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OLIVERI: GLI AUGURI DI MONS. GIOMBANCO AI FEDELI DELLA DIOCESI DI PATTI.
Il Vescovo della Diocesi di Patti ha tenuto questa mattina una
conferenza stampa per augurare ai fedeli un sereno Natale, ecco il testo
inviato da Mons. Guglielmo Giombanco ai fedeli:
“Carissimi Amici,
Sono lieto di rivolgere gli auguri per il Santo Natale a tutti voi. E’
la prima volta che celebro il Natale con voi come Vescovo di questa
bella Chiesa diocesana e sono felice di condividere con voi questa festa
di gioia e di speranza.
Siamo a Natale, sempre caro e sempre atteso, e nei nostri cuori
risuonano ancora una volta le parole che l’Angelo rivolse ai pastori
nella Notte di Natale: «Non temete, vi annunzio una grande gioia: oggi è
nato per voi il Salvatore. Andate a Betlemme!» Sono queste le parole
che risuonano nel cuore della notte di Natale prima di annunziare il
messaggio rivoluzionario. E’ un invito che riguarda gli uomini in tutti i
tempi e i luoghi.
Noi tutti viviamo nel timore, nella paura, nell’angoscia. Vi sono
timori d’ogni specie, per ogni età e per ogni categoria: c’è il timore
per la salute, così facilmente esposta alle devastazioni da malattie
incurabili calamità della nostra epoca di fulgidi progressi. C’è la
paura di aggressioni di violenze, di un terrorismo fondamentalista,
cieco e folle che dissemina morte, angoscia e smarrimento. C’è la paura
di chi è disoccupato e quella del migrante in cerca di dignità, di
libertà, di lavoro e di pane. Vi sono innumerevoli paure di fronte a un
avvenire che presenta contorni incerti per tante famiglie perché manca
loro il necessario per vivere, la sofferenza dei giovani che esitano a
impegnarsi perché non intravedono nel futuro prospettive di vita;
l’emarginazione e la solitudine degli anziani, il peso schiacciante
delle responsabilità di chi ha il dovere di prendere decisioni.
A tutte queste forme di paura l’Angelo del Signore la Notte di Natale
è inviato a ripetere: « Non temete! Fatevi coraggio!». Dio ha mantenuto
la sua promessa perché è un Dio fedele e vuole gli uomini felici. Ma
cosa significa nel terzo millennio essere felici! La felicità è un
esigenza che accomuna tutti, credenti e non credenti. La ricerca della
felicità è inserita nelle Costituzioni tra i diritti fondamentali degli
uomini. Ma allora, perché cosi pochi sono veramente felici, e anche
quelli che lo sono, lo sono per così poco tempo? Forse la ragione
principale è questa: nella scalata della felicità sbagliamo versante,
scegliamo un versante che non porta alla vetta. La Rivelazione ci dice
che la vera felicità dell’uomo consiste nell’unione con Dio, perché Dio è
la felicità dell’uomo. L’incontro con Dio, in un bambino fragile,
accende nel cuore la speranza che dona luminosità alla vita.
Perché Natale è una festa di luce e di speranza!
La speranza dà un respiro fresco all’uomo e lo attiva a vivere il suo
impegno nel mondo, non perché rimanga quello che è, ma perché
ritrasformi e diventi ciò che gli è promesso che diventerà.
La visione del nostro tempo presenta un vissuto esistenziale nel
quale si è rotta non solo l’unità di un mondo, di un modello culturale,
ma si è rotta, in modo più fondamentale, anche l’unità della persona.
La protagonista Cristiana, in uno dei testi teatrali del filosofo e drammaturgo G. Marcel nell’opera «Il Mondo in frantumi»,
mette in evidenza la realtà di un mondo, il suo, e quello degli altri,
che è sempre in frantumi, non c’è più un centro, non c’è più neanche
vita: «Cristiana dice: Non hai l’impressione, qualche volta, che noi
viviamo… se questo può chiamarsi vivere… in un mondo rotto? Sì rotto,
come un orologio rotto. La molla non funziona più. Apparentemente non
c’è niente di cambiato. Tutto è perfettamente a posto. Ma se si porta
l’orologio all’orecchio… non si sente più niente. Capisci, il mondo, ciò
che noi chiamiamo il mondo, il mondo degli uomini…una volta doveva
avere un cuore. Ma si direbbe che questo cuore ha cessato di battere…».
Un cuore che ha cessato di battere dice la mancanza di vita e di speranza.
Tornare a sperare vuol dire porre le condizioni perché questo cuore
riprenda a battere di nuovo… un cuore cioè capace di pensare, un cuore
capace di sentire e di amare.
Il Natale di Cristo chiede una vera e propria rivoluzione: la
rivoluzione interiore del nostro cuore, dei nostri pensieri, delle
nostre decisioni. Ed è da questa rivoluzione interiore che scaturirà,
possente e vittoriosa, la gioia di vivere in pienezza la vita, come dono
di Dio e frutto del nostro impegno.
Lasciamoci quindi prendere per mano dai pastori, nostri modelli ed amici; loro sanno perché ci dicono: «Andiamo a Betlemme!».
Auguri amici, anche a voi che ci seguite da lontano, auguri cari
fratelli e sorelle visitate dalla sofferenza, auguri famiglie, che pur
tra tante difficoltà, accogliete il dono della vita.
A tutti auguro, con un grande abbraccio fraterno, che la gioia del Natale invada i vostri cuori.
Buon Natale!
+ Guglielmo, Vescovo
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