venerdì 31 agosto 2018

Migranti, l’ex prefetto di 

Padova al suo vice: “Ne 

abbiamo fatte di porcherie”.

 

Migranti, l’ex prefetto di Padova al suo vice: “Ne abbiamo fatte di porcherie”


L'intercettazione tra Patrizia Impresa e Pasquale Aversa finita nell'inchiesta sulla gestione dell'accoglienza in Veneto. "Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo", dicono riferendosi agli ospiti dei centri d'accoglienza, L'ex prefetta: "Amareggiata. Si tratta di un malinteso". Salvini: "Responsabilità del Pd". Ma ha nominato Impresa prefetta di Bologna e Aversa (che è pure indagato) commissario del comune di Gioia Tauro, come ha specificato il Quirinale in una nota.

 

 

“È vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare“. Utilizzava questo linguaggio l’ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, parlando con il suo vice, Pasquale Aversa. Il dialogo risale al 14 aprile del 2017 ed è stato intercettato dei carabinieri che indagavano sulla gestione dell’accoglienza dei migranti in Veneto da parte della cooperativa Edeco. L’intercettazione è finita nel rapporto conclusivo dell’inchiesta condotta dai militari ed è stata diffusa dal Mattino di Padova. All’epoca dell’intercettazione Impresa, secondo il curriculum pubblicato sul sito del Viminale, non era più al vertice della prefettura veneta ma lavorava al ministero dell’Interno come vice capo di gabinetto. Aversa era invece delegato ad occuparsi dell’accoglienza dei migranti a Padova.

Le intercettazioni: “Non dire ad Alfano che sono 900 migranti” –

“Anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà… eh eh… no… schifezze… noi ci dobbiamo salvare Pasquà… perchè, ti ripeto, non possiamo farci cadere una croce che”, è il testo di un’altra intercettazione. “Anche se andiamo a metterli da qualche parte dove non possiamo, qualche cosa la dobbiamo pur fare”, dice l’ex prefetto nell’ottobre 2016 riferendosi in particolare al sovraffollamento del centro di Bagnoli. Che ospitava 900 persone ma Aversa avrebbe ridimensionato quel dato, in vista della visita alla struttura dell’ex ministro dell’interno Angelino Alfano. “Il dato di 900 persone di oggi non possiamo darglielo assolutamente”, è un’altra conversazione riportata nell’informativa dei carabinieri al pm Federica Baccaglini. Gli investigatori scrivono che Aversa sottolinea “di voler dire al ministro 850 persone. Aversa dice di sì che ci sta come dato e nemmeno il sindaco di Bagnoli Milan lo sa. Impresa dice al suo vice di ricordarsi che riferirà 850 persone”. I due sarebbero tornati sull’argomento il 27 novembre.  “A Bagnoli sono 912”, dice raccomandandosi nuovamente di riferire che il numero è inferiore.

Ex prefetta: “Amareggiata. È un malinteso” –

“Sono amareggiata, sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate. Sono assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall’autorità giudiziaria”, ha detto Impresa che non è indagata. “Probabilmente non è stato capito che proprio l’utilizzo anche di termini forti come la parola, per esempio, ‘schifezza‘, che viene riportata, era un termine forte ma, in un momento in cui lo stavo esprimendo, in una conversazione assolutamente avulsa da tematiche relative alla gestione dei migranti, era una critica. Una critica forse anche nei confronti di me stessa, ed è per questo che mi sono lasciata andare in termini forti. In me rimane la convinzione di aver comunque operato bene”, aggiunge Impresa che nel luglio scorso il Viminale ha promosso al vertice della prefettura di Bologna. Aversa è invece coinvolto nell’inchiesta: è sospettato di aver fornito informazioni riservate alla Edeco, la cooperativa al centro dell’inchiesta. Dopo essere stato rimosso dalla prefettura padovana è stato nominato commissario di Gioia Tauro, comune sciolto per infilitrazioni mafiose. Nomina dalla quale il Quirinale si è dissociato con una nota, scaricando praticamente la scelta sul ministro Matteo Salvini. 

Salvini: “Colpa del Pd”. Ma ha promosso funzionari –

Anche per questo motivo appare fuori luogo il commento del titolare del Viminale dopo la diffusione dell’intercettazione. “Il governo di centrosinistra negava l’emergenza sbarchi, ma poi scaricava il problema sui prefetti e li costringeva a spostare i clandestini da un comune all’altro – come nel gioco delle tre carte – per non irritare sindaci del Pd, ministri in visita o presidenti Anci del Pd. È il quadro vergognoso che emerge dall’inchiesta di Padova. Io, invece, voglio bloccare gli sbarchi e mi prendo tutte le responsabilità delle mie scelte. Se qualche funzionario ha sbagliato è giusto che paghi. Ma chi sono i mandanti politici di tutto questo?”, dice il leader della Lega. Che secondo la nota del Colle avrebbe proposto di nominare a Gioia Tauro proprio uno dei quei funzionari accusati di aver “sbagliato” oltre ad aver promosso la prefetta che parlava di “porcherie” fatte nella gestione dei migranti.
 
L’inchiesta sul business dell’accoglienza – 

 L’inchiesta della procura di Padova sull’accoglienza in Veneto riguarda soprattutto la cooperativa Ecofficina Educational, che ha poi cambiato il suo nome in Edeco. È una di quelle cooperative che – come ha ricostruito un’inchiesta del ilfattoquotidiano.it – hanno lucrato sull’accoglienza dei migranti grazie soprattutto alla vicinanza con il Nuovo Centrodestra, il partito dell’allora ministro dell’Interno Angelino Alfano. Dal 2011 a oggi ha visto crescere il proprio fatturato dai 114 mila euro a 10 milioni.  Soprannominata la “coop pigliatutto dell’accoglienza”, gestisce, tra gli altri, i Cpt di Bagnoli e Cona. Tra gli  indagati ci sono la funzionaria della Prefettura Tiziana Quintario, e i capi della Edeco, Simone Borile, Sara Felpatti e Gaetano Battocchio. Il primo è un ex consigliere provinciale del Pdl, che si è poi avvicinato al Ncd. Nel 2015, tra l’altro Confcooperative aveva già sospeso Ecofficina. Il motivo? “Fanno troppo business” ha spiegato Ugo Campagnaro, il presidente delle coop bianche. -

Turchia: raid contro Pkk 

curdo in Iraq.

 

Esercito Ankara: 'neutralizzati almeno 19 terroristi'.

