alle meravigliose bellezze del suo paese
natio e dell'intera  Sicilia: l'azzurro del mare, i giardini di aranci e limoni in fiore con i loro piacevoli  profumi e splendide luci; e ancora le notti , il silenzio, la pace lungo la strada interminabile sotto il riflesso della luna e, volgendo  lo sguardo all'orizzonte,  le brulicanti piccolissime luci delle lampare dei pescatori sul mare di San Giorgio, sul mare del golfo di Patti Marina  e di Oliveri; e tutto  ciò non senza una malinconica  nostalgia e dolci ricordi del passato nella consapevolezza della fugacità  del tempo che travolge ogni cosa.

Nel  corso  degli anni,   il legame con la sua terra natia  fu  sempre vivo e, come afferma  il Ponzano è sempre "La sua terra che gli sorride nella città  tumultuosa  con un  fascino  di  lontananza,  di ricordo  e di  gioia"  (G.M. Ponzano).
E   infatti,  sia nelle liriche La  Terra  del Sole che in quelle del volume Lupesuche  e anche in quelle  di Fatuo pullulano   sogni e malinconie di giovinezza.


San  Giorgio  (Lettura STEFANO)

Or ti  rivedo  alfin,
 mia dolce terra. Culla dei sogni miei di giovinezza;
 mi perderò ramingo alla ricerca
d'un sol brano d' amore .... di poesia


Quando nella città  tumultuosa Oppresso dall'angoscia
e dal lavoro Mi sento  il corpo  e , l'anima straziati
Allor  t'invoco e penso  a questo lido


E qui l'anima mia, pura  sorride
Ai molteplici incanti di natura
Seco vagando nella calma immensa.


Su questo lido l'anima mia stanca
Mentre che il cielo lentamente oscura
Si leva obliando il mio desti fatale.


Nel suo  primo romanzo,  Sicilia Un Giorno, il prof   Ennio Salvo,  traccia uno  spaccato  della  sua  terra:  improntato   anch'esso  ai  ricordi  della  sua prima   giovinezza,  è ambientato   a  Patti   e  nei   suoi  dintorni,   calato nell'ambiente   siciliano,   nella  vita   degli  umili,   nella  vita   grama   dei contadini e dei pescatori.
Fra i molti personaggi  del romanzo, Cono, il figlio del fattore,   ha un ruolo di primo piano;  verso di lui che Ennio nutre  un  profondo  sentimento  di amicizia,  sentimento contraccambiato  da Cono e che si mantiene  sempre vivo,  nonostante  le forti differenze culturali  che Cono stesso riconosce: (lettura)
" Io  e te viviamo  in due  mondi differenti e sarebbe  un miracolo se ci si potesse  intendere.  La colpa non è mia e non è tua ma tutt'e due subiamo le conseguenze e credo  che anche a te qualche volta piacerebbe ricominciare da  capo  in un altro  modo e sentirti  in pace  con qualcuno. Io  certe sere penso  che il mondo è tanto grande  e che ci sono anche le stelle lontane e la luna, e noi siamo piccoli piccoli che nessuno ci vede,  e pure  tra me e te c'è qualcosa che neppure quella si vede perché dentro  di noi,   ma ci fa sembrare  tanto lontani anche quando siamo seduti sullo stesso sasso".

Altra   figura  dominante   nel  romanzo     la  bella  Niana,  figlia  di  umili pescatori di Mongiove,   creatura   semplice e fragile,  compagna del grande musicista  Bindo,  che,  in preda  ad una  crisi depressiva,   muore  in mare, dopo che, con la sua barca, si era schiantato  volutamente    contro la pietra di Patti.
Bindo vede in Ennio  il giovane capace di comprenderlo  e lo considera un vero amico.
Niana,  dopo la tragica  scomparsa  di Bindo, ravvisa  in Ennio  l'uomo  che possa sostituire il compagno che aveva perdutamente amato.
Il romanzo Sicilia Un Giorno è un'opera  di largo respiro dove le passioni giovanili e i ricordi  si intrecciano con fatti  e avvenimenti reali.

