sabato 30 giugno 2018

Migranti, Fico contro Salvini: 

'Aprire porti'. Ong salva 

60 migranti.

 

Di Maio e ministro, non è linea governo. Malta, basta bugie. Il governo spagnolo: 'Open Arms sbarcherà a Barcellona'.

 

Tensione nel Movimento Cinque stelle e nel governo sul fronte migranti dopo le parole del presidente della Camera, Roberto Fico che oggi ha visitato l'hotspot di Pozzallo. "I porti non li chiuderei", ha detto durante la visita aggiungendo anche che su questo tema servono cuore e testa. "Come terza carica dello Stato - ha evidenziato - dico che bisogna essere solidale con chi emigra, che sono storie drammatiche che toccano il cuore. Tocca all'Europa farsi carico di quest'emergenza, non solo all'Italia, e bisogna tirare fuori gli estremismi perché la solidarietà si fa insieme. Se questo è un approdo, deve essere un approdo europeo". Diversa la linea del vicepremier Matteo Salvini che continua ad attaccare le ong nella giornata in cui la nave Open Arms soccorre 59 migranti ai quali il vicepremier chiude. A intervenire è, a quel punto, il capo politico dei pentastellati Luigi Di Maio. In seguito anche la replica del vicepremier e ministro dell'Interno.
Il governo è compatto sulla linea in tema di immigrazione. Nessuno ha mai chiuso i porti, abbiamo chiuso alle ong che non rispettano le regole. Quelle di Fico sono dichiarazioni del presidente della Camera. Le rispettiamo, ma non è la linea del governo. Sarebbe questo, a quanto si apprende, il ragionamento che il vicepremier e capo politico del M5s Luigi Di Maio fa in queste ore sul tema dell'immigrazione, di fronte alle dichiarazioni del presidente della Camera Roberto Fico.

"Un suo punto di vista personale": così il ministro dell'Interno, Matteo Salvini, leader della Lega, interpellato sull'appello del presidente della Camera, Roberto Fico, per tenere aperti i porti. "Divergenze? Non siamo in una caserma, è giusto che ognuno esprima le proprie idee - ha risposto Salvini visitando i militanti a Pontida alla vigilia del raduno del partito -. Poi i ministri fanno i ministri. E quindi le scelte sono quelle che gli italiani stanno toccando con mano da quasi un mese".
LA LINEA SALVINI - Il vicepremier in un post su Facebook nel quale cita direttamente la nave Open Arms che ha soccorso 59 migranti. "La nave Open Arms - scrive il ministro dell'Interno - di Ong spagnola con bandiera spagnola, si è lanciata poco fa verso un barcone e, prima dell'intervento di una motovedetta Libica in zona, ha in tutta fretta imbarcato una cinquantina di immigrati a bordo. Questa nave si trova in acque Sar della Libia, porto più vicino Malta, associazione e bandiera della Spagna: si scordino di arrivare in un porto italiano. Stop alla mafia del traffico di esseri umani: meno persone partono, meno persone muoiono".
Ma arriva la replica di Malta: L'intervento di Open Arms è avvenuto "in zona Sar libica, tra Libia e Lampedusa, Italia. Matteo Salvini la smetta di diffondere notizie scorrette tirando in ballo Malta senza alcuna ragione". E' quanto scrive su Twitter il ministro dell'Interno Maltese Michael Farrugia, pubblicando una mappa con le distanze tra il punto dove si trova la nave della Ong, Lampedusa e Malta. "Questi sono fatti - aggiunge - non opinioni". "Basta con le bugie Matteo Salvini" scrive invece il portavoce del governo di La Valletta rilanciando il tweet.  Il tweet del ministro dell'Interno è stato rilanciato anche dall'account ufficiale del governo maltese. "Il governo - si legge - pubblica una mappa che mostra la posizione di Open Arms in relazione ai porti più vicini e dimostra che è Lampedusa il porto più vicino".
Spagna, Open Arms sbarcherà a Barcellona - Il governo spagnolo ha autorizzato la nave Open Arms con i 60 migranti salvati davanti alla Libia a sbarcare a Barcellona. Lo riferisce El Pais che cita fonti governative. La richiesta per attraccare a Barcellona è stata presentata nel primo pomeriggio di oggi attraverso il servizio di salvataggio marittimo spagnolo, che dipende dal ministero dello Sviluppo. Da quando è avvenuto il salvataggio, la nave era in attesa dell'autorizzazione per attraccare in un porto europeo e si aspettava che la Spagna, e in particolare Barcellona, aprisse il suo porto. Il sindaco di Barcellona, Ada Colau, ha twittato questo pomeriggio che la città è pronta a ricevere la nave. "Chiediamo a Pedro Sánchez di permetterci di salvare vite umane, non vogliamo essere complici delle politiche di morte di Matteo Salvini", ha scritto. (ANSA)

La faccia feroce non basta



Nonostante tredici ore di vertice e un lungo comunicato salutato all'alba come l'atto di pace dentro l'Europa, la guerra tra i Paesi sull'accoglienza e la gestione degli immigrati continua.