 

 

(ANSA) - ISTANBUL, 31 AGO - L'aviazione turca ha compiuto nuovi raid contro obiettivi del Pkk curdo in nord Iraq. Lo fanno sapere le forze armate di Ankara, secondo cui i bombardamenti hanno "neutralizzato" (cioè ucciso o ferito) almeno 19 "terroristi". I raid sono avvenuti nelle regioni di Zap, Gara e Hakurk, aggiungono i militari. Dalla rottura della tregua con il Pkk nell'estate 2015, Ankara compie regolarmente incursioni aeree in Iraq, dove si trovano molte roccaforti dei ribelli. (ANSA)

Procura ha nuovo video sul 

crollo ponte.

 

Indagine su black out delle telecamere di Autostrade.

 

(ANSA) - GENOVA, 31 AGO - C'è un video di una telecamera fissa di una azienda, con sede in corso Perrone che riprende chiaramente il momento del crollo di ponte Morandi dello scorso 14 agosto. Il video è in mano agli investigatori e non è stato diffuso. "Le immagini - ha spiegato il procuratore Francesco Cozzi - non le possiamo divulgare per motivi investigativi. Se i vari testimoni oculari che stiamo sentendo le vedessero rischierebbero di raccontarci una versione inquinata di come sono andate esattamente le cose. E così ci permette anche di escludere mitomani che possano inventarsi le cose".

    Nel frattempo gli investigatori della squadra mobile stanno indagando sul black out che ha interrotto le riprese delle telecamere di Autostrade. Per affrontare l'inchiesta la procura chiede aiuto al ministero della Giustizia per avere altri magistrati. Da mesi mancano 5 sostituti procuratori. E, dopo il crollo di ponte Morandi, due pm dovranno affrontare una indagine che si prefigura lunga e molto tecnica. (ANSA)

Migranti: prefetto Impresa,

'amareggiata'.

 

'Estrapolate frasi decontestualizzate'.

 

(ANSA) - BOLOGNA, 31 AGO - "Sono amareggiata, sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate". Così l'ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, ora prefetto di Bologna, commenta la pubblicazione di stralci dell'intercettazione finita nell'inchiesta della Procura veneta sulla gestione dell'accoglienza ai migranti.

"Sono amareggiata - ribadisce - ma assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall'autorità giudiziaria". (ANSA)

Migranti, ex prefetto 

Padova: 'Ne abbiamo 

fatte di porcherie'.

 

Intercettato dialogo con il suo vice nell'ambito 

inchiesta Edeco. Salvini: 'Responsabilità del Pd'.

 

"E' vero che ne abbiamo fatte di porcherie, però quando le potevamo fare": a parlare il 14 aprile dello scorso anno sarebbe stato l'ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, in un dialogo con l'allora vice prefetto vicario di Padova, Pasquale Aversa, delegato ad occuparsi dell'accoglienza dei migranti. L'ex prefetto non è indagata. La conversazione, diffusa oggi dal "Mattino di Padova", sarebbe stata intercettata dai carabinieri e sarebbe uno dei dialoghi finiti del rapporto conclusivo dei militari, parte integrante dell'inchiesta sulla gestione dell'accoglienza in Veneto.

Le indagini riguardano, in particolare, la cooperativa Ecofficina Educational poi Edeco che, proprio grazie all'accoglienza dei migranti, ha visto aumentare il proprio fatturato dal 2014 ad oggi. La coop gestisce, tra gli altri, i Cpt di Bagnoli e Cona e in una intercettazione rimarca ai funzionari prefettizi la necessità di "far quadrare i conti". Impresa non è indagata e da tre mesi si trova a Roma con l'incarico di vice capo di gabinetto del ministero dell'interno, mentre risultano indagati la funzionaria della Prefettura Tiziana Quintario, attualmente a Bologna, e lo stesso Aversa, insieme ai capi della Edeco, Simone Borile, Sara Felpatti e Gaetano Battocchio. In una conversazione precedente, pubblicata oggi dal quotidiano, riferita ad un problema di sovraffollamento del centro di San Siro di Bagnoli dell'ottobre 2016 e alle pressioni da Roma per alleggerirlo di alcune decine di unità, Impresa avrebbe detto ad Aversa: "anche se dobbiamo fare schifezze Pasquà... eh eh... no... schifezze... noi ci dobbiamo salvare Pasquà... perchè, ti ripeto, non possiamo farci cadere una croce che...".

Salvini attacca, responsabilità del Pd - "Il governo di centrosinistra negava l'emergenza sbarchi, ma poi scaricava il problema sui prefetti e li costringeva a spostare i clandestini da un Comune all'altro - come nel gioco delle tre carte - per non irritare sindaci del Pd, ministri in visita o presidenti Anci del Pd. È il quadro vergognoso che emerge dall'inchiesta di Padova. Io, invece, voglio bloccare gli sbarchi e mi prendo tutte le responsabilità delle mie scelte. Se qualche funzionario ha sbagliato è giusto che paghi. Ma chi sono i mandanti politici di tutto questo?". Lo ha detto il ministro degli Interni, Matteo Salvini.

"Sono amareggiata, sono state estrapolate e pubblicate frasi completamente decontestualizzate". Così l'ex prefetto di Padova, Patrizia Impresa, ora prefetto di Bologna, commenta la pubblicazione di stralci dell'intercettazione finita nell'inchiesta della Procura veneta sulla gestione dell'accoglienza ai migranti. "Sono amareggiata - ribadisce - ma assolutamente certa della correttezza dei miei comportamenti. Quelle frasi fanno parte di un carteggio di centinaia di pagine ampiamente esaminato dall'autorità giudiziaria". (ANSA)

Giorgetti: 'Sforare 3%? Sì se 

serve per Paese in sicurezza'.

 

'Non siamo pienamente soddisfatti di come va 

l'economia'.

 

"Sforare il 3%? Se è necessario per mettere in sicurezza il Paese, anche sì. Credo che sia interesse anche dell'Europa". Lo ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti alla Versiliana di Marina di Pietrasanta alla festa del 'Fatto'.

"Quello che è certo - ha detto in un altro passaggio - è che non siamo assolutamente soddisfatti di come sta andando l'economia, abbiamo ambizione, qualcuno dirà la temerarietà, di portare l'Italia a un tasso di sviluppo sopra il 2-3%. Soltanto con lo sviluppo dell'economia si può affrontare il rilancio dello Stato".

