martedì 30 aprile 2019

Aeroporto del Mela. 

Siracusano: "Farebbe ri=

nascere economia morente".


Redazione 
 
martedì 30 Aprile 2019 - 11:26 
pubblicato da www.tempostretto.it
 
 
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Aeroporto del Mela. Siracusano: “Farebbe rinascere economia morente”
La replica al prof. Michele Limosani, secondo cui un nuovo aeroporto non servirebbe


MESSINA – Prima la proposta di legge, poi l’analisi del prof. Michele Limosani, ora la risposta della deputata Matilde Siracusano.

“Rispetto l’analisi del prof. Limosani che però si basa su quello che Messina è oggi. Io faccio politica e l’obiettivo di un dirigente politico è quello di produrre strumenti per far crescere un territorio. Nel nostro caso dobbiamo fare uno sforzo maggiore perché la nostra provincia sta morendo. La sua analisi si basa su numeri che sono indicativi di un’economia isolata. 

Se rispetto alle nostre potenzialità registriamo una bassa propensione all’esportazione, e flussi turistici minimi, qualche ragione ci sarà? Se ci fosse un aeroporto sarebbe più economico esportare merci e molto più semplice invogliare un maggior numero di turisti a visitare il nostro territorio e magari catene alberghiere ad investire e costruire alberghi sulla nostra costa, attuando iniziative di marketing territoriale, come ad esempio l’organizzazione di voli charter”. 

“Non si faccia con l’aeroporto – continua la parlamentare  – lo stesso errore che si è commesso con il ponte, la cui realizzazione era subordinata al potenziamento delle autostrade, con il risultato di non avere infine né il Ponte, né le autostrade. L’aeroporto non esclude il potenziamento della rete autostradale, anzi ne incentiva la realizzazione. Tutti gli studiosi di economia ci insegnano che lo sviluppo locale si realizza quando un territorio è accessibile, sia a uomini che a merci. Ciò è possibile solo con la creazione di porti, aeroporti e strade. Perché questa regola che vale dovunque non dovrebbe valere a Messina?”. 

“Oggi, nel 2019 – conclude Siracusano – gli aeroporti non si fanno concorrenza, anzi aumentano il transito dei passeggeri. La vocazione turistica del nostro territorio, che oltretutto comprende l’arcipelago delle Eolie, può essere implementata solo attraverso la realizzazione di infrastrutture, ed in questa ottica, l’aeroporto risulterebbe necessario”.-

REDDITO DI CITTADINANZA: LA COLPA NON E' DI CHI LO RICEVE MA DI CHI HA RIDOTTO MILIONI DI ITALIANI IN POVERTA'.

 

Bassa mobilità sociale, disuguaglianze, scarsi livelli occupazionali e salari irrisori i veri mali italiani.

Sentire gente come Silvio Berlusconi o, ancora peggio, Maria Stella Gelmini, scagliarsi contro il reddito di cittadinanza, è vero, qualche rigurgito lo produce. Ormai i tempi sono maturi perché le prime mensilità vengano erogate. Si tratta solo di questione di giorni. Ma l’argomento continua a suscitare sospetti e malumori da parte di chi, evidentemente, non tiene conto del grave ritardo economico – sociale in cui versano milioni di italiani.

E la colpa principale, a prescindere dalla bocciatura delle strategie dell’attuale esecutivo da parte dei mercati, è di chi ha governato il Paese nell’ultimo quarto di secolo, relegandolo a bassi livelli occupazionali e salariali, investendo sempre meno nell’istruzione, disincentivando soprattutto la mobilità sociale. Ovvero, la possibilità per chi proviene dalle classi più basse di progredire e migliorare la propria condizione. 

Così favorendo le disuguaglianze e l’attuale macelleria sociale, con coloro che hanno un impiego pronti a puntare l’indice contro i percettori al momento potenziali del Rdc, nemmeno fossero dei privilegiati. 

La scorsa settimana è stata l’Ocse, pur apprezzando in linea di principio la misura, a fare dei rilievi. Secondo l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, sarebbe ritagliata appositamente sui single e non sulle famiglie e i meccanismi escogitati dal legislatore non favorirebbero adeguatamente la transazione verso il mondo del lavoro, facendo scattare la cosiddetta “trappola del sussidio”. 

Con l’effetto che i beneficiari potrebbero rifiutare il posto poiché comportante maggiori costi per i trasporti e la cura dei figli. A demotivare gli aventi diritto a cercare una sistemazione sarebbe principalmente l’importo di 780 euro mensili, ritenuti troppi rispetto alla media nazionale dei salari, soprattutto al Sud.

Ma proprio qui scatta la prima obiezione. Non è il reddito garantito a essere troppo alto, considerato che è lo stesso della Germania. Semmai, sono troppo bassi i compensi dei lavoratori italiani, con un guadagno orario medio lordo di 12 euro e 49, stando a Eurostat. Al di sotto della media dell’Unione europea che è di 13,14. Non solo: nella penisola si lavora più che nel resto degli Stati comunitari, eccezion fatta per la Grecia.

Assolutamente iniqua, poi, la distribuzione della ricchezza. Secondo il recente report di Oxfam, Il 5% più ricco degli italiani è titolare da solo della stessa quota di patrimonio posseduta dal 90% più povero. Tutto questo grazie alle politiche scellerate attuate, durante la Seconda Repubblica, dai signori Berlusconi, Gelmini e compagnia cantante. Così come dai loro rivali di centrosinistra.

Quanto a occupazione, lo Stivale è non a caso penultimo nell’Ue dei 28, con un aumento dei lavoratori a rischio povertà che dal 2008 al 2018 ha fatto registrare il tasso percentuale più alto in assoluto. A trainare la penisola verso il basso sono tutte le regioni del Sud. A causa, non di politiche  indifferenti nei confronti della Questione meridionale, ma scientificamente mirate al suo aggravamento.

Proprio per questa ragione, stando ai dati divulgati dall’Inps la scorsa settimana, sono circa un milione le domande di Rdc pervenute finora e la maggiore concentrazione si registra in Campania, Sicilia e Puglia. Oltreché in Lazio e Lombardia, dove è più diffuso, come conferma l’Istat, il fenomeno del degrado delle periferie.

Analizzando quanto denuncia Oxfam e integrandolo con i rapporti pubblicati dalla stessa Ocse, da Eurostat e dall’istituto nazionale di statistica, il profilo che viene dipinto dell’Italia è quello di un Paese in cui l’ascensore sociale si è bloccato.  Proprio l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico certifica che, nel Bel Paese, a un bambino che nasce in una famiglia a basso reddito potrebbero servire cinque generazioni per raggiungere il reddito medio. Inoltre, l’incidenza della povertà assoluta, che tra il 2005 e il 2017, è più che raddoppiata, toccando l’8,4% (un milione e 778mila famiglie, 5 milioni e 58mila individui, il 12,1% dei bambini e degli adolescenti) riguarda, tra i lavoratori, coloro che svolgono gli impieghi più umili.

