Tra “scippi” di Roma e tagli
in vista i regionali sono sul
piede di guerra.
Mentre i Cobas hanno già dichiarato lo stato di agitazione, i sindacati convocano per domani una riunione a Palermo nella quale si affronterà la situazione del pubblico impiego. Ma il dirigente e sindacalista Paolo Luparello osserva: “A parte il Dpef fino ad ora non ho letto atti ufficiali”. Il malcontento serpeggia anche tra i pensionati, le cui indennità sono ormai a rischio decurtazione.
“Penalizzazioni a carico dei dipendenti della Regione siciliana? Non riesco nemmeno a immaginarli. Tra l’altro, non capisco sulla base di quali strumenti giuridici. Insomma, non credo che il governo regionale e, in particolare, l’assessore all’Economia, Alessandro Baccei, abbia interesse a mettere in difficoltà il personale regionale. Ricordo che, entro quest’anno, dobbiamo certificare la spesa di ben due miliardi di euro di fondi europei. Facendo in un anno quello che non è stato fatto negli anni passati. Non credo che convenga a nessuno creare problemi ai lavoratori della Regione in un momento così delicato”. Paolo Luparello, dirigente regionale, protagonista di “Perché no? Qualcosa si muove”, un’associazione che raccoglie dipendenti della Regione in servizio e in quiescenza. A lui abbiamo chiesto lumi sul nervosismo che circola negli uffici della Regione, dopo gli annunci di tagli a carico dei dipendenti regionali. “Intanto – spiega Luparello – dovremmo iniziare a capire di cosa stiamo parlando. A parte il Dpef, il Documento di programmazione economica e finanziaria, non ho letto atti ufficiali. Solo interviste. Mi sembra un po’ poco. Per carità, il problema c’è. Anche se andrebbe fatta una considerazione a monte: non si possono aprire i dibattiti solo dopo che Roma toglie risorse alla Regione siciliana. Perché poi, da qualche parte, questi soldi per andare avanti si debbono trovare”.
Le ostilità sono già aperte. Alcuni sostengono che il presidente della regione, Rosario Crocetta, non sarebbe in sintonia con l’assessore Baccei. Di certo, ci sono politici – anche all’Ars – che, pur non avendo avuto il coraggio di scagliarsi contro gli scippi del governo Renzi, oggi hanno ritrovato la parola per contestare i tagli al personale della Regione. Lo stesso discorso vale per Cgil, Cisl e Uil, che domani, a Palermo, nei saloni dell’Hotel delle Palme, hanno indetto una riunione per affrontare il tema del pubblico impiego. Avranno il coraggio di parlare dei soldi “inghiottiti” da Roma o si limiteranno a dire no ai tagli al personale della Regione?
Chi ha già dichiarato lo stato di agitazione sono i Cobas, l’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa dei dipendenti regionali. “In nome del patto con Roma non possono eliminare i diritti acquisiti dei dipendenti – dice Dario Matranga, figura storica dei Cobas regionali -. La nostra linea è chiara: difenderemo i diritti dei lavoratori. Già abbiamo dichiarato lo stato di agitazione. E siamo pronti ad altre forme di lotta”.
Di fronte a questo stato di cose, la politica siciliana è un in ritardo. Quando il governo Renzi si prende un miliardo all’anno dal bilancio regionale nessuno parla. Quando scippa alla Sicilia un miliardo e 200 milioni di euro di fondi Pac molti parlamentari nazionali eletti in Sicilia votano addirittura questo provvedimento. Poi, però, quando c’è da fare i conti in casa gli stessi politici che non hanno detto nulla quando Roma si prendeva i soldi della Sicilia vergano chilometrici comunicati stampa contro i tagli proposti dall’assessore Baccei. “Che io sappia – dice ancora Luparello – il governo vorrebbe ridurre le postazioni dirigenziali spesso non occupate. Ma un conto è eliminare le postazioni dirigenziali vuote, altra e ben diversa cosa è toccare i budget”. Facciamo notare che il governo regionale vuole ridurre i costi e non soltanto le postazioni dirigenziali. “Su questo siamo pronti a dare battaglia -aggiunge Luparello -. Non credo che si possano mettere in discussione i diritti acquisiti”.
Dirigenti pronti alla guerra, insomma. Ma il malcontento serpeggia anche tra i pensionati. La Regione, infatti, non ha solo circa 18 mila dipendenti, ma anche altri 15 mila pensionati circa che oggi vengono pagati con il bilancio della Regione. Il progetto del governo Crocetta, annunciato nella parte del Dpef , è quello di sgravare il costo di questi pensionati regionali. Per accollarli a chi? E qui la domanda rimane senza risposta. Anche se il trasferimento di questo costo potrebbe ridurre le indennità dei pensionati. Cosa, questa, che agli stessi pensionati della Regione, ovviamente, non va proprio giù. -
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