"L'Italia - ha detto il sottosegretario alla preisdenza del Consiglio - deve dimostrare di essere uno Stato serio, deve dimostrare fermezza, uno Stato deve avere dei confini. Se dimostri fermezza chiudi il tema degli arrivi, se chiudi gli arrivi poi puoi discutere dei migranti che ci sono qui, rimpatriare quelli che non hanno diritto di essere qui e regolarizzare quelli che invece hanno diritto di essere qui".
"Se tutti i futuri proventi che arrivano alla Lega vengono sequestrati, è evidente a quel punto che il partito non può più esistere, perché non ha più soldi.

Questo se dovesse esserci questa interpretazione da parte della magistratura, che non contestiamo in quanto tale, ma perché frutto di una decisione su una sentenza non definitiva. Se fosse dopo la Cassazione non avrei nulla da dire".

"Se la Lega avesse voluto staccare la spina, il giorno dell'avviso in cui Salvini avremmo avuto un buon motivo. Non lo abbiamo fatto, abbiamo cinque anni davanti per salvare il Paese dal disastro", bha detto in un altro passaggio. (ANSA)

Giorgetti alla Festa del Fatto: 

“Fondi Lega? Se il Riesame ci 

condanna, il partito chiude. 

Diciotti? Problema con la 

Guardia costiera, di solito 

risponde agli ordini”.

 

Giorgetti alla Festa del Fatto: “Fondi Lega? Se il Riesame ci condanna, il partito chiude. Diciotti? Problema con la Guardia costiera, di solito risponde agli ordini”


Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, intervenendo dal palco della Versiliana intervistato da Peter Gomez, ha parlato della sentenza attesa per il 5 settembre. E sul caso della nave italiana bloccata a Catania con 150 migranti a bordo: "E' un avvenimento che resta da chiarire". Sulla promessa di Salvini dei 500mila respingimenti? "L'ha sparata grossa". Ha poi annunciato che martedì sarà presentato il ddl Anticorruzione.

 

 

“La sentenza sui fondi della Lega? Se il tribunale del Riesame conferma la condanna, il 6 settembre il partito chiude”. Quindi i problemi con la “Guardia costiera” che sul caso Diciotti non ha rispettato gli ordini, ma anche le promesse di Matteo Salvini che sui 500mila respingimenti “l’ha sparata grossa”. Infine l’annuncio della presentazione del ddl Anticorruzione in consiglio dei ministri “forse già la prossima settimana”.  

Giancarlo Giorgetti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, è intervenuto dal palco della Festa del Fatto Quotidiano in Versiliana. E intervistato dal direttore Peter Gomez per “La Confessione” ha affrontato tutti i temi caldi sul tavolo del governo Lega-M5s al rientro dalle vacanze estive. A partire dalla sentenza attesa per il 5 settembre, quando il Tribunale del riesame di Genova deciderà sul sequestro dei conti leghisti dopo la condanna per truffa ai danni dello Stato di Umberto Bossi e Francesco Belsito.

 Una data che, secondo alcune ricostruzioni di stampa, potrebbe far saltare l’esecutivo e riaprire la strada all’ipotesi elezioni anticipate. Giorgetti, rispondendo alle domande del direttore de ilfattoquotidiano.it, ha spiegato perché il Carroccio contesta l’eventuale intervento della magistratura: “Avrebbe una conseguenza definitiva, la chiusura del partito, senza che quel processo sia finito. Se tutti i futuri proventi che arrivano alla Lega vengono sequestrati, è evidente a quel punto che il partito non può più esistere, perchè non ha più soldi. E’ ovvio che se il 6 i giudici decidono cosi, noi come partito siamo finiti. Arrivasse dopo una sentenza della Cassazione io non avrei niente da dire”. Maglietta maniche corte e toni informali, Giorgetti ha negato di essere il Gianni Letta del governo gialloverde o il nuovo Richelieu. E ha pure respinto qualsiasi ricostruzione di crisi dentro l’esecutivo. “Se la Lega avesse voluto staccare la spina”, ha chiuso, “il giorno dell’avviso di garanzia a Salvini per l’indagine sulla Diciotti avremmo avuto un buon motivo. Non lo abbiamo fatto, abbiamo cinque anni davanti per salvare il Paese dal disastro”.

“Diciotti? C’è un problema con la Guardia costiera, di solito militari rispettano gli ordini”
 
Durante l’intervista per la Confessione, Giorgetti ha anche parlato della nave Diciotti e della decisione del governo di tenerla bloccata nel porto di Catania con 150 migranti a bordo. “In questo caso era coinvolta la Guardia costiera italiana, non una ong”, ha detto Gomez. “Ha ragione”, è stata la replica del sottosegretario leghista. “Siccome l’Italia è stato sovrano, resta da spiegare come sia possibile che la nave Diciotti sia entrata in acque maltesi visto che di solito i militari rispondono agli ordini”. “Quindi lei non ha capito perché hanno agito in questo modo?”, ha continuato Gomez. “No, mi risulta che le autorità maltesi abbiano protestato per questo sconfinamento. E’ un avvenimento che resta da chiarire. Il povero Toninelli si sta chiedendo questo e molte altre cose su come funziona la catena di comando”. Quindi, alla domanda del direttore Gomez, “abbiamo dei problemi allo stato attuale con la Guardia costiera?” “Sì”, è stata la risposta. “Tanto è vero che questo è un governo di cambiamento che vuole cambiare le cose anche su questo”. Giorgetti ha anche parlato dell’indagine della procura di Agrigento sul ministro dell’Interno. L’inchiesta – che ipotizza cinque reati tra i quali il sequestro di persona: “Io credo che il magistrato volesse in qualche modo indagarlo. E a Salvini non dispiacesse essere indagato”. Quindi, ha commentato ridendo: “Ora sono contenti sia Salvini che il magistrato”.
“Salvini? Sa quando deve frenare. Ma sui 500mila respingimenti l’ha sparata grossa”
 
Il sottosegretario leghista ha quindi parlato del leader del Carroccio e di questi primi mesi al governo con i 5 stelle. “C’è un pericolo che la gente si stanchi dal suo continuo rilanciare?”, ha chiesto Gomez. “Sì c’è”, ha risposto. “Per guidare bene un’auto di Formula 1, bisogna sapere anche frenare, non solo accelerare, se no vai fuori strada alla prima curva. Anche la politica è così. Salvini sa tenersi tarato sulla pancia dell’elettorato, confido quindi che quando sentirà che la pancia dell’elettorato gli segnalerà che è il momento di frenare, frenerà”. A questo proposito, nel merito dei 500mila respingimenti promessi in campagna elettorale da parte del segretario: “L’ha sparata grossa”, ha commentato. “Mi accontenterei che non arrivassero più”.