Adesso bisognerà capire chi dormiva e chi era sveglio, chi era stanco e annebbiato e chi no.








Ma soprattutto tra Macron, la Merkel, il nostro Conte e gli altri premier europei bisognerà capire chi ha preso per i fondelli chi. Perché, nonostante tredici ore di vertice e un lungo comunicato salutato all'alba come l'atto di pace dentro l'Europa, la guerra tra i Paesi sull'accoglienza e la gestione degli immigrati continua come prima, se non più ferocemente. E, a quanto pare, nulla nei fatti è cambiato.
Se così fosse - e tutto lascia intendere che sia così - quel pezzo di carta sottoscritto al termine della notte dei lunghi coltelli è soltanto lo scotch che tiene formalmente insieme un'Unione ormai incapace di trovare, soprattutto in tema di immigrazione, il benché minimo accordo.
Il giocattolo non si è rotto, ma neppure aggiustato. Si resta nel limbo e dall'euforia dell'alba si è passati allo scetticismo della mattinata, fino al pessimismo del pomeriggio. Perché, al di là dei proclami, l'Italia continuerà ad essere l'accampamento degli immigrati, a meno che qualche Paese ci dia volontariamente una mano. Cosa da escludere, stando alle prime dichiarazioni post vertice dei parenti serpenti, Francia in primis.
Questa storia non lascia ben sperare per il futuro. Perché un conto è lanciare ultimatum e proclami attraverso le agenzie di stampa, altro è trattare alla pari con i grandi della Terra. E qui il nostro premier ha dimostrato tutta la sua inesperienza e debolezza, coccolato a parole, ma ignorato nei fatti. Come dire: in queste settimane abbiamo scherzato. Non ci sarà la ridistribuzione automatica e obbligatoria tra i Paesi dell'Unione dei disperati che toccano per primo il suolo italiano. Non ci saranno gli aiuti e i soldi promessi. E chissà per quanto riusciremo a tenere duro - su quello sì decidiamo noi - sulla chiusura dei porti. La spallata populista all'Europa non c'è stata, al massimo un pizzicotto. Segno che la strategia dell'attacco frontale è sbagliata o, comunque, c'è una enorme sproporzione tra gli annunci e i risultati.
Adesso, se non vogliamo rimanere al palo, dobbiamo riannodare i fili del dialogo. Ci vuole pazienza, ma soprattutto esperienza, il requisito su cui il nostro giovane ed esuberante governo è assai debole. Che almeno di questa musata si faccia tesoro per quando, a breve, si andrà a trattare sui conti. Se ci fregano anche lì, allora sì che saremo fregati davvero. -


Mondiali 2018, l'Uruguay 

batte 2-1 il Portogallo: ai 

quarti contro la Francia.



La doppietta di Cavani ha steso il Portogallo e permesso all'Uruguay di staccare il pass per i quarti di finale del Mondiale in Russia. I ragazzi di Tabarez se la vedranno contro la Francia di Deschamps.






L'Uruguay di Oscar Washington Tabarez vince per 2-1 contro il Portogallo di Fernando Santos e vola così ai quarti di finale del Mondiale in Russia.










I gol della vittoria portano la firma del Matador Edinson Cavani che ha permesso alla Celeste di guadagnare l'accesso al turno successivo. Di Pepe, ex difensore del Real Madrid, il gol del momentaneo pareggio che però non è servito a nulla ai fini del risultato. Cristiano Ronaldo ha disputato una gara incolore e non è riuscito a trascinare la propria squadra, mentre dall'altra parte l'ex attaccante del Napoli è riuscito ad essere decisivo per le sorti della sua nazionale che ora ai quarti di finale se la vedrà contro la Francia di Didier Deschamps che nel pomeriggio ha fatto fuori per 4-3 l'Argentina di Jorge Sampaoli.
Nel primo tempo le due squadre partono subito forte con l'Uruguay che passa già in vantaggio al 7' con Cavani che avvia l'azione lanciando Suarez, si va a mettere al centro dell'area e di testa batte Rui Patricio per il gol dell'1-0. I lusitani provano a reagire ma in maniera sterile e a fine primo tempo è ancora Cavani a sfiorare il 2-0. Nella ripresa il Portogallo pareggia subito, al 55', con lo stacco di testa di Pepe che lascia ferma Muslera. Passano solo sette minuti e il Matador punisce ancora i lusitani con un gran gol di destro a giro. Al 70' il Portogallo si divora una grande occasione da rete e il forcing finale di CR7 e compagni non produce nulla: dopo quattro minuti di recupero l'arbitro fischia la fine che decreta il Portogallo fuori dal Mondiale e l'Uruguay ai quarti di finale.-

