lunedì 30 aprile 2018

Ancora violenza a

Milano: straniero

aggredisce anziana.



Paura nella centralissima piazza San Marco, a Brera: un 34enne della Sierra Leone prende a bottigliate una 79enne.







Milano capitale della paura: dal 1999 non c'era più stata una tale ondata di violenza, soprattutto commessa da stranieri.










Ma l'ennesima aggressione è avvenuta ieri, in pieno giorno nel centro di Milano. Intorno a mezzogiorno, infatti, un'anziana donna è stata colpita alla testa con una bottiglia di vetro da un 34enne, di nazionalità gambiana, ma originario della Sierra Leone. Il tutto è avvenuto in piazza San Marco, nella centralissima zona di Brera. Non è chiaro il motivo dell'aggressione - anzi, pare che il 34enne non abbia nemmeno provato a rapinare la donna -, ma sembra che poco prima i due avessero discusso.
La donna, 79 anni, è stata portata in condizioni non gravi e con una contusione alla testa all'ospedale Fatebenefratelli, mentre l'uomo è stato bloccato dalla polizia, allertata dai passanti. Nel momento dell'arresto era molto agitato e ha provato a divincolarsi e ad aggredire anche gli agenti. Come racconta il Messaggero, dovrà quindi rispondere di lesioni aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
"Le risorse continuano a riempire le pagine di cronaca nera, ma per fortuna almeno stavolta non c'è stato il morto", commenta Paolo Grimoldi (Lega), "Ormai la situazione è sempre più fuori controllo. Il sindaco Giuseppe Sala e il suo braccio destro Majorino stanno trasformando Milano, la loro città dell'accoglienza, nella città del degrado e dell'insicurezza".-

Netanyahu svela i segreti

nucleari dell'Iran: "Ecco

le prove, sta preparando

le armi".



Il premier israeliano Netanyahu mostra l'archivio segreto dell'Iran, scovato dagli 007 israeliani. Vi sarebbero le prove (video, foto e documenti) sul fatto che Teheran sta preparando le armi nucleari ed ha ingannato il mondo intero.






Nel corso di una conferenza stampa in diretta tv il premier israeliano Benjamin Netanyahu smaschera Teheran: "Ecco le prove del programma iraniano di creare l'arma nucleare".








E spiega che l'archivio segreto è stato scovato, nascosto in quello che dall'esterno sembrava un normale edificio, dagli 007 israeliani. L'obiettivo iraniano, svela Netanyahu, era quello di produrre e installare l'equivalente di cinque bombe di Hiroshima su un solo missile balistico. I documenti, secondo il capo del governo israeliano, mostrano come l’Iran abbia ingannato la comunità internazionale sul suo programma nucleare.
"L'Iran ha mentito sulla natura del suo programma nucleare e ha "intensificato gli sforzi" per nasconderlo dopo aver firmato l'accordo. Israele ha rinvenuto 55mila files di informazioni che "incriminano" l'Iran con una operazione d'intelligence. Netanyahu fa sapere che i files sono stati trasferiti in una "località altamente segreta in Iran", della quale è stata mostrata un'immagine.
Netanyahu ha mostrato "55mila documenti e altri 55mila file su cd, copia esatta degli originali provenienti dagli archivi segreti del programma nucleare iraniano", di cui il governo israeliano è entrato in possesso "alcune settimane fa". Un programma, ha aggiunto che "l’Iran nasconde da anni alla comunità internazionale. L’Iran ha mentito, molte volte". Il premier ha definito i documenti "incriminanti" e ha mostrato video, foto e anche mappe.






