domenica 30 settembre 2018

OLIVERI: PER MOTIVI ESCLUSIVAMENTE ELETTORALI, IL MOVIMENTO CIRANO SCRIVE AL SINDACO. HA GIA' DIMENTICATO LA RECIPROCA ED UTILE COLLABORAZIONE ACCORDATA FINO AD IERI.


Ripristino strade per lavori fibra ottica.











Condividiamo in formato elettronico la nota inviata al protocollo del comune di Oliveri, relativa alle nostre osservazioni riguardanti i lavori di ripristino delle strade, seguenti alla realizzazione della rete in fibra ottica.

  • Con delibera n° 181 del 26-10-2017 è stata approvata la convenzione fra Infratel Italia S.P.A., Regione Sicilia e comune di Oliveri, per la realizzazione della rete in fibra ottica;
  • considerato il punto 3, comma 5, della suddetta convenzione, che impegna la società Infrantel come segue: “si impegna a verificare e controllare che siano poste in essere le necessarie opere di sistemazione delle aree specificamente coinvolte dagli interventi e che i ripristini siano a regola d’arte…” 
  • considerato che nella stessa convenzione il Comune “si impegna a segnalare a Infratel Italia spa – entro 12 mesi dal ricevimento della comunicazione di fine lavori — eventuali difformità nell’esecuzione delle opere rispetto a quanto previsto negli allegati tecnici, alle prescrizioni eventualmente impartite ed alla normativa vigente; in mancanza di tale segnalazione riconosce che Infratel Italia spa considererà i lavori accettati dal Comune“;
  • considerato che si impegna anche a “segnalare a Infratel Italia spa – entro 12 mesi dal ricevimento della comunicazione di fine lavori — eventuali difformità per vizi occulti derivanti dall’esecuzione delle opere fermo restando le responsabilità stabilite dal codice civile e dal codice degli appalti“;
  • che il Comune si impegna, infine, “ad attivare procedure di controlli in loco perla verifica di conformità rispetto ai percorsi, alle tipologie di scavo ed ai pozzetti implementati, segnalando ad Infratel ogni difformità rilevata“;
  • Visti gli art. 7 e 8 del D.M. del 1° ottobre 2013, “Specifiche tecniche delle operazioni di scavo e ripristino per la posa di infrastrutture digitali nelle infrastrutture stradali” che fissano tutte le prescrizioni del ripristino delle varie tipologie di scavi (perforazione, mini trincea e scavo tradizionale), specificando che il Comune deve vigilare e pretendere che i lavori di ripristino degli scavi vengano eseguiti a perfetta regola d’arte (in particolare modo in ambito urbano);
  • osservato che i lavori di ripristino appaiono sommari, non conformi e in più punti utilizzando materiali diversi da quelli originali;
  • dedotto che tali lavori non possono essere considerati “a regola d’arte”;
  • Considerato anche che le nostre strade sono attualmente in più punti deformi, insicure e indecorose, con grave danno di immagine e rischi di incolumità;
Chiediamo
al Sig. Sindaco di avviare, per tempo, ogni procedura idonea a garantire che i lavori di ripristino avvengano secondo normativa, a regola d’arte.
In caso di inerzia da parte degli attuali soggetti competenti, al fine di tutelare i beni pubblici e soprattutto l’incolumità e la sicurezza pubblica e privata, valuteremo l’opportunità e la necessità di segnalare quanto in oggetto della presente Nota alle Autorità amministrative, tecniche e giudiziarie aventi competenza.
Cordiali saluti

    • CATANIA, SERIAL KINDER 

    • COLPISCE ANCORA.







    Di | domenica, 30 settembre, 2018
    pubblicato da www.linformazione.eu

    Conosciuto dalla Polizia di Stato di Catania come “serial kinder”, perché più volte denunciato dai responsabili di diversi supermercati della città di una catena della grande distribuzione come specialista in furti di dolciumi col marchio Kinder, un uomo di 46 anni, Daniele Giordano, è stato bloccato a Catania con 68 confezioni di prodotti del famoso marchio di dolciumi, per un valore complessivo di 201 euro. 
    L’uomo è accusato di rapina impropria. Sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno, è stato notato mentre in via Domenico Tempio, inseguito dal titolare dell’esercizio commerciale, che è stato spintonato e minacciato, si allontanava precipitosamente dal parcheggio di un hard discount trainando un carrello della spesa pieno dei dolciumi.-
    Ansa