Migranti, scontro nel 

M5S tra Di Maio e Fico.



Frizioni nel M5S per la posizione contro le Ong. Fico: "Io non chiuderei i porti". Ma Di Maio replica: "Parla a titolo personale".






Lo scontro, a distanza, si gioca sul campo delle Ong. O meglio, nel mare delle migrazioni. Perché l'uscita pubblica di Roberto Fico dall'hotspot di Pozzallo non è piciuta al capo politico del Movimento Cinque Stelle, Luigi Di Maio.








"Io, i porti, non li chiuderei...", ha detto il presidente della Camera dalla Sicilia. Una dichiarazione che, come c'era da attendersi, ha provocato un piccolo terremoto nella eterogena formazione pentastellata. L'uscita era sembrata una critica, neppure troppo velata, alla posizione di Matteo Salvini, che oggi ha ribadito il suo secco "no" all'approdo delle navi umanitarie sulle spiagge italiane. "Dell'immigrazione si deve parlare con intelligenza e cuore", è stato il commento di Fico. Quel "cuore" che, a quanto pare, il presidente di Montecitorio non ha visto in queste prime settimane di governo giallo-verde.
Chissà cosa avrà pensato il grillino nel seguire l'Aquarius "dirottata" in Spagna, gli scontri verbali con le Ong e il caso della Lifeline lasciata a lungo al largo (per poi approdare a Malta). "Quando si parla di ong - è il Fico-pensiero - bisogna capire cosa si vuole intendere. Fanno un lavoro straordinario". E, dopo aver ricordato che l’inchiesta di Palermo è stata archiviata e quella di Catania "da un anno non cava un ragno dal buco", ha aggiunto che "le ong nel Mediterraneo hanno salvato i migranti". Un po' distante da quel "taxi degli immigrati" con cui il ministro del Lavoro era solito chiamare le associazioni del mare nostrum.
La visione politica di Fico e quella di Di Maio divergono. È chiaro. E non è la prima volta che l'ortodosso grillino dà voce all'ala "sinistra" del Movimento. Stavolta, però, lo fa dallo scranno più alto di Montecitorio e un solo giorno dopo l'infuocato Consiglio Ue sulle migrazioni. Un vertice in cui Conte, a nome dei due vicepremier, ha cercato di imporre la linea (dura) dell'Italia sull'immigrazione. E così automaticamente nel Movimento si è creata una spaccatura: da una parte Fico, dall'altra Toninelli (che ha negato alle Ong anche gli scali tecnici), Di Maio e, ovviamente, l'ombra di Salvini. Il M5S non può fare a meno della Lega se vuole rimanere al governo e cercare di incassare provvedimenti simbolo (leggi: reddito di cittadinanza e abolizione vitalizi).
Ecco perché, secondo quanto riporta LaPresse, la linea del vicepresidente del Consiglio rispetto alle parole pronunciate dal collega di partito a Pozzallo è gelida. Il ragionamento è questo: il governo non ha chiuso i porti, ma c'è stata una chiusura nei confronti delle Ong che non si attengono alle regole; il governo rispetta l'opinione del presidente della Camera, anche se non rispecchia la linea dell'esecutivo.
Poche parole, ma chiare. E sposate anche da Salvini, che in serata a chi gli chiedeva di commentare le esternazioni di Fico, ha ribadito che quello è "un suo punto vista personale": "Non siamo in una caserma: è giusto che ognuno esprima le proprie idee, poi i ministri fanno i ministri. E quindi le scelte sono quelle che gli italiani stanno toccando con mano da quasi un mese".-

Ci hanno fregato: farsa 

europea sui migranti.



L'intesa in dodici punti lascia molti dubbi: l'Italia torna a casa con nulla in mano. Ecco cosa non torna nell'accordo.