“Non abbiamo le risorse per inglobare Forza Italia”
 
Rimane aperta anche la questione del rapporto con gli ex alleati di Forza Italia, un fronte caldo che potrebbe riaprirsi anche in vista delle Europee. “Se portiamo via elettori a Forza Italia, o ad altri partiti, non è colpa nostra, ma loro”, ha detto Giorgetti. Che ha però anche aggiunto: “Non abbiamo risorse per inglobare Forza Italia. Ma le idee di Salvini sono più attraenti di quelle di Tajani. Il fatto che la Lega cresca e gli altri diminuiscano crea di fatto la Lega come partito di riferimento del centrodestra, anche se secondo me non esistono più le categorie centrodestra e centrosinistra. Se portiamo via elettori, non è colpa nostra, ma colpa loro”. Giorgetti ha dato quindi una visione ottimista sul futuro del governo, dicendo che lui e Conte sorridono alle ricostruzioni sugli scontri interni che invece non ci sarebbero: “L’unico problema per metterli d’accordo”, ha tagliato corto Giorgetti, “è trovarli insieme. Uno sta in Cina, l’altro in diretta Facebook. Quando riesci a trovare un giorno per chiuderli un’ora in una stanza con il presidente Conte l’esperienza dice che le soluzioni si trovano. A settembre hanno finito di fare i loro giri e troveremo le soluzioni”. Insomma, ha chiuso con una battuta: “Pd e Forza Italia non riescono a portare avanti idee di nessun tipo, l’opposizione non esiste. Facciamo tutto noi: il governo e l’opposizione. Ogni tanto litighiamo per dare soddisfazione alla gente”.

“Autostrade? Il primo obiettivo è la revoca della concessione. Dubito Anas abbia le strutture tecniche”

Tra i dossier più importanti in discussione sul tavolo del governo c’è sicuramente quello di Autostrade, dopo la tragedia del crollo del ponte di Genova. “Il primo obiettivo”, ha detto Giorgetti, “è la revoca della concessione alla società Autostrade, poi discuteremo politicamente come procedere”, ma “la responsabilità di Autostrade appare evidente, e la vedo difficile pensarla diversamente”. Giorgetti ha però anche precisato: “Io dico rimettiamo a gara la concessione. Poi chi partecipa vince. Non esiste la regola aurea meglio il privato o il pubblico”. Dopo “ci sono due possibilità: decidere di fare le cose in casa e nazionalizzare e utilizzare Anas o non so bene cos’altro per gestire le autostrade. Dubito però che Anas abbia le strutture tecniche” adeguate in questo momento. La seconda possibilità e’ fare “una nuova gara con modalità diverse su tariffe e manutenzione”.

Quindi Gomez ha chiesto come mai è stato votato in Aula nel 2008, anche con i voti a favore del Carroccio, il cosiddetto “salva Benetton”: “Quel decreto nasce dal governo precedente. E’ stato poi ereditato da quello successivo e venduto come un accordo che permetteva di rilanciare e fare ulteriori tratte. Io non c’ero, ma se ci fossi stato, l’avrei votato perché la Lega” nel 2008 “aveva un vincolo di maggioranza. E’ stata un’operazione di clamoroso lobbismo“.

“Non siamo soddisfatti di come sta andando l’economia. Sforare il 3 per cento? Sì, se necessario”
 
Il rientro dei lavori in Parlamento, significherà anche tra le altre cose, discussione sulla prossima manovra finanziaria. “Quello che è certo è che non siamo assolutamente soddisfatti di come sta andando l’economia”, ha detto Giorgetti. “Abbiamo ambizione, qualcuno dirà la temerarietà, di portare l’Italia a un tasso di sviluppo sopra il 2-3%. Soltanto con lo sviluppo dell’economia si può affrontare il rilancio dello Stato”. Quindi si prende in considerazione l’ipotesi di sforare il limite del rapporto deficit pil al 3 per cento? “Se è necessario per mettere in sicurezza il Paese, anche si’. Credo che sia interesse anche dell’Europa”.

“Salvini permaloso. Bossi? Per lui ero troppo buono, ora sono troppo cattivo”
 
Nel corso de la Confessione, Giorgetti ha parlato anche dei colleghi del partito e dei rapporti costruiti nel corso degli anni. Qual è un difetto di Salvini, gli ha chiesto Gomez? “Bisogna stare attenti a come si fanno le critiche. Ci sono delle tattiche per fargliele arrivare”. Quindi il leader del Carroccio è permaloso?, è stata la domanda. ”Sì”, ha chiuso il sottosegretario. Per quanto riguarda Umberto Bossi invece, ha detto: “Mi ha insegnato tutto in politica e mi diceva che ero troppo buono per fare politica, forse sono diventato troppo cattivo…”.-

MESSINA - DE LUCA: "CORTOCIRCUITO CON IL CONSIGLIO FRUTTO DELL'ABORTO USCITO DALLE URNE".



Venerdì, 31 agosto 2018  -  14:45
pubblicato da www.tempostretto.it

 

 

L'intervento-appello del sindaco sul risanamento in aula, dove non può contare su alcun consigliere in virtù dell'esito elettorale dello scorso giugno (nessuna delle lste a lui collegate ha superato la soglia di sbarramento). 

Il particolare è stato rimarcato dal presidente del civico consesso ed altri membri dell'assemblea. 

De Luca attacca e illustra gli emendamenti per non perdere tempo in merito all'iter dello sbaraccamento annunciando che se non passano è pronto a dimettersi. La replica del presidente Claudio Cardile. -

MESSINA: NEL BRACCIO DI FERRO TRA SINDACO E CONSIGLIO COMUNALE PERDE LA CITTA'.



 

Risanamento Messina.

 

De Luca ha dalla sua parte le deputate Siracusano e Amata.

 
 
Deputato nazionale (Matilde Siracusano di Fi) e governo regionale (Elvira Amata di FdI) si schierano con Cateno De Luca, sindaco di Messina che ieri ha incassato il ‘ni’ del Consiglio comunale, che vuole approfondire i termini della delibera sul risanamento. Delibera che, come ha sottolineato lo stesso sindaco: “hanno avuto il tempo di ‘studiare’ avendola avuta a disposizione ben 20 giorrni fa”.