E il risvolto del problema è soprattutto educativo. Le famiglie più povere sono generalmente quelle con minore scolarizzazione. L’incidenza della povertà assoluta è infatti doppia nei nuclei familiari dove la persona di riferimento non ha il diploma. Con il risultato che i due terzi dei bambini con i genitori senza diploma restano con lo stesso livello d’istruzione, rispetto a una media Ocse del 42%.

Senza trascurare che l’efficacia del contrasto alla povertà non si può misurare solo in termini monetari. Come ricorda la Banca mondiale nel rapporto Poverty and shared prosperity 2018, la povertà presenta aspetti che coinvolgono tante dimensioni, di cui è difficile dare conto solo con le metriche reddituali. Una discriminante fondamentale – come ricorda Open Polis – è l’accesso ai servizi essenziali e la loro qualità. Ciò è ancora più vero per i bambini e gli adolescenti. A parità di reddito della famiglia, fa una differenza enorme poter disporre di una buona rete di servizi pubblici sul territorio. Contrastare la povertà nella fascia più giovane della popolazione significa offrire concretamente a tutti i bambini e gli adolescenti, a prescindere dal reddito dei genitori, uguali opportunità educative.

Ma è risaputo che, chi vive nel centro e, soprattutto, nel nord Italia, gode di più servizi. Così è, per esempio, per quanto riguarda i trasporti. Ma anche gli asili nido o la refezione scolastica. Con lo Stato che investe sempre meno in istruzione ed educazione. Andando nella direzione esattamente opposta a quella indicata nelle raccomandazioni del rapporto Ocse 2018 sulla mobilità sociale, che per l’Italia indica come priorità garantire l’accesso all’educazione di qualità, dall’asilo all’istruzione terziaria, ai bambini e ai giovani svantaggiati. 

Purtroppo, Roma tende a investire meno della media europea in istruzione. Stando a Eurostat, spende il 3,9% del Pil in istruzione, contro una media Ue del 4,7%. Un dato inferiore rispetto ai maggiori paesi Ue come Francia (5,4%), Regno Unito (4,7%), Germania (4,2%). Nella classifica generale, è quintultima, precedendo solamente Slovacchia. Romania, Bulgaria e Irlanda. Anche nel riparto della spesa sociale, Eurostat certifica che l’Italia stanzia in percentuale meno risorse a famiglie e bambini di quanto non facciano i soliti Germania, Regno Unito e Francia.

Stando così le cose, appare improbabile identificare nel reddito di base il padre di tutti i mali. Anche perché, al momento, non è mai stato elargito e non se ne conoscono gli effetti reali sotto il profilo occupazionale, sociale ed economico. Certo è che, prendersela con i loro percettori, reali o potenziali che siano, accusandoli a priori di volere lucrare senza lavorare, appare ingiusto, considerando i bassissimi livelli di mobilità sociale dovuti a un quarto di secolo di governi che hanno deliberatamente contribuito a concentrare le opportunità e la ricchezza nelle mani di pochi, escludendo e riducendo in povertà assoluta milioni di connazionali.-

TRENTASETTESIMO ANNIVERSARIO DELL'UCCISIONE DI PIO LA TORRE E ROSARIO DI SALVO.

“Tocca alle nuove generazioni farsi carico della sconfitta delle nuove mafie presenti in tutto il territorio nazionale ed internazionale che sono più opache, sommerse, e delle loro reti di relazioni con le aree grigie minoritarie del mondo delle professioni, degli operatori economici, dei politici e burocrati corrotti e collusi che mortificano la stragrande maggioranza degli onesti”.

Questo l’invito ai giovani di Vito Lo Monaco, presidente del Centro Pio La Torre, nel corso della manifestazione in ricordo del 37esimo anniversario dell’uccisione di Pio La Torre e Rosario Di Salvo, promossa dal Centro Studi nel Cortile Maqueda di palazzo dei Normanni a Palermo.

Una giornata commemorativa nel corso della quale proprio i giovani sono stati protagonisti. Con i relatori ufficiali selezionati tra gruppi di studenti del nord, centro e sud Italia. Così da sottolineare il passaggio generazionale del testimone dell’impegno antimafia.

“La mafia di venticinque/trentacinque anni fa – afferma Lo Monaco – è stata sconfitta grazie alla legge Rognoni-La Torre voluta dal Parlamento dopo l’uccisione di La Torre e del prefetto Dalla Chiesa, ben attuata dai corpi e istituzioni dello Stato e ben sostenuta da un ampio, trasversale movimento popolare di lotta contro le mafie, al quale da 33 anni contribuisce il Centro Studi Pio La Torre”.

“Viviamo – ha continuato – una fase storica che ha visto crescere sempre più l’equivalenza tra impresa corruttiva e impresa mafiosa, ma anche una maggiore presenza attiva della Chiesa contro le mafie e la corruzione e una maggiore consapevolezza della società civile. Non a caso nel corso di questi anni sono cresciute le denunce da parte delle vittime di estorsioni o di intimidazioni mafiose, dimostrando le capacità dello Stato democratico e la fiducia verso la sua azione di contrasto alle mafie”. “Né l’antimafia né il ricordo delle vittime di mafia – ha concluso Lo Monaco – possono essere una maschera di cartone che nasconde il volto vero del carrierista politico o imprenditoriale, quello che serve è l’impegno etico e sociale“.

Gli studenti dell’Iiss Giuseppe Greggiati di Ostiglia (Mantova): “Dobbiamo combattere le nostre paure e batterci per un’Italia libera dalle organizzazioni criminali, libera dal pizzo e libera dall’omertà. Ogni cittadino deve saper riconoscere questo impegno come un diritto e un dovere civico e proseguire in questa ferma volontà che ha davanti a sé già un sentiero tracciato dagli uomini che sono stati uccisi per questo. La mafia oggi è sicuramente meno visibile rispetto agli anni caldi del recente passato, oggi si è inserita in contesti economici e politici con estrema destrezza, tanto da essere poco percepita.

La Lombardia, la nostra regione, per esempio, è la quinta regione italiana per infiltrazioni mafiose, presenti soprattutto nel business del cemento e dello smaltimento dei rifiuti. La criminalità organizzata è ormai una metastasi diffusa su tutto il territorio nazionale. L’elemento chiave per combattere questo sistema è la conoscenza e quest’ultima inizia dai banchi di scuola ed ecco perché i giovani rappresentano il futuro di questa lotta”.

I ragazzi del liceo Vittorio Emanuele II di Palermo: “Non possiamo continuare ad illuderci che la mafia sia una realtà a noi estranea, relegata in specifici ambienti, ciò significherebbe abdicare all’impegno personale da cui ogni cittadino non deve e non può esimersi senza divenire complice della rete di paura, omertà e vile indifferenza su cui la mafia ha costruito il proprio potere. Occorre tuttavia ricordare che tutti, nella nostra sfera d’azione, nel nostro piccolo, abbiamo il dovere di combattere la mafia, anche se possiamo poco, è necessario offrire il proprio contributo perché ognuno di noi è una tessera della storia che abbiamo il dovere di non sotterrare”.

