Finocchiaro verso il Quirinale
col marito sotto processo.
Il nome della senatrice del Pd è tra i papabili per la successione di Giorgio Napolitano. Il consorte, Melchiorre Fidelbo è però imputato per truffa e abuso davanti il tribunale di Catania. Per l’accusa, ha vinto l’appalto per l’informatizzazione del Pta di Giarre senza avere mai partecipato ad alcuna gara.
Le intercettazioni di Luca Odevaine, le foto degli uomini della scorta che le spingono il carrello a supermercato, ma soprattutto il processo del marito.
Dopo i sussurri del 2013, Anna Finocchiaro torna tra i nomi papabili per la successione di Giorgio Napolitano al Quirinale.
Un nome, quello della senatrice del Pd, che sembrerebbe tra quelli giusti per mettere d’accordo Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Sono almeno un paio, però, le controindicazioni che potrebbero bloccare la corsa del politico originario di Modica (ma da sempre residente a Catania) verso il Colle più alto di Roma. Primo tra tutti il processo che vede imputato a Catania suo marito, Melchiorre Fidelbo: una vicenda che è riassunta da un’unica fotografia.
Già finita sulla copertina di Chi, mentre al supermercato si faceva spingere il carrello dagli uomini della scorta, la senatrice del Pd, ha infatti un’altra istantanea che gli provoca qualche rossore. Risale al 15 novembre del 2010, quando a Giarre, in provincia di Catania s’inaugura il nuovo presidio ospedaliero. In prima fila a celebrare il momento c’è l’ex ministro della Salute Livia Turco, l’allora assessore regionale alla Sanità Massimo Russo, e la stessa Anna Finocchiaro. Dalla parte opposta ecco Melchiorre Fidelbo, marito della Finocchiaro, di professione ginecologo. Fidelbo è l’amministratore delegato della Solsamb, la società che si è aggiudicata l’appalto per l’informatizzazione del Pta di Giarre: un affare da un milione e settecentomila euro. Solo che per la procura di Catania quell’appalto sarebbe stato assegnato senza gara: ed è per questo motivo che Fidelbo è finito prima indagato e poi imputato per abuso d’ufficio e truffa. Per gli inquirenti, infatti, l’azienda ospedaliera di Catania avrebbe affidato l’incarico al marito della Finocchiaro “senza previo espletamento di una procedura ad evidenza pubblica e comunque in violazione del divieto di affidare incarichi di consulenza esterna”.
L’appalto senza gara avrebbe procurato alla società diretta da Fidelbo un ingiusto guadagno di 175 mila euro. E mentre l’incarico alla Solsamb veniva ritirato dalla Regione, ecco che Fidelbo è stato rinviato a giudizio dal gip di Catania Marina Rizza, che ha imposto ai pm di inserire l’imputazione di truffa, oltre a quella di abuso d’ufficio: il processo è cominciato nell’aprile del 2013. Imputati insieme al marito della leader democratica, ci sono tre ex manager dell’Asp di Catania, tutti fedelissimi dell’ex governatore Raffaele Lombardo, che nel 2008 aveva sconfitto proprio la Finocchiaro alle elezioni regionali: sono Giuseppe Calaciura, Giovanni Puglisi e Antonio Scavone, eletto senatore del Movimento per l’Autonomia alle ultime elezioni politiche.
Fidelbo si è difeso dalle accuse sostenendo che per quell’incarico non servisse una gara d’appalto, mentre l’ex capogruppo del Pd al Senato non si è mai espressa sulla vicenda. Anna Finocchiaro ha invece smentito seccamente Luca Odevaine, l’ex vice capo di gabinetto di Walter Veltroni, l’uomo che gestiva il business dell’immigrazione in nome e per conto della Mafia Capitale, poi finito in manette con l’accusa di corruzione aggravata. “Non ci saranno altre offerte cioè, con chi stanno parlando, si sono tenuti tutti alla larga da Mineo perché è troppo complessa, cioè non è venuto nessuno venerdì” dice Odevaine, intercettato mentre parla della gara d’appalto per gestire il centro richiedenti asilo di Mineo, nel catanese, con Carmelo Parabita, socio della Cascina Social Food, vicina a Comunione e Liberazione. “A me – continua sempre Odevaine– m’ha detto Salvatore Buzzi che è andato a parlare dalla Finocchiaro”. Poi aggiunge: “E la Finocchiaro gli ha detto lascia perdere, quella gara è già assegnata”. L’aspirante Presidente della Repubblica Finocchiaro però è sicura: non ha mai parlato con Buzzi. Nel caso in cui, invece, dovesse riuscire ad essere eletta al Quirinale, Finocchiaro esordirebbe subito con un piccolo conflitto d’interesse: da presidente della Repubblica sarebbe di diritto al vertice del Csm, l’organo di autocontrollo dei magistrati. Anche quelli che stanno processando suo marito. -
Nessun commento:
Posta un commento