Insomma, sullo sbaraccamento della città dello Stretto, battaglia intrapresa dal nuovo sindaco, a parole sembra che tutti siano d’accordo, ma alla resa dei conti tergiversano con un diplomatico: “Vogliamo saperne di più”. E De Luca minaccia (per alcuni promette) dimissioni se non verrà approvata entro il 7 settembre, data nella quale il Consiglio dovrebbe esprimersi in via definitiva sulla creazione di un’agenzia comunale che si occupi del risanamento.

Ma se il sindaco scalpita per quello che ritiene un inspiegabile ritardo (e come dargli torto?) all’avvio di un intervento radicale la cui necessità dovrebbe essere condivisa da tutti, c’è chi lo sostiene negli intenti risanatori. Due deputate che ieri erano presenti in aula consiliare al momento del voto: Siracusano e Amata.

“Ho assistito alla seduta del Civico Consesso messinese – scrive in una nota la rappresentante di Forza Italia al parlamento nazionale, Matilde Siracusano – con grande sorpresa. Sorpresa nel non leggere negli interventi contrapposti alla proposta dell’amministrazione alcuna critica effettivamente costruttiva. Un plauso al sindaco per l’audacia e il coraggio dimostrati nell’avanzare in tale direzione, impegnandosi subito in modo concreto per venire a capo di una situazione drammatica che si trascina da un tempo inammissibile. Avrei ascoltato con interesse – prosegue – proposte alternative che non mi pare siano arrivate dall’opposizione.  

Un’aula che si è appigliata ad argomenti a mio avviso inconsistenti, quali l’assenza dell’assessore Falcone, il quale ha motivato abbondantemente e chiaramente le ragioni di tale mancanza, in una missiva indirizzata alla Presidenza del Consiglio comunale. Così come l’interpretazione relativa alla provenienza dei fondi che risultano palesemente iscritti in un atto legittimato dal voto del Parlamento regionale il quale lo ha approvato e inserito in una Finanziaria votata a maggioranza”.

Poi, da Siracusano, lo spunto d’intervento: “Personalmente faccio tesoro del documento resomi dal sindaco De Luca, la proposta di Legge del 6 aprile 60, prendendomi l’impegno di ripresentarlo, data la forte attualità dei suoi contenuti. Chiederò ai colleghi Parlamentari di condividerlo senza indugi o posizioni preconcette perché ritengo essenziale fare quadro attorno ad un tema che non può e non deve, per motivi partitici, continuare a tenere in ostaggio la comunità messinese e il risanamento della nostra città”.

Anche Elvira Amata si schiera a favore del sindaco:

“Operare opposizioni ex ante ad una proposta – dichiara il deputato regionale di Fratelli d’Italia – che può finalmente risolvere una questione perché inviso il proponente è una prassi che non appartiene né a me nè al partito al quale appartengo”.

“Ci troviamo davanti a quella che qualcuno definisce emergenza. Permettetemi di dissentire. Non si tratta di emergenza – prosegue – ma di uno stato di fatto ampliato nei decenni da corto circuiti tra enti preposti e a volte mala politica. C’è prima di tutto un problema di volontà politica. 

Sì, perché è bene che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. E l’aula consiliare ha una grande responsabilità, a questo punto. Dire il proprio no all’eventuale nascita di un’agenzia che può mettere la parola fine ad una vergogna come quella della baraccopoli è nelle facoltà del consiglio comunale ma bisogna ammetterlo a viso aperto. È tempo che ciascuno faccia la sua parte. La Regione si è impegnata; l’Ars ha votato lo stanziamento di una somma necessaria alla fase di start up per l’agenzia di cui oggi abbiamo parlato. 

Il Governo regionale ha manifestato palesemente il suo obiettivo di risanare la Sicilia. Il consiglio comunale di Messina intende interrompere l’iter? Abbiamo il dovere di intervenire proprio sullo sviluppo della nostra società garantendo a chi verrà dopo di noi un’eredità più decorosa di quella che abbiamo ricevuto. È esattamente la ragione stessa su cui si fonda il nostro ruolo di deputati, di amministratori, di consiglieri comunali. La soluzione allora non può che essere la più ovvia: metterci insieme”.-

FESTA DEL FATTO: CARLO VERDONE MATTATORE

 

Oggi tocca a Gazzè.

 

Festa del Fatto: Carlo Verdone mattatore, oggi tocca a Gazzè
Il primo film di Carlo Verdone durava 24 minuti, era un film underground, rarefatto, vinse un premio a Tokyo. Suo padre lo vide e disse: “Portalo a Roberto Rossellini”. Detto, fatto. Il giovane Carlo arriva al Centro Sperimantale di Roma, una stanza grande, luminosissima, con le finestre che non si potevano chiudere: “Pensai, e adesso come faccio il buio per la proiezione?”. Entra il maestro: “Su, forza, partiamo con questa proiezione!”. “Maestro c’è luce…” rispondo terrorizzato. “Avvicina il proiettore al muro!”. Il riquadro diventa grande come un francobollo, Rossellini chinato a guardarlo, Carlo Verdone alla finestra per fare ombra agli occhi del grande regista. “Tu ragazzo hai visto molti film di Antonioni, bene!”. “Io che non ne avevo visto neanche uno risposi: moltissimi!”. “Bravo!” rispose lui. E il provino andò bene.

Questo è stato uno dei tanti aneddoti con cui, ieri sera, Carlo Verdone ha aperto la Festa del Fatto Quotidiano al Parco della Versiliana di Pietrasanta. Più di 1.500 persone ad assistere, Marco Travaglio e Alessandro Ferrucci a dialogare con lui, il pubblico estasiato e con la pancia in mano per tutto l’incontro, per festeggiare i 40 anni di cinema di uno dei più amati registi e attori del cinema italiano. Spezzoni dei suoi film storici, imitazioni, quasi sempre in piedi a raccontare, battute, voci, pause, Carlo Verdone non si è risparmiato e il pubblcio di Pietrasanta – “Quanto amo questi posti, ci ho girato anche “Viaggi di nozze” a “Al lupo al lupo” – lo ha accolto con un calore unico. Tra una battuta e l’altra i frammenti di film, si parte con uno epico: l’emigrato che torna a votare in Italia e, durante il viaggio, gli rubano tutto: “Il monologo finale incomprensibile, dopo aver votato, è stato improvvisato. Non avevo preparato niente. Ciak di gira, buona la prima, tra gli applausi dei tecnici. Ancora oggi non so come ho fatto”.

