Corleone, crepa nel muro
di omertà. Imprenditore
denuncia: 4 arresti.
Martedì 27 Gennaio 2015 - 07:01
di Riccardo Lo Verso
Pubblicato da www.livesicilia.it
L'operazione dei carabinieri è la prosecuzione di quella che nel settembre scorso azzerò i vertici della mafia di una fetta della provincia palermitana. Il presidente di Confindustria Montante: "Gli imprenditori onesti hanno rotto il muro di omertà nel regno di Riina".
Leggi: la condanna di Corleone (di Roberto Puglisi)
L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai sostituti Sergio Demontis e Caterina Malagoli, è la prosecuzione di quella che nel settembre scorso azzerò i vertici della mafia di una fetta della provincia palermitana, da Palazzo Adriano a Corleone, da Misilmeri a Belmonte Mezzagno. Allora finirono in manette Antonino Di Marco, custode del campo sportivo comunale. Suo fratello Vincenzo era stato l'autista di Ninetta Bagarella, la moglie di Totò Riina. Assieme a lui furono arrestati Paolo Marasacchia, Nicola Parrino, Pasqualino e Franco D'Ugo.
Con le nuove indagini si è fatto luce su quattro estorsioni commesse ai danni di imprenditori e commercianti e ci si è concentrati sulla famiglia mafiosa di Villafrati. Due dati sono saltati all'occhio degli investigatori. Il pizzo viene imposto due volte: una parte dei soldi va alle famiglie mafiose dei paesi di origine delle vittime e l'altra serve a rimpinguare le casse del clan che controlla il territorio dove vengono eseguiti i lavori. Secondo elemento: vista la carenza di commesse pubbliche i boss si sono concentrati sui lavori privati.
“Quella che è emersa dalle indagini è la fotografia di una mafia che - spiega il colonnello Pierluigi Solazzo che guida il gruppo di Monreale dei carabinieri - nonostante le varie operazioni di polizia riesce sempre a riorganizzare le proprie fila, individuando nuovi affiliati. Ancora una volta è stato accertato come uno dei principali canali di sostentamento delle consorterie mafiose è rappresentato dal provento delle estorsioni”.
Adesso ci si attende che altri imprenditori seguano l'esempio coraggioso di chi si è ribellato al racket, visto che alcuni di loro, piuttosto che denunciare, finora hanno preferito addirittura chiudere bottega, vessati dalla mafia e dalla crisi.
Gli arrestati sono: Francesco Paolo Scianni, Ciro Badami, Pietro Paolo Masaracchia, Antonino Lo Bosco.
“Per la prima volta nell'ex regno dei boss Riina e Provenzano, gli imprenditori hanno avuto la forza di rompere il muro di omertà e dire basta, denunciando i propri estortori. Un segnale di enorme valore e un grandissimo cambiamento culturale che conferma come il seme della ribellione continui a dare i suoi frutti”. Antonello Montante, delegato nazionale per la legalità nonché presidente di Confindustria Sicilia, commenta così l’operazione “Grande passo 2”, eseguita dai Carabinieri di Corleone e di Monreale, che ha fatto luce su alcune estorsioni a Corleone grazie alla collaborazione delle vittime. “Un plauso particolare – continua Montante – va alla Dda di Palermo che ha coordinato l’indagine, al procuratore aggiunto Agueci, ai sostituti Demontis e Malagoli, e al comando provinciale dei Carabinieri. Questa è la dimostrazione – aggiunge il delegato nazionale per la legalità – che il fenomeno delle estorsioni è ancora in atto. Tanto è stato fatto da magistratura e forze dell’Ordine, ma tanto c’è ancora da fare. E, di certo, operazioni come quella di oggi non potrebbero esserci senza la collaborazione di quegli imprenditori onesti e con un alto valore etico, consapevoli che stare con la mafia significa andare contro i propri interessi”. -
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