Senza arte né parte.
Mentre
dalla Francia arrivano segnali rassicuranti, grazie all'intelligenza di
una consigliera italiana di Macron - Claudia Ferrazzi, che ha
riabilitato il nesso tra i giovani e l'arte -, in Italia ancora una
volta si dà spazio a dilettantismo e velleitarismo.
Vittorio Sgarbi
- Sab, 23/12/2017 - 16:03
Pubblicato da www.ilgiornale.it
Alla Camera, una mostra inverosimile esibisce assi da stiro
sopra fogli con la scritta: «Sono una donna-non sono una santa», per
umiliare e allontanare dall'idea stessa di arte contemporanea, tra
irritazione e disgusto.
Una donna preparata, come la Ferrazzi,
parte proprio da equivoci come questo per affermare: «Ci siamo
interrogati su cosa non ha funzionato in passato, e ci siamo resi conto
che a fronte di un'offerta di grandissima qualità ed estesa, la domanda
di cultura restava spaventosamente bassa». La soluzione? «Mettere in
movimento le persone e le opere, far ritrovare loro la fisicità del
rapporto diretto». Bene.
E occorre anche, come in Inghilterra,
stabilire la gratuità dei musei, per renderli amici di chi li frequenta
per capire e ritrovare la propria storia. Cosi avviene a Londra al
British Museum, alla National Gallery, al Victoria and Albert, ma non
agli Uffizi e a Brera. Perché? I giovani non frequentano i musei, o
addirittura li evitano per scaramanzia. In alcune città vige il
sortilegio che chi entra in musei e monumenti, come a Urbino Palazzo
Ducale o la casa di Raffaello, non supera gli esami! Altro che ridurre
la distanza fra i giovani e le opere! Seguiamo la Francia.-
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