Gli alunni dell’Iti Michael Faraday di Ostia (Roma): “La mafia, penetrata nel tessuto sociale e stratificatasi per anni in un contesto periferico in cui ha trovato terreno fertile, è diventata via via mal costume e come tale non ha avuto bisogno di manifestazioni eclatanti. Essa si è infiltrata piano piano tra l’indifferenza generale ed ha inquinato la città che si è abituata alla corruzione, all’immobilismo, all’omertà, al non vedere, al non sentire, al non denunciare, che ha visto crescere nuovi modelli vincenti in coloro che non rispettano le regole, negli arrampicatori sociali, negli opportunisti, nei corrotti.

Le prime vittime di questo sistema malato sono i giovani, cui sono stati rubati i sogni, che respirano aria inquinata, che non riescono più a credere alla giustizia, alla correttezza, alla lealtà, all’onestà; chiusi in se stessi e cresciuti in un contesto malsano riproducono nella quotidianità scolastica e sociale questi modelli di comportamento, ritenendo giusti atteggiamenti astrattamente riprovevoli, ma che invece fanno parte della loro consuetudine di vita”.

I volontari che prestano il servizio civile nel Centro Pio La Torre: “L’eredità umana e politica di Pio La Torre è più che mai viva. Il suo esempio determina una presa di coscienza, conoscenza e partecipazione attiva sul territorio. Oggi che la mafia assume dei caratteri diversi, noi giovani generazioni non dobbiamo sicuramente dimenticare il passato e pensare che la mafia sia stata sconfitta, ma prenderci carico delle istanze di rivalsa nei confronti di un sistema che non ci appartiene.

Inoltre il costante ricatto dell’instabilità economica, specialmente in Sicilia, dove la criminalità organizzata e l’assenza di reali investimenti nel mondo del lavoro, ha portato noi giovani ad un progressivo abbandono del nostro territorio. È necessario occuparsi della formazione, di cui noi giovani siamo parte attiva, e proporre nuove prospettive lavorative e sociali per invertire la rotta perseguita sino ad oggi”.

Nel corso dell’evento sono intervenuti anche i rappresentanti delle istituzioni locali e regionali.
Gianfranco Miccichè, presidente dell’Assemblea regionale siciliana: “Per la prima volta una commemorazione di una vittima di mafia si svolge in questo luogo. Questo è importante perché è testimonianza del fatto che le istituzioni non vengano più viste come delle nemiche da combattere. Ciò che va contrastato è il malaffare. In passato invece questo Palazzo, questa Assemblea, veniva visto come qualcosa di oscuro, da combattere. Era un errore. Oggi questa visione sta cambiando” .

Gaetano Armao, vicepresidente della Regione Sicilia: “Il rapporto tra Pubblica Amministrazione e la mafia va reciso attraverso azioni che colpiscano gli interessi che tentano di condizionare l’operato delle amministrazioni. Il ruolo della memoria e della storia è fondamentale e la crescita della consapevolezza civile delle nuove generazioni è il punto di partenza per un futuro senza mafie “.

Claudio Fava, presidente della commissione regionale Antimafia: “La politica deve recuperare la funzione di ascolto della società. La politica è fatta di ascolto per poter percepire i bisogni dei cittadini e mettere in pratica le esigenze e le istanze che provengono dal popolo. La Torre sapeva personificare in pieno questo modo di fare Politica con la ‘P’ maiuscola e di comprendere la pericolosità della mafia e saperla combattere fino all’estremo sacrificio”.

Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: “Una delle lezioni più grandi di La Torre è stata quella di andare al di là delle classi per combattere le grandi battaglie per i diritti. Pio La Torre era un comunista, con ideali chiari e ben definiti e portati avanti ad ogni costo ma nelle grandi battaglie per la pace, per la terra, per la libertà, sapeva andare oltre le appartenenze politiche e coinvolgere tutti gli schieramenti. Questo esempio andrebbe seguito anche oggi, per esempio nella lotta in favore dei diritti dei migranti e della giustizia sociale”.-

Terme Vigliatore, arrestato 

il responsabile dell’ufficio 

tecnico comunale.

 
 
I carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare degli arresti domiciliari emessa dal Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Barcellona, su richiesta della locale Procura della Repubblica, guidata dal Procuratore Capo Emanuele Crescenti, a carico di Vincenzo Torre, 56 anni, responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Terme Vigliatore.
 
E’ ritenuto responsabile di abuso d’ufficio, falsità ideologica e materiale e abusivismo edilizio aggravati,in concorso con il titolare di una ditta edile ed il direttore dei lavori, al fine di dare una parvenza di legittimità ad una complessa operazione immobiliare.

Il provvedimento restrittivo scaturisce da un’attività di indagine, sviluppata a partire dal gennaio 2018 dalla Stazione Carabinieri di Terme Vigliatore, coordinata dal sostituto Procuratore della Repubblica Matteo De Micheli, i cui esiti hanno consentito di documentare le condotte illecite e le responsabilità a carico dell’arrestato e degli altri due indagati che hanno eseguito, in assenza del relativo permesso di costruire, interventi edilizi in zona sottoposta a vincoli storici, artistici, archeologici, paesaggistici ed ambientali.

Le investigazioni, in particolare, hanno permesso di documentare come il proprietario del fabbricato, nonché titolare della ditta edile che ha eseguito i lavori, acquistava,nel 2016, all’asta un complesso residenziale di 8 villette, a Terme Vigliatore, frazione Marchesana, contrada Pezze di Gala e successivamente, nel corso del 2017, la stessa impresa avviava i lavori di ristrutturazione del vasto complesso residenziale presentando un progetto al Comune di Terme Vigliatore. Dopo aver ottenuto la concessione edilizia, secondo il progetto depositato presso l’ufficio tecnico comunale, il proprietario dello stabile, attraverso la sua ditta edile, procedeva, d’intesa col proprio direttore dei lavori, ad un intervento immobiliare sulle otto villette riducendole a quattro, mediante la demolizione delle scale esterne di collegamento, la demolizione di parte dei solai di calpestio del primo piano e la realizzazione di opere murarie e scale interne.

Nel corso dei lavori, il responsabile dell’Ufficio tecnico del Comune di Terme Vigliatore, provvedeva a redigere formale comunicazione in cui attestava falsamente che le scale esterne dell’immobile erano state spostate e che erano stati compiuti lavori di manutenzione in assenza di autorizzazione edilizia, quando in realtà era consapevole che le scale non erano state spostate bensì demolite come previsto nella concessione rilasciata in maniera illegittima da parte del funzionario pubblico.

Successivamente, a seguito di un esposto – denuncia  presentato dal precedente proprietario del complesso residenziale con cui venivano segnalate una serie di irregolarità nell’esecuzione dei lavori di ristrutturazione, il responsabile dell’ufficio tecnico ha rilasciato al proprietario dell’impresa edile e al direttore dei lavori una concessione edilizia in sanatoria illegittima in quanto: prevedeva un intervento di fusione immobiliare non assentibile con concessione in sanatoria ma che necessita del rilascio di permesso di costruire ottenibile solo dopo il rilascio della sanatoria; risultava priva del “nulla osta” della soprintendenza dei beni ambientali e culturali di Messina e del Genio Civile, in quanto quelli depositati non attenevano al progetto allegato alla concessione; non aveva un oggetto ben individuato posto che gli interventi indicati nei relativi elaborati progettuali erano difformi da quelli descritti nella relazione tecnica.