Altro che vittoria. È stata una grottesca debacle. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte arrivato a Bruxelles sventolando una promettente bozza di programma torna a casa con un pugno di mosche. E concede a Macron quelle piattaforme in territorio europeo che rischiano di trasformare l'Italia in un campo profughi.








Alla Merkel regala, invece un accordo sui movimenti secondari che ci costringerà a riprenderci migliaia di migranti irregolari. La creazione in Africa di centri dove dividere i migranti da rispedire a casa da meritevoli d'accoglienza e protezione resta una vaga promessa. E nel dimenticatoio finisce anche quella radicale revisione del Trattato di Dublino che doveva portare all'immediata redistribuzione nei vari Paesi europei di tutti migranti sbarcati in Italia irregolari compresi. Ecco i dodici punti del documento finale che segnano la sconfitta italiana.

Controllo efficace delle frontiere

Approccio globale alla migrazione, che combini un controllo più efficace delle frontiere esterne, una maggiore azione all'esterno e all'interno, in linea con principi e valori. Questa è una sfida per l'Europa nel suo insieme.
Parla di «controllo più efficace delle frontiere esterne dell'Ue» senza indicare come realizzarlo. E attribuisce alla Ue la riduzione degli sbarchi dal 2015 in poi. Ma quelli dalla Libia sono diminuiti solo grazie all'azione unilaterale dell'Italia dell'estate 17. Inoltre cita come uniche emergenze-sbarchi del Mediterraneo quelle di Grecia e di Spagna. Come dire che l'Italia non ha più bisogno d'aiuto.

Niente ritorno all'invasione 2015

Il Consiglio europeo è determinato a proseguire e rafforzare questa politica per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015 e ad arginare ulteriormente la migrazione illegale su tutte le rotte esistenti ed emergenti.
È semplicemente la continuazione del punto precedente. Si limita ad affermare la determinazione «a proseguire e rafforzare questa politica» per impedire il ritorno ai flussi incontrollati del 2015. Manca qualsiasi accenno allo spostamento verso l'Africa delle politiche di contenimento dei flussi e alla creazione di centri di raccolta. In Libia l'Italia dovrà, insomma, continuare ad agire da sola.

Collaborazione coi libici nella Sar

Per la rotta del Mediterraneo centrale, l'Ue continuerà a sostenere l'Italia e altri Stati in prima linea. Rafforzerà il suo sostegno alla regione e alla guardia costiera libica. Tutte le navi che operano devono rispettare le leggi.
Conte lo rivende come la condivisione delle politiche anti Ong. In verità il punto si limita a esplicare un lapalissiano dato di fatto. La Guardia Costiera libica opera all'interno di una Sar (zona di salvataggio) ri-assegnata a Tripoli un anno fa. Quindi ha già piena competenza su quel tratto di mare. Quanto alle Ong non serviva un Consiglio Europeo per ricordare che devono rispettare le leggi del mare.

Turchia e Spagna aiuti e sostegno

L'accordo Ue-Turchia e gli accordi bilaterali di riammissione dovrebbero essere pienamente attuati. Nel Mediterraneo occidentale l'Ue sosterrà gli sforzi di Spagna e Marocco per prevenire l'immigrazione illegale.
Promette nuovi impegni sul fronte Turchia e aiuti a Spagna e Marocco. Peccato che l'emergenza di Madrid sia poca cosa. Quest'anno la Spagna supera per la prima volta l'Italia nel numero di sbarchi con 17.781 persone contro le 16.556 del nostro Paese. Ma parliamo di numeri assolutamente inferiori alle tendenze degli anni scorsi quando l'Italia accoglieva, nel disinteresse totale, 150mila migranti all'anno.

Hotspot futuri anche in Africa

Esplorare rapidamente la possibilità di piattaforme di sbarco regionali, in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l'Unhcr e l'Oim. Nel pieno rispetto del diritto internazionale e senza creare fattore di attrazione.
L'invito a «esplorare rapidamente la possibilità di piattaforme di sbarco regionali, in cooperazione con i Paesi terzi» è l'unico vago e indeterminato accenno ai centri di identificazione e rimpatrio in Africa, vero nocciolo duro nel documento presentato da Conte. Ma la loro creazione resta indefinita nei tempi e nelle modalità visto che non si spiega neppure dove attuarli. E la Libia non è neanche menzionata.

