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OLIVERI: L'APPARTENENZA ALLA MAFIA NON PUO' ESSERE DICHIARATA. MA VA "DIMOSTRATA" GIORNO PER GIORNO, CON COMPORTAMENTI ONESTI. SPECIE DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI.
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Mistretta,
la rabbia e l’orgoglio.
I commenti piovono. Dopo la notizia di ieri pomeriggio sullo
scioglimento del consiglio comunale amastratino per infiltrazioni
mafiose, deliberato ufficialmente dal Consiglio dei Ministri, non sono
mancate le esternazioni, soprattutto sui social network.
Un fatto che, al di la delle responsabilità, se ce ne sono e che
saranno accertate dagli organi competenti nelle opportune sedi, imprime
un segno negativo nella memoria collettiva, che durerà per lungo tempo.
Soprattutto per chi Mistretta e gli amastratini non li conosce.
C’è
chi grida alla vergogna, chi manifesta dispiacere o rabbia, chi, vivendo
ormai lontano da Mistretta, resta attonito di fronte alla notizia.
Ma
c’è anche chi subito si appella all’orgoglio amastratino, per ricordare
la ricchezza culturale, umana, monumentale, di tradizioni,
naturalistica, che per tanto tempo ha fatto si che Mistretta fosse
considerata la Città Regina dei Nebrodi.
L’idea sembra voler togliere
spazio, nutrimento nel mondo web, oggi indubbiamente tra i principali
veicoli d’immagine, al binomio Mistretta-mafia.
L’inziativa è del
grafico amastratino Giovanni Ribaudo, classe 1981, membro della
confraternita votata al santo Patrono, che dalla propria pagina
facebook invita i propri concittadini a postare le foto di scorci,
eventi, circostanze, che proiettino on line tutta la bellezza di questo
centro montano e della sua gente.
Così, all’hashtag “mistretta” e “io
non sono mafioso”, alcuni cittadini hanno plaudito, pochi forse,
rispetto ad un appello pulito, che non allude a responsabili o capri
espiatori, che non punta il dito, né difende, ma che tra le foto della
festa patronale, interni di chiese o della neve, un semplice scatto di
gruppo tra amici, racconta di una cittadinanza che ancora crede nelle
proprie potenzialità, nonostante questa brutta caduta e in quelle della
propria terra. -
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