In altre parole, il responsabile dell’ufficio tecnico avrebbe rilasciato la concessione, mentre il proprietario della ditta ed il suo direttore dei lavori allegavano consapevolmente alla richiesta di sanatoria un progetto diverso da quello descritto nella relazione tecnica e da quello presentato dagli stessi al Genio Civile e alla Soprintendenza di Messina, nonché diverso da quanto descritto nella perizia giurata presentata presso il Comune di Terme Vigliatore.

Tra l’altro, il funzionario pubblico, avrebbe attestato falsamente nell’atto di rettifica che in sede di istruttoria erano stati allegati, per mera svista, elaborati grafici errati, mentre in realtà era conscio che tali elaborati erano stati allegati consapevolmente dal direttore dei lavori su incarico del titolare della ditta.

In definitiva, il responsabile tecnico del comune avrebbe procurato un ingiusto vantaggio patrimoniale al titolare dell’impresa ed al direttore dei lavori/progettista, consistito prima nel rilascio della concessione edilizia in sanatoria di natura illegittima e poi nell’omettere, a fronte di conclamati abusi edilizi da lui stesso riscontrati, di compiere i dovuti accertamenti e di adottare i conseguenziali provvedimenti sanzionatori amministrativi (ordine di sospensione dei lavori e di demolizione), nonché di segnalare tali abusi all’autorità giudiziaria e ai competenti uffici regionali, così consentendo al titolare della ditta ed al direttore dei lavori di realizzare opere abusive, senza corrispondere i dovuti oneri concessori e senza dover sostenere i costi relativi alle spese di progettazione e di vendere a terzi in buona fede gli immobili, nonostante fossero abusivi.

I militari hanno eseguito una serie di decreti di perquisizione disposti dalla Procura di Barcellona, presso l’abitazione dell’arrestato e presso l’ufficio tecnico del Comune di Terme Vigliatore, nonché presso l’abitazione del titolare della ditta e la sede della società. Un ulteriore decreto di perquisizione è stato eseguito presso lo studio del direttore dei lavori. I carabinieri hanno eseguito il sequestro preventivo dell’intero complesso immobiliare che si estende su una superficie pari a 1.500 metri quadri, per un valore stimato di tre milioni di Euro.-

sabato 20 aprile 2019

BANDO ANPAL: PER PARTECIPARE SERVE LA LAUREA. AL LAVORO TRA MAGGIO E GIUGNO.





Reddito di cittadinanza: Il bando Anpal per 

selezionare tremila navigator.

 
 

Pubblicato il bando Anpal per partecipare al concorso per navigator. Il documento prevede il reclutamento di tremila addetti. I navigator saranno le figure centrali dell’assistenza tecnica fornita da Anpal servizi Spa ai centri per l’Impiego, nell’ambito dell’erogazione del reddito di cittadinanza, Come dichiarato dallo stesso ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, i navigator potrebbero essere già in servizio tra maggio e giugno prossimi.

Alla procedura selettiva possono partecipare coloro che siano in possesso dei seguenti requisiti:

laurea magistrale/specialistica (LM/LS) in una delle seguenti discipline:

scienze dell’economia (LM‐56 o 64/S);

scienze della politica (LM‐62 o 70/S);

scienze delle pubbliche amministrazioni (LM‐63 o 71/S);

scienze economico aziendali (LM‐77 o 84/S);

servizio sociale e politiche sociali (LM‐87);

programmazione e gestione delle politiche e dei servizi sociali (57/S);

sociologia e ricerca sociale (LM‐88);

sociologia (89/S);

scienze dell’educazione degli adulti e della formazione continua (LM‐57 o 65/S);

psicologia (LM‐51 o 58/S);

giurisprudenza (LMG‐01 o 22/S);

teoria e tecniche della normazione e dell’informazione giuridica (102/S);

scienze pedagogiche (LM‐85 o 87/S).

I candidati dovranno produrre domanda di partecipazione alla selezione pubblica esclusivamente in via telematica, mediante l’utilizzo di Pin Inps oppure Spid (Sistema pubblico di identità digitale) o Cns (Carta nazionale dei servizi).

Da ricordare che l’altro ieri, in Conferenza Stato – Regioni, è stata siglata l’intesa per il potenziamento dei centri per l’impiego. Governo ed Enti Locali hanno siglato l’intesa che mette in azione il Piano straordinario di potenziamento dei Centri per l’Impiego e delle politiche attive del lavoro. 

 In una prima fase saranno 3mila i navigator selezionati da Anpal Servizi e che saranno messi a disposizione delle Regioni mediante accordi bilaterali. Altri 3mila operatori saranno selezionati in una seconda fase dalle Regioni. “Con l’accordo – ha detto il sottosegretario Claudio Cominardi – rafforziamo ulteriormente il sistema delle politiche attive, cuore pulsante del Reddito di cittadinanza e spina dorsale del nuovo welfare italiano. 

Con l’iniezione di nuove risorse fino a 11.600 unità, il personale a supporto dei Centri per l’Impiego verrà più che raddoppiato. Questo accelererà l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, restituendo finalmente alle istituzioni quel ruolo di primo piano necessario per rispondere ai bisogni dei lavoratori, delle imprese, dei territori”.

Le 6mila nuove unità si aggiungono alle 4mila già previste dalla legge di bilancio varata a fine anno e ai 1.600 precari per i quali la stabilizzazione era stata promessa – ma finora mai realizzata – nel dicembre 2017. 

La ripartizione dei 3mila navigator vede al terzo posto la Lombardia (329), preceduta da Sicilia (429) e Campania (471). 

Seguono Lazio (273), Puglia (248), Piemonte (176), Calabria (170), Emilia Romagna (165), Toscana (152), Veneto (142), Sardegna (121), Liguria (66), Marche (55), Abruzzo (54), Friuli Venezia Giulia (46), Umbria (33), Basilicata (31), Molise (13), Valle d’Aosta (6).

“Le Regioni e il Governo – ha concluso il sottosegretario al Lavoro – hanno sempre avuto un unico obiettivo: fare in modo che il sistema delle politiche attive venisse davvero rafforzato. Nei quattro mesi di confronto serrato non ho mai dubitato del fatto che saremmo giunti a una soluzione favorevole non a noi, ma al Paese”.-

PASQUA 2019 - AUGURI 

 





A  TUTTI  I  CORTESI

LETTORI  AUGURO

BUONA  PASQUA. -


Antonio AMODEO

Il cigno nero.

 

pubblicato da www.ilgiornale.it


Potrebbe essere il classico «cigno nero», cioè l’evento imprevedibile che cambia il corso della storia. 

