"E' una scelta difficile -
ha spiegato il leader di 'Energie per l'Italia su Facebook - perché
tanti di voi hanno lavorato per costruire le liste e la nostra presenza
alle elezioni per Camera e Senato, divenuta ora incompatibile". Pd: "Per
loro la Pisana è solo moneta di scambio".
di Vincenzo Bisbiglia | 25 gennaio 2018
pubblicato da www.ilfattoquotidiano.it
Da Milano a Roma, vedremo se andata e ritorno. Stefano Parisi è il candidato “unitario” del centrodestra alle elezioni regionali nel Lazio. L’intesa, giunta al termine di una trattativa sfiancante (e logorante) durata mesi è stata trovata in giornata, annunciata dallo stesso leader di Energia per l’Italia e, con una nota congiunta, dai leader della coalizione Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa.
Resta in campo, per il momento, Sergio Pirozzi, sul
quale in queste ore – raccontano fonti interne a Forza Italia – è in
atto un pressing asfissiante affinché si ritiri o converga sul candidato
ufficiale della coalizione. Il sindaco di Amatrice era stato convinto a scendere in campo per il Lazio proprio dagli esponenti regionali di Noi con Salvini, appoggiato dal Movimento Nazionale per la Sovranità di Francesco Storace e Gianni Alemanno.
Oggi, però, è arrivato il dietrofront definitivo del Carroccio che, di
fatto, ha scaricato l’ex allenatore del Trastevere, con il serio rischio
di spaccare il partito fra la direzione centrale e quella del
territorio laziale.
Parisi, che nel 2016 è stato candidato a sindaco di Milano per il centrodestra – sconfitto da Giuseppe Sala
– in realtà è romano di nascita, sebbene la sua struttura politica
nella Capitale sia ancora abbastanza limitata. Fra i registi
dell’operazione, Donato Robilotta, consigliere regionale uscente dei Socialisti Riformisti – e craxiano convinto, come ama sottolineare – che e’ il referente territoriale dell’ex ad di Fastweb. A Energie per l’Italia sono stati assegnati tre collegi, “donati” da ciascuno dei principali partiti della coalizione, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega.
Le difficili condizioni con cui si affronta questa corsa elettorale e i
nodi ancora da sciogliere hanno sconsigliato ai partiti di discutere
anche sull’eventuale ticket da vicepresidente.
“Stefano Parisi, romano – si legge in una nota congiunta dei leader
nazionali della coalizione – offre la garanzia di una guida stabile e
sicura, sganciata dai partiti anche se profondamente radicata nei valori
liberali, cristiani, riformatori, della destra democratica”. Il diretto
interessato, ha invece spiegato che Energie per l’Italia ha
“un progetto di lungo periodo. Costruire un grande partito popolare,
protagonista nella società, capace di mettere in rete le comunità” e che
“una sfida al di fuori dalla coalizione avrebbe proposto gli evidenti
rischi connessi alla poca visibilità mediatica nel breve periodo della
campagna elettorale”.
“Si è trattato di una scelta difficile – spiega il candidato su Facebook – solo pochi giorni fa il Centrodestra, con una decisione incomprensibile, ci ha voluto escludere dall’apparentamento e oggi ci chiede di portare Energie PER l’Italia e me stesso a supporto della corsa per il governo della Regione Lazio. Anche in Lombardia Energie PER l’Italia sarà una forza determinante per il governo della Regione”.
“E’ una scelta difficile – prosegue – perché tanti di voi hanno
lavorato per costruire le liste e la nostra presenza alle elezioni per
Camera e Senato, divenuta ora incompatibile con la mia
candidatura alla guida della coalizione nella Regione della Capitale.
Abbiamo tuttavia deciso di accettare perché siamo un partito nuovo,
costruito in solo un anno di lavoro e dobbiamo innanzitutto consolidare
la nostra presenza in tutta Italia, nelle comunità, nei territori”.
“Per il centrodestra la Regione Lazio è solo una moneta di scambio per le elezioni nazionali – commenta la deputata del Partito democratico Lorenza Bonaccorsi, presidente del Pd Lazio – In cambio della candidatura a governatore, Parisi ritira le liste
del suo partitino da Camera e Senato, schierato contro il centrodestra
dopo il mancato apparentamento. E’ quello che sta emergendo in queste
ore”.
L’impressione di tutti gli osservatori – anche quelli coinvolti
direttamente nella corsa elettorale – è che quella di Parisi sia una
candidatura votata a sbrogliare un’impasse ormai irrisolvibile, generata
dalle gelosie e dai dispetti personali fra le correnti ex missine (in
primis) e forziste. “Un tappabuchi”, lo ha definito il deputato Pd
uscente, Marco Miccoli, mentre Stefano Pedica, della direzione nazionale Dem, parla di lui come di un “milanese e romano a giorni alterni”.-
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