    • RAGAZZI FUORI







    Di | domenica, 30 settembre, 2018
    pubblicato da www.linformazione.eu

    La sua è una testimonianza toccante che fa venire il groppo alla gola. Si chiama Maria Luisa Iavarone, è una docente dell’Università Napoli Parthenope, è la mamma di Arturo, un ragazzo di diciassette anni che lo scorso dicembre è stato picchiato quasi a morte da una banda di ragazzini poco meno coetanei. 
    “Il 18 dicembre 2017 – dice la donna – ricevo una telefonata strana. La voce che sta dall’altro lato mi chiede di accorrere a 150 metri da casa mia perché c’è mio figlio che non sta bene. Immaginate con quale ansia disperata percorro quel tratto di strada e quando arrivo, trovo mio figlio trafitto da molte coltellate, immerso in un bagno di sangue. La mia prima domanda è: perché tutto questo? Mio figlio era ferito in maniera gravissima ed atroce. Nessuno aveva chiamato un’ambulanza, nessuno l’aveva soccorso. Con una macchina privata lo portiamo in ospedale, le sue condizioni peggiorano di minuto in minuto e non si riesce neanche ad intubarlo”.
    La signora Iavarone parla della sua triste vicenda durante il dibattito dal titolo Bulli e vittime: come impedire che la violenza rovini la vita dei nostri figli, inserito nell’ambito della cerimonia di premiazione della XVIX edizione del Premio Letterario Brancati Zafferana.
    “Si è scoperto che in quattro si erano scagliati contro uno e per giunta di spalle”. Poi mostra le immagini delle ferite di Arturo. Sono tante e sono segni di coltellate. Raccapriccianti. Alla testa, alle spalle. Una di queste ha perforato il polmone, un’altra lo ha preso vicino alla giugulare e gli ha reciso una corda vocale. 
    “Per fortuna Arturo non è morto, si è salvato, ma non riesce a respirare bene e parlare bene. Arturo porta ancora i segni delle ferite fisiche, ma soprattutto psicologiche. La storia di Arturo è diventata la testimonianza di questa lotta contro la violenza. Se non avessimo fatto questo, Arturo sarebbe stato ancora più vittima. Io oggi mi porto addosso tre gradi di dolore: da madre, da insegnante e da cittadina. Se accadono fatti come quello di cui è stato vittima mio figlio vuol dire che qualcosa nella famiglia, nella scuola, e nello Stato non funziona. Ho pensato che la mia lotta, da sola, non avrebbe avuto senso. Ho pensato di fare sistema, rete. E così ho costituto un’associazione, ‘ARTUR’ (Adulti Responsabili per un Territorio Unito contro il rischio)”.
    Dalle parole di Maria Luisa trapela un sentimento di rabbia: “Uno degli autori delle coltellate a mio figlio aveva già riportato una condanna, era stato affidato ai servizi sociali che però hanno fallito alla grande, in quanto non hanno vigilato”.
    “Esistono singoli ragazzi a rischio su cui occorre intervenire subito con percorsi di sostegno alla genitorialità. Per crescere dei figli sani occorre incidere anche sui genitori che devono impegnarsi a portare i figli a scuola, all’attività sportiva, insomma a fare attività sane ed educative”.
    Anche l’intervento di Anna Oliverio Ferraris fa accapponare la pelle quando racconta la storia di una ragazza vittima di bullismo in cui i testimoni non solo non hanno fatto niente per fermare i bulli ma addirittura hanno filmato il fatto e l’hanno messo su facebook per ottenere tanti like. 
    “La cosa ancora più grave – afferma – è che davanti ad atti di maltrattamenti ad opera di bulli, gli altri, i testimoni, assistono senza fare niente. Ai ragazzi piace assistere alla violenza altrui. Si assiste allo spettacolo e non si fa niente, o per paura o per il piacere di vedere. La violenza nasce dall’aggressività. I bulli, a loro volta, hanno fratelli che usano violenza nei loro confronti e poi loro, per vendicarsi, scaricano la violenza sugli altri compagni. L’aggressività è innata ma può essere canalizzata se viene mediata dalla cultura e trasformarsi in arte, in grinta, in impegno, in voglia di fare, cioè in cose positive di cui gli altri possono fruire”.
    Il professore di Pedagogia generale all’Università Kore di Enna,  Giuseppe Burgio, porta in  piazza la sua triplice esperienza di vittima prima, di insegnante dopo ed infine di studioso: 
    “Il bullo è consapevole che quello che fa non è giusto, che non è bello, ma lo fa lo stesso perché persegue il suo obiettivo di un bisogno identitario. La vittima ha bisogno di cure pedagogiche, ma questo bisogno ce l’ha anche il bullo che deve essere accompagnato nella crescita, a diventare adulto. 
    Il lavoro positivo deve puntare sulle cause del bullismo e non solo sugli effetti. Bisogna lavorare in termini educativi ed occorre un lavoro estremamente complesso. Oggi il bullismo si amplifica con i nuovi media e dà vita al cyberbullismo.  Il bullismo svolto di presenza, prosegue online, su internet. E per loro è come se fosse un gioco. Spesso questi bulli si giustificano con frasi del tipo Noi scherzavamo”.
    Oliverio Ferraris traccia un suo profilo del bullo: “E’ un insicuro, uno che ha un complesso di inferiorità”. Un modo per aiutare vittime e bulli? “Aiuta molto – spiega Oliverio Ferraris – l’attività teatrale. Io seguo il metodo dell’inversione dei ruoli: alla vittima faccio fare la parte del bullo e al bullo quella della vittima. In questo modo i ragazzi sono aiutati ad immedesimarsi, perché vivere in prima persona certe emozioni fa capire come ci si sente dall’altra parte, altrimenti non si ha mai la percezione reale di quello che accade”.-
    Rosalba Mazza

