Gli ex Comitati del No a febbraio iniziano la raccolta
firme per presentare al Senato un nuovo sistema di voto di iniziativa
popolare: "Puntiamo al proporzionale con il voto disgiunto e alla
reintroduzione delle preferenze".
di Luciano Cerasa | 31 gennaio 2018
pubblicato da www.tempostretto.it
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“Sepolcri
imbiancati, sono solo sepolcri imbiancati, ma in questo modo non fanno
altro che darci una mano nella nostra campagna per cambiare la legge…”.
Alfiero Grandi è il vicepresidente del Comitato per la democrazia
costituente, l’associazione che nei giorni scorsi ha presentato in
Cassazione l’istanza per dare l’avvio alla raccolta di firme a sostegno
di una legge di iniziativa popolare che riforma il meccanismo elettorale
delle Politiche e mette fine alla genia dei Rosatellum.
Di chi parla?
Nei partiti si moltiplicano i pentiti che si stracciano le
vesti facendo finta di accorgersi dei difetti macroscopici di questa
legge elettorale solo ora… ma se l’hanno fatto apposta!
Per esempio?
Le liste dei candidati scelti in base alla fedeltà al capo non
sono un caso, derivano dal potere dato ai segretari di partito e alle
consorterie, come i famosi “paracadutati” nei collegi: sono una
conseguenza inevitabile della legge, perché ha reso impossibile un
rapporto dei candidati e futuri eletti con il territorio.
Ma la reintroduzione di una quota di maggioritario non doveva proprio raggiungere questo scopo?
Certo, se non fosse che hanno moltiplicato l’ampiezza dei
collegi in modo tale da disinnescare il meccanismo di rappresentanza,
nel Mattarellum erano uno ogni 100 mila abitanti, oggi sono enormi, il
rapporto è in pratica uno ogni 250 mila alla Camera e il doppio per il
Senato: l’elezione quindi dipende da chi ti ha messo lì, si vota la
lista non la persona.
È la logica che ha portato Maria Elena Boschi a essere candidata a Bolzano e in 5 listini plurinominali?
Certamente non si è posta il problema se era veramente
rappresentativa del territorio oppure no, pensa di essere eletta
raccogliendo il bacino di voti Pd a prescindere dal suo radicamento e ne
è convinto anche chi ce l’ha messa; come in tanti altri casi, i
cittadini non la riconoscono e non sapranno neanche come avvicinarla in
futuro, queste logiche creano quella scarsa fiducia nella classe
politica che sta minando la democrazia.
Dobbiamo aspettarci un altro Parlamento di nominati?
Sarà composto sicuramente da persone che non rappresentano il territorio e non hanno autonomia dalle segreterie.
E che governo ne uscirà?
Questa legge elettorale è stata fatta per avere degli esiti
imprevedibili, si cercherà di mantenere più a lungo possibile lo status
quo con un governo tenuto in sella per elaborare una nuova legge
elettorale e andare poi a votare, ma in realtà non si vuole fare né
l’una né l’altro, adesso perfino l’ex presidente Napolitano dice che la
legge va cambiata ma un Parlamento fatto in questo modo non favorisce la
modifica; ecco perché abbiamo deciso di forzare la mano con una legge
di iniziativa popolare e, se servirà, con la convocazione l’anno
prossimo di un referendum abrogativo, presenteremo ricorsi anche alla
Corte costituzionale.
Qual è il cronoprogramma della vostra campagna?
Il nuovo regolamento del Senato prevede che una legge di
iniziativa popolare debba essere discussa entro 3 mesi dalla
presentazione delle firme, partiremo con la raccolta nella prima decade
di febbraio e entro 5 mesi la completeremo, servono almeno 55 mila firme
per stare tranquilli.
Che cosa prevede il progetto di legge?
Per la legge vigente, che impone un voto unico congiunto per un
collegio uninominale e un collegio plurinominale proporzionale, le
elettrici e gli elettori si troveranno a votare in blocco da tre a
cinque candidati, tutti indicati dalle segreterie di partito; la nostra
proposta trasforma il collegio uninominale da maggioritario in
proporzionale, introduce il voto disgiunto e le preferenze; ma oltre a
riformare le elezioni di Camera e Senato ci occupiamo anche della
democrazia interna ai partiti a tutela degli iscritti.
In che modo?
Quello che è andato in scena tra Renzi e le minoranze Pd di
Orlando e Emiliano è deprimente: tutti in mano al capo che ti ricatta,
abbiamo poi i partiti padronali nel centrodestra e i 5stelle, che
purtroppo anche loro non sono riusciti a mettere in campo un meccanismo
alternativo adeguato: per le candidature servono regole trasparenti che
rispettino gli iscritti; in Germania la Spd ha consultato 440 mila
iscritti su un programma preciso per dare il via alla Grosse Koalition
con la Merkel, altro che le primarie dove votano tutti quelli che
passano.-
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