Poi, dopo aver aggiunto che gli Stati Uniti hanno garantito l'autenticità dell'archivio segreto ottenuto da Israele, ha annunciato che i documenti verranno mostrato all'agenzia Onu per l'energia atomica e ad altri paesi.
Le informazioni che Netanyahu ha mostrato al mondo sono state condivise con Trump: i due leader, ha fatto sapere la Casa Bianca, si sono parlati domenica al telefono per discutere l’attuale situazione in Medio Oriente. In particolare hanno "discusso delle continue minacce e sfide affrontate dalla regione, specialmente i problemi posti dalle attività destabilizzanti del regime iraniano".
La conferenza stampa del premier arriva dopo che nella notte raid aerei hanno preso di mira obiettivi militari nella provincia siriana di Hama e a nord dell’aeroporto di Aleppo, facendo decine di morti tra cui diversi militari iraniani. L’attacco non è stato rivendicato ma si pensa a Israele: secondo il quotidiano Haaretz l’obiettivo erano missili terra-terra che le forze iraniane in Siria si preparavano ad utilizzare per vendicare l’attacco, anche quello attribuito allo Stato ebraico, alla base T-4 nel quale morirono il 19 aprile scorso 7 consiglieri militari di Teheran.
Il tema dell’accordo sul nucleare iraniano è all’ordine del giorno, in attesa del 12 maggio, quando l’amministrazione americana dovrà certificare il rispetto delle condizioni da parte di Teheran o riattivare le sanzioni contro la Repubblica islamica, come ampiamente atteso data l’opposizione feroce di Trump all’intesa. Posizione condivisa con due dei principali protagonisti della regione, Israele e Arabia Saudita, visitati nei giorni scorsi dal neo-segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, che ha usato parole molto dure contro l’Iran, accusato di destabilizzare la regione.-

Elezioni Friuli Venezia

Giulia, i risultati in diretta:

Fedriga oltre il 55%, Pd al

18%. M5s perde 17 punti

rispetto alle politiche.

 

Elezioni Friuli Venezia Giulia, i risultati in diretta: Fedriga oltre il 55%, Pd al 18%. M5s perde 17 punti rispetto alle politiche





Il leghista avanti come da attese, ma all'interno della coalizione Forza Italia recupera un po' di terreno dopo il crollo delle politiche. Seguono l'ex vice della Serracchiani, Bolzonello, e Alessandro Fraleoni Morgera, molto indietro rispetto ai sondaggi. Affluenza al 49,65%, in calo rispetto al 2013.

 



La Lega conquista il Friuli Venezia Giulia e consolida la leadership della coalizione di centrodestra nella partita nazionale. Un risultato atteso, ma le proporzioni della vittoria del Carroccio sono superiori al previsto: dopo le 11, a scrutinio ancora in corso, il candidato del Carroccio Massimiliano Fedriga è avanti con il 56%. E all’interno della coalizione con Forza Italia la Lega fa la parte del leone con più del 34% delle preferenze, rafforzando il successo del 4 marzo quando aveva ottenuto il 25,8%. Il partito di Silvio Berlusconi, che alle politiche si era fermata al 10,7%, recupera comunque terreno e si attesta al 12 per cento.
Il candidato dem Sergio Bolzonello, vicepresidente uscente della giunta Serracchiani, è secondo con il 27,4% ma il risultato di lista del solo Pd è poco sopra il 18%, stabile rispetto alle politiche. Arretra pesantemente, al contrario, il Movimento 5 Stelle, che alle politiche aveva preso il 24,6%: il candidato pentastellato Alessandro Fraleoni Morgera è al 12% ma la lista M5s è poco sopra il 7 per cento. Sergio Cecotti, ex sindaco di Udine e storico esponente autonomista già nelle file della Lega e poi nel centrosinistra, che ha corso sotto la bandiera della difesa della specialità regionale, non arriva al 4% di preferenze.
Bolzonello a metà mattinata ha concesso la vittoria a Fedriga: “Ho appena sentito Massimiliano Fedriga al telefono e mi sono complimentato per il risultato che ha ottenuto”, ha fatto sapere. “Io ora starò all’opposizione con lo spirito di chi sa di lasciare una Regione in ottima salute e che tale dovrà rimanere nei prossimi 5 anni”.

L’affluenza più alta a Udine, dove si elegge il sindaco –

 Risultati che arrivano a fronte di un’affluenza in calo: ha votato solo il 49,65% degli aventi diritto, contro il 50,48% del 2013 quando però si votò in due giornate. A votare sono andati 549.806 elettori su 1.107.415. L’affluenza maggiore – 52,6% – è stata registrata nella circoscrizione di Udine, dove si elegge anche il nuovo sindaco che prenderà il posto di Furio Honsell (l’ex rettore dell’Università si era dimesso già in gennaio per candidarsi alle Regionali, piano poi sfumato). Seguono Gorizia (50,78%), Pordenone (49,8%), Tolmezzo (47,58%) e Trieste (43,9%). L’affluenza è inferiore rispetto a cinque anni fa, quando vinse la dem Debora Serracchiani con uno scarto minimo, poco meno di 2.000 voti, sull’uscente Renzo Tondo.