Tutto il suo cinema nasce da esperienze vissute, cose viste, persone incontrate: “Questo in particolare da un viaggio in Polonia nel 1971 con due amici. Arriviamo, abbassiamo il finestrino per chiedere informazioni e ci risponde un italiano che viveva là: non abbiamo capito una parola. E quel famoso monologo, un po’, è nato in quel viaggio”. E poi ricordi, consapevolezze, rimpianti – pochi – delusioni – pochissime – e tanto successo, con i suoi personaggi imitati nei bar, agli angoli delle strade, figure che sono entrate nell’immaginario di tutti al primo impatto, come un amore imporovviso. Poi regala un bacio alla Versilia, un mare che ama, “dove Mina era di casa, dove c’era la Bussola e veniva Aznavour, questo è un posto magico”.

Carlo Verdone è un mito, pochi come lui riescono a mettere d’accordo in modo trasversale tutti, grandi e piccini, verdi e rossi, forse perchè i suoi personaggi sono lo specchio dell’Italia: “Sì, sono stati racconti sociologici di un Paese. Ma sapete perché? Perché non erano studiati per portare le persone al cinema, per fare cassa, ma per raccontare un mondo, un momento storico”. E ci sono riusciti Carlo, ci puoi giurare.

Oggi la festa del Fatto entra nel vivo. Alle 12 ci sarà l’attesissima “Confessione”, fatta a Peter Gomez, del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giancarlo Giorgetti. A seguire, alle 16, un incontro dal titolo “Alla ricerca del lavoro perduto”: moderati da Salvatore Cannavò si confronteranno Laura Castelli, Stefano Feltri, Maurizio Landini e Massimo Mallegni. Alle 17.30 un’altra “Confessione” a Peter Gomez, questa volta toccherà a Nicola Zingaretti. Alle 18.30 si parlerà invece di televisione con Bianca Berlinguer, Laura Carafoli, Paolo Del Debbio e Giovanni Floris, moderati da chi scrive. Infine, alle 21, il concerto dell’Alchemaya Tour di Max Gazzè.-

Argentina, 

peso fuori controllo: tassi 

di interesse al 60%. Macri 

chiede a Fmi di accelerare 

salvataggio da 50 miliardi.

 

Argentina, peso fuori controllo: tassi di interesse al 60%. Macri chiede a Fmi di accelerare salvataggio da 50 miliardi


La crisi è precipitata nelle ultime settimane e l'inflazione è al 35%. Dal Fmi Buenos Aires ha già ricevuto 15 dei 50 miliardi, e il mese prossimo dovrebbe riceverne altri 3. Ma non basta. l'obiettivo è evitare un ulteriore peggioramento che possa fare deragliare la ripresa mondiale.

 

 

Crolla il peso argentino, che tocca il suo minimo storico, costringendo la banca centrale ad alzare i tassi di interesse di 15 punti percentuali al 60%, il livello più alto al mondo. È crisi profonda per Buenos Aires e l’impegno del Fmi a rivedere la tempistica dei pagamenti previsti nell’ambito del piano di salvataggio da 50 miliardi di dollari non basta. E con l’apprezzamento del dollaro e l’inflazione che viaggia al ritmo del 35%, il governo ha anche problemi da risolvere sul piano sociale.

Quello dei tassi al 60% è un rialzo per cercare di fermare la discesa senza fine del peso, in calo del 15% al minimo di 40 per dollaro. La flessione mette sotto pressione tutte le valute dei mercati emergenti, che temono una forte ondata d’urto dal pericoloso mix Argentina-Turchia. La paura è che Buenos Aires e Ankara non riescano a riconquistare la fiducia degli investitori, trascinandosi dietro tutti gli emergenti. Al crollo del peso si accompagna il calo di oltre il 5% della lira turca sulla scia delle preoccupazioni sullo stato di salute dell’economia e dei mercati finanziari e, soprattutto, delle ricette economiche del presidente Recep Tayyip Erdogan.  L’effetto domino è immediato: il real brasiliano cala ai minimi, il rand sud africano perde oltre il 2%. Così anche le Borse europee restano deboli e virano in negativo, temendo un possibile contagio internazionale delle due crisi.
La crisi argentina è precipitata nelle ultime settimane, indebolendo e facendo perdere la fiducia nel presidente Mauricio Macri. L’ultimo colpo è arrivato dall’agenzia di rating Moody’s, che nei giorni scorsi ha rivisto al ribasso le stime di crescita del paese, la cui economia è prevista contrarsi quest’anno dell’1% rispetto a un +3% stimato in precedenza. La bocciatura ha aumentato le pressioni del mercato e contribuito a spingere Macri a chiedere al Fmi si accelerare i pagamenti nell’ambito del maggiore piano di salvataggio mai approvato dal Fondo.

Buenos Aires ha già ricevuto 15 dei 50 miliardi, e il mese prossimo dovrebbe riceverne altri 3. Christine Lagarde, il direttore generale del Fmi, ha assicurato che l’istituto valuterà la richiesta e lo farà in tempi brevi. L’obiettivo è evitare una crisi fuori controllo che peggiori ulteriormente la situazione in un Sud America già alle prese con la fuga dal Venezuela, travolga gli emergenti e faccia deragliare la ripresa mondiale. L’impegno di Lagarde a un esame rapido non ha calmato i timori del mercato, costringendo la banca centrale al gesto estremo di portare i tassi al 60% “in risposta della situazione sui tassi di cambio e del rischio di un’inflazione ancora maggiore”.-

Lucca, il baratto sociale di 

Altopascio: né reddito di 

cittadinanza né di inclusione. 

“1000 euro per lavori di 

utilità sociale”.

 

Lucca, il baratto sociale di Altopascio: né reddito di cittadinanza né di inclusione. “1000 euro per lavori di utilità sociale”


Nel paese in provincia di Lucca, 15mila abitanti, per evitare il puro assistenzialismo la giunta di centrosinistra guidata da Sara D’Ambrosio ha pensato che chi avesse ottenuto l’aiuto economico del Comune avrebbe anche dovuto restituire qualcosa sotto forma di buona pratica per la cittadinanza: "Funziona, ci stanno 'copiando' diversi di comuni limitrofi di altre province toscane".

