Il pentito Messina: “Almeno
due boss in ogni loggia”.
“Ci sono province impregnate di questa cosa, come Trapani: c’è un potere alternativo al nostro, dove si racchiude il vero potere, politica, economia, magistrati, onorevoli” ha detto il pentito deponendo al processo sulla strage del Rapido 904. Secondo la relazione del pg Scarpinato, Matteo Messina Denaro sarebbe attualmente impegnato a fondare nuove logge nel trapanese.
Due uomini d’onore all’interno di ogni loggia: così Cosa Nostra e la massoneria hanno unito le rispettive forze nella medesima strategia criminale. A raccontarlo il collaboratore di giustizia Leonardo Messina, boss di San Cataldo, ex braccio destro di Piddu Madonia, già autore di alcune rivelazioni inedite. Era stato Messina il primo a raccontare dei summit nei dintorni di Enna, alla fine del 1991, per mettere a punto la strategia stragista della primavera successiva. Oggi il pentito ha deposto al processo per la strage del Rapido 904, in corso davanti alla corte d’assise di Firenze che sta processando Totò Riina, accusato di essere il mandante dell’eccidio che il 23 dicembre 1984 fece 17 vittime.
Durante la sua deposizione, Messina ha descritto nel dettaglio il rapporto tra la mafia e le logge massoniche. “Cosa Nostra – ha detto il pentito – all’interno di ogni loggia massonica deve avere due uomini di onore. Ci sono province impregnate di questa cosa, come Trapani. Bontade per esempio era sia uomo d’onore, sia massone. Dicevano che anche Madonia era massone. Nella massoneria c’è un potere alternativo al nostro, dove si racchiude il vero potere, politica, economia, magistrati, onorevoli”.
Un rapporto, quello tra Cosa Nostra e la massoneria, ancora attualissimo. Il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro starebbe puntando sulla creazione di nuove logge nella zona di Mazara del Vallo: un escamotage per stringere nuovamente alleanze con professionisti e imprenditori. La nuova strategia di Messina Denaro è descritta nella relazione consegnata dal procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato al presidente della corte d’appello in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un report, quello di Scarpinato, che s’incrocia con e indagini della procura di Palermo: Messina Denaro, stando ad un’intercettazione telefonica, “si è rifatto tutte cose”, e cioè si sarebbe sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica per alterare i suoi connotati. Un interrogativo che da qualche mese impegna gli inquirenti. Quel che è certo, però, è che l’ultima primula rossa di Cosa Nostra sta cercando di inserire uomini a lui fidati nelle logge del trapanese.
“I metodi della mafia e della massoneria – ha detto Messina – erano molto simili. La massoneria è un’amministrazione del potere intelligente: un dottore non va a sparare per strada, un avvocato, un magistrato, non lo fanno. Il mafioso invece è il vero potere, é il potere della paura, la gente ci rispettava. In Sicilia specie negli anni ’70 non c’era quasi controllo e la gente ci temeva”. Un elemento importante del rapporto tra Cosa Nostra e la massoneria era quello relativo alle inchieste della magistratura. “Serviva ad aggiustare i processi – ha spiegato il pentito – nel mio caso, per un mio processo, mi sono rivolto a un massone che ha parlato con il giudice e si é rivolto anche a un giudice popolare, qualcuno é andato a parlare con loro. Sono stato assolto. Se ero colpevole? Si, ma loro non avevano le prove”. -
Durante la sua deposizione, Messina ha descritto nel dettaglio il rapporto tra la mafia e le logge massoniche. “Cosa Nostra – ha detto il pentito – all’interno di ogni loggia massonica deve avere due uomini di onore. Ci sono province impregnate di questa cosa, come Trapani. Bontade per esempio era sia uomo d’onore, sia massone. Dicevano che anche Madonia era massone. Nella massoneria c’è un potere alternativo al nostro, dove si racchiude il vero potere, politica, economia, magistrati, onorevoli”.
Un rapporto, quello tra Cosa Nostra e la massoneria, ancora attualissimo. Il boss di Castelvetrano Matteo Messina Denaro starebbe puntando sulla creazione di nuove logge nella zona di Mazara del Vallo: un escamotage per stringere nuovamente alleanze con professionisti e imprenditori. La nuova strategia di Messina Denaro è descritta nella relazione consegnata dal procuratore generale di Palermo Roberto Scarpinato al presidente della corte d’appello in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Un report, quello di Scarpinato, che s’incrocia con e indagini della procura di Palermo: Messina Denaro, stando ad un’intercettazione telefonica, “si è rifatto tutte cose”, e cioè si sarebbe sottoposto ad un intervento di chirurgia estetica per alterare i suoi connotati. Un interrogativo che da qualche mese impegna gli inquirenti. Quel che è certo, però, è che l’ultima primula rossa di Cosa Nostra sta cercando di inserire uomini a lui fidati nelle logge del trapanese.
“I metodi della mafia e della massoneria – ha detto Messina – erano molto simili. La massoneria è un’amministrazione del potere intelligente: un dottore non va a sparare per strada, un avvocato, un magistrato, non lo fanno. Il mafioso invece è il vero potere, é il potere della paura, la gente ci rispettava. In Sicilia specie negli anni ’70 non c’era quasi controllo e la gente ci temeva”. Un elemento importante del rapporto tra Cosa Nostra e la massoneria era quello relativo alle inchieste della magistratura. “Serviva ad aggiustare i processi – ha spiegato il pentito – nel mio caso, per un mio processo, mi sono rivolto a un massone che ha parlato con il giudice e si é rivolto anche a un giudice popolare, qualcuno é andato a parlare con loro. Sono stato assolto. Se ero colpevole? Si, ma loro non avevano le prove”. -
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