Pd e M5s si giocano il secondo posto –

 I sondaggi di tutte le forze politiche alla vigilia davano Fedriga sopra il 40% con i contendenti Bolzonello e Fraleoni Morgera in lotta per il secondo posto. Bolzonello era accreditato qualche settimana fa del 25-27%, mentre il candidato M5s Morgera, ricercatore universitario con un passato politico di destra, era dato al 22-25%.

Alle politiche la Lega ha doppiato Forza Italia. Secondo M5s, terzo il Pd –

Alle politiche del 4 marzo il partito di Salvini ha preso in Friuli Venezia Giulia il 25,8% doppiando Forza Italia, che si è fermata al 10,7%. Un terremoto rispetto ai risultati del 2008, quando il partito berlusconiano aveva portato a casa il 33% mentre il Carroccio si era accontentato del 12,9%. Il Pd, che nel 2008 aveva raccolto il 31,3%, lo scorso 4 marzo ha visto la percentuale scendere al 18,7%, dietro alla Lega e al Movimento 5 Stelle che ha raccolto il 24,6% delle preferenze.-

Elezioni regionali Friuli 

Venezia Giulia: Fedriga 

verso vittoria. Lega primo 

partito oltre il 30%.

 

Bolzanello lo chiama per congratularsi: 'Complimenti per il risultato, noi all'opposizione'.

 

 

Massimiliano Fedriga verso la vittoria in Friuli Venezia Giulia. A oltre metà dello scrutinio il candidato del centrodestra è avanti oltre il 55% sul candidato del centrosinistra Sergio Bolzanello. E lo stesso Bolzanello fa sapere di averlo chiamato per complimentarsi per la sua vittoria. "Ho appena sentito Massimiliano Fedriga al telefono - ha detto - e mi sono complimentato per il risultato che ha ottenuto, io ora starò all'opposizione con lo spirito di chi sa di lasciare una Regione in ottima salute e che tale dovrà rimanere nei prossimi 5 anni".
I DATI -  A metà dello scrutinio, il candidato del centrodestra Massimiliano Fedriga si conferma primo, con il 55,98% di preferenze. Secondo, sempre il candidato del centrosinistra Sergio Bolzonello, con il 28,29% di preferenze. Terzo, Alessandro Fraleoni Morgera, sostenuto dal M5S, con il 12,60% e quarto Sergio Cecotti (Patto per l'Autonomia) con il 3,13%. Al momento sono 686 le sezioni scrutinate su 1.369. In base ai primi dati di lista la Lega è il primo partito con il 32,61% di preferenze. Seguono il Pd con il 20,14%, Forza Italia con il 13,34% e il Movimento 5 Stelle con l'8,37%. Al momento sono 140 le sezioni rilevate su 1.369.
L'affluenza alle urne, rimaste aperte dalle 7 alle 23, è stata pari 49,63%. Nel 2013, quando si votò in due giornate, l'affluenza definitiva fu del 50,48%.
Hanno votato 549.806 elettori su 1.107.415 aventi diritto. L'affluenza maggiore è stata registrata nella circoscrizione di Udine, dove ha votato il 52,60% degli aventi diritto. Seguono Gorizia (50,78%), Pordenone (49,80%), Tolmezzo (47,58%) e Trieste (43,90)%.
Al termine dello scrutinio, si proseguirà con lo spoglio delle schede per il rinnovo delle cariche amministrative, su cui ieri si sono espressi gli elettori di 19 comuni, e delle schede dei referendum consultivi per la costituzione di due nuovi comuni. (ANSA)

Renzi fa il padrone del Pd: 

“Mai con i 5 stelle”. Di Maio: 

“Non riescono a liberarsi di 

lui. Dicono no ai temi, 

la pagheranno”.