    Il vero mistero: cosa ci fa 

    Salvini con i comunisti?



    Di Maio e soci ci stanno ributtando indietro di decenni con ricette economiche da socialismo reale.






    Ci sarà un motivo per cui questa manovra economica piace, oltre che ai Cinquestelle, ai reduci comunisti e all'ala sinistra del Pd.








    E ci sarà un motivo perché Confindustria si appella alla Lega, e non ai Cinquestelle, per salvare il salvabile.
    Il motivo è che Di Maio e soci ci stanno ributtando indietro di decenni con ricette economiche da socialismo reale. A noi poco importa che la manovra piaccia o no all'Europa, non piace a noi e questo è sufficiente per opporsi, almeno a parole, e smascherare il grande imbroglio che ci hanno servito.
    Che ci faccia Matteo Salvini a tavola con i comunisti resta il vero mistero. Non c'è nulla in questa manovra, se non qualche vago impegno, del programma economico liberale presentato dalla Lega in campagna elettorale insieme ai partiti del centrodestra. In compenso c'è tanto della più radicale ideologia di sinistra, un voler sobillare una nuova lotta di classe: i proletari dalla parte giusta e assistita, il capitale da quella sbagliata e vessata, quando invece - financo nel suo senso evangelico - la giustizia sociale consiste nel premiare i bravi e punire i cattivi (o i furbi) indipendentemente dal fatto che siano padroni o lavoratori.
    Cosa ci fa Matteo Salvini con uno come Di Maio che ragiona come Stalin, che alla conferenza di Yalta ebbe a dire: «Quello che è mio è mio, quello che è vostro è negoziabile»? Eh no, caro Di Maio. Le nostre pensioni non sono negoziabili solo perché «non proletarie», i nostri risparmi affidati ai mercati non sono carta straccia con la quale accendere il falò che illumini la vanità dei Cinquestelle, senza contare che stanno facendo una montagna di debiti usando i nostri soldi.
    Avremmo avuto bisogno di una manovra finanziaria che liberasse i talenti, ci ritroviamo a premiare i modesti innescando un livellamento verso il basso di tutta la società. E l'alternativa è tra un fallimento di Stato, se domani mattina e nei giorni seguenti Borsa e spread dovessero continuare a punirci, oppure il consolidarsi di un socialismo di Stato se i mercati avessero pietà di noi. Capite bene che nessuna delle due opzioni fa al caso nostro.
    E neppure a quello dei più scatenati fans di Matteo Salvini.-

    Pagheremo 577 euro a 

    testa per stipendiare 

    i fannulloni.