 

Non è il reddito di cittadinanza sperimentato nella Livorno grillina ma poco ci manca. Nessun centro per l’impiego e nessuna offerta di lavoro: in cambio del conguaglio economico i beneficiari della misura devono operarsi per azioni a favore del bene comune, come la ripulitura di un parco pubblico o la verniciatura di una panchina nella piazza del paese. Siamo ad Altopascio, comune di 15mila abitanti al confine tra la provincia di Lucca e quella di Pistoia, e qui la giunta di centrosinistra targata Partito Democratico da due anni sta sperimentando il cosiddetto “baratto sociale”, una misura di welfare molto simile al reddito di inclusione dei governi Renzi e Gentiloni e al reddito di cittadinanza che è tra i punti principali del programma di governo gialloverde.





Ma con una differenza sostanziale: per evitare il puro assistenzialismo la giunta della sindaca Sara D’Ambrosio ha pensato che chi avesse ottenuto l’aiuto economico del Comune, avrebbe anche dovuto restituire qualcosa sotto forma di buona pratica per la cittadinanza. “Non abbiamo scoperto l’acqua calda – spiega al Ilfattoquotidiano.it l’assessore al sociale del Comune di Altopascio Ilaria Sorini – ma noi siamo venuti prima di qualunque altra misura simile anche a livello nazionale, anche prima del Sia messo in piedi dal governo Renzi: l’idea è quella di reinserire le persone in difficoltà all’interno delle nostre comunità”.
Il “baratto sociale” di Altopascio è stato sperimentato per la prima volta un anno fa dalla nuova giunta di centrosinistra di Sara D’Ambrosio (Pd) che nel 2016 aveva conquistato il Comune dopo 25 anni di sindaci di centrodestra. E la misura assomiglia molto a quel “reddito di cittadinanza” messo in campo nel 2015 da Filippo Nogarin a Livorno e che costituisce uno dei punti fondamentali del contratto di governo gialloverde a livello nazionale. Dalla giunta targata Pd del Comune lucchese, però, nessuno si imbarazza per questo accostamento, anzi: “Il principio tra il baratto sociale e il reddito di cittadinanza è molto simile – spiega il vicesindaco Daniel Toci – l’idea è la stessa: ridare dignità alla persona. Poi, ci possono essere delle differenze nella realizzazione ma l’importante è sempre la tutela della persona e del bene comune”. E proprio il Movimento 5 Stelle locale (che due anni fa non è riuscito ad eleggere consiglieri comunali) ha sostenuto il “baratto sociale”: “Incontro spesso gli attivisti grillini e su questo punto siamo in sintonia – continua Toci – e mi sembra normale: tra noi e loro non c’è tutta questa distanza”.




Il progetto del “baratto sociale” è partito nell’inverno del 2017 quando la giunta era alla ricerca di una soluzione per un problema endemico del territorio. Altopascio un anno fa era il terzo comune della provincia di Lucca con il più alto tasso di famiglie a rischio povertà: il 29,3%, sette punti in più rispetto alla media provinciale che nel 2017 si è attestata al 22. “La nostra idea era quella di aiutare le famiglie, i giovani e gli anziani in difficoltà – continua Sorini – ma allo stesso tempo il cuore del progetto sta proprio nel principio del baratto: chi riceve un sostegno, in cambio si mette a disposizione della cittadinanza con delle buone pratiche che possano portare benefici per il territorio”. Così, nell’ultimo anno, 20 persone hanno potuto ottenere un aiuto fino a 500 euro in cambio di lavoretti utili come la cura del verde pubblico e del decoro urbano, sorveglianza durante gli eventi, pulizia delle strade ma anche servizi sociali per anziani e disabili.

“La sperimentazione è riuscita – esulta il vicesindaco Toci – i cittadini che hanno usufruito del baratto sociale sono molto soddisfatti e alcuni di loro continuano tutt’oggi a fare volontariato”. Così il Comune di Altopascio quest’anno ha deciso di replicare e di rilanciare con un finanziamento maggiore: dai 500 euro dell’anno scorso quest’anno chi parteciperà al bando pubblico ne riceverà esattamente il doppio, ovvero 1000. E questo sarà possibile grazie ad un investimento maggiore nel fondo anticrisi comunale (passato quest’anno da 50.000 ai 57.500 euro) e ai 15.000 euro raccolti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca.

Da quando è partito, il “baratto sociale” è stato sperimentato anche in altri Comuni della Toscana come Incisa e Figline Valdarno (Firenze), Poggio a Caiano (Prato) e Siena. E molti altre città lo faranno nei prossimi mesi: “In questi giorni ho incontrato i rappresentanti di comuni limitrofi compresa Lucca che presto ci prenderà a modello – conclude Toci – Questo significa che il nostro baratto sociale a qualcosa è servito”.-

Istat, disoccupazione cala a 

10,4%, giovani a 30,8%.

 

-28.000 occupati a luglio, giù donne e stabili.

 

Il tasso di disoccupazione scende a luglio al 10,4%, con un calo di 0,4 punti percentuali rispetto a giugno, tornando ai livelli di marzo 2012. Lo comunica l'Istat precisando che è in calo anche la disoccupazione giovanile, scesa il mese scorso al 30,8% (-1,0 punti), ovvero al minimo da ottobre 2011.

A luglio gli occupati sono diminuiti dello 0,1% (-28.000 unità) rispetto a giugno, mese in cui si era già registrato un calo di 41.000 unità. Lo rileva l'Istat precisando che il calo è interamente legato alla componente femminile e si concentra tra le persone di 15-49 anni. In flessione i dipendenti permanenti (-44 mila), mentre crescono lavoratori a termine e indipendenti (entrambi +8 mila). Malgrado il calo di giugno e luglio, nel trimestre maggio-luglio gli occupati sono aumentati di 151 mila unità (+0,7%). A luglio il tasso di occupazione è al 58,7%.

Nel mese di luglio diminuiscono occupati e disoccupati, ma aumentano gli inattivi con una crescita dello 0,7% (pari a 89 mila unità in più) rispetto a giugno. Lo rende noto l'Istat, precisando che l'aumento coinvolge le donne (+73.000) e gli uomini (+16.000) e si distribuisce tra i 15-49enni. Il tasso di inattività sale al 34,3% (+0,3 punti percentuali). Su base annua, sottolinea tuttavia l'Istat, "continua il calo dell'inattività che risulta di poco superiore al minimo storico raggiunto a giugno". (ANSA)

Valanga di risposte sull'

addio all'ora legale, l'Ue 

valuta l'abolizione.