 

 
 
 

Armando Siri, leghista, sottosegretario alle Infrastrutture, è stato infatti raggiunto ieri da un avviso di garanzia per corruzione (una presunta tangente di trentamila euro) nell’ambito di un’inchiesta sull’eolico in Sicilia finito in mano alla mafia del capo boss Matteo Messina Denaro. 

Il suo capo, il ministro Toninelli, gli ha tolto le deleghe e Di Maio ne chiede le dimissioni immediate. Ma Matteo Salvini non ne vuole sentire parlare, Siri gode della sua fiducia e deve stare al governo fino a sentenza. Qui non parliamo della solita lite quotidiana per infiammare la campagna elettorale a proprio vantaggio.

No, questo è un caso serio e a prima vista irrisolvibile. Ed è un caso non costruito a tavolino direttamente dalla politica per fare ascolto, ma gettato in campo a sorpresa dalla magistratura che ancora una volta irrompe sulla scena elettorale per provare a condizionarne l’esito. Che questa inchiesta deflagri proprio oggi è quantomeno sospetto. 

Ed è inquietante che ciò avvenga lo stesso giorno in cui l’Espresso svela delle registrazioni dell’inchiesta sull’azienda rifiuti di Roma nelle quali la Raggi fa pressioni sull’ex ad dell’Ama per sistemare il bilancio in un certo modo. Un colpo alla Lega, l’altro ai Cinque Stelle: più che pareggiare i conti, sembrano fatti apposta per mettere entrambi con le spalle al muro. 

Di Maio non può permettere che Siri resti al suo posto, Salvini non può sacrificare Siri se quantomeno prima non ottiene la testa della Raggi (ipotesi assai remota). Morale: o saltano insieme Siri e la Raggi o a questo punto può davvero saltare il governo prima del previsto, perché il primo dei due che molla ha perso tutto. Non ci facciamo illusioni politiche.

Nel merito l’inchiesta su Siri appare come una delle tante bufale cui la magistratura ci ha abituato negli anni e la Raggi, almeno al momento, non è neppure indagata. 

Ma in questo governo la sostanza è un optional e la fragile tregua firmata sul caso Salvini-Diciotti tra i giustizialisti dei Cinque Stelle e i garantisti della Lega non può reggere l’urto di oggi. 

Entrambi i contendenti sono al bivio tra governo e dignità, la terza via non c’è. Questa volta il «cigno nero», chiunque esso sia, l’ha costruita bene.-

La Via Crucis del Papa 

per i migranti e i 

bambini violati.

 

Celebrazione del Venerdì Santo prima in basilica poi al Colosseo.

 

Papa Francesco ha presieduto il rito della Via Crucis. Al suo arrivo è stato accolto dalla sindaca di Roma Virginia Raggi. I testi delle meditazioni e delle preghiere della Via Crucis sono stati affidati a suor Eugenia Bonetti, missionaria della Consolata e presidente dell'associazione 'Slaves no more'. Al centro delle meditazioni la sofferenza di tante persone vittime della tratta di esseri umani.

 

Tra le croci del mondo c'è quella "dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici". Lo ha detto il Papa nella preghiera pronunciata al termine della Via Crucis al Colosseo.

Il dramma della pedofilia entra nella preghiera della Via Crucis al Colosseo. Tra le croci del mondo di oggi Papa Francesco cita infatti quella "dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza".

Le divisioni nella Chiesa e gli assalti dall'esterno: il Papa enuncia tra le croci di oggi anche "quella della Chiesa, la Tua sposa, che si sente assalita continuamente dall'interno e dall'esterno".

Le "porte chiuse" ai migranti "a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici", "i piccoli feriti nella loro innocenza e nella loro purezza", ma anche una Chiesa divisa, che soffre gli assalti che arrivano non solo dall'esterno ma anche dall'interno. 

Sono "le croci del mondo di oggi", così come le ha elencate Papa Francesco al termine della Via Crucis al Colosseo. Il Papa ha portato davanti alla croce di Cristo, in questo Venerdì Santo, anche gli anziani che vengono lasciati da soli, "abbandonati persino dai propri figli", le "famiglie spezzate dal tradimento", i consacrati che hanno perso la loro vocazione, "il loro primo amore", come lo ha definito il Papa. 

Ma ci sono anche le "nostre ipocrisie" di ogni giorno, le "nostre numerose promesse infrante". 

E nel giorno in cui tanti giovani sono scesi in piazza per richiamare l'attenzione sull'ambiente, sulla scia del movimento nato con la giovane attivista svedese Greta Thunberg, il Papa richiama anche i temi della sua enciclica Laudato si', citando tra le croci quella "della nostra casa comune che appassisce seriamente sotto i nostri occhi egoistici e accecati dall'avidità e dal potere". (ANSA)

venerdì 19 aprile 2019

Armando Siri indagato, 

“Federico Arata assunto a 

Palazzo Chigi dal sottose=

gretario Giorgetti”. M5s: 

“Salvini Sapeva?”.

 

Armando Siri indagato, “Federico Arata assunto a Palazzo Chigi dal sottosegretario Giorgetti”. M5s: “Salvini Sapeva?”


 

"Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto. Non solo al M5S, con cui condivide un impegno attraverso il contratto di governo, ma anche ai cittadini" si legge nella nota dei pentastellati.

 


“Federico Arata, il figlio dell’imprenditore Paolo, indagato con il sottosegretario Armando Siri è stato assunto a palazzo Chigi dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti“.

È quanto riporta il sito del Corriere della Sera. Il contratto è stato firmato con il Dipartimento programmazione economica. Il figlio dell’ex deputato di Forza Italia, secondo quanto riporta La Stampa, vive tra Milano e Londra, e sostiene di essere uno delle menti dietro L’Internazionale Sovranista.

Stando quanto riporta il quotidiano di Torino Federico Arata, con in passato un lavoro a CreditSuisse, sarebbe stato al ministero dell’Interno pochi giorni fa. Arata jr non è indagato, a differenza dell’altro figlio di Arata, Francesco Paolo. Ma questa notizia unisce ulteriormente il nome degli Arata alla Lega.

Arata, genovese come Siri, (indagato per una tangente di 30mila euro promessa o consegnata da Arata senior), 68 anni, ex deputato nazionale di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile, è stato tra i creatori del programma di governo della Lega sull’Ambiente, come annunciava lo stesso segretario leghista in un tweet del luglio 2017. L’anno scorso Arata è stato a lungo in pole position per la presidenza di Arera, l’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente. Ed è lui che costruisce la tela di rapporti dalla Sicilia fino al cuore del governo secondo gli inquirenti di Palermo.
“Se quanto riportato dal Corriere della Sera corrispondesse al vero circa l’assunzione di Federico Arata, figlio dell’imprenditore -faccendiere Paolo, da parte del sottosegretario Giancarlo Giorgetti a palazzo Chigi, ci troveremmo di fronte a un vero e proprio caso – scrivono in una nota il Movimento 5 Stelle chiedendo spiegazioni a Matteo Salvini –.