 

Renzi fa il padrone del Pd: “Mai con i 5 stelle”. Di Maio: “Non riescono a liberarsi di lui. Dicono no ai temi, la pagheranno”



L'ex segretario intervistato su Rai1 a "Che tempo che fa" azzera tutti i tentativi di mediazione dei giorni scorsi del reggente Martina e brucia la direzione. Poi ritorna sulla sua ossessione delle riforme costituzionali: "Dal 4 dicembre 2016 il Paese è bloccato", tirando una stoccata a Gentiloni. Il Capo politico M5s su Facebook: "Ego smisurato". Il senatore torna anche sul caso di Fico sollevato da le Iene: "Se la vicenda della colf pagata in nero è vera, chiarisca in Parlamento".

 

 

“Mai con i 5 stelle”. Mezz’ora di intervento in diretta su Rai1 basta per azzerare una settimana di trattative con Luigi Di Maio e per bruciare, anticipandola, la direzione Pd. Matteo Renzi fa il padrone del Partito democratico ed esce dal silenzio, se così si può chiamare, con un’intervista-comizio a “Che tempo che fa”. Lui, ex segretario formalmente dimissionario, sconfessa tutta la linea del reggente Maurizio Martina (“Su 52 senatori democratici non ne conosco uno disposto a votargli la fiducia”) e apre a un governo di tutti per fare la legge elettorale e, sua vecchia ossessione, riformare la Costituzione. Neanche dieci minuti dopo, il capo politico M5s, che in mattinata aveva scritto una lettera ai democratici, replica su Facebook: “Non riescono a liberarsi di lui. I dem dicono di no ai temi, la pagheranno”. E preannuncia novità che svelerà ai suoi elettori già il 30 aprile, segno che aspettare la decisione della direzione Pd del 3 maggio non è nemmeno più necessario. “Io voglio ringraziare pubblicamente il bulletto di Rignano“, ha scritto il deputato fedelissimo di Di Maio Stefano Buffagni su Facebook, “ci ha ricordato perché abbiamo sempre combattuto il suo Pd”. Segno che l’ipotesi di alleanza M5s e Pd oggi incassa un duro colpo.
Renzi non ha dubbi: la linea è quella dell’opposizione e quella deve rimanere. Vede un’unica apertura: “il governo di tutti” per fare la riforme, ovvero una legislatura costituente. Torna quindi sul suo trauma, la sconfitta del 4 dicembre 2016 al referendum costituzionale: “Da quel giorno il Paese è bloccato”, dice tirando una stoccata al premier Paolo Gentiloni che ha guidato il governo dopo di lui. Anche se i dati economici del 2017, smentiscono questa ricostruzione. Se tutti aspettavano le parole dell’ex segretario per dare un colpo allo stallo delle trattative Pd-M5s, è arrivata una violenta battuta d’arresto a ogni evoluzione che non sia stare all’opposizione. Quindi chiusura totale sui temi, su cui lo stesso Martina invece aveva lasciato spiragli: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra”, dice Renzi. Oppure: “Vogliono cambiare il Jobs act? Vadano dall’altro Matteo“. Renzi non ci prova neanche ad alzare la posta, come ipotizzato in queste ore, e neppure di mettere in difficoltà il capo politico M5s. Addirittura rompe la pax tra le parti, criticando il presidente della Camera M5s Roberto Fico e commentando il caso sollevato da le Iene sulla presunta colf in nero: “Sarebbe grave”, dice, “se fosse vero. Il concetto è molto semplice: non puoi dire ‘io facevo beneficenza e lei si sdebitava’. E’ giusto che Fico venga in Parlamento a chiarire”. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari all’Ansa, il regolamento non prevederebbe però che il presidente della Camera riferisca in Aula in una simile circostanza.
