La Basilicata va al centrodestra dopo 24 anni di governo ininterrotto del centrosinistra che così perde la sesta elezione amministrativa in un anno. Il 4 marzo 2018 il Partito democratico governava in 15 Regioni e il centrodestra in 4, oggi il centrodestra ne ha in mano di più: 10 a 9. L’elenco delle sconfitte del centrosinistra parte dal Molise, prosegue nel nord-est con Trentino e Friuli-Venezia Giulia e poi con i più recenti ribaltoni in Abruzzo e Sardegna. 

Ora la Basilicata, dove il prossimo presidente della Regione sarà Vito Bardi, candidato di Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia. I dati parlano chiaro: quando mancano meno di cento sezioni (ne sono state scrutinate 588 su 681), Bardi è in testa con il 42,25% dei voti davanti a Carlo Trerotola del centrosinistra al 32,86%, Antonio Mattia del Movimento 5 stelle con il 20,6% e Valerio Tramutoli di Basilicata possibile al 4,29%. 

Il centrodestra ha vinto, così come tutte le volte che si è andati alle urne dopo le politiche: “7 a 0, saluti alla sinistra, ora si cambia l’Europa”, esulta Matteo Salvini. Che punta già al prossimo obiettivo: le Europee certo, ma anche il Piemonte (dove si voterà sempre il 26 maggio). La prossima Regione da soffiare al centrosinistra. 

Il M5s resta il primo partito con il 20,53%: percentuale più che dimezzata rispetto al 44% delle politiche. La Lega è a poco più di un punto percentuale di distanza (18,82) e dimostra ormai di avere una base di voti anche al Sud. 

Il Pd invece si ferma all’8,19%: l’elezione del nuovo segretario non ha ancora portato i democratici fuori dalla crisi. 

 “La regione è pronta per il cambiamento. Abbiamo scritto la storia”, sono state le prime parole del neo presidente Bardi che ha voluto sottolineare come l’affermazione della coalizione trainata dal Carroccio rappresenti un “momento importante per il quadro politico nazionale”. Al governo guarda anche Forza Italia che chiede alla Lega di “staccare la spina” all’alleanza gialloverde dopo le Europee. 

“Buttare a mare questa esperienza di governo dopo pochi mesi sarebbe un errore grave, che gli italiani di sicuro non perdonerebbero”, ammonisce invece sulle pagine de La Stampa il premier Giuseppe Conte.