La domanda che, per una questione di opportunità politica, ci poniamo, è se Salvini fosse a conoscenza di tutto questo. Ci auguriamo e confidiamo che il leader della Lega sappia fornire quanto prima elementi utili a chiarire ogni aspetto. Non solo al M5S, con cui condivide un impegno attraverso il contratto di governo, ma anche ai cittadini”.

L’ipotesi dei pm di contatti con altri pezzi delle istituzioni è indicata nel decreto di perquisizione che ieri ha portato gli uomini della polizia giudiziaria a perquisire le tre abitazioni di Arata a Roma, Genova e Castellammare del Golfo, le sue auto e le sedi delle quattro società a lui riconducibili: Etnea srl, Solcara srl, Alqantara srl e Solgestà srl. Vi è uno “stabile accordo”, scrivono il procuratore aggiunto Paolo Ielo e il sostituto Mario Palazzi, tra Arata e Siri, quest’ultimo “costantemente impegnato, attraverso la sua azione diretta nella qualità di alto rappresentante del governo ed ascoltato membro della maggioranza parlamentare, nel promuovere provvedimenti regolamentari o legislativi che contengano norme ad hoc tese a favorire gli interessi economici dell’Arata, ampliando a suo favore gli incentivi per l’energia elettrica da fonte rinnovabile a cui non ha diritto“.

 E il “fumus commissi delicti” di questo accordo va rintracciato nelle conversazioni tra Arata e il figlio Francesco, “nelle quale si fa esplicito riferimento alla somma di denaro pattuita”, nei numerosi incontri tra indagati e nella “incessante attività” di Siri per far approvare le norme, “come emerge da ulteriori conversazioni che Arata ha intrattenuto tanto con i suoi familiari e sodali nell’impresa, quando con collaboratori” del sottosegretario e “con altre persone coinvolte (con ruoli istituzionali e non) nella redazione delle stesse”.

L’obiettivo è dunque di rintracciare nelle migliaia di documenti acquisiti o nei file telematici le tracce di questa ipotesi investigativa. Elementi che potrebbero arrivare anche dall’analisi dei bilanci delle società che Arata aveva con Vito Nicastri, l’imprenditore dell’eolico accusato di avere pagato la latitanza di Matteo Messina Denaro, tornato in cella ieri nell’ambito di una nuova indagine della procura di Palermo che lo vede indagato per corruzione.

Le indagini dei pm di Roma e Palermo procedono su un doppio binario. Nell’inchiesta siciliana sono indagati anche Francesco Arata jr e un altro figlio, quello di Nicastri: Manlio. Arata, che era a conoscenza dell’indagine a carico di Nicastri per concorso esterno in associazione mafiosa, e che continuava a incontrarlo e parlarci nonostante questi fosse ai domiciliari, intercettato diceva: “Io dal prossimo mese devo pagare quelle vostre di Solcara; devo pagare le mie e ogni mese sono 10, 15.000 euro se mi va bene ma molto preoccupato, perché anche questo mese io alla fin fine tiro 15.000 e; cioè no anzi, ne tiro fuori 25.000, hai capito? 25.000! voi non guadagnate niente; eh ragazzi qui non è una situazione simpatica; qui il cerino in mano ce l’ho io non ce l’ha nessun’altro perché; si che voi avete le vostre tre turbine, però le ho pagate io e sto pagando io gli oneri. Cioè io mi trovo in una situazione che ho due soci; uno è Tamburrino e uno siete voi in cui nessuno dei due mi paga”.-

Di Maio attacca ancora Siri. 

E sulla Raggi: "Da Lega 

una sceneggiata".

Il grillino nervoso chiede le dimissioni di Siri: "L'Italia non è un gioco. Basta minacciare crisi di governo".

pubblicato da www.ilgiornale.it


"Buongiorno, anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo. Lo aveva già fatto con la Tav. 

 

 
 
 
Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo. Sono davvero sbalordito". A scriverlo su Facebook è il vicepremier e capo politico del M5S, Luigi Di Maio.

Che poi aggiunge: "Trovo grave che si prenda sempre la palla al balzo per minacciare di buttare via tutto. Ma dov'è il senso di responsabilità verso i cittadini? Dove è la voglia di cambiare davvero le cose, di continuare un percorso, di migliorare il Paese come abbiamo scritto nel contratto?

L'Italia non è mica un gioco, l'Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L'Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo. Ma poi per cosa? Per non mettere in panchina un loro sottosegretario indagato per corruzione (che potrà poi rientrare nel governo laddove, mi auguro, si risolvesse positivamente la questione) sono pronti a far saltare tutto e a tornare con Berlusconi? Questo è il valore che danno all'Italia?".

In realtà il grillino non cita altre ricostruzioni giornalistiche secondo cui Salvini furioso con Conte per il trattamento che ha ricevuto Siri afferma: "Ma di che stiamo parlando? Con questo atteggiamento state bloccando il Paese solo per le elezioni europee. Ma allora ditelo, ditelo che volete far saltare tutto". Al netto delle ricostruzioni, è evidente che la tensione tra i due alleati ora è alle stelle.
Ma la risposta di Salvini non si è fatta attendere.

"Macché crisi di governo! La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell'interesse degli Italiani, la crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi", ha tuonato il vicepremier.

E sui paventati contatti Lega-FI, fonti del Carroccio hanno fatto sapere che non ci sono stati contatti con esponenti di Forza Italia per discutere di infondate ipotesi di costituzione di una maggioranza alternativa a quella M5s-Lega. "Non c'è stato alcun contatto con Forza Italia - si insiste dal partito di via Bellerio - a differenza dei 5 stelle che spesso sembrano andare d'accordo con il Pd".

Il vicepremier pentastellato poi ha rincarato la dose difendendo Virginia Raggi dalle accuse della Lega per la vicenda del bilancio Ama: "Abbiamo sempre agito rispettando un punto, un principio: la legalità! Siamo sempre stati coerenti su questo. Lo abbiamo dimostrato anche recentemente a Roma. Siamo nati sulla questione morale e gli indagati per corruzione o per aver preso mazzette e tangenti no, non possiamo accettarli.

Siamo entrati per cambiare le cose, non per lasciarle così come sono. Mi auguro che la Lega lo abbia capito. Perché quella di ieri su Virginia Raggi è stata una vera e propria sceneggiata mediatica".-

Di Maio: 'Grave che la Lega 

minacci la crisi'. Salvini: 

'Crisi governo è solo nella 

testa di Di Maio'.

 

Ministro Lavoro: 'Sembra che ci siano persino contatti in corso con Berlusconi'. Leader Lega: 'Vogliamo governare a lungo, M5S controlli a chi va reddito'.

 

Nuovo botta e risposta tra i due vicepremier. "Anche oggi la Lega minaccia di far cadere il governo - scrive su fb Luigi Di Maio -. Sembra ci siano persino contatti in corso con Berlusconi per fare un altro esecutivo. Sono pieni i giornali di queste ricostruzioni e lo trovo gravissimo.