 

4,6mln contributi a consultazione, 

spinta Paesi Nord e Germania.

 
 
Redazione ANSA BRUXELLES
L'Europa vuole dire addio all'ora legale. "C'è stato un sondaggio pubblico, hanno risposto in milioni e c'è la volontà che l'orario estivo sia quello usato tutto l'anno in futuro. Quindi sarà così", ha confermato in un'intervista alla tv tedesca ZDF, il presidente della Commissione Ue, Jean Claude Juncker.

La proposta definitiva della Commissione, ha quindi spiegato Juncker, arriverà oggi, poi la misura dovrà essere approvata successivamente dal Parlamento europeo e dai capi di Stato e di governo, il Consiglio europeo.

Il sondaggio ha ricevuto una valanga di risposte, ben 4,6 milioni, il numero più alto mai avuto da una consultazione pubblica Ue. Ad accendere il dibattito sono stati in particolare i Paesi del Nord e Baltici, ritenendo superate le ragioni dell'ora legale quale il risparmio energetico e adducendo anche motivi di sanità pubblica come i costi dei disturbi del sonno provocati dal cambiamento orario.
I risultati vedrebbe una schiacciante maggioranza delle risposte, pari all'80%, favorevole all'abolizione dell'ora legale. Allo stesso tempo però, i rispondenti, secondo altre fonti, sarebbero per quasi due terzi (3 milioni) solo tedeschi.

"Non è un referendum, è una consultazione, e terremo conto nella nostra analisi in modo debito di tutti gli aspetti legati ai contributi ricevuti" oltre ad altri studi e rapporti, ha assicurato il portavoce della Commissione Ue Margaritis Schinas, ricordando che anche il Parlamento europeo dovrà esprimersi. Il tema intanto è finito anche sul tavolo del 'conclave' dei commissari a Genval, dove è in corso il seminario annuale del Collegio dopo la pausa estiva per preparare il discorso sullo stato dell'Unione (previsto il 12 settembre) e il programma di lavoro, in questo caso gli ultimi del mandato della Commissione Juncker.

L'esecutivo comunitario ha condotto la consultazione su richiesta dell'Europarlamento. Il dossier è stato aperto in seguito alle richieste di alcuni Paesi tra cui Finlandia e Lituania a cui si sono aggiunti Estonia, Svezia e Polonia, ed è sostenuto anche da alcuni eurodeputati liberali tedeschi che a febbraio avevano presentato una risoluzione. La direttiva Ue che armonizza il passaggio ora solare-legale è del 2000, ma nella maggior parte dei Paesi questo veniva applicato già prima ed è stato usato per la prima volta durante la Prima guerra mondiale. (ANSA)

Il ministero fu avvisato 

del pericolo sul ponte. 

Trema anche Toninelli.



Il dato negli atti sequestrati: ma nessuno agì. I pm smentiscono l'ipotesi bomba: "Delirante".






Le possibili responsabilità del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel crollo del ponte Morandi.








Sotto la lente degli inquirenti finiscono nuovi elementi utili a capire se e quanto gli uffici ministeriali fossero consapevoli del pericolo sul viadotto di Genova. E le eventuali misure che potevano essere attivate. L'ultimo documento all'attenzione dei magistrati è stato sequestrato insieme con molti altri due giorni fa dalla Guardia di finanza. È datato 11 giugno, dieci giorni dopo il giuramento del nuovo governo gialloverde e l'insediamento del neo ministro Danilo Toninelli. Si tratta del decreto, come ha rivelato ieri il Corriere, con cui la Direzione di vigilanza sulle concessioni autostradali ha dato il via libera al progetto esecutivo di rinforzo degli stralli del viadotto, presentato da Autostrade.
I lavori sarebbero dovuti partire a settembre, per sopperire «alla progressiva perdita di funzionalità relativa alle pile 9 (quella crollata, ndr) e 10 del Polcevera», riporta l'ufficio del ministero nel parere favorevole: «L'intervento proposto allunga la vita degli stralli, fondamentali per la statica del ponte». Un rinforzo fondamentale. È proprio sull'iter autorizzativo di tale intervento, passato al vaglio di ministero e provveditorato per le opere pubbliche, che si concentrano le attenzioni degli inquirenti per individuare eventuali falle nella valutazione del pericolo e della mancata chiusura del viadotto. Nelle carte che sono rimbalzate tra Autostrade, il suo vigilante, e il comitato tecnico del provveditorato emergono tutte le criticità rilevate sullo stato del ponte.
Il progetto di rinforzo approda sul tavolo degli uffici del ministero il 13 marzo, dopo il nulla osta ricevuto il 1° febbraio dal comitato tecnico. Un verbale sequestrato dagli inquirenti, perché nel dare via libera ai lavori il provveditorato si era anche soffermato sui metodi «fallaci» usati da Autostrade per valutare la robustezza e la tenuta del calcestruzzo. Lasciando presagire che il deterioramento del viadotto potesse essere superiore a quanto rilevato. Ma è durante l'attesa dell'approvazione del progetto dal ministero, che arriverà solo quattro mesi dopo, che emerge l'«urgenza» di rinforzare il ponte.
È la stessa Autostrade a sollecitare un'accelerazione burocratica per partire coi lavori: il 28 febbraio, rivela l'Espresso, la concessionaria scriveva al ministero segnalando l'«urgenza che riveste la conclusione dell'iter approvativo dell'intervento» al fine di un «incremento di sicurezza necessario sul viadotto Polcevera». Una comunicazione ordinaria, secondo Autostrade. Un allarme inascoltato, secondo altri. Eppure tra tutte queste mail, contatti e pareri non ci sarebbe traccia di prescrizioni rispetto a sospensioni o riduzioni del traffico sul ponte che avrebbero potuto evitare la tragedia.
Sulle ragioni del crollo, il procuratore capo Francesco Cozzi ha bollato come «delirante» l'ipotesi di un attentato rilanciata ieri da Enzo Siviero, 73 anni, un ingegnere padovano ed ex docente all'Università di Venezia: «La dinamica è compatibile - ha dichiarato il professore -. Se sono state messe delle microcariche di un certo tipo, in pochi secondi salta. È un'ipotesi che valuto sopra il 50%». «Nessuna evidenza di esplosione, né tracce di bombole di acetilene - precisa Cozzi - Si parla di lampi e fulmini. Valutiamo tutto ma non le ipotesi fantasiose».-