Il Senato “resiste” sulla riforma del regolamento che è uscita dalla giunta con un voto all’unanimità, ma è arrivato in Aula sotto la spada di Damocle del voto segreto che riguarderà tutti gli 80 emendamenti, come ha chiesto il capogruppo di Ala Lucio Barani. E’ la prima volta che accade, ha sottolineato il presidente Piero Grasso. L’Aula ha concluso di fatto l’esame degli emendamenti. Il voto finale che dovrà essere a maggioranza assoluta.
Proprio il gruppo dei verdiniani è il più combattivo contro la riforma, che è frutto di un equilibrio tra i partiti più grandi. E infatti tra le novità più importanti della riforma c’è la norma “anti-trasformisti”: chi non ha almeno dieci senatori e non si è presentato alle elezioni con simboli e candidati non potrà formare nuovi gruppi. Uniche eccezioni saranno previste per i senatori a vita (ex presidenti compresi) che potranno non far parte di nessun gruppo e per le minoranze linguistiche che potranno avere gruppi fino a 5 componenti. Tra gli emendamenti approvati oggi, uno di quelli presentati dal relatore Roberto Calderoli (Lega Nord): i vicepresidenti e i segretari che entrano a far parte di un gruppo parlamentare diverso da quello al quale appartenevano al momento dell’elezione decadono dall’incarico a meno che il gruppo non abbia deciso di sciogliersi o di fondersi con altri gruppi.
I verdiniani ci hanno provato a far cadere la regola contro i “cambi di casacca“. Barani ha presentato un emendamento che prevedeva la soppressione della frase che dava la possibilità di far nascere nuovi gruppi “solo se risultanti dall’unione di gruppi già costituiti”. Barani voleva che il testo del regolamento del Senato sul punto restasse così com’è stato finora, cioè: “Nuovi gruppi parlamentari possono costituirsi nel corso della legislatura”. L’emendamento Barani – poi bocciato – non è stato votato con voto segreto, come richiesto da Barani per tutte la parti della riforma, perché il presidente Grasso ha dichiarato in Aula che “non è possibile” far così, ma che ci vorrà il “sostegno al voto segreto di volta in volta” e su questa proposta di modifica il sostegno al voto segreto non si è ottenuto.
La discussione non appare su un testo che è stato approvato dalla giunta del regolamento all’unanimità: momenti di tensione si sono vissuti per esempio quando era in discussione un emendamento sul diritto all’allattamento delle parlamentari che il M5s voleva rendere libero in Aula. Il relatore Calderoli aveva dato parere favorevole, ma i no sono stati 111 e i sì 87. Tra le spiegazioni dei contrari il fatto che l’allattamento è un momento intimo (come ha detto l’ex grillina Laura Bignami, ora nel Misto) e che è un diritto che nessun altro dipendente della Pubblica Amministrazione detiene (come ha ricordato un’altra ex grillina, Alessandra Bencini, ora esponente dell’Italia dei Valori).
La giunta ha dovuto anche riunirsi per discutere la riformulazione di un emendamento, presentata da Laura Bottici, Vincenzo Santangelo e Maurizio Buccarella (tutti Cinquestelle) che prevedeva che “il Consiglio di presidenza” del Senato “può disciplinare il trattamento economico dei rimborsi spese spettanti ai senatori e termini e modalità dei rapporti di lavoro con i collaboratori dei singoli senatori”. La giunta non ha raggiunto un’intesa e quindi si tornerà agli emendamenti come erano stati presentati e dunque “al parere contrario che era stato dato”.-