Sono davvero sbalordito". "L'Italia non è mica un gioco, l'Italia siamo noi e milioni di famiglie in difficoltà che vogliono un segnale. L'Italia non è un trofeo e trovo gravissimo che la Lega con così tanta superficialità ogni volta che gli gira minacci di far cadere il governo", sottolinea.

Replica Matteo Salvini: "Macché crisi di governo! - afferma in una nota il ministro dell'Interno - La Lega vuole solo governare bene e a lungo nell'interesse degli italiani, la crisi di governo è solo nella testa di Di Maio che farebbe bene a non parlare di porti aperti per gli immigrati e a controllare che il reddito di cittadinanza non finisca a furbetti, delinquenti ed ex terroristi".

"Abbiamo sempre agito rispettando un punto, un principio: la legalità! Siamo sempre stati coerenti su questo. Lo abbiamo dimostrato anche recentemente a Roma. Siamo nati sulla questione morale e gli indagati per corruzione o per aver preso mazzette e tangenti no, non possiamo accettarli.

Siamo entrati per cambiare le cose, non per lasciarle così come sono". Lo scrive, soffermandosi sul caso del sottosegretario Armando Siri, il vicepremier Luigi Di Maio. "Mi auguro che la Lega lo abbia capito. Perché quella di ieri su Virginia Raggi è stata una vera e propria sceneggiata mediatica", sottolinea. (ANSA)
  

Sant’Agata Militello, 

presentato il progetto di 

adeguamento del depuratore.

 

Presentato al comune di Sant’Agata Militello il progetto di completamento, ammodernamento e adeguamento del depuratore consortile di Sant’Agata Militello – Acquedolci. 

Presenti in aula consiliare, insieme al sindaco Bruno Mancuso, agli assessori Achille Befumo ed Ilaria Pulejo e ai rappresentanti del consiglio comunale, il Rup Ing. Giuseppe Iannazzo, l’Ing. Salvatore Russo, progettista della Società Dinamica srl, il geom. Luigi Rundo dell’Ufficio tecnico comunale ed il comandante dell’Ufficio circondariale marittimo di Sant’Agata Militello, Tenente di vascello Michele Rossano. 

L’importo totale del progetto curato dall’ufficio del Commissario straordinario unico nazionale per la depurazione è di 4.115.000 euro di cui 3.099.667,57 euro per lavori, comprensivo degli oneri per la sicurezza. -

Mattarella: "Il vento del 

sovranismo non minac=

cerà l'esistenza dell'Ue".

 

"Sarà la prima campagna pan-europea".

 

"Vi è un gran numero di paesi che si trovano in situazioni senza precedenti. Ma non credo che questi cambiamenti possano avere conseguenze sul funzionamento del Parlamento, della Commissione e del Consiglio europeo, e meno ancora minacciare l'esistenza dell'Unione. 

La logica storica che sottende all'integrazione è più forte di tutte le polemiche, di tutte le contestazioni e di tutte le deviazioni". Lo afferma il presidente Sergio Mattarella in una intervista a Politique Internationale parlando del "vento del sovranismo". Mattarella ha firmato oggi il decreto legge sblocca cantieri. 

"Soltanto una soluzione europea può consentirci di padroneggiare un fenomeno che rischia di scuotere il continente - ha detto Mattarella - . Questo sarà uno dei temi principali della prossima legislatura europea", dice Mattarella nell'intervista. 

"Che la solidarietà sia mancata è un fatto di cui non si può che prendere atto. La maggior parte dei governi ha reagito in funzione di preoccupazioni elettorali interne, e ciò ha impedito loro di dare una risposta comune a questo fenomeno senza precedenti".

"Lungi dal provare estraneità, come vorrebbero far credere alcuni, - afferma ancora Mattarella - gli europei provano un senso di appartenenza crescente. E paradossalmente, all'origine di questo rinnovato interesse vi sono i movimenti euroscettici. A forza di denigrare le istituzioni e le politiche europee, sono riusciti a mobilitare nuovamente gran parte della popolazione"

Il presidente della Repubblica ha sottolineato che "sono 40 anni che il Parlamento europeo è eletto a suffragio universale diretto. Ma, per la prima volta, - ha rilevato - stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale pan-europea nel senso pieno del termine. Non si tratta cioè di 27 campagne elettorali separate, bensì di un unico dibattito in un'unica arena, cui prendono parte leader e partiti politici di tutti i paesi". 

Mattarella ha parlato poi del rapporto con la Francia. "I nostri due paesi sapranno trovare un accordo su una questione delicata come quella delle estradizioni". L'Italia "ha sofferto molto durante gli "anni di piombo" ma "siamo riusciti a sconfiggere il terrorismo senza mai derogare alle regole della democrazia e alle garanzie di diritto. "Non abbiamo mai fatto ricorso alla legislazione di emergenza. 

Ecco perché oggi l'esigenza di giustizia è così fortemente sentita dal popolo italiano". -

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TUTTI  I  POLITICI  E  TUTTI  I  MAGISTRATI  HANNO  FORTEMENTE  SENTITO  L'ESIGENZA  DI  GIUSTIZIA  DEL  POPOLO  ITALIANO ??? -

Antonio AMODEO 

Salvini non esclude la crisi.

Rixi: "Così si voterà a giugno"


Sfogo del viceministro: rotto il rapporto di fiducia. 

La partita si sposta sul destino di Siri: resta o no?

 

pubblicato da www.ilgiornale.it



In quasi undici mesi di governo, mai come ieri il livello di scontro tra Lega e M5s ha raggiunto picchi così pericolosamente vicini allo show down. 

 

 

 

Al punto che in tarda mattinata Matteo Salvini non esitava a far trapelare di essere «pronto alla crisi» se gli alleati avessero continuato a cannoneggiare il sottosegretario ai Trasporti Armando Siri, indagato per corruzione dalla procura di Roma. 

Una giornata campale, quella di ieri. Perché passata solo un’ora da quando le agenzie hanno battuto la notizia dell’inchiesta, Luigi Di Maio è già davanti ai microfoni a invocare la «questione morale» e chiedere le dimissioni di Siri. 

 «Lo stimo e ho piena fiducia in lui», fa sapere il leader della Lega a stretto giro. A cui fa il controcanto prima un redivivo Alessandro Di Battista che ne chiede anche lui le «dimissioni all’istante» e poi il ministro Danilo Toninelli che annuncia di aver «ritirato le deleghe» al suo sottosegretario. 

Il timing dell’escalation non è un dettaglio, perché racconta di uno scambio frontale e senza esclusioni di colpi che si consuma nell’arco di sole quattro ore. Sono solo le 12.35, infatti, e già il clima è da guerra civile. 

Basta osservare i capannelli e i volti di leghisti e grillini in Transatlantico per cogliere un clima di preoccupato allarme. «Siamo al degrado totale», si limita a dire Igor Iezzi, deputato del Carroccio. 

Invece è decisamente più tranchant Edoardo Rixi, viceministro alle Infrastrutture. «Il rapporto di fiducia con il M5s - dice parlando fitto con due suoi colleghi - è ormai compromesso. Stanno facendo di tutto per farci votare a giugno». 