L’intervista-comizio di Renzi detta la linea a un partito che ancora non si sa se sarà in grado di ribellarsi alle parole dell’ex segretario. Le deboli aperture ipotizzate dagli ultimi retroscena sono state spazzate via nel giro di pochi minuti: “Siamo seri”, esordisce Renzi, “chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Sette italiani su 10 hanno votato o per Salvini o per Di Maio. Noi non possiamo con un gioco di palazzo uscire dalla porte ed entrare dalla finestra. Il governo lo deve fare chi ha vinto”. Mai nel corso dell’intervista c’è un cedimento alla linea della chiusura: “Incontrarsi è un bene, sempre. Si parlano le Coree, si possono parlare 5 stelle e Pd, 5 stelle e Lega. Penso che incontrarsi con Di Maio sia un fatto normale, naturale, come con altri leader. Secondo me andrebbe fatto in streaming l’incontro. Così vediamo se hanno cambiato idea su vaccini Tav reddito di cittadinanza. Però le elezioni le hanno vinte loro”. E a domanda di Fazio ribadisce: “Incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a un governo Di Maio no. Anche per rispetto per chi ci guarda da casa, la gente sennò poi non crede più ala democrazia”. Cioè, dice: “Non è una ripicca dire di no, è dignità ed etica”.
Secondo Renzi stare all’opposizione è una questione di rispetto delle “regole democratiche”: “Non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso: tocca a Salvini e Di Maio governare. Non possiamo rientrare dalla finestra come un gioco di palazzo” o con decisioni “dei caminetti romani”. Per essere ancora più convincente, il senatore ed ex segretario fa la conta di chi davvero è pronto a sostenere in Parlamento un governo Di Maio: “Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno”, dice. Segno che i suoi, quelli che lui ha messo in lista, li ha già sondati. Nemmeno quando Fazio prova a stuzzicarlo sui temi, e proprio sui punti di apertura concessi da Martina, Renzi stronca: “Il reddito di cittadinanza per me non sta né in cielo né in terra: io pago i cittadini per non fare niente. Che ci vadano i 5 stelle al Sud a dire che è impossibile farlo”. Così pure sulle modifiche al Jobs act: “Vada da quell’altro Matteo se vuole cambiarlo”. Drastico anche sulla teoria dei due forni M5s: “O franza o spagna basta che se magna”, è il suo commento.
L’ex segretario dice che potrebbe vedere Di Maio in streaming, ma il no all’accordo rimane anche nel caso estremo che il leader faccia un passo indietro. “Lo hanno escluso loro. Ma no, questa storia di Di Maio premier a tutti i costi la pensa solo Di Maio: ha preso il 32%, è un bellissimo risultato ma l’aritmetica ha le sue regole. Il 32% non è il 51%. Ma venire a chiedere a chi hai accusato di tutti i mali e con cui non condividi l’idea del futuro di fare un governo…”. Quindi riattacca con l’ossessione delle riforma costituzionali per ispirarsi alla Francia: “O fanno il governo i populisti che hanno vinto o facciano loro una proposta di riforma costituzionale. Dal 4 dicembre 2016 questo Paese è bloccato: su questo si poteva fare un governo insieme. Da quel momento l’Italia non è più in grado di avere un sistema efficace ed efficiente. Non era un referendum sui poteri di Renzi ma sul futuro dell’Italia. E’ un contrappasso dantesco. Salvini e Di Maio avrebbero avuto interesse a farsi un ballottaggio”. E ancora: “Che il Pd non debba andare al governo lo dice anche Salvini ma secondo me il 99% dei cittadini. Su questo punto sono d’accordo con lui, lo ammetto. Uno che ha votato Pd e ha perso come fa a dire: torniamo per un sottosegretario o un consigliere d’amministrazione al governo? Ci portano via…”.
Renzi cita anche per due volte Emmanuel Macron, il presidente francese che ha lasciato i socialisti per creare il suo partito e a cui lui guarda ormai da mesi: “La mia tentazione”, dice, “è costruire un sistema alla francese”. Perché in questi giorni “l’ho visto a cena con Donald Trump“, e l’ultima volta “c’era l’Italia a tavola con gli Usa”. “Lei ha la tentazione di costruire un sistema alla Macron?”, chiede Fazio: “Io ho la tentazione di costruire un sistema alla francese”, è la risposta. Cosa vuol dire? E’ presto per dirlo, ma se l’intervista da Fazio avrà effetti sul governo, molti ne avrà anche dentro il Partito democratico. Ancora saldamente nelle mani dell’ex segretario. “Il Pd deve guardare in faccia la realtà”, chiude Renzi. “Deve smettere di litigare al proprio interno. Sono stato massacrato per cinque anni. C’era una opposizione interna che invece di attaccare Salvini attaccava me e si è visto il risultato delle elezioni…”.-

Renzi-Di Maio, è scontro. 