Centri Ue in Stati di primo arrivo

Nell'Ue migranti trasferiti in centri controllati negli Stati membri, solo su base volontaria, per distinguere irregolari, da rimpatriare, e chi necessita di protezione internazionale. Fatta salva la riforma di Dublino.
Voluto da Macron segna il ko dell'Italia. Nascono centri d'internamento per migranti nei Paesi di primo arrivo affidati a Frontex e sottratti all'autorità dello Stato ospitante. Chi li rifiuta non può redistribuire i migranti. Ma è la Ue a decidere chi rimpatriare e chi ripartire. E l'Italia, dove solo il 7% dei migranti ha i requisiti per l'asilo, rischia di diventare un campo profughi controllato da guardie europee.

Fondo per l'Africa ecco 500 milioni

Seconda tranche per i rifugiati in Turchia e 500 milioni al Fondo fiduciario dell'Ue per l'Africa. Gli Stati sono inoltre invitati a contribuire ulteriormente al Fondo per l'Africa in vista del suo riassetto.
È l'unico, ma irrilevante successo dell'Italia. È un primo passo verso quell'approccio globale al problema Africa su cui finora solo l'Italia s'è impegnata finanziariamente versando le quote del Fondo per l'Africa. Ma 500 milioni sono una goccia nell'oceano di un disastro africano frutto delle politiche neo-colonialiste di una Cina che razzia le materie prime del Continente senza garantire lavoro alla manodopera locale.

Più fondi privati al continente nero

Partnership con l'Africa che miri a una sostanziale trasformazione socioeconomica del continente. Ciò richiederà finanziamenti, ma anche la creazione di un nuovo scenario che consenta un aumento degli investimenti privati.
È il proseguimento dell'utopia del punto precedente. Pensare a una «trasformazione socioeconomica del continente africano» è lodevole dal punto di vista degli intenti, ma non produce effetti a breve e medio termine. Per combattere nell'immediato il traffico di uomini bisogna colpire le organizzazioni che lo controllano. E questo può esser fatto solo dispiegando missioni militari e di polizia in Africa.

Strumenti rapidi e flessibili

Strumenti flessibili, a stanziamento rapido, per combattere i clandestini. La sicurezza interna, la gestione delle frontiere, i fondi per l'asilo e la migrazione dovrebbero includere componenti per la migrazione esterna.
È un punto oscuro ed enigmatico frutto probabilmente delle mediazioni e dei compromessi avvenuti nella notte. Difficile capire cosa siano gli «strumenti flessibili» e gli «stanziamenti rapidi». Di certo non sembra garantire alcun vantaggio concreto all'Italia che in questi anni ha dovuto far fronte con risorse proprie all'emergenza arrivando a preventivare per l'emergenza migranti fino a 5 miliardi annui.

Facilitare i rientri degli irregolari

Controllo efficace delle frontiere esterne col sostegno finanziario e materiale Ue e intensificare l'effettivo rientro degli irregolari. Rafforzare il ruolo di Frontex anche nella cooperazione con i Paesi terzi.
Anche qui manca qualsiasi riferimento a politiche di contenimento dei flussi sulle coste africane e alla creazione di centri d'identificazione in Libia. Positiva la richiesta di utilizzare il peso politico e finanziario della Ue per siglare accordi di rimpatrio con i Paesi africani che renderebbero molto più agevole l'espulsione delle centinaia di migliaia di irregolari presenti sul nostro territorio.

Basta movimenti secondari

I movimenti secondari dei richiedenti asilo tra Stati membri rischiano di compromettere l'integrità del sistema comune di asilo e di Schengen. Gli Stati membri adottino tutte le misure legislative e amministrative necessarie.
Era la postilla indispensabile alla Merkel per soddisfare il ministro degli interni Horst Seehofer pronto a far cadere il suo governo. L'Italia doveva concederla solo in cambio d'impegni sugli hotspot in Africa e sul cambiamento radicale del Trattato di Dublino. Conte l'ha accettata in cambio di nulla. Ora rischiamo di doverci riprendere migliaia di migranti irregolari sbarcati da noi e transitati in Germania.

Carta di Dublino, la riforma slitta

Trovare consenso sul regolamento di Dublino per riformarlo ed equilibrarlo tra responsabilità e solidarietà, considerando chi sbarca in operazioni di ricerca e salvataggio. Ulteriore esame per la proposta su procedure di asilo.
«Chi sbarca in Italia sbarca in Europa» ripeteva Conte, sottolineando la necessità di un capovolgimento del Trattato di Dublino che prevedesse non solo la ridistribuzione degli aventi diritto all'asilo, ma anche dei migranti irregolari. Invece veniamo congedati con generici impegni a un consenso sulle modifiche a Dublino. Come dire il nulla. Anche perché la prima relazione sul tema arriverà solo ad ottobre.-