    Il costo del reddito di cittadinanza sarà tutto a carico dei soggetti Irpef con reddito lordo sopra i 15mila euro.






    Una mazzata da circa 577 euro e 50 centesimi per soggetto Irpef. È il costo medio stimato delle coperture al momento teorizzate per la manovra gialloverde (13 miliardi di euro) che dovranno sopportare i 22,514 milioni di contribuenti che dichiarano un reddito superiore ai 15mila euro lordi annui.







    La legge di Bilancio così come si prefigura, infatti, avrà un impatto di circa 40 miliardi di euro che non saranno tutti finanziati dal ricorso al deficit. L'innalzamento dell'asticella del deficit/Pil dallo 0,8% al 2,4% significa che oltre 27 miliardi saranno recuperati aumentando il disavanzo. Restano, per l'appunto, circa 13 miliardi da trovare. Poiché la pace fiscale (3,5 miliardi il gettito minimo previsto) non può considerarsi una copertura data la sua natura temporale e straordinaria, la maggior parte dovrà essere trovata tramite la famosa spending review che è il taglio di spese anche a livello fiscale sotto forma di bonus, incentivi e detrazioni. Casualmente quei 13 miliardi rappresentano, in buona sostanza, l'ammontare dello stanziamento per il reddito di cittadinanza (10 miliardi) e per i centri per l'impiego.
    Considerato che oltre 149 miliardi su 156 di gettito di Irpef netta arrivano dalla fascia di redditi lordi superiori ai 15mila euro annui, la si può ben individuare come la parte di Italia finanzierà le promesse di Di Maio con il proprio reddito da lavoro, con le proprie imposte e con i propri consumi. Gli intenti punitivi a livello fiscale nei confronti di banche, assicurazioni e utility comporterà necessariamente un incremento dei prezzi.
    Si tratta, in ogni caso, di un trasferimento monstre di ricchezza dai settori produttivi, dal lavoro a chi dal lavoro è fuori perché disoccupato o pensionato. Anche se il vicepremier Di Maio ha ribadito che «non si tratta di pagare chi sta sul sofà» non è al momento possibile stabilire se e come questi percorsi di reinserimento per i disoccupati saranno gestiti: le uniche certezze sono l'impossibilità di rifiutare più di tre offerte di lavoro e l'offerta di almeno otto ore gratuite di lavoro al proprio Comune di residenza. Allo stesso modo, il reddito di cittadinanza funzionerà anche come un complemento al reddito per colmare il poverty gap cioè la differenza tra le proprie entrate e i 780 euro mensili intesi come soglia minima di sussistenza. Solo così la provvidenza «a cinque stelle» può raggiungere una platea di 6,5 milioni di persone senza diventare una semplice mancia da «soli» 128 euro mensili.
    Ovviamente la stangata media da 577 euro non si ripartirà uniformemente tra tutti i contribuenti. Fino a 26.600 euro si sentirà meno perché «attutita» dal bonus renziano di 80 euro scaricando i suoi effetti malefici su coloro che hanno un reddito dai 30mila euro in su. La Uil, ad esempio, ha calcolato l'effetto di un abbassamento dal 19 al 17% della detrazione su alcuni oneri come le spese mediche. Secondo il sindacato, il gettito sarebbe alquanto modesto (583,8 milioni di euro) ma graverebbe per oltre due terzi proprio sui redditi fino a 35mila euro. In particolare il 42,6% delle maggiori entrate (248,8 milioni)sarebbe recuperato nella fascia 20-35mila euro di reddito annuo lordo. Anche i redditi tra i 10mila e i 20mila euro sarebbero interessati in maniera sostanziosa e rappresenterebbero il 22,5% del totale del gettito (131,3 milioni di euro). Oltre i 100mila euro, invece, il gettito si ridurrebbe a 23,5 milioni (4% del totale).
    È superfluo affermare che, anziché giocare con la finanza pubblica, sarebbe stato meglio studiare una soluzione «globale» che sapesse conciliare le difficoltà di chi è all'interno del mondo del lavoro con quelle di chi ne è escluso. Hanno prevalso le ragioni di quel 32% di votanti che hanno scelto M5s il 4 marzo. Hanno perso tutti gli altri.-