Salta ipotesi alleanza 

Pd-M5S.

 

Ex segretario del Pd. 'Chi ha perso le elezioni non può andare al governo'. 'Sì a incontrare Di Maio ma non gli voto fiducia. Apre però alla riforma elettorale. Ira del capo politico dei pentastellati.

 

 

Matteo Renzi ospite a Che tempo che fa. "Il titolo di domani dovrebbe essere quello di tutti i giorni - ha detto l'ex segretario del Pd -: siamo seri, chi ha perso le elezioni non può andare al governo. Non possiamo far passare il messaggio che il 4 marzo sia stato uno scherzo. Il Pd ha perso: tocca a Salvini e Di Maio a governare. Non possiamo rientrare dalla finestra come un gioco di palazzo" o con decisioni "dei caminetti romani".

Ira del capo politico dei pentastellati: 'Da Renzi ego smisurato, noi ci abbiamo provato'

"Incontrarsi con Di Maio sì, votare la fiducia a un governo Di Maio no. Anche per rispetto per chi ci guarda da casa, la gente sennò poi non crede più alla democrazia", ha aggiunto.
"Incontrarsi è un bene, sempre - ha spiegato Renzi a Che tempo che fa -. Si parlano le Coree, si possono parlare Cinque stelle e Pd, Cinque stelle e Lega. Penso che incontrarsi con Di Maio sia un fatto normale, naturale, come con altri leader. Secondo me andrebbe fatto in streaming l'incontro. Così vediamo se hanno cambiato idea su vaccini tav reddito di cittadinanza. Però le elezioni le hanno vinte loro".
"Su 52 senatori Pd, almeno 48 devono votare a favore. Io di disponibili alla fiducia a Di Maio non ne conosco uno". Lo dice l'ex segretario del Pd Matteo Renzi a Che tempo che fa.
"O fanno il governo i populisti" Di Maio e Salvini "che hanno vinto o facciano loro una proposta di riforma costituzionale", ha detto ancora Renzi. "Dal 4 dicembre 2016 questo Paese è bloccato: su questo si poteva fare un governo insieme. Da quel momento l'Italia non è più in grado di avere un sistema efficace ed efficiente. Non era un referendum sui poteri di Renzi ma sul futuro dell'Italia. E' un contrappasso dantesco. Salvini e Di Maio avrebbero avuto interesse a farsi un ballottaggio".

"O M5s e Lega fanno il governo" o "scriviamo le regole insieme": legge elettorale e una riforma costituzionale per "fare iniziale davvero la terza Repubblica" perché con due Camere "il ballottaggio non è possibile", ha detto ancora Renzi. "M5s e Lega scrivetele voi le regole: noi da subito vi diciamo che a meno che non propongano la dittatura, siamo pronti a sederci e dire che va bene". "Un anno, due anni, un anno e mezzo. Con quale governo? Deciderà il presidente della Repubblica quale la forma migliore".
"Se si torna a votare non so se prendono più voti di prima - ha aggiunto l'ex segretario del Pd -.

 Se si dovesse tornare a votare sarebbe un gigantesco schiaffo ai cittadini perché quelli che hanno detto 'abbiamo vinto' non sono stati in grado di non fare niente. Perché c'è uno che ha detto 'o faccio il premier io o niente'...".

Bugani, Renzi arrogante, se attacca sbanda  - "Quando vuol far ridere, sbaglia la battuta. Quando vuol fare lo statista, pecca di arroganza. Quando vuol fare il realista, emerge un finto modesto. Quando vuol giocare in attacco, sbanda in curva. Quando vuol ribaltare la frittata, gli cadono le uova sui piedi". Lo scrive, in un post su facebook Massimo Bugani - consigliere comunale M5S di Bologna, membro dell'associazione Rousseau e tra gli esponenti più vicini ai vertici del Movimento - commentando, senza citarlo direttamente, le parole di Matteo Renzi in tv. (ANSA)