Nel  1937 è stato  pubblicato  a Firenze  dalla  casa  editrice  Humana  il volume  Francesco  Moriconi,  il poverello d'Assisi; dedicato, con filiale affetto, a sua Eccellenza Antonio Mantiero che era stato vescovo  per molti anni, della diocesi di Patti e, successivamente, arcivescovo di Treviso.
Il  prof  Ennio,  dopo  una  breve  descrizione  del burrascoso periodo  della chiesa all'epoca in cui era vissuto San Francesco,  traccia a grandi  linee la vita  del nostro  Santo, che  diede nuova  luce alla  chiesa attraverso  il suo messaggio di profonda fede, di umiltà ,  di semplicità , di perdono e di amore per l'intero  creato.
È anche  del  1937 la  sintesi  drammatica España,  dedicata  al  grande scrittore  Ernesto Gimenez  Caballero, che in quel tempo ha descritto   con appassionate  parole  la sua povera  Spagna devastata  da briganti  e da una politica egoista  di farabutti incalliti.
Ariba España al  contempo  una  sintesi di dolore e di alto  sentimento patriottico: Juanita  incarna i sentimenti più nobili e universali: l'amore per la  sua terra,  la  Spagna,  l'amore  per la sua famiglia  decimata  dalla furia inumana  e repressiva bolscevica, l'amore per i suoi concittadini  che combattono e muoiono per una giusta causa: la libertà .
Nel  1939 pubblica,   sempre a Firenze, il romanzo I Picciotti di Gibilrossa, per  il quale  gli viene  assegnato  il primo  Premio  Nazionale  per  Soggetti Cinematografici,  essendo stato giudicato dal drammaturgo  e regista cinematografico   e  teatrale  di  fama   internazionale,   Blasetti,  la  migliore opera di quegli anni.
È un  romanzo  storico,  che    tratta   dell'Italia  prima  dell'Unità,   ancora divisa in tanti piccoli stati, e della Sicilia facente parte del Regno delle Due Sicilie, governato,  con poteri assoluti e dispotici, da un  Re Borbonico.
In   quei  tempi   non   era  lecito  parlare   d'Indipendenza   nazionale   e  di uguaglianza  di diritti  e molti giovani, che cospiravano per l'Unita   d'Italia, finirono  sulla  forca;  ma  non  per  questo è  stato  spento  il  desiderio  di Libertà .
Il  testo è ricco  di  sentimenti   e  valori  universali: l'amore   di  patria, l'amicizia, lo spirito  di abnegazione, gli atti di eroismo.

