venerdì 30 gennaio 2015

Il fratello Antonino e i prestiti 

chiesti al ras della Magliana.

Non solo Piersanti. Sergio Mattarella ha anche un altro fratello: ventitré anni fa si fece prestare 750 milioni di Enrico Nicoletti, considerato il cassiere della Banda di Romanzo Criminale. “Nicoletti disponeva di titoli emessi dal Mattarella, spesso per centinaia di milioni ciascuno)”scrive il tribunale di Roma nel 1995.


Pubblicato da www.loraquotidiano.it

30 gennaio 2015

Non solo Piersanti. La famiglia di Sergio Mattarella non annovera soltanto vittime di Cosa Nostra, come il governatore della Sicilia ucciso il 6 gennaio del 1980. Perché Sergio Mattarella ha anche un altro fratello: si chiama Antonino. è più grande di quattro anni (è nato nel 1937, Sergio è nel 1941, Piersanti era del 1935), e chiedeva prestiti ad Enrico Nicoletti, l’uomo che è considerato il cassiere della banda della Magliana. A svelarlo è il Fatto Quotidiano in edicola oggi, che in un articolo ripercorre gli affari tra Nicoletti e l’avvocato Antonino Mattarella. “O forse  – scrive il Fatto  – sarebbe meglio dire ex avvocato perché, stando ad alcune pubblicaizoni di una decina di ani fa, sarebbe stato cancellato dall’ordine professionale per i suoi traffici”
Ventitré anni fa Nicoletti, condannato in totale a nove anni di carcere per usura e associazione a delinquere, prestò a Mattarella 750 milioni di lire. La storia di quel prestito è contenuta nell’ordinanza emessa nel 1995 dal tribunale di Roma per sequestrare il patrimonio di Nicoletti. Sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati finisce un palazzo in zona Prenestina, a Roma, comprato da Nicoletti, tramite una società nella quale non figurava, grazie anche alla transazione firmata con il curatore di un fallimento di un costruttore, Antonio Stirpe.
Secondo i giudici, qualcosa non quadra. Il curatore di quello stabile, infatti, era Antonino Mattarella, indebitato con lo stesso Nicoletti. “Davvero allarmanti sono le vicende attraverso le quali il Nicoletti ha acquistato l’immobile in questione – scrivono i giudici – Nicoletti infatti ha rilevato l’immobile dalla società in pre-fallimento (fallimento dichiarato il 20 luglio 1984) dello Stirpe con atto 9 gennaio 1984; è riuscito ad evitare una azione revocatoria versando una cifra modestissima, lire 150 milioni, rispetto al valore del bene, al fallimento. La transazione risulta essere stata effettuata tramite il curatore del fallimento Mattarella Antonino, legato al Nicoletti per gli enormi debiti contratti col proposto (dalla documentazione rinvenuta dalla Guardia di finanza di Velletri emerge che il Nicoletti disponeva di titoli emessi dal Mattarella, spesso per centinaia di milioni ciascuno)”.
In pratica l’ipotesi dei giudici è che invece di vigilare sul patrimonio del fallimento, Mattarella si sia accordato con Nicoletti. Per questo motivo le carte dell’indagine erano state trasmesse alla procura. “Ma una volta che gli atti furono trasmessi dal Tribunale Civile alla Procura della Repubblica – continua l’ordinanza di sequestro – per il delitto di bancarotta si rileva che le indagini vennero affidate al Maresciallo P. che risulta tra i soggetti ai quali Nicoletti inviava generosi pacchi natalizi”.
Agli atti ci sono anche diverse operazioni tra la Cofim (cioè la società riferibile a Nicoletti) e Mattarella . “In data 23 aprile 1992 risulta il cambio a pronta cassa dell’assegno bancario di lire 200 milioni non trasferibile, tratto sulla Banca del Fucino all’ordine di Mario Chiappni (ovvero l’uomo di fiducia di Nicoletti per l’ usura) In data 28 aprile viene versato sul predetto c/c altro assegno di lire 200 milioni sulla Banca del Fucino, tratto questa volta all’odine della Cofim dallo stesso correntista del primo assegno: questo viene richiamato dalla società, a firma dell’Amministratore sig. Enrico Nicoletti. In data 30 aprile 1992 la Banca del Fucino comunica l’avvio al protesto del secondo assegno).”  Tale assegno era firmato da Antonino Mattarella.  

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