Insomma, anche se a taccuini aperti nessuno evoca la crisi - anzi, a Porta a Porta Salvini insiste che «il governo durerà quattro anni» - in privato si ragiona sullo scenario peggiore. Certo, che davvero si possa votare a giugno (domenica 23 o domenica 30) è sì possibile, ma improbabile. 

In primo luogo perché i tempi sono strettissimi. La crisi, infatti, dovrebbe consumarsi a giorni, perché le elezioni possono essere fissate solo tra i 45 e i 70 giorni dopo lo scioglimento delle Camere.

Peraltro dal 1948 ad oggi si è sempre votato tra febbraio e giugno, ma solo due volte (nel 1976 e nel 1983) si è andati oltre la prima quindicina di giugno. Lo storico delle elezioni, però, dice anche che per trovare un’elezione in autunno bisogna tornare indietro fino al Regno d’Italia, al 26 ottobre 1913. 

Anche votare in autunno, quando si balla sulla legge di Bilancio, è una via stretta. Che l’escalation tra Lega e M5s sia ormai ai limiti del sostenibile è però un fatto. Tanto che, racconta un big di Forza Italia, Giancarlo Giorgetti avrebbe fatto recapitare agli ex alleati azzurri il seguente messaggio: siamo a un passo dall’implosione. 

Per dirla con le parole di Sestino Giacomoni, uno degli esponenti di Forza Italia più vicini a Silvio Berlusconi, «è una corda sempre più sfilacciata della quale resta ormai solo un sottilissimo filo». Ieri, infatti, gli alleati del governo del cambiamento hanno continuato a darsele di santa ragione su tutti i fronti. 

Non solo Salvini non ha esitato a chiedere le dimissioni di Virginia Raggi dopo la pubblicazione di un’intercettazione in cui la sindaca intima all’ex ad dell’Ama Lorenzo Bagnacani di «modificare il bilancio» per chiudere i conti in rosso. La guerra si è immediatamente allargata anche alla norma salva-Roma, di cui la Lega ha chiesto lo stralcio dal decreto Crescita. 

Insomma, l’aria è quella di un redde rationemimminente. Difficile prevedere, però, quando sarà. A sera, intanto, Siri fa sapere di non avere alcuna intenzione di dimettersi. Mentre Di Maio fa filtrare che la richiesta di dimissioni è ancora sul tavolo. 

Si vedrà nei prossimi giorni se e chi tra Salvini e Di Maio farà un passo indietro.-

Le Barette, 

una tradizione antica.


Vittorio Tumeo

 
venerdì 19 Aprile 2019 - 09:16 
pubblicato da www.tempostretto.it
 
 
 
image: https://www.tempostretto.it/wp-content/uploads/2016/03/iso_5675processione_delle_barette_2016a-650x350.jpg
Le Barette, una tradizione antica
Si fa risalire tra il XV e il XVI secolo. Curiosa l'etimologia, da "piccola bara" o dal verbo spagnolo "varar", cioè"portare in processione".
 

Si rinnova oggi il secolare appuntamento con la processione del Venerdì Santo, una delle più antiche e scenografiche espressioni della religiosità popolare della Sicilia legate alle tradizionali celebrazioni pasquali.

Al crepuscolo e fino a tarda sera le principali vie del centro storico si trasformeranno in una sorta di circuito sacro lungo il quale la folla immensa dei fedeli ricorderà la Passione di Nostro Signore, mentre le diverse componenti sociali in corteo si autorappresenteranno sul palcoscenico cittadino.

Le Barette, che ripropongono le varie scene della Passione, nell’ordine dall’’Ultima Cena fino alla Deposizione di Cristo, seguite dalle autorità religiose e civili, dalle confraternite e da gruppi di devoti, percorreranno un tragitto ben preciso che prende avvio da Nuovo Oratorio della Pace fino al Duomo.

La processione è ritmata da preghiere, canti e suoni che contribuiscono a creare un’atmosfera unica, di grande suggestione e di profonda devozione. Storicamente il rituale della processione del Venerdì Santo a Messina si fa risalire tra il XV secolo e il XVI secolo.

L’etimo “barette” utilizzato per indicare i vari gruppi statuari che rappresentano le varie scene della Passione sembra derivi dall’utilizzo durante la dominazione spagnola di un simulacro simile a bara per processionare il Cristo morto.


Secondo un’altra interpretazione circa le origini del nome, il termine “barette” potrebbe essere una trasformazione linguistica della parola “varette” che a sua volta deriverebbe dal verbo spagnolo varar, che significa appunto “portare in processione”.

Comunque sia, nei secoli che seguirono, la processione acquisì sempre più importanza e il corteo si arricchì via via di nuovi gruppi statuari rievocativi dei vari momenti che scandiscono la Passione di Cristo.

Alcuni di queste statue sono degli autentici capolavori artistici. Quest’anno ricorre per esempio, il centenario della realizzazione del gruppo “L’ultima cena” sicuramente tra i più significativi anche artisticamente che, unico tra le Barette, è esposto in Cattedrale.

Altri gruppi statuari di apprezzabile fattura sono certamente il Cristo flagellato, l’Ecce Homo, ma anche l’Addolorata e il Cristo in croce.


Ciascuna Baretta è condotta a spalla dai cosiddetti portatori, uomini che appartengono a maestranze, famiglie o confraternite in qualche modo legate per devozione alla Baretta che abilmente conducono in processione.

I battitori con colpi secchi di martello ne coordinano l’ordinato incedere. Un ruolo importante nella processione è sicuramente rivestito proprio dalle confraternite ben distinguibili con i loro sai penitenziali. Per questi sodalizi, le celebrazioni del Venerdì Santo rappresentano il momento più significativo dell’anno. Confrati e consorelle sfilano mesti pregando per il Cristo morto: un rituale che si ripete da secoli.

“Le varie confraternite cittadine sfilano con i loro abiti tradizionali, ma in segno di lutto, senza stendardo che invece viene portato in processione per la Madonna della Lettera o per il Corpus Domini. Dopo la croce metropolita dell’Arcivescono sfilano i seminaristi, i sacerdoti, il Capitolo della Cattedrale, l’Arcivescovo ed un baldacchino violaceo sostenuto dall’Arciconfraternita di San Basilio degli Azzurri e della Pace dei Bianchi con sotto un canonico del Capitolo con il mano la Reliquia della Santa Croce e non il Santissimo Sacramento” spiega Marco Grassi, Vice Presidente del Centro Interconfraternale Diocesano.

A volte, nei secoli passati, la processione del Venerdì Santo ha subito interruzioni a causa ora dei terremoti, ora delle guerra ma il popolo messinese, indomito, è sempre riuscito a conservare e riproporre nel palinsesto delle delle sue tradizioni questa antica solennità. A conclusione della lunga processione, in piazza Duomo, l’arcivescovo come da tradizione impartirà la benedizione, mentre le Barette rientreranno nella chiesa del Nuovo Oratorio della Pace.-

Vittorio Tumeo

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