Spisidda,  Frate Focu,  Nunzio Rizzo,   il Principe sono i quattro  personaggi di rilievo che organizzarono, nel 1860 a Gibilrossa un comitato  clandestino di  giovani   guerriglieri   disposti   a  tutto   pur   di  cacciare   i  Borboni   che opprimevano  il  loro  paese.   Non   mancano   nel   romanzo   i  sentimenti idilliaci: la Baronessa  Shara,  figlia del Barone Lasti,  anch'essa   un'eroina simpatizzante  del  movimento   rivoluzionario   antiborbonico,   rappresenta, nella  trama  del  romanzo,  una  donna  coraggiosa  che  segue, nella  cruenta lotta   di  liberazione,   Nunzio   Rizzo   verso  il  quale è nato  un   idilliaco sentimento   d'amore;   e   ancora   la   dolce   e  bella   Maria,    altra   figura emblematica del romanzo,  tracciò in  quegli  anni  un   profondo solco nel cuore  di  Spisidda  (così si faceva chiamare,  per non  farsi  riconoscere  dai soldati  borbonici   che  lo  ricercavano,   Aurelio,  Principe di Torremuzza, dopo   che   era   fuggito  da  Palermo,   perché considerato  un  pericoloso cospiratore  antiborbonico).
Nel  romanzo  non  mancano  atti  di eroismo,  a tal punto  che,   pur  essendo inferiori   numericamente,  I  Picciotti  riuscirono,   grazie   anche all'insurrezione dei cittadini,  a cacciare  i soldati Borbonici  da Gibilrossa. Con lo sbarco dei Mille a Marsala  nel 1860 con a capo Giuseppe Garibaldi e  l'arrivo  a Gibilrossa,   già  liberata  eroicamente  dai Picciotti,   si conclude l'opera.
Sono degli  anni  successivi  racconti   e saggi:  la commedia  Due  mogli di
Occasione, Paradiso  di Seconda Classe.
Il radiogramma l'Organo Seppellito è un'opera  autobiografica ambientata nelle fiorenti vallate  di Magaro  e Marotta  con le loro ubertose  colline di un tempo e lo storico  e mitico  casolare   di Malamura, casa degli avi,  così da lui   amorevolmente   chiamata,    dove   il   protagonista  dell'opera,   Canio, grande  musicista  di  organo,  ritornato dall'India  con  una  cospicua  somma di denaro  che  gli aveva  permesso  di acquistare  tutta la vallata  e le colline circostanti,  decide  di  andare  a vivere  insieme  a Lorita.  È proprio  la,   in questo  luogo,   a  cui  Canio è affettivamente  legato,   lontano   dai  rumori assordanti  della  città ,   che  concluderanno  i  loro  giorni;  ma  l'organo  di Canio, pur rimanendo seppellito  sotto le macerie del casolare,  continuerà  a suonare  sempre, diffondendo tutt'intorno nell'aria  le dolci melodie di un tempo con meraviglia  mista a sgomento per i viandanti:
Parla il VIANDANTE:
arrivai a sera nella valle di Malamura  e per via si levò il vento sempre più forte e le saette  sghembarono  tra le nubi del  cielo. La storia era  troppo fascinosa  ed  irreale  perché non  la  seguissi.   Quella   leggenda  aveva trascinato  molti uomini nel disordine.  Avvicinandomi  ai ruderi della  casa di  Canio  la  musica  mi  raggiunse,   mi  circondò  dapprima affettuosa  e carezzevole,  poi mi turbò, mi sconvolse fino   all'esasperazione. Cosa c'era di tanto tragico  in quella musica misteriosa? Io non saprò mai ridirlo.  Ma quando  da  una scala  esterna  di  sottile  alabastro  ancora  aggrappata ai ruderi   della   torre   cominciarono  a scendere   due  ombre  tremolanti,   io fuggii attraverso  la valle per chiedere rifugio al vecchio di Malamura.
Egli  abitava in una torraccia  cadente  alle falde dei  colli e si ostinava  in una vita illogica  e irreale drogato  dalla musica e dalla  leggenda.
Parla il VECCHIO con voce molto pacata:
Ma  non è leggenda, figliuolo, è una storia  tragicamente  vera intessuta  di lacrime  e di follie. Canio non è morto ancora se tutte  le sere scende  con Lorita dalla  scala  infranta e ne risale alle prime  luci dell'alba.  La musica non  cesserà   mai  e  Canio  sarà   sempre  fedele al  suo  appuntamento  col destino.
E il VECCHIO ancora:
Taci non indagare.  Ed io non ho ancora finito ...
Essi  non  sono  ancora  morti perché risorgono   tutte  le  sere  dai  ruderi scendendo la scala  d'alabastro,  ed è come se venissero  già  dal  cielo,  e vanno abbracciati per i sentieri del bosco.
La musica è la loro anima ed essi vivranno finché tra le macerie vagherà  la musica dell'organo seppellito.   Poi all'alba  ritornano ...  Sono  leggeri; ma il vento non li turba nella loro ascesa  verso  l'infinito.  Guarda,  son la , essi risalgono  la  scala  infranta,  ma tu non li puoi  vedere perché  le  tue pupille non hanno la limpidezza di chi ha tanto sofferto,  né il tuo pensiero ha penetrato ancora  il poema di Pitagora intonato da  Canio sulla  lira di Orfeo.

Indimenticabile è la dolce musica del grande maestro Canio composta su ispirazione   dell'affascinante  Lorita e tali melodiose note vivranno  fuori dal tempo  che tutto travolge nel suo inesorabile oblio.
Il  casolare  di  Marotta,  la  vallata  e  le  colline  di  Magaro  sono  state immortalate  dal prof Ennio, con il mitico nome di Malamura  nella sua opera  l'Organo   Seppellito;    quei  luoghi  un  tempo  erano  abitati   da laboriosi  coloni  che  con  il  loro  duro  e  assiduo  lavoro  giornaliero  li rendevano fiorenti,  mediante la coltivazione di uliveti, vigneti e agrumeti essendo stati,  per  parecchi  decenni,  gli artefici   di una ricca economia curtense.
Oggi quei luoghi sono in preda ad un deprimente   abbandono: le colline sono  state   cementificate,  il   casolare  storico  di  Malamura, situato sull'amena collina di Marotta, che fu per molti anni abitato dal mio illustre e indimenticabile prof Ennio Salvo, è ridotto ad un vecchio rudere.
Quella vallata e quelle colline, un tempo lussureggianti e che ispirarono il poeta  e  scrittore Ennio  Salvo  d'Andria e  l'eccentrico    famoso  pittore norvegese Jack Frieling  sono state abbandonate ad un  desolante destino; e di esse non rimane che la profonda, eterna e bucolica poesia del prof Ennio Salvo ...
Altre opere del prof Ennio sono: La Bestia ,Il Signore  di Warwich , Dieci Anni  in   Sicilia,   la  Sicilia   Culla  dell'Arte Dorica,  C'è Qualcuno  che Piange, Due Barche Erranti .
Ultimo dei suoi scritti è stato il romanzo Undicesimo comandamento nel quale la signora  Calamanni è rosa dal tarlo  roditore  di  come fare  per salvarsi l'anima. Essa, alla fine, scopre che Mosè, per dare ampia libertà alle mogli infedeli,  ha evitato  di scrivere   l'undicesimo  comandamento, non desiderare l'uomo d'altri. E' un'opera ironica e mordace, la cui trama è sorretta  da un  dialogo vivacissimo, ricco di battute  irresistibili, nella quale  il  Professore  Ennio  Salvo D'Andria  celebra  una  sorridente,  ma feroce vendetta nei confronti delle convenzioni che opprimono la società .

Oltre  la  cospicua  produzione   letteraria  sono  numerosissimi   gli  articoli politici  pubblicati   su   quotidiani   italiani   ed  europei.   Durante   la   sua permanenza  a Firenze fu  giornalista, direttore   e redattore  capo di diverse testate di giornali.
Il  prof Ennio  alla  fine  della disastrosa  seconda guerra  mondiale  per  un decennio visse in Sicilia a San Giorgio, in contrada Marotta,   soggiornando in quella casa degli avi  a cui lui, amorevolmente,  aveva  dato  il nome  di Malamura.
A San Giorgio come  ad Oliveri svolse attività  politiche e sindacali. Fu Lui a risollevare dalla miseria  e dalla schiavitù i marinai  delle tonnare   di San Giorgio e di Oliveri, facendo  ottenere gli assegni familiari a tutti  gli iscritti alle cooperative  locali.
Nel 1948 dopo avere ottenuto per il piccolo borgo marinaro  di San Giorgio l'istituzione   della  delegazione  comunale,  fu   il  promotore   della  rivolta popolare che portò alla realizzazione  del locale cimitero
Per ben cinque anni fu  sindaco del borgo marinaro di Oliveri, favorendo   la
modernizzazione  del  paese che si presentava  assai arretrato,  senza strade, fognature  , privo di farmacia,  di rete idrica ed elettrica.
Successivamente  ritornò  a Firenze  ove riordinò  i suoi scritti  dedicandosi anche ad una attività  di antiquariato.
Gli ultimi  anni  li trascorse in quella Sicilia che aveva tanto  amato. Era il mese di novembre  del 1974 ed il sole volgeva al  tramonto dietro i  monti Nebrodi  quando    l'anima  mite, pura  e cristallina  del prof  Ennio  lasciava per sempre questa terra.
Il Prof. Ennio  Salvo D'Andria,  uomo di cultura  e dal' intelligenza viva, ha trasmesso   valori    intramontabili   quali   giustizia,    equità ,   patriottismo, amicizia, solidarietà  umana...
E proprio per questo ha lasciato, con il suo esempio  e grazie  alla sua non esigua produzione  letteraria,    una eredità che  merita  di essere tenuta  in conto e mantenuta viva per l'uomo dell'oggi e del domani.



Conosci questa  Sicilia


Conosci questa  Sicilia?

La terra  delle adolescenze

Misteriose e irrequiete

La terra della cattiveria 

Del dramma, della paura

La terra dell'amicizia e dell'amore 

La terra della magia ....

Conosci questa  Sicilia

Torbida  e luminosa? 

Questa terra  di solitudine?



San Giorgio di Gioiosa Marea,  6 agosto 2019            

Giuseppe  Costa







sabato 14 settembre 2019

IL PIANO DELLA FRANCIA PRENDE FORMA.



Lorenzo Vita 

 

La Francia di Emmanuel Macron potrebbe vivere una nuova luna di miele con l’Italia, che da giallo-verde è passata a rosso-gialla. Dallo scontro diretto con la Lega e con l’allora “populista” Movimento Cinque Stelle, si passa a un governo con il Pd che è da sempre il ponte tra Roma e Parigi. E dopo il j’accuse di Macron contro Matteo Salvini e l’asse imbastito con dem e Quirinale, tutto sembra orientato verso un ripristino dei rapporti positivi tra i due Stati.

Il problema è che nei cori di giubilo verso una rinnovata alleanza tra Italia e Francia – che di certo è un bene rispetto allo scontro frontale – si celano dei grossolani errori di calcolo. Perché se è vero che Francia e Italia siano partner fondamentali per le rispettive politiche strategiche e industriali, a Parigi nessuno darà mai il sostegno a un governo italiano che non sia più in linea con le aspirazioni francesi.

Che sono aspirazioni tendenzialmente frutto di un’idea di grandeur che non vedono di buon occhio alcun rivale. A partire proprio dall’Italia, sia essa rossa, gialla, verde, blu o con tonalità diverse. Perché la strategia di un Paese come la Francia non si fonda certo su obiettivi a breve termine come può essere un esecutivo italiano. Ed è del tutto evidente che a chiunque sieda sul torno dell’Eliseo interessi soltanto provare a prendersi la guida politica e militare dell’Europa a discapito degli altri.

L’Italia lo sa ma non lo vuole ammettere. Ma il problema è che molti non si rendono conto che la Francia amica non significa che essa sia nostra alleata. E il fatto che Macron sostengo un determinato governo deve comunque far risuonare il campanello d’allarme, visto che la strategia del presidente francese, in questi ultimi mesi, è stata a dir poco perfetta.

Il capo dell’Eliseo punta come tutti i suoi predecessori a prendersi la leadership europea. Leadership militare e politica che può passare soltanto attraverso tre corridoi: indebolimento della Germania, partnership rinnovata con gli Stati Uniti in chiave anti-tedesca, esclusione dell’Italia dai giochi di potere. Vuoi per la strategia di Macron, vuoi per errori di Italia e Germania, Macron è riuscito perfettamente nel suo intento. La debolezza (fisica e politica) di Angela Merkel, unita alla crisi sistemi tedesca, fa buon gioco di una Francia in cerca di conferme.

Gli Stati Uniti di Donald Trump, dopo uno scontro infuocato con i transalpini, ora hanno rinnovato la loro amicizia per fare in modo che Parigi aiuti a Washington nel trovare un accordo con l’Iran e nel supportare la politica atlantica nel bacino del Mediterraneo allargato: e in questo senso, il riavvicinamento contemporaneo di Macron e Trump  con Vladimir Putin è un segnale chiarissimo. Sul fronte italiano, invece, come detto sopra, avere un governo allineato all’Europa che Parigi considera un suo moltiplicatore di forza, di fatto è già una conquista.

Tutto torna, insomma. Ma significa anche l’Italia avrà un avversario più che un vero e proprio alleato. La Francia pensa all’Europa per proiettare la sua forza. L’Ue è un abbaglio per anime pie di fronte a due forze come Francia e Germania che sfruttano più o meno simultaneamente Bruxelles per gestire in coppia il Vecchio continente. Ma neanche loro due possono dirsi alleati a lunghissimo termine: Parigi e Berlino sono partner ma non per forza unite per sempre. E i punti in disaccordo vertono soprattutto sul fatto che entrambe vogliono guidare l’Europa: e ne resterà solo uno.

L’Italia è esclusa dai giochi con la formalizzazione del Trattato di Aquisgrana, perché non è più una partita a tre (o non lo è mai stata). E adesso il nostro mercato è già preda dell’industria francese e tedesca, mentre la nostra strategia mediterranea è messa sotto pressione dai piani di Macron. Dal flop della conferenza di Palermo sulla Libia al nodo migranti, dalla politica europea fino a quella di tutto il bacino del Mediterraneo allargato,

l’Italia rischia di partire sempre da una posizione di secondo piano. E in questo senso, è fondamentale l’auspicio di Carlo Pelanda su Italia Oggi: “Roma deve evitare di agire come proxy francese”. Sostenere la linea europeista sullo stile Macron senza controbilanciarlo significa gettarsi nelle mani di chi non ha mai dimenticato di essere impero.-